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    Predefinito obbiezione alla teoria del valore soggettivo

    Per gli austriaci, il valore di un bene risulta dal rapporto tra domanda e offerta, non dalla quantità di lavoro necessaria alla sua produzione. Tuttavia, l'offerta complessiva di un bene dipende dalla quantità complessiva di lavoro che è stata necessaria per produrlo, no? a parità di produttività del lavoro, più lavoro = più beni prodotti = più offerta di beni = (a parità di domanda dei beni) minor valore per ogni singolo bene. Cioè la teoria del valore-lavoro, uscita dalla porta, mi pare rientrare dalla finestra (tramite l'offerta). Dove sta l'inghippo? dove sbaglio? (mi duole assai vestire i panni dell'economista classico, che ancora distingue il prezzo di produzione da quello di mercato, ma tant'è). Vi ringrazio anticipatamente.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  2. #2
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    Predefinito Re: obbiezione alla teoria del valore soggettivo

    Citazione Originariamente Scritto da Platone
    a parità di produttività ... a parità di domanda dei beni
    Caro platone, domanda interessante.
    Per me Ti sei ingannato perché il tuo modello recuperando il valore-lavoro esclude il concetto di mercato. In altri termini: hai dato una descrizione del valore in un'economia amministrata, nella quale siano fondamentalmente escluse alcune cose che nella realtà di un paese libero non sono escluse. E l'economia, per quanto a molti non piaccia, studia la gestione migliore delle risorse in condizioni di libertà.

    Tornando per un momento dagli esiti alle premesse, ti dirò che il tuo argomento mi sembra una reinvenzione del c.d. modello superfisso. Esso non richiede una demolizione austriaca ma è confutabile anche in un ambito neo-classico. Leggi l'analisi breve ed eccellente che trovi qui.

    Nel tuo modello le due condizioni di fissità che tu reputi essere il ceteris paribus del tuo modello di mercato, in realtà, per le loro implicazioni secondarie, sono tanto estese da essere un totis paribus. Quel che voglio dire è che già introducendole il tuo modello cessa di poter descrivere una economia di mercato, a prescindere dal fatto che sia internamente coerente o meno come teoria. Esso, insomma, nega, non a livello di dimostrazione ma già di postulati, quelle che sono le condizioni minime dell'esistenza di un mercato.

    Qui c'è un punto austriaco: quella tua riflessione, non trovando una effettiva contraddittorietà nella teoria economica neoclassica, che è priva di un postulato che le servirebbe per escludere il tuo modello, accende i riflettori sul fatto che essa in realtà è più in genere tragicamente proprio priva di corretti presupposti epistemologici.

    L'inapplicabilità del modello superfisso alla realtà, che richiede -per esser dimostrata- un'analisi dei suoi esiti, dimostra molto efficacemente quanto il concetto dell'equilibrio generale del quale la teoria mainstream continua a parlare -per quanto raffinato dal trasformare le fissità che tu introduci come elementi base in altrettante ridigità matematiche - sia un fatto inesistente nella realtà.

    Sarebbe il momento di riconoscere nell'economia un altro postulato: anche nell'istante, l'economia non è in equilibrio, ma in uniforme mutamento. Il che equivale a dire che l'economia, in ogni istante, è in uno squilibrio. Non va, dunque, studiato l'equilibrio, ma lo squilibrio. E questo implica che in una teoria economica che vuol descrivere un mondo in mutamento e accetta questo postulato nelle sue premesse è anche vietato postulare quello che tu postuli: la parità di produttività del lavoro nel tempo e della domanda dei singoli beni nel tempo non sono condizioni tollerabilmente fissabili.

    I postulati verosimili, come il quinto di euclide, servono a mettere alla porta i cadaveri puzzolenti che ogni tanto riemergono nelle teorie. Tra cui l'argomento del valore-lavoro.


    Esattamente come nel caso del quinto di euclide, non è detto che non esistano condizioni di fissità della domanda e della produttività nell'universo. Anzi. Il caso Sovietico, con i mitra a presidiare la prima e l'assenza di incentivi diversi dai mitra a generalizzare la seconda, si è certamente avvicinato all'assenza di questo postulato di buonsenso e alla verifica del modello.

    Tuttavia, seppure nell'universo ci sono eccome sistemi che seguono geometrie non euclidee, nondimeno è un fatto riconosciuto che questo non vale nulla per parlare di fisica terrestre, che è ciò che molto spesso facciamo. Sappiamo in definitiva i che sistemi fondati su geometrie non euclidee non descrivono "il mondo" che usualmente percepiamo, e conseguentemente quei modelli non li esploriamo più per certe cose.

    I sistemi fondati sull'applicazione di condizioni di fissità non descrivono l'economia naturale che l'uomo generalmente segue, la quale è una prassi di buona amministrazione della casa e non una cosa astratta.
    E questa è scuola austriaca.
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
    * * *

    Presidente di Progetto Liberale

 

 

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