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Discussione: Il grande Caravaggio

  1. #11
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio




    Questo presunto, "nuovo" quadro non mi convince. Vedo figure difettose, poco coordinate, prive di forza introspettiva. La seconda Giuditta, a differenza dell'altra, pare una soubrette che guarda la telecamera, non ha l'espressione assorta di una tagliatrice di teste. Secondo me il vero Caravaggio avrebbe distrutto la tela per molto meno.
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #12
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio



    Questo presunto, "nuovo" quadro non mi convince. Vedo figure difettose, poco coordinate, prive di forza introspettiva. La seconda Giuditta, a differenza dell'altra, pare una soubrette che guarda la telecamera, non ha l'espressione assorta di una tagliatrice di teste. Secondo me il vero Caravaggio avrebbe distrutto la tela per molto meno.
    esamina il collo della vecchia.

  3. #13
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio



    Questo presunto, "nuovo" quadro non mi convince. Vedo figure difettose, poco coordinate, prive di forza introspettiva. La seconda Giuditta, a differenza dell'altra, pare una soubrette che guarda la telecamera, non ha l'espressione assorta di una tagliatrice di teste. Secondo me il vero Caravaggio avrebbe distrutto la tela per molto meno.
    Non convince neppure me. Osserva come fluisce il sangue, non scorre nel modo naturale. Vedi anche come la tagliatrice di teste tiene la testa di Oloferne, lo tiene per i capelli, appena appena, osserva il suo mignolo, in particolare. Poi il coltellaccio non presenta benché minima traccia di sangue.
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  4. #14
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Citazione Originariamente Scritto da referendumsì Visualizza Messaggio
    esamina il collo della vecchia.
    L'ho fatto e mi ha dato una sensazione precisa.

    Ritengo che l'opera sia di un caravaggesco neanche troppo bravo, che però cercava di restare fedele ai canoni che si era imposto. Quindi, nel tentativo di conferire maggior realismo all'immagine, potrebbe aver inteso ritrarre un gozzo tiroideo, quello che all'epoca si chiamava "broncocele", di cui esistono varie (di solito più morbide) testimonianza nell'arte... in particolare mi è tornato in mente questo disegno di Leonardo...


    Se invece voleva dipingere un normale collo di donna anziana e gli è uscito ciò che vediamo, beh...
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  5. #15
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Citazione Originariamente Scritto da mary ann Visualizza Messaggio
    Non convince neppure me. Osserva come fluisce il sangue, non scorre nel modo naturale. Vedi anche come la tagliatrice di teste tiene la testa di Oloferne, lo tiene per i capelli, appena appena, osserva il suo mignolo, in particolare. Poi il coltellaccio non presenta benché minima traccia di sangue.
    Chissà di chi è questo quadro, a mio avviso assolutamente non all'altezza neppure dei seguaci più abili come un Bartolomeo Manfredi...

    Se in qualche maniera dovessero inoppugnabilmente accertare che è del Caravaggio, modificherò il titolo del thread...
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  6. #16
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Leggo adesso che il particolare del gozzo era già stato messo in relazione con la malattia tiroidea, del resto non è un dettaglio che sfugge... però lo si è inteso come indizio a favore dell'attribuzione a Caravaggio, mentre secondo me è il contrario... anche perché, sebbene si tratti di una patologia anatomica, mi sembra comunque "sovrapposto" al resto della figura...

    "Con quel gozzo non può che essere un Caravaggio"

    I critici si dividono sul quadro della "Giuditta" ritrovato a Tolosa. Ma il segreto dell'attribuzione potrebbe nascondersi in una malattia della tiroide, frequente all'epoca.

    Elvira Naselli

    È un Caravaggio oppure no? Nel dibattito che ferve in questi giorni sull’attribuzione della "Giuditta che taglia la testa a Oloferne", opera ritrovata durante la riparazione di un guasto nel sottotetto di una casa di Tolosa due anni fa, e valutato 120 milioni di euro, adesso entra anche la medicina. In particolare l’endocrinologia, con una notazione molto particolare: anche in questo quadro, come in altri di Caravaggio, dalla Crocifissione di Sant'Andrea, conservata al museo di Cleveland, alla "Madonna del Rosario", al Kunsthistorisches Museum di Vienna, c’è spesso un personaggio, uomo o donna, protagonista o defilato, con una singolare peculiarità: la presenza di un gozzo tiroideo, ovvero un ingrossamento anomalo della ghiandola, abbastanza frequente all’epoca e dovuta alla carenza di iodio, causa anche del cretinismo.

    Che la Giuditta possa essere facilmente attribuibile a Caravaggio è convinzione non di uno storico dell’arte, ma di un medico, che ha una gran passione nel connubio tra Medicina e Arte, ed è autore di numerosi studi sulla rilevanza della medicina – l'Endocrinologia in particolare - in campo artistico. Una “prova”, secondo Paolo Pozzilli, responsabile dell’unità complessa di Endocrinologia e Diabetologia all’università Campus Bio-Medico di Roma, è appunto in quel gozzo multinodulare della serva che affianca Giuditta. Tanto ne è convinto Pozzilli, che sta scrivendo un articolo su questo tema su una autorevole rivista medica specializzata.

    "Caravaggio era un gran descrittore di gozzi – ragiona Pozzilli, autore di una sezione specifica del libro “L’arte nella medicina e la medicina nell’arte” (edizioni Azimut) – e un occhio medico riconosce subito la perfezione dei dettagli anatomici di un gozzo bilobato nella Giuditta di Tolosa. Anche nella Giuditta conservata a Napoli a Palazzo Zevallos, attribuita a Louis Finson, c’è un gozzo molto ben delineato, e non a caso ci sono stati dubbi sull’attribuzione anche di quell’opera. Sono almeno cinque le opere in cui il grande pittore descrive il gozzo. Una patologia tipicamente femminile ma che all’epoca, a causa del deficit cronico di iodio, non risparmiava neanche gli uomini, come si vede nell’uomo ai piedi del Cristo nella Crocifissione di Sant’Andrea, che si trova nel museo di Cleveland. O nella Giuditta e la sua ancella di Artemisia Gentileschi, al Kunsthistorisches Museum di Vienna".

    Ovviamente la medicina non potrà sostituirsi agli esperti di storia dell’arte per l’attribuzione di questo capolavoro, per il quale la Francia ha già posto il blocco all’esportazione per trenta mesi e il Louvre lanciato una gigantesca operazione di raccolta fondi tra i suoi sostenitori. Potrà però aggiungere un tassello importante, e magari la presenza di un endocrinologo per cogliere le sfumature del Caravaggio nelle sue perfette descrizioni anatomiche.

    "Con quel gozzo non può che essere un Caravaggio" - Repubblica.it
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  7. #17
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Mah...
    Ma quanti figli del Perozzi in giro...
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    Chi abbandona gli animali è un bastardo!

  8. #18
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Da non sottovalutare la componente economica, che potrebbe influire sul taluni giudizi...

    In pratica se il dipinto sarà attribuito a Caravaggio acquisterà il valore di 120 milioni di euro, altrimenti potranno cercare di rivenderlo al mercatino delle pulci... Son dettagli che contano...
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  9. #19
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    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Lo sguardo pieno di Caravaggio


    Caravaggio, Concerto (I musici) (1595 circa)
    Metropolitan Museum of Art
    Immagine dal sito https://upload.wikimedia.org/wikipedia/

    Lorenzo Marone

    C’è qualcosa, nei quadri di Caravaggio, che ti fa scorgere il suo sguardo “assassino” sul mondo. Gli sfondi oscuri, i personaggi in primo piano illuminati da fasci di luce, corpi aggrovigliati e sporchi, carne contratta ed espressioni realistiche, spesso piene di dolore.
    È la vita che ritrovi nelle sue magnifiche opere, è l’uomo nella sua più brutale verità, denudato da inutili simbolismi e orpelli e raffigurato in tutta la sua fragilità di essere animale, un impasto di imperfezione e magnificenza, poesia e sudiciume. Eppure con quelle figure così crude il Merisi rappresentava i santi, la Madonna, i martiri, Gesù Cristo. Figure divine rese umane. O il contrario.

    Sono incappato qualche giorno fa in un documentario su Sky, in particolare sul tempo trascorso dal geniale artista nella nostra città, nel milleseicentosei prima e nel milleseicentonove poi. Si stabilì nei Quartieri Spagnoli e a Napoli diede vita ad alcuni dei suoi quadri più famosi, fra cui il suggestivo “Sette opere di Misericordia”, conservato presso il Pio Monte della Misericordia, “La flagellazione di Cristo”, che come sappiamo è esposto nel museo di Capodimonte, e la sua ultima opera, “Il martirio di sant’Orsola” (custodito presso il palazzo Zevallos), che proprio in questi giorni è partito in prestito alla volta di New York, destinazione il museo Metropolitan. A Napoli, in cambio, arriverà un altro suo quadro, “I Musici”, dipinto della sua gioventù.

    Tre quadri di uno dei più grandi pittori italiani di tutti i tempi sparsi per la città e io neanche lo ricordavo. Altrimenti lo avrei detto ai tanti che spesso sono costretto a persuadere a visitare Napoli. Nei miei giri per l’Italia incontro lettori che mi dicono di essere stati da noi solo per un pomeriggio, una mattina, mezza giornata, il tempo di fare scalo per poi ripartire in direzione di Pompei, Ercolano, Sorrento, Ischia, Capri e così via. E allora, con santa pacienza, mi metto lì e spiego loro quello che si sono persi elencando le tantissime cose che ci sono da vedere nella nostra metropoli, dal Cristo Velato in giù. Eppure anch’io Caravaggio me l’ero perso per strada, ed è un peccato, perché nei miei accesi spot promozionali avrebbe fatto certamente la sua figura. Avrei potuto parlare di come, a mio avviso, i suoi tormenti, il suo sguardo inquieto, rappresentino alla perfezione la città di Napoli, luogo nel quale da sempre sacro e profano camminano a braccetto, fede e scaramanzia si scambiano ammiccamenti, e bellezza e miseria si sorridono a un palmo di naso.

    Se mi fosse venuto in mente, avrei anche spiegato ai miei allibiti ascoltatori e turisti poco informati che Napoli ospita anche la collezione Farnese, fra le più importanti al mondo, contenente le opere dei più grandi artisti rinascimentali, e che il Museo del Tesoro di San Gennaro, situato accanto al Duomo, espone il tesoro di San Gennaro (accumulatosi nei secoli grazie alle donazioni dei privati), da alcuni studiosi ritenuto addirittura più ricco di quello della corona d’Inghilterra della regina Elisabetta II.

    Tutte cose che mi ha ricordato il documentario appunto. È che l’abbondanza, si sa, porta ad avere lo stomaco pieno.
    Sì, è sbagliato, e pure ridicolo, se solo pensiamo che altri Paesi sono capaci di dare enorme risalto a quel poco che hanno (in confronto a noi) e di mettere in piedi musei e itinerari turistici per alcune opere.

    Pompei è il terzo sito archeologico più visitato al mondo se non sbaglio, ma pensate se ce l’avessero gli americani…cosa combinerebbero?
    Ci camperebbero tre stati con il suo fatturato, ve lo dico io. Spesso siamo così abituati a lamentarci, così presi dal recitare un copione già scritto, che neanche più ci accorgiamo di tutto quello che abbiamo e che il resto del mondo neanche sogna di avere.

    Per fortuna non tutti sono “scordarelli” come noi. Proprio Sky ha deciso di svolgere qui il primo
    festival dedicato al suo canale monotematico sull’arte, che si terrà dal 5 al 7 maggio e avrà come Quartier generale Villa Pignatelli. Mentre i numeri di questo aprile ci dicono che alcune reticenze forse iniziano a sgretolarsi e la gente torna a visitare quella che è stata la più grande metropoli d’Europa per secoli, la città dalla cultura millenaria che ha masticato arte fin dalla sua nascita.
    E che a volte ha lo stomaco pieno.

    Lo sguardo pieno di Caravaggio - Repubblica.it
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  10. #20
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Il grande Caravaggio

    Segnalo, per gli amanti del grande Merisi, la mostra "Dentro Caravaggio" che aprirà i battenti il 29 settembre prossimo al Palazzo Reale di Milano.
    La scelta della data di inaugurazione non è casuale, dato che Caravaggio nacque a Milano proprio il 29 settembre 1571.




    PERCHÉ "DENTRO" CARAVAGGIO

    La mostra riunisce, per la prima volta in un’unica esposizione, 18 capolavori del maestro: dal San Giovanni Battista (1603) al San Girolamo penitente (1605-1606), dal Fanciullo morso da un ramarro (1596-97), al Sacrificio di Isacco (1602-03).

    Le opere provengono dai maggiori musei italiani e internazionali. Ma a fare notizia e a spiegare il titolo "Dentro Caravaggio" sarà un allestimento che per la prima volta porterà il pubblico non solo ad ammirare i dipinti su tela, ma anche a comprenderne il processo di realizzazione attraverso un supporto
    multimediale, che sarà a corredo di ogni singola tela nel tentativo di andare "dentro" la fase creativa.
    «Sono riflettografie e radiografie che penetrano in diversa misura sotto la superficie pittorica, per aiutarci ad interpretare fasi compositive invisibili all’occhio», spiega la curatrice Rossella Vodret. Agli strumenti già utilizzati nello studio approfondito sulle 22 opere romane di Caravaggio tra il 2009 e il 2012, si aggiungono nuove indagini diagnostiche sulle altre opere in mostra, comprese quelle provenienti dall'estero, grazie ad un progetto congiunto fra l'Università degli Studi di Milano-Bicocca e il CNR.

    «È cosi che sono emerse – continua la curatrice - delle costanti nel lavoro di Caravaggio, ma soprattutto sono venuti anche alla luce elementi esecutivi
    inaspettati e finora del tutto sconosciuti: dagli strati di pittura è affiorata una serie di immagini nascoste. Inoltre, è stato sfatato il mito secondo il quale Caravaggio non avrebbe mai disegnato, poiché sono apparsi tratti di disegno sulla preparazione chiara utilizzata nelle opere giovanili.»
    Quando aprirà la mostra ricordate di cercare tra tutte le opere il San Giovannino di Palazzo Corsini, dove le analisi hanno fatto emergere l'aggiunta
    di un agnello, simbolo iconografico poi eliminato.»




    DENTRO CARAVAGGIO
    Palazzo Reale di Milano, dal 29 settembre 2017 al 28 gennaio 2018


    Orari: da martedi a venerdì e domenica 9,30-19,30; giovedì e sabato dalle 9,30 alle 22,30
    iglietti (audioguida inclusa): intero € 13, ridotto € 11; ridotto speciale € 6;
    Biglietto famiglia 1 o 2 adulti € 11, ragazzi dai 6 ai 14 anni € 6, fino a 5 anni ingresso gratuito.
    La mostra sarà scontata per i soci del Touring Club Italiano.

    Per ulteriori informazioni e dettagli, si può visitare il sito ufficiale dedicato alla mostra di Palazzo Reale:
    Dentro Caravaggio

 

 
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