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  • 1 Post By Draigo

Discussione: Su Dio come causa.

  1. #1
    Materialismo veritativo
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    23 Apr 2015
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    Predefinito Su Dio come causa.

    Vi posto un articolo di un blog molto ben fatto che seguo spesso e volentieri, di un autore non filosofo di professione ma che forse per questo rende anche più intellegibili le proprie affermazioni, almeno per noi ignoranti.
    E' un articolo che parte da una critica contro il famoso libro di Dawkins che riassume le inconcludenti posizioni dell'ateismo scientifico filosoficamente ignoranti ed intellettualmente misere ( aggettivi che non associo, per onestà intellettuale, a ben altre critiche più raffinate e sottili, sia ben chiaro).
    Approfittatene anche per girare il blog.

    Contra Dawkins



    Apro questo blog con un lungo commento all'articolo Pangloss Reloaded scritto dal professor Giorgio Israel e pubblicato su Il Foglio del 12 agosto 2011. L'articolo (che invito a leggere per intero sul blog di Giorgio Israel al seguente link:Blog di Giorgio Israel: PANGLOSS RELOADED) è una recensione molto critica al libro The God Delusion (L'illusione di Dio) di Richard Dawkins.
    Condivido pressoché ogni singolo punto di quanto scrive il professor Israel, tuttavia ho trovato un po' debole la seguente parte:


    " [...] attenti, perché Dawkins è un gran furbo e prova a parare il colpo del credente, e cioè l’argomento secondo cui il sorgere della vita è un evento talmente improbabile che può essere spiegato soltanto come effetto dell’atto creativo divino. Niente affatto, osserva il nostro furbacchione: anche ammettendo che il sorgere della vita abbia la probabilità di formarsi soltanto in un pianeta su un miliardo, siccome i probabili pianeti dell’universo sono un miliardo di miliardi, «la vita sarebbe sorta su un miliardo di pianeti»… Vi stupite? – proclama Dawkins – e allora ribadisco: «se le probabilità che la vita si originasse spontaneamente su un pianeta fossero una su un miliardo, questo evento molto, molto improbabile si verificherebbe in ogni caso su un miliardo di pianeti». Avete letto bene: “in ogni caso”… L’illustre scienziato ricava da una probabilità una certezza: un miliardo di pianeti con la vita. Tanto per capirsi, lui è uno di quelli che crede che giocando al lotto lo stesso numero novanta volte, uscirà certamente."


    Anche tra i commenti nel blog del professor Israel si è sviluppata una certa discussione intorno a questo paragrafo, ed avendo anche io le mie idee sulla questione avevo deciso di intervenire con un mio commento. Ma quando ho visto che il mio contributo cominciava a diventare abbastanza esteso, ho deciso di trasformarlo in un intervento autonomo per un mio blog personale che da tempo avevo intenzione di iniziare a pubblicare.
    Ho ritenuto poi opportuno esporre anche una serie di mie sintetiche considerazioni sul pensiero di Kant. Infatti, sia nell'articolo sia nei commenti sul blog di Giorgio Israel, Kant è stato più volte citato relativamente alla sua famosa critica delle dimostrazioni dell'esistenza di Dio, argomento affrontato pessimamente da Dawkins nel suo libro.
    Al professor Israel ho segnalato questo mio pezzo sperando che incontri il suo interesse.



    Per primo vorrei discutere il problema del ruolo di Dio nell'origine della vita, problema che porta Dawkins e una parte dei credenti a disquisire di probabilità. Io voglio sostenere che ciò che non ha senso da entrambe le parti è la pretesa di trovare argomenti scientifici a favore o meno dell'esistenza di Dio; pretesa che si rivela per tutti essere inconcludente (tralasciando per il momento quanto detto da Kant di cui parlerò dopo) in quanto presuppone, anche se magari non lo dichiara esplicitamente, che Dio sia un oggetto per il quale, come tutti gli altri oggetti dell'universo, sia possibile formulare ipotesi e teorie scientifiche.
    Di fronte all'incredibile complessità dei sistemi viventi, anche di quelli più primitivi, il credente afferma che le leggi naturali non sarebbero sufficienti a spiegare l'origine della vita, e vorrebbe allora vedere il, diciamo così, dito di Dio che ad un certo momento avrebbe messo insieme ordinatamente un mucchietto di molecole a formare i primi sistemi cellulari. Questo è il famoso Dio "tappabuchi" che viene chiamato in causa quando ci si trova di fronte a fatti apparentemente inspiegabili, e l'obiezione a questa posizione è ben nota: ogniqualvolta la spiegazione di un fatto venga trovata, questo Dio è costretto a ritirarsi ed a farsi più piccino, correndo sempre il rischio di sparire del tutto; altro che Dio Infinito ed Onnipotente! Un sincero credente dovrebbe ben guardarsi dall'assumere una posizione del genere. E si aggiunga a questa critica anche la generica obiezione epistemologica secondo la quale non esiste di fatto alcun modo di rivelare e verificare dove e quando Dio avrebbe agito in maniera così diretta sulla materia, in barba alla pretesa scientificità di questa spiegazione. Tantomeno è possibile escludere a priori, per l'appunto, che, per quanto potesse essere improbabile, le molecole si siano trovate tutte al posto giusto ed al momento giusto per puro caso. Ed è qui che entra in gioco Dawkins.
    E' certamente vero quello che scrive il professor Israel: è una fallacia ricavare una certezza "reale" da una certezza statistica; il fatto di avere tanti pianeti a disposizione non dimostra certo che allora sicuramente tutto sia avvenuto per caso grazie solo al fatto di avere tanto tempo e materia a disposizione. Tuttavia pensiamo al Superenalotto: è difficilissimo azzeccare un 6 con una semplice giocata, eppure ci giocano talmente in tanti che più di una volta qualcuno ci è riuscito. Potremmo allora pensare che l'origine della vita sulla Terra sia stata una vincita al Superenalotto. Ovviamente non esiste una dimostrazione scientifica che le cose siano andate così e senza intervento diretto di Dio, tuttavia si tratterebbe di una posizione verosimile sorretta da indizi scientifici (ovvero che esistono tanti pianeti tutti fatti della stessa materia di cui è fatto il nostro). Al tempo stesso però la posizione dawkinsiana non costituisce in alcun modo neanche la prova che Dio non esista, ma dimostra soltanto che, come pretesa ipotesi scientifica, Dio non è necessario (in fondo in tal senso Laplace aveva ragione).
    Insomma se si crede al Dio tappabuchi, al Dio che agirebbe qua e là per l'universo schioccando le dita, si finisce poi con il ridurlo ad essere un oggetto come la famosa teiera cinese in orbita intorno al Sole di Russell od il drago nel garage di Sagan che diventa invisibile se qualcuno tenta di vederlo: in definitiva un oggetto che alcuni dicono ci sia ma che in realtà nessuno può vedere, e che alla fine se c'è o non c'è non fa alcuna differenza.
    In sostanza l'obiezione del professor Israel all'"argomento probabilistico" di Dawkins, la trovo corretta dal punto di vista logico, ma filosoficamente molto debole. Sono due invece gli argomenti, a mio avviso, forti che opporrei a Dawkins. Il primo, di carattere metafisico, è che Dio non costituisce in alcun modo oggetto di indagine scientifica. Piuttosto, seguendo Tommaso d'Aquino, dobbiamo dire (semplificando ora al massimo, in quanto è argomento degno di un trattato) che Dio è causa prima ed in tal senso causa dell'essere di ogni cosa. Dio è colui che dal nulla chiama ogni cosa all'essere e la conserva nell'essere, dove con "dal nulla" dobbiamo intendere che Dio non ha bisogno di niente al di fuori di sé stesso per creare. E se anche l'universo avesse infinita estensione nel tempo e nello spazio esso sarebbe comunque un "ente finito", nel senso di "determinato", "particolare", "specifico", e quindi ancora non troverebbe in sé la ragione del proprio essere. Dio trascende completamente l'universo ed è creatore delle leggi che lo regolano, così che se l'origine della vita si spiega con le leggi naturali, nondimeno essa sarebbe creata, e troverebbe ancora in Dio la sua spiegazione ultima. Se Dio c'è, allora c'è anche tutto il resto, ma se Dio non c'è, allora non c'è, né potrebbe esserci, nulla, questa sì che è una bella differenza.
    Il secondo argomento è invece epistemologico. Pensare che la vita sulla Terra sia una vittoria alla lotteria è una posizione vincolante tanto quanto il dire che c'è la vita fatta così perché Dio l'ha fatta così. A notarlo è anche il biochimico premio Nobel Christian de Duve nel suo libro Singularities: Landmarks on the Pathways of Life (tr. it. Alle origini della vita). Lo dice quando discute l'origine dell'RNA che, ad oggi, da un lato sembra essere venuto prima dei sistemi basati sul DNA, e dall'altro appare non avere precursori più semplici. L'RNA è una molecola già di per sé molto complessa ed in più richiede anche un complesso sistema di replicazione. A prima vista allora, spiega De Duve, le ipotesi sulla sua origine sembrerebbero esser due: o una fortuna sfacciata oppure il disegno intelligente. Ma dal punto di vista scientifico entrambe sono insoddisfacenti, in quanto nessuna delle due in pratica fornisce una spiegazione né amplia le nostre conoscenze. Inutile è allora restare a dibattere tra queste due alternative, piuttosto è molto più opportuno cercare una terza via meno evidente, e De Duve da bravo scienziato lo fa. La prospettiva attraverso cui guardare il problema è la seguente: l'RNA avrebbe avuto origine in una sorta di crogiuolo in cui avvenivano un gran numero di reazioni, tra cui anche semplici processi di sintesi dell'RNA (attualmente si è riusciti a sintetizzare in provetta brevi filamenti di RNA utilizzando dei catalizzatori minerali). La chimica prebiotica era certamente molto "sporca", tuttavia meccanismi di sintesi migliori si sarebbero lentamente imposti non per caso ma appunto perché più efficienti (in base alle molecole disponibili, l'energetica e la cinetica delle reazioni ecc.), e qui De Duve parte con tutta una serie di ipotesi, attualmente ancora non verificate, che potrebbero fornire la chiave di accesso alla soluzione del problema. Non entrerò certo io in questi dettagli sia perché non è la mia specializzazione e quindi non mi ritengo competente, sia perché sarebbe lungo e tanto vale allora rimandare direttamente al libro di De Duve. La mia intenzione era semplicemente quella di mostrare quale fosse il corretto approccio scientifico alla questione dell'origine della vita. Ma la realtà evidente è che Dawkins vorrebbe spacciare il suo per un testo scientifico quando invece è semplicemente polemico, ecco perché si ferma alle probabilità.


    Lasciando ora un po' da parte Dawkins, vorrei proporre alcune riflessioni su Kant che credo per la maggior parte delle persone non siano affatto scontate. Mi limiterò ovviamente a dei semplici spunti di riflessione e di approfondimento, perché il confronto con un gigante della filosofia come Kant richiederebbe molto più di un intervento su un blog (pur non condivedendo quasi nulla del suo pensiero non posso non considerare Kant un genio, ed il confronto con lui mi preoccupa non poco). Da quanto ho letto nell'articolo del professor Israel ed in alcuni commenti, nonché da quello che ho letto e sentito in molte altre occasioni e contesti, sembrerebbe che sia ormai una verità accettata e data per scontata dai più, l'idea che Kant abbia definitivamente confutato tutte le dimostrazioni dell'esistenza di Dio e che dopo di lui sarebbe ormai impresa inutile tentare ancora di concepire queste prove. Sembrerebbe che la trattazione di Kant sulle prove dell'esistenza di Dio sia ormai una verità assodata e condivisa e che non varrebbe più la pena ormai ritornare a discuterla. Invece, come si sarà capito, io non sono affatto di questo avviso, e non solo ritengo che Kant non abbia affatto messo la parola fine al dibattito, ma ritengo l'esistenza di Dio perfettamente dimostrabile. Qui mi limiterò a porre alcune obiezioni alla posizione kantiana.
    La confutazione kantiana delle prove dell'esistenza di Dio si fonda essenzialmente su due aspetti. 1) Si presuppone la validità di tutto l'apparato teoretico sviluppato nella Critica delle Ragion Pura, in particolare ad esempio il discorso secondo cui la categoria causalità non sarebbe applicabile al di fuori dei dati dell'esperienza e quindi non si potrebbe risalire alla Causa Prima increata, che di per sé non è oggetto di esperienza. Alcune prove dell'esistenza di Dio infatti poggiano sul principio di causa, e già Ockham, che nel suo nominalismo estremo aveva escluso tale principio, era arrivato alla conclusione di non poter dimostrare l'esistenza di Dio. Inutile dire che al sistema kantiano si possono muovere, e sono state mosse, molte obiezioni; esso non è e non è mai stato comunemente accettato (personalmente mi sembra di aver trovato nell'analisi svolta da Antonio Rosmini gli argomenti definitivi per rifiutarlo, ma di questo non si può discutere ora). In particolare credo che esso non verrebbe mai accettato di buon grado dalla maggior parte degli scienziati che fanno professione di ateismo od agnosticismo, e che pure sono spesso ben disposti a fare il nome di Kant quando si tratti di refutare le prove dell'esistenza di Dio. Sono infatti convinto (e potrei argomentarlo, magari in un'altra occasione) che la maggior parte degli scienziati accetti, in modo spontaneo, una visione generale delle cose più vicina di quanto essi non immaginino al realismo di matrice aristotelico-tomista (che poi è il mio personale orientamento filosofico, per quanto mi riguarda non spontaneo ma consapevole). Ritengo infatti che sia impossibile conciliare la scienza come la conosciamo e la concepiamo con il sistema kantiano, mentre l'impostazione aristotelica, nei suoi principi fondanti resta ancora valida (questa posizione suonerà strana ai più, è infatti un altro luogo comune pensare che l'aristotelismo sia morto e sepolto; anche in questo caso si può argomentare come le cose stiano in realtà esattamento al contrario di ciò che si crede, ma quest'argomento cercherò di trattarlo in futuro in interventi appositamente dedicati).
    2) La critica kantiana pretende poi di ridurre tutte le prove dell'esistenza di Dio ad una sola, quella ontologica, pensando così di poterle confutare tutte in un colpo solo. A questo argomento si devono fare due rilievi. Il primo è che nella confutazione della prova ontologica, Kant ancora una volta interpreta questo argomento, ovviamente, alla luce della Critica della Ragion Pura, e su tale base lo trova non concludente. In realtà quella che noi, seguendo proprio la lezione di Kant, siamo abituati a chiamare genericamente prova ontologica, andrebbe invece interpretata sulla base dei diversi sistemi dei filosofi che tale prova hanno proposto nel corso della storia. Nel caso di Anselmo ad esempio essa andrebbe vista alla luce del suo platonismo, cosa che invece non può essere fatta con, ad esempio, un Cartesio con il quale invece Kant aveva certamente più familiarità. Hegel oppure, successivamente a Kant, riprese la prova ontologica alla luce del suo idealismo. Più di recente invece essa è stata ripresa ad esempio da Alvin Plantinga che è un filosofo di impostazione analitica. Il secondo rilievo invece è proprio sulla pretesa di ricondurre tutte le prove ad una sola. Sappiamo ormai che Kant non avesse una buona conoscenza della filosofia medievale e che quando nella Critica si riferisce genericamente agli scolastici, egli aveva in mente la Scolastica del suo tempo, ormai decaduta e ben lontana da quella dei grandi filosofi medievali. La Scolastica tradizionale suddivideva le dimostrazioni dell'esistenza di Dio in a priori, che dalla conoscenza di Dio giungevano a dimostrare la sua esistenza (la prova ontologica appunto), e a posteriori, che partendo dagli effetti (e quindi dal creato) risalivano le cause fino alla Causa Prima, ovvero a Dio. Se Kant avesse conosciuto meglio i tomisti, avrebbe saputo che questi rifiutavano le prove a priori; se avesse letto Tommaso d'Aquino o anche Duns Scoto, avrebbe visto che le loro prove dell'esistenza di Dio sono autenticamente a posteriori, non riducibili alla prova ontologica. Io sostengo che le prove dell'esistenza di Dio di Tommaso d'Aquino e Duns Scoto (che comunque vanno comprese a fondo alla luce della metafisica sviluppata da questi autori, se non altro per dirimere la famosa problematica intorno al principio di causa) siano validissime, completamente immuni alla critica kantiana.
    Con questi rilievi, esposti in maniera così sintetica, non pretendo certo di convincere nessuno dell'esistenza di Dio, ma spero almeno di indurre qualcuno ad approfondire la questione, e spero altresì, almeno per chi ha avuto la pazienza di leggere tutto, di aver sfatato il luogo comune secondo cui, dopo Kant, parlare di dimostrazioni dell'esistenza di Dio sarebbe solo un esercizio inutile (vorrei solo accennare alla mia esperienza personale: sono stato agnostico fino a quando non ho scoperto la metafisica di Tommaso d'Aquino).
    Aggiungo infine una breve riflessione sul perché sia meglio, se proprio si è inguaribilmente atei o agnostici, leggere Kant e lasciar perdere Dawkins. Per Kant infatti le prove dell'esistenza di Dio sono il prodotto della ragione umana che per sua natura, e diversamente dall'intelletto, pretenderebbe di far uso di concetti puri svuotati dei contenuti particolari dell'esperienza. In questo modo il concetto di causa ha senso se applicato a esperienze concrete, diventa un concetto vuoto se si prende in considerazione la Causa Prima che invece non è oggetto di esperienza. Lo stesso concetto di Essere Perfetto utilizzato nella prova ontologica, è un concetto cui non corrisponde nulla nell'esperienza. Conseguenza di tutto ciò è che alle idee della ragione non corrisponde necessariamente alcunché di reale, ecco perché le prove dell'esistenza di Dio non possono essere concludenti. Tuttavia, lungi dall'avere di tali prove un'opinione negativa, proprio perché prodotte dalla ragion pura, esse rappresentano per Kant il culmine dell'umana speculazione, ed egli chiaramente spiega che pur essendo queste dimostrazioni, alla luce della Critica, non concludenti, tuttavia esse continueranno sempre ad affascinare ed a persuadere gli uomini dell'esistenza di Dio, proprio perché tali speculazioni sono il prodotto del naturale funzionamento della ragione. In particolare Kant non nasconde la sua ammirazione per la prova fisico-teologica, ovvero quella che dall'osservazione dell'ordine complesso e perfetto di tutto il creato, vorrebbe concludere alla necessità dell'esistenza di Dio. Pur confutando questa prova infatti, di essa Kant comunque scrive:


    "Questa prova merita d'esser sempre menzionata con rispetto. Essa è la più antica, la più chiara e la più adatta alla comune ragione umana. Essa ravviva lo studio della natura, come da esso ella medesima ha la sua esistenza, e ne riceve sempre nuova forza. Essa porta fini e scopi dove la nostra osservazione da sé non li avrebbe scoperti, e amplia le nostre conoscenze della natura col filo conduttore di una particolar unità, il cui principio è fuori della natura. Ma queste conoscenze reagiscono sulla loro causa, cioè sull'idea che ha dato loro occasione, e accrescono la fede in un sommo Creatore fino a una convinzione irresistibile. Sicché sarebbe non solo sconfortante, ma anche del tutto inutile tentar di detrarre qualche cosa all'autorità di questa prova. La ragione, che è incessantemente elevata da questi argomenti così potenti e sempre crescenti sotto le sue mani, benché soltanto empirici, non può da nessun dubbio di sottile e astratta speculazione esser abbassata al punto, che non debba essere strappata a ogni indecisione sofistica, come ad un sogno, da uno guardo che getti alle meraviglie della natura e alla maestà dell'universo, per risollevarsi di grandezza in grandezza fino alla più alta di tutte, di condizione in condizione fino al supremo e incondizionato Creatore."


    È un vero peccato che Dawkins non abbia letto Kant (e se lo ha fatto vuol dire che non ha capito nulla). A differenza di Kant, per Dawkins le prove dell'esistenza di Dio non sono altro che delle perfette idiozie che solo dei cretini potrebbero prender per buone. In barba non solo a Kant, ma a qualche millennio di filosofia, egli vorrebbe insegnarci che per secoli fior fior di filosofi avrebbero preso per buone delle sciocchezze. Ora invece il signor Dawkins, alla luce della SUA scienza, con quattro battute pretenderebbe di insegnarci come far piazza pulita di tutto questo. Chi potrebbe veramente sostenere un discorso del genere, se non una persona rozza, ignorante e presuntuosa? Sono allora perfettamente d'accordo con il professor Israel sulla necessità di smascherare un così pericoloso falso profeta quale è Dawkins.

    Quaestiones quodlibetales: Contra Dawkins

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  2. #2
    Phi
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    Predefinito Re: Su Dio come causa.

    attenti, perché Dawkins è un gran furbo e prova a parare il colpo del credente, e cioè l’argomento secondo cui il sorgere della vita è un evento talmente improbabile che può essere spiegato soltanto come effetto dell’atto creativo divino. Niente affatto, osserva il nostro furbacchione: anche ammettendo che il sorgere della vita abbia la probabilità di formarsi soltanto in un pianeta su un miliardo, siccome i probabili pianeti dell’universo sono un miliardo di miliardi, «la vita sarebbe sorta su un miliardo di pianeti»… Vi stupite?
    Ma certo siccome non so quanti pianeti ci sono realmente nell'universo,possono essere finiti come infiniti,anche ammettendo che tale proababilità 1 su n+1 sia ancora più bassa,siccome i probabili pianeti possono essere infiniti la vita si sarebbe generata su infiniti pianeti....Non c'è vita su Plutone!

    « L'equazione di Drake consiste in un gran numero di fattori probabilistici moltiplicati tra loro. Poiché ogni fattore è sicuramente compreso tra 0 e 1, il risultato è anch'esso un numero apparentemente ragionevole sicuramente compreso tra 0 e 1. Sfortunatamente, tutti i valori sono ignoti, rendendo il risultato meno che inutile. »(T.J Nelson sull'equazione di Drake)
    ....ma siccome tutti i valori sono ignoti esclusa la terra, sfortunatamente "la vita è sorta su un miliardo di pianeti",è un risultato meno che inutile.




    Ultima modifica di Phi; 23-07-15 alle 08:03

  3. #3
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    Predefinito Re: Su Dio come causa.

    Dawkins chi, il romanziere?

    Ultima modifica di Ucci Do; 23-07-15 alle 08:06
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  4. #4
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    Predefinito Re: Su Dio come causa.

    Si beh, non voleva essere una critica diretta a Dawkins, sarebbe tempo sprecato, ma offre spunti filosofici niente male questo articolo, e in generale il blog è ben fatto. Dateci delle occhiate
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

 

 

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