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Discussione: Vai col gender!

  1. #21
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Grande Fratello, domani entra una coppia di transgender

    Speciali.Entrambi hanno cambiato sesso, da poco si sono sposati
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #22
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Niente scuola. La protesta dei genitori canadesi contro il gender a Toronto
    Benedetta Frigerio
    «Dove sono i miei diritti umani?»; «Rispettate i valori culturali e religiosi»; «I genitori dicono no ai curriculum sessuali». Sono solo alcuni dei cartelli sollevati da una folla stazionata ormai da giorni fuori dalla Thorncliffe Park Public School di Toronto. I genitori della scuola pubblica, che conta oltre 1.300 alunni, in un quartiere abitato in prevalenza da musulmani, hanno deciso di non mandare i figli a scuola e protestare per un mese contro il “Curriculum sull’educazione sessuale”.
    IL PIANO FORMATIVO. La protesta era iniziata a marzo, un mese dopo l’annuncio da parte del premier dell’Ontario Kathleen Wynne dell’entrata in vigore del nuovo piano formativo in autunno. Precisamente, dopo che un volantino firmato da un “gruppo di cristiani cinesi” aveva informato i genitori della Thorncliffe Park Public School dei contenuti del Curriculum in cui si incoraggia, ad esempio, la masturbazione infantile come un modo “piacevole” per conoscere il proprio corpo o in cui si spiega che essere un ragazzo o una ragazza non dipende dall’anatomia fisica.
    LA PROTESTA. Già il 4 maggio scorso circa 35 mila studenti di Toronto erano rimasti a casa da scuola, mentre nell’area metropolitana di York 2 mila alunni delle scuole elementari non erano entrati in classe, così come 1.170 studenti dell’area di Peel. Ma già allora lo zoccolo duro dei dissidenti era rappresentato dalla Thorncliffe Park Public School di Torono, dove su 1.350 studenti dai 3 ai 16 anni, ben 1.220 non si erano presentati in aula. Visto che il nuovo corso non è stato ritirato, i genitori della scuola, sostenuti dalla Canadian Families Alliance (Cfa), si sono decisi a scioperare per tutto il mese di settembre.
    I primi giorni della protesta circa il 50 per cento degli alunni non è entrato a scuola, ma i numeri variano ogni giorno. Intanto la Cfa, formatasi per combattere il nuovo curriculum in rappresentanza di 25 associazioni dell’Ontario, ha richiamato tutta la regione a combattere tramite gli slogan “No School in September” e “We are Thorncliffe”. Ad aderire sono stati i genitori delle città di Mississauga, Peterborough, Ajax e Oshawa, che hanno deciso di scioperare in giorni differenti.
    SCUOLA IN DIFFICOLTÀ. La reazione è stata tale che persino il candidato del partito liberale del distretto federale di Don Valley West, Rob Oliphant, abortista e omosessuale dichiarato, si è detto contrario al curriculum scolastico. Jack Fonseca, della Campaign Life Coalition, che sostiene la protesta, ha spiegato: «I progressisti stanno perdendo consensi elettorali», tanto che Oliphant «finge di opporsi perché ha paura di perdere voti». Ma anche le scuole si trovano in difficoltà. Il preside della Thorncliffe, Jeff Crane, ha spiegato al Toronto Star che sono calate le reiscrizioni e che se non aumenteranno entro la fine del mese sarà costretto a fare «tagli significativi» al personale. A chi non vuole scioperare, la Cfa ha poi consigliato delle alternative come l’homeschooling (71 bambini delle città di Mississauga, Milton, London e Aurora sono già stati ritirati definitivamente da scuola), la cosiddetta scuola “part time”, scegliendo alcune materie da studiare a domicilio, o l’attività di lobbying affinché il governo finanzi le scuole indipendenti e la costituzione di scuole gestite dai genitori. Nikee Steinhoff, madre residente nella città canadese di London, ha deciso di educare i figli a casa e ha inviato una e-mail al portale Lifesitenews nella quale sottolinea: «Quando si tratta di proteggere i tuoi figli da un pericolo evidente, bisogna solo fare quello che è necessario».
    Ontario. Protesta contro il gender a scuola | Tempi.it

    Francia. Alla maggioranza dei francesi non piace più la legge sul matrimonio gay
    Secondo l’Ifop, il 54 per cento della popolazione è contrario a conservare il matrimonio e l’adozione gay. Alcuni chiedono l’abrogazione della legge, altri di mutarla in unione civile senza adozione
    Sono passati solo due anni, ma la maggioranza dei francesi si è già stancata del matrimonio gay. È questo il risultato di un sondaggio dell’autorevole Ifop, commissionato da Frigide Barjot, i cui risultati sono stati diffusi in anteprima da Valeurs Actuelles.
    MATRIMONIO GAY. La cosiddetta legge Taubira, fortemente voluta dal presidente socialista François Hollande, è stata approvata nel 2013. Ma il 54 per cento dei francesi non la vuole più, soprattutto adesso che è stata integrata con l’utero in affitto.
    RISULTATI DEL SONDAGGIO. Infatti, solo il 46 per cento dei francesi si è detto favorevole a «conservare la legge Taubira sul matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali con riconoscimento allo stato civile dei bambini nati all’estero con l’aiuto di una madre surrogata o con l’inseminazione artificiale», come è adesso.
    ABROGAZIONE O UNIONI CIVILI. Tra coloro che non vogliono più il matrimonio gay, il 22 per cento ha chiesto «l’abrogazione pura e semplice della legge», mentre il 32 per cento ha proposto di trasformare il matrimonio in unione civile «senza il diritto all’adozione».
    Francia, sondaggio: 54% non vuole più nozze gay | Tempi.it

    Gender revolution

  3. #23
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    grande fratello, domani entra una coppia di transgender

    speciali.entrambi hanno cambiato sesso, da poco si sono sposati
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #24
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    I cinque comandamenti dell’ideologia gender
    Per la stampa «la teoria del gender non esiste». Il ministro Giannini minaccia querele. Eppure è in corso una «colonizzazione ideologica» di scuole e giornali
    La scuola italiana ha riaperto i battenti all’insegna del cipiglio di un ministro che minaccia «denunce» contro coloro che, dice la Giannini, stanno diffondendo «la truffa del gender». Complimenti. Un regime autoritario non saprebbe fare di meglio. Infatti. Ciò che accomuna il ministro Stefania Giannini, i leader della comunità Lgbt e le grandi testate giornalistiche nazionali è la negazione dell’evidenza. Dicono che «l’ideologia gender non esiste». Per la Giannini è, appunto, «una truffa culturale». E coloro che la diffondono meritano di essere perseguiti, addirittura, per via giudiziaria. Per Repubblica «la teoria del gender è un fantasma che si aggira per l’Italia». Per il Corriere della Sera «è solo una invenzione retorica, un idolo polemico pieno di niente». Eccetera. Con i vari megafoni di tv, giornali, reti militanti, schierati sulla linea delle direttive del ministro “antitruffa”. La causa negazionista lanciata dai gruppi Lgbt sembra aver trovato una sponda istituzionale. Ne prendiamo atto. Il ministro dell’Istruzione si sta pericolosamente avvicinando a sposare il capo di accusa formulato da Aurelio Mancuso, uno degli storici esponenti dell’Arcigay, secondo il quale «l’ideologia gender è una invenzione del Vaticano»?
    Coloro che raccontano l’ideologia gender come una invenzione dei cattolici solitamente subito dopo ammettono l’esistenza (non potrebbero fare altrimenti) dei “gender studies” o “studi di genere”: elaborazioni e testi che in ambito accademico hanno cominciato dagli anni Sessanta ad affermare, con l’obiettivo principale della emancipazione e liberazione della donna, l’indifferenza sessuale tra maschile e femminile. A partire dagli anni Ottanta i “gender studies” si sono evoluti in “gay, lesbian, transgender, queer and intersexual studies”, con l’obiettivo sempre di accompagnare fenomeni di emancipazione e liberazione sessuale e sociale delle categorie indicate. Potremmo dilungarci molto su questi studi accademici puramente ideologici e assolutamente a-scientifici, basterebbe riproporre il documentario Il paradosso norvegese per spiegare quanto questa ideologia sia fondata su basi medicalmente e scientificamente nulle, ma la questione ci porterebbe fuori strada. Oggi qui vogliamo rispondere a una semplice domanda: cosa afferma l’ideologia gender? I “comandamenti” di questa ideologia sono cinque e concatenati tra loro.
    Maschio e femmina sono uguali
    La finalità originaria dei “gender studies” degli anni Sessanta è affermare l’uguaglianza assoluta tra l’uomo e la donna al fine di liberare ed emancipare quest’ultima dalla “discriminazione”. Negare la distinzione maschile-femminile, considerare “uno stereotipo” che esistano ad esempio mestieri tipicamente maschili e mestieri tipicamente femminili, negare la specificità del ruolo materno rispetto al ruolo paterno, sono gli elementi cardine dell’ideologia che afferma che l’uomo e la donna sono intercambiabili in ogni funzione, che solo una convenzione sociale e una oppressione di tipo storico-culturale ha cementato la donna in alcuni ruoli specifici, in particolare in ambito familiare, e da questo la donna va liberata.
    Il sesso biologico è modificabile
    L’ideologia del gender vede il sesso biologico come un dato originario modificabile, di fatto transitorio e “liquido”, piegandolo alla scelta del “genere” a cui appartenere, che può essere compiuta a qualsiasi età a partire da dati comportamentali. Gli ideologi del gender incoraggiano dunque il transessualismo come prova di libertà ed emancipazione dell’individuo e sostengono che la definizione dell’essere umano anche a livello burocratico non deve limitarsi alle due sessualità biologiche universalmente riconosciute (maschile e femminile) ma adeguarsi a infinite e fantasiose sfumature del genere, arrivando a contarne fino a 56. I social network come Facebook si sono piegati a questo diktat ideologico, mentre alcune legislazioni nazionali hanno riconosciuto accanto al genere maschile e femminile anche un fantomatico genere “neutro”.
    Famiglia naturale? Uno stereotipo
    Secondo l’ideologia gender la famiglia naturale composta da padre, madre e figli non è altro che uno stereotipo culturale basato sull’oppressiva azione del maschio sulla femmina ormai rotto dalla liberazione sessuale femminile, accompagnata alla fine della “dittatura del maschio” ormai liberato anch’esso in una sessualità liquida che genera i 56 diversi generi. Dunque, rotto lo schema maschile-femminile, è rotta anche l’idea stereotipata di famiglia. Gli ideologi del gender dunque obbligano a usare il plurale: non esiste più la famiglia, ma “le famiglie”, intendendo ogni aggregato sociale fondato su un generico “amore” che ovviamente arriva a comprendere anche le condizioni dei rapporti a più partner indicati come “poliamori”. Di qui discendono una serie di rivendicazioni politiche e sociali che vanno dal cosiddetto “matrimonio egualitario”, comunemente noto come matrimonio gay, fino al riconoscimento appunto dei rapporti a più partner chiamati “poliamori”, visti anzi da alcuni intellettuali come Jacques Attali come l’inevitabile approdo della società della disintermediazione.
    Desessualizzare la genitorialità
    Se è uno stereotipo la famiglia naturale, il culmine dell’ideologia gender è inevitabilmente la desessualizzazione della genitorialità. I figli dunque non nascono più dal rapporto sessuale tra un maschio e una femmina, ma possono essere generati artificialmente da qualsiasi aggregato sociale. Viene dunque incoraggiata la fecondazione assistita omologa e soprattutto eterologa, le cui leggi regolatrici più sono prive di vincoli più sono emblema di liberazione. Si sostengono pratiche oggettivamente violente e brutali, come l’utero in affitto, pretendendo però formule linguistiche edulcorate possibilmente in forma di incomprensibile acronimo come gpa (gestazione per altri) o gds (gestazione di sostegno), necessarie in particolare per gli omosessuali maschi notoriamente non provvisti di uteri. La finalità della desessualizzazione della genitorialità, culmine dell’ideologia gender, porta come conseguenza una idealizzazione della omosessualità proposta come modello di liberazione da condizioni sociali oppressive e, in passato, platealmente vessatorie.
    Conquistare scuola e mass media
    Lo strumento con cui realizzare la “colonizzazione ideologica” è la conquista dei luoghi di educazione e di comunicazione. Dunque, scuola e mass media. Decisivo per gli ideologi del gender è drenare denaro pubblico per entrare negli istituti scolastici e formare le menti di bambini e giovani generazioni in particolare all’idea che la famiglia naturale sia uno stereotipo. Dunque falsi corsi contro la “discriminazione di genere” o il “bullismo omofobico” sono i cavalli di Troia con cui agevolmente penetrare nelle scuole di ogni ordine e grado, producendo testi soprattutto per bambini capaci di colpire l’immaginario più fragile e de-formarlo. Allo stesso tempo occupando ruoli chiave nei mezzi di comunicazione, l’ideologia gender punta a formare più complessivamente l’opinione pubblica all’identificazione dei princìpi enunciati con un’idea avanzata di libertà, descrivendo gli oppositori come pericolosi retrogradi, limitatori della libertà altrui motivati da pura malvagità. Le descrizioni manichee delle dinamiche in atto su questo terreno in tutte le società occidentali sono una caratteristica degli ideologi del gender che puntano a creare icone facilmente riconoscibili identificate nel mondo omosessuale e transgender, da contrapporre all’opinione pubblica che a queste forme di fascinazione ancora resiste, intimidendola e attaccando pesantemente persino la libertà d’espressione su questi temi. Di qui legislazioni punitive, arresti di oppositori e obiettori di coscienza, linciaggio mediatico di chi non si adegua al nuovo diktat ideologico.
    Resistere significa conoscere i princìpi guida di questa «colonizzazione ideologica» in atto, questi 5 comandamenti basati sul falso. Se questa è una ideologia che «non esiste», ora lo potrete con nettezza giudicare da voi. La realtà si può osservare o si può negare. La realtà sotto i nostri occhi, evidente a chiunque voglia vedere, è che questa ideologia marcia prepotente verso la realizzazione dei suoi obiettivi. Noi possiamo metterci in piedi, dritti, silenziosi davanti a questa colonna di carri armati. Oppure possiamo lasciarli passare, un po’ pavidi, un po’ complici. Scegliete voi. Io, per me, ho scelto. Ho due figlie e ho interesse che il mondo che costruiremo per loro sia fondato sulla verità, non sull’ideologia.
    I cinque comandamenti dell'ideologia gender | Tempi.it

    Scuola statale addio, mio figlio studia a casa
    - di Costanza Signorelli -
    È ancora possibile oggi parlare di libertà di educazione? In una realtà dove lo Stato prepotente si è preso il monopolio dell’istruzione e la scuola paritaria rischia di essere ridotta, suo malgrado, ad una fotocopia sbiadita e costosa della formula pubblica, c’è ancora spazio per i genitori che desiderano essere i protagonisti dell’educazione dei propri figli?
    Esiste una possibilità perché mamme e papà si riapproprino del “diritto e dovere di educare e istruire”, senza stare a guardare impotenti il cocktail letale che lo Stato somministra ai propri pargoli? Leggasi da ultimo, l’imminente obbligo ministeriale all’insegnamento delle teorie gender nelle scuole di ogni ordine e grado. È tutto già scritto? Ai genitori non rimane che il compito di tamponare e arginare – se va bene – i danni della mala educación scolastica?
    Non esageriamo nel denunciare la deriva del sistema scolastico pubblico, cosi come non sono retorica le nostre domande. Questi stessi interrogativi animano la mente e il cuore di molti genitori, tutti quei genitori che desiderano educare i propri figli secondo i sani principi della nostra tradizione: l’amore incondizionato per la vita, dall’inizio alla fine; il valore della famiglia, una e indivisibile; il senso del bene, del vero e del bello. Ma si scontrano con una scuola che, sempre più, li tradisce e li ostacola. Se molti di loro, per come possono, cercano di darvi una risposta, alcuni hanno deciso di farlo in un modo davvero speciale.
    È quanto sta accadendo a Staggia Senese, un paesello di poco più di tremila anime in provincia di Siena. È qui che un gruppo di mamme e papà hanno capito che per avere una scuola libera-per-davvero, non gli rimaneva che farsela da sé. Nasce così la Scuola Hobbit, una scuola parentale che si ispira al modello di Home-schooling. Questa esperienza, in verità, non è che l’inizio di un’onda che sta coprendo tutte le regioni d’Italia, con una serie d’iniziative destinate a moltiplicarsi assai rapidamente.
    Ne abbiamo parlato con Giulia Pieragnoli, coordinatrice della Scuola Hobbit. Giulia come nasce l’idea della Scuola Hobbit?
    Come gruppo di giovani genitori, avendo ciascuno due o tre figli in età scolare, ci siamo posti la semplice domanda: dove mandiamo i nostri bambini a scuola? Desideravamo una scuola cattolica, ma soprattutto libera, cioè una scuola che ci garantisse la piena responsabilità educativa dei nostri figli. Cercando, abbiamo scoperto la realtà delle scuole parentali già presenti in tutta Italia, per esempio a Bologna la scuola parentale “Mariele Ventre”. In Toscana non ne esisteva ancora una, dunque ci siamo detti: perché non iniziare noi? Abbiamo chiesto la disponibilità dei locali della parrocchia al nostro parroco don Stefano Bimbi e lui si è dimostrato molto accogliente.
    Cos è l’educazione parentale?
    Significa che il genitore si prende carico personalmente dell’educazione e dell’istruzione dei propri figli.
    Cioè non manda i figli a scuola?
    Il genitore può decidere di istruirli lui stesso a casa, oppure, come accade per la Scuola Hobbit, può decidere di affidare l’istruzione dei figli a persone di sua fiducia, cioè gli insegnanti della nostra scuola.
    Ma è legale non mandare i figli alle cosiddette “scuole dell’obbligo”?
    Non solo è legale. È un diritto sancito dalla Costituzione. L’articolo 34 della Costituzione Italiana recita: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”. Quindi è l’istruzione ad essere obbligatoria, non la scuola. La “scuola dell’obbligo” non esiste. Inoltre l’articolo 30 dice che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”. Ciò significa che l’istruzione dei figli è in primis una responsabilità dei genitori, non dello Stato. In concreto, è sufficiente inoltrare una comunicazione formale e scritta alla direzione didattica di competenza in cui il singolo dichiara di prendersi carico in prima persona dell’istruzione del figlio. A quel punto la palla passa ai genitori che decidono personalmente come procedere.
    Ma perché costruire una scuola parentale? Non bastava la scuola paritaria?
    No, purtroppo oggi nemmeno la scuola paritaria cattolica è lasciata libera di insegnare ai bambini solo e precisamente quei principi che vogliono i genitori.
    Per esempio?
    Per esempio la teoria del gender entrerà a pieno regime nel sistema scolastico statale e presto diventerà insegnamento obbligatorio anche nella scuola paritaria. Il metodo è sempre lo stesso: lo Stato, per concedere la parificazione, costringe la scuola paritaria a ricalcare in tutto e per tutto la scuola statale. Come, del resto, è già accaduto in Inghilterra, dove lo Stato ha detto alle scuole paritarie: o insegnate la teoria del gender o vi ritiriamo l’autorizzazione. Bene, è realistico pensare che questo accadrà anche in Italia. Invece noi, sganciandoci completamente dal sistema dello Stato, saremo veramente liberi di insegnare ciò che riteniamo positivo e di non insegnare ciò che riconosciamo come negativo per i bambini. Noi non siamo una scuola autorizzata dallo Stato proprio perché non vogliamo alcuna autorizzazione. Quello che vogliamo, al contrario, è realizzare un ambito di piena libertà di educazione in capo a genitori e insegnanti. E’ questo il vero motivo per cui nasce la Scuola Hobbit: la libertà di educazione. Tutti a parole la invocano, ma poi di fatto non esiste. Nel nostro caso sì.
    Parliamo della Scuola Hobbit. Quali sono gli elementi di novità rispetto alle scuole che conosciamo?
    Nella Scuola Hobbit le classi saranno massimo di dieci bambini, perché crediamo sia fondamentale che gli insegnanti seguano personalmente ogni singolo alunno. Alle elementari abbiamo recuperato il vecchio e sano modello della maestra unica, la cosiddetta maestra-mamma, affinché i bambini possano avere una figura unica e stabile di riferimento. A livello didattico, non solo svolgeremo i programmi ministeriali come tutti, ma faremo molto di più.
    Il nostro obiettivo è la personalizzazione del percorso educativo: i bambini non sono tutti uguali e perciò non apprendono tutti in modo uguale. Inoltre ognuno ha le sue inclinazioni e interessi per cui è giusto dare di più a chi ne ha la possibilità. Dunque la scuola Hobbit vede la diversità di ciascun bambino come una ricchezza e intende valorizzarla invece che livellarla, come è obbligato a fare chi si trova a insegnare in classi di 25/30 alunni.
    Arricchiremo i programmi ministeriali con moltissime altre attività. C’è una mostra interessante in città? Si va. Il bambino racconta del nonno che coltiva la terra, si coglie l’occasione per una lezione nell’orto. Un genitore è esperto di musica? Si assiste insieme ad un concerto e via dicendo. Con massima libertà e in un filo diretto tra genitore e insegnante.
    Come si svolge una mattinata in una scuola parentale?
    La Scuola Hobbit è una scuola cattolica, è per noi fondamentale iniziare la mattinata con un momento di preghiera insieme e l’ascolto di un canto sacro. Poi il tempo sarà gestito liberamente, giorno per giorno, dagli insegnanti, vale a dire: non ci sono gli schemi rigidi della campanella, il cambio d’insegnante, le materie a rotazione, l’intervallo fisso, ma sarà un tempo a misura di bambino. Se insieme ci si sta appassionando alla lettura di un racconto, non ci sarà certo la campanella e l’ingresso di una seconda maestra a interrompere l’attenzione. Sarà, per esempio, l’interesse del bambino a segnalare l’approfondimento di un dato argomento o la sua stanchezza ad indicare la necessità di una pausa, magari all’aria aperta. Il pomeriggio invece i bambini torneranno a casa dove saranno liberi di giocare, i compiti alla Scuola Hobbit si fanno la mattina. Il fatto di avere un tempo a misura di bambino, non ha nulla a che vedere con l’improvvisazione. Tutti gli insegnanti sono preparatissimi, ma soprattutto molto appassionati allo studio e all’insegnamento.
    In un ambiente così confidenziale, familiare e ristretto, non c’è il rischio che i bambini siano tenuti sotto una campana di vetro?
    Questo è il punto più difficile da fare comprendere alle persone che non conoscono la realtà delle scuole parentale. Cioè, c’è la convinzione che si crei un ghetto, un ambiente ovattato e autoreferenziale e che, di conseguenza, i bambini facciano più fatica a socializzare, trovandosi poi disorientati nell’impatto con la realtà. Ecco tutto questo è assolutamente un falso mito, una leggenda. Anzi, l’esperienza che raccontano i genitori delle scuole parentali è l’esatto opposto. Tutti testimoniano una maggiore capacità di socializzazione dei propri bambini rispetto ai loro coetanei.
    Perché?
    Il fatto che la scuola rappresenti un contesto protetto e sicuro fa crescere l’autostima nel bambino. Lo rende più sicuro di sé. Per esempio, è difficile che nella scuola parentale si verifichino episodi di bullismo, perché i ragazzi sono seguiti personalmente anche nelle loro difficoltà e nei loro disagi. Sicché, un bambino che si sente sicuro e fa un’esperienza di relazione positiva nel piccolo, è poi portato ad aprirsi con fiducia anche in situazioni più articolate. Viceversa, il bambino che – pur in mezzo a 20 o 30 bambini – è però lasciato a se stesso ha più paura di socializzare.
    http://www.informarexresistere.fr/20...studia-a-casa/

    La Bielorussia si oppone alla distruzione della famiglia
    In questi giorni gli occhi dell’opinione pubblica sono stati tutti puntati sul botta e risposta tra Obama e Putin al Palazzo di Vetro di New York. Ma pochi hanno avuto l’opportunità di ascoltare le parole del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, che dall’ONU ha mostrato di non volersi piegare alle imposizioni occidentali (come quando, nel 2010, resistette al tentativo di “rivoluzione colorata” ad opera delle ONG) e di voler difendere a tutti i costi i propri figli e la propria Stirpe.
    "Ve lo dico con onestà: ci preoccupano molto i processi di distruzione della famiglia tradizionale che sono in atto in vari paesi. In particolar modo non ci piace quando ci obbligano a fare delle concessioni alle norme della morale e ci propagandando diverse “novità sociali” come naturali. Mi viene da chiedere: Chi è che farà i figli? Noi da parte nostre faremo tutto il possibile affinchè i nostri figli, nipoti e pronipoti conservino i valori civili e le tradizioni spirituali e culturali riconosciute dal nostro popolo".
    La Bielorussia si oppone alla distruzione della famiglia | Azione Tradizionale




  5. #25
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Un po' OT, ma mica tanto.




    Sesso con allievi, 11 anni a prof

    Piemonte.Torino, arrestato nel 2014 era attivista dei diritti omosessuali
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #26
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Un po' OT, ma mica tanto.


    Sesso con allievi, 11 anni a prof

    Piemonte.Torino, arrestato nel 2014 era attivista dei diritti omosessuali
    Basta che non si chiami berlusconi.
    Che fa schifo come i comunisti.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #27
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Kasper e i gay, affermazioni senza fondamento
    di Roberto Marchesini
    Mi chiedono un parere su una strana intervista del cardinale Kasper, nella quale – tra le altre cose - il porporato accusa alcuni padri sinodali di fondamentalismo. Al di là di questo, c'è effettivamente una frase che colpisce in modo particolare la mia attenzione, ed è questa: «Per me questa inclinazione è un punto di domanda: non riflette il disegno originale di Dio e tuttavia è una realtà, perché gay si nasce». Leggo proprio così: «Gay si nasce».
    In effetti, sull'edizione ad experimentum (1992) del Catechismo della Chiesa Cattolica potevamo leggere: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate” (§ 2358). Tuttavia, questa affermazione è stata sostituita, nella aeditio typica (1997) con la seguente: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate”. La correzione è opportuna, perché la Chiesa ha il diritto ed il dovere di esprimersi in campo morale e dottrinale, ma le questioni scientifiche (in questo caso quali siano le cause delle tendenze omosessuali) non sono di sua competenza. Non può vincolare i fedeli ad una teoria scientifica, suscettibile, per sua stessa natura, di essere superata e contraddetta. Anche Galileo avrebbe voluto una modifica delle Sacre Scritture (Giosuè 10, 12) perché quanto vi era scritto contrastava con le sue teorie; ed è nota la risposta che allo scienziato diede il cardinale Baronio: la Bibbia insegna “come si vadia al Cielo, e non come vadia il Cielo”.
    Ma è proprio dal punto di vista scientifico che l'affermazione del cardinale Kasper desta le maggiori perplessità. Fin dagli anni '50 del secolo scorso sono stati investiti monti di tempo e denaro per cercare una causa biologica dell'omosessualità, qualcosa sulla cui base si potesse affermare “gay si nasce”. Mano a mano che la tecnologia progrediva sono state esplorate possibilità ormonali, cromosomiche, cerebrali, genetiche, epigenetiche. Il risultato, tuttavia, è sempre quello: non si trova nulla. Sebbene a livello popolare e mediatico l'ipotesi della causa biologica dell'omosessualità sia ancora diffusa, a livello scientifico essa pare definitivamente tramontata.
    L'American Psychological Association, ad esempio, ha pubblicato sul suo sito un documento, intitolato Answers to Your Questions About Sexual Orientation and Homosexuality; ebbene, questo documento ha due versioni, la prima delle quali non è più disponibile. Nella prima versione il documento affermava: “La maggior parte degli scienziati oggi concorda che l’orientamento sessuale è più probabilmente il risultato di una complessa interazione di fattori ambientali, cognitivi e biologici”. Attualmente l'American Psychological Association riduce l'enfasi sulle cause biologiche dell'omosessualità: “Non c'è consenso tra gli scienziati circa le esatte ragioni per le quali un individuo sviluppa un orientamento eterosessuale, bisessuale, gay o lesbico. Sebbene molte ricerche abbiano esaminato le possibili influenze genetiche, ormonali, educative, sociali e culturali sull'orientamento sessuale, non è emerso alcun risultato che permetta agli scienziati di concludere che l'orientamento sessuale è determinato da uno o più fattori particolari”.
    Questo non significa che un giorno questa ipotetica causa biologica non si possa trovare, ma allo stato attuale delle conoscenze scientifiche essa non esiste. Quindi non è possibile, dal punto di vista scientifico, affermare che “gay si nasce”.
    A meno che il cardinale Kasper non sia in possesso di conoscenze esclusive che possano dirimere in modo definitivo la questione, dobbiamo tristemente concludere che ha prodotto una affermazione senza fondamento.
    Kasper e i gay, affermazioni senza fondamento

    Archiviate le denunce contro vescovo di Coira
    Il vescovo di Coira mons. Vitus Huonder non ha nulla da temere dalle denunce presentate contro di lui dalla Federazione svizzera dei gay (Pink Cross) e da due privati cittadini per le citazioni bibliche sugli omosessuali: il Ministero pubblico grigionese ha archiviato il caso.
    Il 73enne vescovo era stato denunciato per il reato di pubblica istigazione a un crimine o alla violenza (articolo 259 del Codice penale). A mons. Huonder era stato contestato un discorso pronunciato il 31 luglio a Fulda (D) durante un convegno di cattolici tedeschi. Nel suo intervento dedicato a matrimonio e famiglia, aveva citato versetti del Vecchio Testamento che condannano a morte gli omosessuali e che, secondo gli autori delle denunce, istigano i cristiani a procedere alla loro uccisione.
    Il Ministero pubblico ha reso noto oggi che le parole del vescovo non costituiscono reato, per cui il procedimento è archiviato.
    Archiviate le denunce contro vescovo di Coira | Giornale del Popolo



    Francia, stop a Cappuccetto rosso
    Ministro: "Sessista, via dai libri"
    Il ministro dell'Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, ha annunciato la caccia agli stereotipi di genere nei manuali scolastici
    La favola di Cappuccetto rosso dovrebbe essere bandita dai libri di scuola. Ne è convinto il ministro dell'Istruzione francese, Najat Vallaud-Belkacem, che ha annunciato la caccia agli stereotipi di genere nei manuali scolastici. Per farlo si è affidata a uno studio del centro Hubertine Auclert, secondo cui "numerose favole della cultura popolare", come Cappuccetto Rosso, Cenerentola o Hansel e Gretel, sono "imbottite di rappresentazioni sessiste".
    Gli studiosi francesi deplorano che la maggior parte di questi capisaldi della letteratura per ragazzi rappresentino i "personaggi femminili con i loro stereotipi". La ricerca sulle "rappresentazioni sessiste" nel primo anno di scuola elementare prende in esame 22 manuali illustrati destinati ai giovanissimi. Pubblicazioni in cui solo "il 39% dei personaggi è di sesso femminile", deplora il centro Hubertine Auclert. Peggio. Già nelle prime immagini per imparare a leggere, le bimbe giocano soprattutto all'interno, in spazi chiusi, le donne sono spesso in cucina o svolgono le loro mansioni di mamma.
    Francia, stop a Cappuccetto rossoMinistro: "Sessista, via dai libri" - Tgcom24

    Scuola parentale sotto tiro «Ma è un nostro diritto»
    Provveditorato e diocesi si muovono per fare chiarezza sulla classe di Montà
    Una mamma: «Mia figlia dice le preghiere e non legge “le due mamme di Emma”
    La scuola parentale, aperta nella parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola a Montà, alza le difese dal fuoco incrociato di accuse, diffidenze, polemiche. Ma presto dovrà rispondere ad almeno due chiamate: una da parte dell’istituzione scolastica e uno da quella religiosa. È ipotizzabile che l’ufficio scolastico regionale, se non quello provinciale, presto chiederà conto dell’organizzazione di questa pluriclasse da sei bambini (affidata a una maestra unica) e del programma che ha uno dei capisaldi nel no alla teoria-gender. Ma anche la diocesi si sta muovendo, senza clamori, come suo stile. A giugno aveva invitato il parroco don Giovanni Ferrara a «non proporre né ospitare nei locali della chiesa una scuola parentale» e gli aveva chiesto di «prendere le distanze da tale proposta e a non appoggiarla, né pubblicamente né privatamente». Cosa che il parroco non ha fatto. Ora, in attesa che sia il nuovo vescovo a occuparsi della vicenda, l’amministratore diocesano monsignor Doni sta esaminando il fascicolo e molto presto chiederà a don Giovanni di spiegare cosa sta succedendo a Sant’Ignazio di Loyola.
    Ieri i bambini che frequentano la scuola auto-gestita sono stati fatti entrare da una porta sul retro. Una mamma tra quelle che portano i bambini lì, si è poi premurata di ribadire, con una mail, che «la scuola parentale non ha nulla a che vedere con la chiusura della materna, che invece ha ragioni economiche». Poi ha difeso la scuola: «Fa parte del diritto naturale e positivo che abbiamo io e mio marito la facoltà di decidere sull’educazione da dare a nostra figlia e questo abbiamo fatto. Dal momento che non si tratta di una scuola paritaria, non devo chiedere nessun permesso allo Stato. Vogliamo che la giornata scolastica si apra con la preghiera e non con la filastrocca sulle “due mamme” di Emma, perciò accompagniamo i bambini in cappellina per la partecipazione all’adorazione - perché in qualche parrocchia si usa ancora onorare Dio - e li lasciamo con la maestra che poi li porta in un luogo privato per le lezioni. Visto che sono in pochi, una piccola stanza con lavagna è sufficiente. Sappiamo che la diocesi di Padova ama e approva l’ideologia gender, mi auguro che almeno non voglia impedire ai bambini di pregare». Quindi conclude con «Beati i perseguitati per causa della giustizia».
    Scuola parentale sotto tiro «Ma è un nostro diritto» - Cronaca - Il Mattino di Padova

    Se non è un “mostro omofobo”, non ne parla nessuno
    Giuliano Guzzo
    Sfortunatamente ci si deve accontentare di poche, peraltro quanto mai scarne righe, diffuse da Ansa.it e riprese da qualche altro sito secondario, per conoscere i dettagli della vicenda di A.F., professore in un istituto di Moncalieri, nel Torinese condannato a 11 anni, dopo essere stato arrestato, nel 2014, con l’accusa – non esattamente leggera – di avere offerto soldi ad alcuni suoi allievi in cambio di rapporti sessuali: nessun talk show dedicato, nessuna intervista alle vittime.
    La notizia, strano ma vero, non pare riportata sul portale internet del quotidiano torinese per eccellenza, La Stampa; la redazione torinese di Repubblica invece offre qualche particolare in più, ma sull’home page nazionale nada. E dire che l’insegnante condannato era dapprima accusato di violenza sessuale, prostituzione minorile, concussione e altri reati: roba pesante. E dire – continuando – che, dopo l’intervista esplosiva ad un prete trentino, che ha fatto il giro del web, il tema della difesa dei diritti dei più piccoli era tornato – e giustamente – al centro dell’attenzione.
    Come mai questo silenzio, questa fretta di riferire appena – laddove lo si è fatto – la notizia? Perché nessun inviato s’è fiondato sulle tracce dell’insegnante condannato? Offrire soldi in cambio di rapporti sessuali a dei ragazzini non è forse grave? E dire che la strada per Moncalieri i giornalisti la conoscono bene, come dimostra il caso – questo sì diffuso a livello nazionale – della professoressa Adele Caramico, insegnante di religione cattolica all’Itis “Pininfarina” (la stessa scuola, pare) accusata d’aver proferito frasi omofobe e poi, dopo indagini interne, del tutto scagionata.
    Questa volta, invece, è diverso: silenzio tombale. E se non fosse stato per quelle dieci righine che dicevamo nessuno saprebbe nulla della vicenda accaduta, con vittime dei bambini. Come si spiega questa surreale voragine nelle cronache di oggi? Nella vana attesa di una risposta da qualche redazione, si aggiunge un particolare della persona processata: era – riferisce Ansa.it – «attivista dei diritti degli omosessuali». Il che, sia chiaro, può voler dire tutto e niente, rispetto alla speciale immunità mediatica di cui gode costui. Giudichi il lettore.
    Moncalieri. Nessuno parla del caso di pedofilia | Tempi.it

  8. #28
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    A chi giova la dissoluzione
    Famiglia «bastonata» per puro interesse
    Certi gruppi di potere attaccano la famiglia, cellula fondamentale della società già per il greco Aristotele, nucleo basilare di coesione sociale, proprio perseguendo il progetto di far dilagare l’individualismo, in modo da isolare l’essere umano e renderlo meno forte e più manovrabile.
    Le forme di questo attacco sono varie: legislative, fiscali, ecc.
    La più efficace è stata e continua ad essere la ‘rivoluzione sessuale’ radical-libertaria, con le sue conseguenze esistenziali e sociali come la ‘produzione’ di individui pulsionali, che non vogliono e non sanno governare le proprie passioni-desideri (governare non vuol dire reprimere, come insegna il grande concetto classico-cristiano della virtù), che rigettano i legami interpersonali stabili, condizionando spesso la durata delle relazioni coniugali alla presenza/assenza dell’attrazione. Come diceva già un altro grande greco, Platone, nella sua Repubblica, ragionando proprio sul percorso che porta dal libertarismo alla tirannide, gli individui pulsionali sono molto più facilmente manipolabili dal potere. Le loro rivendicazioni sono quasi solo al livello dei bisogni fisici, perciò le folle così massificate sono accontentabili e anestestizzabili mediante la strategia del panem et circenses.
    Il presidente della Cei il primo novembre scorso ha detto che «non pochi – nel mondo – hanno interesse a demolire questo grembo e baluardo dell’umano [la famiglia] allo scopo di sciogliere ogni valore, ogni punto di riferimento, e così creare incertezza e smarrimento. Il fine ultimo è quello di manipolare meglio le persone e le società per i propri interessi di potere e di economia».
    Sì, la dissoluzione della famiglia risponde anche a motivi economici, perché il business di certi gruppi economici si giova del consumismo, e quest’ultimo è propiziato dal principio di piacere libertario: perché non avere tutto ciò che si desidera ogni volta che lo si vuole?
    Ancora, il consumismo è favorito dalla disgregazione della famiglia (nell’immediato; a lungo termine le cose vanno diversamente, ma il discorso sarebbe lungo…), perché lo sfascio produce l’infelicità degli individui le cui relazioni familiari sono naufragate: e chi è infelice acquista più facilmente, cercando un surrogato consolatorio nei beni di consumo. O anche semplicemente per necessità: dopo un divorzio, dove prima bastava una lavatrice o un’auto ce ne vogliono (possibilmente) due.
    A chi giova la dissoluzione » Rassegna Stampa Cattolica

    La felicità sessuale non esiste. Lasciate le illusioni.
    Maurizio Blondet
    “Oggi una mia alunna di Terza ha pianto e vomitato tutto il giorno: la madre, dopo essere stata cacciata di casa dal marito che ha scoperto che la tradiva, se n’è andata con l’amante. Ieri la figlia chiama la mamma (che non si faceva sentire da settimane!) e lei dice alla figlia: per me potete crepare tutti, tu, tuo padre, tua sorella! Questo mondo ha bisogno di una sola medicina: zolfo e fuoco”. Mi scrive una mail l’amico Marletta, che è insegnante.
    Sui giornali, ecco le foto di “Monsignor” Charamsa mentre appoggia la testolina vezzosa sulla spalla del suo “fidanzato Eduard”, si dichiara una sposina “felice” e annuncia il suo programma militante: “Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato…Sì, vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi”.
    La mammina e il culatoncino clericale hanno conquistato la loro libertà sessuale, il diritto di “vivere la propria vita”. La conquista comporta spezzare cuori di bambine e dignità di fedeli, rifiuto di ogni responsabilità prima che di ogni decenza. Ma che importa, è la ricerca della felicità. E non sono soli. Anzi, la ricerca della felicità sessuale è uno degli standard di massa. Il viagra ha dato ai vecchietti una nuova stagione di godimenti con thailandesi e cubane, le impiegate milanesi e tedesche vanno a cercarsi i negretti ai Tropici, i matrimoni (ormai rarissimi) si rompono in tre anni per inseguire un nuovo amore. E poi un altro, e un altro. Omo, magari. O trans.
    Non è nemmeno colpa loro. La libera e gioiosa conquista del sesso senza tabù è una delle promesse – ed uno dei condizionamenti – di quello che è stato definito “il capitalismo della seduzione”. Così un marxista pensante, Michel Clouscard, ridefinì negli anni ’80 quel che noi chiamiamo “consumismo”. Nel nuovo capitalismo, innescato in Europa dal piano Marshall, Clouscard vide un metodo (americano) di “dressage” del cittadino fatta apposta per preservare in lui, da adulto, la funzione di consumo propria dell’età infantile; si tratta (scrisse, usando termini psicanalitici) di mantenere il “principio di piacere” a detrimento del “principio di realtà”; attraverso una ‘educazione’ sempre più ludica, il cittadino europeo adulto e responsabile (e troppo frugale e risparmiatore, per il marketing) del passato viene mutato nell’essere “emancipato” in cui il desiderio di consumare è diventato potente come un bisogno. La promessa, l’incitamento che viene da tutti i megafoni controllati, tv, pubblicità, Hollywood, è: “Minimo sforzo per il massimo del piacere. Divertirsi nell’istante presente, senza passato né futuro. Un’industria della voluttà al servizio dei nostri desideri: desideri, beninteso, condizionati, predeterminati. Desideri che l’industria del superfluo s’è preparata a soddisfare.
    Perché prima c’erano “famiglie e lavoratori” che richiedevano beni di sussistenza e strumentali per migliorare la vita quotidiana delle famiglie in quanto famiglie, dei lavoratori in quanto lavoratori. Ma ciò non bastava più al capitalismo sovra-produttore: bisognava gabellare a milioni oggetti futili, perituri, ricreativi – marchi, griffes, mode in rapido deperimento, oggetti di culto. Tutto “un gigantesco apparato di incitamenti estetici, economici, politici” incitanti alla “Liberazione e al “godimento”, attraverso l’acquisto di oggetti “mitici” che ti segnalano come uno che “è”,m che esiste. Naturalmente, per riuscire, il gioco doveva togliere alla gente – appunto – l‘essere.
    Il fondamento intimo di certezze e di valori, di storia comune e personale, di educazione al carattere, su cui fondava la propria dignità profonda. Tolto questo, si possono offrire agli svuotati “godimenti epidermici, orgasmi corrotti” che sono “anestetici” per attutire la mancanza del fondamento, sordo dolore affondato nell’anima. “Il capitalismo ha fabbricato veleni per meglio vendere i suoi rimedi” illusori. Del resto adulti con “io” da adolescenti sono anche “elettori dalle ambizioni servili, schiavi che si credono liberi, resistenti collaborazionisti”, disertori dalla cittadinanza politica con le sue responsabilità: l’ideale, per i padroni. Il capitalismo ha inventato la società libidinale che ci cresce attorno, e infatti i “diritti” che chiediamo sono “diritto al piacere”, mentre ci i tolgono quelli politici e del lavoro.
    Clouscard (strano, per un marxista) denunciava che da questa società libidinale una cosa era esclusa: l’amore. “L’amore conformato sulla durata e non sul parossismo, l’amore sul quale le famiglie si costruiscono e si fortificano”, dove la responsabilità “è una fonte di autonomia e di gioia” oltre che un “insegnamento del reale contro i nostri fantasmi” – più precisamente, i fantasmi di desideri instillatici dal sistema, dalla pubblicità, dalla pornografia…
    Naturalmente la liberazione sessuale viene esaltata e prescritta per compensare anche quel vuoto. La felicità sessuale è quella che insegue il monsignorino finocchio finalmente “libero”, la mammina che abbandona le figlie e “potete crepare tutt’e due, tu e tua sorella”. Il pretino pretende dalla Chiesa “il diritto di amare secondo la mia natura”.
    “Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere».
    E’ la prova che la lussuria fa’ straparlare, perdere la ragione. Però è questa la richiesta imperiosa che “sale dalla società”, e distrugge tutto: sesso, vogliamo sesso! Sesso per compensare il vuoto di senso, di finalità.
    Orbene, vorrei dire una cosa. Che viene non dall’alto della mia esperienza, ma dal basso di una vita con esperienze di cui mi vergogno, perché anch’io sono condizionato come voi dalla società libidinale e dai suoi agenti.
    La cosa è: la felicità sessuale, ragazzi, non esiste. Esiste sì il piacere sessuale, ma non confondiamo. Quella che cerca il culatoncino clericale in turgore e sentimentalismo, è la “felicità” attraverso il sesso. Che non c ‘è e non può esserci. Non si costruisce, sull’attrazione sessuale, come non si costruiscono case sull’acqua. Va e viene, cambia, non si soddisfa mai. La promessa che vi ha fatto il sistema, ossia che se reclamate i vostri “diritti” al piacere e abbattete gli ultimi tabù, vivrete felici col vostro compagno” o il vostro amante, è un inganno. Un inganno puro e semplice,. Rovinoso per gli effetti: vedi gli omicidi di donne “liberate” che rompono famiglie, dove naturalmente lei è colpevole quanto lui (l’uomo senza nerbo, che vive l’abbandono come lo scacco del suo “io” sessuale, uno scacco senza rimedio, perché non ha altro che il sesso, nella vita). Provate a guardarvi attorno, voi donne: a vedere cosa ci avete guadagnato dalla vostra liberazione sessuale. Io ho l’impressione che abbiate guadagnato la schiavitù sessuale. Il bisogno di esibirvi, dai 10 anni un su, come oggetti sessuali, perché altrimenti restate sole..e a 40 anni, che facce infelici, disperate sotto il fisico palestrato, tatuato e pronto per il sesso. La liberazione vi ha liberato dalla verginità; ebbene, una volta che tutte “la danno” con facilità, siete intercambiabili, nessuno cerca in voi l’unica, la sola. I figli, non li avrete.
    Quanto all’uomo, che uomo è? Un’ameba in cerca di consumi sessuali, col viagra da una certa età in poi. Non gli interessate, è vero; ma nemmeno lui è interessante: è standard, è banale, intercambiabile, è uno che non ha profondità né responsabilità, né carattere né fermezza. Perché non ha scopo nella vita. Sono virtù (parola antiquata) che il sistema ci ha fatto spregiare, a cui nessuna mamma ci ha più educato. Perché l’educazione alla responsabilità, alla contenutezza, alla decenza e al pudore, non sono più praticate.
    Oggi l’aspirazione è “fare l’amore come animali”. Ma notate, gli animali fanno l’amore molto poco,stagionalmente, nelle settimane dell’estro. E poi, solo il maschio alfa si sceglie le femmine (al prezzo gravoso di una continua sorveglianza e pesante machismo); gli individui beta, gamma eccetera vivono nella miseria sessuale, non ne fanno o lo fanno di straforo. Perché nemmeno in natura sulla lussuria si costruisce nulla. Il pretino però ci crede. Vedremo fra due mesi se è ancora col “compagno”. Altro che bestie, siete.
    La felicità sessuale non esiste. Lasciate le illusioni. - Blondet & Friends

  9. #29
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    1+1
    Pubblicato da Berlicche
    La maestra salì in cattedra. Classe difficile, le avevano detto. Tu sei la terza supplente quest’anno.
    Lei aveva chiesto “Che fine ha fatto la maestra di ruolo?” “Esaurimento nervoso”, le avevano risposto. “La prima supplente?” “Ha abbandonato l’insegnamento”. “E l’ultima?” A questo avevano scosso tristemente la testa.
    Ed è solo una prima elementare! Si era detta. Cosa avrà di strano?
    Il colpo d’occhio non era molto incoraggiante, ma neanche così tragico. Va bene, c’erano quelli che parlavano tra loro fregandosene del fatto che era arrivata, metà era fuori dal proprio banco, c’era uno sdraiato per terra, uno in fondo fumava…
    Fumava?
    Non pareva proprio avesse sei anni, piuttosto diversi di più. La squadrava con un aria tra l’ironico e lo strafottente…
    Lei lasciò cadere i libri sulla cattedra. Per un istante il chiacchericcio si interruppe, poi riprese come niente fosse accaduto. Lei si schiarì la voce. “Ahem. Tu, laggiù in fondo…”
    Il fumatore alzò un sopracciglio.
    “Forse non lo sai, ma è vietato il tabacco in classe”
    “Ah, allora sono a posto” replicò, tirando una profonda boccata.
    Prima che la maestra potesse reagire, con uno schiocco di dita l’alunno mandò il mozzicone fuori dalla finestra aperta.
    Fu il segnale. Svogliatamente, gli alunni ritornarono ai loro banchi. Tutti adesso la guardavano, in attesa.
    Va bene. Va bene, si disse, l’importante adesso è conquistare la loro attenzione. Con qualcosa di semplice, di bello, di essenziale, di evidente.
    “Oggi, ragazzi, faremo le ad-di-zio-ni”
    Silenzio.
    “Sulla lavagna ora scrivo uno-più-uno-uguale-due. Questo segno in mezzo si chiama…sì?”
    Si era alzata una mano, dal fondo all’aula. Il fumatore.
    “E’ una balla”, disse il ragazzo con voce annoiata.
    “Vuoi dire che ti annoi?”
    “No, voglio dire che uno più uno non fa due. E’ una balla che vi siete inventata.”
    La maestra rimase interdetta. Che stava dicendo quello?
    “Non me lo sono inventata. Da sempre uno più uno fa due.”
    “Ah sì, da sempre. Provatemelo.”
    “Ma…è evidente.”
    “Non per me” il ragazzo aveva un’aria disgustata. “Quella che faccia due è solo una vostra teoria, che non sta in piedi”.
    La maestra stava perdendo la pazienza. “Guarda qui. Una matita” prese una matita “più un’altra matita.” afferrò una seconda matita “Fanno due matite. Convinto?”
    Lui la guardò sogghignando. “Eh certo, fate i vostri trucchetti e vi aspettate che io ci creda. Le dimostrazioni devono essere indipendenti e neutrali. Voi siete di parte, il vostro conto non vale niente”
    “Allora leggi, sul libro!”
    “Altra dimostrazione di parte. Non ne avete di imparziali?”
    “Te lo dico io che uno più uno…”
    “E chi siete? Non mi fido di voi. Perché dovrei credervi?”
    Il resto della classe assisteva allo scambio verbale sottolineando con risa e applausi ogni risposta del loro compagno. Come fosse un gioco.
    “Io ho studiato…” tentò la maestra.
    “Sì, buonanotte. Non vuol dire che quello che dite sia vero.”
    “Sono un adulta” Ora come ora, un’adulta quasi disperata.
    “Siete più grossa. Volete impormelo con la forza?”
    La donna provò a cambiare approccio. “Un attimo. Un attimo. E quanto farebbe allora per te uno più uno?”
    “Quanto ho voglia, è chiaro.”
    “Uno più uno ha sempre fatto due!”
    “E se anche fosse? E’ questo il difetto di voi tradizionalisti, non capite che i tempi cambiano.”
    Come parla questo bambino? Si chiese la donna. “Ma uno più uno non cambia! E’ così!”
    “Siete legata al passato. Oggi quello che affermate non ci dice più niente. Noi siamo moderni.”
    “Se uno più uno non facesse due, non funzionerebbe niente. Non vedete la bellezza di questa matematica così elementare, così vera?”
    Le risero in faccia.
    “La matematica è la matematica! Non è un’opinione.” Il grido le si strozzava in gola.
    “Arretrata! Obsoleta! E la fisica quantstica? E l’indeterminazione di Heinsenberg?”
    “Ma cosa c’entrano…”
    “Vedete, maestra?” In qualche maniera, il tono trasformava l’appellativo in un insulto. “Non appena uscite dalla lezioncina imparata a memoria non sapete più che pesci prendere. Siete una truffatrice ignorante, e venite pure qui a raccontare le vostre balle. Noi rifiutiamo l’indottrinamento di quelli della vostra specie!”
    Quando la maestra ritornò a casa, la mano le tremava tanto che quasi non riusciva ad infilare la chiave nella toppa. Cosa avevano questi bambini?, si chiese. Sono dei mostri! No, si corresse, non mostri, ma non sanno quello che dicono. Non riescono a vedere neanche le cose più ovvie ed evidenti. Cosa avevano? Come vivevano? Chi li aveva educati? Verso la fine della lezione, le avevano anche contestato che il cielo fosse blu e l’erba verde. Che cosa poteva esserci, di più elementare di questo? Ci vorrebbe qualcosa che non possano negare, che riguardi davvero loro stessi.
    Si fermò. ma certo. Che stupida a non averci pensato. Domani li avrebbe serviti.
    Che cosa c’è di più evidente ed elementare di essere un maschio, di essere una femmina?
    https://berlicche.wordpress.com/2015/10/06/11/



    Il potere finanziario dietro la diffusione del gender?
    L'economista Iadicicco spiega gli interessi delle multinazionali contro la famiglia e a favore dei 'nuovi diritti': "Dalla disgregazione dei corpi intermedi nasce l'uomo solo, consumatore e suddito perfetto"
    Federico Cenci
    Il primo a parlarne in termini di “rivoluzione antropologica” fu Benedetto XVI, in occasione del discorso d’auguri natalizi alla Curia romana, nel 2012. Da allora, il livello d’attenzione di uomini di Chiesa intorno al gender e alla rivoluzione antropologica ad esso soggiacente si è alzato proporzionalmente al diffondersi di tale ideologia, nei gangli così come negli anfratti più nascosti della società.
    Federico Iadicicco, esponente di ProVita spiega le ragioni che si celerebbero dietro la capillare propaganda a favore dell’indifferentismo sessuale e contro la famiglia. Propaganda che scaturisce da ambienti dalla poderosa influenza finanziaria, giacché capace di condizionare le scelte politiche di alcune tra le maggiori potenze del mondo.
    Da cosa sarebbe testimoniato l’appoggio del potere finanziario all’ideologia gender?
    Sicuramente ed inequivocabilmente dai cospicui finanziamenti che ricevono periodicamente le associazioni Lgbt da parte delle principali multinazionali e ong mondiali: Apple, Coca Cola, Open Society di George Soros, MacArthur Foundation, Fondazione Ford, Goldman Foundation, Rockefeller Foundation, Kodak, American Airlines, Pepsi, Nike, Motorola solo per fare alcuni esempi. Desta sospetto anche la particolare attenzione che gli organismi sovranazionali pongono nei confronti della promozione dell’ideologia di gender verso le scelte legislative nazionali. Basti pensare che l’Organizzazione mondiale della sanità trova il tempo per dettare agli Stati le linee guida sull'educazione sessuale dei bambini invece di occuparsi di problemi reali.
    Ma in che modo il gender ed il riconoscimento dei matrimoni omosessuali favorirebbero queste multinazionali?
    L’involuzione del sistema economico mondiale ha prodotto la concentrazione del capitale nelle mani di pochissimi che prediligono la speculazione finanziaria e lo sfruttamento della manodopera a basso costo tramite le delocalizzazioni piuttosto che investire ed intraprendere al fine di accrescere la ricchezza comune. Questi pochi hanno ormai una capacità finanziaria così grande da poter determinare ed influenzare le scelte politiche. Il potere politico subisce l’influenza di questi potentati economico-finanziari ed ha ormai perso la sua autonomia decisionale. Questi poteri puntano ora alla disgregazione di tutti i corpi intermedi, distruggendo i legami comunitari e relazionali con il chiaro obiettivo di ampliare il loro potere rendendo l’uomo sempre più solo ed incapace di relazioni. Distruggere la famiglia significa rendere l’uomo solo, consumatore e suddito perfetto, consuma compulsivamente al fine di colmare la sua solitudine e non è più in grado di intessere relazioni sociali e comunitarie che possano creare una insidia alla gigantesca industria che ci governa. La prospettiva però più pericolosa, il vero salto di qualità per questi poteri finanziari avviene con la pratica dell’utero in affitto: quando l’uomo non saprà più chi sono sua madre e suo padre, quando avranno distrutto anche i legami genitoriali e con essi la nostra stessa identità, solo allora il loro disegno sarà compiuto.
    Dando uno sguardo alle legislazioni dei maggiori Paesi occidentali, ritiene che le istanze del potere finanziario riguardo il gender trovino un riscontro “nero su bianco”?
    In tutte le Nazioni del cosiddetto Occidente sono promosse leggi contro la famiglia: una legge contro l’“omofobia” per mettere il bavaglio a chi la pensa in altro modo, una legge sulla diffusione della teoria del gender nelle scuole per strumentalizzare i nostri bambini, un intervento per abbreviare e semplificare i tempi e modi del divorzio che diviene una banale pratica da studio legale ed infine una legge che introduca il matrimonio e le adozioni omosessuali. Una vera e propria agenda dettata dagli organismi sovranazionali eterodiretti dalle oligarchie finanziarie volta alla disgregazione della comunità prima e fondativa della società.
    In Italia la situazione non è affatto diversa, il rinvio del ddl Cirinnà è meramente procedurale a causa dell’allungamento dei tempi tecnici dovuto alla riforma costituzionale del Senato. Esiste purtroppo una evidente volontà politica di andare nella direzione del riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, un maldestro tentativo di introdurre i matrimoni omosessuali sotto un’altra veste. Tentativo perpetrato con pervicacia malgrado questo si scontri con il sentimento popolare ancora molto diffuso in difesa della famiglia naturale e del diritto dei nostri figli ad avere un padre ed una madre.
    Ha accennato al tema delle leggi contro l’omofobia. Crede siano non l’effetto di un’esigenza sociale bensì uno strumento giuridico in mano a queste lobby finanziarie?
    Certamente c'è una strategia che si preoccupa di far tacere coloro che si professano contrari al riconoscimento dei matrimoni e delle adozioni gay tacciandoli di “omofobia”, introducendo così un assurdo reato di opinione con il chiaro intento di eliminare il dissenso.
    Secondo Lei c’è differenza tra destra e sinistra “istituzionali” su questi temi o crede che, a parte qualche personale obiezione di coscienza all’indifferentismo sessuale, l’appoggio al gender sia ormai trasversale?
    Sul piano internazionale esiste una capacità dei poteri finanziari e delle lobby Lgbt di incidere a livello trasversale indipendentemente dalle appartenenze politiche. Tuttavia non si può trascurare il fatto che la sinistra del XXI secolo abbia aderito ideologicamente alle istanze del laicismo e delle cultura individualista. Il genderismo sta alla sinistra di oggi come il marxismo stava alla sinistra di ieri.
    Il potere finanziario dietro la diffusione del gender? | ZENIT - Il mondo visto da Roma

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    Predefinito Re: Vai col gender!

    La Regione Toscana finanzia i consultori per trans ma taglia nella sanità
    La denuncia di Giovanni Donzelli, candidato di Fdi in Regione: "Il Presidente Rossi annuncia tagli ed esuberi ma paga l'assistenza psicologica ai trans"
    Francesco Curridori
    Sessantamila euro all'anno per finanziare un consultorio per trans. Questa è l'ultima trovata della Asl di Lucca denunciata su Facebook da Giovanni Donzelli, candidato di Fdi alle prossime regionali in Toscana.
    "Nessuno vuole discriminare qualcuno in base al suo orientamento sessuale ma se uno vuole diventare trans non lo faccia a mie spese. Con tutti i problemi che ci sono mi sembra assurdo pagare l'assistenza psicologica a chi vuol cambiare sesso. Non siamo mica su Marte", ha dichiarato Donzelli al Giornale.it.
    "La Regione, attraverso la Asl di Lucca, sovvenziona un'associazione di trans senza che nel consultorio vi sia la presenza di un medico e intanto chi ha bisogno di una risonanza magnetica, chiamando il puc regionale, non ottiene nemmeno una data precisa perché le liste d'attesa sono troppo lunghe", ha attaccato Donzelli. La sanità toscana, infatti, da sempre giudicata dalla sinistra come un fiore all'occhiello, sta per subire una vera e propria mattanza: "Il Presidente Rossi annuncia tagli per 10 milioni di euro ed esuberi per medici e infermieri".
    La Regione Toscana finanzia i consultori per trans ma taglia nella sanità - IlGiornale.it

    Adozioni per coppie gay. Il sondaggio che frena Renzi
    Al netto delle frizioni con Ncd e con parti del Pd, c'è un sondaggio che dice che gli italiani sono contrari alle adozioni
    Luca Romano
    "Le unioni civili si faranno". Lo dicono in coro Matteo Renzi e il ministro Maria Elena Boschi.
    Quello che non dicono è quale sarà il contenuto del testo. Perché, al netto delle frizioni con Ncd e con alcuni parlamentari democratici, pare difficile che il governo dia il via libera alla stepchild adoption, cioè la possibilità di uno dei componenti della coppia di adottare il figlio biologico dell’altro.
    Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, la frenata è venuta proprio dal premier e sarebbe scaturita dopo aver visionato un sondaggio. Che dice che una gran parte di italiani è contraria e non è d'accordo sul fatto che una coppia gay possa avere e crescere un figlio.
    Adozioni per coppie gay. Il sondaggio che frena Renzi - IlGiornale.it

    La “generazione famiglia” contro gender e unioni civili
    Adinolfi e Savarese: "Se passa la Cirinnà bis nuova mobilitazione e referendum abrogativo"
    Alessandra Benignetti
    È iniziata con una mela la kermesse pro-famiglia della Manif Pour Tous Italia. Posta su uno dei tavolini sul palco, perché sembra che San Tommaso D’Aquino all’inizio dei corsi universitari, mostrasse proprio questo frutto ai suoi studenti dicendo “questa è una mela, chi non è d’accordo può andar via”. Non si può determinare l’essere con il pensiero, perché l’essere è, pensava il teologo. Insomma, sì alla legge naturale, no al relativismo etico: è stato questo il leitmotiv dell’incontro di questa mattina organizzato dalla Manif Pour Tous Italia al teatro Adriano in piazza Cavour a Roma, dove si è ritrovata gran parte del mondo pro-life e pro-family che ha animato, lo scorso 20 giugno, la grande manifestazione di piazza San Giovanni in Laterano contro il gender e le unioni civili.
    Nei tre panel di discussione si sono susseguite le voci di giornalisti, scrittori, politici e attivisti, tutti accomunati dalla voglia di non cedere alle lusinghe della post-modernità, che ci vuole tutti uguali in nome del consumismo e della globalizzazione, e di tornare ad una società meno liquida e più solida, di cui la famiglia, quella tra uomo e donna, deve continuare a rappresentare la cellula base e l’elemento fondante. Sul palco di “Generazione Famiglia” si sono per questo alternati Filippo Savarese, portavoce nazionale della Manif Pour Tous, Fabio Torriero, Diego Fusaro, Marcello Veneziani, Alessandra Servidori, Costanza Miriano, Ettore Gotti Tedeschi, Eugenia Roccella, Mario Adinolfi, Luca Volontè e la portavoce della Manif pour Tous francese Ludovine De La Rochère, per parlare di famiglia, gender, maternità surrogata e unioni civili per le persone dello stesso sesso.
    Per il giornalista e opinionista Fabio Torriero dobbiamo fare i conti con le nuove categorie sociali di un mondo senza identità: quella dell’apolide, frutto della globalizzazione, del precario, generato dal capitalismo, ed infine quella dell’asessuato, creato dall’ideologia di genere. Questo progetto di "disintegrazione sociale" è imputabile al capitalismo anche secondo il parere del filosofo Diego Fusaro, il quale sostiene che l’attacco verso la famiglia, contraria alle logiche del capitalismo perché non sottoposta al meccanismo del do ut des, ha come obiettivo quello di creare una società sempre più atomizzata.
    Il banchiere ed economista Gotti Tedeschi ha invece posto l’accento sul problema demografico e di una cultura anti-natalità generatasi dal ’68, dal Concilio Vaticano II, dalla critica alla Humanae Vitae e dal boom del neo-malthusianesimo. Al contrario, “se prendessimo l’1% del Pil italiano, che equivale più o meno a 15 miliardi di euro” ha affermato Gotti Tedeschi, “e lo destinassimo alle nuove famiglie, offrendo 30mila euro ad ogni nuovo nucleo familiare, creeremmo 500mila nuove famiglie all’anno, e se ognuna di queste famiglie avesse un figlio ci ritroveremmo con un aumento del 3% del Pil, a fronte di un investimento dell’1%”. Parola di economista. A favore della costituzione di un “movimento nascista”, attenzione alle parole, per ridare valore alla natalità nella nostra era “proteica”, ovvero senza un'identità stabile, c’è pure Marcello Veneziani. Delle differenze tra maschio e femmina, inoltre, ha parlato anche Costanza Miriano, autrice di diversi best seller proprio su questo tema.
    Mario Adinolfi, Eugenia Roccella e l’ex eurodeputato Luca Volontè hanno infine denunciato la pratica dell’utero in affitto e le politiche anti-famiglia dell’Unione Europea. Sul piano politico infatti, la battaglia della “ri-costituente antropologica” che si è ritrovata al teatro Adriano a Roma, si concentra tutta sul disegno di legge Cirinnà. Anzi sul testo “bis”, che è stato da pochi giorni incardinato al Senato saltando il dibattito in commissione giustizia, ed in particolare sul punto della stepchild adoption, vista come preludio alla legalizzazione della maternità surrogata.
    “Se il testo bis andrà avanti” assicura Adinolfi a ilGiornale.it, “ci sarà una nuova mobilitazione nazionale”. “Il continuo slittamento della norma”, continua infatti il giornalista, “è il risultato delle scorse mobilitazioni contro un provvedimento che è caldeggiato da certi ambienti, ma che non gode del consenso popolare che i media vogliono far credere ci sia”.
    Meno ottimista è apparsa l’On. Roccella la quale a ilGiornale.it ha ricordato che sul sostegno a questo ddl esiste una spaccatura interna al Ncd. Partito di maggioranza a cui il Pd ha “dato uno schiaffo creando una maggioranza di governo alternativa su questo provvedimento”. “Il governo”, afferma la deputata, “sta trascurando anche la minoranza Pd che ha chiesto modifiche sul punto della stepchild adoption”.
    Filippo Savarese, portavoce della Manif Pour Tous, ha definito “pericolosa, perché porta all’apertura alle adozioni, l’equiparazione delle unioni civili al matrimonio contenuta nel testo Cirinnà”. E nel caso venisse approvato il ddl della senatrice Pd, il portavoce della Manif promette anche lui una nuova mobilitazione di piazza e un referendum abrogativo.
    La nuova piattaforma “Generazione Famiglia” ha infine annunciato la creazione di un coordinamento nazionale anti-gender e una Giornata Nazionale per il Diritto di Priorità Educativa della Famiglia, per il prossimo 4 dicembre, invitando tutti i genitori a non portare i figli a scuola per sottolineare la priorità del diritto della famiglia ad educare i figli.
    Infine c’è stata la benedizione della portavoce della Manif francese, Ludovine De La Rochère, che ha spiegato come dopo l’introduzione del matrimonio gay in Francia, grazie alla mobilitazione popolare molti altri provvedimenti del governo francese in questo senso, come l'introduzione dell'educazione gender a scuola, siano stati fermati. Secondo la portavoce infine, c’è bisogno di una nuova mobilitazione popolare, perché le unioni civili pongono un problema sul piano culturale. E per questo c’è bisogno di continuare a ribadire che una mela è una mela e che ad un bambino servono una mamma e un papà.
    A Roma la ?generazione famiglia? contro gender e unioni civili - IlGiornale.it

 

 
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