Grazie ad Antonio Socci, abbiamo saputo che la Chiesa africana – la Conferenza episcopale, con il suo segretario Nicolas Djomo – ha fatto un appello ai giovani africani, perché non emigrino: “Non fatevi ingannare dall’illusione di lasciare i vostri Paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa e in America”. Invece, “Utilizzate i vostri talenti e le altre risorse a vostra disposizione (perché i soldi, quelli ce li hanno, e i vescovi lo sanno,ndr.) per rinnovare e trasformare il nostro continente e per la promozione della giustizia, della pace e della riconciliazione durature in Africa. Voi siete il tesoro dell’Africa. La Chiesa conta su di voi, il vostro continente ha bisogno di voi”.
Da Anna Bono, che è ricercatrice in Storia e istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Torino ed ha studiato il problema, abbiamo saputo che ad emigrare in massa non sono gli affamati (che non si possono certo permettere un ‘passaggio’ da 3 mila euro almeno) bensì : “una netta prevalenza di giovani, maschi, istruiti, partiti da centri urbani dove avrebbero potuto continuare a vivere, così come fanno i loro coetanei rimasti a casa”. E “in gran parte la motivazione non è un pericolo di vita incombente né la miseria estrema. Gli emigranti dall’Africa per lo più non stavano morendo di fame, non vivevano sotto le bombe o nel terrore di un regime spietato. Difatti pochi ottengono lo status di rifugiato”.
Quello che vogliono, quando vengono tra noi, è lo smartphone.
In decine di migliaia,- questi intraprendenti istruiti , ciascuno dei quali caccia 3 mila euro almeno, depauperano l’Africa non solo delle loro persone, ma dei capitali con cui i paesi potrebbero svilupparsi. E’ un fenomeno negativo, come proclama la Chiesa africana. Qualunque cosa dica quello che si fa’ chiamare “Vescovo di Roma”, ma nel suo ambiente chiamano “Il Papa”.
Perché non s'indaga sulle altre "Mafie Capitale"? - Blondet & Friends




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