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    Predefinito Islam e politica: un binomio fallito?

    Islam e politica: un binomio fallito?

    Di Roberta Papaleo il 3 agosto 2015
    La crescita dell'Islam politico è strettamente legata alla nascita dello Stato moderno nelle società musulmane e all'esclusione della religione dallo spazio pubblico







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    Di Basheer Musa Nafi. Middle East Eye (31/07/2015). Traduzione e riassunto di Alessandro Balduzzi.
    In un libro del noto politologo francese Olivier Roy, tradotto in inglese nel 1994 con il titolo “The Failure of Political Islam”, si può leggere dell’incapacità dei mujaheddin nel presentare un’alternativa allo sconfitto regime comunista di Kabul e della trasformazione dell’Afghanistan in un campo di battaglia tra signori della guerra e baroni della droga, della breve vita dell’esperimento democratico algerino e della soppressione del Fronte Islamico di Salvezza, del sanguinoso contrapporsi tra forze di sicurezza egiziane e islamisti; per Roy, questi esempi erano una lampante dimostrazione della morte dell’Islam politico.
    Oggi la questione “Islam politico” è riaffiorata, ma in un contesto differente, con un colpo militare dei Fratelli Musulmani a destituire il primo presidente egiziano liberamente eletto, la sconfitta elettorale del partito tunisino Ennahda e il progressivo annientamento dei Fratelli Musulmani giordani da parte del governo di Amman. In qualità di vincitori principali delle Primavere del 2011, non sorprende, tuttavia, che gli islamisti siano diventati i grandi sconfitti nel drastico giro di vite antidemocratico condotto dalle forze antirivoluzionarie.
    Il libro di Roy fu pubblicato solo pochi anni dopo la fine della Guerra Fredda, quando la sconfitta dell'”impero del male” sovietico sollevava un interrogativo sulla prossima minaccia mondiale: Islam o Cina? Accolte con perplessità da chi riteneva l’Islam il nemico e con delusione da chi invece credeva nella bontà dell’Islam politico ai fini della lotta contro corruzione e totalitarismo, le conclusioni di Roy non furono però disaminate criticamente e finirono presto nel dimenticatoio.
    Nel frattempo, la guerra civile in Afghanistan terminò nel 1996 con l’inarrestabile ascesa dei Talebani, che in due anni riuscirono a portare pace e a unificare temporaneamente il Paese; l’islamico Partito per la Giustizia e lo Sviluppo ottenne nel 2002, un anno dopo la sua fondazione, una maggioranza schiacciante alle elezioni parlamentari in Turchia; gli islamisti armati terminarono unilateralmente la lotta contro il governo del Cairo e i Fratelli Musulmani non vinsero le elezioni del 2005 solo a causa di brogli; e in Palestina, nonostante il sostegno arabo e americano a Fatah, a vincere nel 2006 fu Hamas.
    In cosa consiste, quindi, il fallimento dell’Islam politico?
    La nascita dei Fratelli Musulmani nell’Egitto della fine degli anni Venti, insieme alla loro entrata nell’agone politico un anno dopo, è comunemente considerata come il momento fondante della corrente politica islamica, in risposta alla recente abolizione del califfato e alla crescente occidentalizzazione socioculturale. In altre parole, il movimento dei Fratelli Musulmani è visto come reazione identitaria dei musulmani alla minaccia all’Islam; tali cause, tuttavia, non spiegano né la rapida diffusione dell’Islam politico al di fuori di una realtà temporanea e strettamente egiziana, né tantomeno il perdurare della sua influenza a oltre 90 anni dalla sua comparsa. Le cause profonde sono certamente altre e sono moltissime.
    A quasi un secolo dall’avvio della modernizzazione nel mondo musulmano, negli anni Quaranta dell’Ottocento, sia lo Stato che la società furono oggetti a un cambiamento senza precedenti, con l’emergere di un’amministrazione moderna centralizzata e pervasiva. La massimizzazione del potere statale, che veniva a controllare l’intero spazio pubblico e a intromettersi in quello privato, fu causa di conflitto intorno a un sistema di derivazione europea, e quindi visto come alieno, latore di leggi e valori distanti dal mos maiorumtradizionale e quindi raramente compresi.
    Ciò che maggiormente contrariò i musulmani fu l’assunto secolarizzante secondo il quale la religione non trovava spazio nella sfera pubblica, e questo senza che i musulmani stessi avessero trovato una risposta credibile all questione del ruolo dell’Islam nelle loro vite.
    In altre parole, l’Islam politico è sostanzialmente uno sviluppo strettamente collegato alla complessa congiuntura di uno stato sempre più potente ed estraneo a una società che si deve confrontare con la collocazione della religione al proprio interno. Il destino dell’Islam politico è dipeso, dipende e sempre dipenderà da questi grandi temi connaturati alle società musulmane e non necessariamente da una situazione politica in rapida mutazione.
    Basheer Musa Nafi è uno storico specializzato in Storia dell’Islam e del Medio Oriente.
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    I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu

    Islam e politica: un binomio fallito? - Arabpress

  2. #2
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    Predefinito Re: Islam e politica: un binomio fallito?

    L’Egitto guarda al passato per costruire il futuro
    Una serie TV sugli ebrei egiziani del 1950 ha avviato un dibattito sul tessuto sociale del Paese
    quartiere ebraico egitto
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    La serie va oltre la semplice questione di intolleranza religiosa e di antisemitismo per cui gli ebrei egiziani hanno sofferto, come tutti gli ebrei del mondo, per affrontare questioni sociali, politiche e geopolitiche che rimangono ancora attuali. Due personaggi del quartiere ebraico, un giovane musulmano, ufficiale militare, e una giovane donna ebrea, sono innamorati. Vogliono sposarsi, ma si trovano ad affrontare diversi ostacoli che rendono il loro amore così significativo tale da renderlo come un simbolo dei dolori umani che ricadono sulle persone perfettamente tolleranti in una società diversa, in particolare in tempi di guerra e di sconvolgimenti politici.
    Le religioni sono tutte uguali. ‘Tutti chiedono la stessa bontà’, dice uno dei personaggi ebraici del quartiere ebraico. Queste parole non sono cadute nel vuoto. La serie ha aperto un dibattito in un Egitto ‘in ritardo’ di oltre mezzo a causa dell’intolleranza, dell’estremismo e del totalitarismo di Nasser, delle lotte di Sadat per la stabilizzazione, per l’approccio eccessivamente prudente di Mubarak e la sua mancanza di visione, e a causa delle numerose guerre in cui l’Egitto è stato coinvolto nel secolo scorso.
    Ma l’obiettivo che la serie ha cercato di realizzare, non senza un certo numero di errori, non è irraggiungibile. Ci vogliono parole così semplici ma significative come quelle del personaggio ebraico sul terreno comune tra le religioni per ricordare le molte diversità degli egiziani nella loro storia. La storia è, infatti, difficile da affrontare per i Paesi che, come l’Egitto, sono passati attraverso la guerra, la rivoluzione e le crisi politiche in un periodo relativamente breve. La storia può essere scritta in maniera sbagliata a scopi diversi. Ma la storia è incrollabile, e il suo amico, la verità, non si può nascondere a lungo. Gli ebrei hanno sofferto in Egitto. Hanno dovuto lasciare le loro case per cercare nuove nazioni dopo che le guerre di Nasser con Israele non li ha risparmiati.
    Un altro personaggio di Quartiere Ebraico è il padre del musulmano amante dell’ebrea. Di fronte alla realtà della situazione, si prepara a lasciare l’Egitto per andare in Francia. Altamente patriottico e profondamente legato alla sua città natale, muore nel sonno, la notte prima della sua partenza dall’Egitto, come se la sua anima si rifiutasse di permettergli di chiamare un altro posto ‘casa’. Un pezzo della BBC sugli ebrei egiziani, di Sally Nabil, dal titolo “Ultimi ebrei d’Egitto: Stiamo morendo”, racconta la storia di Lucy Shaoul, un’anziana che viveva in un Egitto una volta molto più diversificato e cosmopolita, l’Egitto, che il Presidente Al-Sisi sta cercando di ripristinare. Lei dice che l’Egitto è il suo Paese e che non lo avrebbe mai lasciato.
    I concetti di Quartiere Ebraico sono simili a quelli espressi dal Presidente al-Sisi che una volta ha promesso, come candidato alla presidenza, di portare l’Egitto alla tolleranza di una volta. La società egiziana sta riscoprendo il suo vecchio tessuto, che ricorda i giorni in cui alcune delle sue attrici più popolari erano ebree, giorni in cui la religione era una questione privata. Un anno di regole dei Fratelli Musulmani e l’audacia di un ex militare trasformato presidente sono stati sufficienti a invertire un corso che stava per distruggere la nazione più antica del mondo.
    Il Quartiere Ebraico ci dice tanto circa l’Egitto contemporaneo come anche dell’Egitto del 1948. Questo è un Paese che è stato costruito sulla diversità e la tolleranza. Si può perdere a volte, ma il Paese ha quello che serve per far sì che si torni alla sua vera essenza. La sua ricca storia e la sua particolare situazione geografica, insieme con il suo patrimonio culturale, costituiscono una solida base su cui si può costruire il futuro. E dopo tutto, l’Egitto è il Paese in cui Mosè, Giuseppe e Gesù Cristo hanno vissuto una volta.
    - See more at: L?Egitto guarda al passato per costruire il futuro - Pagina 2 di 2 - L'Indro

  3. #3
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    Predefinito Re: Islam e politica: un binomio fallito?

    Islam: una religione fallimentare.
    Piuttosto.

    Non perché non abbia seguaci, ma perché porterà la specie umana al fallimento.

  4. #4
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    Predefinito Re: Islam e politica: un binomio fallito?


  5. #5
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    Predefinito Re: Islam e politica: un binomio fallito?

    forse ci sono tante declinazioni geograficamente e storicamente determinate come avviene nel liberalismo; se la mia osservazione ha un fondo di realtà vedremo defungere prima il liberalismo poi l'Islam e non viceversa; e ciò perché il liberalismo economico ha alla base un fondamento illusorio riguardo alla "crescita" infinita che sia la limitatezza del Pianeta sia le culture dei popoli saranno impedimento insormontabile a crescere.
    Si rassegnino i sacerdoti del Liberalismo globale.
    GLF

  6. #6
    Banzai
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    Predefinito Re: Islam e politica: un binomio fallito?

    Citazione Originariamente Scritto da joseph Visualizza Messaggio
    forse ci sono tante declinazioni geograficamente e storicamente determinate come avviene nel liberalismo; se la mia osservazione ha un fondo di realtà vedremo defungere prima il liberalismo poi l'Islam e non viceversa; e ciò perché il liberalismo economico ha alla base un fondamento illusorio riguardo alla "crescita" infinita che sia la limitatezza del Pianeta sia le culture dei popoli saranno impedimento insormontabile a crescere.
    Si rassegnino i sacerdoti del Liberalismo globale.
    L islam avanza ovunque grazie alla connivenza dei poteri forti, che comunque avranno da pentirsi amaramente

 

 

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