di Paolo Del Debbio

La macchina dell’economia ita*liana si è rimessa in moto.
Lo dico*no i dati, non il politico di turno.
È una macchina che non ha bisogno di essere spinta.
Il motore è in moto e funziona da solo.
Ora è il momen*to che il governo allenti- almeno un po’ - il freno a mano che rallenta la macchina.
Potrebbe andare molto più veloce.

I dati sono finalmente confortan*ti.
Li ha diffusi l’Istat.
In sintesi:
il fatturato dell’industria è aumentato del 6,4% rispetto all’aprile del 2009 e gli ordinativi sono aumentati del 20,6%.
Da notare che nei confronti del marzo di quest’anno sono au*mentati del 4,7%, quindi la ripresa che si era innescata a inizio d’anno non flette ma continua.
L’export, e in particolare quello verso la Ger*mania (un classico per l’Italia), è quello che ha fatto ripartire tutto: il fatturato è cresciuto del 15,4% sul mercato estero e solo del 3% sul mercato interno, gli ordini sono lie*vitati del 31,6% sul mercato estero e di un buon 15,4% sul mercato inter*no.

In questo momento dati come questi significano l’uscita dalla fase acuta della malattia.
Naturalmen*te, come in ogni degenza (visti i tem*pi della politica italiana lungo-de*genza), ci possono essere delle rica*dute e il degente va sostenuto.
Met*tiamo pure che molto sia dovuto al deprezzamento dell’euro dovuto in primis alla crisi greca, portoghe*se e spagnola.
E cosa cambia? Un bel nulla.

Come fa un governo a sostenere la macchina dell’economia? Per tanti anni lo ha fatto spendendo. Lo ha ricordato Vittorio Feltri nella ri*sposta a Marco Follini.
Per fortuna questa stagione è finita.
C’è la ghi*gliottina di Maastricht e aiuti a fon*do perduto non ce ne sono più.
Un governo, non potendo dare soldi, può comunque evitare di prender*ne. Ma anche questo, oggi, l’Unio*ne europea non lo consente.
Abbia*mo troppo debito e le tasse non si possono calare.
Tremonti fa già mi*racoli a non aumentarle.
Il governo della moneta è affare europeo e ci pensa la Banca centrale europea, che vigila sull’inflazione.
E allora?
E allora può allentare il freno a mano, togliere un po’ di pressione alle ruo*te che sono strette nelle ganasce di tutti gli adempimenti che un’impre*sa grande o piccola che sia si trova a dover fronteggiare.

Vedete, in momenti come questi molte imprese che vedono aumen*tare i propri ordinativi perché dal*l’oggi al domani il mercato riparte non hanno il tempo di aspettare tut*te le autorizzazioni, oltre quaranta, per dare vita ad una impresa nuova o ampliare la propria.
Se poi voglio*no assumere ancora personale, no*nostante le riforme del lavoro da Biagi in poi, si trovano a doverlo fa*re comunque per un tempo troppo lungo e allora preferisce non farlo o farlo in nero.
Non crediate che si tratti di piccoli numeri: sono molte le imprese che non nascono o che, se sono già nate, non assumono per paura di trovarsi sul groppone trop*po peso burocratico.

Molti imprenditori, o persone che potrebbero diventare tali, si sco*raggiano prima di partire.
Anche in un momento con il vento favorevo*le come questo.
E proprio qui sta l’errore.
Occorre autorizzare in mo*do veloce. Occorre autorizzare a fa*re subito.
Il giorno dopo. Non mesi dopo, perché mesi dopo il mercato è già andato da un’altra parte.
È giu*p p p sta l’impostazione di Tremonti.Au*torizzare subito e controllare dopo perché qui nel frattempo che qual*ch*e burocrate controlla altrove fan*no il fatturato. Tra l’altro fare queste cose non costa nulla e porta molto subito perché appena molli il freno le imprese corrono. Sono un albero che dà frutti immediatamente. Nel frattempo il sindacato protesta e Bersani pontifica.
Tutto regolare.

dalla pg. 2 de ilgiornale.it 20 06 2010

saluti