Sull'argomento ho scritto un libro, che inizia con le parole che incollo qua sotto. Mi sembra potrebbero servire ad ampliare i nostri dialoghi.
Ci sono interrogativi che fanno parte del bagaglio esistenziale dell’uomo, e che ci portiamo sempre con noi. Alcuni, come quelli sull’esistenza di Dio e sul senso della vita, sul perché viviamo e dove andremo dopo questa brevissima esperienza terrena, se non ce li poniamo è solo perché li rifiutiamo, sapendo in anticipo che difficilmente potremo, nella nostra limitatezza, trovare una risposta adeguata alla grandiosità del tema. Cercare risposte a queste domande è come guardare in un abisso di cui non si scorge il fondo: la paura dell’ignoto, atavica nell’uomo,diventa sgomento davanti a ciò che non si può vedere, toccare, identificare; sgomento che origina,secondo Kierkegaard, quell’angoscia esistenziale che è la causa principale delle tante forme di nevrosi di cui soffre l’umanità.Un famoso psicanalista americano ha detto, al riguardo “la depressione è il male del genere umano che nasce dall'impossibilità di dare un significato alla disperante inutilità di una vita che passa veloce e va verso la fine, senza che l’uomo riesca a comprendere nemmeno perché è nato”. Altri interrogativi, più legati invece all’esistenza terrena,nascono per soddisfare ildesiderio di sapere. Una volta trovate le risposte, queste diventano mattoni che servono per ampliare l’edificio della nostra cultura. Sono evidentemente domande di spessore diverso dalle prime, perché un conto è misurarsi con ilproblema dell’esistenza di Dio, che non si vede e che possiamo accettare peristinto, per fede, e perfino anche, qualche rara volta,per logica o deduzione, un altro conto è capire quello che l’uomo ha pensato, scritto, elaborato, scoperto nel corso dei secoli. In ogni caso sono sempre l’espressione del desiderio di sapere e quindidevono, o dovrebbero, avere una risposta, perché la nostra mente ha sete di conoscenza. Molte persone invece non si pongono domande, lasciano perdere, sfuggono i vari problemi, evitano i dubbi e riescono così a vivere di poche e spesso superficiali certezze, senza rendersi conto che così riesconosolo agalleggiare in un limbo di niente. Altri pensano che la vita debba essere solo un veloce passaggio fatto da lavoro e godimento materiale: è stato Voltaire, se non erro, a dire“lavoriamo senza pensare a niente, perché è l’unico modo per sopportare la vita”.E’ evidente che questa mia “ricerca” non è rivolta a queste persone felici di non esistere,ma a coloro che, come me, a questi interrogativi vorrebbero trovare una risposta.Probabilmente nel corso di questo mio scritto salterò fradomande e argomenti apparentemente diversi fra loro. Credo che sia normale, quando ci si accinge a scrivere senza sapere esattamente che percorso si riuscirà a seguire, ignorare cosapotrà nascere inoltrandosi nell’argomento. Questo mi porterà fatalmente a fareun po' di confusione nell’ordine logico dello scritto, ma non cambierà il sensodella mia ricerca. Certo sono io a scrivere e quindi userò parole mie, ma nondisdegnerò di usare anche cose che sono già state scritte da altri. Del restoio non sono uno scrittore e tanto meno un teologo: quello che mi accingo ascrivere lo faccio perché, in un certo senso,mi sento costretto a farlo.Comunque, agli esegeti della lingua italiana, porgo lemie scuse anticipate per una costruzione grammaticale che forse qualche volta traballerà. Al ricordo del mio vecchio professore De Regibus, che al liceocercava disperatamente di farmi studiareanalisi logica e grammaticale, chiedo invece perdono: lui ha fatto delsuo meglio.E infine una annotazione importante: io non voglioconvincere nessuno ad avere fede o a non averla, perché sono innanzi tutto iol’obbiettivo del mio scrivere, quello che deve trovare i motivi “logici” percredere all’esistenza di Dio o rifiutarne perfino l’ipotesi. Per dirla con Messori, la fede non è un programma per computer, con una risposta ad ognipossibile domanda, che tra l’altro sarebbe anche cosa noiosissima, ma è comunque un traguardo, dico io, che può essere almeno avvicinato con lo studio,il pensiero e il ragionamento.Mi rendo conto perfettamente che la ricerca di argomentirazionali per dimostrare qualcosa che alla mente dell’uomo appare più prossimoall’irrazionale è una scommessa quasi impossibile. Però la strada di cercare didimostrare l’esistenza o l’inesistenza di Dio è già stata percorsa da altri,quindi io non mi considero un illuso: camminerò anch’io su questo difficile cammino. Questa strada è vecchia di migliaia di anni,visto che già nel cristianesimo primitivo sifronteggiarono due scuole di pensiero: la prima, di ispirazioneellenistica,patria della filosofia,cercava la Verità proprio attraverso il ragionamento e la seconda, diestrazione giudaica che, abituata alla fede assoluta nel Vecchio Testamento e nella figura onnipresente di Jhwh (Javeh), aveva un senso religioso più marcato e quindi semplicemente ‘credeva‘ senza farsi tante domande.Sappiamo tutti della grande diatriba che nacque tra Paolo, che di cultura era greco e che sentiva come scopo della sua vita l’annuncio della parola di Cristo a tutte le genti, e Giacomo, fratello di Giovanni, capo della cosiddetta fazione dei cristiani giudeizzanti, che pretendeva l’osservanza assoluta alla legge di Mosè e perfino la circoncisione dei nuovi battezzati. Una discussione che mise anche in pericolo la prima chiesa di Gesù, perché la diversità dell’interpretazionedelle parole del Maestro, fra i due Apostoli, era davvero grande e lerispettive posizioni restarono a lungo ferme nei loro convincimenti.Io rispetto assolutamente la posizione di Giacomo ma mi sento vicino a quella di Paolo e quindi cercherò attraverso il ragionamento elo studio di quanto è già stato scritto sull’argomento di trovare una mia soluzione. Perchè, voglio ripeterlo, vorrei almeno tentare di capire che senso ha questa mia esistenza, visto che non credo che vivere possa essere solo nascere,riprodursi e morire, e per questo mi sembra logico provare ad approfondire l’argomento con l’analisi di tutti i possibili punti di vista, visto che induemila anni di discussioni ne sono stati evidenziati migliaia. .Etutto questo non perché, avvicinandosi l’ora del sonno, come recita il titolodi un bellissimo lieder di Riccardo Strauss, si diventa mistici, almeno secondol’opinione di un giovane parente,chenon è vero,ma perché il desiderio disapere e di capire, e quindi di cercare di trovare una risposta alla più grandedi tutte le domande che un uomo può porsi,desiderio che ho sempre avuto da quando mi ricordo, ora è diventato irrefrenabile, forse proprio perché, guardando avanti, mi rendo conto che iltempo che mi resta per capireè diventato limitato. Il grande interrogativo non è solo “Dio esiste?” ma è specialmente “perché viviamo?”O anche, come si chieseLeibniz “perché esiste qualcosa anziché il niente?” . Che senso ha vivere? A cosa serve, e perché?Oppure la vita è solo un’illusione, un riflesso di qualcosa che in realtà nonesite? Ecco: questa è la grande domanda. Trovare delle risposte significadipanare anche la matassa e entrare nel grande mistero di Dio, cioè di chi havoluto, e quindi creato, tutto questo, almeno secondo il pensiero di qualche miliardo di persone..




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