Da Rinascita di oggi:

Il gruppo consiliare alla Regione Veneto della Lega Nord ha presentato un progetto di legge composto da un unico articolo in cui si chiede l’abrogazione della legge veneta che stabilisce interventi “a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti”. La norma risale al 1989, e fu approvata per allargare anche ai nomadi di etnia Sinti gli interventi di tutela previsti da una precedente legge del 1984 che si occupava solo degli zingari Rom. Nello specifico, l’attuale legge prevede finanziamenti agli enti locali (Comuni anche consorziati e Comunità Montane) da destinare, soprattutto, all’allestimento di campi sosta attrezzati per i nomadi, all’inserimento scolastico dei loro bambini e all’inserimento lavorativo degli adulti.
“In nome di una malintesa cultura dell’accoglienza - spiega il primo firmatario della proposta abrogativa, il capogruppo Federico Caner - per anni sono stati erogati ingenti finanziamenti a questi gruppi Rom e Sinti producendo danni enormi, dal punto di vista sociale, alla comunità nazionale e alle genti venete in particolare”. “Il problema della presenza di insediamenti di tribù nomadi nella nostra regione - afferma ancora l’esponente leghista - va considerato per quello che è: un problema, appunto, che non può essere risolto addirittura agevolando e incentivando mediante finanziamenti pubblici la presenza dei campi-sosta nel territorio regionale. La presenza di comunità Rom e Sinti nelle nostre città è un qualcosa che non va tutelato, ma, al massimo, tollerato nel doveroso rispetto dei differenti modi di vita”. “La gente veneta è ospitale - spiega ancora il consigliere regionale della Lega - ma questa sua predisposizione non va confusa con incapacità di autotutelarsi dalla presenza di insediamenti di genti e popoli che per le loro peculiarità e i loro costumi (in verità assai discutibili) rappresentano una costante fonte di disagio e di turbamento sociale anche in considerazione delle numerosissime violazioni della legge penale e dei problemi di ordine pubblico che seguono costantemente la presenza di questi insediamenti nel territorio”. “Vi è quindi l’urgenza di porre rimedio a questa situazione - conclude Federico Caner - e, pur nel rispetto di ogni minoranza, bloccare i finanziamenti pubblici per l’acquisto e la manutenzione dei campi-sosta anche perché le comunità in gran parte sono diventate stanziali. E' necessario, quindi, abrogare una legge che, tra l’altro, non è nemmeno servita a favorire l’integrazione delle comunità nomadi nella società veneta soprattutto perché sono esse stesse, le prime a non volere tale integrazione”.
Ma la sinistra buonista ed immigrazionista è già intervenuta a tutela dei nomadi. Il consigliere regionale del Pd, Claudio Sinigaglia, ha inoltre ricordato come il progetto leghista sconfessi quanto deciso a Verona dal sindaco Tosi che, assieme al ministro degli Interni leghista Maroni, ha stanziato 1,4 milioni di euro per riqualificare ben due campi nomadi.”Mi sembra che nella Lega domini l’anarchia e l’assenza di una strategia comune con cui affrontare le questioni legate all’integrazione sociale: roba da armata Brancaleone”. “Il dato di fatto - conclude Sinigaglia - è che con questa proposta Caner segue le orme del suo governo che vuole azzerare ogni finanziamento ai Comuni impoverendoli irrimediabilmente, alla faccia del federalismo. Col risultato, in questo caso, che le amministrazioni locali non potranno fare più nulla ad esempio sul fronte dell’integrazione scolastica e che per i veneti i problemi di convivenza, invece che sparire, diventeranno sempre più giganteschi”.
In effetti le critiche alla Lega non sono certo infondate. Negli ultimi anni il partito di Bossi ha tenuto buoni i propri militanti con roboanti slogan, ma nei fatti è diventato un partito legato unicamente ai propri interessi di bottega. Ma se i padani sono diventati più morbidi nei confronti della questione immigratoria, i progetti della sinistra sono ancor più pericolosi. Continuare a parlare di aiuti, integrazione ed eguaglianza non può che portare ad un vicolo cieco: l’estinzione etno-culturale del nostro popolo.

Alessandro Cavallini