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Discussione: La teoria del Catastrofismo.

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    Predefinito La teoria del Catastrofismo.

    LA RIVALUTAZIONE DEL CATASTROFISMO

    di Michele Buonfiglio

    Dobbiamo riconoscere che i rapporti tra scienza e religione non sono stati e non sono facili. Molti si chiedono perché questo è accaduto e accade ancora oggi. Le ragioni sono tante e, in questo articolo, cercheremo di dimostrare che i contrasti tra ciò che afferma la Bibbia e ciò che afferma la scienza molte volte sono dovuti a pregiudizi da eliminare. Ci limiteremo a presentare un caso che consideriamo emblematico: la rivalutazione del catastrofismo da parte di alcuni scienziati evoluzionisti, che riconoscono che il catastrofismo non è antiscientifico. Se il catastrofismo (di Georges Cuvier, Louis Agassiz, Roderick Murchinson, Adam Sedgwick e di altri scienziati) fosse davvero antiscientifico e l’uniformismo di Lyell fosse una teoria ben provata è evidente che nella preistoria non vi sarebbero state delle catastrofi e quindi nemmeno la grande catastrofe a carattere universale, come il Diluvio raccontato dalla Bibbia e da moltissime altre antiche culture. Ma veramente la scienza oggi esclude, come escludeva Lyell, la possibilità che vi siano state catastrofi nella preistoria?

    GEORGES DAGOBERT, barone di Cuvier (1769-1832), fu uno dei più geniali studiosi d’anatomia e, dai residui ossei che ritrovava, ricostruiva l’intero scheletro dell’animale al quale erano appartenuti. Mentre alcune forme corrispondevano a quelle di specie note e tuttora viventi, altre non trovavano corrispondenza negli animali conosciuti. Cuvier si domandava perché fossero scomparse tante specie e, dato che la tradizione biblica del Diluvio costituiva un’ipotesi già sostenuta da altri scienziati, in linea di massima Cuvier si attenne a tale ipotesi.
    Ecco un passo caratteristico di Cuvier, tratto dall’opera Recherches sur les ossements fossiles: «Le fessure, le fratture, gli sconvolgimenti degli strati più antichi non lasciano dubbi che cause improvvise e violente li abbiano posti nelle condizioni che noi osserviamo oggi; anzi, perfino la forza del movimento al quale erano state sottoposte le masse d’acqua può essere constatata tuttora nell’accumulo di ghiaia e di detriti insinuatisi tra gli strati solidi. Evidentemente, la vita del nostro pianeta fu più volte distrutta da spaventosi avvenimenti. Innumerevoli animali caddero vittime di tali catastrofi; gli uni, abitanti di terraferma, annegarono nei diluvi; gli altri, che dimoravano negli abissi marini, rimasero all’asciutto per l’improvviso innalzamento del fondo marino; le loro razze scomparvero per sempre, e nulla è rimasto se non pochi resti che soltanto un naturalista riesce a interpretare».[1]

    CHARLES LYELL (1797-1875) si oppose al catastrofismo di Cuvier perché, secondo lui, la formazione di rocce vulcaniche e sedimentarie, l’innalzamento delle linee costiere e gli altri mutamenti avvenuti nel nostro pianeta, si erano verificati lentamente durante ere immense. L’opera di Lyell preparò l’opinione generale all’idea di una lenta evoluzione svoltasi in epoche incredibilmente estese nel tempo, con una graduale e regolare variazione delle forme degli esseri viventi.
    «Tutti i naturalisti, scrisse Lyell, che hanno studiato con cura la disposizione delle masse minerali costituenti la crosta terrestre e la loro struttura intima, come pure il loro contenuto in fossili, hanno scorto i segni d’una grande successione di mutamenti passati […]. Quando si discutono questi problemi e altri di natura analoga […] udiamo parlare di rivoluzioni improvvise e violente, di istantanee apparizioni di catene montuose dal suolo […] sentiamo parlare di catastrofi generali e d’una serie di diluvi, di periodi alterni di quiete e di caos, di congelamento del globo, di annientamento istantaneo d’intere razze vegetali e animali, e altre ipotesi […]. Nel nostro tentativo di dipanare questi complessi problemi intendiamo seguire un’altra rotta, limitarci cioè agli effetti noti e possibili di cause realmente esistenti».[2]
    In poche parole, la formazione delle rocce magmatiche e sedimentarie, la formazione delle montagne, l’inclusione dei fossili, l’innalzamento delle linee costiere e altro, nel passato sarebbero avvenute con la stessa lentezza e continuità osservabili nel presente. Secondo Lyell tutti i processi geologici si sono sempre svolti con la stessa velocità e la stessa intensità.

    STEPHEN JAY GOULD (1941-2002) è stato professore di Geologia alla Harvard University ed egli, come paleontologo e biologo, ha lanciato insieme a Niles Eldredge una nuova teoria dell’evoluzionismo: gli equilibri punteggiati.
    Nel 2002 è stata pubblicata un’opera di Stephen Jay Gould dal titolo The Structure of Evolutionary Theory (by the President and Fellows of Harvard College), che è stata tradotta in italiano e pubblicata nel 2003., dopo la sua morte. Questa opera di 1700 pagine, La struttura della teoria dell’evoluzione, racchiude in sé la parte migliore di tutti i libri di Gould. Si tratta di un grande progetto scientifico di revisione della teoria dell’evoluzione darwiniana, un libro magistrale che, secondo Michael Shermer del Washington Post, sarà destinato a far parlare di sé per molto tempo[3].
    Ecco il giudizio formulato su Cuvier e Lyell dal grande paleontologo Gould. Secondo Gould, tutti quelli che hanno potuto conoscere Cuvier ne hanno constatata l’integrità scientifica, il valore intellettuale e la considerevole base empirica fornita dal suo sistema. «Ma alla sua morte […] Lyell […] persistette e il «catastrofismo» fu considerato alla stregua di una reazione teologica dogmatica e antiscientifica. L’etichetta si fissò e il trionfo retorico di Lyell pose il catastrofismo oltre i confini della rispettabilità scientifica. Le armi della irragionevolezza si estendono attraverso le generazioni. Quando i documenti primari scompaiono alla vista, i manuali da quattro soldi possono clonarsi, alimentando leggende che generano ulteriori fantasie e che, inquadrate in un sistema di fede prestabilito, hanno scarsa speranza di essere corrette».[4]
    «C’è una grande ironia, scrive ancora Gould, nel fatto che i moderni manuali di divulgazione presentino erroneamente Lyell come un empirista che, tramite una laboriosa ricerca sul campo e un’assoluta adesione ai riscontri oggettivi, abbia escluso i sostenitori del dogma del catastrofismo dall’alveo della scienza. Al contrario: erano proprio i catastrofisti i veri empiristi del loro tempo! Lyell e Darwin si opposero al catastrofismo tentando di interpretare i dati geologici «oltre le apparenze», senza limitarsi a registrarli. Per Lyell e Darwin, i dati geologici vanno considerati assolutamente incompleti; essi sono, nella metafora classica sviluppata da Lyell e divulgata da Darwin, come un libro di cui siano rimaste poche pagine, e solo poche lettere di ciascuna pagina […]. Questo era il modo di lavorare di Lyell e di Darwin: interpretare i dati e colmare le lacune; erano i catastrofisti a predicare il puro empirismo! […]. Mi pare che nella storia della scienza non abbia eguali l’ironia di questo rovesciamento postumo, che attribuisce a Lyell e ai catastrofisti posizioni del tutto capovolte riguardo l’”oggettività» della scienza».[5]
    Fino a tempi recenti, è sembrato che l’uniformismo di Lyell avesse vinto definitivamente la sua battaglia contro il catastrofismo, invece oggi sappiamo che le catastrofi verificatesi nella storia della Terra sono state tante e tali che non possono essere più inquadrate nell’uniformismo di Lyell.

    TJEERD H. VAN ANDEL, che insegna all’Università di Stanford (USA) ed è membro dell’Accademia Olandese delle Scienze, scrive: «I geologi per lungo tempo hanno considerato la Terra come un’entità caratterizzata […] da una lenta evoluzione in base a forze immutabili, che hanno sempre avuto la stessa intensità […]. Oggi questa prospettiva non sembra più valida. Più probabilmente la Terra è stata testimone di cambiamenti repentini […]. Le montagne si sollevarono, poi furono spazzate via dalla erosione […] perfino la posizione dei continenti è cambiata in maniera costante»[6].

    Anche J. DOUGLAS. MAC DOUGALL, professore di Scienze della Terra presso l’Università della California a San Diego, riconosce l’aspetto dinamico della Terra: «Per la maggior parte di noi l’ambiente naturale è, in qualche modo, stabile […]. Ma la Terra, nel corso della sua vita, ha subito straordinarie trasformazioni. Nei miliardi di anni della sua esistenza, il nostro pianeta è stato colpito da catastrofi su scala così enorme da non essere confrontabili ai casi dell’esperienza umana […].
    Nel corso della storia della Terra […] si sono avute […] rapide e totali distruzioni di grandi porzioni dei regni vegetali e degli animali […]. Cambiamenti così radicali della flora e della fauna si riflettono nelle testimonianze fossili. In tempi abbastanza recenti, i geologi hanno incominciato a pensare che tali estinzioni di massa siano in realtà catastrofi […]. La teoria della tettonica delle placche ha profondamente modificato lo stato delle nostre conoscenze»[7].
    Oggi i geologi e i paleontologi, per mezzo di un paziente lavoro di ricostruzione documentato da rocce e fossili, hanno potuto ricostruire gli enormi cambiamenti geologici, le estinzioni di intere foreste e di intere specie di animali, i cambiamenti climatici, lo spostamento dell’asse terrestre: tutti eventi catastrofici che si sono verificatisi nelle passate ere geologiche. Teorie come la deriva dei continenti, l’espansione dei fondali oceanici e la tettonica delle placche, hanno chiaramente dimostrano la frammentazione del primo supercontinente (Pangea), la scomparsa di alcuni oceani e la formazione di altri. Tutti questi eventi sono prove inoppugnabili di quella immensa e improvvisa catastrofe universale che si abbatté sul mondo preistorico, ricordata dalla Bibbia e da tantissime antiche culture.
    Si è così tornati a rivalutare il catastrofismo e vi sono geologi che lo stanno di nuovo introducendo nell’ambito delle scienze geologiche (neocatastrofismo), ma sono ostacolati dal pregiudizio di molti geologi, restii ad abbandonare l’uniformismo di Lyell.

    Nota biografica: Il professore emerito Michele Buonfiglio ha insegnato teologia sistematica e rapporti tra scienza e religione in Italia e in Sud America. Studioso appassionato, ha pubblicato diversi saggi in varie lingue sul rapporto tra scienza e religione, fra cui le seguenti: Scienza o Dio? — La creazione nella Bibbia e nella scienza — La più grande catastrofe della Preistoria — Sulle tracce del diluvio.


    [1] H. Störig, Breve storia della scienza (Aldo Martello, Milano 1956), vol. 1, pp. 405, 406.

    [2] Ibid.,vol.2, pp.552,553.

    [3] S.J. Gould, La struttura della teoria dell’evoluzione (Codice, Bologna 2003), in quarta di copertina.

    [4] Ibid., pp. 604,605

    [5] Ibid., pp. 607,608.

    [6] T. Van Andel, Storia della Terra (Bollati Boringhieri Torino), 198, p. 9.

    [7] L. Macdougall, Storia della Terra (Torino, Einaudi 1999), pp. 4,5,9.




    ► URL di origine: La rivalutazione del catastrofismo
    26-04-2007; Aggiornamento: 05-07-2010
    Ultima modifica di emv; 28-09-15 alle 13:33
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    Predefinito Re: La teoria del Catastrofismo.

    Francamente non sapevo di tutta questa avversione nei confronti del catastrofismo soltanto per sostenere la tesi del cambiamento continuo. Come se il catastrofismo negasse l'evoluzione.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

 

 

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