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Passano gli anni e scopriamo che il concetto di evasione fiscale assume significati sempre nuovi e soprattutto sempre più vantaggiosi per chi evade; che il senso delle parole cambi nel tempo è normale, la depenalizzazione dei reati fiscali lo è un po’ meno.*Lo scorso Natale Renzi raccontò di essersi duramente battuto in Consiglio (dei Ministri) “per far aumentare le pene dei reati fiscali”.*Se lo fece allora forse non lo sta più facendo.*Dobbiamo arrivare ai nuovi sconti di pena per chi evade le tasse, ma vediamo da dove partiamo.
La norma “salva Berlusconi”
D.Lgs 74 del 10/3/2000 (che già riduceva di molto le pene precedenti, ma tralasciamo). Per grandi linee, si prevedevano reclusioni da 18 a 72 mesi per passivi fasulli e pene da 12 a 36 mesi per combinazioni di evasione (attivi e/o passivi). Tralascio gli altri aspetti; ci serve solo un’idea di massima.*Quanto sopra fu modificato dal Governo Renzi alla vigilia dello scorso Natale con una norma – da qualcuno ribattezzata salva-Berlusconi – che fissava una soglia minima di punibilità al 3% di imposta evasa e/o parte di imponibile non dichiarato; con l’effetto di annullare il Processo Mediaset e la conseguente condanna a 4 anni di Berlusconi.
Soglia di punibilità a 150 mila euro
La direzione che oggi prende la Delega Fiscale con l’Art. 4 è che la soglia di punibilità passa da 50 a 150 mila Euro di imposta evasa – attenzione: imposta, non imponibile – con l’aggiunta che al Comma 3 si trova “non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti”.*Traduciamo. Se ci si sbaglia a valutare attivi e passivi, non si è punibili (e che diamine, diamo per scontata la buona fede…), e se si evadono le tasse per meno di 150.000 Euro nemmeno.
I beni di cui si è proprietari
La norma stabilisce anche l’impunibilità quando le valutazioni riguardano il bene di cui si è proprietari, stabilendo che “non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati indicati nel bilancio o in altra documentazione rilevante ai fini fiscali”. Inoltre “non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate differiscono in misura inferiore al 10% da quella corrente”.
Sono già in molti, a tal proposito, a far notare come sia sufficiente nascondere al fisco il vero valore di un immobile per aggirare la norma. Il tutto semplicemente stando attenti a non*far*andare la scorretta*valutazione al di sopra*del 10%.
Focus su destinatari norma
Francesco Greco, Procuratore aggiunto di Milano, ha già detto che salteranno centinaia di processi (bhe, almeno snelliamo la Giustizia Civile).*Penso però che il focus vada posto su chi questa norma va a coinvolgere, ricordandoci che stiamo parlando di imposta evasa, non imponibile. Non i lavoratori dipendenti né i pensionati; non le partite iva e nemmeno molti negozianti (forse li guadagnano, difficilmente li pagano di tasse).
In Italia non si tassano le grandi imprese
Il 96% delle imprese italiane è micro (meno di 10 dipendenti) o piccola (da 10 a 25 dipendenti): forse qui c’è qualcuno che potrebbe farlo.*Manca qualcuno? Ah si! Le grandi imprese, quelli che prendono le commesse dalla PA, energia, comunicazione, infrastrutture.*Recentemente abbiamo visto che alla Grecia per risollevarsi le chiedono di tassare le grandi imprese; qui da noi sembra si vada in senso opposto lasciando margini più ampi per evadere il fisco.*Inevitabile la citazione di Totò: “e io pago…”.
Scritto da: Lorenzo Panizzari
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