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Discussione: Vai col gender!

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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Amici uniti civilmente? Detto, fatto
    di Tommaso Scandroglio
    Unirsi civilmente senza essere gay. Il Giornale di Vicenza intervista Gianni Bertoncini, 56 anni, noto batterista jazz e l’amico Piero Principe, 70 anni. Prima coppia unita civilmente a Schio. Ma non sono una coppia gay, sono solo due amici che vivono insieme.
    Il giornalista Elia Cucovaz attacca così l’intervista: “Bertoncini, la vostra sarà la prima unione omosessuale a Schio...”. «Guardi, la fermo subito – lo interrompe il batterista - Noi non siamo una “coppia” nel senso in cui lo intende lei». E di rimando il giornalista “Scusi?”. «Conviviamo da molti anni – spiega lui - Ci prendiamo cura l’uno dell’altro. Ma siamo... come fratelli». “Fratelli? – chiede giustamente interdetto Cucovaz - Ma sbaglio o allora questo non ha niente a che fare col cosiddetto “matrimonio gay”?”. «No, infatti – ammette Bertoncini - per noi significa più che altro accedere a dei diritti e risolvere dei problemi pratici».
    Un insulto alla legge sulle Unioni civili? Un comportamento in frode alla legge? Un uso strumentale di una vittoria del mondo omosessualista? Nulla di tutto questo, bensì un uso correttissimo, seppur molto prosaico, della legge Cirinnà la quale non prevede come condizione per unirsi civilmente che la coppia sia legata da vincoli affettivi omosessuali, bensì solo che la coppia sia formata da due persone dello stesso sesso. Quindi anche due amici in punta di diritto possono unirsi civilmente.
    Al comma 1 dell’art. 1 infatti possiamo leggere che “la presente legge istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso”. Punto. Non si aggiunge altro. Chi sono i soggetti esclusi? I minorenni, gli sposati, i già uniti civili, gli interdetti, gli ascendenti e discendenti in linea retta, i fratelli, zii e nipoti, gli affini, gli adottati e adottanti e chi si è macchiato di omicidio o di tentato omicidio del coniuge o dell’unito civile. Gli eterosessuali non compaiono in questo elenco e quindi possono contrarre unione civile. E non potrebbe essere che così. Includere come criterio per unirsi civilmente anche l’esistenza di un vincolo affettivo di natura omosessuale avrebbe comportato seri problemi giuridici, anzi sarebbe stata una indicazione priva di carattere giuridico.
    Infatti chi avrebbe accertato l’esistenza di questo vincolo affettivo? L’ufficiale di stato civile? Un perito di ufficio? La stessa coppia tramite autocertificazione che attestasse: “noi ci vogliamo bene, non come due amici, ma come due amanti”? E poi quali criteri seguire per certificare l’esistenza di tale rapporto omosessuale? La verifica che i due hanno rapporti carnali? La convivenza associata a gesti di intimità o di mera attenzione reciproca, ma un’attenzione non puramente amicale? E poi dato che le unioni civili sono state sostanzialmente parificate al matrimonio e dato che anche nel matrimonio quello che conta per lo Stato è l’assunzione di alcuni doveri specifici – fedeltà, aiuto reciproco, educazione dei figli etc. – non l’esistenza di un vincolo affettivo, perché prevedere criteri differenti per le coppie unite civilmente?
    In buona sostanza Gianni e Piero sono una coppia unita civilmente secondo tutti crismi di legge. Ma qui entriamo nel paradosso. Infatti due amici potranno godere di tutti quei diritti riservati alle coppie coniugate. Non solo l’unione omosessuale è stata omologata al vincolo matrimoniale, ma anche una semplice amicizia può essere considerata “matrimonio”. A rovescio - dato che le equivalenze si possono leggere non solo da sinistra verso destra ma anche da destra verso sinistra - marito e moglie possono essere considerati due amici. C’è chi progredisce e che regredisce suo malgrado sulla scala evolutiva/involutiva disegnata dal legislatore.
    Ma facciamo un passo in più, passo consentito dalla stessa legge Cirinnà. Gianni e Piero si sono uniti civilmente perché amici e perché, come loro ammettono, è conveniente farlo. E se prevalesse la convenienza sull’amicizia? Nulla vieta pensare che due persone dello stesso sesso si potranno unire civilmente solo perché così avranno vantaggi fiscali, sulla casa, sulla cittadinanza, anche agevolazioni in sede processuale penale ne abbiamo già parlato.
    Unirsi tanto per garantirsi uno scudo processuale nel caso in cui un rapina andasse male: chi vieta di ipotizzarlo? Unirsi civilmente non perché omosessuali e non perché amici, ma perché utile è legittimo secondo la legge Cirinnà ed è impossibile vietarlo. Il nostro ordinamento infatti mica fa il processo alle intenzioni in merito all’uso che fanno i cittadini degli istituti giuridici eretti dallo Stato. Contenti loro, contenti tutti. Quindi perché non usare della Cirinnà anche per fini non nobilissimi?
    Saltano quindi tutte le categorie non solo antropologiche, ma anche sociali e giuridiche: una coppia di amici, di conoscenti, di soci in affari, di compagni di partito, di studio, di sport è anche una coppia di coniugi. In forza della legge la realtà può cambiare natura e il diritto è in grado di realizzare l’impossibile, come forse fece Caligola che nominò “senatore” un cavallo, cioè fece diventare un equino una persona. Come dargli torto, dato che alcuni nostri senatori sono, nemmeno cavalli, ma solo veri asini?
    Nella Relazione al Titolo preliminare del Codice Civile di Napoleone si poteva leggere che la legge modifica, cancella ciò che esiste e crea ciò che non esiste. La vicenda della coppia di amici di Schio ci ha fatto comprendere ancora una volta che l’intento della Cirinnà è quello non solo di creare il “matrimonio” gay, ma anche e soprattutto di cancellare l’istituto del matrimonio e sostituirlo con qualsiasi rapporto sociale: omosessuale, di amicizia, di convenienza. Se ogni relazione è uguale alle altre, scompare ogni differenza, si annulla ogni identità. Più che una società liquida ci aspetta una società gassosa. Prepariamo le maschere antigas.
    Amici uniti civilmente? Detto, fatto

    Se passa il reato di “omofobia”: possibili scenari
    Antonio Righi
    Se vincerà il si al referendum costituzionale sarà davvero difficile fermare l’ondata di leggi in favore della distruzione della famiglia naturale e della rivoluzione antropologica in atto. In cima alla lista dei prossimi provvedimenti sta quello contro i presunti reati di “omofobia”. Il Governo già da tempo sta lavorando al disegno legge ed è mobilitato in questo senso, tanto che nel decreto della “buona scuola” all’articolo 16 si fa riferimento alla formazione dei bambini in relazione ai principi di pari opportunità, “promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.
    Per fare cio' occorre (prosegue il decreto) “educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica”. Anche se il testo si presenta abbastanza confuso ed ambiguo, emerge una visione antropologica basata sull’idea che essere uomini o donne rappresenti uno “stereotipo” della società.
    Ma se dovesse passare la legge contro l’omofobia, quali scenari si presenterebbero in Italia? Proviamo a tracciarne alcuni.
    Dato che il riconoscimento della propria identità dovrebbe passare solamente attraverso quello che io percepisco di me stesso (uomo o donna diventerebbero cosi' solo due dei tanti possibili generi in cui io mi potrei identificare), risulterebbe discriminatorio (e quindi punibile penalmente) chiunque sostenga la natura biologica dell’essere uomo o donna (con buona pace della scienza biologica). La percezione che ho di me stesso diventerebbe l’unico criterio con il quale misurarmi ed essere mirato dagli altri. Lo psicologismo che trionfa sulla realtà e sulla scienza (e in ultima analisi, sulla ragione).
    Un soggetto quindi riconoscerebbe la sua vera identità in base alla sola dimensione emozionale (bypassando qualsiasi tentativo di razionalizzazione). Se ne deduce che “io esisto” solamente in quanto ho la possibilità di amare. Visto che l’amore è un sentimento universale e visto che non esiste di fondo alcuna differenza sostanziale fra essere uomo o donna (o qualsiasi altro genere), tutti abbiamo il diritto di amare e di crescere dei figli. Ne viene da se che per crescere una prole non serviranno più degli “elementi” biologici (padre e madre) ma sarà sufficiente solo l’amore. Se io da uomo amo come una donna, visto che l’amore è un sentimento unico che unisce tutti, per crescere bene un figlio non avro' necessità di dargli una madre. Io da solo o con il mio (o più) compagno(i) saroin grado di svolgere autenticamente il compito di genitore. Se domani, qualsiasi persona volesse sollevare una qualche perplessità circa questo ragionamento (anche al bar con gli amici) verrebbe accusata (penalmente!) di omofobia, in quanto si discriminerebbe di fatto l’idea di coppia omogenitoriale. Sostenere che i bambini hanno diritto ad un padre e una madre sarà fuorilegge!
    Parlare in pubblico, quindi, sarà molto rischioso specialmente per quelle categorie (docenti, politici, sacerdoti, giornalisti…..) che svolgono un lavoro di grande esposizione sia mediatica che sociale. Emblematico è il recente caso che ha colpito l’arcivescovo Antonio Canizares Llovera, accusato dalla Procura di Valencia (su denuncia del collettivo Lgbt Lambda) di incitamento all’odio omofobico, per aver tenuto un’omelia e una conferenza in difesa della famiglia naturale come “centro e cellula della società, come realtà fondamentale per lo sviluppo della personalità umana e per il futuro della società”, e nell’aver denunciato la promulgazione di leggi contrarie alla famiglia, con “l’azione ostile di forze politiche e sociali, alle quali aderiscono i movimenti dell’impero gay, di ideologie come il femminismo radicale o la più insidiosa di tutte, l’ideologia di genere”. Questo è bastato all’ex Prefetto del Culto divino per rischiare fino a tre anni di carcere.
    E' evidente che la libertà di pensiero e di parola verrebbe amputata in maniera preoccupante, fino al punto che bisognerebbe persino stare attenti alle parole pronunciate dai figli in assenza dei genitori. Se un bambino dovesse, ostinatamente, sostenere a scuola che la famiglia è fatta solamente da un uomo e una donna e che un figlio ha sempre diritto ad avere un padre e una madre, la scuola potrebbe segnalare il caso alle autorità e il figlio (grazie all’intervento dei servizi sociali) essere sottratto alla famiglia e spedito in qualche comunità “rieducativa”. Se anche questo vi sembra assurdo non è purtroppo cosi'. Nel febbraio scorso in Norvegia una famiglia si è vista sottrarre dai servizi sociali i propri cinque figli, perché accusati di essere «cristiani radicali», rei di aver dato qualche sculacciata ai loro bambini.
    Una domanda: ma davvero volete un futuro cosi' per voi e per i vostri figli?
    Se passa il reato di ?omofobia?: possibili scenari | Libertà e Persona


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  2. #282
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    In viaggio con papà, l'unico congedo che serve
    di Andrea Zambrano
    Quesi simpaticoni dell’Inps hanno pensato di spararla grossa: i neo papà dovrebbero essere obbligati e prendersi 15 giorni di congedo parentale per stare con i loro figli appena nati. Ecco un altro istituto che ha venduto l’anima all’ideologia gender. Il presidente dell’Inps Tito Boeri passa per grande economista e non c’è dubbio che lo sia anche perché per mettere mano in quel carrozzone che è l’istituto di previdenza sociale degli italiani ci vuole un bel cervello. Ma si vede che l’input del governo di adeguare le strutture burocratiche dello Stato alla ferrea legge dell’ideologia di genere è arrivato anche ai piani alti di via Ciro il Grande dove nei giorni scorsi l’hanno detta così: “Basta con il potere contrattuale degli uomini, dovete parificarvi alle donne, perché le madri sono penalizzate nella carriera. Obbligo di congedo parentale per 15 giorni nel primo mese e multe per chi non le rispetta”.
    Una boutade? Non proprio anche perché il governo intanto sta pensando di inserire 2 giorni obbligatori in legge di stabilità.
    La gran testa di Boeri non ha specificato se nel frattempo la moglie, poverina, con ancora le cicatrici del parto addosso, dovrà tornarsene in ufficio, però il messaggio è chiaro e sarebbe fuori strada chi pensa che il provvedimento serva davvero per dare qualche chance in più di carriera al gentil sesso. In realtà la sparata sembra preludere ad una propedeutica dell’adozione dei figli da parte delle coppie gay. Anche perché l’istituto della maternità è stato creato per permettere alla donna di allattare il proprio bambino e di creare con lui quel rapporto simbiotico così indispensabile alla nascita.
    Non si vede che cosa potrebbe fare il padre 15 giorni a casa con il pupo se ancora non sa tirare un calcio che sia uno ad un Super Tele. Però è chiaro che quando ci saranno le adozioni per le coppie gay tutto cambierà. L’antifona segreta è questa ed è curioso che nessun papà, ormai lobotomizzato al pensiero unico, non si sia alzato per dire: “Scusi Boeri, ma che sta dicendo?”.
    Ci sono corse in soccorso, dieci volte beate, le donne, che di queste angherie della burocrazia ne sanno ormai a iosa. Costanza Miriano ha ragione da vendere quando su La Verità di ieri ricorda che semmai il problema è dare più tempo alle madri per stare con i neonati anche perché i papà in quella primissima fase così delicata della vita dei figli sono più di inciampo che di utile. Certo, possono pulire il fasciatoio, ma questo lo fanno sovente anche quando tornano a casa dal lavoro. Non è che si possano sostituire alla mamma durante la poppata. A meno che non si dichiari incostituzionale la montata lattea e allora lì tutti saremo uguali e parificati al padrone del vapore.
    Che poi: nelle prime settimane di vita del bebè le mamme non hanno occhi che per la loro piccola creatura, non è egoismo, è semplicemente fisiologia applicata al focolare domestico. I mariti meglio che stiano alla larga in quei giorni per non farsi prendere dalla sindrome dell’abbandono temporaneo della consorte.
    Forse se proprio volete darci due settimane di duro lavoro familiare, retribuito e contribuito, non sarebbe meglio darceli quando il piccolo ormai svezzato inizia a guardarsi allo specchio alle prese con l’acne e i primi vagiti ormonali? Perché a ben vedere il nostro ruolo di padri cresce in maniera direttamente proporzionale alla loro età, fino a diventare insostituibile quando oltre alla tassa per la benzina dello scooter noi padri potremmo essere davvero utili a introdurre alla realtà del mondo i moccolosi. Di occasioni ce ne sono a iosa. Si tratta di una sorta di iniziazione nella foresta della vita, nella jungla del mondo.
    Boeri, vogliamo provare? Due settimane di congedo in viaggio con papà. La prima settimana la passeranno al lavoro con noi. Perché è lì che si realizza lo svolgimento della nostra chiamata di genitori: il capo, il direttore, i colleghi, le colleghe, le sconfitte e i successi. I nostri figli vedono i genitori nel rincasare e non riescono a spiegarsi il perché dei pensieri, della stanchezza, dei sorrisi tirati. E cene scaldate di fretta e telefonate della buonanotte quando ormai in ufficio e a casa ed è scaduto il tempo supplementare. Potrebbe essere un ginnasio per diventare uomini: vedere che uomo è tuo padre, che fatiche porta avanti tutta la settimana, che stress, che relazioni umane intesse e che amore mette in quello che fa per l’amore di figli ingrati e meravigliosamente preziosi come è lui.
    Una settimana al lavoro con tuo figlio, seguendo i tuoi ritmi, vivendo le ansie e le speranze, comprendendo come ci si rapporta tra adulti, per che cosa vale la pena affannarsi tutto il giorno e quanti e quali commissioni svolgere prima di arrivare a casa con lo sguardo perso e la cravatta slacciata. Ma felice.
    La seconda settimana invece sarebbe educativo dedicarla a coltivare le passioni di papà: per conoscere qualche cosa di lui, per intuire il bambino che ancora si cela dietro le prime rughe, per scorgere che cosa c’era prima che arrivassi tu, per scoprire che quella miscellanea di emozioni e sentimenti culminata con mamma, aveva un'origine che è la stessa tua. Sport, arte, viaggi. Qui la scelta è ad libitum. Ricordo il primo viaggio in Sudamerica con mio padre e mio fratello: un avventuroso on the road scorrazzando in lungo e in largo tra deserti cileni e pampe argentine.
    In fondo a un padre non è chiesto altro che introdurre alla realtà nel mondo dando criteri e corazze per attrezzarsi a diventare uomini. Raccogliendo l’amore instillato dalla madre e facendolo maturare in un progetto, anzi, nel progetto che ogni creatura scopre davanti a sé con l’aiuto di guide esperte e spaventate come te. Chi meglio di un papà può farlo dato che ha sognato e si è arrampicato sul sicomoro prima di te? Chi ha una chitarra elettrica e chi calcava le scene, chi in due set sbrigava la faccenda e chi si beveva l’Appennino scollinando con quel Ducati da troppo tempo in garage. Chi ha scattato foto per catturare un eterno sempre in fuga e chi invece non ha fatto altro che rincorrere, tenacemente, un sogno sfuggito perché troppo acerbo o troppo grande, ma coltiva in segreto quella nostalgia come il più geloso dei successi.
    I papà che sanno insegnare la vita, il coraggio, la responsabilità, che sanno adombrare il meraviglioso progetto che si cela in ognuno dei propri figli, ma hanno le gambe rattrappite dalla quotidianità. Quindi, caro Boeri, se vuole fare qualche cosa per le famiglie e non solo per le donne in carriera, che notoriamente sono anche delle stronze, ci dia questa chance da spendere quando lo riterremo opportuno. Non ci chiuda in casa alle prese con la ninna nanna: è un ruolo che non sappiamo fare perché semplicemente non è il nostro. E se proprio vuole obbligarci, ci lasci almeno scegliere i posti: in tribuna si vede meglio, ma in curva si dicono meglio le parolacce. Vogliamo scommettere?
    In viaggio con papà, l'unico congedo che serve

  3. #283
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #284
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Al Parlamento Europeo si discute di strategie “queer”
    di Rodolfo de Mattei
    Redazione
    Premessa: questo interessante articolo di Rodolfo de Mattei ci offre importanti spunti di riflessione. Quando andremo a votare al referendum ricordiamoci cos’è realmente quella “Europa” che, in caso di vittoria del “Sì”, verrà di fatto recepita nella Costituzione come “Ente superiore”, i cui deliberati dovranno semplicemente essere “attuati” da un Parlamento che sarà definitivamente la caricatura della libertà e dell’indipendenza nazionale. La UE ormai mostra senza più il minimo pudore quali sono i suoi “valori”. Vogliamo legarci in via definitiva a questi figuri?
    Al Parlamento Europeo si discute di strategie “queer”
    di Rodolfo de Mattei
    Il Gruppo Parlamentare dei Verdi ha organizzato un raduno “queer” al Parlamento europeo il 17 novembre, per fare il punto della “situazione LGBT+” in Europa e rilanciare il piano di “normalizzazione” omosessuale in tutti i paesi membri.
    SUMMIT STRATEGICO
    Promotrice dell’evento, che durerà un’intera giornata dalle 9 alle 17, è la paladina dei “diritti” LGBT+”, nonché Vice Presidente dello stesso Parlamento, Ulrike Lunacek, che ha invitato tutti i suoi colleghi a prendere parte all’incontro denominato “Queer People Unite – Fighting the societal backlash!”.
    Nel testo promozionale dell’iniziativa gli organizzatori spiegano il perché di tale inusuale summit strategico, citando i paesi europei “critici”, in quanto, o ancora molto “indietro” nelle politiche “LGBT+” o, ahinoi, già troppo avanti e dunque percorsi da veementi sentimenti “reazionari”.
    A tutt’oggi – scrivono a tale proposito i promotori di “Queer People Unite” – non si hanno le “unioni same-sex in Malta ed Estonia. (…) una legge di propaganda in Lituania impedisce di parlare apertamente di diritti LGBTI ai bambini. (….) In Francia (…) oltre ventimila persone hanno manifestato contro il matrimonio dello stesso sesso per le strade di Parigi“.
    MONTA LA REAZIONE CONTRO IL GENDER
    Gli organizzatori sottolineano allarmati come, nonostante siano stati raggiunti diversi traguardi importanti e i progressi si vedano di giorno in giorno, allo stesso tempo, si stia assistendo in tutta Europa a un crescendo di movimenti di reazione che si oppongono con tutte le loro forze alla folle “agenda gender” imposta da Bruxelles: “duri attacchi di movimenti repressivi, neo-conservatori, religiosi di destra e movimenti di destra stanno cercando di vanificare i successi per i quali abbiamo combattuto”.
    In tale scenario, che evidentemente preoccupa gli attivisti LGBT+, l’evento “Queer People Unite” si propone di riunire tutti attorno ad un tavolo per concordare assieme un piano d’azione comune volto a rilanciare l’offensiva LGBT in tutta Europa: “E’ in questo contesto che vorremmo invitarvi al Parlamento europeo per discutere riguardo il futuro della nostra lotta per i diritti LGBTI e contro la reazione della società. Vogliamo fornire una piattaforma dove gli attivisti di tutta Europa possano scambiare le loro esperienze. Quali sono le possibili contro-strategie? Quali sono i prossimi passi concreti che l’UE deve prendere, al fine di rafforzare i diritti LGBTI? Come possiamo sostenerci e rafforzarci a vicenda?”
    RIFLESSIONI
    L’organizzazione dell’evento “Queer People Unite” al Parlamento Europeo, fatto desolante che riflette il profondo degrado morale e culturale in cui versa oggi l’Unione Europea, suggerisce alcune riflessioni.
    Innanzi tutto ci sembra interessante sottolineare il passaggio al vocabolo “queer”. Gli organizzatori dell’evento hanno scelto, certamente non a caso, di intitolare l’incontro “Queer People Unite“, scegliendo il termine “Queer” ossia la definizione corrispondente all’ultima lettera del noto e poco decifrabile acronimo LGBTQ (Lesbian, Gay, Bisexual, Trans, Queer).
    La scelta in sé è logica e coerente, in quanto, rispecchia la visione più radicale degli ideologi del gender, mettendo da parte le oramai superate categorie di Lesbian, Gay, Bisexual e Trans, anche loro definite e perciò limitanti, per abbracciare la nebulosa categoria “Queer” che, più di ogni altra, riflette la continua e sempre mutevole fluidità di genere.
    In secondo luogo, il summit queer al Parlamento Europeo rivela come, le istanze e le politiche LGBT imposte nei vari ordinamenti legislativi degli Stati membri, non siano il risultato di una spontanea richiesta della società quanto, al contrario, la diretta conseguenza di una ben studiata e pianificata strategia di imposizione del nuovo paradigma etico orchestrata a Bruxelles da potenti ed influenti organizzazioni e lobby omosessualiste.
    In ultimo, è interessante registrare come le “armate” LGBT stiano evidentemente subendo e soffrendo i colpi della controffensiva messa in campo a vari livelli nei confronti della loro prepotente avanzata. L’evento “Queer People Unite” rappresenta infatti un “serrare i ranghi” per ripartire ancora più forti e compatti all’attacco. Per sconfiggerli servirà una reazione altrettanto veemente del popolo europeo contro gli oligarchi di Bruxelles promotori di un’agenda rivoluzionaria contro l’uomo e la stessa Europa.
    Al Parlamento Europeo si discute di strategie ?queer? ? di Rodolfo de Mattei | Riscossa Cristiana


    "Stop all’ideologia gender" Anche la Germania ha i suoi family day
    Prosegue da mesi la lotta per opporsi all’educazione alla diversità sessuale nelle scuole tedesche. Una parte del Paese non ci sta, e scende in piazza in nome della famiglia tradizionale
    Simone Zoppellaro
    DA STOCCARDA – Si tratta di un’ondata di proteste senza precedenti, che sta facendo molto discutere.
    Scendono in piazza per opporsi all’introduzione dell’educazione alla diversità sessuale nelle scuole tedesche, ritenuta inaccettabile. «Proteggiamo i nostri bambini!», «Fermiamo l’indottrinamento!», «Stop all’ideologia gender!» Questi alcuni degli slogan che scandiscono la protesta. A coordinare le attività è una rete di associazioni tedesche denominata Demo für Alle, che in italiano significa “Manifestazioni per tutti”. Un’iniziativa nata sull’esempio dell’associazione francese Manif pour tous, con cui collabora. Anche la Germania ha i suoi family day. E ancora una volta, il Paese si dimostra spezzato in due, con una divisione che attraversa anche la destra e il partito della cancelliera Merkel.
    Non si tratta di un fenomeno marginale. I numeri sono impressionanti. Secondo i dati forniti dall’associazione e riportati dal canale televisivo Deutsche Welle, sarebbero oltre un milione e mezzo i tedeschi che hanno aderito alle manifestazioni di Demo für Alle. Sono lontani i tempi in cui era solo la sinistra a portare in piazza migliaia di persone. Una nuova destra, nata fuori dai circoli e dai partiti tradizionali, ha fatto passi da gigante in Germania, dimostrando capacità di mobilitazione impensate fino a un’epoca recente. Intercettano, assai più della sinistra, la rabbia che sta montando in una società sempre più inquieta e in fermento, dove crescono l’insicurezza sociale ed economica.
    Il matrimonio e la famiglia prima di tutto, questo il loro semplice messaggio. A sostenere apertamente la protesta sono anche diversi membri del partito della Merkel e di Alternativa per la Germania, oltre a una parte del mondo cattolico e protestante. Finita nell’occhio del ciclone è la serie di riforme approvate quest’anno in diversi Länder tedeschi per modificare i curriculum di educazione sessuale nelle scuole, già a partire da asilo e elementari. In Baden-Württemberg, ad esempio, il governo locale ha incluso l’«accettazione della diversità sessuale» nelle sue linee guida per gli insegnanti. Decisamente troppo per molti conservatori, che non ne vogliono sapere. Da quasi un anno, una dopo l’altra, proseguono le manifestazioni e le proteste in diverse città del Paese. A scendere in piazza, anche molti genitori e insegnanti.
    "Stop all?ideologia gender" Anche la Germania ha i suoi family day - IlGiornale.it

  5. #285
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Ma allora anche io e il mio coinquilino siamo “unione civile”?
    di Gianluca Veneziani
    Da quattro anni convivo con il mio coinquilino, ma sto pensando di contrarre con lui un’unione civile. No, non sono improvvisamente diventato gay né lo è diventato lui, ma contrarmi con lui mi darebbe maggiori diritti e mi aiuterebbe a risolvere problemi pratici. In poche parole, mi converrebbe. E allora perché non usufruire insieme della legge Cirinnà?
    Non sarei il primo, lo so. Prima di me lo hanno fatto due amici di Schio, Gianni Bertoncini e Piero Principe, che si sono uniti civilmente grazie alla nuova legge non per amore, non perché coppia omosessuale, ma “per prenderci cura l’un l’altro come amici”, come riporta La nuova bussola quotidiana. La loro unione d’amicizia, d’altronde, è perfettamente coerente con l’articolo 1 della legge Cirinnà che “istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso”, senza precisare la natura del loro rapporto. Amici, conoscenti, conviventi per opportunità, interessi economici, mera comodità pratica? Poco importa. L’unica condizione è essere dello stesso sesso.
    Crolla così uno dei miti propagati dai teorici Lgbt per sostenere la necessità di una legislazione ad hoc per le coppie gay: l’amore. L’amore giustifica tutto, dicevano. L’amore, a prescindere da quale sia il sesso, dovrebbe bastare a rendere possibile un matrimonio e creare una famiglia. L’amore è il fondamento della vita e della società, dunque merita anche un riconoscimento giuridico formale.
    Balle. Il legislatore non legifera mica sulla base dell’amore e lo stesso articolo 29 della Costituzione parla della famiglia come di “società naturale fondata sul matrimonio”, non certo di coppia basata sull’amore. Al legislatore non interessa mica che due si sposino o meno per amore. Non è certo un argomento giuridico, l’amore. E la deriva delle unioni civili lo conferma. È sufficiente l’amicizia o un rapporto paragonabile a quello fraterno per creare una coppia riconosciuta dalla legge. Così, anche due studenti che convivono durante l’università o due colleghi (come è il caso del sottoscritto) che condividono la casa possono ritenersi “coppia” riconosciuta dalla legge, godendo di tutti i relativi diritti.
    Gran bell’affare davvero, questa legge Cirinnà. La differenza sostanziale è che, mentre nel matrimonio l’interesse è orientato comunque verso un terzo, cioè alla procreazione e all’educazione di un figlio, cioè di un futuro cittadino della società, qua l’interesse è ripiegato tutto sui due contraenti. Loro se la cantano e se la suonano. L’utile ad ususm proprium. L’egoismo sociale, avallato da riconoscimento giuridico. I due “partner” di Schio lo ammettono candidamente: “Per noi l’unione significa più che altro accedere a dei diritti e risolvere dei problemi pratici”. Un mezzo utilitaristico.
    Bene, ma se l’unico criterio di un’unione è l’Utilità, non si capisce perché, dopo il limite del Genere (ossia la differenza sessuale tra i due coniugi), non possa cadere anche quello del Numero (vai allora con la poligamia, come ha sostenuto Hamza Piccardo) o quello della Specie (si potrebbe ammettere come unione anche il rapporto tra un uomo e una pianta) o quello della condizione vivente (anche una donna che convive con una pietra potrebbe trarre qualche utilità dal rapporto).
    Sono gli scenari paradossali cui apre quel capolavoro chiamato legge Cirinnà. Venuto meno il vincolo della complementarità dei sessi, tutto è possibile. Non già solo un rapporto tra omosessuali (sarebbe l’esito più ovvio). Ma qualsiasi tipo di relazione, incontri ravvicinati del terzo, del quarto, del quinto tipo…
    No, non conta il bene sociale (e tanto meno l’amore). Contano i diritti e i benefici individuali che se ne possono trarre. E qualcuno continuava a chiamarla famiglia.
    Ma allora anche io e il mio coinquilino siamo "unione civile"? - L'intraprendente | L'intraprendente


    La Regione Liguria apre uno sportello anti-gender
    Redazione
    Dopo la Lombardia anche la Liguria avrà il suo sportello anti-gender. Ad annunciarlo è stato il promotore dell’iniziativa il capogruppo di Fratelli d’Italia Matteo Rosso: “Con la creazione di uno sportello dedicato alle problematiche delle famiglie, alle loro denunce delle situazioni di disagio legate alla diffusione delle droghe, dell’alcol, purtroppo in forte crescita tra i giovanissimi, e della prevenzione dell’eventuale diffusione delle teorie gender nei piani formativi scolastici, daremo un importante segno di vicinanza alle famiglie e aggiungeremo un servizio, che a oggi mancava, in ambito educativo e sociale”.
    “Come già la Lombardia, la Liguria, a costo zero, avrà uno sportello regionale, con numero verde gratuito e una casella mail, per le segnalazioni e le denunce delle famiglie su tematiche delicate e di stretta attualità come le violenze fisiche e psicologiche, i pericoli delle droghe e alcol, ma anche sull’eventuale proselitismo di teorie gender, da parte di soggetti preposti alla formazione dei ragazzi. Purtroppo, nonostante la minoranza in Regione continui a negarlo, si sono già verificati episodi in città come Padova o Treviso dove, a scuola, all’insaputa dei genitori, i bambini sono stati obbligati dagli insegnanti a vestirsi da maschi se femmine e da femmine se maschi. Con lo sportello delle famiglie, vogliamo prevenire queste situazioni”.
    L’iniziativa ha fatto ovviamente sobbalzare le organizzazione LGBT del territorio abituate evidentemente a diffondere le loro teorie senza alcun contraddittorio. I Comitati Arcigay della Liguria – Genova, Savona e Imperia – hanno infatti subito diramato una nota per esprimere il loro “massimo disappunto per un atto che intende armare una lotta contro un fenomeno fantasma, cioè qualcosa che non esiste. La propaganda “anti gender” non ha vittime né carnefici, è una strategia che ha il solo scopo di denigrare il lavoro quotidiano di associazioni che portano nelle scuole la lotta al bullismo e alle discriminazioni”.
    Il “gender” esiste eccome. Il “gender” è, ad esempio, promuovere programmi “educativi” scolastici che esortano gli adolescenti ad essere ciò che vogliono essere “orientando” liberamente la propria sessualità al di là delle propria natura maschile e femminile. Per questo ben vengono gli sportelli anti-gender!
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  6. #286
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    La campagna per il No con la saponetta? “È omofoba”. Delirio Cirinnà e Scalfarotto
    Giorgio Nigra
    Nella campagna più assurda che la storia politica italiana ricordi, spicca ogni tanto qualche trovata mediatica acuta, come l’immagine, che gira fra i sostenitori del No, che vede una saponetta con su scritto “basta un Sì”, tra i piedi di un uomo che si trova sotto la doccia. Il riferimento è ovvio: si tratta del luogo comune, oggetto di mille gag e barzellette, che vede, nei casi di doccia in comune, il gesto di chinarsi a raccogliere la saponetta come un improvvido “abbassamento delle difese” rispetto alle attenzioni sessuali altrui. Ma poiché si tratta di riuscita ironia, la cosa non poteva che suscitare l’indignazione degli ambienti più bacchettoni della società attuale: quelli lgbt.
    In prima fila, ovviamente, l’incommentabile Monica Cirinnà, che parla del “più becero cliché del cameratismo omofobo, che pone l’atto omosessuale in senso spregiativo e canzonatorio”. La foto, secondo la senatrice, “manca di rispetto a tutti i cittadini omosessuali di questo paese che proprio anche a causa di questi cliché ancora oggi subiscono discriminazioni e ingiustizie. Il rimando a questo schema machista di sottomissione sessuale è uno dei peggiori mali della nostra cultura, e lo sanno bene anche tutte le donne che quotidianamente lo subiscono. Ecco perché non può in alcun modo essere sdoganato, nemmeno mascherandolo con una finta ironia”.
    La campagna per il No con la saponetta? ?È omofoba?. Delirio Cirinnà e Scalfarotto | Informare per Resistere


    Mobilitazione di popolo in Germania contro il gender nelle scuole
    Numeri mai visti prima” questo è il commento degli osservatori alle manifestazioni che stanno avendo luogo in Germania, contro l’ideologia gender nelle scuole e a favore della famiglia tradizionale. Ad organizzarle è l’associazione Demo für Alle, manifestazione per tutti, Manif pour tous appunto, coinvolgendo oltre un milione e mezzo di persone nelle regioni di Amburgo, Assia e Baden-Württemberg.
    Gli slogan sono quelli comuni agli altri movimenti europei che nel corso degli ultimi anni si sono impegnati su questi temi. “Proteggiamo i nostri bambini!”, “Fermiamo l’indottrinamento!”, “Stop all’ideologia gender!“
    La pietra dello scandalo sono stati i corsi di educazione sessuale e alla diversità sessuale, obbligatori e giudicati troppo pesanti dai genitori, che hanno deciso di porre fine a qualcosa che hanno giudicato insopportabile, tanto più che non mandare i figli a scuola per sottrarli a queste lezioni è considerato reato.
    Per questo da un livello locale, la mobilitazione è diventata nazionale. Un bel problema per l’appannata Angela Merkel, che punta a ricandidarsi alle politiche.
    Esteri. Mobilitazione di popolo in Germania contro il gender nelle scuole | Barbadillo

  7. #287
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Maurizio Costanzo Show, Sgarbi se la prende con i matrimoni gay
    Ospite da Maurizio Costanzo, Vittorio Sgarbi ha detto la sua sulle nozze gay. Ma dopo aver attaccato le unioni civili, il Vice segretario Giovani Democratici Moncalieri lo ha rimproverato su Facebook
    Anna Rossi
    Il critico d'arte - si sa - non ha peli sulla lingua e quando deve dire una cosa la dice senza troppi giri di parole. Così nella scorsa puntata del Maurizio Costanzo Show, interpellato sui matrimoni gay, ha detto la sua: "Quando si sono sposati i primi due gay a Torino, 80 e 82 anni, gli hanno detto: 'Come è andata? Perché vi sposate?' "Benissimo. Ci siamo sposati così quando vado all'ospedale lui mi accompagna. Poi per la pensione di reversibilità".
    Ma proprio queste parole riportate da Vittorio Sgarbi, lo fanno scatenare: "Ma che cazzo di matrimonio è? Ti unisci per la pensione di reversibilità? Ma che cazzo è?!? Chiava e non rompere i coglioni".
    Ma quello detto da Sgarbi è stato rimproverato da Stefano Francescon, Vice segretario Giovani Democratici Moncalieri, che sulla propria pagina Facebook ha pubblicato due video della trasmissione: "E' successo un fatto gravissimo, Franco e Gianni la prima coppia gay unita a torino (79 e 83 anni) è stata oggetto di frasi inaccettabili pronunciate da Vittorio Sgarbi durante il Maurizio Costanzo Show. Sono vicino a loro e gli esprimo tutta la mia solidarietà. Ora basta non possiamo più tollerare simili attacchi. Non si arretra di un passo!!!".
    Maurizio Costanzo Show, Sgarbi se la prende con i matrimoni gay - IlGiornale.it


    Bagni unisex a scuola, esplode la rabbia dei genitori
    Il caso in una scuola di Londra. La preside: "Iniziativa per educare i bimbi al rispetto delle diversità di genere". Le mamme: "Così mettono i nostri figli a rischio abusi"
    Giovanni Vasso
    Non è andata per niente giù ai genitori l’idea di una scuola elementare di Londra di educare i piccoli allievi al rispetto delle diversità di genere allestendo solo bagni unisex nel nuovo edificio che ospiterà l’istituto.
    E mentre la preside difende l’iniziativa, la petizione delle mamme e dei papà raggiunge, in pochissime ore, quasi ottocento adesioni.
    È bufera alla Buxton School nel quartiere di Leytonston a Londra, dove è nato e ha vissuto gli anni della giovinezza un gigante del cinema come Alfred Hitchcock. La preside ha dato disposizioni affinché nel progetto del nuovo istituto scolastico, costato alla comunità ben dodici milioni di sterline, fosse previsto l’allestimento di servizi igienici “inclusivi” da destinare all’utilizzo comune, a prescindere dal sesso, degli allievi. Come riporta l’Independent citando quotidiani locali, la preside ha difeso l’iniziativa sottolineando che i servizi igienici sono a norma e che lo scopo dei bagni unisex sarebbe quello di creare “uno spazio sano” in cui “gli allievi possano dare e ricevere rispetto a prescindere dalle diversità”.
    I genitori, però, non sono d’accordo. E, anzi, molti hanno lamentato di essere stati tenuti completamente all’oscuro dei propositi della dirigenza scolastica. Così è partita una petizione sulla piattaforma online di Change.org dove le mamme e i papà hanno espresso con forza il loro disappunto. La maggior parte di loro teme traumi per i figli. C’è chi denuncia: “Altro che rispetto reciproco, bambine e bambini saranno divorati dalla vergogna, dalla paura di essere visti in una fase delicatissima dello sviluppo della personalità”. Altri temono che la condivisione dei bagni tra maschietti e femminucce possa condurre i propri figli alla precocità sessuale e che da questa possano sorgere odiosi episodi di abusi.
    Il braccio di ferro a scuola, intanto, continua mentre il dibattito ha abbandonato le colonne dei giornali locali e si sta imponendo a livello nazionale in tutta la Gran Bretagna.
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  8. #288
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Cassazione: dare dell'omosessuale a qualcuno non è più reato
    Dare dell''omosessuale a qualcuno da oggi non ha più una connotazione denigratoria. Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione, che ha annullato una sentenza del giudice di pace di Trieste
    Luca Romano
    La Cassazione ha stabilito che dare del "gay" a qualcuno non è denigratorio."È da escludere - si legge nella sentenza - che il termine 'omosessuale' abbia conservato nel presente contesto storico un significato intrinsecamente offensivo come, forse, poteva ritenersi in un passato nemmeno tanto remoto".
    Nell'annullare senza rinvio una decisione del giudice di pace di Trieste "perchè il fatto non sussiste" (si trattava di una multa per il reato di diffamazione inflitta ad un sessantenne che aveva dato dell''omosessuale ad un altro, ndr), Piazza Cavour spiega che "il termine in questione assume un carattere di per sé neutro, limitandosi ad attribuire una qualità personale al soggetto evocato ed è in tal senso entrato nell'uso comune".
    Più in generale, la Quinta sezione penale della Cassazione nella sentenza scrive che "è da escludersi che la mera attribuzione della suddetta qualità - attinente alle preferenze sessuali dell'individuo - abbia di per sé un carattere lesivo della reputazione del soggetto passivo". La procura di piazza Cavour aveva invece sollecitato la bocciatura del ricorso.
    Gay center: "Sentenza ambigua"
    "La sentenza della Cassazione - scrive in una nota il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo - lascia adito ad interpretazioni ambigue, si rischia la vittoria del linguaggio della destra. In Italia ancora non c'è una legge contro l'omofobia che condanni anche le ingiurie a sfondo discriminatorio come avviene in altri Paesi".
    Cassazione: dare dell'omosessuale a qualcuno non è più reato - IlGiornale.it

    Una volta si parlava comunemente del "torbido ambiente degli omosessuali"....

    Omicidio Varani, Manuel Foffo: "Prato voleva evirare Luca"
    Marta Proietti
    Otto mesi dopo lo spietato omicidio di Luca Varani, avvenuto in un appartamento nel quartiere Collatino di Roma il 3 marzo, l'inchiesta su Manuel Foffo e Marco Prato si arricchisce di nuovi particolari importanti.
    I due, chiusi nel carcere di Rebibbia e di Regina Coeli, sono stati ascoltati per mesi a loro insaputa. Le conversazioni dei due con i propri parenti sono state infatti intercettate.
    È Il Messaggero a pubblicarne alcuni stralci. A pochi giorni dal delitto Manuel Foffo incontra il fratello: "Ho fatto una cosa peggio dell'Isis - si sfoga - un crimine vigliacco, infame e crudele. Non mi piace essere me stesso". Il parente prova a confortarlo e quando lui sbotta dicendo: "Faccio un gesto da eroe, mi suicidio", gli risponde: "Un gesto da cogli... Solo al tumore non c'è rimedio".
    Anche Marco Prato si sfoga con suo padre, rammericandosi in particolare per le mancate visite della madre: "Mamma non viene? Io ho il libero arbitrio. Da bambino mi si è formato un vuoto, ho cercato di colmarlo per tutta la vita con droga e sesso. E poi è successo quello che è successo".
    Di quella notte e dei tanti particolari scabrosi è soprattutto Foffo a farne riferimento. Al fratello dice: "Gli ha dato la coltellata al cuore. Gli stava a tagliare er p... Lo voleva evirare. Gli ho fatto: fermate ahoooo".
    Le intercettazioni sono state raccolte nel fascicolo che porterà a processo lo studente universitario del Collatino e il pr delle serate vip, entrambi accusati di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà e da futili motivi.
    Omicidio Varani, Manuel Foffo: "Prato voleva evirare Luca" - IlGiornale.it


  9. #289
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    MEMBRI ARCIGAY: “VOGLIAMO OCCUPARCI DEI PROFUGHI” –
    Una cena al contrario per dire basta alle etichette e alle imposizioni della società. E’ stato “Tasversa, la cena diversa”, l’ultimo evento organizzato in città dall’associazione Arcigay “Rainbow” Valsesia Vercelli che ha avuto luogo lo scorso sabato sera presso il Circolo dei Lavoratori. Una serata frizzante e spiritosa, all’insegna dell’anticonformismo che da sempre contrassegna la filosofia “queer”, basata essenzialmente sul rigetto di ogni forma di identità di genere e di categorizzazione sessuale di impianto borghese. Per enfatizzare questo concetto è stato richiesto ai partecipanti, di qualunque orientamento sessuale e di genere, di indossare capi caratteristici del sesso opposto a quello di appartenenza. La cena inoltre è stata letteralmente servita “al contrario”: dall’amaro agli antipasti, ribaltando ogni tipo di regola più tradizionale.
    Dopo la cena poi grandissima attenzione è stata data al divertimento, con musica e giochi pensati ad hoc per l’evento come il gioco dell’oca e il beer pong , per poi finire con le premiazioni di “miss e mister queer”, coloro che nel corso della serata, con un grande esercizio di empatia sono entrati meglio nei panni delle persone di sesso opposto.
    La serata è stata anche utile per presentare un nuovo progetto, “Solidarietà Africa”, è nato di recente grazie all’impegno di Eghosa, giovane nigeriano arrivato a luglio 2015 che ha ottenuto da poco il permesso per rimanere in Italia per 5 anni. Ci piacerebbe avviare un progetto nei centri di accoglienza del nostro territorio volto a fornire informazioni sul tema dell’omosessualità e supporto psicologico. Attendiamo a tal proposito solo la risposta della Prefettura» specifica la referente del gruppo di Arcigay di Vercelli, Giulia Bodo.
    Noi sappiamo quale ‘supporto’ vogliono dare ai ‘profughi’. Solo, attenti ai tetti. Comunque ci adeguiamo al tema della serata: eragac a etadna.
    Membri ArciGay: ?Vogliamo occuparci dei profughi? ? FOTO | VoxNews



    SERIAL KILLER GAY CONDANNATO A ERGASTOLO: SODOMIZZAVA VITTIME E LE UCCIDEVA
    Stephen Port, il serial killer gay accusato di avere ucciso 4 giovani uomini conosciuti su siti web per incontri omosessuali, è stato condannato all’ergastolo.
    Lo ha stabilito un giudice dell’Old Bailey, il tribunale penale di Londra. Il 41enne Port aveva adescato uomini tra i 21 e i 25 anni. Li drogava con dosi letali di Ghb e abusava di loro nella sua abitazione. L’uomo, londinese, è stato ritenuto colpevole anche di aver drogato altre 7 persone e di aver abusato di loro sessualmente.
    Serial killer gay condannato a ergastolo: sodomizzava vittime e le uccideva | VoxNews


  10. #290
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    ... all'insegna dell’anticonformismo che da sempre contrassegna la filosofia “queer”, basata essenzialmente sul rigetto di ogni forma di identità di genere e di categorizzazione sessuale di impianto borghese.
    e già l'identità di genere l'hanno inventata i borghesi ...
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