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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Lo Stato paga dopo 138 giorni

    Stato=Itaglia=Leviatano=Ladro.
    Allucinante.


    Ad essere in ritardo nei pagamenti sono soprattutto le Asl

    Lo Stato paga dopo 138 giorni

    È il tempo per saldare le fatture. Confindustria: 60 miliardi alle imprese. Il Tesoro: sono 30

    http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_...44f02aabc.shtml

    «La presidenza del Consiglio dei mi*nistri è estranea a ogni rapporto scaturente dalla presente ordinan*za». Firmato: la presidenza del Consiglio dei ministri. Questo passaggio del provvedimen*to governativo con cui è stato nominato il nuovo commissario per l'emergenza rifiuti in Calabria basta da solo a spiegare che cosa sta succedendo alla Tec, una società che brucia nell'inceneritore di Gioia Tauro la spazzatura calabrese per conto del commissariato.

    Un paio d'anni fa il gruppo francese Veolia ha comprato dall'ex amministratore delegato della Cogefar Impresit Enso Papi, uno dei pri*mi a finire nel ciclone di Mani Pulite, il 75% della Termomeccanica, ritrovandosi così pro*prietario anche dell'azienda calabrese. Flori*da sulla carta, inguaiata nella sostanza, visto che nessuno paga. Non paga lo Stato, ma nep*pure la Regione. I crediti della Tec superano ormai 90 milioni di euro. Una parte di essi, quella dei contributi regionali sulle tariffe, aspetta di essere saldata addirittura dal 2004. Con un paradosso: che gli interessi di mora adesso si sono mangiati anche la piccola fetta che era stata pagata. E il debito è tornato prati*camente al livello iniziale.

    I responsabili dell'azienda hanno chiesto spiegazioni a Palazzo Chigi. Sentendosi ri*spondere dal sottosegretario Guido Bertolaso che non devono battere cassa da Silvio Berlu*sconi ma dal presidente della Regione Cala*bria Agazio Loiero. Da allora è cominciato un imbarazzante ping pong. Il governo avrebbe chiesto anche un parere al Consiglio di Stato su certe pendenze, con i francesi sempre più allibiti, al punto da non escludere, in assenza di risposte certe, di lasciare la Calabria.

    Gli si può dar torto? In Francia l'ammini*strazione di Nicolas Sarkozy ha appena fatto una legge che impone alle imprese (tutte, pubbliche e private), di pagare tassativamen*te entro 30 giorni. La Gran Bretagna ha addi*rittura ridotto il termine massimo per i paga*menti della pubblica amministrazione ai suoi fornitori da 30 a 8 (otto) giorni. E da noi, do*ve non hanno certamente tutti le spalle lar*ghe come quelle di Veolia?

    Secondo un'indagine della Confartigianato che risale a due anni fa le pubbliche ammini*strazioni italiane pagano mediamente in 138 giorni, contro una media europea di 68 gior*ni. Peggio, soltanto il Portogallo. Vero è che in Italia nessuno paga sull'unghia. Anche le grandi imprese come la Fiat sono abituate a prendersela piuttosto comoda con i loro for*nitori. Tanto più con la crisi. Ma c'è un limite a tutto. Sapete in quanto tempo mediamente (e si deve sottolineare il «mediamente») le aziende sanitarie locali molisane, secondo l'Assobiomedica, onoravano i propri impegni nel gennaio 2008? In 921 giorni.

    Proprio così: due anni, sei mesi e undici giorni. A febbraio 2009 si era scesi a 633 gior*ni. In linea con Calabria e Campania, le ulti*me della classe. Ma il bello è che non ci sono progressi reali. A febbraio del 2009 il ritardo medio dei pagamenti delle Asl risultava, sem*pre secondo l’Assobiomedica, di 288 giorni. Esattamente come nel dicembre del 1990. Per*ché? «Per due motivi. In primo luogo le pub*bliche amministrazioni italiane non credono nel sistema, sono sempre state convinte che meno soldi danno più risparmiano. In secon*do luogo la loro affidabilità viene valutata dal*le agenzie di rating sulla cassa: meno spendo*no, più sono considerate affidabili, indipen*dentemente dal debito», dice il presidente dell’Assobiomedica Angelo Fracassi.

    Ma forse nel 1990 i volumi erano diversi. Nessuno è in grado di dire quanti debiti ab*biano accumulato le pubbliche amministra*zioni con le imprese, prevalentemente nei set*tori della sanità e dei servizi. E già questo è un fatto decisamente curioso. Ma lo è ancora di più che si litighi su dati che nessuno ha. Confindustria stima che l’esposizione totale sia pari a metà di quei 120 miliardi di euro che ogni anno Stato ed enti locali spendono per acquistare beni e servizi. Stima che il Te*soro contesta, preferendo parlare di una tren*tina di miliardi, forse meno. In ogni caso la cifra vale da un minimo di due fino a quattro punti di Prodotto interno lordo.

    Ma come si è potuti arrivare a questo pun*to? La colpa non è soltanto di una burocrazia ottusa che partorisce norme apparentemente strampalate come quella dell’ordinanza per i rifiuti della Calabria, che richiama alla mente il «Comma 22» del famoso film di Mike Ni*chols. Ricordate com’era formulato? «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esen*tato dalle missioni di volo non è pazzo». An*che in Italia, pur senza voler considerare la di*rettiva europea che avrebbe fissato per tutti i Paesi il limite di un mese, esisterebbero un termine più o meno certo per i pagamenti del*la clientela pubblica: 90 giorni. Ma il condizio*nale è d’obbligo. I trasferimenti dello Stato ar*rivano sempre in ritardo. Poi le Regioni ci mettono del loro. Qualcuna si impegna soldi che non ha. E poi c’è sempre quel meccani*smo bizantino del bilancio pubblico fatto sia sulla base della «cassa» che della «competen*za » (la differenza fra i soldi che materialmen*te si devono tirare fuori e quelli che invece si devono solo impegnare sulla carta)a compli*care le cose. Risultato: i mesi passano senza che nessuno faccia nulla.

    Nemmeno le imprese, che ormai (quelle che possono perché non devono pagare trop*pi stipendi) si sono abituate all’andazzo. Do*po 90 giorni, dice la legge, le aziende dovreb*bero far scattare automaticamente gli interes*si. Salatissimi. Ma non scattano quasi mai, perché le ditte hanno paura di essere penaliz*zate nei contratti futuri. Si è arrivati al paradosso che la Campania ha recentemente ap*provato una legge regionale (impugnata dal governo) con cui si stabilisce che ospedali e Asl non possono subire pignoramenti.

    Ogni tanto qualcuno solleva in Parlamen*to, con emendamenti e disegni di legge, il problema di uno Stato velocissimo a preten*dere ma lentissimo a riconoscere i propri de*biti. Uno per tutti: Nicola Rossi. Ma le sue pro*poste, manco a dirlo, non sono state nemme*no esaminate. Le hanno lasciate semplice*mente ammuffire nel cassetto. Più comodo andare avanti così, nascondendo sotto il tap*peto qualche miliardi di euro di debito pubbli*co. Pazienza se le imprese aspettano anche an*ni per incassare il dovuto.

    Sentite Fracassi, che è anche presidente della D-group, una impresa che opera nel set*tore dei sistemi per le analisi di laboratorio clinico: «Il Policlinico Umberto primo di Ro*ma è fallito qualche anno fa. Hanno fatto un’azienda nuova e i fornitori della vecchia sono ancora in attesa. Io sto aspettando da dieci anni. Ma questo è ancora niente: sei me*si fa ho incassato crediti per 300 milioni delle vecchie lire dalla Regione Puglia che risaliva*no a prima del 1994. E ho dovuto rinunciare agli interessi».

    Per non parlare di quello che succede nel settore dei rifiuti. Nel Lazio gli enti locali han*no debiti per circa 200 milioni di euro: a di*cembre del 2008 l’Ama, l’azienda municipaliz*zata di Roma, doveva a Manlio Cerroni, il tito*lare della discarica di Malagrotta, 135 milio*ni. A 900 milioni ammontano invece i debiti «pubblici» nei confronti delle aziende che smaltiscono i rifiuti in Sicilia. Regione dove c’è una situazione assurda: il 90% dei Comuni ha trasferito la competenza sui rifiuti alle au*torità di bacino, insieme alla riscossione del*le imposte. Ma ci si è dimenticati, piccolo par*ticolare, che la Tarsu non copre che il 60% (quando va bene) del costo dello smaltimen*to. Perciò i soldi per pagare le imprese mate*rialmente non ci sono. Si arrangino.

    Insomma, è un pandemonio. Aggravato da norme come quella rinverdita dal governo di Romano Prodi, che vieta alle amministrazio*ni pubbliche di pagare le imprese che abbia*no una sia pur piccola pendenza con lo Stato. Per esempio, un contenzioso fiscale. Tutto questo, naturalmente, ha un costo che è stato calcolato in circa un miliardo di euro l’anno di maggiori oneri finanziari: 150 milioni per le sole imprese della Lombardia.

    Come uscirne da una faccenda tanto grave e complicata che l’Authority per i lavori e le forniture pubbliche presieduta da Luigi Giam*paolino ha deciso di avviare un’indagine co*noscitiva? Nel decreto anticrisi diventato leg*ge alla fine di gennaio il governo ha inserito un paio di norme per agevolare la riscossione di quei crediti. E ora il Tesoro ha quasi com*pletato la stesura dei regolamenti attuativi. La prima norma è la possibilità di far interve*nire la Sace, compagnia assicurativa del Teso*ro, per dare garanzia alle banche che conceda*no anticipazioni alle imprese creditrici o per riassicurare polizze stipulate dai creditori ga*rantendosi dal rischio che il «pubblico» non paghi. Iniziativa singolare, considerando che così, anche se indirettamente, lo Stato garan*tisce il privato contro il rischio che lo Stato si riveli inadempiente.

    La seconda norma stabilisce invece che le Regioni e gli enti locali rilascino al creditore una «certificazione» per non avere difficoltà a scontare il credito in banca. Un modulo, co*me quello che già c’è per lo Stato, nel quale semplicemente si ammette l’esistenza del de*bito. Un’ovvietà. Se non fosse che quella «cer*tificazione » trasformerebbe automaticamen*te il debito commerciale in debito pubblico. Motivo per il quale il Ragioniere generale del*lo Stato è molto preoccupato. Molto. Perché almeno due punti in più, di colpo, su un debi*to pubblico come il nostro non sono mai uno scherzo. Figuriamoci adesso.

    Sergio Rizzo

    22 aprile 2009

    •   Alt 

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Riferimento: Lo Stato paga dopo 138 giorni

    P.A./ Marcegaglia: E' una vergogna ritardo pagamenti a imprese

    Scandalo non può continuare, chiedo come e quando pagheranno

    P.A./ Marcegaglia: E' una vergogna ritardo pagamenti a imprese - Wall Street Italia

    Roma, 21 mag. (Apcom) - Il ritardo sui pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese è "una vergogna". Così il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dal palco dell'assemblea annuale, interrotta da un lunghissimo applauso degli industriali, tira una stoccata al governo e in particolare al ministero dell'Economia sulla "montagna di crediti delle imprese verso le pubbliche amministrazione" che definisce "una patologia insopportabile". In ogni caso, insiste, "questo scandalo non può continuare. Esigiamo per i nuovi crediti il rispetto rigoroso dei termini di pagamento e l'effettiva eliminazione di deroghe contrattuali". "I ritardi nei pagamenti, già gravissimi, si sono allungati. Ci hanno spiegato - sottolinea Marcegaglia - che lo Stato e le altre amministrazioni non possono rimborsare subito tutti i debiti pregressi perchè ciò innalzerebbe il debito pubblico valido per i parametri europei. Resto convinta che questa sia una vergogna e chiedo perciò quando e come saremo pagati".

  3. #3
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    Predefinito Re: Lo Stato paga dopo 138 giorni

    INTERCETTAZIONI: LO STATO NON PAGA, A TRIESTE AZIENDA IN CRISI

    (AGI) - Trieste, 18 mag. - Nuovo punto di crisi a Trieste. E' stata annunciata la cassa integrazione alla Radio Trevisan, realta' produttiva che opera in un settore quasi sconosciuto ma molto delicato, quello delle strumentazioni per intercettazioni telefoniche. A mettere in crisi l'azienda, leader in Italia in questo settore e che vanta una storia quarantennale, e' paradossalmente il credito con lo stato. A far sensazione non e' la cifra dei dipendenti in cassa integrazione - 18 in tutto per tre mesi su 91 complessivi - ma il mancato pagamento delle commissioni da parte del ministero della difesa in debito nei confronti dell'azienda di 40 milioni. (AGI) Cli

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Lo Stato paga dopo 138 giorni

    "Stato=Itaglia=Leviatano=Ladro.
    Allucinante.


    Ad essere in ritardo nei pagamenti sono soprattutto le Asl

    Lo Stato paga dopo 138 giorni"
    seee, quando ti va bene...

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Lo Stato paga dopo 138 giorni

    Cgia Mestre: Ritardi nei pagamenti costano a imprese 10 mld anno

    Italia "peggiore pagatrice" tra i maggiori paesi della Ue



    il VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale | Leggi l'articolo

    Roma, 16 giu (Velino) - Tra i principali paesi dell’Unione europea la Pubblica amministrazione italiana è la peggiore pagatrice. Un ‘modus operandi’ che costa alle imprese italiane circa dieci miliardi di euro l’anno. La stima arriva dalla Cgia di Mestre, secondo cui il “fardello” dei ritardi di pagamento “penalizza il sistema economico” perché “a causa dei problemi provocati dal ritardo nell’incasso delle fatture” molti imprenditori sono costretti “a ricorrere a prestiti bancari per finanziare la loro attività”. E a questo “extraonere”, continua la Cgia, “si devono aggiungere i costi, difficilmente quantificabili, delle risorse umane impegnate nel sollecito dei pagamenti”.

    Solo nei confronti della sanità italiana, aggiunge il segretario dell’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, Giuseppe Bortolussi – le aziende vantano crediti per 33 miliardi di euro. Complessivamente, nei confronti della Pa le imprese private devono ancora riscuotere una somma che si aggira, secondo recenti stime dell’Abi, tra i 50 e i 60 miliardi. Una situazione che non ha eguali in Europa”. Ma le cose non vanno meglio nemmeno quando si fa riferimento a transazioni commerciali tra imprese private. “Secondo una ricerca effettuata qualche anno fa dall’Ue – prosegue Bortolussi – è emerso, soprattutto in Italia, che i ritardi di pagamento imputabili alle grandi imprese si verificano con una frequenza doppia rispetto a quelli addebitabili alle Pmi. Inoltre, la durata delle dilazioni è doppia nel caso dei pagamenti effettuati dalle grandi imprese alle Pmi rispetto a quelli effettuati da queste ultime alle grandi imprese”.

    L’elaborazione della Cgia, sulla base di un’indagine condotta in Europa da Intrum Justitia, analizza i rapporti commerciali che le imprese hanno con i clienti privati, con le altre imprese e con la Pubblica amministrazione (Stato, Regioni ed Enti locali). Ed è con quest’ultima che la situazione diventa più critica. Lo Stato italiano, infatti, è il pagatore peggiore. I tempi di pagamento medi contrattuali arrivano a 95 giorni, mentre per quanto riguarda quelli medi effettivi si arriva addirittura a 135. Dati ben lontani da quelli rilevati in Francia (57 giorni i tempi medi di pagamento contrattuali e 71 quelli effettivi), per non parlare del Regno Unito (30 giorni e 48 giorni) e della Germania (25 giorni e 40 giorni). Distanze incolmabili che si riscoprono anche nel rapporto tra imprese e privati. Così, se i privati in Italia stabiliscono pagamenti contrattuali di 37 giorni e quelli effettivi arrivano a 57 giorni, in Germania si arriva a 20 giorni per i pagamenti medi contrattuali e a 32 giorni per quelli effettivi; in Francia a 30 e a 40 giorni e nel Regno Unito a 29,5 giorni per i pagamenti medi contrattuali e a 47 per quelli effettivi. E la maglia nera italiana spicca anche nelle transazioni tra imprese. Arriva in effetti a quota 68 giorni il tempo di pagamento medio contrattuale di un’impresa ad un’altra impresa a 88 giorni per i pagamenti effettivi. In Francia, invece, i due dati raggiungono rispettivamente 49 e 65 giorni, in Germania a 30 e 36 giorni e nel Regno Unito a 33 e 51 giorni.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  6. #6
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Riferimento: Lo Stato paga dopo 138 giorni

    Mentre quando deve rapinare le piccole e medie imprese la Repubblica delle Banane non perde colpi... a livelli abnormi, da delirio.


    Pmi, il 32% dei guadagni al fisco | Bologna la Repubblica.it

    Un terzo dei guadagni delle imprese se ne vanno in tasse locali. Un altro terzo abbondante finisce al fisco nazionale. E’ la clamorosa denuncia contenuta in un dossier di Unindustria sul peso delle imposte locali. Radiografia impietosa di un’imposizione molto alta che diventa addirittura vorace nei confronti dei più piccoli. Perché le grandi industrie, denuncia il rapporto, versano a Regione, Provincia e comuni il 15,7% dei loro profitti, le medie stanno poco sotto un quarto dei guadagni (23,2%), mentre le micro e le piccole aziende versano alla tassazione locale tra il 35,2 e il 40,3%.

    In media le mille aziende analizzate da una task force costituita da Patrizia Pasquini, Massimiliano Marzo e Antonello Scorcu nel 2007 hanno girato agli enti locali il 32,3% dei loro utili. Cifra rilevantissima, anche se, riconosce lo studio, nel triennio compreso tra il 2005 e il 2007 c’è stato un miglioramento. Tanto è vero che nel 2006 la pressione fiscale locale era del 36%.

    L’esattore più famelico? La parte del leone è dell’Irap, imposta regionale sulle attività produttive, che si mangia il 91,4% del denaro che finisce agli enti locali. Come dire che su cento lire di utile, 34 finiscono nelle casse dello Stato e altre 30 in quelle della Regione con l’Irap. Ai Comuni finiscono le briciole. Briciole che tuttavia si fanno sentire nei bilanci delle aziende. L’Ici, per esempio, pesa per il 4,5% (un ventesimo dell’Irap) della tassazione locale, la Tarsu (rifiuti) per il 3,2%, la Tosap o Cosap (occupazione suolo pubblico) per lo 0,6% e la tassa sulla pubblicità per lo 0,3%.


    Unindustria Bologna: tasse locali erodono il 32% degli utili | DIRE EMILIA ROMAGNA | Agenzia DIRE

    Nel triennio 2005-2007, in sostanza, si registra un abbassamento dell'indice della pressione fiscale locale di circa 5,5 punti: nel 2007 è stato infatti pari al 32,31%, mentre nel 2006 era il 36,51% e nel 2005 il 37,85%. La lieve riduzione si nota anche per quanto riguarda il complesso di tutti i tributi, sia erariali che locali: nel 2007, infatti, mediamente circa il 66% del risultato ante imposte viene assorbito dalla fiscalità complessiva, mentre nel 2005-2006 raggiungeva il 72-73%.

    La riduzione della pressione fiscale locale si conferma per le imprese di tutte le dimensioni, con l'eccezione delle piccole, per le quali l'indice resta costante. L'incidenza sul risultato di bilancio ante imposte, fa notare Unindustria, è differente a seconda delle dimensioni dell'impresa: nel 2007 è stata del 35,20% per le micro imprese, del 40,28% per le piccole, del 23,17% per le medie, del 15,66% per le grandi.


    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Lo Stato paga dopo 138 giorni

    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    Mentre quando deve rapinare le piccole e medie imprese la Repubblica delle Banane non perde colpi... a livelli abnormi, da delirio.


    Pmi, il 32% dei guadagni al fisco | Bologna la Repubblica.it

    Un terzo dei guadagni delle imprese se ne vanno in tasse locali. Un altro terzo abbondante finisce al fisco nazionale. E’ la clamorosa denuncia contenuta in un dossier di Unindustria sul peso delle imposte locali. Radiografia impietosa di un’imposizione molto alta che diventa addirittura vorace nei confronti dei più piccoli. Perché le grandi industrie, denuncia il rapporto, versano a Regione, Provincia e comuni il 15,7% dei loro profitti, le medie stanno poco sotto un quarto dei guadagni (23,2%), mentre le micro e le piccole aziende versano alla tassazione locale tra il 35,2 e il 40,3%.

    In media le mille aziende analizzate da una task force costituita da Patrizia Pasquini, Massimiliano Marzo e Antonello Scorcu nel 2007 hanno girato agli enti locali il 32,3% dei loro utili. Cifra rilevantissima, anche se, riconosce lo studio, nel triennio compreso tra il 2005 e il 2007 c’è stato un miglioramento. Tanto è vero che nel 2006 la pressione fiscale locale era del 36%.

    L’esattore più famelico? La parte del leone è dell’Irap, imposta regionale sulle attività produttive, che si mangia il 91,4% del denaro che finisce agli enti locali. Come dire che su cento lire di utile, 34 finiscono nelle casse dello Stato e altre 30 in quelle della Regione con l’Irap. Ai Comuni finiscono le briciole. Briciole che tuttavia si fanno sentire nei bilanci delle aziende. L’Ici, per esempio, pesa per il 4,5% (un ventesimo dell’Irap) della tassazione locale, la Tarsu (rifiuti) per il 3,2%, la Tosap o Cosap (occupazione suolo pubblico) per lo 0,6% e la tassa sulla pubblicità per lo 0,3%.


    Unindustria Bologna: tasse locali erodono il 32% degli utili | DIRE EMILIA ROMAGNA | Agenzia DIRE

    Nel triennio 2005-2007, in sostanza, si registra un abbassamento dell'indice della pressione fiscale locale di circa 5,5 punti: nel 2007 è stato infatti pari al 32,31%, mentre nel 2006 era il 36,51% e nel 2005 il 37,85%. La lieve riduzione si nota anche per quanto riguarda il complesso di tutti i tributi, sia erariali che locali: nel 2007, infatti, mediamente circa il 66% del risultato ante imposte viene assorbito dalla fiscalità complessiva, mentre nel 2005-2006 raggiungeva il 72-73%.

    La riduzione della pressione fiscale locale si conferma per le imprese di tutte le dimensioni, con l'eccezione delle piccole, per le quali l'indice resta costante. L'incidenza sul risultato di bilancio ante imposte, fa notare Unindustria, è differente a seconda delle dimensioni dell'impresa: nel 2007 è stata del 35,20% per le micro imprese, del 40,28% per le piccole, del 23,17% per le medie, del 15,66% per le grandi.


    Le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% del costo

    Ue: Italia prima per le tasse sul lavoro

    Per l'Eurostat il nostro è il paese dell'Unione europea dove è più alto il carico fiscale sul lavoro

    http://www.corriere.it/economia/09_g...4f02aabc.shtml

    MILANO - L'Italia è il Paese Ue dove è più alto il carico fiscale sul lavoro: lo ha reso noto oggi Eurostat in base al confronto effettuato sui dati relativi al 2007. In Italia, secondo Eurostat, le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% del costo del lavoro contro il 42,3% della Svezia e il 42,3% del Belgio.

    22 giugno 2009


    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Lo Stato paga dopo 138 giorni

    italia di merda che il vento ti disperda
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Lo Stato paga dopo 138 giorni

    IL PESO DEGLI ADEMPIMENTI
    SULLE IMPRESE ARTIGIANE


    a Milano e provincia

    http://www.unioneartigiani.it/sondaggioadempimenti.html

    L’Unione Artigiani della Provincia di Milano ha realizzato questo sondaggio avvalendosi della collaborazione di 2.500 propri associati, ai quali va un sincero ringraziamento per la collaborazione e la disponibilità dimostrata.
    A loro è stato sottoposto un questionario che, partendo, da alcune caratteristiche strutturali dell’impresa e dal tipo di gestione contabile praticata, si proponeva di indagare sul carico di adempimenti che un imprenditore artigiano deve sopportare e in particolare sui tempi e sulle risorse che vengono impiegati per fronteggiare gli obblighi imposti dalle normative vigenti e dalla burocrazia.

    RISULTATI

    Nove milioni di ore ogni anno e una quota di volume d’affari di circa un miliardo di euro. E’ quanto le oltre 93 mila aziende artigiane che operano in provincia di Milano devono “dedicare” agli adempimenti burocratici (amministrativi, fiscali, etc…) imposti dalle attuali normative, adempimenti che, per una impresa con almeno un dipendente, ammontano alla cifra “spaventosa” di 182 ogni anno (ed è una stima ancora riduttiva…).

    Queste le stime finali che scaturiscono da un sondaggio realizzato dall’Unione Artigiani della Provincia di Milano sugli oneri gestionali che gravano sulle aziende dell’artigianato. Lo studio è stato realizzato sulla base di un questionario sottoposto a circa 2.500 imprenditori e si sviluppa offrendo innanzitutto alcuni dati generali.


    IL TITOLARE D’IMPRESA LAVORA MA DEVE FARE ANCHE IL CONTABILE

    Nel 64% delle imprese artigiane è il titolare ad occuparsi della gestione amministrativa; il 19% la affida a un familiare o a un parente e solo il 6% si avvale di un apposito dipendente o collaboratore. E ricordiamo che, per conformità alla Legge sull’Artigianato, il titolare d’impresa deve svolgere materialmente l’attività della sua azienda.

    Alla domanda su quali siano gli obblighi più gravosi, oltre la metà degli intervistati (51%) ha indicato “redazione delle fatture e dei documenti di trasporto”. Si può dedurre che il primato delle fatture si riferisce alla complessità dell’adempimento che, oltre a dover essere spesso adeguato a seconda del cliente, comporta pesanti sanzioni in caso di errori o omissioni. Al secondo posto, ben staccata con quasi il 16%, si colloca l’archiviazione dei documenti (…ogni anno più gravosa). Più staccati altri obblighi come la compilazione della prima nota cassa, i versamenti con il modello F24 etc…

    OGNI AZIENDA “REGALA” ALLA BUROCRAZIA CENTO ORE E PIU’ DI 10 MILA EURO OGNI ANNO

    Alla richiesta di stimare il tempo medio dedicato settimanalmente agli adempimenti il 42% lo ha valutato tra una e tre ore, il 17% da tre a cinque e il 16,5% oltre le cinque. Solo il 23,8% lo ha conteggiato in meno di un’ora.
    Il 31% considera inferiore al 5 per cento l’incidenza del costo sostenuto per far fronte alla burocrazia, il 48% lo valuta tra il 6 e l’1 per cento e il 21% addirittura oltre il 12 per cento. La stima di costo è in crescita con il crescere dei dipendenti. Sulla base di questi dati è possibile stimare che ogni azienda artigiana operante in provincia di Milano “regala” alla burocrazia una media di 100 ore all’anno e una quota di volume d’affari pari a 10.500 euro annui.



    Il contribuente è una persona che lavora per lo Stato, ma non ha dovuto vincere un concorso pubblico...
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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