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Discussione: L'attacco frontale

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    Predefinito L'attacco frontale

    L'attacco frontale

    Lo scorso mese (giugno 2015) raccontandovi della confusione tattica che regnava tra gli alti comandi degli eserciti che combatterono la Grande Guerra.

    In una sorta di premonizione fatalistica, il nostro Cadorna aveva messo nero su bianco come l'attacco frontale sarebbe stato l'inevitabile esito finale di ogni operazione offensiva nella guerra moderna e che quindi ci si dovesse preparare a questa eventualità, dandola per scontata.

    Purtroppo ci sono previsioni che si autoavverano, soprattutto se nessuno crede alla possibilità di soluzioni diverse, e l'inevitabilità di un attacco frontale fu a lungo considerato una specie di dogma, e non solo in Italia.

    In realtà non era affatto scontato che gli assalti frontali fallissero, anzi: spesso l'obiettivo iniziale dell'offensiva era conseguito, solo che era altrettanto frequente si fosse incapaci non solo di sfruttare il successo, ma anche solo di difendere ciò che veniva conseguito da un contrattacco nemico.

    Esaminiamo, però, l'assalto frontale, isolandolo da ciò che lo precedeva e da quello che ne seguiva.

    Qui sotto potete vedere uno schema astratto di assalto frontale nella sua forma più evoluta ed ideale.

    La trincea nemica (la greca di colore beige) era normalmente ben difesa con postazioni di mitragliatrici e allora la prima condizione per effettuare un attacco era una netta superiorità numerica, secondo una valutazione assolutamente empirica da parte dei comandi.
    L'unità in attacco usciva dalla trincea con una precisa sequenza e una volta che essa era tutta nella terra di nessuno, la trincea veniva occupata dalle unità destinate all'impiego successivo.

    La prima linea era composta da Fucilieri (F), Mitraglieri (M) e Granatieri (G). Il loro scopo era rispondere con la maggiore efficacia possibile al fuoco nemico, giungendo il più vicino possibile alla trincea namica. In pratica operava da piattaforma di fuoco mobile per attirare il fuoco nemico, a sua volta effettuando tiri di soppressione.

    Alle sue spalle agivano in funzione di supporto altri Fucilieri e Fucilieri armati di lanciagranate (Lg), allo scopo di fornire un supporto di fuoco ravvicinato alla prima linea. Con il loro tiro curvo i Lanciagranate avevano la possibilità di colpire l'interno della trincea nemica. Giunta a distanza utile di tiro, questa linea poteva anche fermarsi e provvedere alla propria azione in modo continuativo, almeno fino all'intervento della linea successiva.

    Una terza linea, infatti, completava il dispositivo della prima ondata dell'attacco: gli Assaltatori (A). Armati di granate e di armi da corpo a corpo, il loro ruolo era quello di entrare nella trincea e affrontarne gli avversari in combattimento ravvicinato. Il fucile con la baionetta inastata spesso era troppo ingombrante per poter essere utilizzato negli spazi ristretti della trincea.

    Alle spalle della prima ondata veniva tenuta una riserva, spesso anche in colonna, il cui scopo era rinnovare l'attacco con le stesse modalità del precedente, se questo falliva, o di occupare la trincea se invece aveva successo. Molto più raramente veniva impiegata per sfruttare un successo, aggredendo le successive linee tricerate di una difesa in profondità: la probabilità che la prima ondata avesse avuto pieno successo, infatti, era assai scarsa.

    Tutto il processo fin qui descritto veniva ripetuto più e più volte, fino ad esaurimento delle unità destinate all'attacco.

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  2. #2
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    Predefinito Re: L'attacco frontale

    Citazione Originariamente Scritto da carter Visualizza Messaggio
    L'attacco frontale

    Lo scorso mese (giugno 2015) raccontandovi della confusione tattica che regnava tra gli alti comandi degli eserciti che combatterono la Grande Guerra.

    In una sorta di premonizione fatalistica, il nostro Cadorna aveva messo nero su bianco come l'attacco frontale sarebbe stato l'inevitabile esito finale di ogni operazione offensiva nella guerra moderna e che quindi ci si dovesse preparare a questa eventualità, dandola per scontata.

    Purtroppo ci sono previsioni che si autoavverano, soprattutto se nessuno crede alla possibilità di soluzioni diverse, e l'inevitabilità di un attacco frontale fu a lungo considerato una specie di dogma, e non solo in Italia.

    In realtà non era affatto scontato che gli assalti frontali fallissero, anzi: spesso l'obiettivo iniziale dell'offensiva era conseguito, solo che era altrettanto frequente si fosse incapaci non solo di sfruttare il successo, ma anche solo di difendere ciò che veniva conseguito da un contrattacco nemico.

    Esaminiamo, però, l'assalto frontale, isolandolo da ciò che lo precedeva e da quello che ne seguiva.

    Qui sotto potete vedere uno schema astratto di assalto frontale nella sua forma più evoluta ed ideale.

    La trincea nemica (la greca di colore beige) era normalmente ben difesa con postazioni di mitragliatrici e allora la prima condizione per effettuare un attacco era una netta superiorità numerica, secondo una valutazione assolutamente empirica da parte dei comandi.
    L'unità in attacco usciva dalla trincea con una precisa sequenza e una volta che essa era tutta nella terra di nessuno, la trincea veniva occupata dalle unità destinate all'impiego successivo.

    La prima linea era composta da Fucilieri (F), Mitraglieri (M) e Granatieri (G). Il loro scopo era rispondere con la maggiore efficacia possibile al fuoco nemico, giungendo il più vicino possibile alla trincea namica. In pratica operava da piattaforma di fuoco mobile per attirare il fuoco nemico, a sua volta effettuando tiri di soppressione.

    Alle sue spalle agivano in funzione di supporto altri Fucilieri e Fucilieri armati di lanciagranate (Lg), allo scopo di fornire un supporto di fuoco ravvicinato alla prima linea. Con il loro tiro curvo i Lanciagranate avevano la possibilità di colpire l'interno della trincea nemica. Giunta a distanza utile di tiro, questa linea poteva anche fermarsi e provvedere alla propria azione in modo continuativo, almeno fino all'intervento della linea successiva.

    Una terza linea, infatti, completava il dispositivo della prima ondata dell'attacco: gli Assaltatori (A). Armati di granate e di armi da corpo a corpo, il loro ruolo era quello di entrare nella trincea e affrontarne gli avversari in combattimento ravvicinato. Il fucile con la baionetta inastata spesso era troppo ingombrante per poter essere utilizzato negli spazi ristretti della trincea.

    Alle spalle della prima ondata veniva tenuta una riserva, spesso anche in colonna, il cui scopo era rinnovare l'attacco con le stesse modalità del precedente, se questo falliva, o di occupare la trincea se invece aveva successo. Molto più raramente veniva impiegata per sfruttare un successo, aggredendo le successive linee tricerate di una difesa in profondità: la probabilità che la prima ondata avesse avuto pieno successo, infatti, era assai scarsa.

    Tutto il processo fin qui descritto veniva ripetuto più e più volte, fino ad esaurimento delle unità destinate all'attacco.

    Complimentane per l'analisi.

    Personalmente però ritengo che l'assalto frontale era destinato al fallimento per il semplice motivo che portava ad un esaurimento delle proprie forze molto prima di quelle dell'avversario.

    Il dilemma tattico che dovettero affrontare gli stati maggiori nelle prima guerra mondiale però è uno: l'impossibilità della manovra.

    Da questo scaturisce che l'unica tattica che rimaneva(nel momento che appunto non si poteva manovrare) erano gli attacchi frontali che però a loro volta erano (quasi) sempre destinati al fallimento sempre per lo stesso motivo: una volta rotto il fronte avversario se non posso sfruttare il successo con la manovra gioco forza che prima o poi l'avversario riesce a chiudere la breccia e a ricacciarmi indietro.

    Gli stati maggiori (soprattutto quello tedesco) per superare questo problemi tentarono due vie: la prima una guerra d'attrito con la battaglia della Somme che falli miseramente, la seconda con la guerra d'infiltrazione che diede importati risultati (anche se non definitivi) con Caporetto e con l'offensiva tedesca della primavera del 18.

  3. #3
    duca di rivoli
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    Predefinito Re: L'attacco frontale

    rimane la "variabile" dell'annientamento del nemico per mezzo della potenza di fuoco (preparazione di artiglieria). in linea di principio l'artiglieria, concentrata nel punto di presunta rottura, avrebbe dovuto "spianare" i ricoveri del nemico ed effettuare l'annientamento delle batterie avversarie.
    lo schema di base mi sembra poco chiaro per quanto riguarda la funzione delle mitragliatrici nell'assalto e nei "granatieri".
    da dove hai tratto questi dati? dalla "libretta rossa" di Cadorna? noi all'assalto non mandavamo le mitragliatrici (nemmeno le mitragliatrici-pistole) perché impedivano lo "slancio", mentre i lanciabombe (mortai?) non erano ancora stati inventati, almeno nella forma successiva (quello che si usa ancora)

  4. #4
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    Predefinito Re: L'attacco frontale

    Lo schema credo invece che si riferisca alla tattica tedesca utilizzata dal 17 in poi: la fanteria con una maggiore potenza di fuoco per sopperire alla mancanza dell'artiglieria nelle fasi finali dell'assalto,gli assaltatori utilizzati per aprire la breccia e le colonne dietro per sfruttare il successo in profondità.

    Il problema dell'artiglieria nella 1ww era che il tiro di annientamento molto spesso non annientava e che nelle fasi finali non poteva accompagnare la fanteria in avanzata a causa della sua scarsa mobilità.

    il problema non era creare il punto di rottura ma saperlo sfruttare.

  5. #5
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    Predefinito Re: L'attacco frontale

    Aggiungo che in studi storici dello SME, che dovrei ritrovare -ahimè- a parecchi chilometri da casa, si sottolineava anche come, per l'aumento sproporzionato delle capacità della difesa a fronte di quelle della forza attaccante nel periodo di cui sopra, il rapporto clausewitziano di 1 stava spaventosamente ritornando verso sfere intono al 1:7 se non -per alcuni pensatori dell'epoca- addirittura al 1:13. In ogni caso la chiave di tutto sono la manovra e il supporto di fuoco che, per quel citato discorso di sproporzioni, rendeva impossibile la prima e insufficiente il secondo.
    Con un decreto speciale / è stata abolita la lingua del mio paese / sostituita da una nuova / tutto quello che finora avevo scritto / si considera non tradotto.

  6. #6
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    Predefinito Re: L'attacco frontale

    Citazione Originariamente Scritto da Grubach-Kléber Visualizza Messaggio
    Aggiungo che in studi storici dello SME, che dovrei ritrovare -ahimè- a parecchi chilometri da casa, si sottolineava anche come, per l'aumento sproporzionato delle capacità della difesa a fronte di quelle della forza attaccante nel periodo di cui sopra, il rapporto clausewitziano di 1 stava spaventosamente ritornando verso sfere intono al 1:7 se non -per alcuni pensatori dell'epoca- addirittura al 1:13. In ogni caso la chiave di tutto sono la manovra e il supporto di fuoco che, per quel citato discorso di sproporzioni, rendeva impossibile la prima e insufficiente il secondo.
    Esatto e per questo la prima guerra mondiale, al netto degli sbagli dei generali, non poteva che essere combattuta in un solo: come fu combattuta, ovvero come una guerra d'attrito

 

 

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