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giovedì 28 novembre 2024
"LGBTQ ci viene imposto": un'atleta sedicenne afferma che le ragazze vengono zittite perché non vogliono ragazzi nel loro spogliatoio
Di Andrew Chapados,
La ragazza ha dichiarato che lei e le sue amiche sono state vittime di uomini "in pantaloncini attillati" e non si sentono sicure nei loro bagni.
Una studentessa di una scuola superiore della California ha dichiarato che le atlete sono state pugnalate alla schiena dai loro dirigenti quando hanno espresso preoccupazione per la presenza di ragazzi nel loro spogliatoio.
Durante una riunione del consiglio scolastico del Riverside Unified School District in California, una ragazza di 16 anni, di cui non è stato reso noto il nome, ha parlato di un atleta maschio che gareggiava nella squadra femminile di corsa campestre.
"Corro nella squadra di cross country. Quindi sono costantemente influenzata da queste azioni che hanno avuto luogo in questa stagione", ha iniziato la ragazza. "Sono stata con le donne e solo la mia squadra in generale che si sono sentite quasi zittite dal parlare apertamente perché l'intero LGBTQ ci viene imposto in gola; ci viene messo in faccia".
La Martin Luther King High School e il distretto scolastico sono stati recentemente citati in giudizio da due atlete che le hanno accusate di aver violato il Titolo IX e i loro diritti sanciti dal Primo e dal XIV Emendamento.
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Le ragazze hanno dichiarato che i dirigenti scolastici hanno detto loro che indossare una maglietta con la scritta "Salviamo lo sport femminile" sul davanti era come indossare una svastica.
Dopo aver affermato che sembra "quasi impossibile" per le ragazze parlare di questo argomento, la sedicenne ha dichiarato al distretto che il direttore atletico della scuola ha completamente deluso le studentesse che hanno avuto il coraggio di dire qualcosa.
"Sono andata io stessa a discutere con il direttore sportivo quando nessuno si sentiva abbastanza a suo agio da parlare. ... Vedere il direttore sportivo girarsi e dire alle mie compagne di squadra che le loro magliette con la scritta 'Save Girls' Sports' devono essere paragonate a una svastica, non va bene".
La studentessa ha continuato: "Queste ragazze si sentono messe a tacere. Si sono sentite messe a tacere. E quando finalmente hanno parlato e hanno fatto qualcosa per opporsi e parlare, non indirizzate a una singola persona, sono state completamente pugnalate alle spalle dalla persona che ci era stato detto ci avrebbe supportato e sarebbe stata in grado di aiutarci in questo".
Le due ragazze citate nella causa, note con i loro nomi di battesimo Kaitlyn e Taylor, stavano protestando contro un atleta che aveva urtato una delle ragazze della loro squadra di corsa campestre.
"C'è uno studente transgender nel team. Perché vengo sostituito quando ho lavorato così duramente e sono andato a tutti gli allenamenti, e questo studente ha partecipato solo ad alcuni allenamenti?" ha chiesto Taylor.
Le ragazze hanno affermato che i loro dirigenti sportivi hanno detto loro di togliere o nascondere le magliette e hanno affermato che stanno creando un ambiente "ostile". Il direttore sportivo è stato anche accusato di aver affermato che indossare le magliette in presenza di uno studente transgender era come indossare una svastica in presenza di uno studente ebreo.
Sul sito web della scuola , il direttore atletico è Amanda Chann; tuttavia, nell'elenco scolastico più ampio, Chann è elencata come vicepreside.
Blaze News ha chiesto agli amministratori della scuola se fosse stato davvero Chann a fare la dichiarazione o se fosse stata fatta da un membro del personale. Al momento di questa pubblicazione non c'era stata alcuna risposta da parte di alcun membro del personale, compresi il preside e Chann.
"Non va bene che io debba trovarmi in una posizione in cui devo allenarmi e vedere un uomo in pantaloncini attillati".
Durante la riunione del consiglio scolastico, la giovane atleta ha affermato di avere la sensazione che la sua scuola e il distretto stessero "scegliendo di sostenere una persona invece dell'intera squadra e dell'intera scuola".
"Non va bene", ha ribadito.
Ha continuato dicendo che Kaitlyn e Taylor erano due delle persone più gentili che avesse mai incontrato e che le ragazze erano state tutte messe in un ambiente non sicuro.
"Non va bene che io debba trovarmi in una posizione in cui mi allenerò e vedere un uomo in pantaloncini attillati e vedermi intorno. Come ragazza di 16 anni, non lo trovo un ambiente sicuro. Per niente."
Ha aggiunto che non ritiene sicuro per lei "vedere uomini" nello spogliatoio e nel bagno della scuola.
"Sono una ragazza di 16 anni. Ci sono ragazze intorno a me con cui non ci sentiamo sicure ad avere ragazzi nel nostro ambiente, e non va bene. Non va bene averli nella nostra squadra. ... È la genetica."
Questo articolo verrà aggiornato con eventuali risposte pertinenti da parte degli amministratori della Martin Luther King High School.
Né il Riverside Unified School District né la Martin Luther King High School hanno risposto alle richieste di commento avanzate da Fox News all'inizio della settimana.
Fonte: https://www.theblaze.com
https://sadefenza.blogspot.com/2024/...tleta.html?m=1
Persone con l’utero
Maurizio Blondet 7 Dicembre 2024
Roberto PECCHIOLI
Leggiamo un articolo sull’aumento dei problemi mestruali delle “persone con l’utero “. Unabreve ricerca conferma che l’espressione “persone con l’utero” è sempre più utilizzata in
certi ambienti politici, accademici, perfino istituzionali. Le persone con l’utero, tenetevi forte, sono le persone che si identificano con il genere femminile loro attribuito alla
nascita.
A vista, da antiquati ginecologi e trogloditi genitori ( 1 e 2, ma anche “ gestanti e “non gestanti”, come recita il codice civile spagnolo). Ma non solo loro: sono persone con
l’utero anche tutt* coloro che, pur non identificandosi come donne- ci scusiamo per l’uso di questa parola antica, retaggio del buio passato- ne hanno tuttavia i caratteri fisiologici.
Nella speranza che la medicina risolva le anomalie del ciclo , dobbiamo dire la nostra sulle derive psicosociali in cui si diffonde l’ orrendo sintagma “ persone con l’utero” inventato
dai negromanti della comunicazione al posto della semplice, corretta, semplicissima, bellissima parola “donna”.
Il primo elemento della perniciosa sottocultura queer ( storto, bizzarro) – la quinta lettera dell’acronimo LGBTQ, ora seguito anche dalla I di intersessuale
(?) e dal segno + che tutto vuol comprendere- è l’odio per la normalità. Io sono ciò che voglio, qui e adesso. Nessuno può eccepire; la società deve prenderne atto e rimuovere gli
ostacoli – biologici, naturali, psicologici, sociali- che ostacolano la mia volontà sovrana.
Dunque donna e uomo, maschile e femminile vanno distrutti, anzi “decostruiti” . Il risultato sarà un androgino spurio, un ibrido tendente verso l’unico, l’identico, il
transumano, benché nell’attuale fase di passaggio domini l’utopia diversitaria di mille identità agonistiche. L’influenza delle culture omosessualiste maschili esprime un odio
implacabile per la donna in quanto fertile, portatrice della vita. Il corrispettivo è l’avversione del femminismo estremo per l’universo maschile, simbolo di forza, protezione,
trasmissione di principi.
Tutte queste tendenze hanno in comune l’odio di sé, della natura e della realtà, ovvero la radice gnostica. l’idea di una creazione imperfetta che alcuni
illuminati hanno il diritto-dovere di modificare. Rappresentano la declinazione contemporanea del mito dell’uomo nuovo ( pardon, della persona nuova) ereditato dalle
ideologie del Novecento , il cui sbocco naturale è la (in)cultura della cancellazione.
Nelle aule universitarie e nei dibattiti sull’identità di genere risuona l’idea che gli esseri umani siano infinitamente plastici, capaci di rimodellarsi a piacimento. È come se l'intera
società fosse diventata un immenso esperimento di ingegneria sociale, in cui ogni individuo è il dottor Frankenstein di se stesso. “Reinventati”, “sii la versione migliore di te
stesso”, è il vangelo predicato dai pulpiti di Google, Facebook, Wikipedia. Hannah Arendt fu la prima a mettere in guardia dal totalitarismo delle ideologie tese a creare l’uomo
nuovo.
Il mito dell'uomo nuovo nasce da una profonda insoddisfazione per la condizione naturale dell’umanità in carne, ossa e anima. È alimentato dalla convinzione che, attraverso
l’ingegneria sociale, l’istruzione, la scienza e la rivoluzione politica, possiamo superare i limiti che finora hanno definito la nostra esistenza. Si tratta del rifiuto della natura umana
fissa, immutabile. Questa visione affonda le radici nel pensiero illuminista e nella fede nel progresso, ma assume una nuova dimensione con la secolarizzazione della società, che
promette di forgiare un nuovo tipo umano, libero dai difetti del passato, assolutamente autonomo, libero anche dalle costrizioni fisiologiche. Lo vediamo nel transumanesimo che
ambisce a superare i limiti biologici attraverso la tecnologia, e nei movimenti che vogliono ridefinire aspetti fondamentali dell’identità umana.
L attrattiva è la falsa promessa di una soluzione a tutti i problemi, a partire da quelli individuali, intimi, identitari. Io posso percepirmi come donna e rivendicare
l’appartenenza al genere femminile. Nei casi più folli, già realtà nell’infernale laboratorio antropologico che è il Canada, si pretende l’ impianto chirurgico di un utero , meglio se a
spese dello Stato, per completare la transizione e diventare così una “persona con utero”.
Il principio è semplice: se possiamo cambiare la natura biologica e psicologica, la conseguenza è l’ eliminazione dei conflitti, dell’ingiustizia, della sofferenza. Una promessa
seducente, ma totalmente folle. Il mito dell’uomo nuovo è accompagnato dal rifiuto della tradizione (“trasmissione”) e dei saperi accumulati dalle generazioni. L’ ansia compulsiva
del nuovo, dell’eccentrico (queer) destabilizza le strutture sociali che danno significato e stabilità alla vita umana, destituendo di valore la realtà biologica, derubricata a costruzione
sociale da abbattere.
Il sintagma “persona con utero”, come tutte le altre diavolerie della neolingua, va quindi preso sul serio, rifiutato e gettato nella spazzatura. Proviene da serissimi studi delle
università americane la cui ambizione è modificare il nostro modo di essere, pensare, giudicare la realtà attraverso la riconfigurazione del lessico. Una gigantesca manipolazione
le cui premesse affondano nel linguaggio politicamente corretto, divenuto follemente corretto (Luca Ricolfi).
Decisiva è stata, negli anni Novanta, la nascita del “movimento identitario”, dopo che la femminista nera Kimberle Crenshaw sviluppò la “teoria critica
della razza”, considerata un costrutto sociale per giustificare lo sfruttamento dei neri da parte dei bianchi. Crenshaw sviluppò il concetto di “io posizionale” secondo il quale
ciascuno presenta un’identità determinata dalla sua posizione all’interno della dicotomia dominazione/oppressione, talché non esiste un io individuale a partire da un sostrato
genetico ma soltanto un “io posizionale” derivato dall’appartenenza a un determinatogruppo identitario.
A partire dalla posizionalità introdusse un concetto nuovo, l’intersezionalità, per riferirsi al fatto che una stessa persona è situata in un punto dello spettro sociale in cui confluiscono
più oppressioni, ad esempio per essere -come lei- donna, nera e lesbica. Il risultato divenne una sorta di chiamata alle armi per l’unità antagonista di tutte le diversità e identità.
Contemporaneamente, una filosofa radicale, femminista e omosessuale, Judit Butler, dava impulso al movimento LGBTQI+ elaborando la teoria queer in Questioni di genere, il
femminismo e la sovversione dell’identità. Genere e sesso- biologico- sono costruzioni sociali; pertanto il sesso di una persona è quello auto percepito. Ecco giustificata la catena
apparentemente logica in base alla quale ha senso l’espressione “persona con utero”, che riguarda il sesso biologico ma non il genere.
Il concetto di percezione individuale implica la cancellazione del dimorfismo sessuale e, allimite, la negazione delle battaglie femministe. Una formidabile aporia denunciata da un
settore del femminismo bollato come TERF ( femministe radicali trans escludenti). La Butler ha introdotto altresì la categoria di “performatività” per riferirsi al fatto che sono le
“narrazioni” e le attitudini introiettate a costruire l’esistenza di generi e sessi differenziati
dentro il falso schema binario. Perciò è necessario rompere l’illusione dell’esistenza reale di genere e sesso mediante la modifica del linguaggio, dei modelli concettuali tradizionali e
della normativa legale.
Come è evidente, la teoria queer che produce espressioni come “persona con utero” contiene una contraddizione insolubile, poiché se non esistono caratteri fisici né schemi
concettuali che differenzino i (due!) sessi, si finisce per affermare l’inesistenza di uomini e donne. Per conseguenza, dovrebbe essere anche impossibile auto percepirsi dell’uno o
dell’altro sesso ( e degli infiniti generi della catena LGBT) . Un ginepraio inestricabile da cui si esce solo attraverso l’ideologia. La debolezza logica è tuttavia troppo grande: occorre
l’imposizione. Di qui la costruzione artificiale della neolingua.
Ciò che la bocca si abitua a dire, il cuore si abitua a pensare ( C. Baudelaire) . Si torna all’inizio, ossia al tentativo di cambiare la realtà manomettendo i termini che la descrivono.
Le parole cambiano la mente e la modalità neolinguistica forgiata nelle officine di Vulcano delle università americane è il linguaggio “abilista”, una delle cui formule è la tecnica
“person first”, l’obbligo di anteporre a una definizione il termine “persona”. La giustificazione ufficiale è l’eliminazione del linguaggio “dannoso” , la volontà di non
offendere alcuno, bandire dalle parole il razzismo, la violenza, il pregiudizio, ma si tratta di un’ azione di ingegneria linguistica volta a cambiare il volto dell’ intera società.
L’operazione ammette esplicitamente di voler “educare”, ossia imporre un modo di ensare e parlare.
Una società che distrugge il linguaggio porta a compimento il relativismo etico-culturale fino a esiti impensabili solo pochi anni fa. Così scriveva il
sociologo Pitirim A. Sorokin: “il relativismo una volta accettato giunge fino a relativizzare ogni verità e valore trasformandoli in “atomi”, di conseguenza col tempo egli cederà il
posto allo scetticismo al cinismo e al nichilismo. La linea di confine tra vero e falso, tra bene e male sparisce e la società precipita in uno stato di autentica anarchia mentale
morale e culturale. Nessuna società può resistere a lungo in tali circostanze.”
L’abilismo è, in neolingua, l’atteggiamento svalutativo verso le persone con disabilità, in base all’assunto che la “normalità” sia discriminatoria e la sua affermazione attraverso il
linguaggio offensiva per una serie potenzialmente infinita di categorie. L’uso di termini abilisti favorirebbe la convinzione che chi vive una disabilità o una “diversità “ ( la parola
chiave) sia anormale. La soluzione è l’adozione del linguaggio “person-first”, ovvero di una locuzione contorta, spesso oscura o complessa, che inizia con il termine “persona “. Nelle
intenzioni la modifica lessicale “aiuta a non definire le persone in base a una sola delle loro caratteristiche”. La realtà è che il meccanismo finisce per negare ciò che vede, finendo per
focalizzare ancor più ciò che si propone di nascondere. Il disabile costretto sulla sedia a rotelle deve essere ridefinito “persona che utilizza una sedia a rotelle”. Resta la costrizione
legata a una condizione sfortunata, ma gli occhiali rosa anti abilisti affermano che “gli utenti (!!!) di sedie a rotelle spesso le trovano uno strumento essenziale per la loro libertà
invece di considerarle una prigione.” Nascondere la realtà sembra il fine di quest’astrusa acrobazia da paese dei balocchi.
La neolingua raggiunge vertici di ribaltamento cognitivo nell’ambito detto “gender based”, basato sul genere. “È sempre preferibile chiedere a una persona come desidera essere
chiamata invece di fare supposizioni.” Ossia, io non posso ritenere che il mio interlocutore sia un uomo poiché ne ha l’aspetto, la voce, l’atteggiamento, l’abbigliamento. Sarà una
“persona con utero” ? Ogni professione o condizione che contenga un riferimento maschile deve essere riformulato, sostituendo “man” (uomo) con “person”. Ad esempio
chairperson, anziché chairman, presidente. E’ visto con sospetto anche il termine transgender (transessuale) poiché potrebbe essere usato in senso dispregiativo. La
neolingua procede per sottrazione: “straight”, diritto, usato anche nel senso di sessualmente normale, va espunto in quanto tenderebbe a considerare “curvo, non
normale chiunque non sia eterosessuale”.
Il meccanismo linguistico person- first assume non di rado connotati ridicoli: homeless, senzatetto, diventa “persona senza abitazione” (without housing). Gli sventurati sarebbero
certo più felici se la classe dominante si impegnasse a trovar loro casa, piuttosto che inventare termini insensati. Non va meglio ai carcerati, la cui definizione neolinguistica è
“persona condannata che è stata incarcerata”. “Persona impegnata nel lavoro sessuale”sostituisce prostituta/o.
Lo sbocco finale è quello intuito da George Orwell: il linguaggio si impoverisce, decade sino all’afasia, nell’impossibilità di esprimere concetti, descrizioni, idee. Con l’aggravante di complicare il lavoro del cervello e di instillare assurdi sensi dicolpa. Avrò pensato una cosa brutta, dannosa, scorretta? Sono una persona malvagia? Il potere diventa biopotere, dominio sull’intera vita. Il cerchio si chiude. Sulle persone con utero e su quelle che non ce l’hanno.
Appicazione in piolitica, neolingua:
Detto, fatto:
Queer Studies, Torino pioniera in Italia: al via il primo corso interdisciplinare. Il professor Vercellone: “Il genere permea tutte le aree del sapere”
https://www.lastampa.it/torino/2024/12/02/news/queer_studies_primo_corso_interdisciplinare-14855973/
https://pbs.twimg.com/media/GeIuWp5X...g&name=900x900
Animali parlamti (sono obbligati)
https://www.maurizioblondet.it/perso...n=push_friends
Uk, inasprite leggi su bloccanti pubertà ai minori/ Ministro salute: “Divieto diventa permanente”
In Uk non sarà più possibile somministrate i bloccanti pubertà ai minori di 18 anni: la legge è stata definitamente inasprita
Davide Giancristofaro Alberti Pubblicato 13 Dicembre 2024
Il ministro della salute britannico, Wes Streeting, ha annunciato che il divieto di somministrare bloccanti pubertà ai minori di 18 anni, che hanno dei dubbi in merito alla propria identità di genere, sarà permanente. Lo scorso mese di maggio si era parlato di un divieto solo temporaneo, ma a distanza di circa 7 mesi da quella data, si è deciso di trasformarlo a temo indeterminato in tutto il Regno Unito. Una decisione che, come riferisce la BBC attraverso il proprio portale online, è giunta dopo il parere della Commissione per i medicinali per uso umano, che ha definito uno “scandalo”, l’utilizzo dei bloccanti della pubertà.
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La premier Meloni riceve Milei a Palazzo Chigi
Secondo gli esperti, infatti, prescrivere questi farmaci ai bambini per la disforia di genere rappresenta un “rischio inaccettabile per la sicurezza”. Si tratta ovviamente di una decisione che ha spaccato in due l’opinione pubblica, con i favorevoli che hanno elogiato l’integrità del ministro Streeting, mentre i contrari hanno parlato di “discriminazione”. La decisione del governo Uk è giunta dopo che si è accertato che la procedura per ottenere i bloccanti della pubertà fosse troppo blanda.
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BLOCCANTI PUBERTÀ AI MINORI VIETATI: COSA È SUCCESSO NEL 2024
In poche parole il trattamento veniva prescritto a dei bambini dopo che si compilava un modulo online e senza nemmeno aver ricevuto una consulenza da parte di un medico specialista. Una prescrizione quindi troppo leggera, e che ha obbligato l’esecutivo a intervenire.
La nuova decisione giunge dopo un percorso che era cominciata ad inizio 2024 con una revisione da parte dell’autorevole pediatra Dott.ssa Hilary Cass, sui servizi di assistenza di genere per i bambini, evidenziando come non vi fossero prove in merito all’efficacia di questi trattamenti Dopo di che a marzo il sistema sanitario nazionale aveva deciso che i bloccanti della pubertà non avrebbero più rappresentato il trattamento di routine per i bimbi con disforia di genere. Infine, lo scorso maggio, le regole sono state ulteriormente inasprite, come detto sopra, intervenendo con un divieto d’emergenza.
https://www.ilsussidiario.net/news/u...nente/2780613/
https://youtu.be/npmQqwA6PKw?si=afZqKpunCAvD2ALJ
Da vedere e diffondere!
https://youtu.be/npmQqwA6PKw?si=afZqKpunCAvD2ALJ
Londra . La sentenza della Corte Suprema britannica: «I transessuali non sono donne»
Angela Napoletano mercoledì 16 aprile 2025
L'ìmpatto del pronunciamento dei giudici è enorme perché porterà a un ripensamento delle politiche “gender friendly” in tutto il Regno Unito
https://www.avvenire.it/c/2025/Publi...jpg?width=1024
Le femministe di For Women Scotland dinanzi alla Corte Suprema - ANSA
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ll pronunciamento della Corte Suprema britannica non lascia margini all’interpretazione: «La definizione legale di donna è riferita al sesso biologico». Giuridicamente, dunque, può definirsi femmina solo chi, geneticamente, lo è. La sentenza in 88 pagine emessa all’unanimità dai cinque giudici del più alto tribunale del Regno Unito pone fine a una controversia vecchia sette anni.
Nel 2018, il Parlamento di Edimburgo approvò una legge sulle “quote rosa” nei consigli pubblici che conteggiava i trans nella percentuale di donne da bilanciare agli uomini. Approccio in linea con il diritto ad autoproclamarsi maschio o femmina all’anagrafe alla base di un’altra legge scozzese, quella sul riconoscimento del genere, mai entrata in vigore perché approvata a Holyrood nel 2022 ma bloccata dal governo centrale quando, era il 2023, a Downing Street c’era il premier conservatore Rishi Suank.
L’organizzazione For Women Scotland ne si è battuta contro tutti gli slanci in odore di ideologia gender del governo locale sottolineando che ogni concessione alla lobby Lgbt mette a rischio i diritti delle donne che finiscono con il subire la gestione “viziata” di spazi e servizi pubblici organizzati in base al sesso come i reparti ospedalieri, le carceri, gli spogliatoi e i centri di accoglienza. Le femministe scozzesi hanno trascinato l’esecutivo locale in tribunale percorrendo tutti i gradi di giudizio senza mai incassare una sentenza favorevole. La loro ultima spiaggia era la Corte Suprema di Londra che, invece, gli ha dato ragione.
Il giudice Patrick Hodge ha sottolineato che il pronunciamento non deve essere interpretato come un «una vittoria di uno o più gruppi della nostra società a scapito di un altro». Precisazione che tradisce la forte polarizzazione innescata nell’opinione pubblica l’Oltremanica dai temi legati all’identità di genere. «Le persone transgender – ha puntualizzato a rassicurare il popolo Lgbt – continuano a godere di protezioni contro la discriminazione previste dall’Equality Act». Ma tant’è: «Il concetto di sesso è binario».
La portata della giudizio è enorme perché la Corte, chiamata ad esprimersi in modo definitivo, ha di fatto chiarito la corretta interpretazione di una legge, l’Equality Act del 2010, in vigore non solo oltre il Vallo di Adriano ma anche in Galles e Inghilterra. Ciò significa che porterà a un ripensamento, ovunque, delle politiche “gender friendly”.
La lettura del verdetto ha scatenato la festa tra le donne radunate in piazza dinanzi al tribunale e a Parliament Square, ai piedi della statua della suffragetta Millicent Fawcett. «Sono orgogliosa di voi», ha commentato sui social J.K. Rowling, l’autrice di “Harry Potter” da sempre contraria all’ideologia gender. «I diritti di donne e ragazze – ha aggiunto – sono ora protetti». Delusi, invece, gli attivisti arcobaleno che hanno bollato il verdetto come un «editto trumpiano».
Un portavoce del premier laburista Keir Starmer si è limitato a ricordare che il governo «ha sempre sostenuto la protezione degli spazi riservati a un solo sesso». C’è chi è pronto a scommettere che il primo ministro abbia tirato un respiro di sollievo: è meglio, questo è il ragionamento, che a fare chiarezza sulle scivolose politiche di genere, storico cavallo di battaglia della sinistra, siano stati i togati e non i suoi deputati.
https://www.avvenire.it/mondo/pagine/sentenza-corte-uk
Judith Butler
Judith Butler (Cleveland, 24 febbraio 1956) è una filosofa post-strutturalista statunitense. Si occupa di filosofia politica, etica, teoria letteraria, femminismo e teoria queer. Dal 1993 insegna al dipartimento di retorica e letterature comparate all'Università di Berkeley, dove dirige il programma di teoria critica. Tiene lezioni alla European Graduate School.
Le sue opere più note, Gender Trouble e Bodies That Matter, ridiscutono la nozione di genere e sviluppano la sua teoria della performatività di genere,[1] che oggi ha un ruolo di primo piano nella riflessione femminista e queer.
Biografia
Butler è nata a Cleveland (Ohio) da una famiglia russo-ungherese di origine ebraica.[2] La maggior parte della famiglia materna morì nell'Olocausto.[3] Ha ottenuto un dottorato di ricerca all'università di Yale nel 1984 con una dissertazione dal titolo Subjects of Desire: Hegelian Reflection in Twentieth-Century France, pubblicata nel 1987.[4] Grazie a una borsa di studio del Programma Fulbright ha trascorso un anno all'università di Heidelberg in Germania.
Ha insegnato alla George Washington University e alla Johns Hopkins University. Dal 1993 è docente all'Università di Berkeley. Vive a Berkeley con la compagna, la filosofa politica Wendy Brown. Hanno un figlio, Isaac.
Pensiero
Butler inizia a sviluppare il tema della performatività di genere nel saggio Performative Acts and Gender Constitution (Atti performativi e costituzione di genere, 1988), in cui analizza l'idea freudiana dell'identità personale modellata in termini di normalità. Butler contesta l'affermazione di Freud secondo cui la lesbica deriverebbe il proprio comportamento dal modello maschile, percepito come norma. Butler si oppone all'innatismo di genere e argomenta in favore della performatività di genere: la "performance" di genere crea il genere.[5]
Con Gender Trouble (1990), Butler esamina le opere di Simone de Beauvoir, Julia Kristeva, Sigmund Freud, Jacques Lacan, Luce Irigaray, Monique Wittig, Jacques Derrida e Michel Foucault, argomentando che la coerenza delle categorie sessuali è il costrutto culturale della ripetizione nel tempo di atti corporei stilizzati. In questo senso Butler teorizza che il genere, il sesso e la sessualità sono performativi.[6] Butler, seguendo la lezione di Foucault, sostiene che la costruzione del soggetto sessuato, desiderante, non sia una scelta, ma una conseguenza del discorso disciplinare. L'apparente ovvietà del sesso come fatto biologico naturale dimostra, secondo Butler, quanto profondamente sia nascosta, nel discorso, la sua produzione. Allo stesso modo sono costruite come naturali la dualità sessuale e l'eterosessualità.[7]
Butler sostiene che, senza una critica del sesso come prodotto del discorso, la distinzione sesso/genere come strategia femminista per contestare l'asimmetria di genere è inefficace: il femminismo ha commesso un errore nel trattare le "donne" come un gruppo astorico dalle caratteristiche comuni, in quanto tale approccio rinforza la visione binaria delle relazioni di genere. Secondo Butler, le femministe dovrebbero analizzare come il potere determini la comprensione del genere femminile non solo nella società, ma all'interno del movimento femminista stesso.[8][9]
In Bodies That Matter (1993) Butler, ricorrendo alla nozione di iteratività sviluppata da Derrida, sottolinea il ruolo svolto nella performatività dalla ripetizione. È l'iteratività a rendere possibile la costruzione del soggetto sessuato come "naturale".
Censura e discorso dell'odio sono al centro della riflessione di Excitable Speech (1997). Butler ritiene che la censura, benché in alcuni casi sia peggio della tolleranza, in altri possa essere necessaria. Butler considera la censura un effetto del potere statale e, riprendendo una tesi di Lacan, una condizione primordiale del linguaggio e del discorso: l'Io linguistico come effetto di una censura originaria. Pertanto, secondo Butler, un vero discorso di opposizione è impossibile, dato che il principio cui si oppone, la censura, è allo stesso tempo il principio che fonda il discorso di opposizione.
Butler teorizza inoltre che il discorso dell'odio esista retrospettivamente, dopo essere stato dichiarato tale dall'autorità. In questo modo, lo Stato riserva a sé il potere di definire i limiti del discorso accettabile. Perciò Butler critica le tesi anti-pornografiche della teorica femminista Catharine MacKinnon, in quanto non mettono in discussione il potere censorio dello Stato. Inoltre, poiché il discorso dell'odio dipende dal contesto, Butler dubita dell'efficacia della censura e sottolinea le difficoltà di un'identificazione sistematica del discorso dell'odio.
Undoing Gender (2004), una raccolta di saggi divulgativi su sesso, genere e psicanalisi, affronta fra gli altri il tema del desiderio in quanto prodotto delle norme sociali. Analizza inoltre il caso di David Reimer, il cui sesso fu "riassegnato" da maschio a femmina dopo una circoncisione maldestra subita a 8 mesi d'età.
In Giving an Account of Oneself (2005), Butler sviluppa un'etica basata sull'opacità del soggetto a se stesso. Ispirandosi al pensiero di Theodor W. Adorno, Michel Foucault, Friedrich Nietzsche, Jean Laplanche, Adriana Cavarero e Emmanuel Lévinas, Butler teorizza che la formazione del soggetto è sociale, relativa a una comunità di altri e alle sue norme, che sono all'origine del suo "io" grammaticale. L'opacità del soggetto a se stesso lo rende, pertanto, non pienamente responsabile delle sue azioni. Butler teorizza dunque un'etica in cui il sé responsabile riconosca i limiti della propria capacità di rendere conto di se stesso agli altri e rispetti questi limiti in quanto intrinsecamente umani. La società in cui uno diventa umano è ciò che il soggetto non può sapere di se stesso. In tal modo, Butler situa la critica sociale e politica al centro della pratica etica.
Subjects of Sex/Gender/Desire (incluso in Gender Trouble, 1990) è una critica al movimento femminista contemporaneo, che rischia, secondo Butler, di imitare le strategie dell'oppressore, specie quando lo riduce a soggetto singolo. Butler identifica vari livelli di oppressione, non riassumibili nei termini di una gerarchia che situa le donne al livello più basso.
In Frames of War. When is Life Grievable? (2009), raccolta di saggi e interventi, Butler analizza i diversi frames (schemi, strutture) attraverso cui facciamo esperienza della guerra, soprattutto tramite i media. La guerra, secondo Butler, non si ferma al campo di battaglia ma continua sulle fonti di informazione, che piegano l'immagine del conflitto a seconda degli interessi nazionali. Corollario di tale analisi è il necessario «riorientamento» della Sinistra, che dev'essere unita in opposizione agli illegittimi e arbitrari interventi militari[10].
Attivismo
Butler interviene spesso pubblicamente su temi di politica contemporanea, in particolare in relazione alle istanze delle persone omosessuali e transessuali/transgender. Ha preso posizione in merito alla politica israeliana, criticandone l'impatto sul conflitto israelo-palestinese e sottolineando come Israele non rappresenti tutti gli ebrei o tutta l'opinione ebraica[11].
Butler è attivista del movimento per i diritti degli omosessuali, del movimento femminista e di quello contro le guerre in Iraq, Afghanistan e Libano. Ha sostenuto il movimento Occupy Wall Street e nel 2005 la campagna Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. Fa parte del comitato di consulenza dell'organizzazione Jewish Voice for Peace ed è membro esecutivo della Faculty for Israeli-Palestinian Peace negli Stati Uniti e del Jenin Theatre in Palestina[senza fonte].
Onorificenze
Laurea honoris causa in Letteratura
— Università di St. Andrews, 2013[12]
Laurea honoris causa in Letteratura - nastrino per uniforme ordinaria
Laurea honoris causa in Letteratura
— Università McGill, 2013[13]
Laurea honoris causa in Letteratura - nastrino per uniforme ordinaria
Laurea honoris causa in Letteratura
— Università di Friburgo, 2014[14]
Laurea honoris causa in Letteratura - nastrino per uniforme ordinaria
Laurea honoris causa in Letteratura
— Università di Belgrado, 2018[15]
Riconoscimenti
2012 - Premio Theodor W. Adorno[16]
2021 - Premio Internazionale della Catalogna[17]
Caso Adorno
Nel 2012 Judith Butler ha ricevuto dalla città di Francoforte il premio Adorno. In passato il premio è stato assegnato, fra gli altri, a Jürgen Habermas, Zygmunt Bauman e Jacques Derrida. Nell'occasione, il comitato del premio fu criticato dall'ambasciatore israeliano in Germania, dal Consiglio centrale degli ebrei tedeschi e dal direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme a causa degli appelli di Butler a boicottare Israele.[18] Butler replicò che riteneva quelle critiche dirette non contro di lei, ma contro tutti coloro che si oppongono alla attuale politica israeliana.[19][20]
Opere tradotte in italiano
Perdita e rigenerazione, trad. it. di Isabella Pasqualetto, Marsilio, 2023 (2022, Between Loss and Regeneration)
Che mondo è mai questo?, trad. it. di Federico Zappino, Laterza, 2023 (2022, What World is This? A Pandemic Phenomenology)
La forza della nonviolenza. Un vincolo etico-politico, trad. it. di Federico Zappino, Nottetempo, 2020 (2020, The Force of Nonviolence. An Ethico-Political Bind)
L'alleanza dei corpi. Note per una teoria performativa dell'azione collettiva, trad. it. di Federico Zappino, Nottetempo, 2017 (2015, Notes toward a Performative Theory of Assembly)
Che tu sia il mio corpo. Una lettura contemporanea della signoria e della servitù in Hegel (con Catherine Malabou), a cura di Giovanbattista Tusa, Mimesis, 2017 (2009, Sois mon corps)
Di chi è Kafka?, a cura di Antonio Iannello, Nicola Perugini e Federico Zappino, "il lavoro culturale", 2016, https://www.lavoroculturale.org/judith-butler-kafka/
Fare e disfare il genere, a cura di Federico Zappino, Mimesis, 2014 (2004, Undoing Gender)
Sulla crudeltà, a cura di Nicola Perugini e Federico Zappino, "il lavoro culturale", 2014, https://www.lavoroculturale.org/sulla-crudelta/
Strade che divergono. Ebraicità e critica del sionismo, trad. it. di Fabio De Leonardis, Raffaello Cortina, 2013 (2012, Parting Ways: Jewishness and the Critique of Zionism)
La vita psichica del potere. Teorie del soggetto, a cura di Federico Zappino, Mimesis, 2013 ISBN 978-88-575-1606-6 (1997, The Psychic Life of Power. Theories in Subjection)
Vite precarie. I poteri del lutto e della violenza, a cura di Olivia Guaraldo, Postmedia Books, 2013 (2004, Precarious Life: The Powers of Mourning and Violence)
A chi spetta una buona vita?, a cura di Nicola Perugini, Nottetempo, 2013 (2012, Can One Lead A Good Life in Bad Life?) ISBN 88-7452-417-X
Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell'identità, trad. it. di Sergia Adamo, Laterza, 2013 (1990, con prefazione dell'autrice all'edizione 1999, Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity)
Parole che provocano. Per una politica del performativo, trad. it. di Sergia Adamo, Raffaello Cortina, 2010 (1997, Excitable Speech)
Dialoghi sulla sinistra. Contingenza, egemonia, universalità (con Ernesto Laclau e Slavoj Žižek), a cura di Laura Bazzicalupo, Laterza, 2010 (2000, Contingency, Hegemony, Universality)
Soggetti di desiderio, trad. it. di Gaia Giuliani, Laterza, 2009 (1988, Subjects of Desire)
La disfatta del genere, trad. it. di Patrizia Maffezzoli, Meltemi, 2006 (2004, Undoing Gender)
Critica della violenza etica, trad. it. di Federico Rahola, Feltrinelli, 2006 (2005, Giving an Account of Oneself)
Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, trad. it. di Roberta Zuppet, Sansoni, 2004 (1990, Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity)
La rivendicazione di Antigone. La parentela tra la vita e la morte, trad. it. di Isabella Negri, Bollati Boringhieri, 2003 (2000, Antigone's Claim: Kinship Between Life and Death)
Corpi che contano. I limiti discorsivi del "sesso", trad. it. di Simona Capelli, Feltrinelli, 1996 (1993, Bodies That Matter: On the Discursive Limits of "Sex")
Su Judith Butler
Federico Zappino, Performatività del genere e allegorie della transessualità. Judith Butler e Lili Elbe, in Id., Comunismo queer. Note per una sovversione dell'eterosessualità, Meltemi, 2019 http://www.meltemieditore.it/catalogo/comunismo-queer/
Monica Pasquino e Sandra Plastina (a cura di), Fare e disfare. Otto saggi a partire da Judith Butler, Mimesis, 2009. ISBN 978-88-8483-766-0
Lorenzo Bernini e Olivia Guaraldo (a cura di), Differenza e relazione. L'ontologia dell'umano nel pensiero di Judith Butler e Adriana Cavarero, ombre corte, 2009. ISBN 978-88-95366-46-3
Nicola Perugini, saggio introduttivo per A chi spetta una buona vita?, Nottetempo, 2013 (2012, Can One Lead A Good Life in Bad Life?) ISBN 88-7452-417-X
Federico Zappino, Il potere della melanconia, saggio introduttivo a La vita psichica del potere. Teorie del soggetto, Mimesis, 2013. ISBN 978-88-575-1606-6
Massimo Filippi e Marco Reggio (a cura di), Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali (contiene un'intervista a Judith Butler), Mimesis, 2015, ISBN 978-88-575-3108-3
Enrico Redaelli, Judith Butler. Il sesso e la legge, Feltrinelli, Milano 2023, ISBN 8807227282
Valentina Surace, Soggetti precari. L'ontologia sociale di Judith Butler, Collana "Novecento", Mimesis, Milano-Udine 2023, pp. 212, https://www.mimesisedizioni.it/libro/9791222301549 ISBN 9791222301549
Note
^ Interview, Believer, maggio 2003
^ Interview with Judith Butler Archiviato il 19 dicembre 2006 in Internet Archive., maggio 2001
^ Judith Butler: As a Jew, I was taught it was ethically imperative to speak up, Haaretz, 24 febbraio 2010
^ Judith Butler, Subjects of Desire: Hegelian Reflections in Twentieth-Century France, New York, Columbia University Press, 1987, ISBN 978-0-231-15998-2.
^ Rivkin, Julie, and Michael Ryan. Literary Theory: An Anthology. 2nd ed. Malden, Massachusetts: Blackwell Pub., 2004. Print.
^ Butler explicitly formulates her theory of performativity in the final pages of Gender Trouble, specifically in the final section of her chapter "Subversive Bodily Acts" entitled "Bodily Inscriptions, Performative Subversions" and elaborates performativity in relation to the question of political agency in her conclusion, "From Parody to Politics." Vedere Judith Butler, Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity, New York, Routledge, 1999 [1990], pp. 171-90.
^ Judith Butler, Concluding Unscientific Postscript, in Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity, New York, Routledge, 1999 [1990], pp. 135-41.
^ Corpi che contano. I limiti discorsivi del sesso Archiviato il 6 marzo 2016 in Internet Archive., DWpress
^ Feminist Perspectives on Sex and Gender, su plato.stanford.edu, Stanford Encyclopedia of Philosophy.
^ J. Butler, Frames of War, su versobooks.com.
^ US-Philosophin Butler: Israel vertritt mich nicht, Der Standard, 15 settembre 2012
^ (EN) HONORANDS FROM 2007-2014 (PDF), su st-andrews.ac.uk. URL consultato il 23 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2014).
^ (EN) Judith Butler, su web.archive.org. URL consultato il 23 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2015).
^ (FR) La philosophe américaine Judith Butler honorée à Fribourg, su laliberte.ch, 15 novembre 2014. URL consultato il 23 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2014).
^ Džudit Batler počasna doktorka Beogradskog univerziteta, su autonomija.info, 19 luglio 2018. URL consultato il 23 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2020).
^ (EN) Judith Butler wins Theodor Adorno Prize despite opponents, su autonomija.info, 29 agosto 2012. URL consultato il 23 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 1º settembre 2012).
^ (CA) Natàlia Vila e Antoni Ribas Tur, Judith Butler, intel·lectual no-binària, guanya el 33è Premi Internacional Catalunya, su ara.cat, 24 gennaio 2022. URL consultato il 29 marzo 2022.
^ German Jews oppose award for US philosopher, Ynetnews
^ Frankfurt ripped for honoring Jewish-American scholar who backs Israel boycott, Haaretz, 7 settembre 2012
^ Sostengo un giudaismo non associato alla violenza di Stato Archiviato il 4 ottobre 2013 in Internet Archive., 3 settembre 2012
https://it.wikipedia.org/wiki/Judith_Butler#Caso_Adorno
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A incendiare la casa di Starmer è stato un prostituto per froci
Maurizio Blondet 20 Maggio 2025
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ha 21 anni .. i media hanno cercato di mantenere il segreto
UE: Sono i nostri valori
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Domani è la Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. Al SEAE, la celebriamo con i colori della bandiera del Progress Pride sulla nostra facciata. Scopri come l’UE sostiene un futuro più equo e inclusivo per le persone LGBTIQ+ qui: http://europa.eu/!DVyTW9 #IDAHOT
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La dittatura totalitaria dei kuli, dei perversi e viziosi, ha portato a questo:
Julian Assange
BIDEN’S REGIME RAN A CHILD TRAFFICKING EMPIRE — 500,000 KIDS GONE — TRUMP & RFK JR. LAUNCH CLEANUP OPERATION!
Ci troviamo sui resti bruciati del regime più malvagio della storia americana. A maggio 2025, l’amministrazione Biden è stata SMASCHERATA come il più grande cartello del traffico di minori mai creato sotto la maschera dell'”immigrazione”. Ma ora, la vera leadership è TORNATA, e la resa dei conti è iniziata. RFK Jr., ora Segretario alla Salute, ha sganciato la bomba durante una riunione alla Casa Bianca: “Durante l’amministrazione Biden, l’HHS è diventato complice del traffico di minori a scopo di sfruttamento sessuale e schiavitù”. Oltre 500.000 bambini sono andati perduti sotto la supervisione di Biden. Bambini veri. Rapiti. Nascosti. Dimenticati. Incanalati in reti di predatori protette dalle agenzie federali.
. È stato progettato. Il confine è stato spalancato. La supervisione smantellata. Bambini affidati a “sponsor” non controllati. Nessun follow-up. Nessuna responsabilità. Solo sparizione. Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani è stato trasformato in un centro logistico per la tratta di esseri umani. I responsabili? Risorse del Deep State. La copertura? “Riforma dell’immigrazione”. La verità? Tratta di esseri umani sponsorizzata dallo Stato. La macchina globalista – Davos, la Silicon Valley, le élite – ha usato il confine statunitense come zona di espropriazione di bambini. Alejandro Mayorkas ha ammesso che il DHS aveva “limitate responsabilità”. Questa non è una scusa. È un’accusa.
“L’Europa è l’ultimo rifugio dei globalisti”: Alexander Dugin a Tocsin “Le élite liberali globaliste europee appartengono al passato”, ha riassunto l’intellettuale russo, che Wikipedia descrive (https://fr.wikipedia.org/wiki/Alexandre_Duguine) come un “propagandista di estrema destra e teorico politico noto per le sue posizioni ultranazionaliste e neofasciste”.
https://www.maurizioblondet.it/a-inc...uto-per-froci/