Le
acque reflue dell’industria petrolifera e del fracking vendute agli agricoltori per irrigare i campi. Secondo i funzionari statali e locali della California è un’ottima idea in questi tempi di siccità interminabile. E anche i petrolieri sono ben contenti di lucrare sulla scarsità di risorse che sta mettendo in ginocchio il Paese da più di tre anni. Il gigante del petrolio
Chevron ricicla 80 milioni di litri di acqua ogni giorno e li vende agli agricoltori che innaffiano circa 18 mila ettari di colture, il 10% dei terreni agricoli di Kern County. (...)
la Central Valley water authority, che regola il programma di riciclaggio dell’acqua, ha comunicato a tutti i produttori di petrolio le nuove esigenze:
entro il 15 giugno andranno condotti test più ad ampio spettro e fatto il censimento delle sostanze chimiche previsto dalle nuove normative sul fracking. La legge, approvata in California nel 2014, richiede alle compagnie petrolifere di elencare i composti adoperati nei processi di estrazione,
che sono almeno 700.
Negli ultimi due anni, Scott Smith, scienziato del gruppo di pressione Water Defense, fondato dall’attore Mark Ruffalo, ha analizzato campioni dell’acqua di scarto venduta da Chevron agli agricoltori. Ha scoperto
un alto livello di tossicità dovuta a composti nocivi tra cui
acetone e cloruro di metilene, insieme a residui di petrolio. Si tratta di solventi utilizzati per sgrassare attrezzature o ridurre la densità del greggio:
il cloruro di metilene è un potenziale cancerogeno.