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  1. #1
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    Predefinito Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    Sulla bru*ciante vicenda greca, par*tiamo dai con*te*nuti dello «Sta*te*ment» dell’Eurosummit del 12 luglio scorso, prima di fare valu*ta*zioni poli*ti*che. È impos*si*bile nascon*derne l’insostenibilità eco*no*mica e di finanza pub*blica. Le misure impo*ste sono bru*tal*mente reces*sive, oltre che regres*sive sul piano sociale, nono*stante gli aggiu*sta*menti con*qui*stati dalla dele*ga*zione greca a Bru*xel*les. Gli inter*venti di com*pen*sa*zione macroe*co*no*mica sostan*zial*mente ine*si*stenti. I finan*zia*menti pre*vi*sti per il sal*va*tag*gio sono dedi*cati alla rica*pi*ta*liz*za*zione delle ban*che e al paga*mento dei debiti verso Bce, Fmi e cre*di*tori privati. Nulla va alla spesa in conto capi*tale. Men*tre la cre*di*bi*lità della Com*mis*sione euro*pea a aiu*tare il governo greco a mobi*li*tare in 3–5 anni fino a 35 miliardi di euro per inve*sti*menti va pesata in rela*zione all’incapacità di repe*rire le risorse minime per il Piano Jun*ker. Infine, la pro*messa di valu*tare la soste*ni*bi*lità del debito pub*blico apre una pro*spet*tiva comun*que priva di rica*dute reali fino al 2023, ter*mine del grace period con*cesso dagli Stati euro*pei sui rispet*tivi crediti. Quali lezioni trarre dalla para*bola greca? Ale*xis Tsi*pras, Syriza e il popolo greco hanno il merito sto*rico, inne*ga*bile, di aver strap*pato il velo della reto*rica euro*pei*sta e della ogget*ti*vità tec*nica steso a coprire le dina*mi*che nell’eurozona. Ora si vede la poli*tica di potenza e il con*flitto sociale tra ari*sto*cra*zia finan*zia*ria e classi medie: la Ger*ma*nia, inca*pace di ege*mo*nia, domina l’eurozona e porta avanti un ordine eco*no*mico fun*zio*nale al suo inte*resse nazio*nale e agli inte*ressi della grande finanza. In tale con*te*sto, i punti da affron*tare sono due. Il primo: il mer*can*ti*li*smo libe*ri*sta det*tato e imper*niato su Ber*lino è inso*ste*ni*bile. La sva*lu*ta*zione del lavoro, in alter*na*tiva alla sva*lu*ta*zione della moneta nazio*nale, come unica strada per aggiu*sta*menti “reali” deter*mina cro*nica insuf*fi*cienza di domanda aggre*gata, ele*vata e per*si*stente disoc*cu*pa*zione, defla*zione e rigon*fia*mento dei debiti pub*blici. In tale qua*dro, l’euro esige, oltre i con*fini dello Stato-nazione domi*nante, lo svuo*ta*mento della demo*cra*zia e la poli*tica come ammi*ni*stra*zione per conto terzi e intrattenimento. Tale qua*dro è rever*si*bile? Ecco il secondo punto. È dif*fi*cile rispon*dere sì. Pur*troppo, le neces*sa*rie cor*re*zioni di rotta per ren*dere soste*ni*bile l’euro appa*iono impra*ti*ca*bili per ragioni cul*tu*rali, sto*ri*che e poli*ti*che. Le opi*nioni pub*bli*che nazio*nali hanno posi*zioni con*trap*po*ste, allon*ta*nate ancor di più dall’agenda impo*sta dopo il 2008. Le posi*zioni pre*va*lenti nel popolo tede*sco sono un fatto. In Ger*ma*nia, come ovun*que, i prin*cipi demo*cra*tici rile*vano nell’unica dimen*sione poli*tica rile*vante: lo Stato nazione. Dai primi due punti di ana*lisi deriva una agra verità: nella gab*bia libe*ri*sta dell’euro, la sini*stra, intesa come forza impe*gnata per la dignità e la sog*get*ti*vità poli*tica del lavoro e per la cit*ta*di*nanza sociale come vei*colo di demo*cra*zia effet*tiva, perde senso e fun*zione sto*rica. È morta. La mar*gi*na*lità o la con*ni*venza dei par*titi della fami*glia socia*li*sta euro*pea sono mani*fe*ste. Con*ti*nuare a invo*care gli «Stati Uniti d’Europa» o la «riscrit*tura pro-labour» dei Trat*tati è un eser*ci*zio astratto, vet*tore di auto*re*fe*ren*zia*lità e di allon*ta*na*mento dal popolo. Che fare? Siamo a un bivio sto*rico. Da una parte, la strada della con*ti*nuità vin*co*lata all’euro, ossia della ras*se*gna*zione alla fine delle demo*cra*zia delle classi medie oppure dell’illusione di «svol*te*buone»: un equi*li*brio pre*ca*rio di sot*tooc*cu*pa*zione e di rab*bia sociale, minac*ciato da rischi ele*va*tis*simi di rot*tura. Dall’altra, il supe*ra*mento con*cor*dato, senza atti uni*la*te*rali, della moneta unica e del con*nesso assetto isti*tu*zio*nale, innan*zi*tutto per il recu*pero dell’accountability demo*cra*tica della poli*tica mone*ta*ria: un per*corso imper*vio, incerto, dalle con*se*guenze dolo*rose almeno nel periodo iniziale. La scelta è dram*ma*tica. Fare l’euro è stato un errore di pro*spet*tiva poli*tica. Siamo stati inge*nui o, peg*gio, incon*sa*pe*voli degli effetti di mar*gi*na*liz*za*zione della poli*tica impli*cati nei Trat*tati. Oggi la strada della con*ti*nuità è opzione espli*cita dei Par*titi della Nazione o delle grandi coa*li*zioni a guida con*ser*va*trice. È anche per*corsa invo*lon*ta*ria*mente e con*trad*dit*to*ria*mente da chi in Ita*lia si mobi*lita con*tro il Jobs Act ma giu*sti*fica, in nome del «no Gre*xit», l’attuazione dell’Agenda Monti in ver*sione esi*ziale a Atene. La strada della discon*ti*nuità può essere l’unica per ten*tare di costruire una forza poli*tica in grado di ria*ni*mare la Costi*tu*zione della «Repub*blica demo*cra*tica, fon*data sul lavoro». La scon*fitta subita dal Governo Tsi*pras, e da noi a suo soste*gno, dovrebbe can*cel*lare l’illusione dell’inversione di rotta lungo la strada della con*ti*nuità. Il tenace attac*ca*mento all’illusione dovrebbe almeno scon*si*gliare avven*ture poli*ti*che oltre il Pd. Non c?è sinistra nella gabbia dell?euro | Stefano Fassina
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  2. #2
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    Per la serie, non posso comandare io quindi rompo tutto.
    Fassina dimentica che l'euro implica politica comune e quindi politica economica comune, in cui comanda la maggioranza. Se in una federazione è maggioranza A non è che in uno stato con maggioranza B fanno una legge sulle pensioni diversa, tra l'altro con i soldi di tutti. Si applica la legge della maggioranza e si spera di vincere la volta dopo. In Europa la gran parte dei governi eletti è per pensioni in stile italiano e leggi sul lavoro stile spagnolo o jobs act, se vuoi i loro soldi ti adegui.
    Anche con lo stato autarchico alla Fassina non è che in toscana per esempio non si applica il jobs act perché non piace.

  3. #3
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    ...non sapevamo che l'Europa sia diventata una federazione.
    Quando è stata istituita?
    La costituzione della federazione, quando è stata votata dai popoli europei?
    Quale organo di governo, ELETTO, dell'unione europea viene demandato alla conduzione dell'economia?
    In che modo è previsto sia sviluppata l'economia monetaria espansiva?
    In che modo la politica impone la sua prevalenza sovrana sulla finanza?
    Quale organo federale ...anzi, "federale" ...impone la sua supremazia sovrana sugli stati federati?


    Prendendo ad esempio la California e gli Usa e traslando con la "federazione" europea, in che modo il Texas ha commissariato il governo californiano, rivoltato il responso delle urne, pignorato 50 miliardi di beni pubblici (ponendoli sotto il proprio controllo), serrata la fornitura di Dollari alle banche locali, imposto le riforme (e quali riforme) da fare, imposto la PROPRIA commissione con potere di veto circa l'azione di governo, PRESCRITTO nuove elezioni entro tre mesi?


    Secondo me qualcosa non torna nella tua OPINIONE PERSONALE.
    Ultima modifica di Dogma; 18-07-15 alle 10:51

  4. #4
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    Piccolo particolare, quando sono stati dati 200 miliardi da un paese all'altro senza che il creditore chiedesse condizioni? La federazione europea è l'unico modo perché questo avvenga in modo automatico ma come ora il debitore dovrà mostrarsi degno dei soldi che riceve, uniformando le leggi. Non è mai esistito al mondo un esborso gratis tra paesi o regioni. Mai.

  5. #5
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    Siamo a un bivio sto*rico. Da una parte, la strada della con*ti*nuità vin*co*lata all’euro, ossia della ras*se*gna*zione alla fine delle demo*cra*zia delle classi medie oppure dell’illusione di «svol*te*buone»: un equi*li*brio pre*ca*rio di sot*tooc*cu*pa*zione e di rab*bia sociale, minac*ciato da rischi ele*va*tis*simi di rot*tura
    Anche in UK dicono che il governo sta distruggendo il ceto medio perche' taglia i benefit a chi guadagna 40,000 sterline l'anno. Mi sembra la solita lagna sulla distruzione del ceto medio che ci portiamo dietro dai tempi dei Gracchi.

    La mia opinione e' che Fassina sia di quelli che finche' hanno la poltrona da viceministro votano la legge Fornero e poi in mancanza di poltrone si rimangiano pure l'amore per la mamma, tanto e' dura l'astinenza. Oppure ha letto il libro di Bagnai, si e' sinceramente convertito e ora condivide le idee di Alemanno, Salvini e Meloni. Ad ogni modo il mancato Grexit permettera' a tutta questa gentaglia di continuare a rubare uno stipendio a mie spese ancora per qualche tempo, quindi puo' sicuramente gioire per gli eventi delle ultime settimane.
    i saccenti del Dams che sparano minchiate abominevoli nelle quali il nesso di causa ed effetto viene distorto a beneficio del loro sapere di sapere

    Sostanze psicotrope ad azione psicodislettica che possono causare farmaco-dipendenza.

  6. #6
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Sulla bru*ciante vicenda greca, par*tiamo dai con*te*nuti dello «Sta*te*ment» dell’Eurosummit del 12 luglio scorso, prima di fare valu*ta*zioni poli*ti*che. È impos*si*bile nascon*derne l’insostenibilità eco*no*mica e di finanza pub*blica. Le misure impo*ste sono bru*tal*mente reces*sive, oltre che regres*sive sul piano sociale, nono*stante gli aggiu*sta*menti con*qui*stati dalla dele*ga*zione greca a Bru*xel*les. Gli inter*venti di com*pen*sa*zione macroe*co*no*mica sostan*zial*mente ine*si*stenti. I finan*zia*menti pre*vi*sti per il sal*va*tag*gio sono dedi*cati alla rica*pi*ta*liz*za*zione delle ban*che e al paga*mento dei debiti verso Bce, Fmi e cre*di*tori privati. Nulla va alla spesa in conto capi*tale. Men*tre la cre*di*bi*lità della Com*mis*sione euro*pea a aiu*tare il governo greco a mobi*li*tare in 3–5 anni fino a 35 miliardi di euro per inve*sti*menti va pesata in rela*zione all’incapacità di repe*rire le risorse minime per il Piano Jun*ker. Infine, la pro*messa di valu*tare la soste*ni*bi*lità del debito pub*blico apre una pro*spet*tiva comun*que priva di rica*dute reali fino al 2023, ter*mine del grace period con*cesso dagli Stati euro*pei sui rispet*tivi crediti. Quali lezioni trarre dalla para*bola greca? Ale*xis Tsi*pras, Syriza e il popolo greco hanno il merito sto*rico, inne*ga*bile, di aver strap*pato il velo della reto*rica euro*pei*sta e della ogget*ti*vità tec*nica steso a coprire le dina*mi*che nell’eurozona. Ora si vede la poli*tica di potenza e il con*flitto sociale tra ari*sto*cra*zia finan*zia*ria e classi medie: la Ger*ma*nia, inca*pace di ege*mo*nia, domina l’eurozona e porta avanti un ordine eco*no*mico fun*zio*nale al suo inte*resse nazio*nale e agli inte*ressi della grande finanza. In tale con*te*sto, i punti da affron*tare sono due. Il primo: il mer*can*ti*li*smo libe*ri*sta det*tato e imper*niato su Ber*lino è inso*ste*ni*bile. La sva*lu*ta*zione del lavoro, in alter*na*tiva alla sva*lu*ta*zione della moneta nazio*nale, come unica strada per aggiu*sta*menti “reali” deter*mina cro*nica insuf*fi*cienza di domanda aggre*gata, ele*vata e per*si*stente disoc*cu*pa*zione, defla*zione e rigon*fia*mento dei debiti pub*blici. In tale qua*dro, l’euro esige, oltre i con*fini dello Stato-nazione domi*nante, lo svuo*ta*mento della demo*cra*zia e la poli*tica come ammi*ni*stra*zione per conto terzi e intrattenimento. Tale qua*dro è rever*si*bile? Ecco il secondo punto. È dif*fi*cile rispon*dere sì. Pur*troppo, le neces*sa*rie cor*re*zioni di rotta per ren*dere soste*ni*bile l’euro appa*iono impra*ti*ca*bili per ragioni cul*tu*rali, sto*ri*che e poli*ti*che. Le opi*nioni pub*bli*che nazio*nali hanno posi*zioni con*trap*po*ste, allon*ta*nate ancor di più dall’agenda impo*sta dopo il 2008. Le posi*zioni pre*va*lenti nel popolo tede*sco sono un fatto. In Ger*ma*nia, come ovun*que, i prin*cipi demo*cra*tici rile*vano nell’unica dimen*sione poli*tica rile*vante: lo Stato nazione. Dai primi due punti di ana*lisi deriva una agra verità: nella gab*bia libe*ri*sta dell’euro, la sini*stra, intesa come forza impe*gnata per la dignità e la sog*get*ti*vità poli*tica del lavoro e per la cit*ta*di*nanza sociale come vei*colo di demo*cra*zia effet*tiva, perde senso e fun*zione sto*rica. È morta. La mar*gi*na*lità o la con*ni*venza dei par*titi della fami*glia socia*li*sta euro*pea sono mani*fe*ste. Con*ti*nuare a invo*care gli «Stati Uniti d’Europa» o la «riscrit*tura pro-labour» dei Trat*tati è un eser*ci*zio astratto, vet*tore di auto*re*fe*ren*zia*lità e di allon*ta*na*mento dal popolo. Che fare? Siamo a un bivio sto*rico. Da una parte, la strada della con*ti*nuità vin*co*lata all’euro, ossia della ras*se*gna*zione alla fine delle demo*cra*zia delle classi medie oppure dell’illusione di «svol*te*buone»: un equi*li*brio pre*ca*rio di sot*tooc*cu*pa*zione e di rab*bia sociale, minac*ciato da rischi ele*va*tis*simi di rot*tura. Dall’altra, il supe*ra*mento con*cor*dato, senza atti uni*la*te*rali, della moneta unica e del con*nesso assetto isti*tu*zio*nale, innan*zi*tutto per il recu*pero dell’accountability demo*cra*tica della poli*tica mone*ta*ria: un per*corso imper*vio, incerto, dalle con*se*guenze dolo*rose almeno nel periodo iniziale. La scelta è dram*ma*tica. Fare l’euro è stato un errore di pro*spet*tiva poli*tica. Siamo stati inge*nui o, peg*gio, incon*sa*pe*voli degli effetti di mar*gi*na*liz*za*zione della poli*tica impli*cati nei Trat*tati. Oggi la strada della con*ti*nuità è opzione espli*cita dei Par*titi della Nazione o delle grandi coa*li*zioni a guida con*ser*va*trice. È anche per*corsa invo*lon*ta*ria*mente e con*trad*dit*to*ria*mente da chi in Ita*lia si mobi*lita con*tro il Jobs Act ma giu*sti*fica, in nome del «no Gre*xit», l’attuazione dell’Agenda Monti in ver*sione esi*ziale a Atene. La strada della discon*ti*nuità può essere l’unica per ten*tare di costruire una forza poli*tica in grado di ria*ni*mare la Costi*tu*zione della «Repub*blica demo*cra*tica, fon*data sul lavoro». La scon*fitta subita dal Governo Tsi*pras, e da noi a suo soste*gno, dovrebbe can*cel*lare l’illusione dell’inversione di rotta lungo la strada della con*ti*nuità. Il tenace attac*ca*mento all’illusione dovrebbe almeno scon*si*gliare avven*ture poli*ti*che oltre il Pd. Non c?è sinistra nella gabbia dell?euro | Stefano Fassina
    scusa, Monsieur, posso darti un consiglio, visto che non è la prima volta che vedo copincolla dal Manifesto che vengono fuori con tutti quegli asterischi? Quando vedi che viene fuori così illeggibile, lo puoi sistemare in 10 secondi persino col blocco note di winsozz: copi l'articolo su blocco note, fai "sostituisci" e metti * nella prima riga, niente nella seconda, e poi "sostituisci tutto", ed ecco fatto:
    Sulla bruciante vicenda greca, partiamo dai contenuti dello «Statement» dell’Eurosummit del 12 luglio scorso, prima di fare valutazioni politiche. È impossibile nasconderne l’insostenibilità economica e di finanza pubblica. Le misure imposte sono brutalmente recessive, oltre che regressive sul piano sociale, nonostante gli aggiustamenti conquistati dalla delegazione greca a Bruxelles. Gli interventi di compensazione macroeconomica sostanzialmente inesistenti. I finanziamenti previsti per il salvataggio sono dedicati alla ricapitalizzazione delle banche e al pagamento dei debiti verso Bce, Fmi e creditori privati. Nulla va alla spesa in conto capitale. Mentre la credibilità della Commissione europea a aiutare il governo greco a mobilitare in 3–5 anni fino a 35 miliardi di euro per investimenti va pesata in relazione all’incapacità di reperire le risorse minime per il Piano Junker. Infine, la promessa di valutare la sostenibilità del debito pubblico apre una prospettiva comunque priva di ricadute reali fino al 2023, termine del grace period concesso dagli Stati europei sui rispettivi crediti. Quali lezioni trarre dalla parabola greca? Alexis Tsipras, Syriza e il popolo greco hanno il merito storico, innegabile, di aver strappato il velo della retorica europeista e della oggettività tecnica steso a coprire le dinamiche nell’eurozona. Ora si vede la politica di potenza e il conflitto sociale tra aristocrazia finanziaria e classi medie: la Germania, incapace di egemonia, domina l’eurozona e porta avanti un ordine economico funzionale al suo interesse nazionale e agli interessi della grande finanza. In tale contesto, i punti da affrontare sono due. Il primo: il mercantilismo liberista dettato e imperniato su Berlino è insostenibile. La svalutazione del lavoro, in alternativa alla svalutazione della moneta nazionale, come unica strada per aggiustamenti “reali” determina cronica insufficienza di domanda aggregata, elevata e persistente disoccupazione, deflazione e rigonfiamento dei debiti pubblici. In tale quadro, l’euro esige, oltre i confini dello Stato-nazione dominante, lo svuotamento della democrazia e la politica come amministrazione per conto terzi e intrattenimento. Tale quadro è reversibile? Ecco il secondo punto. È difficile rispondere sì. Purtroppo, le necessarie correzioni di rotta per rendere sostenibile l’euro appaiono impraticabili per ragioni culturali, storiche e politiche. Le opinioni pubbliche nazionali hanno posizioni contrapposte, allontanate ancor di più dall’agenda imposta dopo il 2008. Le posizioni prevalenti nel popolo tedesco sono un fatto. In Germania, come ovunque, i principi democratici rilevano nell’unica dimensione politica rilevante: lo Stato nazione. Dai primi due punti di analisi deriva una agra verità: nella gabbia liberista dell’euro, la sinistra, intesa come forza impegnata per la dignità e la soggettività politica del lavoro e per la cittadinanza sociale come veicolo di democrazia effettiva, perde senso e funzione storica. È morta. La marginalità o la connivenza dei partiti della famiglia socialista europea sono manifeste. Continuare a invocare gli «Stati Uniti d’Europa» o la «riscrittura pro-labour» dei Trattati è un esercizio astratto, vettore di autoreferenzialità e di allontanamento dal popolo. Che fare? Siamo a un bivio storico. Da una parte, la strada della continuità vincolata all’euro, ossia della rassegnazione alla fine delle democrazia delle classi medie oppure dell’illusione di «svoltebuone»: un equilibrio precario di sottooccupazione e di rabbia sociale, minacciato da rischi elevatissimi di rottura. Dall’altra, il superamento concordato, senza atti unilaterali, della moneta unica e del connesso assetto istituzionale, innanzitutto per il recupero dell’accountability democratica della politica monetaria: un percorso impervio, incerto, dalle conseguenze dolorose almeno nel periodo iniziale. La scelta è drammatica. Fare l’euro è stato un errore di prospettiva politica. Siamo stati ingenui o, peggio, inconsapevoli degli effetti di marginalizzazione della politica implicati nei Trattati. Oggi la strada della continuità è opzione esplicita dei Partiti della Nazione o delle grandi coalizioni a guida conservatrice. È anche percorsa involontariamente e contraddittoriamente da chi in Italia si mobilita contro il Jobs Act ma giustifica, in nome del «no Grexit», l’attuazione dell’Agenda Monti in versione esiziale a Atene. La strada della discontinuità può essere l’unica per tentare di costruire una forza politica in grado di rianimare la Costituzione della «Repubblica democratica, fondata sul lavoro». La sconfitta subita dal Governo Tsipras, e da noi a suo sostegno, dovrebbe cancellare l’illusione dell’inversione di rotta lungo la strada della continuità. Il tenace attaccamento all’illusione dovrebbe almeno sconsigliare avventure politiche oltre il Pd.

  7. #7
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    Piccolo particolare, quando sono stati dati 200 miliardi da un paese all'altro senza che il creditore chiedesse condizioni? La federazione europea è l'unico modo perché questo avvenga in modo automatico ma come ora il debitore dovrà mostrarsi degno dei soldi che riceve, uniformando le leggi. Non è mai esistito al mondo un esborso gratis tra paesi o regioni. Mai.
    falso: tutte le volte che il debito è stato condonato, l'esborso, anche se a posteriori, è diventato gratuito. Per esempio, quando si condonarono alla Germania i colossali debiti di guerra, senza i quali ancora oggi sarebbero a campare di aiuti americani. E le compensazioni tra i vari stati degli USA sono a fondo perduto. Se la California rischia la bancarotta, pagano tutti gli altri stati, e non possono nemmeno chiedere indietro la loro parte del salvataggio, lo fanno e basta. Quella è una federazione, non la UE
    Ultima modifica di amaryllide; 18-07-15 alle 21:24

  8. #8
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    falso: tutte le volte che il debito è stato condonato, l'esborso, anche se a posteriori, è diventato gratuito. Per esempio, quando si condonarono alla Germania i colossali debiti di guerra, senza i quali ancora oggi sarebbero a campare di aiuti americani. E le compensazioni tra i vari stati degli USA sono a fondo perduto. Se la California rischia la bancarotta, pagano tutti gli altri stati, e non possono nemmeno chiedere indietro la loro parte del salvataggio, lo fanno e basta. Quella è una federazione, non la UE
    Per non gratis intendo che chi sono delle condizioni, gli stati americani rispettano le stesse leggi federali e se vengono cambiate si adeguano, e se rifiutano di adottarle arriva l'esercito! la Germania nel 1953 aveva riparazioni da pagare per i danni fatti durante il nazismo e furono annullati solo perché adottarono un governo dai principi opposti al nazismo.
    Alla Grecia di confinano, come è già stato fatto, solo se dimostrano di rovesciare quelle politiche che l'hanno portata a squilibri così enormi
    Ultima modifica di Iannis; 18-07-15 alle 23:26

  9. #9
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    E bravo Fassina.

  10. #10
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    Predefinito Re: Non c’è sinistra nella gabbia dell’euro

    "nella gabbia liberista dell’euro, la sinistra, intesa come forza impegnata per la dignità e la soggettività politica del lavoro e per la cittadinanza sociale come veicolo di democrazia effettiva, perde senso e funzione storica."
    Questo è il nucleo semantico di tutta la riflessione (non a caso è citato nel titolo), a cui mi pare che possa rispondere, meglio di qualsiasi discorso, un'immagine:



    Secondo me, la sinistra intesa come forza impegnata per la dignità e la soggettività politica del lavoro, ha un nemico e sta fuori dall'Europa, che si chiama "mancanza di diritti dei lavoratori nella (ormai) prima economia mondiale".
    E la nostra bellissima sinistra commette, in Europa, lo stesso errore che fa in Italia: conduce una guerra che indebolisce l'unico baluardo di difesa contro il vero nemico comune.
    Come quegli anticorpi impazziti che attaccano il tessuto sano (ma infiltrato da metastasi) che a fatica li protegge dal tumore.

 

 
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