La mia è sul water da ieri.
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La mia è sul water da ieri.
Indonesia, il governo contro le emoticon gay-friendly di Whatsapp
L'esecutivo di Giacarta chiede di "rispettare la sensibilità degli utenti" e ottiene la rimozione delle "faccine" che ritraggono coppie gay e lesbiche
Ivan Francese
Il governo indonesiano ha vietato da parte degli operatori telefonici di permettere la diffusione di quelle emoticon di Whatsapp o di altre applicazioni di messaggistica istantanea che ritraggono delle coppie omosessuali.
La misura arriva dopo che un'app di messaggistica istantanea molto popolare fra gli indonesiani ha messo in vendita emoticon a tema gay, suscitando peraltro le proteste di moltissimi utenti asiatici, che hanno lanciato una vera e propria rivolta sui social network.
Pur senza che l'omosessualità sia illegale, le associazioni pro-gay ritengono che nel Paese del Sud Est asiatico i diritti Lgbt siano ancora pesantemente compromessi.
La censura sulle emoticon, però, ha scatenato la furia delle associazioni omosessuali. Dal governo di Giacarta, tuttavia, sembrano inflessibili: "i social media devono rispettare la cultura locale e il sentimento del Paese da cui i propri utenti provengono", ha spiegato il portavoce governativo per il Ministero delle comunicazioni. Negli ultimi anni gli episodi di condanna ufficiale delle manifestazioni pubbliche dell'omosessualità sono costantemente in crescita in tutto il Paese.
Indonesia, il governo contro le emoticon gay-friendly di Whatsapp - IlGiornale.it
La lesbica anti-gay: Camille Paglia e il coraggio della libertà
di Giampaolo Rossi
Camille Paglia è atea e lesbica, ed in molte interviste ricorda la sua attitudine giovanile transessuale, eppure ammette che “i codici morali sono la civiltà. Senza di essi saremmo sopraffatti dalla caotica barbarie del sesso, dalla tirannia della natura”.
Detesta la stupidità delle mobilitazioni gay e l’intolleranza degli omosessuali: “Stridulo, egoista e dottrinario, l’attivismo gay è completamente privo di prospettiva filosofica”.
Lei, che rivendica di essere stata la prima studentessa lesbica a fare outing all’università di Yale, riconosce che “l’omosessualità non è normale; al contrario si tratta di una sfida alla norma”.
E sulle nuove frontiere della procreazione assistita, si dice “preoccupata dalla mescolanza perniciosa tra attivismo gay e scienza che produce più propaganda che verità”.
Riconosce che la sua omosessualità e le sue tendenze transgender sono una “forma di disfunzione di genere” perché in natura “ci sono solo due sessi determinati biologicamente”; e i casi di effettiva androginia sono rarissimi, “il resto è frutto di propaganda”.
Verso quei genitori che, grazie a medici compiacenti, cambiano il sesso dei figli a fronte di comportamenti apparentemente transessuali, Camille Paglia non ammette giustificazioni: “È una forma di abuso di minori”.
Sia chiaro: per Camille Paglia, in ballo non c’è il diritto di ogni uomo o donna adulti di vivere la propria sessualità con libertà e amore; in ballo c’è il patto mefistofelico che l’Occidente sta facendo con la Tecnica per disarticolare l’ordine naturale: “La natura esiste, piaccia o no; e nella natura, la procreazione è una sola, regola implacabile”.
Qualche mese fa, davanti alle telecamere di Roda Viva, il famoso format televisivo brasiliano di Tv Cultura, è stata ancora più chiara: “L’aumento dell’omosessualità e del transessualismo sono un segnale del declino di una civiltà”.
“Nulla definisce meglio la decadenza dell’Occidente che la nostra tolleranza dell’omosessualità aperta e del transessualismo”.
Parole di una coraggiosa pensatrice lesbica.
La lesbica anti-gay: Camille Paglia e il coraggio della libertà | Radio Spada
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Sui diritti dei cavalieri ad andare in autostrada
Dialogo a cura Simone P.B. Gambini
Cavaliere (C): è arrivato il momento di fare una legge che dia diritti a tutti quelli che hanno un cavallo di poter andare in autostrada
Uomo comune (Uc): ma l’autostrada veramente è fatta solo per i veicoli a motore…
C – E chi l’ha detto? Chi è lei, signor Uomo comune, per dirmi che non posso andare in autostrada col cavallo?
Uc – Col cavallo può fare altre cose, ci sono gli ippodromi, i parchi, o anche le strade sterrate, ma in autostrada non si può andare col cavallo…
C – Ma questa è discriminazione! è equinofobia!
Uc – Ma no, a me il cavallo piace pure, ma alcune cose non può farle, ha dei limiti…
C – Limiti? Mi scusi, signor Uomo comune, ma lei è un tantino retrogrado! Siamo nel 2016, c’è gente che col cavallo ha fatto il giro del mondo e lei mi vuole dire che non posso entrare in autostrada col cavallo? Ma lei si rende conto? State qui a discriminare noi poveri cavalieri, invece di risolvere il problema dell’inquinamento!
Uc – Si scusi, ma questo cosa c’entra… i cavalli non possono andare in autostrada, anche per motivi di sicurezza, sia dei cavalieri, che degli altri automobilisti…
C – Ma lei lo sa che in paesi come l’Olanda e l’Irlanda, i cavalieri vanno già in autostrada? Sono esperienze bellissime, di vera comunione! Vedesse che condivisione e che affetto! Sono tutti felici!
Uc – Ma veramente, ho sentito molte voci contrarie e anche che si sono verificate diverse cadute. Tanta gente ha subito incidenti e ferite. Forse dovremmo riflettere su questo.
C – Ma che dice? Avrà letto qualche articolo fazioso, su quelle riviste per soli automobilisti! Sono solo degli oscurantisti! Basta discriminazioni! Siamo gli ultimi in Europa su questi temi. Finiamola! Presto il nostro sogno di viaggiare in autostrada sarà legge. Una volta tutti andavano a cavallo….invece oggi ci discriminate!
Uc – Ma lei si rende conto del caos che questa legge potrebbe provocare?
C – Ma quale caos! Noi non vogliamo togliere diritti a nessuno. Siete voi che volete impedire ai cavalieri di essere come tutti gli altri. È un fatto di dignità! Perché volete impedire che il cavaliere possa beneficiare degli stessi diritti di chi va in macchina?
Uc – Ma perché il cavallo e la macchina sono diversi. Distinguere, non è discriminare. Anzi trattare in modo uguale situazioni disuguali, questa sì che sarebbe ingiustizia.
C – Ingiustizia? Lei parla di ingiustizia? Ma lo sa quanti cavalieri ogni giorno devono respirare i fumi delle automobili? Sa quanti casi di equinofobia ci sono ogni anno in Italia? Studi e si informi, prima di parlare di ingiustizia!
Uc – Ma scusi, signor Cavaliere, si può ancora dire che un cavallo è diverso da un’automobile? Non in dignità, certo. Però svolgono funzioni diverse. Hanno uno scopo assolutamente differente
C – Guardi, Uomo comune, io mi meraviglio del suo razzismo! I suoi argomenti sono mediocri e stupidi! I Cavalli andranno in autostrada! E’ un mio diritto di cavaliere andare in autostrada! Fatevene una ragione! Questo è il vero progresso. Nessuno riuscirà a impedirci di combattere contro l’oppressione dei cavalieri!
Uc – Ma voi non state combattendo contro l’oppressione, state combattendo contro la realtà e il buonsenso.
C – Vedo che è inutile parlare con lei, si vede che è equinofobico!”
Sui diritti dei cavalieri ad andare in autostrada | Radio Spada
Problemi nell'orto.
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La vera trasgressione a Sanremo? Vestire questa felpa
di Gianluca Veneziani
Il grande Leo Longanesi lo avrebbe definito il conformismo dell’anticonformismo. Tutti i cantanti sul palco dell’Ariston, da Noemi ad Arisa, da Eros Ramazzotti ad Enrico Ruggeri, fino a Dolcenera e Annalisa, ce l’hanno messa tutta per esibire i nastrini arcobaleno e perorare così la causa del riconoscimento delle unioni civili e della stepchild adoption per coppie gay.
Si credono artisti impegnati, intellettuali con coscienza civica, buoni maestri in grado di fare da esempio e indicare la strada al popolo bue. E invece il loro gesto non ha nulla di provocatorio, originale, dissacrante, né tanto meno di notevole (degno di nota) e fuori dal coro – giusto per usare un lessico musicale – ma indica piuttosto l’appiattimento culturale, l’uniformità del politicamente corretto che preferisce creare una Voce Unica, priva di dissenso, e vincere facile.
Il vero gesto controcorrente, la vera trasgressione sarebbe stata presentarsi sul palco con una maglietta che rappresentasse la famiglia naturale (papà, mamma, bambini), usare i simboli della Manif Pour Tous o magari chiudersi in religioso silenzio, fermi e con un libro in mano, fuori dal baccano di canzoni superflue, a mo’ delle Sentinelle in Piedi. Sarebbe stato questo il modo di scardinare il già visto, di rompere le convenzioni e le convinzioni diffuse, di fare un’azione rivoluzionaria proprio perché nel solco della tradizione (e della Costituzione). Oggi infatti il vero scandalo è forzare l’ovvio, è ribadire l’evidenza, è testimoniare – nella sorpresa generale – che la famiglia è costituita da un uomo e una donna e che tutte le altre unioni (pienamente legittime) non possono essere equiparate al matrimonio, per ragioni che attengono l’antropologia (perché ci sia matrimonio è necessaria la complementarità dei sessi) e la funzione sociale; è annunciare che, per fare un figlio, ci vogliono (ebbene sì) un seme maschile e un ovulo femminile e che tutti gli altri tentativi artificiali e disumani (vedi utero in affitto) non fanno che scimmiottare e deformare l’unione d’amore tra due partner di sesso diverso.
Sarebbe questo un messaggio in controtendenza, sarebbe questo un Festival delle verità scomode contro la retorica buonista che anestetizza le coscienze, sarebbe questo un modo di usufruire a pieno della libertà di espressione all’interno di un Servizio Pubblico. E invece no, lo spettatore (che in tal caso è anche contribuente) deve assistere inerte al dispiegarsi di questa campagna ideologica su una rete pubblica, per la quale ha pagato il canone, senza che ci sia uno straccio di contraddittorio, senza che sia assicurata la par condicio, come capita in tempi pre-elettorali, senza che venga fatta sentire la voce contraria o vedere (visto che parliamo di simboli) una presa di posizione alternativa. No, dobbiamo subire, tra uno stornello e l’altro, attraverso apparentemente innocui nastrini, la dittatura del Pensiero Unico, la nota stonata di chi se la canta e se la suona e ci convince che l’arcobaleno sia l’unico colore “giusto”, l’unico degno di rispetto, e che il rosa e l’azzurro facciano schifo, un po’ come un tempo qualcuno ci voleva convincere che due più due faceva cinque e non quattro, nonostante l’evidenza dicesse il contrario…
La vera trasgressione a Sanremo? Vestire questa felpa - L'intraprendente | L'intraprendente
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Una risposta al direttore di Repubblica
Mario Adinolfi
Caro Calabresi, ho letto il tuo editoriale “Unioni civili, metterci la faccia” con molta attenzione. Scrivi raramente e so che quando accade è per inviare un indirizzo preciso, che ha peso: il tuo e quello del giornale che dirigi. Il senso dell’articolo mi è chiaro: è un richiamo esplicito a Matteo Renzi affinché prenda in mano le operazioni e conduca in porto una legge sulle unioni civili che, in assenza del suo esplicito agire, è andata ad incagliarsi per via delle doti che eufemisticamente possiamo definire dilettantesche degli attendenti da campo a cui il premier ha affidato la guida della battaglia. Il primo punto interrogativo voglio portelo subito: e se Renzi non avesse così tanta voglia di esporsi sulle unioni civili? Se il suo retroterra politico, culturale, valoriale, persino personale fosse lontanissimo da quella richiesta di trasformare i desideri Lgbt in diritti che è alla base del ddl Cirinnà? Se fosse per questo, dunque per scelta e non per distrazione, che ha lasciato naufragare in un pateracchio di forzature incostituzionali una manovra che, al fondo, non condivide? Sei un cronista politico di lungo corso, caro Calabresi. Sai che nel 2007 un Family Day vide tra i protagonisti “politici” due giovanotti: io stesso, che pochi mesi dopo sarei stato candidato alla segreteria nazionale del Pd alle primarie fondative, e un promettente ragazzo, presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi. Il ragazzo, per durezza dell’argomentare contro i Dico, veniva nelle “mappe” di Repubblica collocato alla mia destra.
Non sono ingenuo, so che il richiamo così esplicito del direttore di Repubblica al premier affinché si esponga personalmente serve a rimuovere quelle remore che conosci e percepisci. Ora Renzi non potrà sottrarsi e si esporrà, a partire dall’assemblea nazionale del Pd programmata per domenica. Però, caro Calabresi, permettimi: sono proprio le argomentazioni che usi nel tuo scritto a non essere convincenti, a suonare come una sorta di ricatto.
Apri il tuo articolo citando il caso di una convivente che non ha potuto assistere il compagno in ospedale, impostando i toni dello scritto sul ricatto emotivo. Tralascio il fatto che la legge 91 del 1999 consente esplicitamente “ai conviventi more uxorio” di stare vicino al partner in ospedale (e una sentenza del 2012 ha specificato che tale diritto è anche dell’eventuale partner omosessuale) e che dal 1989 una legge voluta dalla tanto vituperata Democrazia Cristiana certifica all’anagrafe la condizione di convivenza, che può essere fatta valere nei tanto citati (a sproposito) casi retorici dell’ospedale e del carcere. Ma sai benissimo che il ddl Cirinnà prevede l’unione civile per i soli omosessuali, se non sei omosessuale niente diritti, niente stepchild adoption, niente reversibilità della pensione. Quindi quando citi nell’incipit dell’articolo le “900.000 coppie di fatto” che ci sarebbero nel paese avresti dovuto per onestà intellettuale specificare che per 892.500 di esse poco o nulla cambia, visto che la citata “seconda parte della legge” relativa ai conviventi maschio-femmina è davvero acqua fresca (anche giustamente, visto che costoro possono se vogliono accedere all’istituto del matrimonio). Tutto questo casino che ha spaccato drammaticamente il Paese è costruito per 7.513 coppie omosessuali stabilmente conviventi (dati censimento Istat), con 529 minori, nella stragrande maggioranza dei casi provenienti da precedenti rapporti eterosessuali e dunque già dotati di un papà e di una mamma. Poiché, almeno per ora, non è previsto che un figlio possa avere tre genitori, la questione “stepchild adoption” riguarda poco più di duecento bambini: una trentina provenienti da pratiche di utero in affitto e presenti in un ménage di coppie gay, duecento derivanti da fecondazioni eterologhe e presenti in un contesto di coppia lesbica. Questo è il quadro reale, numerico, della questione. Parlare di 900.000 coppie di fatto nell’incipit dell’articolo significa costruire un clima giornalisticamente distorto per giustificare i passaggi successivi.
Detto questo, penso che se anche un solo bambino fosse privato di qualche diritto per colpa dell’orientamento sessuale delle persone con cui vive, ciò sarebbe un crimine. E allora passiamo in rassegna i diritti dei bambini che vivono in contesti omosessuali. Di quali diritti sono privati? Non possono andare a scuola? Non hanno diritto all’assistenza sanitaria? Sono privati delle vaccinazioni? C’è un solo diritto che spetta alle mie figlie che non sia riconosciuto anche al bambino che vive in un ménage gay o lesbico? Ovviamente no. Il ddl Cirinnà, quello sì, costruirebbe se approvato la negazione di un diritto del bambino: quello a sapere che è figlio di una mamma e di un papà, come tutti, spacciandogli invece per vero ciò che è platealmente falso e cioè che sarebbe nato da due uomini o da due donne.
Nel tuo articolo, caro Calabresi, lamenti giustamente un clima “peggiorato e reso indigesto da un dibattito pubblico pessimo, fazioso, inquinato dagli estremismi e dalle falsificazioni”. Hai davvero ragione. Pensa che passerò il venerdì di Quaresima a Bari invitato dalla locale università per parlare di famiglia. Il quotidiano che dirigi da giorni alimenta una contestazione violenta che ha costretto addirittura all’intervento della prefettura, perché secondo gli annunci di organizzazioni estremiste saranno messe in atto azioni violente per impedirmi di accedere all’ateneo e di parlare. Repubblica avalla i contestatori e mi definisce “omofobo”. Sfido la tua giornalista a trovare nei miei scritti che da anni si occupano di questo argomento mezza riga rivolta contro gli omosessuali e anche solo relativa all’argomento dell’omosessualità. Io sono un cittadino contrario al matrimonio omosessuale e ai relativi diritti di filiazione. Questa posizione è legittima, caro direttore? Ha spazio nel dibattito democratico del Paese? O il pensiero unico incarnato dal tuo e dagli altri grandi quotidiani, da tutte e dico tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive del Paese (fino al festival di Sanremo trasformato in un ridicolo gay pride a spese delle famiglie italiane), arriva ormai a giustificare che sia impedita anche la libera espressione di un pensiero divergente dal vostro? Lo dico a te, caro Calabresi, perché la memoria ti aiuterà a comprendere che quando tutti ti gridano addosso e ti affibbiano etichette ingiuste e indegne, quando il rumore del coro estremistico copre le parole della verità e della ragionevolezza, tu più di altri dovresti allarmarti e stigmatizzare.
Invece nel tuo articolo appare chiaro che esiste una sola posizione legittima, quella del sostegno al ddl Cirinnà, un solo esito legittimo, quello dell’approvazione del ddl Cirinnà, una sola mossa legittima, quella di un Renzi esplicitamente e personalmente a capo di qualsiasi forzatura serva a portare al traguardo il ddl Cirinnà. E invece, caro Calabresi, esiste la posizione dei contrari. Ed è altrettanto legittima ed è radicata in termini popolari e bastava farsi un giro al Circo Massimo il 30 gennaio scorso per notare che non è in nessun modo assimilabile a posizioni retrograde, faziose, estremiste. Milioni di famiglie italiane guardano con sgomento alla vostra superficialità, al vostro sostegno all’agire di governanti che in questa 17esima legislatura repubblicana sono stati capaci di produrre solo norme contro la famiglia, dal divorzio breve a questo orrendo e incostituzionale ddl Cirinnà. E sei tu ad operare una clamorosa falsificazione quando scrivi che nel ddl in discussione “non si parla mai di utero in affitto”, perché basta vedere i sette minuti di intervista rilasciati da un senatore e dal suo compagno a Le Iene, con il racconto nudo e crudo della pratica da loro eseguita all’estero comprando per centomila euro una donna e un bambino, in cui si ammette che la stepchild adoption serve a loro per legittimare in Italia quel che oggi non possono nemmeno dichiarare e cioè che quel figlio è figlio di due papà e di nessuna mamma, privandolo per sempre di un diritto che quel bambino ha.
Sarebbe necessario un recupero di serenità, caro Calabresi, questo sì. Sarebbe necessario smettere di dipingere una parte come “estremista” e l’altra come “avanzata”. Questa legge sbagliata ha spaccato l’Italia, ma non in buoni e cattivi. O, mettiamola così, di certo voi non siete i buoni. La spaccatura è stata trasversale, ha riguardato tutte le culture e le aree politiche, le maggioranze e le opposizioni. Repubblica è un giornale abituato a dare patenti di democraticità, ma stavolta il popolo è diviso e la maggioranza non sta con voi. Per questo Renzi è così prudente. Se ne è reso conto tardi e ora, caro Calabresi, anche il tuo autorevole articolo lo porterà ad esporsi. Commetterà un errore, perché farà compiere una prepotenza nei confronti della volontà popolare. Voi lo aiuterete, complici, come in queste ore in cui provate a dipingere Monica Cirinnà come una povera martire di chissà quale ideale e chi si è opposto ai suoi pasticci come un “voltagabbana” (eppure non ci voleva un’aquila per capire che i grillini non avrebbero fatto i portatori d’acqua del Pd). Però la verità dei fatti travalicherà ogni racconto artificialmente confezionato, anche se confezionato all’unisono da tutti i grandi giornali, tutti i telegiornali, tutti i programmi radiotelevisivi.
Spero che Renzi ci metta la faccia, come gli chiedi tu, ma per dire al Paese che il ddl Cirinnà torna in commissione, perché c’è bisogno di tempo per riflettere. Sarà la fine di una brutta legge e la chiusura di una brutta pagina della democrazia italiana. Con ogni probabilità non andrà così, le forzature continueranno e alla fine il popolo potrebbe pure essere soverchiato dalla consueta prepotenza di qualche autoproclamata élite. E allora al popolo resterà una sola arma: la memoria. Molto prima di quel che credi, e con grave danno per Matteo Renzi, la utilizzerà.
"Con quale diritto i gay chiedono di adottare un bambino?"
Oriana Fallaci, nel suo libro "Oriana Fallaci intervista a sé stessa. L'apocalisse" si scagliava contro le adozioni gay: "La verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura"
Giuseppe De Lorenzo
Adozioni ai gay, oppure no. Natura e inseminazioni. Diritto dei bambini e desideri delle coppie omosessuali. Il ddl Cirinnà entra nel vivo della discussione parlamentare, divide Aula e Paese. Un'Italia separata dal burrone difficilmente sanabile da una legge discutibile. Come raccontano i sondaggi, i contrari alle adozioni son ben più della minoranza che vuole "regalare" alle coppie "naturalmente infertili" l'affido di un bambino. Un'eventualità che anche Oriana Fallaci non aveva paura a definire irrazionale. Illogica. Figlia del mercato che permette di aquistare un bambino "come si compra un'automobile". Proprio quello che succederà se la stepchild adoption contenuta nel disegno di legge sulle unioni civili diventerà legge. Incoraggiando, di fatto, il ricorso all'utero in affitto nei Paesi esteri che lo permettono.
“[…]Con quale diritto dunque, una coppia di omosessuali (maschi o femmine) chiede d’adottare un bambino? Con quale diritto - scriveva la giornalista in "Oriana Fallaci intervista a sé stessa. L'apocalisse" - pretende d’allevare un bambino dentro una visione distorta della Vita cioè con due babbi o due mamme al posto del babbo o della mamma? E nel caso di due omosessuali maschi, con quale diritto la coppia si serve d’un ventre di donna per procurarsi un bambino e magari comprarselo come si compra un’automobile? Con quale diritto, insomma, ruba a una donna la pena e il miracolo della maternità? Il diritto che il signor Zapatero ha inventato per pagare il suo debito verso gli omosessuali che hanno votato per lui?!?
Io quando parlano di adozione-gay mi sento derubata nel mio ventre di donna. Anche se non ho bambini mi sento usata, sfruttata, come una mucca che partorisce vitelli destinati al mattatoio. E nell’immagine di due uomini o di due donne che col neonato in mezzo recitano la commedia di Maria Vergine e San Giuseppe vedo qualcosa di mostruosamente sbagliato. Qualcosa che mi offende anzi mi umilia come donna, come mamma mancata, mamma sfortunata. E come cittadina.
Sicché offesa e umiliata dico: mi indigna il silenzio, l’ipocrisia, la vigliaccheria, che circonda questa faccenda. Mi infuria la gente che tace, che ha paura di parlarne, di dire la verità. E la verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura. Non possono falsare con l’ambiguità delle parole «genitori» e «coniugi» le Leggi della Vita. Lo Stato non può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due babbi o due mamme non da un babbo e una mamma.
E a chi ricatta con la storia dei bambini senza cibo o senza casa (storia che oltretutto non regge in quanto la nostra società abbonda di coppie normali e pronte ad adottarli) rispondo: un bambino non è un cane o un gatto da nutrire e basta, alloggiare e basta. E’ un essere umano, un cittadino, con diritti inalienabili. Ben più inalienabili dei diritti o presunti diritti di due omosessuali con le smanie materne o paterne. E il primo di questi diritti è sapere come si nasce sul nostro pianeta, come funziona la Vita nella nostra specie. Cosa del tutto impossibile con due «genitori» del medesimo sesso".
Difendere il diritto del bambino a crescere con un papà ed una mamma è un diritto inalienabile. Negarlo è un attacco a quelle "creature indifese e ignare". Non era possibile dirlo meglio che con le parole di Oriana.
"Con quale diritto i gay chiedono di adottare un bambino?" - IlGiornale.it
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Ecco Deadpool: l’eroe pansessuale
Come al solito, la fabbrica della manipolazione sceglie bene quali modelli sdoganare attraverso i canali della musica, della moda e del cinema. E se siete cresciuti imitando Superman o Braccio di Ferro, preparatevi a vedere i vostri figli emulare il nuovo eroe della Marvel, Deadpool, le cui avventure approdano oggi nelle sale italiane. Segni particolari? Nessuno. L’ (anti)eroe di fine ciclo semplicemente non è, non ha attributi. E’ tutto e niente.
Per dirla con il creatore del personaggio Marvel, Fabian Nicieza, «Le cellule del suo cervello sono in costante flusso. Lui può essere gay un minuto, ed etero quello dopo. Deadpool è pazzo ed ha una memoria imperfetta. Per questo motivo una cosa può piacergli un minuto prima, e può odiarla il minuto dopo».
Deadpool è quindi l’indefinitezza assurta a modello, con tutte le conseguenze che essa comporta, specialmente in ambito sessuale. «Deadpool ha qualunque inclinazione sessuale il suo cervello gli dica di avere in quel momento. E poi quel momento passa». Umanità fluida.
(Vulture - Entertainment News - Celebrity News, TV Recaps, Movies, Music, Art, Books, Theater) – Il protagonista maschile della commedia “Deadpool” ama gli unicorni e gli arcobaleni, adora gli Wham! di George Michael, a casa indossa una maglietta del musical “Rent”, ha una fidanzata ma non disdegna flirtare con un paio di amici maschi, e ammette che il protagonista cattivo è molto più affascinante di lui.
Si presenta come eterosessuale ma le sue fantasie includono Bernadette Peters, icona gay di Broadway, e a letto è disposto a tutto: in una delle scene più memorabili, si mette a quattro zampe mentre la sua fidanzata lo penetra con uno strap-on, una mutanda con attaccato un grosso dildo.
Tutto questo accade in “Deadpool”, un film rivolto agli adolescenti (è rated ”R”, vuol dire che i tredicenni possono entrare se accompagnati) che in tre giorni ha già sbancato nelle sale americane, incassando la bellezza di 135 milioni di dollari. E’ basato sul fumetto di un supereroe da molti definito “pansessuale”, e sebbene la versione cinematografica sia stata ‘depurata’, sul grande schermo sopravvivono molti dettagli queer (tra l’altro il suo costume è una tuta zentai molto amata dal mondo del fetish).
Non è l’unico caso, anzi pare che la eteroflessibilità nelle commedie sia la nuova omofobia. La tendenza l’avevamo notata la scorsa estate, quando un paio di commedie indipendenti con protagonisti mainstream hanno mostrato un altro tipo di orientamento sessuale.
In “The Overnight” due ammogliati che insieme trascorrono una nottata piena di confidenze, finiscono per pomiciare, mentre in “D Train” si va molto oltre, Jack Black rincontra in un viaggio di lavoro il suo idolo al liceo e si concede una passeggiata sull’altro lato della sessualità.
In “The Night Before”, Seth Rogen è strafatto e scambia il suo cellulare con quello di una donna, e comincia a ricevere foto falliche che lo intrigano. C’è anche un cameo di James Franco, attualmente la star più eteroflessibile di Hollywood. Insomma una notte folle con una persona dello stesso stesso non implica panico e non significa necessariamente identificarsi come omosessuali.
Le commedie lo raccontano da un po’, anche con il bacio fra Will Ferrell e Sacha Baron Cohen in “Talladega Nights”, con Bradley Cooper e Michael Ian Black che scopano nella baracca in “Wet Hot American Summer”, con l’Owen Wilson di “Zoolander 2” che si farebbe chiunque, ma la disinvoltura con cui viene percepita la eteroflessibilità di “Deadpool”, rappresenta una svolta. Rispetto ai soliti giochini gay, sovvertono le aspettative comiche, impegnandosi in ciò che un tempo era ritenuto tabù. Così mentre ridi e dici: «Davvero stanno mostrando questo?», capisci che è importante e inclusivo. Certo, spesso le battute sono rivolte ad un pubblico etero, ma c’è meno omofobia. Nelle commedie della nuova scuola, come “Deadpool”, i personaggi eterosessuali se ne fregano delle categorie e amano esplorare i confini della sessualità.
Ecco Deadpool: l?eroe pansessuale | Azione Tradizionale
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Perché il “matrimonio” gay è dannoso
Redazione
Negli Stati Uniti, l’American College of Pediatrics (ACP) sta difendendo fin dall’inizio l’evidenza che i bambini cresciuti da “genitori” dello stesso sesso presentano problematiche sostanzialmente peggiori rispetto ai bambini cresciuti con “genitori eterosessuali”.
Lo svantaggio per i bambini che crescono con due “genitori” dello stesso sesso si nota in relazione a vari fattori, tra cui i principali sono i seguenti: 1) insuccessi scolastici e gradi di istruzione conseguiti, 2) livelli di sviluppo cognitivi e disturbi psicologici e di apprendimento, 3) minore adattamento sociale e sviluppo psicosociale; 4) problemi a livello emotivo o di salute mentale, 5) ansia o disturbi dovuti a deficit dell’attenzione, 6) minore autostima e tendenza alla depressione, 7) esperienze sessuali precoci, 8) maggiore percentuale di molestie sessuali in famiglia o da altri adulti, 9) maggiore tendenza all’uso di sostanze stupefacenti (per es. marijuana) ed a comportamenti delinquenziali.
Di seguito citiamo solo alcuni dei più recenti studi scientifici addotti dall’ACP per motivare gli assunti appena elencati: Douglas W. Allen et al., Nontraditional Families and Childhood Progress Through School: A Comment on Rosenfeld (in “Demography”, n. 955, June 2013); Douglas W. Allen, High school graduation rates among children of same-sex households (in “Review of Economics of the Household”, n. 635-2013), D. Paul Sullins, Emotional Problems among Children with Same-sex Parents: Difference by Definition (in “British Journal of Education, Society & Behavioural Science”, n. 99-2015).
L’American College of Pediatrics, con sede a Gainesville, in Florida, fondato nel 2002 da un gruppo di pediatri fra cui il prof. Joseph Zanga (già presidente dell’American Academy of Pediatrics-AAP), è presente con propri associati in 47 degli Stati federati nord-americani ed ha corrispondenti in 5 Paesi esteri. L’anno scorso ha fatto parlare di sé per il suo coinvolgersi in una delicata diatriba con la sigla maggiormente rappresentativa dei sociologi statunitensi, l’American Sociological Association (ASA). Quest’ultima, infatti, ha potentemente “sponsorizzato” la tesi dell’indifferenza per i bambini nel crescere con genitori o coppie gay.
I pediatri dell’ACP hanno messo sotto accusa la documentazione scientifica apportata dall’ASA, facendo notare come una parte soddisfa il requisito statistico necessario per accreditare qualsiasi tesi scientifica, tanto più quella delicata ed inedita dell’“indifferenza sessuale genitoriale”. In sostanza, ben quattro studi citati a supporto delle tesi dell’ASA non si presentano come scientificamente validi perché una parte rilevante, tra il 40 e il 60% dei bambini studiati come figli di “genitori” dello stesso sesso, sono in realtà bambini cresciuti per la maggior parte della loro vita con genitori di sesso diverso.
Ritornando all’Italia ed alle dichiarazioni del prof. Corsello, è rilevante come, da medico, il presidente della SPI abbia specificato che qualsiasi discussione sulle unioni civili e sulla stepchild adoption «dovrebbe comprendere anche i profili clinici e psicologici del bambino e dell’adolescente». Infatti, secondo il rappresentante della più importante associazione di pediatri italiani, «la maturazione psicologica di un bambino si svolge lungo un percorso correlato con la qualità dei legami affettivi all’interno della famiglia e con i coetanei. La qualità delle relazioni umane e interpersonali, nonché il livello di stabilità emotiva e la sicurezza sociale di un bambino sono conseguenze di una maturazione psicoaffettiva armonica».
Corsello quindi ha affermato a chiare lettere: «Quando si fanno scelte su temi di così grande rilievo sociale, che incidono sui diritti dei bambini a crescere in sistemi protetti e sicuri, non possono essere considerati solo i diritti della coppia o dei partner, ma va valutato l’interesse superiore del bambino».
Siccome si citano spesso i “magnifici e progressivi” Stati Uniti, affermando che in questo Paese i pediatri sono a favore delle adozioni gay, rispondiamo: non è vero! Basta dare un’occhiata al sito ed alle pubblicazioni dell’American College of Pediatrics e poi ne riparliamo.
L’associazione fondata dal prof. Zanga si è espressa in senso totalmente contrario non solo alle adozioni omosessuali ma anche ai “matrimoni gay”, che ne sono indiscutibilmente il presupposto. «Se è vero che il dibattito sulla legittimità dei matrimoni dello stesso sesso può essere affrontato sotto diverse prospettive – leggiamo sul sito ufficiale dell’ACP -, è pur vero che non va assolutamente sottovalutata quella degli effetti che lo stesso ha sui bambini. Da questo punto di vista va affermato che il matrimonio fra persone dello stesso sesso priva i bambini di una madre e di un padre, ed è per questo dannoso» (ACP, Same-Sex Marriage: Not Best for Children, Same-Sex Marriage: Not Best for Children | American College of Pediatricians).
L’American College of Pediatrics ha sempre cercato di difendere l’interesse del bambino perseguendo un punto di vista oggettivo e scientifico, non sarebbe il caso di dare ascolto anche a loro?
Perché il ?matrimonio? gay è dannoso » Rassegna Stampa Cattolica
“Senza padre”, chi paga il prezzo della mancanza
di Roberto Marchesini
È stato recentemente pubblicato un libro che merita qualche attenzione: Fatherless, l’assenza del padre nella società contemporanea di Stefano Parenti, psicologo e psicoterapeuta. Pubblicato per i tipi di D'Ettoris, Fatherless è una indagine sui bambini e ragazzi cresciuti senza padri, per vedovanza della madre, mancato riconoscimento, separazione o divorzio. Leggendolo, scopriamo che i “fatherless” mostrano statisticamente una serie di differenze rispetto agli altri bambini.
Ad esempio, maggiori difficoltà scolastiche, un quoziente intellettivo più basso, maggiori difficoltà nella relazione con i coetanei, maggiore aggressività, una maggior possibilità di compiere reati, uno sviluppo morale più difficoltoso, esperienze sessuali più precoci, maggiore sfiducia verso il matrimonio, una più elevata possibilità di incorrere in disturbi mentali, minore autostima e maggiore ansia, una ridotta sensazione di controllo, maggiore probabilità di problemi dell'identità di genere. Scopriamo anche che la morte del padre è meno traumatica, per i bambini, di separazione e divorzio, che una figura paterna vicaria non sostituisce il padre, che l'effetto dell'assenza del padre è diverso per i figli maschi e per le femmine (il che significa che il padre ha un ruolo diverso per i figli maschi e per le figlie femmine), e che l'assenza del padre ha effetti diversi rispetto all'assenza della madre.
Scopriamo anche che gli psicoterapeuti, con le osservazioni empiriche fornite dalla pratica clinica, avevano già constatato che l’assenza paterna costituisce un grande fattore di rischio per la costruzione di un carattere forte e maturo, adulto e responsabile. Parenti, nel testo, non si esime dal ricorrere alla propria esperienza clinica, esponendo diversi esempi tratti dalla sua pratica professionale. Individua le caratteristiche psicologiche del “tipo” senza papà e propone una strada per ricucire le ferite causate dall’assenza paterna, attraverso lo sviluppo delle virtù intellettuali e morali.
L'attualità, inoltre, ci offre un motivo in più per apprezzare questo lavoro. Abbiamo visto che crescere senza padre non è la stessa cosa che crescere con il padre, sia per i bambini sia per le bambine; la stessa cosa potremmo dirla per l'assenza della madre. Questi effetti emergono chiaramente dalla letteratura scientifica, e sono ormai accettati dalla comunità scientifica internazionale. Ebbene, i media vorrebbero convincerci che questo effetto svanisce nel nulla se il genitore rimasto ha tendenze omosessuali. Già, perché i figli delle «famiglie arcobaleno» sono in realtà fatherless o motherless; eppure i sostenitori della stepchild adoption, i paladini del ddl Cirinnà, insistono nel dire che «non c'è differenza» tra crescere in una famiglia naturale (con un padre ed una madre) e crescere in una famiglia omogenitoriale (cioè essere fatherless o motherless). Siamo alle solite: se i fatti non si accordano con la teoria... tanto peggio per i fatti.
?Senza padre?, chi paga il prezzo della mancanza
Cirinnà, perché Renzi esce sconfitto
I tentennamenti del premier tra fiducia, Ncd, grillini e supercanguri
MARIO DE SCALZI
La legge sulle unioni civili non è stata approvata dal Senato proprio come l’avrebbero voluta Cirinnà, Renzi e nemmeno Alfano. Certo lo stralcio delle adozioni e la non equiparazione al matrimonio, era l’unica strada di buonsenso per affrontare una questione politica ma soprattutto etica spinosissima. E tuttavia il modo scelto da Renzi nella sua doppia veste, è bene ricordarlo, di Presidente del Consiglio e segretario del PD, è stato profondamente sbagliato.
Perché il premier ha tentennato per tutto il percorso, a volte favorevole all'impianto originale della legge, a volte contrario; a volte schiacciando l'occhio ai 5stelle, altre ad Alfano dando prova di una spregiudicatezza davvero sconosciuta alla politica italiana. Insomma poteva assumersi le sue responsabilità sin dall'inizio (come ama ripetere il Palazzo). Ma non lo ha fatto aspettando, per decidere, di vedere "l’aria che tira". A farlo scegliere, insomma, non è stato un ragionamento "alto", ma i calcoli parlamentari: quanti voti ho al Senato? Quanti ne perdo nel PD? Quanti ne prendo dagli altri?
Un autogol anche l’ennesimo ricorso alla Fiducia, un voto di legittimazione dell’esecutivo sul quale si è tuffato a pesce l’ALA di Verdini. Cosa che ha davvero fatto storcere il naso un po’ a tutti: alle opposizioni ma anche alla sinistra non solo radicale. Con questo voto Renzi raggiunge il record di fiducie oltre quota 50, superando il governo Berlusconi che però aveva governato un anno di piu’. E stupisce che a votarla ci sia stato anche il senatore a vita Napolitano che –da Presidente della Repubblica- proprio contro l’abuso di questo istituto aveva tuonato definendolo “un’inaccettabile compressione delle prerogative delle camere”.
Brutta, bruttissima, poi, l’invenzione del supercanguro, l’ammazza-emendamenti inventato dal PD e approvato dal presidente del Senato Grasso il quale tuttavia non ha avuto l’ardire di riammetterlo sulla stepchild adoption. E che tuttavia peserà come precedente pericolosissimo sulla vita parlamentare futura.
Perché sulle unioni civili Renzi ha –lo dice lui- "rischiato l’osso del collo"? Non certo per "far vincere l’amore", come ha sostenuto nel solito tweet, ma per adescare un elettorato –quello gay- in cerca di un referente politico piu’ efficace delle associazioni di riferimento nella società. Missione compiuta? Certamente no: con gli ultimi passi indietro rispetto al testo Cirinnà, il mondo omosessuale si è visto cancellare il dirittura d’arrivo una equiparazione totale al mondo etero. Nel partito i catto-demsono furiosi per le concessioni approvate dal Senato (così come una parte nel NCD di Alfano che ha votato contro) ed assai contrariata è la sinistra bersaniana, ma per i motivi opposti.
Insomma il voto sulle unioni civili lascia una maggioranza sbriciolata ed eterogenea; un leader triplofornista tirato per la giacchetta da destra e sinistra; un pericoloso super canguro pronto a saltare anche a Montecitorio; il record di oltre 50 fiducie; le associazioni omosessuali e quelle cattoliche su barricate contrapposte esattamente come prima. Questa sarebbe una vittoria?
Cirinnà, perché Renzi esce sconfitto - Tgcom24
Renzi accelera: vuole distruggere tutto. Nascerà un nuovo partito?
Gianburrasca
Il Corriere della Sera di oggi, 26 febbraio ci dà queste notizie: l’alleanza di Renzi, il rottamatore, con Verdini (non proprio un homo novus) deve intensificarsi, per approvare in gran fretta ius soli e fine vita (leggi eutanasia). Il ministro Orlando, intanto, è già al lavoro per adozioni gay.
Intanto Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice (che in questo periodo si è sempre ben mimetizzato, pur essendo confessore, consigliere e ombra della Cirinnà, ben sapendo che chi affitta il corpo delle donne non è molto credibile, quando si parla di “diritti”) hanno firmato, con altri PD, una nuova proposta di legge per togliere dall’articolo 143 del codice civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi, in quanto, secondo la firmataria Laura Contini, “retaggio di una visione superata e vetusta del matrimonio“. Parole quasi identiche a quelle usate da Ivan Scalfarotto, anch’egli gay come Lo Giudice, sul suo sito:
"I primi lettori di questo post mi chideono cosa io pensi della mancanza dell’obbligo di fedeltà nelle unioni civili. Non ne ho parlato nel post perché francamente non mi pareva per nulla rilevante in un paese industrializzato di questo secolo. Tuttavia a domanda rispondo: penso che sia un residuato medievale, l’equivalente giuridico della cintura di castità, espressione di una cultura biecamente maschilista di cui dovrebbero liberarsi anche gli eterosessuali quanto prima. Non penso affatto che si possa essere fedeli per obbligo giuridico e dunque, con tutta franchezza, penso che il legislatore invece di pensare se inserirla o meno nelle unioni civili, farebbe bene a pensare di eliminarla quanto prima dal matrimonio."
ps alcuni giornali hanno fatto passare l’eliminazione dell’obbligo di fedeltà nel ddl Cirinnà come una vittoria di Alfano. A parte il fatto che Alfano ha già la sua vittoria (la poltrona), che vittoria sarebbe?
Come è chiaro, a far togliere quel riferimento sono stati proprio loro, Cirinnà, Scalfarotto…: tanto tempo a raccontarci che nella unioni gay c’è stabilità e fedeltà, come nelle famiglie vere, per giustificare così le adozioni, e poi…
ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...: Il neo nato
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Passano le unioni civili. La fine di democrazia e decenza
di Francesco Filipazzi
E infine le unioni civili al Senato sono passate, certificando dunque che per portare avanti l'agenda del consumismo si può passare sopra a tutto. Democrazia e decenza sono andate perdute definitivamente, in questo parlamento di nominati che, come abbiamo visto, terrorizzati dalla perdita delle poltrone, sono pronti ad accettare di tutto.
La legge Cirinnà, oggi Renzi-Alfano-Verdini-Cirinnà, nasce nella menzogna. La strategia è diventata chiara solo negli ultimi giorni ed era tutta nel fare una legge pesantissima, con dentro norme inaccettabili (loro direbbero all'avanguardia), con il chiaro intento di focalizzare l'attenzione sul rifiuto di quelle, per poi stralciarle e far passare una legge più “leggera”. Quindi il dibattito è stato spostato, forse anche per un errore di valutazione del nostro mondo, su utero in affitto e “stepchild adoption”, tralasciando il nocciolo del discorso, che era l'opposizione alle unioni civili tout court. Stralciare quelle norme quindi rende la legge digeribile all'opinione pubblica, perché si è alzata l'asticella. Alfano e i senatori dell'NCD e di Area Popolare che hanno votato questa legge, al posto di cantare vittoria vadano a nascondersi. Hanno aperto il vaso di Pandora e adesso non potremo più richiuderlo. La truffa è riuscita alla grande e adesso non sappiamo cosa succederà, visto che il passaggio di approvazione alla Camera, dati i numeri, sembra scontato.
Gli stessi promotori hanno già detto che sperano in un intervento dei giudici per arrivare dove il parlamento non riesce ed è questo un ragionamento allucinante. Alle elementari, quando ci spiegano la democrazia, ci dicono che essa si basa sulla distinzione fra potere esecutivo, legislativo e giudiziario. In questo caso abbiamo un Governo (esecutivo) che mette una fiducia a un emendamento, sforando quindi nel campo parlamentare (legislativo), con la speranza che una corte (cioè il potere giudiziario), si carichi sulle spalle il ruolo del parlamento. Siamo all'assurdo. Tanto più che il passaggio al Senato ha subito più di una forzatura.
Il Nuovo Centro Destra è colpevole di tutto questo e difficilmente potrà essere perdonato. L'indecenza quindi si è consumata con i voti di Verdini, che per la sinistra era alla stregua di Al Capone, fino a qualche anno fa. Ora invece si trasformerà in paladino dei diritti? Di sicuro è sostenitore del governo Renzi. Nessuno lo ricorda, ora che c'è bisogno di far passare le leggi pro lobby.
L'Italia dunque è entrata anche lei nel grande Occidente della coercizione universale. Sappiamo chi ringraziare.
Passano le unioni civili. La fine di democrazia e decenza ~ CampariedeMaistre
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Unioni civili approvate dal Senato
Renzi, Alfano, Verdini: ci ricorderemo
di Riccardo Cascioli
La grande truffa alla fine è stata dunque svelata: il maxiemendamento è stato presentato al termine di una giornata incandescente, con gli ultimi tentativi di trovare un accordo tra Pd e Ncd anche sugli articoli 2 e 3 del ddl Cirinnà, quelli che sanciscono l’equiparazione delle unioni civili al matrimonio. Alla fine, oltre alla stepchild adoption, dal testo originale viene cancellato l’obbligo di fedeltà. Resta invece l’obbligo di mantenimento in caso di separazione, la possibilità della “separazione lampo”, il cognome unico.
Alla fine quella che gli esponenti dell’Ncd vogliono far passare come una vittoria straordinaria in nome del popolo delle famiglie, è soltanto una foglia di fico che nasconde il cedimento su tutta la linea. Pur ammesso – e non concesso – che sia accettabile riconoscere le unioni civili se diverse dal matrimonio e senza adozione, la sostanza dell’accordo va in tutt’altra direzione.
Quanto alle adozioni, nel maxiemendamento (un lunghissimo articolo 1 che sostituisce gli articoli 1-23 del ddl Cirinnà) si rimanda esplicitamente alla normativa vigente sulle adozioni. Vale a dire che viene fatta salva la giurisprudenza che, caso per caso, ha già consentito la stepchild adoption e che continuerà dunque a farlo. È quanto confermato anche dal presidente del Tribunale dei minori di Firenze, Laura Laera, che in un’intervista al Corriere della Sera ha affermato che «i giudici possono decidere già in base alla legge esistente di riconoscere una stepchild adoption. E infatti è successo». La formula prevista dal maxiemendamento è perciò la scappatoia per mantenere questa possibilità, permettere di fatto ciò che si pretende di aver evitato di diritto. Certo, il percorso è più tortuoso visto che bisogna passare dal tribunale, ma niente paura perché – come ha affermato il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda – la stepchild adoption verrà subito introdotta in un nuovo ddl di riforma delle adozioni che avrà la corsia preferenziale in Parlamento e dovrà essere approvato entro la fine della legislatura. Evidentemente anche questo fa parte dell’accordo Pd-Ncd.
Quanto al resto, seppure siano stati tolti i riferimenti espliciti agli articoli della Costituzione che riguardano la famiglia naturale e si confermi che le unioni civili sono una «specifica formazione sociale», la sostanza non cambia. Scorrendo il testo del maxiemendamento appare evidente che resta intatto l’impianto del ddl Cirinnà che scrive “unione civile” ma intende “matrimonio”. Si deve anche aggiungere che, sebbene il dibattito fin qui si sia concentrato esclusivamente sulle relazioni omosessuali, in realtà il ddl Cirinnà riguarda tutte le convivenze e anche questo è un fatto di assoluto rilievo.
Alla luce di questa rapida disamina, si fatica davvero a capire la grande soddisfazione espressa dai leader di Area Popolare (Ncd-Udc), che addirittura pensano così di aver interpretato le esigenze di quanti hanno partecipato al Family Day. Valgano per tutti le incredibili dichiarazioni di Rocco Buttiglione, vicepresidente vicario dei deputati di Area Popolare, secondo cui «ci siamo assunti la responsabilità di rappresentare la grande forza culturale e morale del popolo del Family Day incanalandola e disciplinandola attraverso una giusta mediazione politica». In altre parole, il popolo del Family Day nel chiedere il ritiro del ddl Cirinnà senza se e senza ma è un po’ stupido, sicuramente irrazionale: fortunatamente ci ha pensato l’Ncd a “incanalare” e “disciplinare” queste esigenze disordinate. Strano, perché nessuno ricorda di aver delegato qualcosa ad Alfano e soci.
Buttiglione afferma poi che dire no alle unioni civili non solo sarebbe stato sbagliato “politicamente”, ma anche “moralmente”: «La legge morale naturale va affermata sempre - dice Buttiglione -, insieme al rispetto della persona e dei suoi diritti. Questo rispetto fa parte esso stesso della legge morale naturale. È importante non dimenticarlo mai, soprattutto nell'anno della misericordia».
L’onorevole Buttiglione deve avere però una sua personale concezione della legge morale naturale, visto che il Magistero della Chiesa ne propone tutta un’altra. Come afferma l’ormai famosa Nota del 2003 della Congregazione per la Dottrina della Fede che interviene proprio sul tema del riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso, le cose stanno diversamente: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, “precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati”».
Ritorna il concetto già espresso da Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, nella conferenza stampa di martedì: il voto dei parlamentari cattolici a questo provvedimento è un tradimento.
Unioni civili approvate dal Senato Renzi, Alfano, Verdini: ci ricorderemo
Usa, è nato Tobia Antonio: il figlio di Nichi Vendola e del compagno Ed
LO SCHIFO!
e la pena per il povero Tobia.
Il campo estivo per bambine trans, l’ultima follia
Redazione
La propaganda gender si annida ovunque, ma soprattutto su Real Time. Il canale del digitale terrestre, con un target principalmente femminile (quindi anche molte mamme), è senza dubbio uno dei più attivi nell’opera di diffusione delle tesi Lgbt, mostrando servizi e documentari in cui le più disparate scelte sessuali, problematiche etc, vengono sempre mostrate con un alone di “normalità”. Questa volta però il racconto non coinvolge la scelta più o meno consapevole di un adulto, ma dei bambini.
Nella puntata andata in onda il 21 febbraio scorso su Real Time è si è parlato di “bambine transgender”, narrando un campo estivo riservato a bambine “trans”, o che più precisamente soffrono di disforia di genere, dove finalmente possono essere liberi di “esprimere loro stessi”. Il che si traduce in “maschietti” che si comportano da “femminucce”, truccandosi, parlando di vestiti e facendo sfilate. Il tutto condito da interviste ai diversi genitori, i quali spendono anche fino a mille dollari per ogni singola iniezione, per bombardare di ormoni i propri figli al fine di ritardare la pubertà. Questa fantastica iniziativa accade ovviamente in America, ma grazie a strumenti di propaganda come Real Time forse a breve arriveremo ad organizzare campi del genere anche in Italia…
Il campo estivo per bambine trans, l'ultima follia (video)
Matrimonio senza fedeltà. Verso una società… di cornuti?
Teresa Moro
Togliere la fedeltà dal matrimonio. Ecco l’ultima trovata targata PD. Mentre in Senato si discuteva l’approvazione del maxi-emendamento sulle unioni civili, infatti, la senatrice Laura Cantini ha presentato un emendamento con il quale chiede l’eliminazione dell’obbligo di fedeltà anche dai matrimoni civili.
L’obbligo di fedeltà è stato uno dei punti controversi del ddl Cirinnà: presente nel testo originario, è stata depennata con il maxiemendamento, in quanto rendeva le unioni civili troppo simili al matrimonio.
Ma, arrivati a tanto, perché non eliminare la fedeltà anche dal matrimonio civile, andando a modificare l’articolo 143 del Codice Civile? In fondo – per noti (come la Cirinnà) e meno noti – tale obbligo sarebbe semplicemente un becero retaggiodell’indissolubilità propria del Sacramento del matrimonio cattolico…
Insomma, con un emendamento di una sola riga la politica assesta un nuovo duro colpo alla famiglia. E, con essa, a tutta la società. Sì, perché l’obbligo di fedeltà non è semplicemente un orpello di cui si può anche fare a meno: è la base su cui si costruisce una storia familiare che possa avere una prospettiva più ampia dei sentimenti e degli umori del momento e che non poggi solamente sulle forze delle singole persone.
A questo punto è possibile cominciare a fare qualche considerazione.
Una prima sottolineatura interessa il piano antropologico. Si stanno formando individui privi di identità, manichini governati dal desiderio e dall’effimero. La grande macchina del non-senso in cui tutti noi siamo immersi, sta lentamente erodendo le radici del nostro vivere: si è cominciato attaccando la famiglia (con l’introduzione del divorzio), si è passati attraverso l’attacco al diritto alla vita (il primo tra tutti i diritti) e l’attacco all’identità sessuata (con l’ideologia gender) e ora si torna ad assestare il colpo finale alla famiglia, togliendo l’obbligo di fedeltà.
Era l’ultimo tassello mancante: rendere labili, sempre più incerte, le origini delle persone (che si chiederanno: “Ma io, di chi sono figlio?“) e indebolire ulteriormente i rapporti relazionali.
In proposito scrive il filosofo – non cattolico – Diego Fusaro: “La nostra è l’epoca che deve scardinare ogni radicamento, ogni fedeltà e ogni solidità. Deve produrre l’uomo effimero, senza radici e senza identità. Non mi stupisce che in questa nuova legge ci sia questo assunto. In questo senso, oggi nel tempo del capitale vincente, non c’è più l’amore ma il godimento di individui che usano l’altro come strumento di piacere“.
Una seconda considerazione riguarda il matrimonio concordatario. Infatti, se l’articolo 143 del Codice Civile dovesse veramente essere modificato e l’obbligo di fedeltà abolito, sarebbe la fine dei Patti Lateranensi, che all’art. 34 recitano: “Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che è base della famiglia, dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili“. Insomma, a circa 87 anni dall’11 febbraio 1929, l’accordo Stato-Chiesa verrebbe meno.
Se questo si verificasse, l’unica soluzione sarebbe quella di permettere alle coppie che si sposano in Chiesa di scegliere liberamente se sposarsi anche civilmente, oppure no. Ad oggi, infatti, la scelta è obbligata, a meno che non si ottenga una specifica dispensa (eccezionale) da parte del Vescovo della Diocesi che ratifica le nozze.
Una soluzione, questa, in parte già ipotizzata dalla giornalista Costanza Miriano (la quale proponeva di separarsi civilmente, pur rimanendo sposati davanti a Dio) e che, a ben vedere, porterebbe solo vantaggi, dato che nella nostra società chi si sposa non ha alcun vantaggio, ma solo svantaggi (fiscali, in primis).
Volete cambiare il matrimonio? E allora tenetevelo. Le cose annacquate non fanno per uomini e donne vere.
Matrimonio senza fedeltà. Verso una società? di cornuti? | Libertà e Persona
Nell’entusiasmo delle unioni (in)civili, il PD lancia una nuova battaglia (in)civile: il diritto alle corna
di Paolo Deotto
Partiamo da un dato interessante. Esiste una signora che si chiama Laura Cantini, alla quale paghiamo ogni mese, con le nostre tasse, il non esiguo stipendio da senatrice. Voi mi direte, giustamente: e che ce ne frega? Niente. Anche a me non me ne fregherebbe niente (di stipendi inutili, con le nostre tasse, ne paghiamo tanti…), ma la signora in questione ha il suo attimo di notorietà perché, partecipe del clima festoso di trionfo delle irrinunciabili riforme dell’umanità, ha presentato un disegno di legge per abolire dall’articolo 143 del Codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi.
Secondo la senatrice Cantini, infatti, (così ci informa Il Giornale) l’obbligo di fedeltà “è un retaggio di una visione superata e vetusta del matrimonio“. “Il giudice non può fondare la pronuncia di addebito della separazione sulla mera inosservanza del dovere di fedeltà coniugale”. Insomma, il coniuge che domani si troverà cornuto, potrà solo abbozzare e star buono, e non potrà chiedere la separazione o gli alimenti per colpa del/della fedifrago/a. Come si direbbe a Napoli, cornuto e mazziato.
D’accordo che ormai siamo al trionfo frenetico dell’idiozia – pensate ad esempio al Topolino Renzi che ha definito l’approvazione della frociolegge Cirinnà come una “vittoria dell’amore” – però pare lecito dire che la signora Cantini si è fatta prendere un po’ la mano, anche se la cosa ha una sua logica, come vedremo tra poco. Verrebbe comunque la tentazione di chiederle (ma con una signora non si deve essere indiscreti) quanto lei sarebbe democraticamente serena nell’apprendere che il suo “partner” (marito, compagno, fidanzato o che altro. Le vie democratiche sono infinite) si spupazza con un’altra donna. O con un altro uomo, perché democrazia docet che non c’è nessuna differenza.
Magari la sullodata ne soffrirebbe tremendamente (chi conosce una donna non gelosa, alzi la mano) però dovrebbe democraticamente accettare le corna, perché l’obbligo di fedeltà è “un retaggio di una visione superata e vetusta del matrimonio“. Ergo, il partner che soffra di carboni ardenti negli slip, deve potersi dar sollievo come, quando e con chi creda opportuno farlo. Magari la parte tradita si potrebbe consolare cantando “Bella ciao”. Boh.
A questo punto, voi mi direte, giustamente, un’altra cosa: “Ma questi stramaledetti politici non hanno niente di più serio di cui occuparsi?”. Obiezione più che legittima. Però considerate che, poveretti, azzerati in genere nelle attività intellettuali (altrimenti non avrebbero fatto “carriera politica” – e qui dovremmo dire “fatte le lodevoli eccezioni”. Già, ma dove sono?…) eseguono, Topolino per primo, ordini che arrivano dall’alto.
L’ordine è quello di distruggere la società, di ridurre la civiltà a un ammasso di macerie e spazzatura. E tutta la faccenda assume una certa coerenza, perché la società è fatta di persone e, passo dopo passo, bisogna distruggere le persone, togliere loro ogni dignità.
Un passo senza dubbio importantissimo è la frociolegge Cirinnà. Però è anche vero che i Padroni del Vapore sanno benissimo che gli invertiti sono un’infima minoranza; è importante che le loro porcherie assurgano a dignità giuridica, però non basta. La stragrande maggioranza delle persone sono normali e la stabilità del vincolo tra uomo e donna (almeno come ideale) è uno dei segni distintivi e dei pilastri della civiltà. Invece Fido, il migliore amico dell’uomo, dopo essersi accoppiato con la cagnetta Cippi, non ha alcun problema ad accoppiarsi con la cagnetta Clem, né tra Cippi e Clem sorgerà alcuna lite. Infatti Fido, Cippi e Clem sono bestie. Gli uomini no, e dovrebbero anche fare il possibile per non comportarsi come bestie.
La brillante proposta della senatrice Cantini libera l’uomo dall’obbligo di comportarsi diversamente dalle bestie. Le corna diventano un fatto normale, anzi non sono neanche più corna. Ognuno si può accoppiare con chi vuole e come vuole e quando vuole, né la parte che si ritrova la fronte ornata di antiestetiche protuberanze può dolersene davanti al giudice. Certe faccende come la fedeltà sono “un retaggio di una visione superata e vetusta del matrimonio”. De minimis non curat praetor.
È insomma il trionfo della teoria di Niwrad. Chi è costui? Ma è chiaro, è il contrario di Darwin, come si può vedere dalla foto a lato. Darwin sosteneva (non si è mai capito in base a cosa, ma lui lo sosteneva) che l’uomo altro non era che il risultato di un’evoluzione delle bestie, anzi, più precisamente, della scimmia. Il suo speculare collega, il sig. Niwrad, ha elaborato la teoria secondo la quale l’uomo sta, ogni giorno di più, diventando una bestia. Pare che siano stati già condotti esperimenti molto interessanti, sottoponendo alcuni volontari a cicli acceleratissimi di regime demo-progressista-illuminista.
La signora Laura Cantini, probabilmente senza capirci granché, ha scritto una pagina di storia. Lei e la sua collega Cirinnà saranno ricordate per aver dato un contributo essenziale al progresso dell’umanità e saranno celebrate nel tempo con solenni cerimonie, in cui l’oratore di turno grufolerà un commosso discorso commemorativo.
Che bello.
Dimenticavo. Sarà bene, per sana prudenza, che tutti questi simpatici mattacchioni tengano conto di una frase di Giovannino Guareschi: “… poi un giorno il vecchio Padreterno si seccherà, muoverà l’ultima falange del dito mignolo della mano sinistra e manderà tutto a gambe all’aria”.
Chiaro, no? Con tanti auguri.
Nell?entusiasmo delle unioni (in)civili, il PD lancia una nuova battaglia (in)civile: il diritto alle corna* ?* di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana
E? violenza contro la società. Contra Naturam. - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
Blondet
Così, come dice Renzi, “ha vinto l’amore”. Un’altra volta. Niki ha partorito. Il seme del suo “compagno” inserito in una indonesiana abitante in Usa ha dato i suoi frutti; 170 mila dollari, qualche settimana in California, paradiso degli invertiti. Dicono che sulla Rete è stato una tempesta. Per la mammina, sono squadristi, bassifondi della politica e dei social network.
Spero ci sia ancora qualcuno in grado di capire quel che il caso mostra con una certa evidenza: come i “diritti degli omosessuali” si traducano immediatamente in prepotenza contro il prossimo, in uno schiaffo in faccia alla collettività, in repressione sociale di massa, e le loro “libertà” in violenza su tutti gli altri. Tutti quelli che continuano a vedere nella pederastia quello che l’umanità vi ha sempre visto, da millenni: una cosa contro natura, non solo turpe ma ridicola, che suscita battute irridenti.
Naturalmente, ce la stanno mettendo tutta per reprimere il senso comune: rieducano i bambini all’accettazione del “gender fluido”, gli ficcano nelle testoline che non c’è nulla di male, che è civile e progressista avere due papi e due mami, che queste comprino figli. Sperano che con l’abitudine, le nuove generazioni si adatteranno, non vedranno più la cosa come comica e schifosa; intanto devono minacciare la galera a chi si lascia scappare una critica, o anche un risolino. A Londra già un tizio è stato arrestato perché udito dire, per strada, che l’omosessualità è peccato. Un prete è stato incarcerato per aver detto questa cosa in chiesa, durante l’omelia. Diventa un reato citare San Paolo: Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Cor 6:9-10).
La psico-polizia veglia da tutti gli schermi: Mentana, il più pagato custode del politicamente corretto, ha biasimato con dure parole Alfano che aveva detto, a proposito dell’adozione da parte di omosessuali, di aver sventato una legge “contro natura”. Ciò che tutti immediatamente sentono, “contra Naturam”, non si può dire. E’ vietato. Sta per essere punito, “omofobia”.
A forza di reprimere, passerà.
E invece no. Nei (giustamente detti) bassifondi dei social network, come negli stadi delle tifoserie, si continua a ridere di “checche” e “finocchi”; dare del “frocio” a un nemico continua ad essere il modo per esprimere spregio e svalutazione; qualunque bulletto di quinta elementare, a cui è stata fatta legge la Costituzione più bella del mondo, può angariare un compagno di aria e gusti delicati bollandolo come di kulattone; il branco gli si avventa conto, godendo. No, non giustifico nulla di tutto ciò; faccio solo notare che si esprime qui, ormai confinata nei bassifondi morali della società, una mozione ineliminabile: è contro natura, quindi ridicolo. E più la mozione del buonsenso è censurata e repressa, con più gioia maligna esploderà nel vermicolare dei sub-ego che pullulano in Rete, nei modi ributtanti propri a quel livello.
E’ l’effetto – a suo modo naturale – dell’aver vietato il discorso serio non solo sull’omosessualità, ma, più radicalmente, dei diritti della società. Come il liberismo più sfrenato, la militanza omo fa’ parte della vasta temperie che non riconosce altro che i diritti “individuali”; la società in quanto tale non esiste, è un flatus vocis, dunque non ha diritto alcuno: nemmeno a permanere, difendersi dalla disgregazione giudicando male i devianti. Come viene attualmente negato alle comunità nazionali il diritto a non farsi invadere e destabilizzare da insediamenti massici di stranieri di altra religione e civiltà antagonista; promuovere come antirazzismo la dissoluzione delle culture autonome, gabellare come “accoglienza” prescritta persino dalla “Chiesa” l’importazione di lavoratori a prezzi scassati come parte della strategia globale della “libera circolazione del capitale” che non è che la corsa mondiale ai salari più bassi, onde il capitale si retribuisca sempre più, tutto viene da questa: l’affermazione dei diritti individuali e a spese dei diritti collettivi. Tutte le lotte “per le donne” i “rom”, i “diritti degli omosessuali” delle loro voglie e capricci, sono negazione dei diritti collettivi; i diritti delle minoranze sono lo spregio dei diritti della maggioranza. Il male di vivere per cui i nostri giovani sono disoccupati perché le imprese sono delocalizzate; in cui nella nostra società vige una enorme quantità di lavoro nero sottopagato, fatto da stranieri, che si svolge “al disotto delle leggi” pretesamente “conquistate” dai sindacati, e ormai disattese, è l’effetto della stessa “cultura” per cui Niki Vendola si compra un figlio coi soldi di noi contribuenti, lui strapagato mentre i nostri ragazzi sono disoccupati, e può insultare chi lo critica: la società non ha diritti. La disoccupazione di massa stessa è ridotta a un insieme di “problemi individuali”; se li risolva ciascuno, lo stato deve occuparsi d’altro – dei diritti (individuali) delle minoranze. Pare – secondo il politico Adinolfi – che persino la pensione di reversibilità, negata alla donna convivente con il padre dei suoi figli al difuori del matrimonio, è stata invece riconosciuta alle copie gay. Può l’aberrazione essere più chiara? La coppia di fatto eterosessuale, con figli, è una “realtà sociale”, e come tale meno degna di rispetto di due invertiti che vogliono togliersi il piacere – ormai hanno tutto – di far finta di convolare.
Fa’ male anche a te
Ciò ovviamente vieta il discorso serio sull’omosessualità: come sofferenza, come disturbo e disordine contro natura che fa’ male, anzitutto a loro. In Usa, “tra gli uomini ha tentato di togliersi la vita il 28% dei soggetti omosessuali rispetto al 4% degli eterosessuali”. Stesse percentuali in Olanda dove “il clima sociale è e rimane più tollerante che negli altri stati”.
“In Danimarca, una ricerca condotta nei primi 12 anni della legalizzazione dei rapporti omosessuali (1990-2001) ha riscontrato che per gli uomini uniti ad un altro uomo il tasso di suicidi è otto volte superiore a quello degli uomini che hanno una unione eterosessuale, e 2 volte (il doppio) rispetto ai singles”. In Gran Bretagna , uno studio psichiatrico su 13 mila casi ha mostrato che “le persone LGB hanno un rischio sostanzialmente maggiore di soffrire di disordini mentali, ideazione suicida, abuso di stupefacenti autolesionismo rispetto agli etero”.
Trovo questi dati nel volume di Aurelio Pace e Carlo Di Pietro, “Gender, ascesa e dittatura della teorie “che non esiste” (stampato in proprio, si trova su Amazon). Questi tasso di suicidi e dolore in paesi dove gli invertiti non possono accusare lo stigma sociale, i “tabù” che “reprimono la loro sessualità”, dovrebbe dire qualcosa loro stessi, e ai loro affiancatori militanti per ragioni ideologiche. Io, che in anni lontani sono stato inviato da Avvenire a seguire la spaventosa esplosione di AIDS in California, con morti a centinaia, posso dire alcune cose. I medici epidemiologi che allora cercavano di risalire al primo infetto interrogando i malati sui partner con cui avevano fatto sesso, scoprirono che ciascuno di loro, l’anno precedente, aveva avuto oltre 600 rapporti sessuali, per lo più con sconosciuti nel buio dei locali dove celebravano la loro “libertà”, che si chiamavano bathroom. Penetravano natiche, facevano blowjobs, spesso sesso violento, con sanguinamenti. Ditemi voi se un etero sessuale puo’ e vuole avere 600 rapporti in un anno,con donne diverse e sconosciute. Un normale, dopo aver fatto il più furioso sesso, ha sazietà, vuole farsi una passeggiata, leggere un libro, una pausa… C’è evidentemente qualcosa nei loro rapporti del “pasto nudo”, della coazione a ripetere, della preternaturalità.
Basta poco per capire come mai si suicidano tanto più che gli altri; perché si dilaniano tra loro, e mentre fanno sesso, si disprezzano, si odiano, si respingono – e si danno vicendevolmente, quando litigano, del “vecchia e brutta checca”: il senso del contra-natura che torna e rigurgita, inevitabile, anche in loro. Una volta ebbi (indirettamente) le confidenze di un massaggiatore, che in lacrime raccontò alla massaggiata la causa del suo dolore: aveva passato la notte con un medico incontrato in un dei bar specializzati; notte “paradisiaca” a suo giudizio, sicchè il mattino dopo aveva detto al partner: “Ci rivediamo?”. La risposta del compagno di una notte al massaggiatore, che non la capì subito: “Ho già un WC in casa mia”.
Qualcuno mi dica se conosce un maschio normale, anche il più rozzo, che dopo la prima notte d’amore con una donna, anche se insoddisfacente, risponda in questo modo. Farà il carino, dirà “ti chiamo io…”, ma non: sei un cesso.
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Si cercano e si spregiano, si creano già un inferno in terra, è per questo che il vecchio rugoso diventa più disperato, si trucca, si mette il fard e il rossetto, esibisce con l’età sempre meno autocontrollo (il che lo fa’ ancor più deridere dai suoi pari). E’ il decorso che descrive, con arte insuperata, Marcel Proust nella sua monumentale Recherche du Temps Perdu, che è anche un manuale per capire il loro male.
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Inutilmente descrive “la petite bande” come ragazze in fiore che incontra sulla spiaggia di Baalbek: “Una di queste sconosciute spingeva avanti a sé la bicicletta, altre due portavano bastoni da golf..” Sono evidentemente dai maschietti che il timido Marcel concupisce senza risolversi a far parte della compagnia. Ovviamente, è inutile che celi sotto il nome di “Albertine” il vero Alfredo Agostinelli, che essendo ricchissimo Proust si comprò e tenne a sé facendone il suo autista (e acquistando per il giovinotto, fanatico di motori, una delle prime automobili di Parigi). Ne fece il suo prigioniero. Agostinelli scappò anche da suo carceriere, perché non era affatto omosessuale; Proust lo richiamò attraverso un amico, promettendo di regalargli un aereo…Alfredo morì in un incidente di volo prima di rispondere. Nella realtà, una storia di violenza e sfruttamento, da un omo su un normale.
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Al volante, “Albertine”.La descrizione che Marcel fa di quello che chiama il suo “amore” per Albertine, del resto, mostra con precisione clinica che l’invertito non è capace di amare una persona. Quando “Albertine” esce con lui e abita in casa sua, lui la sente come un ostacolo che gli impedisce avventure con altre “fanciulle” (uomini); quando Albertine si allontana (o lui stesso la allontana), è ossessionato che lei (lui) abbia rapporti “lesbici” con “donne” (sicuramente il povero Alfredo aveva delle donne), e allora le occasioni di avere altri rapporti gli sembrano prive di valore, la vuole tener prigioniera, controllarla. Non c’è nemmeno un vero godimento erotico, che non sia rovinato. Insomma è questo, un oscillare fra odio e amore, fra sentire l’altro un peso e una ossessione, che un uomo innamorato della sua donna, ovviamente non prova.
Il disturbo – che la militanza ha fatto cancellare dal Manale Diagnostico Psichiatrico (DSM) a forza di irruzioni violente nei congressi scientifici – distorce la percezione di chi ne è affetto, ed anche questo mostra Proust senza rendersene conto.
Qualunque psichiatra (in privato) vi sussurrerà che agli occhi di un invertito, due uomini che cenano in un ristorante sono due amanti omosessuali. Non gliela raccontate, a lui: degli infiniti motivi non erotici per cui due uomini possono essere al ristorante senza donne, dagli affari al dopopartita, dalla colleganza di idee all’essere buongustai con una passione comune per la farinata, sono solo la maschera dietro cui nascondono il loro segreto. Ciò perché non conosce né ha mai provato “l’amicizia tra uomini”, esperienza fondamentale della virilità, essenziale nell’adolescenza, da cui per millenni è nato il cameratismo di caccia e di guerra, della discussione filosofica e scientifica, delle notti attorno al fuoco a raccontare gli eroi. Hanno dunque una falla vasta e profonda nella loro esperienza vitale. Per questo il grande, abilissimo affresco della società parigina di Proust si riduce a feste e cene e ricevimenti dove (ha scritto Jan François Revel) “che sono la totale inversione del principio della festa: consistono nel riunirsi per dedicarsi all’attività di essere cattivi gli uni con gli altri, ciascuno preoccupato di ottenere piccoli trionfi di crudeltà e di evitare per sé la crudeltà degli altri”, dove “ciascuno si rallegra di essere presente quando un altro viene escluso”dal celebre salotto dei Guermantes o di Madame Verdurin, “dove tutti passano il tempo a spiarsi nella speranza di assistere all’umiliazione di uno di loro”: benvenuti nel gaio mondo gay.
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Ma torno al tema. Siccome coppie di maschi al ristorante, in auto o in carrozza, alla spiaggia o a caccia o per la strada se ne trovano continuamente, Parigi sembrerà al nostro una sterminata Sodoma e Gomorra, tale è appunto il titolo di uno dei libri della Recherche. Da qui la domanda del pédé: se siamo così tanti, anzi tutti, come mai per me è difficile fare sesso? La risposta tenderà ad essere: perché la società è repressiva e costringe a trattenersi quel maschio che passa, e mi si offrirebbe se la società fosse “libera”. E’ colpa della Chiesa, è colpa dei “pregiudizi di certa canaglia reazionaria”, della famiglia che castra e nega” (Mario Mieli), è colpa dei tabù repressivi. Anzi, chi si disgusta all’esibizione di omosessualismo, lo fa perché “ha paura di diventare omosessuale lui stesso” (così la Chiara Saraceno, adottando la stessa distorsione percettiva dei pederasti): bisogna sfidare i tabù, e tutti faranno coming-out e sarò felice anch’io, invece di essere il miserabile che sono. Bisogna fare violenza alla società, costringerla ad accettare come normale ciò che non lo è, rieducarla ad accettare la nostra ossessione senza giudicarla e censurarla perché “Io” possa fiorire, senza complessi di colpa, abbondare nei 600 rapporti l’anno.
Slabbrare e sgangherare la società, quella entità storica complessa, fatta di generazioni, cultura tramandata e diritto e secoli, per affittare un utero, violare una legge non scritta ma che si sta scrivendo, questo fa’ il politico-padrone Niki. Ovviamente nessuno più riconosce il danno enorme che viene prodotto. In una comunità storica, tout se tient. Lacerato in un punto una regola, non c’è motivo perché sussistono le altre. Se è lecito violentare una norma, far credere che sia naturale ciò che è contro natura, perché pretendere dall’amministratore che non rubi e corrompa? Non è anch’esso naturale? Se non ci sono regole, non ce n’è più per nessuno. La società diventa sempre più un inferno dove i deboli non hanno difesa contro i ricchi, i perversi che si possono pagare i capricci e i piaceri, quelli che possono pagarsi guardie del corpo armate. Di qui all’eliminazione delle bocche inutili, il passo è più breve di quanto si pensi. L’utero in affitto è, in fondo, un primo passo verso la ri-legalizzazione della schiavitù: perché non portarsi l’indonesiana a Bari, la prossima volta? Questa è la società liberata che ci annuncia il Niki, insultando tutti noi con la ben nota arroganza.
Lo vide bene Ezra Pound:
“Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane amante
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d’usura”.
“Questa generazione” sa che sarà calcinata e salificata, come Gomorra nella Bibbia. Lo sa e,nel profondo, lo vuole.
In ultima analisi, su questa faccenda, avendo la normale tanta pena per il bambino, voglio dire:
I'M TOBIA!