aMICI, SECONDO VOI IL RESOCONTO FATTISTA DEL FUNERALE DI INGRAO HA PARLATO DI INGRAO O DEL PD?
BRAVI. AVETE INDOVINATO.
ED ORA UNA DOMANDA PIU' DIFFICILE: COME VENGONO DIPINTI RENZI E IL PD?
IN QUESTO MODO: "SFINGI, SEPOLCRI IMBIANCATI, SCRIBI E FARISEI, POTERE IN ABITO BLU, LONTANI DAL POPOLO"
QUALI BANDIERE NON SVENTOLAVANO TRA IL POPOLO? INDOVINA UN PO': QUELLE DEL PD (FORSE ANCHE PERCHE' INGRAO NON E' MAI STATO NEL PD).
PERCHE' LA BOLDRINI E' STATA APPLAUDITA? PERCHE' HA DETTO CHE INGRAO era sobrio e NON AGIVA PER IL SUO TORNACONTO, QUINDI CHIARAMENTE POLEMIZZAVA COL PD
I FUNERALI DI INGRAO DI COSA SONO L'EMBLEMA? MA E' OVVIO, RAPPRESENTANO I FUNERALI DELLA DEMOCRAZIA UCCISA DAL PD
RICAPITOLANDO? INGRAO BUONO, PIDDI' CATTIVO.
Ingrao, tanti pugni chiusi e troppi sepolcri imbiancati
Il Fatto Quotidiano 1 ottobre 2015
La luna non c’è, c’è il sole, e i pugni chiusi sospingono le note di Bella Ciao verso la bara marrone, macchiata dalla sciarpa rossa di don Gallo e dal caschetto blu degli operai di Terni. È il funerale di un comunista morto a cent’anni, non di solitudine. È il funerale di Pietro Ingrao e sul palco davanti Montecitorio ci sono le sfingi del nuovo Partitone della nazione, mutazione genetica del Pd. Per fortuna, nota Francesco Boccia, non ci sono i verdiniani, così almeno “il passato è salvo”. Dal gruppetto di Vendola e dei vendoliani di Sel sibilano: “Che sepolcri imbiancati”. È una frase evangelica perfetta per questa mattina di festa, come la definisce Ettore Scola, amico di Ingrao.
Il potere in abito blu sono gli scribi e i farisei che stanno in cattedra e dicono e non fanno. La famiglia Ingrao ringrazia comunque tutti perché “Pietro aveva altissimo il senso delle istituzioni”. Gli occhi di Matteo Renzi, straniti, perlustrano senza sosta la piazza. Nella prima fila ci sono Mattarella, Grasso, Napolitano con la moglie Clio. C’è il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che prima parla con Orfini per non sentirsi solo poi si accomoda tra Anna Finocchiaro e Luca Lotti, il renziano che contatta quotidianamente Denis Verdini.
Oltre il cordone, c’è il popolo. Bandiere di Rifondazione, di Sel, di Tsipras, della Cgil, stendardi partigiani, antichi vessilli del Pci ma nessun simbolo sventolante del Pd. C’è una distanza enorme, più dei venti metri contati, tra il palco e il resto della piazza. Uno dei pochi ad avere la cravatta rossa è Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds: “Il Partito della nazione se lo faranno loro, io ho un altro paio di cose da fare”. Le orazioni laiche sono tante e in nessuna, ma proprio nessuna, c’è il presunto nesso tra le riforme di oggi e l’opera ingraiana, come invece ha fatto l’incauta Boschi. Anche la ministra è presente, in nero, ed è l’unica che canta Bella Ciao, alla fine. Semmai l’eredità di Ingrao è più larga, più solenne. Il primo applauso è a Boldrini, presidente della Camera, quando descrive “la sobrietà e il rigore del suo stile”, valori che insegnano che la politica può essere una cosa “bella e pulita quando è fatta senza tornaconto personale”.
Ma è Alfredo Reichlin, uno dei grandi vecchi del Pci insieme a Macaluso, Napolitano e Tortorella, a dare il senso politico a queste esequie, che non sembrano solo il funerale di Ingrao: “Amici, questa storia non l’abbiamo custodita bene”. E “la politica non può ridursi a mercato e lotte di potere. La dimensione etica e culturale della politica è la lezione che ci lascia Ingrao”. Le parole di Reichlin tumulano la dispersione della sinistra di oggi, cui mancano nuovi dubbi e nuove analisi sul modello di Ingrao.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.
f.to marco travaglio, ingraiano convinto.





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