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    Predefinito Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    In una sezione denominata "Grandi artisti e scienziati meridionali", secondo me, si dovrebbe fare anche approfondimento. Ciò vuol dire che, una volta espresso un certo numero di nomi, ci si dovrebbe soffermare su uno di essi e riflettere sul motivo di questa grandezza che gli riconosciamo, a volte, per sentito dire.
    Per quanto mi riguarda nel percorso del meridionalismo attuale è mancata, fin ora, una struttura teorica che consolidi il significato di un “pensiero meridiano” che vuol dire, un modo di vedere il mondo, altro da quello che ci ha imposto il sistema culturale in cui siamo cresciuti.
    Che vuol dire ciò? Significa che non basta più rispondere alla storia ufficiale, che ci rappresenta storicamente indietro rispetto a …tutti, con “non è vero perché avevamo questo e quello”. Non basta più rispondere alla retorica del risorgimento “non è vero che eri mosso da motivazioni ideali, mi hai invaso”.
    Questi argomenti li abbiamo detti e ridetti, adesso bisogna ricostruire nella nostra coscienza la struttura culturale che sta dietro a tutte le eccellenze che rinfacciamo ai nostri detrattori.
    Ciò vuol dire che se diciamo “eravamo avanti nel diritto, eravamo avanti negli studi economici, eravamo avanti negli studi storici e nelle arti” dobbiamo capire, noi per primi, perché? Grazie a quali presupposti esistevano queste eccellenze?
    Se prendiamo in oggetto uno di questi aspetti, che ne so …il diritto, dobbiamo necessariamente parlare di una colonna del diritto qual è Filangieri, ma non basta, se volessimo andare all’ origine di tutte le eccellenze dei campi culturali che ho appena citato ci troveremmo un gigante, una mente davvero grandissima che ha dato principio a numerose scienze che hanno caratterizzato il nostro tempo: diritto, appunto, e sociologia, antropologia, psicologia.
    Questo gigante si chiama Giambattista Vico, che non è uno tra i grandi, è proprio il PIU’ GRANDE, e dovrebbe essere faro per chiunque, tanto più per chi si dice meridionalista.

    Lanciato il sasso do alcuni spunti sul pensiero vichiano che, se verranno raccolti, potrebbero diventare il primo tra gli approfondimenti che vagheggio:

    METODO DI VICO PER LO STUDIO DELLA STORIA QUALE FONDAMENTO DI OGNI CONOSCENZA:
    Per Vico si ha vera scienza quando si raggiunge la coscienza della storicità umana come storia della socialità. Questa storia sociale poggia sul legame tra la filologia, che procura una conoscenza di certezze stabili, e filosofia, come conoscenza della verità.
    la storia si scandisce in tre stadi, in corrispondenza dell'evoluzione ontogenetica (sviluppo biologico generale) e filogenetica (evoluzione relativa a una specie).
    1) Gli uomini hanno prima “sentito senza avvertire” cioè non capivano il mondo circostante e attribuivano i fenomeni alle divinità (età degli dei).
    2) Poi hanno avvertito con animo perturbato e commosso, cioè non erano mossi nelle proprie azioni da leggi scritte ma da doveri morali che erano suscitati dalla poesia. Esempio: il poema omerico suggeriva ai greci di comportarsi eroicamente in battaglia (età degli eroi).
    3) Poi hanno imparato a riflettere con mente pura, regolano cioè il proprio comportamento con il raziocinio e con le leggi (età della ragione o degli "uomini").
    Da sempre l'umanità perviene periodicamente al massimo del suo sviluppo per poi ricadere nella barbarie primordiale. Il continuo passaggio dall'uno all'altro stadio nel cammino della civiltà è espresso con la famosa formula dei "corsi e ricorsi storici".
    Questa teoria fornisce così all'antropologo la chiave per riconoscere l'identità dell'umanità primitiva.
    La modernità del suo pensiero si evince proprio dal tentativo di ricreare, comprendere, la forma mentis degli “orribili bestioni”, i primitivi, i cui miti sono letti dal genio di Vico come una modalità di conoscenza intuitiva.
    L'insorgenza nella mentalità del primitivo di una prima originaria forma di coscienza e conoscenza, orientata dalla e nella poesia in quanto linguaggio capace di anticipare e prevenire la conoscenza scientifica, testimonia di una prospettiva evoluzionistica, che è una delle più sorprendenti e più attuali dell'ermeneutica vichiana.

    -Se qualcuno desidera posso continuare.
    - Intanto, un argomento di discussione può essere quello delle effettive ricadute del pensiero di vico sulla cultura.

  2. #2
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    Prendo spunto dall'osservazione di Salvator Rosa secondo cui "...bisogna ricostruire nella nostra coscienza la struttura culturale..." per dire che questa ricostruzione di un storia del pensiero meridiano a mio modesto parere andrebbe organizzata non limitandosi a basarla sulla sola storiografia ufficiale ma andando anche a ricercare nuove fonti e applicando nuovi metodi di interpretazioni.
    Su questo nuovo approccio sarà prezioso lo studio del pensiero del Vico che potrebbe essere preso come linea guida.
    Seguirò dunque questa discussione con molto interesse
    Ultima modifica di Bartolo; 27-06-15 alle 12:20

  3. #3
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano


  4. #4
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    "Corsi e ricorsi storici"...che dire? nulla è inconfutabile

  5. #5
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    Procedo senza seguire una linea accademica di rappresentazione del pensiero Vichiano, mi aggancerò piuttosto a elementi del suo pensiero, funzionali, innanzitutto, a capire perché Vico E’ LA PERSONIFICAZIONE DEL PENSIERO MERIDIANO.

    Il corsivo sono i concetti, LO STAMPATELLO sono le riflessioni.

    Abbiamo detto che Vico può essere considerato un precursore della teoria dello sviluppo parallelo di ontogenesi e filogenesi:
    Vico elabora, in questo senso, 1) una tesi sullo sviluppo parallelo del bambino verso l'età adulta (filogenesi) e delle culture arcaiche verso le culture moderne (ontogenesi).
    2) Una teoria della cultura come prodotto dalla repressione della sessualità (precorrendo indubbiamente Freud).
    3) Una teoria del mito come struttura nella quale è contenuta una sapienza originaria, cioè una sapienza intuitiva che caratterizza le culture arcaiche (precorrendo l'idealismo).
    4) Elabora una "teoria dei sistemi", che addiviene ad una scientificità solo nel XX secolo, grazie alla sociologia moderna. Vico cioè analizza i sistemi sociali come strutture che contengono sottosistemi, che lottano contro altri sistemi anticipando, secondo molti studiosi, la teoria di Marx sulla "lotta tra le classi".
    Prima di elaborare la sua opera più importante e nota scrive De antiquissima italorum sapientia (Sull’antichissima sapienza degli Italici). In quest’opera incontriamo la celebre teoria del vero-fatto (verum factum). Secondo Vico, cioè, si possono conoscere, veramente, solo le cose che si fanno. Quindi la natura non può essere conosciuta compiutamente dall’uomo (eventualmente solo da Dio che ne sarebbe artefice e creatore). Questo principio, secondo cui si conosce veramente solo ciò che si fa, era peraltro già presente ad altri filosofi come Gassendi, Mersenne e Hobbes.
    Tuttavia in Vico c’è la fondamentale esigenza di valorizzare l’uomo, sia come soggetto di conoscenza vera, sia come oggetto di un sapere diverso da quello delle scienze naturali, egli in pratica dà principio (veramente) alle Scienze Umane (anche se il termine era stato già coniato).


    Questo concetto ci riporta un istante alla questione della storia: per Vico, essa non è uno sviluppo unilineare, senza errori, senza male e senza decadenza.
    Non è una corsa senza involuzioni.

    È QUESTO UN PRIMO SPUNTO DI RIFLESSIONE: LA STORIA CHE CI HA TRAVOLTO NON CI HA FORSE FATTO INVOLVERE? NON LO DICO SOLTANTO COME EFFETTO DI… E ATTO D’ACCUSA A QUALCUNO CHE CI HA CONDOTTO DOVE SIAMO. ESSA È INNANZITUTTO UNA CONSTATAZIONE DALLA QUALE RIPARTIRE PER SUPERARE LA STAGNAZIONE CULTURALE CHE NON VEDIAMO NEPPURE Più.

    Per Vico la “ragione”, cavallo di battaglia del mondo illuminista e positivista, quel mondo che ha pensato bene di annientarci, non è destinata per forza a trionfare.

    LA CRISI CHE VIVIAMO NON è FORSE CRISI DI QUESTO “ILLUMINO-POSITIVISMO” OCCIDENTALE E DEI SUOI VALORI ANTI METAFISICI? HEGEL DISSE “UNA SOCIETA’ SENZA METAFISICA E’ REGNO ANIMALE DELLO SPIRITO, UN REGNO DELL’UTILE DOVE OGNUNO ARRAFFA Ciò CHE PUO’ ”. SICCHé VICO CONTINUA AD ESSERE ATTUALE, ANZI, VEGGENTE!

    La dottrina vichiana è infatti un severo monito a chi inclina verso una visione troppo ottimistica dell’umanità e del suo cammino. In effetti, nulla è più estraneo a Vico di quella ideologia del progresso sicuro e garantito che ispirerà una parte della filosofia della storia nell’età dell’Illuminismo e ancor più in quella del Positivismo.

    D'ALTRA PARTE, LA KOINE’ DA CUI EMERGE VICO, DICO KOINE’ SOCIALE E NON CERTO DEL MONDO ACCADEMICO CHE EGLI RIFIUTAVA, E’ UN AMBIENTE CULTURALMENTE DISINCANTATO (IN SENSO POSITIVO) NON RIFIUTA IL NUOVO, IL MIGLIORAMENTO, SOLO CHE NON NE E’ SOGGIOGATO. NON E’ MOSSO DALLA SMANIA DI DOMINIO.
    IL MONDO DA CUI PROVIENE VICO E’ UN MONDO DIFFUSAMENTE RIFLESSIVO. UNA RIFLESSIVITA’ PACIFICA, NON DESIDEROSA DI SOPRAFFARE, DI IMPORRE IL PROPRIO PENSIERO, CHE NON ANTEPONE I PROPRI BISOGNI, IL PROPRIO EGOISMO, A TUTTO E A TUTTI…INSOMMA E’ PROPRIO IL CONTRARIO DI TUTTO Ciò DI CUI SIAMO STATI VITTIME (VITTIME PER ALTRO CHE SI SONO FATTE SCANNARE PACIFICAMENTE, COME AGNELLI).

  6. #6
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    Nella foga del discorso ho commesso un errore, ho detto "del bambino verso l'età adulta (filogenesi) e delle culture arcaiche verso le culture moderne (ontogenesi)" ecco, volevo dire esattamente il contrario, il bambino verso l'età adulta è ontogenesi e le culture arcaiche protese verso la modernità è filogenesi. Pardon. Questo attesta, credo, che la scrittura è d'impeto.
    S.R.

  7. #7
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    La “fantasia” e il “mito” in Vico.

    Il primato della fantasia è una condizione primitiva dell’umanità, essa «è tanto più robusta quanto è più debole il raziocinio» (Degnità XXXVI). La fantasia anima e conferisce personalità alle cose (inanimate), cioè a tutto ciò che l’uomo (primitivo) percepisce fuori di sé. In tal senso, La fantasia è potenza creatrice.

    Il primo prodotto della fantasia è la poesia, e il poeta è colui che crea.
    Per Vico mitico è sinonimo di poetico perché mythos significa, originariamente “racconto vero”: il mito, dice Vico, è per gli uomini la “verità” prima della nascita del pensiero astratto.
    Il mito era per certi versi “vero” perché spiegava caratteri, anche se non analizzava criticamente (perché a quello stadio socio-evolutivo non c’era la necessità di un’indagine critica).
    Perciò anche la poesia primitiva era un racconto di verità.

    Dunque:

    1) Il mito è poesia;
    2) La poesia mitica è una forma primitiva di linguaggio
    3) Il linguaggio fa esprimere, e l’espressione di ciò che si è percepito è un modo per conoscere (per questo ai bambini si consiglia la lettura ad alta voce)
    4) la poesia è perciò un linguaggio di conoscenza che si serve di “immagini” che l’ uomo rapporta alla propria esperienza. In queste immagini si riconosce, non solo il poeta che le elabora, ma tutta la comunità: essi sono infatti, come si è detto, universali fantastici.

    Vico non giudica (come gli illuministi e i positivisti) la fantasia primitiva con sprezzo superiore. La valuta invece utile ad una certa condizione dell’evoluzione sociale.
    Se addirittura vogliamo analizzare la qualità di questo sistema espressivo-linguistico (che ha una predominanza nelle età eroiche di tutte le società) con le produzioni attuali che sono un mezzo espressivo minore per il nostro mondo, non possiamo che constatare come quella capacità creativa sia nettamente superiore a quella dei nostri poeti (e artisti in generale). Di questo se ne accorgerà pure Hegel, preceduto però, come abbiamo visto, da Vico.

    Perché è superiore? Perché lo scopo a cui tende il mito è quello di fare da esempio di comportamento per gli uomini, un esempio che si chiama morale poetica, cioè all’attribuire al mito un valore esemplare, gli uomini primitivi si danno delle regole di comportamento sia individuale che sociale.

    Per questo motivo Omero è per Vico un poeta “primitivo” che traduce in immagini quello che percepisce della realtà. I personaggi e le situazioni che descrive sono degli “universali fantastici” esempi, cioè, in cui si possono riconoscere attributi comprensibili a tutti.
    Omero quindi non crea personaggi letterari (invenzioni dell’arte moderna) ma caratteri poetici che rappresentano le varie tipologie di uomini.
    Achille rappresenta « tutte le propietà della virtù eroica e tutt’i sensi e costumi uscenti da tali proprietà di natura, quai sono risentiti, puntigliosi, collerici, implacabili, violenti, ch’arrogano tutta la ragione della forza».
    Ulisse invece è il carattere della «eroica sapienza, cioè tutti i costumi accorti, tolleranti, dissimulati».

    E attraverso questo tipo di indagine il grande Vico capisce –PER PRIMO- che Omero non è una persona ma l’unione di più storie (e più cantori) appartenenti alle varie tradizioni “regionali” achee. Superando l’idea iniziale del De Antiquissima Italorum sapientia (1710) in cui aveva ipotizzato che dietro alle parole di Omero ci fosse una «sapienza riposta segreta».
    Il personaggio Omero, inteso come filosofo primitivo, è presente sin dall’ antichità (Vico si riferisce all’ opuscolo attribuito a Plutarco Su Omero) e la discussione sulla filosofia di Omero era in voga al tempo di Vico e anche Gian Vincenzo Gravina (altro grande meridionale) parla di questa presunta
    “sapienza riposta”, “segreta”, che starebbe dietro le parole di Omero.

    Vico passa a considerare quale sia l’età di Omero e conduce anche questa indagine trovando prove interne ai poemi, scopre perciò che al tempo di Omero conoscevano già i giochi, che poi saranno olimpici, come si deduce dal libro XXIII dell’ Iliade, conoscevano l’arte di fondere i metalli (nel XVIII libro dell’Iliade Efesto fabbrica un nuovo scudo ad Achille), non conoscevano -anzi non praticavano la pittura- che è arte troppo astratta (questa è un’inesattezza perché all’epoca non si conoscevano i graffiti paleo e neo-litici di Lescaux, Altamira etc.).
    Attraverso la comparazione di tutti gli elementi perviene a un risultato sbalorditivo: «sembrano […] essere stati per più età, e da più mani lavorati, e condotti.».

    Così Vico capisce un fatto fondamentale, che è assolutamente centrale negli studi della letteratura, e cioè che Omero è altro dalla scrittura dei poemi che conosciamo. Capisce che i poemi erano orali. Che erano un sistema di memoria del popolo greco, una memoria che parlava in metri e ritmi per conservare più facilmente le «Storie famigliari». E capisce pure che non si tratta di un processo specifico e particolare nel mondo greco, ma di tutti i «popoli barbari chiusi a tutte l’altre Nazioni del mondo, come furono i Germani Antichi e gli Americani». Questa è una delle “pruove filologiche” che conducono alla «Discoverta del vero Omero».

    Per questo motivo uno dei più importanti filosofi tedeschi della mitologia Ernst Cassirer (1874-1945) riconosce a Vico il primato:

    «Un solo pensatore nel corso del del secolo XVIII spezzò questa barriera. Giambattista Vico può essere definito il vero scopritore del mito. Non solo s‘ immerge nel multiforme mondo del mito, ma studiando impara che questo mondo ha la sua propria struttura, il suo proprio tempo, il suo proprio linguaggio; egli inoltre fa il primo tentativo per decifrare questo linguaggio; raggiunge un metodo in virtù del quale le “sacre immagini“ i geroglifici del mito, cominciano a diventare leggibili. Per questa via è stato seguito dallo Herder. E sulla via tracciata da Vico ed Herder arrivò Schelling, "il quale era convinto che solo sulla base della sua dottrina fosse possibile fondare una vera filosofia della mitologia"».

  8. #8
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    RIFLESSIONE:

    IN REALTA’ LA QUESTIONE E’ CHE UN MAGGIORE LEGAME CON UN’ETA’ DEGLI EROI, CHE PER I POSITIVISTI RAPPRESENTAVA UN SEGNO DI ARRETRATEZZA, NON E’ POI TALE. LE SOCIETA’ CHE CONSERVAVANO QUESTI REQUISITI TAPPRESENTAVANO/ RAPPRESENTANO UNA CATEGORIA A SE’. SONO QUELLE IN CUI MAGGIOR RILIEVO HA L’ESPRESSIONE ARTISTICA. ESSE SONO ANCORA LA VIA ALTERNATIVA AL FALLIMENTO DEI VALORI DEL MONDO OCCIDENTALE FONDATI SULLO SVILUPPO A OLTRANZA (A DANNO DEGLI ALTRI, DELL’AMBIENTE).
    “ COSTRUITE LA VOTRA CITTA’ SUL VESUVIO”, AFFERMO’ NIETZCHE NE “LA GAIA SCIENZA” ALLUDENDO ALLA PRECARIETA’, PER LUI GIA’ MANIFESTA, DELLA SCIENZA , DELL’OTTIMISMO PROGRESSISTA, CHE FRANANO SUL TERRENO VULCANICO. UNA METAFORA , CHE Può ANCHE ESSERE INTESA LETTERALMENTE, CHE SI OPPONE ALLA NECESSITA’ DI COSTRUIRE LA “CASA” DELLA SCIENZA SULLA ROCCIA DATA DA CARTESIO. DALL’IMMAGINE DEL PROGRESSISMO E DELLA SCIENZA CHE FRANANO SULLE SABBIE VULCANICHE DERIVA LO SCARINAMENTO DELLE FISICHE MATEMATICHE E DELLE LORO PROPOSIZIONI UNIVERSALI. IN UNA PAROLA DELL’OCCIDENTE. VICO, PER PARTE SUA, AVEVA GIA’ INDIVIDUATO CHE LE VERITA’ MATEMATICHE ERANO TALI SOLO PER L’UOMO, PERCHE’ QUEL LINGUAGGIO ERA STATO INVENTATO DALL’UOMO. E’ UTILE A CAPIRE I FENOMENI, MA NON E’ IL MOTORE DEI FENOMENI.
    NIETZCHE TRADUCE FILOSOFICAMENTE IL, VULCANICO, FERMO INSTABILE, CHIARO NEL PENSIERO NAPOLETANO, CHE E’ –Più CHE ALTROVE PENSIERO ESTETICO- E RAPPRESENTA L’OCCIDENTE RAZIONALE (CHE SI IDENTIFICA NEL PENSIERO SCIENTIFICO) RIDOTTO A FARE I CONTI CON LA STORIA, ANCHE DOVE SI PRETENDEVA SALVO DALLA STORIA ( perché SI RITENEVA LEGITTIMATO DALLE SCIENZE ESATTE E SOVRASTORICHE).
    ECCO ALLORA CHE GLI AVVENIMENTI DEI NOSTRI TEMPI DANNO RAGIONE AL PENSIERO PARTENOPEO (S’INTENDA MERIDIONALE). NON ESSENDO Più POSSIBILE NON RICONOSCERE LA DECADENZA DEL POSITIVISMO. SE Ciò NEL L’ANIMO MERIDIONALE NON DESTA IMPRESSIONE IPOCONDRIACA DEL MALE, ESSO ATTACCA INVECE LE CERTEZZE DELL’OCCIDENTE E LA STABILITA’ CONOSCITIVA E RAPPRESENTATIVA DEL MONDO.
    DOBBIAMO DUNQUE RENDERCI CONSAPEVOLI CHE RAPPRESENTIAMO LA VIA ALTERNATIVA, IL MODELLO CUI ADEGUARSI, LI DOVE AVREBBERO VOLUTO IL NOSTYRO ADEGUAMENTO.
    IL PALESAMENTO DI TUTTO Ciò LO SI Può LEGGERE NELLE PRODUZIONI ARTISTICHE DI QUESTO OCCIDENTE DECLINANTE: LE PRODUZIONI ASSUMONO I TRATTI IMPURI E LA PERDITA DI QUALSIASI QUALITA’ SEDUTTIVA. ESPRIMONO, ANGOSIOSAMENTE, L’INESSENZIALITA’ DELLE PROPRIE CONVINZIONI E LA PREGNANZA DEL BRUTTO, DELLA CRUDELTA’, DELLA NATURA CHE SI RIBELLA, DELLA MORTE. IL MUTAMENTO CLIMATICO, LO SCIOGLIMENTO DEI POLI, LA VIOLENZA DEGLI URAGANI E DEGLI TSUNAMI, LA CRISI DELLE RISORSE NATURALI…DA LORO STESSI PROVICATE.
    L’ESPRESSIONECREATIVA “NAPOLETANA” E’ DA Ciò DISTANTE, NON TRAVOLTA DALLA PRESUNZIONE DI IMPRESCINDIBILITA’ DEL PROPRI CONTRIBUTO INTELLETTUALE; DELLA PROPRIA RILEVANZA CULTURALE. ECCO PERCHE’ L’ARTE A NAPOLI E’ ANCORA UNA FORMA ESPRESSIVA RILEVANTE, ESSA CREA REAZIONI DIALETTICHE CHE DIFFICILMENTE SUSSITEREBBERO SE FOSSERO, COME QUELLE DESCRITTE, PRODUZIONI AUTOREFERENZIALI ED ESCLUDENTI.
    LA SOCIETA’ “NAPOLETANA”, AVVEZZA AL LINGUAGGIO SIMBOLICO E ALL’ALLUSIVITA’ DELLE FORME, NON LEGGE L’AZIONE CREATIVA COME UN MESSAGGIO CONCLUSO, UN TOTEM CHE NON AMMETTE RISPOSTE. QUESTA SOCIETA’ E’ IN GRADO DI DISTINGUERE NEL CREATIVO (L’ARTISTA) LA PRESUNZIONE DAL BISOGNO COMUNICATIVO E LA SINCERA COMUNICAZIONE DALLA VELATA INTEZIONE PEDAGOGICA.

  9. #9
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    non usare il maiuscolo che rendi difficile la lettura

  10. #10
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    Predefinito Re: Giambattista Vico quale fondamento del pensiero meridiano

    Il contributo di Giambattista Vico nello studio del diritto

    Abbiamo sin qui appreso che Vico ha posto e sperimentato un metodo per la conoscenza storica e la valutazione dei fatti. Da ciò è emerso che la storia è un processo razionale e il metodo di comprensione di essa (posto da Vico) diventa presupposto del “relativismo storico” del diritto.

    Vico è il primo a dare una definizione di “diritto” definendolo “storia”, una storia fluida dei fatti in divenire.

    Così, mentre il mondo illuminista e poi positivista si radica in un dichiarato disprezzo per la storia, Vico fonda la “critica della ragione storica” che si basa su criteri logici assolutamente differenti da quelli applicati nella matematica e nello studio delle scienze naturali.

    Il metodo per lo studio della storia creato di Vico indaga il processo di formazione delle pratiche sociali, le logiche che governano il divenire dei fatti.

    Dallo studio della natura umana, dei fatti che ha posto in essere l'uomo, Vico trae i principi del diritto e della morale. Un diritto perciò che non proviene da un ente esterno all’uomo. Storia e diritto sono dunque prodotti dell’uomo e in essi si possono trovare i nessi tra processo storico e diritto naturale.

    Nello sviluppo dei suoi studi Vico usa un metodo comparativo tra le varie storie dei popoli antichi e conclude che il diritto delle Nazioni nasce “ dai popoli e nei popoli”. Il diritto naturale poi segue un percorso parallelo ad esso –curiosamente elaborato da ciascun popolo che è ignorante degli altri-.

    Emerge dalla sua analisi una sostanziale uniformità di principii e istituti: religioni, cittadinanza, matrimonio, sepoltura.

    Vico capisce però che la “lex naturae” non è un imperativo trascendente cui bisogna adeguarsi, essa è frutto di esperienze sociali positive che hanno prodotto i migliori risultati e hanno indotto a scartare le pratiche che portavano i risultati peggiori.

    Le intuizioni di Vico hanno trovato conferma molto tempo dopo negli studi dell’etnologia giuridica svoltisi nel XX secolo.
    Per questo motivo Vincenzo Cuoco (altro grande meridionale) ha riconosciuto in Vico l’antesignano, il padre, della legislazione comparata. La comparazione è per Vico METODO, non fine, che consente di accomunare le nazioni e realizzare un comune progresso, valorizzando ciò che coincide e che è condivisibile.

    La conoscenza della storia dei fatti –veri- è funzionale per Vico alla comprensione dello stato attuale delle cose, aiutando essa a comprendere quanto, e come, gli istituti giuridici corrispondano agli interessi sociali. Ciò consente quindi di valutarne l’utilità o L’INUTILITA’. Sulla stessa linea l’idea di “giustizia umana”, la quale dovrà essere -per il Filosofo- sempre manifestazione di verità.

    L’attenzione di Vico per la storia antica nasce dall’esigenza di indagare la dinamica dei fatti. Non è sufficiente per V. analizzare il fatto per ciò che è, meglio, per come appare, in una sorta di immobilità che viene ritenuta oggettiva. La verità dei fatti risiede nel loro divenire, cosa che impone allo storico di andare a ritroso, fino all’ origine VERA di essi. Senza conoscenza di questa storia dell’avvenimento non si discute di una verità:

    «La natura delle cose altro non è che il nascimento di esse in certi tempi e con certe guise» Scienza nuova, lib. I, sex. II, Degli elementi, Degnità XIV,.

 

 
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