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Discussione: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

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    Lightbulb 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    7 Ottobre 2015: ricorrenza della battaglia di Lepanto e solennità della Madonna del Rosario…

    7 Ottobre 1571 - 7 Ottobre 2015…

    "Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit" ( "non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori" )
    - 7 ottobre 1571, La battaglia di Lepanto, Senato Veneto.


    Ottobre è, oltre che il mese della mia nascita, il mese di Lepanto e del Santo Rosario…
    Oggi mercoledì 7 Ottobre 2015, per ricordare l’anniversario, riporto vari articoli fondamentali di argomento religioso-spirituale e storico-culturale sulla battaglia di Lepanto e sulla solennità della Madonna del Rosario da “Radio Spada”, dal “Centro studi Giuseppe Federici”, da “Agere Contra” (sito del Circolo Cattolico "Christus Rex") e da “Basta Bugie” in particolare…
    Inizio col segnalare i principali links; più sotto, a seguire nei prossimi post, riporterò in maniera integrale i diversi articoli più importanti…Buona lettura!

    Ricordo e segnalo anche la mia vecchia discussione “Maggio Mese Mariano”:


    (Maggio Mese Mariano…Iniziato da Holuxar‎, 01-05-15)
    https://forum.termometropolitico.it/...e-mariano.html



    Ottobre: il mese di Lepanto, il mese del Rosario*|*Federici Blog
    7 ottobre 1571: San Pio V, il Papa di Lepanto*|*Federici Blog
    Lepanto, trionfo dal Papato*|*Federici Blog

    Radio Spada
    https://www.facebook.com/rrradiospad...597708136563:0
    “7 OTTOBRE 2015: SOLENNITA' DEL SANTO ROSARIO.”


    “mercoledì 7 ottobre 2015 LA BATTAGLIA DI LEPANTO E LE RADICI CRISTIANE D' EUROPA
    DISSONANZE: LA BATTAGLIA DI LEPANTO E LE RADICI CRISTIANE D' EUROPA


    La Battaglia di Lepanto


    http://www.sulrosario.org/archivio/l...o_militare.pdf
    https://www.facebook.com/carlomariad...692881400455:0
    “7 ottobre 2015, Madonna del Rosario. San Pio V e il trionfo di Lepanto
    Lepanto: solo un fatto militare? di padre Enrico M. Rossetti o. p.”


    5 OTTOBRE 1571 ? BATTAGLIA DI LEPANTO « www.agerecontra.it
    “7 OTTOBRE 1571 – BATTAGLIA DI LEPANTO
    Segnalazione di Simone Costa
    oggi 07 Ottobre 2015 si ricorda la Battaglia di Lepanto e la vittoria riportata contro l’invasore islamico avvenuta il 07 Ottobre 1571.”
    http://www.agerecontra.it/public/pre...5/10/Pio-V.jpg
    Ottobre: il mese di Lepanto, il mese del Rosario « www.agerecontra.it
    “Ottobre: il mese di Lepanto, il mese del Rosario”
    7 ottobre: Madonna del Rosario e anniversario vittoria cristiana di Lepanto (1571) « www.agerecontra.it
    7 ottobre: Madonna del Rosario e anniversario vittoria cristiana di Lepanto (1571) di Redazione.”
    Il Santo Rosario non si tocca! « www.agerecontra.it
    “Il Santo Rosario non si tocca! di Daniele Miceli”


    BASTABUGIE - AUXILIUM CHRISTIANORUM: L'INTERVENTO DI MARIA NELLA BATTAGLIA DI LEPANTO DEL 1571 CONTRO I MUSULMANI
    “AUXILIUM CHRISTIANORUM: L'INTERVENTO DI MARIA NELLA BATTAGLIA DI LEPANTO DEL 1571 CONTRO I MUSULMANI.”
    MADONNA DEL ROSARIO E BATTAGLIA DI LEPANTO (1571) di Cristina Siccardi
    BASTABUGIE - MADONNA DEL ROSARIO E BATTAGLIA DI LEPANTO (1571)


    Maggio Mese Mariano…

    Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum…


    Luca, Sursum Corda!

    Ultima modifica di Holuxar; 07-10-15 alle 20:16
    Flaviogiulio likes this.
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

    •   Alt 

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  2. #2
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    Lightbulb Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    Da “Radio Spada”:






    Radio Spada

    https://www.facebook.com/rrradiospad...597708136563:0
    “7 OTTOBRE 2015: SOLENNITA' DEL SANTO ROSARIO
    Devozione della Chiesa per Maria.
    La Liturgia nel corso dell'anno ci ha mostrato più volte che Gesù e Maria sono così uniti nel piano divino della Redenzione che si incontrano sempre insieme ed è impossibile separarli sia nel culto pubblico che nella divozione privata. La Chiesa, che proclama Maria Mediatrice di tutte le grazie, la invoca continuamente per ottenere i frutti della Redenzione che con il Figlio ha acquistati. Comincia sempre l'anno liturgico col tempo di Avvento, che è un vero mese di Maria, invita i fedeli a consacrarle il mese di maggio, ha disposto che il mese di ottobre sia il mese del Rosario e le feste di Maria nel Calendario Liturgico sono così numerose che non passa un giorno solo dell'anno, senza che Maria in qualche luogo della terra sia festeggiata sotto un titolo o sotto un altro, dalla Chiesa universale, da una diocesi o da un Ordine religioso.
    La festa del Rosario.
    La Chiesa riassume nella festa di oggi tutte le solennità dell'anno e, con i misteri di Gesù e della Madre sua, compone come un'immensa ghirlanda per unirci a questi misteri e farceli vivere e una triplice corona, che posa sulla testa di Colei, che il Cristo Re ha incoronata Regina e Signora dell'universo, nel giorno dei suo ingresso in cielo.
    Misteri di gioia che ci riparlano dell'Annunciazione, della Visitazione, della Natività, della Purificazione di Maria, di Gesù ritrovato nel tempio; Misteri di dolore, dell'agonia, della flagellazione, della coronazione di spine, della croce sulle spalle piagate e della crocifissione; Misteri di gloria, cioè della Risurrezione, dell'Ascensione del Salvatore, della Pentecoste, dell'Assunzione e dell'incoronazione della Madre di Dio. Ecco il Rosario di Maria.
    Storia della festa.
    La festa del Rosario fu istituita da san Pio V, in ricordo della vittoria riportata a Lepanto sui Turchi. E', cosa nota come nel secolo XVI dopo avere occupato Costantinopoli, Belgrado e Rodi, i Maomettani minacciassero l'intera cristianità. Il Papa san Pio V, alleato con il re di Spagna Filippo II e la Repubblica di Venezia, dichiarò la guerra e Don Giovanni d'Austria, comandante della flotta, ebbe l'ordine di dar battaglia il più presto possibile. Saputo che la flotta turca era nel golfo di Lepanto, l'attaccò il 7 ottobre dei 1571 presso le isole Echinadi. Nel mondo intero le confraternite del Rosario pregavano intanto con fiducia. I soldati di Don Giovanni d'Austria implorarono il soccorso del cielo in ginocchio e poi, sebbene inferiori per numero, cominciarono la lotta. Dopo 4 ore di battaglia spaventosa, di 300 vascelli nemici solo 40 poterono fuggire e gli altri erano colati a picco mentre 40.000 turchi erano morti. L'Europa era salva.
    Nell'istante stesso in cui seguivano gli avvenimenti, San Pio V aveva la visione della vittoria, si inginocchiava per ringraziare il cielo e ordinava per il 7 ottobre di ogni anno una festa in onore della Vergine delle Vittorie, titolo cambiato poi da Gregorio XIII in quello di Madonna del Rosario.
    Il Rosario.
    L'uso di recitare Pater e Ave Maria risale a tempi remotissimi, ma la preghiera meditata del Rosario come noi l'abbiamo oggi è attribuita a san Domenico. E' perlomeno certo che egli molto lavorò con i suoi religiosi per la propagazione del Rosario e che ne fece l'arma principale nella lotta contro gli eretici Albigesi, che nel secolo XIII infestavano il sud della Francia.
    La pia pratica tende a far rivivere nell'anima nostra i misteri della nostra salvezza, mentre con la loro meditazione si accompagna la recita di decine di Ave Maria, precedute dal Pater e seguite dal Gloria Patri. A prima vista la recita di molte Ave Maria può parere cosa monotona, ma con un poco di attenzione e di abitudine, la meditazione, sempre nuova e più approfondita, dei misteri della nostra salvezza, porta grandiosità e varietà. D'altra parte si può dire che nel Rosario si trova tutta la religione e come la somma di tutto il cristianesimo.
    Il Rosario è una somma di fede: riassunto cioè delle verità che noi dobbiamo credere, che ci presenta sotto forma sensibile e vivente. Le espone unendovi la preghiera, che ottiene la grazia per meglio comprenderle e gustarle.
    Il Rosario è una somma di morale: Tutta la morale si riassume nel seguire e imitare Colui, che è " la Via, la Verità, la Vita " e con la preghiera dei Rosario noi otteniamo da Maria la grazia e la forza di imitare il suo divino Figliolo.
    Il Rosario è una somma di culto: Unendoci a Cristo nei misteri meditati, diamo al Padre l'adorazione in spirito e verità, che Egli da noi attende e ci uniamo a Gesù e Maria per chiedere, con loro e per mezzo loro, le grazie delle quali abbiamo bisogno.
    Il Rosario sviluppa le virtù teologali e ci offre il mezzo di irrobustire la nostra carità, fortificando le virtù della speranza e della fede, perché "con la meditazione frequente di questi misteri l'anima si infiamma di amore e di riconoscenza di fronte alle prove di amore che Dio ci ha date e desidera con ardore le ricompense celesti, che Cristo ha conquistate per quelli che saranno uniti a Lui, imitando i suoi esempi e partecipando ai suoi dolori. In questa forma di orazione la preghiera si esprime con parole, che vengono da Dio stesso, dall'Arcangelo Gabriele e dalla Chiesa ed è piena di lodi e di domande salutari, mentre si rinnova e si prolunga in ordine, determinato e vario nello stesso tempo, e produce frutti di pietà sempre dolci e sempre nuovi" (Enciclica Octobri mense del 22 settembre 1891).
    Il Rosario unisce le nostre preghiere a quelle di Maria nostra Madre. "Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi poveri peccatori". Ripetiamo con rispetto il saluto dell'Angelo e umilmente aggiungiamo la supplica della confidenza filiale. Se la divinità, anche se incarnata e fatta uomo, resta capace di incutere timore, quale timore potremmo avere di questa donna della stessa nostra natura, che ha in eterno il compito di comunicare alle creature le ricchezze e le misericordie dell'Altissimo? Confidenza filiale. Sì, perché l'onnipotenza di Maria viene dal fatto di essere Madre di Gesù, l'Onnipotente, e ha diritto alla nostra confidenza, perché è nello stesso tempo nostra Madre, non solo in virtù del testamento dettato da Gesù sulla Croce, quando disse a Giovanni: "Ecco tua Madre", e a Maria: "Ecco tuo figlio", ma ancora perché nell'istante dell'Incarnazione, la Vergine concepì, insieme con Gesù, tutta l'umanità, che egli incorporava a sè.
    Membri del Corpo mistico di cui Cristo è il capo, siamo stati formati con Gesù nel seno materno della Vergine Maria e vi restiamo fino al giorno della nostra nascita alla vita eterna.
    Maternità spirituale, ma vera, che ci mette con la Madre in rapporti di dipendenza e di intimità profondi, rapporti di bambino nel seno della Madre.
    Qui è il segreto della nostra devozione per Maria: è nostra Madre e come tale sappiamo di poter tutto chiedere al suo amore, perché siamo suoi figli!
    Ma, se la madre, appunto perché madre, pensa necessariamente ai suoi figli, i figli, per l'età, sono facili a distrarsi e il Rosario è lo strumento benedetto che conserva la nostra intimità con Maria e ci fa penetrare sempre più profondamente nel suo cuore.
    Strumento divino il Rosario che la Vergine porta in tutte le sue apparizioni da un secolo in qua e che non cessa di raccomandare. Strumento della devozione cattolica per eccellenza, in cui l'umile donna senza istruzione e il sapiente teologo sono a loro agio, perché vi trovano il cammino luminoso e splendido, la via mariana, che conduce a Cristo e, per Cristo, al Padre.
    Così considerato il Rosario realizza tutte le condizioni di una preghiera efficace, ci fa vivere nell'intimità di Maria e, essendo essa Mediatrice, suo compito è di condurci a Dio, di portare le nostre preghiere fino al cuore di Dio. Per Maria diciamo i Pater, che inquadrano le decine di Ave Maria, e, siccome quella è la preghiera di Cristo e contiene tutto ciò che Dio volle che noi gli chiedessimo, noi siamo sicuri di essere esauditi.
    MESSA
    EPISTOLA (Prov. 8, 22-25; 32-35). - Il Signore mi possedette all'inizio delle sue opere, fin dal principio, avanti la creazione. Ab aeterno fui stabilita, al principio, avanti che fosse fatta la terra. Non erano ancora gli abissi, ed io ero già concepita. Or dunque, o figli, ascoltatemi: Beati quelli che battono le mie vie. Ascoltate i miei avvisi per diventare saggi: non li ricusate. Beato l'uomo che mi ascolta e veglia ogni giorno alla mia porta, e aspetta all'ingresso della mia casa. Chi troverà me, avrà trovato la vita, e riceverà dal Signore la salute.
    Maria nel compito di educatrice.
    Non si può eludere il carattere mariano di questa pagina dei Proverbi, obiettando che si applica al Verbo Incarnato e solo per accomodamento la Chiesa la riferisce alla Santa Vergine. La Chiesa non fa giochi di parole e la Liturgia non si diverte a far bisticci. Trattandosi di vite, che nel pensiero di Dio e nella realtà sono unite insieme, come le vite del Signore e della Madre sua unite nello stesso decreto di predestinazione, il senso accomodatizio è in sé e deve esserlo per noi uno degli aspetti multipli del senso letterale.
    "Giova a noi, per onorare Maria, considerarla agente della nostra educazione soprannaturale. Noi non siamo mai grandi per Dio, nè per la nostra madre, nè per la Madre di Dio. Come non vi è cristianesimo senza la Santa Vergine così se l'amore di Dio non è accompagnato da un tenero amore
    per la Santa Vergine qualsiasi vita soprannaturale è in qualche modo mancante.
    "Maria è tutto quello che Essa insegnerà a chi l'ascolta e l'ama: l'esempio, la carità, l'influenza persuasiva...
    "Maria ha educato il Figlio ed educherà noi. Non si resiste ad una Madre"
    (Dom Delatte, Omelie sulla Santa Vergine).
    Il Vangelo è quello del Santo nome di Maria del 12 settembre.
    Il Vangelo dell'Incarnazione dei quale rileggiamo volentieri le parole. Parole benedette perché vengono da Dio: L'Angelo infatti ne è soltanto il messaggero, parole e messaggio gli sono stati affidati da Dio. Parole benedette perché vengono da Maria, che, sola, poté riferire con ferma precisione di dettagli, che rivelano un testimonio e una esperienza immediata.
    Messaggio di gioia.
    Questo messaggio è un messaggio di gioia. La gioia mancava nel mondo da molto tempo: era sparita dopo il primo peccato. Tutta l'economia dell'Antico Testamento e tutta la storia dell'umanità portavano un velo di tristezza, perché era continuamente presente all'uomo la coscienza di una inimicizia nei suoi rapporti con Dio, che doveva ancora essere espiata. Il messaggio è preceduto da un saluto pieno di gioia e da una parola pacifica, carezzevole: Ave. Questo Ave, primo elemento del messaggio, detto una volta verrà poi ripetuto per l'eternità.
    La fede di Maria.
    La fede di Maria fu perfetta e non dubitò della verità divina neppure nel momento in cui chiedeva all'Angelo come si poteva compiere il messaggio. Gabriele rivelò il modo verginale della concezione promessa, sollecitando il consenso della Vergine per l'unione ipostatica, perché, per l'onore della Vergine e per l'onore della natura umana, Dio voleva avere da Maria il posto che avrebbe occupato nella sua creazione. E allora fu pronunziata con libertà e con consapevolezza la parola, che farà eco fino all'eternità: "Io sono l'umile ancella dei Signore: sia fatto secondo la sua volontà" (Dom Delatte: Opere citate).
    Preghiera alla Vergine del Rosario.
    Ti saluto, o Maria, nella dolcezza del tuo gioioso mistero e all'inizio della beata Incarnazione, che fece di te la Madre dei Salvatore e la madre dell'anima mia. Ti benedico per la luce dolcissima che hai portato sulla terra.
    O Signora di ogni gioia, insegnaci le virtù che danno la pace ai cuori e, su questa terra, dove il dolore abbonda, fa che i figli camminino nella luce di Dio affinché, la loro mano nella tua mano materna, possano raggiungere e possedere pienamente la meta cui il tuo cuore li chiama, il Figlio del tuo amore, il Signore Gesù.
    Ti saluto, o Maria, Madre del dolore, nel mistero dell'amore più grande, nella Passione e nella morte del mio Signore Gesù Cristo e, unendo le mie lacrime alle tue, vorrei amarti in modo che il mio cuore, ferito come il tuo dai chiodi che hanno straziato il mio Salvatore, sanguinasse come sanguinano quelli del Figlio e della Madre. Ti benedico, o Madre del Redentore e Corredentrice, nel purpureo splendore dell'Amore crocifisso, ti benedico per il sacrificio, accettato al tempio ed ora consumato con l'offerta alla giustizia di Dio del Figlio della tua tenerezza e della tua verginità, in olocausto perfetto.
    Ti benedico, perché il sangue prezioso che ora cola per lavare i peccati degli uomini, ebbe la sua sorgente nel tuo Cuore purissimo. Ti supplico, o Madre mia, di condurmi alle vette dall'amore che solo l'unione più intima alla Passione e alla morte dell'amato Signore può far raggiungere.
    Ti saluto, Maria, nella gloria della tua Regalità. Il dolore della terra ha ceduto il posto a delizie infinite e la porpora sanguinante ti ha tessuto il manto meraviglioso, che si addice alla Madre dei Re dei re e alla Regina degli Angeli. Permetti che levi i miei occhi verso di te durante lo splendore dei tuoi trionfi, o mia amabile Sovrana, e diranno i miei occhi, meglio di qualsiasi parola, l'amore del figlio il desiderio di contemplarti con Gesù nell'eternità, perché tu se!, Bella, perché sei Buona, o Clemente, o Pia, o Dolce Vergine Maria!
    da: P. GUÉRANGER, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 1150-1156.”




    https://www.facebook.com/rrradiospad...599684803032:0
    “7 ottobre 2015: Santi Sergio e Bacco, martiri in Siria.
    Questi due santi martiri orientali, ebbero nell’antichità una grande venerazione sia in Oriente che in Occidente, benché le notizie che li riguardano hanno scarso valore storico, ad ogni modo di esse rimangono redazioni in diverse lingue.
    Sergio e Bacco erano soldati delle Legioni di confine, ed occupavano un alto grado nel palazzo di Massimino Daia († 313), divenuto Cesare nel 305 con il governo dell’Oriente; accusati come cristiani da nemici invidiosi, furono condotti al tempio di Giove ed invitati a sacrificare, ma essi rifiutarono, venendo così degradati e fatti girare per dileggio per le vie della città, vestiti da donna.
    Lo stesso imperatore fece invano un tentativo di farli apostatare, essi poi furono inviati da Antioco, prefetto della Provincia Siro-Eufratese, perché fossero uccisi.
    Nel ‘castrum’ di Barbalisso, Bacco fu sottoposto ad una cruenta flagellazione, tanto spietata che sotto i colpi morì; il suo corpo fu lasciato insepolto, ma di notte i cristiani lo raccolsero seppellendolo in una grotta vicina.
    Sergio invece fu costretto a camminare con dei chiodi conficcati nei piedi, attraverso i ‘castra’ di Saura, Tetrapirgio e Rosapha, finché in quest’ultima città fortificata venne decapitato.
    Venne sepolto nello stesso luogo del martirio e sulla sua tomba venne eretta una piccola chiesa; quando finite le persecuzioni, tornò la pace anche per i cristiani, accanto al ‘castrum’ di Rosapha, fu costruita una grande chiesa, in cui venne trasferito il corpo del martire, nel giorno anniversario della sua morte, il 7 ottobre.
    Il culto per Sergio fu certamente più diffuso, lasciando talvolta in ombra quello di Bacco; a testimonianza che essi furono uccisi a pochi giorni l’uno dall’altro, in Siria venivano celebrati il 1° ottobre (Bacco) e il 7 ottobre (Sergio) ma poi la celebrazione venne unificata al 7 ottobre, sia in Oriente che in Occidente.
    Ad aumentare il culto per s. Sergio, contribuì senz’altro la costruzione della grandiosa basilica nella Frigia, nel secolo V, da parte del vescovo Alessandro di Gerapoli; attorno al tempio divenuto meta di pellegrinaggi e al quale accorrevano anche le tribù nomadi a sud dell’Eufrate, si formò un villaggio che Giustiniano imperatore, chiamò Sergiopoli, arricchendolo di molte opere come acquedotti e fortezze.
    I miracoli avvenuti a Sergiopoli, diffusero il culto anche in Occidente, mentre in tutti gli Stati Medio-Orientali, sorsero tante chiese dedicate a s. Sergio; le reliquie proprio per questa diffusione, erano sparse dappertutto. Chiese in loro onore esistevano anche a Roma e Ravenna; nel periodo bizantino Sergio e Bacco furono invocati come protettori delle milizie e nei secoli dal VI all’XI sono stati sempre effigiati come ufficiali con la collana d’oro dei dignitari di corte.
    La città di Trieste ha nel suo stemma, la punta di un’alabarda in campo rosso, essa è detta “alabarda di san Sergio”, perché si racconta che il tribuno Sergio della XV Legione Apollinare, si stanza a Trieste, qui si convertì al cristianesimo.
    Quando fu scoperto, venne richiamato alla corte imperiale ed egli congedandosi dai compagni di fede cristiana triestini, promise loro un segno annunciante la sua morte, che prevedeva imminente.
    Quando fu decapitato a Rosapha in Siria, secondo la tradizione, un’alabarda cadde dal cielo sereno, nel Foro cittadino. L’arma è conservata nel tesoro della cattedrale di Trieste; gli Statuti comunali del 1350 la chiamavano più appropriatamente “lancia di s. Sergio”.
    Autore: Antonio Borrelli.”






    “7 ottobre 2015: San Marco, Papa e confessore.
    Sommo Pontefice dal 18 gennaio 336 al 7 ottobre 336.”







    Carlo Di Pietro - Giornalista e Scrittore
    https://www.facebook.com/carlomariad...692881400455:0
    “7 ottobre 2015, Madonna del Rosario. San Pio V e il trionfo di Lepanto
    Lepanto: solo un fatto militare? di padre Enrico M. Rossetti o. p.

    L’uomo di Lepanto
    (…) E’ necessario anzitutto riportarsi a quel tempo e capire coloro che hanno operato e sofferto per la causa della fede in situazione tanto diversa dalla nostra. In particolare bisogna capire l’uomo che volle la vittoria di Lepanto, che la ideò, la preparò, la sofferse fino allo spasimo. Quest’uomo è un uomo di Dio, è un santo: Pio V. Senza di lui la vittoria di Lepanto non solo non ci sarebbe stata, ma, essa resterebbe incomprensibile nel suo vero significato. Lepanto passa attraverso il cuore, la mente, la fede, la preghiera e la santità di Pio V. In lui si riassume tutto il “sentire” della Chiesa di allora.
    Appena eletto Papa, percepì acutamente il pericolo che correva la Chiesa e l’Europa: il pericolo di un’imminente invasione dell’Islam, che avrebbe potuto cancellare l’Europa cristiana dalla carta del mondo e con essa la stessa fede cristiana.
    Nella Bolla “Cum gravissima” del 9 marzo 1566, a neanche due mesi dalla sua elezione, descrive la situazione in tutta la sua gravità. Scriveva ai Principi cristiani: “In presenza del comune pericolo, dimentichiamo tutte le nostre questioni”. Ma parlava ai sordi.
    E così, mentre l’impero Ottomano aveva raggiunto uno splendore e una potenza mai visti, l’Europa cristiana offriva uno spettacolo desolante di divisione di decadenza e di impotenza. La coscienza cristiana d’Europa si coagulò in quest’uomo di Dio (2).
    Quest’uomo, che rifuggiva istintivamente dagli affari guerreschi, che si sentiva soprattutto chiamato ad operare il rinnovamento spirituale della Chiesa, fu costretto dalle circostanze e da un interiore impulso ad occuparsi anche di questo, per la salvezza fisica della cristianità europea.
    E’ incredibile lo zelo, l’instancabilità e soprattutto l’eroica pazienza, durata per tutto il tempo del suo pontificato, nello sforzo di unire le nazioni europee contro il pericolo comune. Scrisse persino a Ivan IV, il Terribile, Imperatore di Russia. Ebbe delusioni a catena.
    Le nazioni erano diffidenti tra loro, preoccupate dei loro interessi particolari, malate di rivalità reciproche e i loro prìncipi, assetati di divertimenti e di facili guadagni, vivevano in quella specie di incoscienza che precede l’irreparabile. Il mito dell’invincibilità dei Turchi aleggiava sulle nazioni europee e paralizzava tutti. Tra angosce e disinganni, Pio V riuscì finalmente a creare una sufficiente unione tra i vari principi e nazioni. Era il marzo del 1570. Ma non erano finite le delusioni. La prima spedizione delle flotte cristiane (Venezia, Spagna, Stato Pontificio) fu un disastro. Chiunque si sarebbe avvilito e avrebbe piantato ogni cosa. Pio V ebbe molte volte questa tentazione (3), ma trovò nella sua fede la forza di resistere per tutta la Chiesa.
    Il ruolo della preghiera
    La parte che ebbe la preghiera nell’attività politica di questo Papa e poi nella stessa azione militare è incredibile. Si dice che il Sultano Soliman, detto il Magnifico, essendo a conoscenza dei prodigi che il Papa operava attraverso la preghiera e le penitenze, abbia affermato: “Temo più la preghiera di questo Papa che tutte le milizie dell’imperatore” (4).
    Di fatto egli moltiplicò preghiere e penitenze per il buon esito politico e militare dell’impresa. Mosse tutta la Chiesa a pregare. Il 21 luglio 1566 indisse il primo giubileo, prescrivendo preghiere, digiuni ed elemosine, per implorare la divina misericordia e il soccorso dall’alto, nel comune pericolo. Il 28 luglio prese parte alla processione penitenziale in Roma. Il foglio vaticano “Avviso di Roma” annotò: “Aveva le lacrime agli occhi mentre procedeva, pregando fervorosamente”. Prese parte ad altre due grandi processioni penitenziali, il 31 luglio e il 2 agosto dello stesso anno. E così negli anni seguenti.
    Il 15 agosto del ‘70 indisse un’altra processione, mentre la flotta cristiana tergiversava sui mari per interne discordie dei capi; e poi ancora il 13 settembre dello stesso anno, mentre sembrava che le cose andassero per il peggio. Scrive l’“Avviso di Roma”: “Orando sua santità, quando disse quelle parole: ‘ne tradas bestiis animas confitentes tibi’, venne in tanta devotione et compunctione di cuore, che due volte coram populo lacrimava” (5).
    Il 1571 parve l’anno della esaudizione di Dio a tante preghiere degli anni precedenti. Il 27 maggio fu raggiunto un accordo abbastanza stabile tra i collegati. Indisse allora un altro giubileo, prese parte ad altre tre processioni penitenziali il 28 maggio, il 30 maggio e il 1° giugno.
    In difesa della fede
    In quel periodo scrisse a Don Giovanni d’Austria dicendogli di “ricordarsi che partiva in guerra per la fede cattolica e che perciò Iddio gli avrebbe dato vittoria”. Don Giovanni aveva 25 anni, figlio dell’imperatore, biondo, bellissimo. Parve alla fantasia di molti il Davide della cristianità. L’aveva voluto a capo supremo delle forze cristiane lo stesso Pio V.
    Il Papa, quando seppe che il 24 agosto Don Giovanni aveva raggiunto Messina e si accingeva a prendere il mare verso oriente, raddoppiò le preghiere, le penitenze e le elemosine. “Egli aveva ferma fiducia nella preghiera - dice il Pastor - specialmente nel Rosario” (6).
    Lo affermano i suoi primi biografi. Alla fede del Papa corrispose un’uguale fede nei capi della flotta cristiana e nella truppa? Sotto l’impulso di Pio V, un’ondata d’entusiasmo scosse il cuore di molti capitani e soldati. Tuttavia sarebbe del tutto irreale e ingenuo pensare ad un esercito di santi, accesi solo dallo zelo della difesa della fede. V’erano truppe di ventura, professionisti della guerra, avventurieri avidi di bottino, banditi siciliani attirati dalla promessa di immunità, raccogliticci d’ogni genere.
    Nei capi, accanto alla fede cristiana, c’era anche l’ambizione guerresca. Il pratico tradimento di Andrea Doria ne è una dimostrazione. Le ciurme, raccolte qua e là, non erano certo animate da grandi ideali. Non c’è da scandalizzarsi di tutte le miserie di un esercito: delle risse, dei latrocini, delle violenze, degli episodi di immoralità che accaddero, specie a causa dei ritardi che avevano fatto esaurire le scorte. La flotta era composta di materiale umano, cioè di cristiani peccatori.
    Non per nulla i cappellani della flotta badavano a dire che l’arma migliore dei turchi contro i cristiani eran “li peccati nostri”. Ma forse che le grandi assemblee liturgiche delle Messe domenicali sono composte di cristiani meno peccatori di quelli? Un’intenzione di fede, però, guidava tutta quella gente, un’intenzione di fondo, che in qualche modo agiva nell’intimo della coscienza dei capi e della truppa.
    I cappellani e gli stessi capi tenevano viva questa finalità prettamente religiosa di quella singolare azione militare. Il Papa aveva dato “un programma esplicito e assai particolareggiato del modo come dovevano impiegare i crociati le 24 ore del giorno: quelle del mattino in orazioni, quelle della sera in esercizi militari e marinareschi” (7).
    Il gesuita De Montoya, che in parte fu testimone oculare, scrive delle truppe cristiane (lettera del 31 dicembre 1571): “Havevano tanta devozione che etiam li vogatori erano grandemente animati a morire per la defenzione della santa Chiesa” ; “in tutti generalmente si vedeva un sì grande spirito, che non pareva esercito di soldati, ma più tosto compagnia di religiosi”. Descrive poi l’esercito prima della battaglia: “Primieramente era molto per lodare la Divina Bontà che, essendo l’esercito dei cristiani non solo varii, ma etiam di nimici, nientemeno si vedeva tra loro grandissima tranquillità e pace”.
    Ci può essere dell’esagerazione, in queste affermazioni del gesuita, ma esse sono perciò stesso la dimostrazione di un certo clima di entusiasmo religioso che, sotto l’impulso di Pio V, s’era creato in quegli uomini d’arme e che in certi momenti si esprimeva in commoventi manifestazioni di massa.
    “Vi fu un uomo inviato da Dio il cui nome era Giovanni...”
    Quando le due flotte, quella cristiana e quella turca, si avvistarono nel mare di Lepanto, Giovanni d’Austria, ispezionando le truppe, portò con sé il crocifisso e seppe infondere in esse un grande fervore religioso e quella sicurezza di vittoria che Pio V gli aveva comunicato di persona e per lettera.
    Prima dello scontro vi fu un momento solennissimo: quello della preghiera.
    Tutti sanno ciò che avvenne a mezzogiorno di quel famoso 7 ottobre 1571, quando le due flotte si scontrarono violentemente. I panegiristi di Lepanto hanno spesso esagerato nell’esaltare l’inferiorità della flotta cristiana di fronte a quella turca, per accentuare l’intervento di Dio.
    Numericamente erano pressoché uguali. Qualitativamente la flotta turca era però molto più addestrata e preparata; inoltre essa s’era acquistata una fama quasi mitica di invincibilità, che solo Lepanto le tolse per sempre.
    Nell’infuriare della battaglia il generalissimo Giovanni d’Austria ricorse all’aiuto di una immagine, quella di “Sancta Maria succurre miseris”, che ancor oggi si conserva nella chiesa di S. Pietro a Maiella in Napoli (8). E’ notissimo il fatto che Pio V alle ore cinque del pomeriggio di quel 7 ottobre, proprio nel momento della vittoria, ebbe una illuminazione improvvisa e, interrompendo una riunione di carattere amministrativo col suo tesoriere Bartolomeo Bussotti, si alzò di scatto, aprì la finestra e sostò un po’ di tempo come assorto guardando lontano; poi si voltò indietro esclamando: “Via, non è tempo di occuparsi di affari: affrettatevi a ringraziare il Signore, perché la nostra flotta ha riportato vittoria”. E scese in cappella a pregare, lacrimando di gioia. La stessa illuminazione l’ebbe in Roma un frate francescano di grande pietà. Certo, non dovremo ricercare episodi di tale natura nella corrispondenza diplomatica del tempo! Il fatto fu accertato, oltre che dal tesoriere Bussotti, che annotò l’ora in attesa di sapere notizie attraverso i corrieri per controllarne poi l’esattezza, anche dai due più antichi biografi del Papa, il Catena e il Gabuzzi. Un discepolo di S. Filippo Neri, certo Fabricio de’ Massimi, affermò con giuramento che l’episodio era vero.
    La notizia della vittoria giunse al Papa la notte tra il 21 e il 22 ottobre. Un ritardo notevole, dovuto a varie cause. Il Segretario di Stato, che ricevette il corriere veneziano, svegliò il Papa, il quale si alzò e mettendosi in preghiera, esclamò “nunc dimittis, Domine, servum tuum in pace”. Il mattino del 22 scese in S. Pietro a ringraziare Dio. Ricevendo poi gli ambasciatori e i cardinali, riferendosi a Giovanni d’Austria, l’eroe di Lepanto, iniziò col dire: “vi fu un uomo... inviato da Dio il cui nome era Giovanni...”.
    Egli era convinto che quella era stata, come le antiche battaglie bibliche, una battaglia di Dio, voluta da lui per la salvezza “fisica” della cristianità. “Nobis divinitus parta extitit” (si è presentata a noi come generata divinamente), dirà nella Bolla “Salvatoris Domini”, del 5 marzo 1572.
    Tutta la cristianità fu della stessa convinzione. Fu per tutti noi come un sogno “credemmo di riconoscere l’immediato intervento di Dio”: così scrisse Luis de Alzamara a Giovanni d’Austria (9), l’11 novembre 1571. Il famoso latinista Marcantonio Mureto scrisse che la vittoria era stata ottenuta dalle preghiere e dalle lacrime di Pio V, che, come Mosè sul monte, aveva tenuto le mani alzate, e il nuovo Giosuè aveva vinto. Cervantes, il famoso poeta spagnolo, che prese parte alla spedizione, disse che quello era stato “il più bel giorno del secolo”.
    Un’ondata di giubilo - di cui è testimonianza una mediocre letteratura elogiativa e un’arte eccellente - percorse l’Europa: non era un fuoco fatuo.
    Era un senso di sollievo, di liberazione da una minaccia reale, che aveva pesato su tutti. Vi furono voci discordi, come quella di Montaigne, il quale disdegnò di vedere in quella vittoria la mano di Dio. Gli rispose poi Pascal così: “Egli non ha veduto la causa di questo effetto” (Pensèes, cap. VI).
    Pio V aveva cantato il suo “nunc dimittis”. Infatti morì l’anno dopo. Aveva compiuto la sua missione. Più che Giovanni d’Austria, era lui “l’uomo inviato da Dio...”. Aveva speso tutte le sue forze in un pontificato breve (6 anni 7 mesi e 23 giorni) e intensissimo, per la difesa della Chiesa e della civiltà europea.
    Qualcuno, anche di recente, ha parlato del “cupo e intransigente” Pio V (10); ma egli, che fu temuto il giorno della sua elezione, fu pianto da tutto il popolo il giorno della sua piissima morte.
    Lepanto e il Rosario
    In quel famoso 7 ottobre, come è noto, proprio a mezzogiorno, in tutte le chiese d’Europa e, specialmente nelle chiese di Roma, ov’era istituita la Confraternita del Rosario - ed erano moltissime - si pregava la Madonna del Rosario per la vittoria. Questa felice coincidenza e la fiducia che Pio V nutriva per questa preghiera (11) e infine la sua stessa dichiarazione solenne nella Bolla “Salvatoris Nostri”, hanno fatto della vittoria di Lepanto una vittoria dell’umile e potente preghiera mariana.
    La presenza di cappellani e in particolare di domenicani in mezzo alle truppe ci fa pensare che, sicuramente, la corona del Rosario non fu solo nelle mani dei fedeli in retroguardia nelle chiese d’Europa, ma nelle mani degli stessi combattenti.
    Si sa di un cappellano, certo Gallese, che aggregò tutta la nave a lui affidata alla Confraternita del Rosario. Il Rosario fa parte ormai dei caratteri soprannaturali di questa battaglia.
    Pio V, l’animatore di Lepanto, è stato giustamente chiamato il “Papa del Rosario”. Egli fu uno dei più grandi promotori del Rosario, superato in seguito solo da Leone XIII. Alla potenza di questa preghiera egli aveva affidato le sorti della Chiesa in quel tempo tormentatissimo.
    Verso un altro centenario
    S. Pio V, nella Bolla “Salvatoris Domini” (5 marzo 1572) stabilì che la festa della Madonna del Rosario, che prima si celebrava in date diverse, secondo i luoghi e le diocesi (per es. a Venezia il giorno dell’Annunciazione, in Sicilia la domenica in Albis, in Spagna la seconda domenica di maggio, ecc.) fosse celebrata ogni anno il 7 di ottobre, a perpetuo ricordo della vittoria di Lepanto.
    Il successore, Gregorio VIII, nella Costituzione “Monet Apostolus”, dell’11 aprile 1573, dichiarò solenne la festa della Madonna del Rosario e la spostò alla prima domenica di ottobre, da celebrarsi in tutte le chiese che avessero l’altare o la cappella del Rosario. E ciò affinché venisse celebrata con maggiore solennità. Del resto quel famoso 7 ottobre 1571, il giorno della vittoria, era di domenica.
    Nel 1671, una Bolla di Clemente X (“Ex injuncto nobis”, del 26 settembre) estende la solennità del Rosario a tutte le chiese del clero secolare e regolare, anche non aventi la cappella del Rosario, dei territori del Re di Spagna. Negli anni seguenti si estese progressivamente in molte altre regioni e nazioni.
    Nel 1716 Clemente XI la estese alla Chiesa universale. Leone XIII confermò questa universalità del Rosario (11 settembre 1887), elevandone il rito.
    L’ingresso del Rosario nella liturgia della Chiesa universale, con speciale festa fissata nel calendario, ebbe grande importanza nella storia di questa devozione.
    “L’anno 1573 - scrive F. M. Willam (12) - segna una pietra miliare nella storia del Rosario. Esso prende il largo verso l’universalità; si avvia a divenire “preghiera della Chiesa”.
    La liturgia della festa del Rosario diverrà la più perfetta spiegazione del senso di questa devozione. Ma all’origine di questa espansione del Rosario c’è la vittoria di Lepanto.
    Note
    (1) Noi vogliamo che in nessun tempo sia dimenticato il ricordo della grande vittoria (victoria, nullo unquam tempore oblivione tradenda), ottenutaci da Dio (divinitus parta) per i meriti e la pia intercessione della gloriosissima Vergine e Madre di Dio Maria, il 7 ottobre 1571”: così Pio V nella Bolla “Salvatoris Domini” del 5 marzo 1572.
    (2) “Come già tante volte, così anche ora apparve che solo la Santa Sede aveva piena coscienza del pericolo minacciante la cristianità e la civiltà occidentale e perseguiva una politica realmente disinteressata, promovendo col massimo zelo la Lega; mentre coloro, per la cui utilità essa doveva esser conclusa, si lasciavano guidare soltanto dai loro particolari interessi contrastanti e mercanteggiavano sulle condizioni di un impresa comune, come mercanti per una merce”. (PASTOR, Storia dei Papi, vol. VIII, cap. 8, pag. 529).
    (3) “lo sarei certamente venuto meno e avrei già rinunciato alla mia dignità (cosa che ho pensato più d’una volta), se non avessi amato meglio rimettermi nelle mani del Maestro che ha detto: “chi vuol seguirmi rinneghi se stesso”. (Da una lettera del 10 settembre 1570 al Gran Maestro di Malta).
    (4) G. GRENTE, Il Pontefice delle grandi battaglie, pag. 147.
    (5) PASTOR, op. cit., pag. 540, in nota n. 4.
    (6) PASTOR, ibid., pag. 561.
    (7) Da una lettera dei Resquésens al Card. De Granvelo, del 30 agosto 1571.
    (8) Cfr. PASTOR, ibid., pag. 566, in nota n. 2.
    (9) Cfr. PASTOR, ibid., pag. 574.
    (10) 31-5-‘71, n. 5.
    (11) Pio V emanò cinque documenti sul Rosario, durante il suo pontificato. Il più importante è la Bolla “Consueverunt Romani Pontifices”, del 15 settembre 1569, che è considerata la magna charta del Rosario.
    (12) F. M. WILLAM, Storia del Rosario, pag. 101.
    Da Rosarium, anno XXXV, n. 3, III trimestre 2002.
    http://www.sulrosario.org/…/Lepanto_solo_un_fatto_militare.…
    Da Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 78/15 del 7 ottobre 2015, Madonna del Rosario”

    http://www.sulrosario.org/archivio/l...o_militare.pdf







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    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

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    Lightbulb Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    Dal blog dell’Avv. Edoardo Longo, da “Agere Contra” e dal “Centro studi Giuseppe Federici”:




    “mercoledì 7 ottobre 2015 LA BATTAGLIA DI LEPANTO E LE RADICI CRISTIANE D' EUROPA
    DISSONANZE: LA BATTAGLIA DI LEPANTO E LE RADICI CRISTIANE D' EUROPA






    Ottobre: il mese di Lepanto, il mese del Rosario*|*Federici Blog
    “Ottobre: il mese di Lepanto, il mese del Rosario”
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza Comunicato n. 75/15 del 1° ottobre 2015, San Remigio
    Il Santo Rosario e la parola del Sommo Pontefice, dal Bollettino Salesiano, anno VIII, n.10, ottobre 1884.
    É la terza volta in pochi mesi che il Sommo Pontefice Leone XIII leva la voce dal fondo del suo palazzo Vaticano , dal fianco della tomba di S. Pietro, invitando i fedeli ed imponendo loro di unirsi tutti insieme per invocare l’aiuto della Santissìma Madre di Dio e Madre nostra, nelle presenti e nelle future imminenti calamità. La prima volta comandava che sul finire di ogni Messa si recitassero tre Ave ed una Salve Regina con apposito Oremus ; la seconda che con triduo solenne si onorasse in modo speciale e in tutto il mondo la festa della Natività di Maria Vergine; ed ora per la terza volta vuole che si consacri a Maria tutto il mese di ottobre colla recita quotidiana del Santo Rosario in ogni chiesa e cappella dell’orbe cattolico.
    Mesta , affettuosa, energica è la voce del Santo Padre. Interprete della volontà di Dio e della sua bontà , che si riversa sulla terra dal Cuor dì Maria, messo a sentinella e duce della casa del nuovo Israello, Esso compie l’ obbligo suo. Gesù Cristo , nella sala del cenacolo, dopo avere istituito il SS. Sacramento dell’Eucarestia , impose a lui nella persona di Pietro di confortare nella fede i suoi fratelli : Et tu aliquando conversus con firma fratres tuos. E tu all’occorrenza rivolto conferma i tuoi fratelli (Luca XXII, 32). Ed il Papa si volge ai fratelli e figli suoi e parla e conferma. Esso indica la cagione per cui la fede si illanguidisce , gli errori si impossessano delle menti, l’empietà sembra trionfare. La divozione a Maria SS. va scemando nelle masse del popolo e specialmente in molti luoghi è andata quasi in disuso la pia pratica quotidiana del Santo Rosario. Ed è la preghiera che ravviva la nostra fede ; la preghiera che Maria prende dal nostro labbro, presenta al suo Divin Figlio; con questa intercede da Gesù ogni specie di grazie, specialmente le spirituali , che tengono il primo luogo, anzi, direi , sono il tutto.
    Questa preghiera però conviene che abbia la forza e l’efficacia di quelle parole che a Gesù rivolgeva quell’infelice padre a’ piedi del Tabor: Credo, Domine, adiuva incredulitatem meam. Io credo, Signore, aiuta la mia incredulità (Marco IX, 23).
    Ed il suo fanciullo che era ossesso dal demonio e steso in terra quasi morto, dopo lo più spaventose convulsioni, fu preso per mano da Gesù, risvegliato, ed alzato. II giovanetto potè allora contemplare il viso amabilissimo del suo Salvatore. In questo giovanetto mi raffiguro l’attuale società e specialmente la crescente generazione , la quale, quasi salutando Satana a suo principe, si dibatte tra le convulsioni delle massime più spaventose , dell’incredulità più stupida, dell’ odio al suo Creatore e Redentore. Sopra di essa si addensano i neri nuvoloni dei castighi che non tarderanno a piombare. Chi la salverà? Le lagrime e la preghiera della Chiesa, il crescere della fede in coloro che rimasero fedeli a Dio, l’invocazione di Colei che fu vergine fedele e tutte le eresie vinse e sterminò nell’universo mondo. Alle preghiere dei giusti presentate da Maria, Gesù benedetto prenderà per mano il miserabile fanciullo, il quale, risanato e rialzato , riconoscerà l’amore di quel Dio che ora rigetta.
    Origine e scopo del SS. Rosario
    Ed ecco il fine pel quale il Sovrano Pontefice indice la recita del Rosario in tutto il mondo. Il Rosario è la preghiera della fede e del risanamento delle nazioni. Leggete la storia. Il Santo Rosario fu instituito da Maria SS. per recare la pace alla terra e riconciliarla con Dio. Nel secolo dodicesìmo e decimoterzo l’eresia Albigese, mescolanza dei pìù mostruosi errori e dei costumi più scellerati, infestava orribilmente la Chiesa di Gesù Cristo. La contea di Tolosa, moltissime città della Francia e specialmente la Linguadoca si erano ribellate all’autorità dei Romano Pontefice. Ogni cosa andava a sangue e a tumulto. Coi mezzi umani era impossibile ricondurre la carità fra quei forsennati che avean fatto getto della fede. S. Domenico allora, risoluto di vincere l’eresia, implorò il soccorso della Vergine, di Colei che S. Cirillo avea proclamata nel Concilio di Efeso lo scettro dell’Ortodossia. Venne esaudito. Mentre un giorno stava vegliando in orazione, fu tratto in estasi vide Iddio nell’atto che impugnati colla destra onnipotente tre acutissìmi strali, già stava per iscagliarli sulla terra, per disfarsi di una genia di uomini così superbi, viziosi, corrompitori. Domenico era atterrito a quello spettacolo, quand’ecco comparisce .Maria SS. che rivolgendosi al Divin Salvatore, così gli dice: « Figlio mio! Non dimenticate, ve ne supplico, la vostra misericordiosa bontà. Voi non volete la morte dei peccatori , ma che si convertano a penitenza e siano salvi. Ebbene ! Ecco io stessa mi piglio l’impresa di ricondurvi i traviati sul sentiero della virtù, e gli eretici e gli infedeli alla fede. Calmate il vostro sdegno, buttate lungi da voi quelle folgori, placatevi. Io farò sì che gli uomini a voi si consacrino coll’ossequio della mente, del cuore , della lingua e di tutta insieme la loro persona. » Quindi si rivolgeva a S. Domenico e gli diceva « Domenico ! Comprenda la tua mente il mio pensiero ; va, predica per ogni dove ìl mio Rosario; a te lo raccomando ed ai tuoi figli ; sarà questo pronto ed efficace rimedio a tanti mali. Rosarium institue; hoc tot malis erit remedium.
    Domenico al lampo di quella luce divina vide il disegno , la forma , l’ ordine della novella preghiera. La contemplazione dei principali misteri della vita di Gesù Cristo Signor Nostro e della sua Santa Madre forma l’ossequio della mente. La preghiera vocale del Pater, dell’ Ave e del Gloria Patri forma l’ossequio della lingua ; l’affetto che si svolge naturalmente da questo meditazioni e preghiere, ripetute le tante volte e coronate da giaculatorie e Litanie, forma l’ossequio del cuore.
    Domenico e i suoi religiosi incominciarono tosto a predicare il Santo Rosario come Maria SS. avealo insegnato, e i popoli presero a recitarlo. In breve tempo le intere popolazioni ritornarono in seno alla Chiesa e quell’eresia dileguossi talmente, che più non ne rimase traccia sopra la terra.
    Splendide vittorie ottenute col S. Rosario
    Da quel tempo il Santo Rosario divenne la preghiera non solo dei singoli fedeli , ma della Chiesa universale, tutte le volte che doveasi ricorrere a Maria SS. per aver soccorso contro i nemici della nostra Fede santissima.
    Nel 1573 Pio V ne istituiva la festa , in memoria della famosa battaglia di Lepanto , vinta dai Cristiani sui Turchi , il giorno stesso in cui le confraternite del Rosario facevano pubbliche processioni in Roma e in tutto il mondo cristiano.
    Nel 1682 i Turchi in numero di duecentomila comparivano sotto Vienna decisi di atterrare quel baluardo dell’Europa cristiana. La Chiesa però non avea dimenticata la sua prima vittoria e neppure avea obliato il patrocinio cui essa la doveva. Di nuovo venne invocata Marìa colla recita del S. Rosario in tutte le chiese ; ed il Turco fu respinto per sempre dalla spada di Giovanni Sobieschi.
    Clemente VI stimò egualmente grazia segnalatissima della Madonna la splendida vittoria di Petervaradino riportata nell’Ungheria sulle innumerevoli schiere di Turchi dal principe Eugenio di Savoia, generalissimo delle truppe di Carlo VI imperatore. La battaglia accadde in quello stesso giorno nel quale si celebrava la festa della dedicazione di Santa Maria ad Nives e quasi nello stesso tempo nel quale i Confratelli del Santissimo Rosario nell’alma città di Roma, con pubblica e solenne supplicazione , con ingente concorso di popolo e con gran pompa religiosa imploravano umilmente la potente intercessione della Vergine Madre di Dio aiuto dei Cristiani. Era l’anno 1716.
    Sul principiare di questo secolo essendo Pio VII prigioniero di Napoleone prima a Savona poi a Fontainebleau, ai Cristiani , altro più non rimaneva che imitare i fedeli della Chiesa primitiva , quando San Pietro era in prigione ; pregare. Pregava il venerando Pontefice e con lui pregavano tutti i cattolici , implorando l’aiuto di Colei che è detta : Magnum in Ecclesia praesidium: Grande presidio della Chiesa. E Maria, mossa a pietà dei gemiti del Vicario di Gesù Cristo e delle preghiere dei suoi figliuoli, cangiò in un momento le sorti d’Europa e di tutto il mondo. (…)
    Il S. Rosario nei tempi passati
    Tante grazie della Madonna, tante indulgenze concesse , resero popolare in tutto il mondo la recita del Santo Rosario e fu tra le cause precipue che la fede si conservasse cosi viva nei cuori , specialmente degl’Italiani. Nei tempi passati il Rosario era la preghiera quotidiana delle famiglie, la preghiera che salutava il sole morente come sospiro a quei giorni eterni nei quali la luce increata più non tramonterà ; era come il sacerdozio del capo di famiglia a cui spettava sempre l’alto onore, mai rinunziato di intuonarlo, era un cantico che consacrava quasi tempio il tetto paterno. Si nasceva, si viveva , si moriva al suono misterioso e di ineffabile dolcezza dell’Ave Maria.
    Il Rosario era la prima voce materna che risuonava attorno alla culla del neonato bambino ; era l’ultimo sospiro dei parenti intorno al feretro che veniva deposto nel cimitero all’ombra della croce. Nei giorni dell’afflizione era il gemito che chiamava in soccorso Maria , nei giorni della pace era il cantico dell’allegrezza.
    Pochi o nessuno osavano sottrarsi alle santa abitudine di recitarlo tutti i giorni, In sul far della sera, se ti recavi a diporto sulle spiagge del mare, tu udivi dai nobili palagi e dai tuguri dei pescatori uscire il sommesso mormorio del Rosario cui facea eco l’onda , che melanconica rompevasi sulle arene della spiaggia. Se ti inoltravi nei paesi al di là dei monti, dai vigneti, dalle colline, dalle valli, dalle aie delle abitazioni campestri , il venticello ti recava sulle sue ali indistinto e gradito il suono del Santo Rosario. Se ascendevi sulle più alte montagne ascoltavi i pastori raccolti intorno ai loro fuochi ripetere il Santo Rosario; in quella calma sublime rotta solo dalla voce dei torrenti, che dai profondi valloni fanno salire la fioca loro voce , ti parea che come nella visione di S. Giovanni Evangelista gli esseri inanimati si unissero aglì esseri intelligenti per cantare con un cantico immenso le glorie di Dio e di Maria SS. I marinai in mezzo alle sterminate solitudini dell’oceano è col Santo Rosario che incominciavano le loro vigilie e pregavano la stella del mare a guidarli in porto sicuro: ed è con questo Rosario in mano che i Colombo, i Vasco de Gama, i Cavrial e gli altri famosi navigatori scoprivano le isole e i continenti delle Americhe, delle Indie e dell’Affrica.
    I re, i capitani, gli intieri eserciti è colla recita del Santo Rosario che si animavano agli eroici combattimenti e pregavano Dio a segnar loro la via della. vittoria. In tempo del celebre assedio di Torino, nel 1707, si vedevano i battaglioni piemontesi anneriti dal fumo e dalla polvere ritornare dalle mura in piazza S. Carlo e posto un crocifisso sovra i tamburi accatastati a modo di altare, recitare il Santo Rosario; e poscia il Santo Rosario precedere il rullo dei tamburi e lo squillo delle trombe che li richiamavano sugli spaldi per rilevare i compagni stanchi dalle pugne continue. Ed allora fu visto un pugno di eroi sostenere , rintuzzare l’impeto di sessantamila nemici e salvare gloriosamente la patria. Oh tempi antichi di fede, ove siete andati? Dovremo dunque disperare il rinnovellarsi di questo glorioso passato ? Dovremo sempre assistere a questo desolante declinar della fede nei cuori ? Non lo credo! Torneranno quei giorni antichi ? Lo spero ! Dio ha fatte sanabili le nazioni. Il cuore degli uomini è nelle mani di Dio, il quale veglia sempre sulla sua Chiesa. La Vergine Benedetta è sempre l’Ausilio dei Cristiani , e eziandio per lei fu detto : Prospera , procede et regna. La preghiera è onnipotente : Petite et accipietis. Adveniat regnum tuum !
    Ed ecco perchè il Santo Padre grida a tutto il mondo che si reciti il Santo Rosario. Perchè si accresca la fede nei figliuoli che alla Chiesa rimasero obbedienti e per questa preghiera resa efficace dalla fede più vivida, Iddio per mezzo di Maria riconduca all’ovile le pecorelle smarrite ; e tutti insieme i giusti ed i ravveduti facciano risuonare di bel nuovo la terra coi cantici del S. Rosario.
    Biesseonline





    Lepanto, trionfo dal Papato*|*Federici Blog
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza.
    Comunicato n. 81/13 del 7 ottobre 2013, Madonna del Rosario.
    Ricordiamo la crociata di san Pio V contro i Turchi che portò alla gloriosa vittoria di Lepanto pubblicando alcune pagine di Ludwig von Pastor, tratte dalla sua monumentale Storia dei Papi.”
    7 ottobre 1571: San Pio V, il Papa di Lepanto*|*Federici Blog



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    Lightbulb Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    Da "Agere Contra":



    Ottobre: il mese di Lepanto, il mese del Rosario « www.agerecontra.it
    “Ottobre: il mese di Lepanto, il mese del Rosario”
    7 ottobre: Madonna del Rosario e anniversario vittoria cristiana di Lepanto (1571) « www.agerecontra.it
    7 ottobre: Madonna del Rosario e anniversario vittoria cristiana di Lepanto (1571) di Redazione
    Oggi, anniversario della Madonna del Rosario e della vittoria cristiana della battaglia di Lepanto (1571) che, grazie all’intercessione della Vergine Maria, impedì l’invasione mussulmana.
    In unione tra tutti noi, stasera alle 18.30 fermiamoci per 15 minuti e recitiamo il Santo Rosario affinché i Cattolici possano ravvivare Fede, Speranza e Carità nella Battaglia quotidiana contro i nemici interni ed esterni della Chiesa.”

    7 ottobre 1571: San Pio V, il Papa di Lepanto*|*Federici Blog
    “Segnalazione del Centro Studi Federici
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza – Comunicato n. 76/14 del 7 ottobre 2014, Madonna del S. Rosario
    7 ottobre 1571: San Pio V, il Papa di Lepanto
    Da Ludwig von Pastor, Storia dei Papi. Dalla fine del medio evo, Desclée, Roma 1950, vol. 8, 1566-1572.
    Con indescrivibile tensione aveva Pio V tenuto gli occhi rivolti all’Oriente. I suoi pensieri erano continuamente presso la flotta cristiana, i suoi voti la precorrevano di molto. Giorno e notte egli in ardente preghiera la raccomandava alla protezione dell’Altissimo. Dopo che ebbe ricevuto notizia dell’arrivo di Don Juan a Messina, il papa raddoppiò le sue penitenze ed elemosine. Egli aveva ferma fiducia nella potenza della preghiera, specialmente del rosario. In un concistoro del 27 agosto Pio V invitò i cardinali a digiunare un giorno la settimana ed a fare straordinarie elemosine, solo colla penitenza potendosi sperare misericordia da Dio in sì grande distretta. Sua Santità – così notificò ai 26 di settembre del 1571 l’ambasciatore spagnuolo – digiuna tre giorni la settimana e dedica quotidianamente molte ore alla preghiera: ha ordinato anche preghiere nelle chiese. Per assicurare Roma da un’improvvisa irruzione di corsari turchi, il papa al principio di settembre aveva comandato che si terminasse la fortificazione di Borgo.
    Soltanto molto rare arrivavano notizie sull’armata cristiana e pertanto alla Curia si stava in penosa incertezza. Fu quindi come una liberazione l’apprendere finalmente ai primi di ottobre l’arrivo della flotta della lega a Corfù. Giunta ai 13 di ottobre la nuova che la flotta turca trovavasi a Lepanto e che quella della lega si sarebbe messa in movimento il 30 settembre, non v’aveva dubbio che il cozzo era imminente. Il papa, sebbene fermamente fiducioso della vittoria delle armi cristiane, ordinò tuttavia straordinarie preghiere diurne e notturne in tutti i monasteri di Roma: egli poi in simili esercizi andava avanti a tutti col migliore esempio. La sua preghiera doveva finalmente venire esaudita. Nella notte dal 21 al 22 ottobre arrivò un corriere mandato dal nunzio a Venezia Facchinetti e rimise al cardinal Rusticucci che dirigeva gli affari della segreteria di Stato una lettera del Facchinetti contenente la notizia portata a Venezia il 19 ottobre da Giofrè Giustiniani della grande vittoria ottenuta presso Lepanto sotto l’ottima direzione di Don Juan. Il cardinale fece tosto svegliare il papa, che prorompendo in lagrime di gioia pronunziò, le parole del vecchio Simeone: “nunc dimittis servum tuum in pace”. Si alzò subito per ringraziare Iddio in ginocchio e poi ritornò in letto, ma per la lieta eccitazione non potè trovar sonno. La mattina seguente si recò a S. Pietro per nuova calda preghiera di ringraziamento, ricevendo poscia gli ambasciatori e cardinali ai quali disse che ora dovevansi fare nel prossimo anno gli sforzi estremi per continuare la guerra turca. In quest’occasione egli alludendo al nome di Don Juan ripetè le parole della Scrittura: “fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Ioannes”. (…)
    Tanto Colonna quanto il papa avevano chiara coscienza di quanto mancasse ancora per raggiungere la grande meta dell’abbattimento della potenza degli ottomani: ambedue erano così concordi sui passi da intraprendersi che Pio V associò il suo esperimentato ammiraglio ai cardinali deputati per gli affari della lega, che dal 10 dicembre tenevano quasi ogni giorno coi rappresentati di Spagna, Requesens e Pacheco, e cogli inviati di Venezia due sedute, spesso della durata di cinque ore. Sotto pena di scomunica riservata al papa tutto era tenuto rigorosissimamente segreto, perchè il sultano aveva mandato a Roma degli spioni parlanti italiano.
    Nelle consulte ordinate dal papa nei mesi di ottobre e novembre era venuta in prima linea la provvista dei mezzi finanziarii; ora trattavasi principalmente dello scopo dell’impresa da compiersi nella prossima primavera. E qui solo malamente i rappresentanti sia di Spagna, sia di Venezia potevano nascondere la gelosia e avversione, che nutrivano a vicenda. Gli interessi particolari dei due alleati emersero sì fortemente che venne messa in forse qualsiasi azione comune. I veneziani volevano servirsi della lega non solo per riavere Cipro, ma anche per fare nuove conquiste in Levante. Filippo II, invece, avverso ad ogni rafforzamento della repubblica di S. Marco, fece dichiarare dal Requesens che la lega doveva in primo luogo muovere contro gli stati berbereschi dell’Africa, perchè questi tornassero in possesso della Spagna. In questa proposta i veneziani videro una trappola per impedirli dalla riconquista di Cipro ed esporli al pericolo di perdere anche Corfù mentre la loro flotta combatteva gli stati berbereschi pel re di Spagna. A Venezia ritenevasi ora sicuro che Filippo II volesse trarre il maggior utile possibile nel suo proprio interesse dalle forze della lega. Non può dirsi con certezza quanto le lagnanze per ciò sollevate siano giustificate. Per giudicare rettamente il re di Spagna va in ogni modo tenuto conto del contegno della Francia, il cui governo fu abbastanza svergognato da proporre al sultano subito dopo la battaglia di Lepanto un’alleanza diretta contro la Spagna. Filippo II era perfettamente a giorno delle trattative che la Francia conduceva non solo col sultano, ma anche cogli ugonotti, i capi della rivoluzione neerlandese e con Elisabetta d’Inghilterra. In conseguenza egli doveva fare i conti con un contemporaneo attacco d’una coalizione franco-neerlandese-inglese-turca. Non fu pertanto solo gelosia verso Venezia quella che guidò il re cattolico. Del resto lo stesso Don Juan confessò ch’era contro il tenore del patto della lega rinunciare alla guerra contro il sultano a favore di un’impresa in Africa.
    Di fronte al contrasto degli interessi spagnuoli e veneziani Pio V continuò a rappresentare la concezione più vasta e sommamente disinteressata: egli pensava alla liberazione di Gerusalemme, a cui doveva precedere la conquista di Costantinopoli. Ma, come scrisse Zúñiga all’Alba il 10 novembre 1571, un colpo efficace nel cuore della potenza ottomana era possibile soltanto in vista di un attacco contemporaneo e all’impensata per terra e per mare. Di qui i continuati sforzi di Pio V per arrivare a una coalizione europea contro i Turchi. Se a questo riguardo nulla era da sperarsi dalla Francia, che nel luglio aveva mandato un ambasciatore in Turchia, egli tuttavia sperava di guadagnare all’idea almeno altre potenze, prima di tutti l’imperatore, poi Polonia e Portogallo. A dispetto di tutti gli insuccessi finallora incontrati egli coi suoi legati e nunzi continuò a spingere sempre a questa meta. Pio V cercava di utilizzare al possibile a questo riguardo il più leggero segno di buona volontà. Così prese occasione dalle frasi generiche, con cui Massimiliano II assicurò di essere disposto ad aiutare la causa cristiana, per dargli l’aspettativa da parte degli alleati di un aiuto di 20,000 uomini a piedi e di 2000 a cavallo. L’imperatore ringraziò ai 25 di gennaio del 1572 dell’offerta deplorando di non potere subito decidersi in un negozio di tale importanza. A Roma il duca di Urbino fece risaltare che c’era poco da sperare da Massimiliano ed anzi nulla dai principi tedeschi, specialmente dai protestanti. In un memoriale del papa del gennaio 1572 egli sostenne con buone ragioni l’idea che la guerra dovesse condursi là dove esercito e flotta potessero operare congiunte e dove «noi siamo padroni della situazione», quindi principalmente colla flotta in Levante. Se i Turchi venissero attaccati in Europa dall’imperatore e dalla Polonia, tanto meglio; ma la cosa principale è che si attacchi tosto, perchè chi semplicemente si difende non combatte; chi vuole conquistare deve andare avanti risoluto. La lega quindi si volga contro Gallipoli aprendosi così lo stretto dei Dardanelli.
    Ma per tale impresa era incondizionatamente necessaria una intesa della Spagna con Venezia, mentre invece i loro rappresentanti da mesi altercavano a Roma nel modo più spiacevole. Quando finalmente i veneziani fecero la proposta, conforme alle clausole del patto della lega del maggio 1571, di far decidere dal papa i punti contestati, anche la Spagna non osò fare opposizione. Decise Pio V che la guerra della lega dovesse continuarsi nel Levante, che nel marzo la flotta pontificia si riunisse con la spagnuola a Messina e s’incontrasse con la veneta a Corfù, donde le tre forze unite dovevano procedere secondo gli ordini dei loro ammiragli, che gli alleati aumentassero, potendolo, le loro galere fino a 250 e procurassero secondo la proporzione prescritta nel patto della lega 32,000 soldati e 500 cavalieri oltre alla corrispondente artiglieria e munizioni e che alla fine di giugno dovessero trovarsi riuniti a Otranto 11,000 soldati (1000 pontifici, 6000 spagnuoli e 4000 veneziani). Ognuno degli alleati doveva preparare vettovaglie per sette mesi. Queste convenzioni vennero sottoscritte il 10 febbraio 1572. Il 16 Pio V ammonì il gran maestro dei Gerosolimitani di tenere pronte le sue galere a Messina. I preparativi nello Stato pontificio, pei quali il denaro venne procurato principalmente col Monte della Lega, furono spinti avanti sì alacremente che nello stesso giorno si potè inviare ad Otranto 1800 uomini. A Civitavecchia erano pronte tre galere ed altre là erano attese da Livorno.
    Il papa era tutto pieno del pensiero della crociata: egli viveva e movevasi nel progetto, di cui fin dal principio era stato da solo l’anima. Per dieci anni, così si espresse Pio V col cardinale Santori, deve farsi guerra ai Turchi per mare e per terra. La bolla del giubileo, in data 12 marzo 1572, concedeva a tutti coloro, che prendevano essi stessi le armi o volevano equipaggiare un altro o contribuire con denaro, le stesse indulgenze che per il passato avevano acquistate i crociati; i beni di quelli, che partivano per la guerra, dovevano essere sotto la protezione della Chiesa nè potevano venire pregiudicati da chicchessia; tutte le loro liti dovevano sospendersi fino al loro ritorno o a che ne fosse accertata la morte ed essi dovevano restare esenti da ogni tributo. Da una notizia del 15 marzo 1572 appare quanto la faccenda tenesse occupato il papa: in questa settimana si sono tenute in Vaticano niente meno che tre consulte in proposito. Per infervorare Don Juan, alla fine di marzo del 1572 gli vennero mandati come speciale distinzione lo stocco e il berretto benedetti a Natale.
    Con nuove speranze Pio V guardava al futuro: buona ventura gli risparmiò di vedere che la gloriosa vittoria di Lepanto rimanesse senza immediate conseguenze strategiche e politiche a causa della gelosia e dell’egoismo degli spagnuoli e veneziani, che dal febbraio 1572 disputarono sulle spese della spedizione dell’anno passato. Tanto più grandi furono però gli effetti mediati. Quanto profondamente venisse scosso l’impero del sultano, risulta dal movimento che prese i suoi sudditi cristiani. Non era affatto ingiustificata la speranza d’una insurrezione di cui sarebbe stata la base la popolazione cristiana di Costantinopoli e Pera, che contava 40,000 uomini. Aggiungevasi la sensibile perdita della grande flotta, che d’un colpo era stata annientata con tutta l’artiglieria e l’equipaggio difficile a surrogarsi. Se anche, in seguito della grandiosa organizzazione dell’impero e della straordinaria attività di Occhiali, si riuscì a creare un nuovo equivalente, l’avvenire doveva tuttavia insegnare che dalla battaglia di Lepanto data la lenta decadenza di tutta la forza navale di Turchia: era stato messo un termine al suo avanzare e l’incubo della sua invincibilità era stato per la prima volta distrutto. Ciò sentì istintivamente il mondo cristiano ora respirante più agevolmente. Di qui la letizia interminabile, che passò rumorosa per tutti i paesi. «Fu per noi tutti come un sogno», scrisse l’11 novembre 1571 a Don Juan da Madrid Luis de Alzamara; “credemmo di riconoscere l’immediato intervento di Dio”.
    Le chiese de’ paesi cattolici risuonarono dell’inno di ringraziamento, il Te Deum. Primo fra tutti Pio V richiamò il pensiero al cielo: nelle medaglie commemorative, che fece coniare, egli pose le parole del salmista: “la destra del Signore ha fatto cose grandi; da Dio questo proviene”. Poichè la battaglia era stata guadagnata la prima domenica d’ottobre, in cui a Roma le confraternite del rosario facevano le loro processioni, Pio V considerò autrice della vittoria la potente interceditrice, la misericordiosa madre della cristianità e quindi ordinò che ogni anno nel giorno della battaglia si celebrasse una festa di ringraziamento come “commemorazione della nostra Donna della vittoria”. Addì 1° aprile 1573 il suo successore Gregorio XIII stabilì che la festa venisse in seguito celebrata come festa del Rosario la prima domenica d’ottobre.
    In Ispagna e Italia, i paesi più minacciati dai Turchi, sorsero ben presto chiese e cappelle dedicate a Maria della Vittoria. Il senato veneto pose sotto la rappresentazione della battaglia nel palazzo dei dogi le parole: “nè potenza e armi nè duci, ma la Madonna del Rosario ci ha aiutato a vincere”. Molte città, come ad es. Genova, fecero dipingere la Madonna del Rosario sulle loro porte ed altre introdussero nelle loro armi l’immagine di Maria che sta sulla mezza luna.”


    5 OTTOBRE 1571 ? BATTAGLIA DI LEPANTO « www.agerecontra.it
    “7 OTTOBRE 1571 – BATTAGLIA DI LEPANTO
    Segnalazione di Simone Costa
    oggi 07 Ottobre 2015 si ricorda la Battaglia di Lepanto e la vittoria riportata contro l’invasore islamico avvenuta il 07 Ottobre 1571.”


    Il Santo Rosario non si tocca! « www.agerecontra.it
    “Inizia oggi la sua collaborazione con AgereContra il Responsabile del Friuli-Venezia Giulia del Circolo Christus Rex, Daniele Miceli, che accogliamo con gioia, consapevoli delle sue capacità e del suo spirito militante. Benvenuto!”
    “Il Santo Rosario non si tocca! di Daniele Miceli
    Ma sono 15 misteri… o 20?
    La Vera Chiesa, Quella di sempre, conosce 15 misteri soltanto e non 20.
    Non è la Chiesa che ci diede il Rosario ma la Madonna stessa. Lo fece in una apparizione a San Domenico nel XIII° secolo, gli consegnò la corona con 15 misteri dicendo: “Predica questo e l’eresia si fermerà”.
    Perché 15?
    15 misteri o decine (Gaudioso il lunedì, Dolorosi il martedì, Gloriosi il mercoledì, poi di nuovo Gaudiosi il giovedì, Dolorosi il Venerdì, Gloriosi il sabato e domenica: tutta la vita di Gesù e Maria).
    15 misteri = 150 Ave Maria = 150 salmi. 10 Ave per ogni decina.
    I Padri del deserto, i grandi eremiti del IV-V° secolo, recitavano ogni giorno i 150 salmi. Poi siccome eravamo molto più fragili di questi grandi Santi, la Mamma Chiesa con San Benedetto ci disse: “Va bene. Non potete più pregarli in un solo giorno? Allora li reciterete in una settimana”. Questo per i monaci e le monache che si consacravano alla preghiera.
    Lo stesso per i laici (re, principesse, studenti, contadini o lavoratori), con doveri e famiglia, non avevano tempo per recitare questi salmi, o per chi era illetterato, la Mamma Chiesa disse: “per ogni salmo, direte 1 Ave Maria”.
    150 salmi = 150 Ave Maria. Da donde il Rosario di 150 Ave coi 15 misteri.
    Per questo nessun Papa toccò il SS Rosario, perché sapevano che non potevano farlo. (...)”

    “Il Rosario intero è quello dei 15 misteri (gaudiosi, dolorosi e gloriosi).
    Nella forma ridotta tradizionale, si recita ogni giorno una corona meditandone i misteri: la prima comprende i misteri gaudiosi (o della gioia), contemplati il lunedì e il giovedì; la seconda i misteri dolorosi (o del dolore), il martedì e il venerdì; la terza i misteri gloriosi (o della gloria), il mercoledì, il sabato e la domenica.”




    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 07-10-15 alle 20:45
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  5. #5
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    Lightbulb Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    Da “Santi e beati”, “Basta Bugie”, "Fatti Sentire!" e "ChiesaPostConcilio":



    Beata Vergine Maria del Rosario
    Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia albigese.
    Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all’intervento divino.
    La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro. Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell’alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all’armamento della flotta genovese.
    Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces. Tale simbolo, insieme con l’immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris, issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l’unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra e ai primi attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine dei misteri. L’annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del Principe Colonna. Il trionfo fu attribuito all’intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572, istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario».
    Comandante generale della flotta cristiana era Don Giovanni d’Austria di 24 anni, figlio illegittimo del defunto Imperatore Carlo V e fratellastro del regnante Filippo II. Al fianco della sua nave Real erano schierate: la Capitana di Sebastiano Venier, capitano generale veneziano; la Capitana di Sua Santità di Marcantonio Colonna, ammiraglio pontificio; la Capitana di Ettore Spinola, capitano generale genovese; la Capitana di Andrea Provana di Leinì, capitano generale piemontese; l’ammiraglia Vittoria del priore Piero Giustiniani, capitano generale dei Cavalieri di Malta. In totale, la Lega schierò una flotta di 6 galeazze e circa 204 galere. A bordo erano imbarcati non meno di 36.000 combattenti, tra soldati, venturieri e marinai.
    A questi si aggiungevano circa 30.000 galeotti rematori. Comandante supremo dello schieramento ottomano era Müezzinzade Alì Pascià. La flotta turca, munita di minore artiglieria rispetto a quella cristiana, possedeva 170-180 galere e 20 o 30 galeotte, cui si aggiungeva un imprecisato numero di fuste e brigantini corsari. La forza combattente, comprensiva di giannizzeri, ammontava a circa 20-25.000 uomini. L’ammiraglio, considerato il migliore comandante ottomano, Uluč Alì, era un apostata di origini calabresi, convertitosi all’Islam. Alì Pascià si trovava a bordo dell’ammiraglia Sultana, sulla quale sventolava un vessillo verde, dove era stato scritto, a caratteri d’oro, 28.900 volte il nome di Allah.
    I musulmani di allora tagliavano le teste così come le tagliano oggi quelli dell’Isis: essi non hanno mutato i loro sistemi, mentre i cristiani hanno declinato i loro doveri davanti a Dio e alle loro nazioni, asservendosi non più al Re del Cielo e della terra, ma al padrone degli Inferi. Spiegava san Louis-Marie Grignon de Montfort: «Nel Cielo, Maria comanda agli angeli e ai beati. Come ricompensa della sua profonda umiltà, Dio le ha dato il potere e l’incarico di riempire di santi i troni lasciati vuoti dalla superbia degli angeli ribelli». Tutte le grazie passano per Maria, come ci insegnano i grande teologi mariani ed ecco perché san Pio V, Papa mariano e domenicano, affidò a Maria Santissima le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, minacciati dai musulmani.
    Da allora in poi si utilizzò ufficialmente il titolo di Auxilium Christianorum, titolo che non sembra doversi attribuire direttamente al Pontefice, ma ai reduci vittoriosi, che ritornando dalla guerra passarono per Loreto a ringraziare la Madonna.
    I forzati che erano stati messi ai banchi dei remi furono liberati: sbarcarono a Porto Recanati e salirono in processione alla Santa Casa, dove offrirono le loro catene alla Madonna; con esse furono costruite le cancellate poi poste agli altari delle cappelle. Lo stendardo della flotta fu donato alla chiesa di Maria Vergine a Gaeta, dove è tuttora conservato e che attende di essere ancora issato nei cuori di coloro che si professano cristiani e vogliono difendere le proprie radici.
    Autore: Cristina Siccardi”


    BASTABUGIE - AUXILIUM CHRISTIANORUM: L'INTERVENTO DI MARIA NELLA BATTAGLIA DI LEPANTO DEL 1571 CONTRO I MUSULMANI
    “AUXILIUM CHRISTIANORUM: L'INTERVENTO DI MARIA NELLA BATTAGLIA DI LEPANTO DEL 1571 CONTRO I MUSULMANI
    Le ragioni storiche dello scontro da fonte non disponibile
    Dopo che il 31 maggio 1453 Maometto II aveva conquistato la città di Costantinopoli e con essa il millenario Impero cristiano d'Oriente, i turchi ottomani ritenevano imminente il giorno del loro dominio universale. Nel 1521 si erano impadroniti di Belgrado; nel 1526 avevano conquistato l'Ungheria ed erano arrivati fino alle porte di Vienna.
    In Italia avevano invaso e saccheggiato tutte le coste del meridione. Tripoli era già stata tolta agli spagnoli, l'isola di Chio ai genovesi, Rodi ai cavalieri che la possedevano e la stessa isola di Malta, nuova sede dei cavalieri, sarebbe caduta nelle mani turche se Jean de La Valette, Gran Maestro dell'Ordine non l'avesse difesa e salvata con eroico valore.
    Nel febbraio 1570 era giunto a Venezia un ambasciatore turco con un ultimatum della Sublime Porta: o la cessione al sultano dell'isola di Cipro o la guerra. Venezia aveva rifiutato con sdegno. Ma dopo undici mesi di assedio il 1 agosto 1571, nell'isola di Cipro era caduta la città di Famagosta. Il patto di resa garantiva la vita ai difensori superstiti, ma quando il comandante turco era penetrato a Famagosta aveva fatto scorticare vivo il comandante della piazza cristiana Marcantonio Bragadin. Il corpo era stato squartato, la pelle di Bragadin era stata quindi riempita di paglia, rivestita con la sua uniforme e trascinata per la città.
    Il terrore regnava nel Mediterraneo, l'antico Mare nostrum. La sorte dei cristiani di Cipro era quella che l'Islam sembrava preparare ai cristiani di tutta Europa. Sulla cattedra di Pietro sedeva un teologo domenicano, Michele Ghislieri, salito al pontificato all'inizio del 1566 con il nome di Pio V. Egli valutò la gravità del pericolo e comprese che solo una guerra preventiva avrebbe salvato l'Occidente. Con parole gravi e commosse esortò le potenze cristiane ad unirsi contro gli aggressori e di questa difesa della cristianià fece l'asse del suo breve pontificato.
    Non tutti, però, risposero all'appello. L'espansione dei turchi si sviluppava anche grazie alla complicità decisiva di paesi cristiani, come la Francia, che in nome della realpolitik, oggi diremmo dei suoi interessi geopolitici, incoraggiava e finanziava i turchi per indebolire il suo tradizionale nemico: la casa imperiale d'Austria. Tuttavia grazie alle preghiere e alle insistenze del pontefice, il 25 luglio del 1570, la Spagna, Venezia e il Papa conclusero l'alleanza contro i turchi. Subito dopo aderirono il duca di Savoia, la Repubblica di Genova e quella di Lucca, il granduca di Toscana, i duchi di Mantova, Parma, Urbino, Ferrara, l'Ordine sovrano di Malta. Si trattava di una prefigurazione dell'unità italiana su basi cristiane, la prima coalizione politica e militare italiana nella storia.
    Alla testa della Lega Cristiana fu posto un giovane di 25 anni: don Giovanni d'Austria, figlio naturale di Carlo V e dunque fratellastro del re di Spagna Filippo II. La flotta pontificia, costituita grazie all'aiuto decisivo dei cavalieri di Santo Stefano, era comandata da Marcantonio Colonna, duca di Paliano, a cui il Papa affidò la bandiera della Chiesa. La Santa Lega fu ufficialmente proclamata a Roma nella basilica di San Pietro. Lasciata Messina, dove si era concentrata alla fine di agosto, dopo venti giorni di navigazione con rotta verso levante, la flotta cristiana attaccò il nemico alle undici di mattina di quella domenica 7 ottobre dell'anno 1571.
    Lo svolgimento della battaglia
    All'alba del 7 ottobre 1571 una gigantesca flotta ottomana, la più numerosa mai schierata nel Mediterraneo, avanzava lentamente, con il vento di scirocco in poppa. Circa 270 galee e una quantità indescrivibile di legni minori formavano un semicerchio, una enorme e minacciosa mezzaluna che occupava tutte le acque che dalle coste montagnose dell'Albania, a nord, arrivano alle secche della Morea, a sud. Al centro della mezzaluna che avanzava, sulla nave ammiraglia, chiamata la Sultana, sventolava uno stendardo verde, venuto dalla Mecca, che recava ricamato in oro per 28.900 volte il nome di Allah.
    Di fronte, in formazione a croce, era schierata la flotta cristiana, sulla cui ammiraglia, comandata da don Giovanni d'Austria, garriva un enorme stendardo blu con la raffigurazione del Cristo in Croce. La battaglia durò cinque ore e si decise al centro dello schieramento, dove le navi ammiraglie si speronarono l'un l'altra formando un campo di battaglia galleggiante in cui si susseguirono attacchi e contrattacchi finchè il reggimento scelto degli archibugieri di Sardegna riuscì a sferrare l'attacco decisivo. Alì Pascià fu colpito a morte e sulla Sultana fu ammainata la Mezzaluna e issato il vessillo cristiano.
    Si coprirono di valore tra gli altri i Colonna e gli Orsini, sette della stessa famiglia, il conte Francesco di Savoia che cadde in battaglia, il ventitreenne Alessandro Farnese, destinato a divenire uno dei maggiori condottieri del secolo, Giulio Carafa che, preso prigioniero si liberò e si impadronì del brigantino nemico, ed i veneziani tutti che pagarono il maggior tributo di sangue.
    Il provveditore veneziano Agostino Barbarigo che comandava l'ala sinistra dello schieramento cristiano, si batté, fino a che non gli mancarono le forze, con una freccia infitta nell'occhio sinistro. Sulla sua ammiraglia, Sebastiano Venier, combatté a capo scoperto e in pantofole perché, risponde a chi gliene chiede il motivo, fanno migliore presa sulla coperta. Ha settantacinque anni e imbraccia la balestra, aiutato da un marinaio per il caricamento dell'arma, un'operazione che era ormai superiore alle sue forze. Sopraffatto dal numero viene soccorso dalle galee di Giovanni Loredan e Caterino Malipiero, che trovano la morte nella lotta.
    Al termine della battaglia la Lega aveva perso più di 7.000 uomini, di cui 4.800 veneziani, 2.000 spagnoli, 800 pontifici, e circa 20.000 feriti; i turchi, contarono più di 25.000 perdite e 3.000 prigionieri. Il nome di Lepanto era entrato nella storia. Per la prima volta dopo un secolo il Mediterraneo tornò libero. A partire da questo giorno iniziò il declino dell'impero ottomano.
    Nel pomeriggio del 7 ottobre, Pio V che aveva moltiplicato le preghiere a Colei che sempre aveva soccorso i cristiani nelle ore drammatiche della cristianità, stava esaminando i conti con alcuni prelati. D'improvviso fu visto levarsi, avvicinarsi alla finestra fissando lo sguardo come estatico e poi, ritornando verso i prelati esclamare: "Non occupiamoci più di affari, ma andiamo a ringraziare Iddio. La flotta cristiana ha ottenuto vittoria".
    Il Pontefice attribuì il trionfo di Lepanto all'intercessione della Vergine e volle che nelle Litanie lauretane si aggiungesse l'invocazione Auxilium christianorum, aiuto dei cristiani. Anche il Senato Veneziano che non era composto da donnicciole, ma da uomini fieri e rotti a sfidare i più gravi pericoli in mare e in terra, volle attribuire alla Santissima Vergine il merito principale della vittoria e sul quadro fatto dipingere nella sala delle sue adunanze fece scrivere queste parole: "Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii, victores nos fecit" (non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori).
    Fonte: fonte non disponibile
    Pubblicato su BastaBugie n. 28





    MADONNA DEL ROSARIO E BATTAGLIA DI LEPANTO (1571) di Cristina Siccardi
    BASTABUGIE - MADONNA DEL ROSARIO E BATTAGLIA DI LEPANTO (1571)
    “MADONNA DEL ROSARIO E BATTAGLIA DI LEPANTO (1571)
    Come già per Poitiers (732) e poi sarà per Vienna (1683), la vittoria a Lepanto (grazie alla Regina delle Vittorie) fu fondamentale per arrestare l'avanzata dei musulmani in Europa di Cristina Siccardi
    Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l'eresia albigese.
    Fu così che il Santo Rosario divenne l'orazione più diffusa per contrastare le eresie e fu l'arma determinante per vincere i musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu fondamentale per arrestare l'avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, anche e soprattutto all'intervento divino.
    LA GUERRA DI CIPRO
    La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro. Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell'Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell'Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie. Dell'alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all'armamento della flotta genovese.
    Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces. Tale simbolo, insieme con l'immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris, issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l'unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra e ai primi attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine dei misteri. L'annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo, portato da messaggeri del Principe Colonna. Il trionfo fu attribuito all'intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572, istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario».
    SOLDATI, VENTURIERI E MARINAI
    Comandante generale della flotta cristiana era Don Giovanni d'Austria di 24 anni, figlio illegittimo del defunto Imperatore Carlo V e fratellastro del regnante Filippo II. Al fianco della sua nave Real erano schierate: la Capitana di Sebastiano Venier, capitano generale veneziano; la Capitana di Sua Santità di Marcantonio Colonna, ammiraglio pontificio; la Capitana di Ettore Spinola, capitano generale genovese; la Capitana di Andrea Provana di Leinì, capitano generale piemontese; l'ammiraglia Vittoria del priore Piero Giustiniani, capitano generale dei Cavalieri di Malta. In totale, la Lega schierò una flotta di 6 galeazze e circa 204 galere. A bordo erano imbarcati non meno di 36.000 combattenti, tra soldati, venturieri e marinai.
    A questi si aggiungevano circa 30.000 galeotti rematori. Comandante supremo dello schieramento ottomano era Müezzinzade Alì Pascià. La flotta turca, munita di minore artiglieria rispetto a quella cristiana, possedeva 170-180 galere e 20 o 30 galeotte, cui si aggiungeva un imprecisato numero di fuste e brigantini corsari. La forza combattente, comprensiva di giannizzeri, ammontava a circa 20-25.000 uomini. L'ammiraglio, considerato il migliore comandante ottomano, Uluč Alì, era un apostata di origini calabresi, convertitosi all'Islam. Alì Pascià si trovava a bordo dell'ammiraglia Sultana, sulla quale sventolava un vessillo verde, dove era stato scritto, a caratteri d'oro, 28.900 volte il nome di Allah.
    OGGI COME ALLORA
    I musulmani di allora tagliavano le teste così come le tagliano oggi quelli dell'Isis: essi non hanno mutato i loro sistemi, mentre i cristiani hanno declinato i loro doveri davanti a Dio e alle loro nazioni, asservendosi non più al Re del Cielo e della terra, ma al padrone degli Inferi. Spiegava san Louis-Marie Grignon de Montfort: «Nel Cielo, Maria comanda agli angeli e ai beati. Come ricompensa della sua profonda umiltà, Dio le ha dato il potere e l'incarico di riempire di santi i troni lasciati vuoti dalla superbia degli angeli ribelli». Tutte le grazie passano per Maria, come ci insegnano i grande teologi mariani ed ecco perché san Pio V, Papa mariano e domenicano, affidò a Maria Santissima le armate ed i destini dell'Occidente e della Cristianità, minacciati dai musulmani.
    Da allora in poi si utilizzò ufficialmente il titolo di Auxilium Christianorum, titolo che non sembra doversi attribuire direttamente al Pontefice, ma ai reduci vittoriosi, che ritornando dalla guerra passarono per Loreto a ringraziare la Madonna.
    I forzati che erano stati messi ai banchi dei remi furono liberati: sbarcarono a Porto Recanati e salirono in processione alla Santa Casa, dove offrirono le loro catene alla Madonna; con esse furono costruite le cancellate poi poste agli altari delle cappelle. Lo stendardo della flotta fu donato alla chiesa di Maria Vergine a Gaeta, dove è tuttora conservato e che attende di essere ancora issato nei cuori di coloro che si professano cristiani e vogliono difendere le proprie radici di fronte al proselitismo sanguinario dell'Isis.
    Titolo originale: La Madonna del Rosario e la battaglia di Lepanto
    Fonte: Corrispondenza Romana, 8 ottobre 2014
    Pubblicato su BastaBugie n. 371




    Fatti Sentire! - Battaglia di Lepanto: lezione di storia per la vita di oggi
    “Battaglia di Lepanto: lezione di storia per la vita di oggi
    Il miracolo di Lepanto. L’intervento di Dio nella storia
    I miracoli segnano la storia religiosa e politica dell’Europa...
    La battaglia del 1571
    Le ragioni storiche dello scontro.
    Dopo che il 31 maggio 1453 Maometto II aveva conquistato la città di Costantinopoli e con essa il millenario Impero cristiano d'Oriente, i turchi ottomani ritenevano imminente il giorno del loro dominio universale. Nel 1521 si erano impadroniti di Belgrado; nel 1526 avevano conquistato l'Ungheria ed erano arrivati fino alle porte di Vienna.
    In Italia avevano invaso e saccheggiato tutte le coste del meridione. Tripoli era già stata tolta agli spagnoli, l'isola di Chio ai genovesi, Rodi ai cavalieri che la possedevano e la stessa isola di Malta, nuova sede dei cavalieri, sarebbe caduta nelle mani turche se Jean de La Valette, Gran Maestro dell'Ordine non l'avesse difesa e salvata con eroico valore.
    Nel febbraio 1570 era giunto a Venezia un ambasciatore turco con un ultimatum della Sublime Porta: o la cessione al sultano dell'isola di Cipro o la guerra. Venezia aveva rifiutato con sdegno. Ma dopo undici mesi di assedio il 1 agosto 1571, nell'isola di Cipro era caduta la città di Famagosta. Il patto di resa garantiva la vita ai difensori superstiti, ma quando il comandante turco era penetrato a Famagosta aveva fatto scorticare vivo il comandante della piazza cristiana Marcantonio Bragadin. Il corpo era stato squartato, la pelle di Bragadin era stata quindi riempita di paglia, rivestita con la sua uniforme e trascinata per la città.
    Il terrore regnava nel Mediterraneo, l'antico Mare nostrum. La sorte dei cristiani di Cipro era quella che l'Islam sembrava preparare ai cristiani di tutta Europa. Sulla cattedra di Pietro sedeva un teologo domenicano, Michele Ghislieri, salito al pontificato all'inizio del 1566 con il nome di Pio V. Egli valutò la gravità del pericolo e comprese che solo una guerra preventiva avrebbe salvato l'Occidente. Con parole gravi e commosse esortò le potenze cristiane ad unirsi contro gli aggressori e di questa difesa della cristianià fece l'asse del suo breve pontificato.
    Non tutti, però, risposero all'appello. L'espansione dei turchi si sviluppava anche grazie alla complicità decisiva di paesi cristiani, come la Francia, che in nome della realpolitik, oggi diremmo dei suoi interessi geopolitici, incoraggiava e finanziava i turchi per indebolire il suo tradizionale nemico: la casa imperiale d'Austria. Tuttavia grazie alle preghiere e alle insistenze del pontefice, il 25 luglio del 1570, la Spagna, Venezia e il Papa conclusero l'alleanza contro i turchi. Subito dopo aderirono il duca di Savoia, la Repubblica di Genova e quella di Lucca, il granduca di Toscana, i duchi di Mantova, Parma, Urbino, Ferrara, l'Ordine sovrano di Malta. Si trattava di una prefigurazione dell'unità italiana su basi cristiane, la prima coalizione politica e militare italiana nella storia.
    Alla testa della Lega Cristiana fu posto un giovane di 25 anni: don Giovanni d'Austria, figlio naturale di Carlo V e dunque fratellastro del re di Spagna Filippo II. La flotta pontificia, costituita grazie all'aiuto decisivo dei cavalieri di Santo Stefano, era comandata da Marcantonio Colonna, duca di Paliano, a cui il Papa affidò la bandiera della Chiesa. La Santa Lega fu ufficialmente proclamata a Roma nella basilica di San Pietro. Lasciata Messina, dove si era concentrata alla fine di agosto, dopo venti giorni di navigazione con rotta verso levante, la flotta cristiana attaccò il nemico alle undici di mattina di quella domenica 7 ottobre dell'anno 1571.
    Lo svolgimento della battaglia
    All'alba del 7 ottobre 1571 una gigantesca flotta ottomana, la più numerosa mai schierata nel Mediterraneo, avanzava lentamente, con il vento di scirocco in poppa. Circa 270 galee e una quantità indescrivibile di legni minori formavano un semicerchio, una enorme e minacciosa mezzaluna che occupava tutte le acque che dalle coste montagnose dell'Albania, a nord, arrivano alle secche della Morea, a sud. Al centro della mezzaluna che avanzava, sulla nave ammiraglia, chiamata la Sultana, sventolava uno stendardo verde, venuto dalla Mecca, che recava ricamato in oro per 28.900 volte il nome di Allah.
    Di fronte, in formazione a croce, era schierata la flotta cristiana, sulla cui ammiraglia, comandata da don Giovanni d'Austria, garriva un enorme stendardo blu con la raffigurazione del Cristo in Croce. La battaglia durò cinque ore e si decise al centro dello schieramento, dove le navi ammiraglie si speronarono l'un l'altra formando un campo di battaglia galleggiante in cui si susseguirono attacchi e contrattacchi finchè il reggimento scelto degli archibugieri di Sardegna riuscì a sferrare l'attacco decisivo. Alì Pascià fu colpito a morte e sulla Sultana fu ammainata la Mezzaluna e issato il vessillo cristiano.
    Si coprirono di valore tra gli altri i Colonna e gli Orsini, sette della stessa famiglia, il conte Francesco di Savoia che cadde in battaglia, il ventitreenne Alessandro Farnese, destinato a divenire uno dei maggiori condottieri del secolo, Giulio Carafa che, preso prigioniero si liberò e si impadronì del brigantino nemico, ed i veneziani tutti che pagarono il maggior tributo di sangue.
    Il provveditore veneziano Agostino Barbarigo che comandava l'ala sinistra dello schieramento cristiano, si batté, fino a che non gli mancarono le forze, con una freccia infitta nell'occhio sinistro. Sulla sua ammiraglia, Sebastiano Venier, combatté a capo scoperto e in pantofole perché, risponde a chi gliene chiede il motivo, fanno migliore presa sulla coperta. Ha settantacinque anni e imbraccia la balestra, aiutato da un marinaio per il caricamento dell'arma, un'operazione che era ormai superiore alle sue forze. Sopraffatto dal numero viene soccorso dalle galee di Giovanni Loredan e Caterino Malipiero, che trovano la morte nella lotta.
    Al termine della battaglia la Lega aveva perso più di 7.000 uomini, di cui 4.800 veneziani, 2.000 spagnoli, 800 pontifici, e circa 20.000 feriti; i turchi, contarono più di 25.000 perdite e 3.000 prigionieri. Il nome di Lepanto era entrato nella storia. Per la prima volta dopo un secolo il Mediterraneo tornò libero. A partire da questo giorno iniziò il declino dell'impero ottomano.
    Nel pomeriggio del 7 ottobre, Pio V che aveva moltiplicato le preghiere a Colei che sempre aveva soccorso i cristiani nelle ore drammatiche della cristianità, stava esaminando i conti con alcuni prelati. D'improvviso fu visto levarsi, avvicinarsi alla finestra fissando lo sguardo come estatico e poi, ritornando verso i prelati esclamare: "Non occupiamoci più di affari, ma andiamo a ringraziare Iddio. La flotta cristiana ha ottenuto vittoria".
    Il Pontefice attribuì il trionfo di Lepanto all'intercessione della Vergine e volle che nelle Litanie lauretane si aggiungesse l'invocazione Auxilium christianorum. Anche il Senato Veneziano che non era composto da donnicciole, ma da uomini fieri e rotti a sfidare i più gravi pericoli in mare e in terra, volle attribuire alla Santissima Vergine il merito principale della vittoria e sul quadro fatto dipingere nella sala delle sue adunanze fece scrivere queste parole: "Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii, victores nos fecit" (non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori).
    tratto da Centro Culturale Lepanto (www.lepanto.org).”

    “Le forze dei contendenti nella battaglia di Lepanto
    Cristiani: 30.000 soldati e 80.000 tra marinai e rematori, tutti imbarcati su 208 galere rispettivamente: spagnole (comandante Don Giovanni d'Austria), veneziane (comandante Sebastiano Venier, duca di Candia), pontificie (comandante Marcantonio Colonna), genovesi (comandante Giannandrea Doria), sabaude e Maltesi, oltreché, sei galeazze venete (comandante Agostino Barbarigo) e 78 tra galeoni e brigantini.
    Turchi: schierarono circa 270 tra galere e galeotte complete d'equipaggio che poteva annoverare dai 180 ai 250 rematori (tutti schiavi cristiani) e soldati (giannizzeri) sino a 400 per imbarcazione: il loro comandante Al' Mehemet Pascià era considerato imbattibile perché in possesso di un prezioso amuleto che altro non era che un dente canino destro di Maometto). La battaglia di Lepanto è l'ultimo scontro in mare che vedrà impiegate navi a remi. In tal frangente morirono circa 8.000 cristiani e oltre 25.000 musulmani, ma furono liberati 12.000 schiavi cristiani incatenati al remo.
    Il Comandante Venier, titolato "capitan generale da mar", sebbene d'anni 75, era responsabile della flotta veneziana e non disdegnò di prendere parte attiva alla battaglia esponendosi a dardi e ogni altro pericolo dell'arrembaggio. Tra i feriti spagnoli, ci fu un certo Miguel de Cervantes che immobilizzato per sempre in un braccio lasciò la carriera delle armi per scrivere il capolavoro Don Chisciotte della Mancia. Dopo la battaglia di Lepanto l'influenza turca nel Mediterraneo diminuì notevolmente, ma i "pirati saraceni" continuarono ad esistere sino alla fine del 1800, quando la flotta inglese predominò incontrastata nel "mare nostrun".
    Il papa di Lepanto: San Pio V
    Michele Ghislieri, di povera famiglia, fu domenicano e Inquisitore Generale. Appoggiato da San Carlo Borromeo, fu eletto Papa col nome di Pio V nel 1566. Il denaro dei festeggiamenti per l'elezione lo fece dare ai poveri; lui continuò a vestire il rozzo saio e a dormire su un pagliericcio, mangiando solo legumi. Cominciò con l'eliminare dai palazzi vaticani e dall'amministrazione romana tutte le "bocche inutili", poi diede mano severamente al riordino della Chiesa, vietando i favori ai "nipoti" e la concessione di cariche ai minorenni. Due volte alla settimana per dieci ore di seguito dava personalmente udienza al popolo, ascoltandone le lagnanze. Aveva un parente nelle milizie pontificie: lo fece cacciare appena seppe che frequentava prostitute.
    Ma soprattutto rese effettiva la riforma del Concilio di Trento che stentava a decollare, introducendo il Catechismo per i parroci e la famosa Messa in latino (rimasta in vigore fino al Concilio Vaticano II), unica per tutta la Cristianità, potente simbolo di unità e di sentire comune.
    Altrettanto severo fu contro l'ingiustizia, non deflettendo nemmeno di fronte ai potenti: Elisabetta d'Inghilterra venne scomunicata per aver fatto uccidere la sorella, Maria la Cattolica. Introdusse i Monti di Pietà per sottrarre i meno abbienti all'usura praticata dai banchieri ebrei (questi ultimi, poi, li protesse dalla furia popolare - di quando in quando insorgente - assegnando loro leggi e quartieri appositi).
    Frattanto i Turchi assediavano l'Europa. Cipro era caduta e Marco Antonio Bragadin, comandante della fortezza di Famagosta, era stato scuoiato vivo. Pio V si adoperò in tutti i modi per unire i cristiani in una Lega. Così l'imperatore, il granduca di Toscana, Venezia, l'Ordine di Malta e parecchi principi italiani armarono una flotta che sconfisse (per la prima volta dopo tanto tempo) i Turchi nella battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571, fermando per sempre i musulmani sul mare.
    Il Papa, che aveva ordinato la recita del Rosario in tutta la Cristianità, "vide" soprannaturalmente la vittoria e istituì in ricordo la festa della Madonna del Rosario, Maria SS. della Vittoria. L'imperatore fu avvertito da un messaggero trafelato mentre assisteva alla Messa. Ma non volle che la funzione fosse interrotta. Solo alla fine, con le lacrime agli occhi, fece intonare il solenne Te Deum.
    Purtroppo il successo non poté essere sfruttato per la defezione di Venezia, più interessata ai suoi commerci che ad altro. L'anno dopo il santo Papa morì. Rino CAMMILLERI tratto da I Santi militari, Piemme, Casale Monferrato 1992, p. 203s.”

    “Cronaca della battaglia di Famagosta 1571
    Famagosta è difesa da settemila uomini e da 500 bocche da fuoco. Le fortificazioni, opera del celebre architetto Sammicheli, sono frutto delle più avanzate concezioni belliche: la cinta rettangolare delle mura, lunga quasi quattro chilometri e rafforzata ai vertici da possenti baluardi, è intervallata da dieci torrioni e coronata da terrapieni larghi fino a trenta metri. Alle spalle le mura sono sovrastate da una decina di forti, detti "cavalieri", che dominano il mare e tutta la campagna circostante, mentre all'esterno sono circondate da un profondo fossato. La principale direttrice d'attacco è difesa dall'imponente massiccio del forte Andruzzi, davanti al quale si protende, più basso il forte del Rivellino.
    Per spaventare i difensori, Mustafà Pascià invia a Famagosta, racchiusa in una cesta, la testa del governatore di Nicosia, Niccolò Dandolo. Ma il Capitano Generale di Famagosta, Marcantonio Bragadin, di antico e nobile casato veneziano, non s'impressiona, respinge ogni intimidazione di resa e dà tutte le disposizioni necessarie per quella lunga ed eroica resistenza "che resterà sempre monumento di gloria negli annali militari". Bragadin ed i suoi uomini sono convinti che Venezia non li lascerà in balia del turco e che, prima o dopo, arriveranno i sospirati e promessi soccorsi.
    Il 22 settembre 1570 il blocco di Famagosta è completo, dopo che anche Creta è caduta in mano agli ottomani. Un esercito di 200 mila uomini l'assedia per via terra, una flotta di 150 navi per via mare. I turchi hanno completato l'accerchiamento della città fino ad un tiro di cannone. Sulle alture circostanti millecinquecento cannoni ed alcuni obici giganteschi tengono sotto il loro micidiale tiro sia la fortezza che i quartieri cittadini; invano i veneziani cercano di salvare i più importanti monumenti e le chiese, ricorrendo a "travate di sostegno e cumuli di sacchetti di sabbia": tutto crolla o brucia irrimediabilmente e la popolazione, terrorizzata, si rifugia nella fortezza aggravando la già precaria situazione dei combattenti. Tra gravi privazioni e sofferenze - scarseggiano viveri e munizioni - passa così l'inverno 1570.
    Nella primavera del 1571 Mustafà Pascià, che fino ad allora si è illuso di far cadere Famagosta per fame, decide di passare all'offensiva. Così all'alba del 19 maggio i millecinquecento cannoni turchi scatenano un bombardamento di potenza inaudita che si prolunga senza soste, notte e giorno, per millesettecentoventotto ore, sino alla fine della battaglia, con una tattica di demolizione sistematica delle postazioni difensive e di debilitazione psicofisica degli avversari che troverà riscontro solo durante l'ultima guerra mondiale con il martellamento italo-tedesco di Malta e con quello americano su Pantelleria. Ma poiché non bastano a piegare Famagosta, le 170 mila cannonate sparate durante la battaglia, Mustafà Pascià passa alla "guerra delle mine", con un impiego di esplosivo talmente grande per quantità e potenza da risultare senza precedenti.
    I turchi scavano nottetempo lunghissimi cunicoli sotto il fossato e raggiungono così le fondamenta dei forti, minandole con forti cariche di esplosivo. Vasti tratti di postazioni saltano improvvisamente per aria sotto i piedi dei veneziani, mentre i turchi attaccano selvaggiamente a più ondate. L'otto luglio cadono su Famagosta 5 mila cannonate: è il preludio ad un ennesimo attacco generale che l'indomani si scatena, più massiccio che mai, contro il forte del Rivellino. Per arrestare i turchi, Bragadin non esita a dar fuoco alle polveri ammassate nei sotterranei della piazzaforte, sacrificando trecento soldati veneziani ed il loro comandante, Roberto Malvezzi. Con loro sotto le macerie del forte rimangono sepolti migliaia di ottomani.
    A difendere Famagosta sono rimasti ormai solo duemila uomini, in gran parte feriti, debilitati dalla fame e dalle fatiche. Da tempo, esaurite le vettovaglie, militari e civili ricevono come razione giornaliera un po' di pane malfermo ed acqua torbida con qualche goccia di aceto. La situazione è disperata, anche se finalmente la Santa Lega contro il turco è stata sottoscritta, il 20 maggio, da tutti gli Stati interessati. Ma la flotta spagnola arriverà a Messina, dove già si sono date appuntamento le altre navi alleate, solo alla fine di agosto, quando ormai Famagosta è costretta a capitolare.
    Il 29 luglio i difensori respingono un'altra terribile offensiva del nemico: decine di migliaia di turchi si alternano all'attacco che continua ininterrotto per oltre 48 ore, fino alla sera del 31. Per la prima volta, dopo 72 giorni, i cannoni ottomani finalmente tacciono; centinaia e centinaia di turchi giacciono sul campo di battaglia e sotto le mura della fortezza. Tra gli altri, lo stesso figlio primogenito di Mustafà Pascià. Questi, ignorando le misere condizioni degli assediati e preoccupato per le gravi perdite subite, offre ai veneziani patti insolitamente generosi ed onorevoli: se si arrendono, tutti avranno salvi vita ed averi, la popolazione sarà rispettata, chi lo chiederà sarà trasportato in paese neutrale, onori militari per i vinti.
    Marcantonio Bragadin non vuole nemmeno ricevere il messaggero turco e, presagendo quanto sarebbe accaduto in caso di resa, respinge sdegnosamente l'offerta. Ma la maggior parte degli ufficiali, dei soldati, la stessa popolazione invocano la fine di una battaglia troppo impari. Famagosta, abbandonata dalla madrepatria, non ha più alcuna speranza di salvezza: bisogna almeno salvare la vita ai superstiti e salvaguardare la popolazione civile. I rappresentanti dei cittadini, il Vescovo, i magistrati, appositamente convocati, optano tutti per la resa. Tanto più che al primo agosto rimangono solo munizioni per una giornata di fuoco, mentre i difensori ancora validi sono ridotti a settecento (in media uno ogni 50-60 metri del perimetro difensivo).
    Così il 4 agosto, dopo dieci mesi di assedio, i turchi possono entrare a Famagosta. Come Bragadin, che non volle firmare l'atto di resa, aveva previsto, i turchi non rispettano i patti. Mustafà Pascià, esasperato per la morte del figlio e dalla mancata espugnazione di Famagosta, soprattutto dopo aver accertato l'esiguità numerica dei veneziani, fa massacrare a tradimento tutti gli ufficiali e deportare come schiavi i soldati. Il colonnello Martinengo, l'unico che aveva avuto il coraggio di accorrere il 24 gennaio 1571 in soccorso di Famagosta a capo di un piccolo manipolo di soldati, è impiccato per tre volte. Marcantonio Bragadin è scuoiato vivo dopo tredici giorni di atroci torture: "... e lentamente staccarono dal suo corpo vivo la pelle, spogliandola in un sol pezzo, a cominciare dalla nuca e dalla schiena, e poi il volto, le braccia, il torace e tutto il resto ...". La pelle riempita di paglia è esposta a guisa di trofeo sull'antenna più alta della nave di Mustafà Pascià. I turchi lasciarono sotto le mura di Famagosta ben 80 mila uomini, quanti all'inizio avevano destinato alla conquista dell'intera Cipro; i veneziani circa seimila.”
    StoriaLibera


    Totus tuus network - Storia militare del cristianesimo
    “Il 7 ottobre, com’è noto, è Nostra Signora della Vittoria, o del Rosario, perché i cristiani attaccarono a Lepanto nel 1571 recitando appunto il rosario; per una di quelle coincidenze di cui è costellata la storia cristiana, la tattica della flotta turca era quella, consueta, di schierarsi a mezzaluna per operare aggiramenti; i cristiani, per dare spazio alle grandi galeazze veneziane, dovettero schierarsi a croce.” - Rino Cammilleri.


    Riscossa Cristiana


    Chiesa e post concilio: 7 Ottobre. Siamo nel mese del Santo Rosario
    “7 Ottobre. Siamo nel mese del Santo Rosario.
    La memoria Mariana di oggi di origine devozionale ricorda la Beata Vergine del Rosario. Si collega con la vittoria di Lepanto (1571), che arrestò la grande espansione dell'impero ottomano. San Pio V attribuì quello storico evento alla preghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del Rosario. (Mess. Rom.) Fu chiamata in quell'occasione Regina della Vittoria. (…)
    Noi ci rivolgiamo a Maria, meditando e pregando, perché ci aiuti a partecipare ai misteri della vita, morte, risurrezione di Cristo. Sono i misteri che si attualizzano a nostra salvezza nella celebrazione eucaristica e noi chiediamo alla sua materna intercessione che si compiano in pienezza «nell’ora della nostra morte».”






    Luca, Sursum Corda!


    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  6. #6
    emv
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    Predefinito Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    Citazione Originariamente Scritto da Holuxar Visualizza Messaggio






    Bentornato Holuxar, ti trovo in forma.
    Draigo and Holuxar like this.
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" Mt 28, 19


  7. #7
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    Lightbulb Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    Grazie emv per il bentornato ed il gradito complimento, purtroppo anche se vorrei non sono io quel bel vigoroso crociato e guerriero

    Mia nuova discussione aperta oggi anche su "Tradizionalismo", l'ho un po' aggiornata segnalando anche questa qui su "Cattolici", sempre sul tema "Ottobre mese del Santo Rosario":

    Ottobre mese del Santo Rosario…
    https://forum.termometropolitico.it/...o-rosario.html

    Oggi 8 ottobre è Santa Brigida di Svezia…
    Riporto a tal proposito, considerando la ricorrenza, questa significativa e terribile profezia che avevo letto tempo fa e le viene attribuita, sembra riguardare da vicinissimo i giorni nostri come non mai; se è davvero autentica, sinceramente non lo so se è spuria oppure genuina ed anzi sarebbe interessante avere una conferma od una smentita magari scoprendo la fonte originale in qualche vecchio testo, spiegherebbe molte cose della nostra storia recente, c'è da rabbrividire ma pure da sperare e riflettere:


    "Quarant'anni prima dell'anno 2000, il demonio sarà liberato per un periodo, per tentare gli uomini.
    Quando tutto sembrerà perduto, Dio stesso, all'improvviso, metterà fine a tutto il male.
    Il segnale di questi eventi sarà: quando i sacerdoti avranno lasciato il santo abito e si vestiranno come la gente comune, le donne come gli uomini e gli uomini come le donne." - Santa BRIGIDA (1303-1373).

    PROFEZIE PER IL TERZO MILLENNIO (Le profezie di mistici e veggenti - Parte IV)


    Sempre riguardo a Santa Brigida, da segnalare il fatto che a quanto pare le sue orazioni sono state negli ultimi decenni post-CVII un po' cambiate e mutilate nel nome del "religiosamente corretto" (si fa per dire...), si legga questo importante articolo di Carlo Di Pietro sulla questione:


    "LE VERE «ORAZIONI» DI SANTA BRIGIDA E QUELLE MUTILATE!"
    http://aiconfinidelsapere.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=10908178


    Anche il Rosario tradizionale purtroppo, va sottolineato chiaramente, come si spiega nell'articolo "Il Santo Rosario non si tocca!" che ho riportato in precedenza da "Agere Contra" e pure in questa vecchia discussione su "Tradizione Cattolica" è stato di recente un bel po' alterato:


    https://forum.termometropolitico.it/367787-rosario.html
    "sinceramente non so perchè GPII ha voluto introdurre i "misteri della Luce" (si chiamano così, no?): sarà una delle sue tante strane novità...
    Cmq io, come te, continuo a recitare il Rosario nella sua forma tradizionale, con i misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi, così come si è fatto per centinaia di anni e così come ha richiesto la Madonna a Fatima. (...) la tradizionale suddivisione del Rosario in tre Corone, ha anche un significato simbolico... 3 è il numero perfetto, il numero della Santissima Trinità... e 15 è un numero prettamente mariano (come il 5): ad esempio 15 sono i Sabati della Madonna di Pompei, così come 15 sono le promesse fatte dalla Madre di Dio al Beato Alano della Rupe per i devoti del suo Rosario...Dunque, anche lo sconvolgere queste piccolezze, mi mette a disagio... preferisco il Rosario tradizionale!"
    "Ci sono eccome dei significati simbolici, non è una tua ipotesi.
    Tra l'altro il Rosario, strutturato esattamente così com'è, prima della riforma wojtyliana, è stato rivelato dalla Vergine direttamente a San Domenico.
    Recitarlo in volgare è meno preferibile ma è del tutto lecito e non toglie valore alla preghiera. Non so se recitare i misteri della luce configuri un peccato o una qualche forma di sacrilegio o di blasfemia. Io comunque lo eviterei, non foss'altro che per il rispetto che si deve al Rosario, così com'è strutturato tradizionalmente."



    http://www.tommasoapostolo.it/index....-santa-brigida
    “Brigida Birgersdotter nacque a Finsta, in Svezia, nel 1303, da famiglia aristocratica. Allora i cittadini scandinavi erano tutti cattolici. A diciotto anni Brigida fu costretta dal padre a sposare il giovane Ulf Gudmarsson. Dalla coppia nacquero otto figli, quattro maschi e quattro femmine. Una di esse sarà santa Caterina di Svezia.”

    Brigida di Svezia, una santa per l?Europa | Aleteia.org ? Italiano
    "Brigida di Svezia, una santa per l’Europa.
    La "Mistica del nord" rimproverava papi e re e operava per la pace del continente.
    Roma era ridotta a uno spettacolo desolante: strade piene di fango ed erbacce, popolate di rospi e vipere. Un clero avido e dalla moralità discutibile sembrava essere lo specchio della decadenza cittadina. Apparve così la Città eterna agli occhi della nobile Brigida quando vi giunse dalla Svezia nel 1349. Si avvertiva la mancanza della presenza del pontefice, Clemente VI, che aveva continuato la scelta dei predecessori iniziata nel 1309 di stabilire la sede di Pietro ad Avignone, in Francia. Invano la stessa Brigida aveva esortato con le sue lettere il papa a riportare la sede pontificia a Roma. Allo stesso modo aveva inviato lettere e messaggi ai sovrani di Francia e Inghilterra perchè mettessero fine a quella che sarebbe stata chiamata la "Guerra dei cent'anni" (1339-1453) e si era recata dai sovrani svedesi per portare loro personalmente gli "ammonimenti del Signore". La pace del suo paese, dell'Europa e della Chiesa era la sua missione, quella che Gesù stesso le aveva indicato nelle visioni.
    ALLA CORTE DI RE MAGNUS

    Discendente dalla famiglia reale dei Folkungar, Brigida (1303-1373) aveva trascorso la giovinezza in un ambiente aristocratico – suo padre era "lagman" cioè giudice e governatore della regione dell'Upplan – e molto religioso. Questo stesso patrimonio di fede vissuta nel quotidiano ella condividerà con il marito Ulf Gudmarsson, lagman di Närke, a cui darà otto figli. I due coniugi, destinati a restare insieme per 28 anni, intraprendono lunghi pellegrinaggi religiosi in tutta Europa e scelgono di diventare terziari francescani. Grazie al suo direttore spirituale, Matthias, dottore in teologia nell’Università di Parigi, Brigida entra in contatto con il ricco contesto intellettuale europeo del tempo. Dama di corte della regina Bianca, moglie di Magnus Eriksson, Brigida si trova ad avere per qualche tempo una certa influenza sulla politica svedese.
    MESSAGGERA DEL GRAN SIGNORE
    Alla morte di Ulf nel 1344, Brigida si ritira in un edificio annesso al monastero circestense di Alvastra dove resta per quasi tre anni. E' qui che, dopo aver meditato a lungo i divini misteri della Passione del Signore e dei dolori e delle gioie di Maria, inizia un'esperienza mistica con visioni di Cristo che, in una di esse, la elegge "sua sposa" e "messaggera del gran Signore". Le illuminazioni che derivano da questa esperienza che la accompagnerà fino alla morte saranno raccolte negli otto volumi delle "Rivelazioni" che Brigida detterà a padre Matthias e ad altri direttori spirituali. In proposito Giovanni Paolo II ha scritto: "…riconoscendo la santità di Brigida, la Chiesa, pur senza pronunciarsi sulle singole rivelazioni, ha accolto l'autenticità complessiva della sua esperienza interiore".
    L'ORDINE DEL SS. SALVATORE
    Ad Astra Brigida concepisce l'idea di fondare un nuovo Ordine religioso – detto del SS. Salvatore – composto da"monasteri doppi", cioè con religiosi e suore, secondo una proporzione numerica (25 e 60) dalla complessa simbologia che fa riferimento alla Chiesa primitiva riunita nel Cenacolo intorno a Maria. Nei monasteri ideati da Brigida i religiosi vivono separati dalle monache e si incontrano solo nella chiesa per la preghiera comune, ma sono tutti sotto la guida di un'unica badessa, rappresentante la Santa Vergine e con un confessore generale.
    UN AMMONIMENTO PER IL PAPA
    A Roma, quindi, nel 1349 Brigida si reca in vista dell'Anno santodel 1350 – era stato proprio lei a sollecitarlo e Clemente VI a disporre che da allora fosse celebrato ogni 50 anni e non 100 come aveva stabilito Bonifacio VIII – e per richidere l'autorizzazione per il nuovo Ordine religioso, che arriverà, però, solo nel 1370 con papaUrbano V. Questi, nel 1367 era tornato per breve tempo da Avignone, ma nel 1370 era ripartito per la Francia, nonostante che Brigida – che continuava a tempestare di ammonimenti i pontefici perchè ristabilissero la sede pontificia a Roma – gli avessepredetto che sarebbe andato incontro a una morte precoce se l'avesse fatto. In effetti, appena giunto ad Avignone, il 24 settembre 1370 il papa morì. Sarà un'altra santa, Caterina da Siena, ad ottenere il rientro definitivo dei pontefici con Gregorio XI nel 1377, poco più di tre anni dopo la morte di Brigida avvenuta il 23 luglio 1373.
    PELLEGRINA IN TERRA SANTA
    Da Roma, dove si era stabilita definitivamente in una casa offertale da una nobildonna romana nei pressi di Campo de' Fiori, Brigida si recò in pellegrinaggio in vari santuari del Centro e Sud Italia: Assisi, Ortona, Benevento, Salerno, Amalfi, Monte sant'angelo sul Gargano e Bari. Dopo l'approvazione del suo Ordine, intraprese il pellegrinaggio più ambito verso la Terra Santa e Gerusalemme dove soggiornò per quattro mesi nel 1372 e dove contrasse la malattia che l'avrebbe portata alla morte al suo ritorno a Roma. Accanto a lei, la figlia Caterina, che nel 1350 era rimasta vedova e da allora aveva condiviso il suo ideale di vita ricevendo in custodia l'Ordine del SS. Salvatore. Le spoglie di Brigida furono, dopo un breve periodo, trasportate in Svezia a Vadstena, la prima sede del suo Ordine, ma alcune reliquie sono rimaste a Roma nella Chiesa di san Lorenzo in Panisperna e presso le clarisse di san Martino ai Monti.
    LA "MISTICA DEL NORD"
    Brigida di Svezia fu proclamata santa il 7 ottobre 1391 da papa Bonifacio IX. Papa Giovanni Paolo II, il 1° ottobre 1999, la proclamò compatrona d'Europa così come Caterina da Siena e santa Teresa Benedetta della Croce-Edith Stein. Dal 1891, inoltre, santa Brigida è patrona della Svezia. La "Mistica del nord" – ha sottolineato il santo pontefice polacco – ci ricorda che,solo radicandosi nei valori permanenti del Vangelo, la società può costruire qualcosa di effettivamente valido per ogni epoca". Per l'allora card. Ratzinger, oggi papa emerito Benedetto XVI, il tratto caratteristico di santa Brigida sta nell'essere "particolarmente 'cattolica', nella misura in cui intendiamo per cattolico apertura alla totalità, all'ampiezza e alla profondità della fede".
    Le "BRIGIDINE"
    Si riconoscono per il tipico copricapo con due bande formano sul capo una croce, i cui bracci sono uniti da una fascia circolare e con cinque fiamme, una al centro e quattro sul bordo, che ricordano lepiaghe di Cristo: le religiose dell'Ordine del SS. Salvatore sono dette comunemente "brigidine". Nel periodo della Riforma, l'Ordine dei "monasteri doppi" fondato da santa Brigida che aveva conosciuto un grande fioritura per due secoli nei paesi scandinavi, iniziò un lento declino. Un ritorno decisivo allo spirito della Regola di S. Brigida, approvata da Urbano VI come integrazione della Regola di sant'Agostino, si deve, all'inizio del secolo scorso, aMadre Maria Elisabetta Hesselblad, luterana svedese, convertitasi alla fede cattolica in America, a sua volta beatificata da Giovanni Paolo II il 9 aprile 2000. Ella diede il via al ripristino dell'Ordine brigidino nel ramo femminile che "pur aggiornato, secondo le istanze dei nuovi segni dei tempi, rimase fedele alla tradizione brigidina per l'indole contemplativa, la celebrazione solenne della liturgia, l'aspetto apostolico e l'impegno costante ad operare per l'unità della Chiesa con una piena adesione e devozione al Romano Pontefice". Nel 2011 le "brigidine" hanno festeggiato 100 anni di vita dalla fondazione. L'Ordine è oggi presente in 3 continenti (Italia, Svizzera, Inghilterra, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Estonia, Polonia, Germania, Paesi Bassi, India, Palestina, Israele, Filippine, Indonesia, Stati Uniti, Messico, Cuba)con 50 case e conta circa 700 religiose. Alla guida dell'Ordine è Madre Tekla Famiglietti, 4ª Abbadessa Generale. La casa romana dell'Ordine, a piazza Farnese, ha ricevuto nel 2015 l'attestazione di "Casa di vita" dalla Fondazione internazionale Raul Wallemberg per l'opera svolta da madre Maria Elisabetta Hesselblad, riconosciuta "giusta delle nazioni" nel 2004, a favore di alcuni ebrei italiani che, insieme alle consorelle, nascose dalla persecuzione nazista nel monastero di santa Brigida proteggendoli fino al 4 giugno 1944, data della liberazione di Roma.
    LA CORONA BRIGIDINA
    Fu santa Brigida a idearla e diffonderne l'uso ottenendo dal Papa Urbano V approvazione e indulgenze. Si recita in onore della SS. Vergine e in memoria dei 63 anni, che si crede abbia vissuto sulla terra. La coroncina è composta di sei decine di Ave Maria, con un Pater e un Credo (degli apostoli) alla fine di ciascuna decina. Dopo si aggiungono un Pater, che è il settimo, in commemorazione dei sette dolori e delle sette allegrezze della SS. Vergine, e tre Ave Maria, che compongono il numero di 63. Dei sei misteri Gaudiosi, il primo è l'Immacolata Concezione. Il sesto dei misteri Dolorosi è Gesù Morto tra le braccia della Sua Madre. Il sesto dei misteri Gloriosi è la Protezione di Maria. I pontefici, nel corso del tempo, hanno arricchito la devozione della coroncina brigidina con indulgenze confermate da Papa Benedetto XIV, con suo Breve del 15 gennaio 1743.
    LE ORAZIONI DI SANTA BRIGIDA
    Nei testi delle "Rivelazioni" Brigida racconta che, desiderando conoscere il numero esatto di colpi ricevuti da Gesù durante la sua Passione, durante una delle apparizioni Gesù stesso le avrebbe rivelato di aver ricevuto 5480 colpi e che, se si fosse voluto onorarli, si sarebbero dovuti recitare quindici orazioni per un anno, insieme ad altre preghiere."


    "8 ottobre 2015: Santa Brigida, vedova.
    Brigida di Svezia, santa, fondatrice dell’Ordine del S. Salvatore. Il monastero delle Clarisse di S. Lorenzo in Panisperna fu santificato dalla sua presenza e da quella di sua figlia, Caterina. La salma deposta il 27 luglio 1371 in un sarcofago d’epoca romana, che ancora oggi si conserva nella cappella a lei dedicata, venne traslata in Svezia il 2 dicembre dello stesso anno. Nella chiesa romana sono conservati l’osso del femore e parte d
    i un suo braccio. Quest’ultimo è stato da pochi anni portato nella chiesa di S. Brigida in Piazza Farnese e nell’attiguo convento, nel quale la santa morì, vi sono altre sue reliquie. Sotto l’altare della cappella di S. Brigida a S. Lorenzo in Panisperna sono conservate, in una cassetta di metallo, i resti di una martire di nome Vittoria, che viene festeggiata nella chiesa il 23 dicembre. Fino a pochi anni fa il suo corpo era visibile attraverso un cristallo.
    M.R.: 23 luglio - A Roma il natale di santa Brigida Vedova, la quale, dopo molti pellegrinaggi ai Luoghi Santi, ripiena dello Spirito divino si riposò. La sua festa si celebra l’otto Ottobre.
    8 ottobre - Santa Brigida Vedova, il cui giorno natalizio si commemora il 23 Luglio, e la sua Traslazione il sette di questo mese."









    Sul Rosario riporto ancora da Radio Spada…



    Radio Spada

    La Santissima Trinità.





    “Oggi Festa del Rosario, si conclude la nostra piccola Crociata... e voi, quante volte lo avete recitato?
    Radio Spada
    20 settembre alle ore 47 ·
    Radio Spada chiede preghiere, con l'arma del Rosario. Da oggi, triste anniversario della breccia di Porta Pia, fino al 7 ottobre, Festa del Rosario e della vittoria di Lepanto. Per la crisi della Chiesa, per una pace giusta nel Vicino Oriente, per le intenzioni dei collaboratori e dei lettori di RS. Grazie sin da ora a tutti, chi aderisce aggiunga o nei commenti o nella posta della pagina un @ per segnalare un Rosario recitato."













    Ave Maria, gratia plena,
    Dominus tecum,
    benedicta tu in mulieribus,
    et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
    Sancta Maria, mater Dei,
    ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae.
    Amen.



    Luca, Sursum Corda!

    Ultima modifica di Holuxar; 08-10-15 alle 22:22
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

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  8. #8
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    Lightbulb Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    10 ottobre 2015…



    Radio Spada

    10 ottobre 732 - 10 ottobre 2015.
    Anniversario della Battaglia di Poitiers. Combattuta in un giorno di ottobre (forse il 10) del 732 tra l'esercito musulmano di al-Andalus, comandato dal suo governatore e quello dei Franchi di Carlo Martello. Gli islamici caddero in enorme numero, tanto che i cronisti musulmani definirono il teatro di quella battaglia come «il lastricato dei martiri» (balāt al-shuhadāʾ), in quanto buona parte del massacro avvenne lungo la strada romana che lo schieramento arabo-berbero teneva alle spalle.
    [Dipinto: Charles de Steuben, Bataille de Poitiers].”





    “10 ottobre 2015: San Francesco Borgia, Confessore.
    Gandia, Spagna, 28 ottobre 1510 - Roma, 30 settembre 1572.
    Nato nel 1510 a Gandia, in Spagna, fu paggio presso la Corte di Carlo V. Si sposò con Eleonora de Castro da cui ebbe otto figli. Nonostante gli impegni che la carica di Viceré della Catalogna comportava, non tralasciò di condurre una vita spirituale intensa. Morta la moglie, entrò nella Compagnia di Gesù e, divenuto sacerdote, alternò la predicazione alla scrittura di trattati spirituali. Rinunciò alla carica di cardinale ma accettò gli incarichi importanti per la Compagnia, come quello di Commissario Generale. Sue caratteristiche furono l'umiltà, la mortificazione e una grande devozione all'Eucarestia e alla Vergine. Fondatore delle prime missioni dell'America Latina spagnola, vigilò sullo spirito originale dei gesuiti. Morì nel 1572. (Avvenire).
    Martirologio Romano: A Roma, san Francesco Borgia, sacerdote, che, morta la moglie, dalla quale aveva avuto otto figli, entrò nella Compagnia di Gesù e, lasciati gli onori terreni e rifiutati quelli ecclesiastici, eletto preposito generale, restò celebre per austerità di vita e spirito di preghiera.”







    In Ricordo di Padre Noël Barbara, a 13 anni dalla sua morte (25.12.1910-10.10.2002), radicale cattolico anti-modernista critico del vaticano-secondismo e difensore della tradizione del cattolicesimo romano integrale…Condivisibile o meno che fosse la sua posizione sedevacantista, prima totalista e poi tesista, è stato un grande sacerdote cattolico...
    Una FOTO STORICA: Padre Barbara insieme a Monsignor Lefebvre e Padre Pio...









    Padre Noel Barbara (25.12.1910-10.10.2002) Di Guelfo Nero nel forum Tradizione Cattolica
    https://forum.termometropolitico.it/...10-2002-a.html
    Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002) Di
    Guelfo Nero nel forum Tradizione Cattolica
    https://forum.termometropolitico.it/...10-2002-a.html
    “Il 10 ottobre 2002, nella sua casa di rue des Oiseaux, a Tours, fedelmente assistito da Suor Marie-Bernadette e dalla di lei sorella Myriam Malré, è deceduto piamente il R.P. Noël Barbara, che a Natale avrebbe compiuto 92 anni. Avremo modo di parlare a lungo – in una prossima occasione - di padre Barbara, che fu uno dei capofila della “resistenza” cattolica al Vaticano II e al neo-modernismo. Ricordiamo per ora la sua vicinanza al nostro Istituto, che ce lo rende caro come amico e benefattore insigne. Vicinanza innanzi tutto dottrinale. Padre Barbara infatti, dopo essere stato per lungo tempo il punto di riferimento dei sedevacantisti assoluti (chiamati appunto in quegli anni “barbaristi”) corresse poi coraggiosamente la sua posizione abbracciando pubblicamente la Tesi di Cassiciacum sulla Sede formalmente ma non materialmente vacante. Dopo aver preso contatto col nostro Istituto fin dalla sua nascita, si recò a Verrua quattro anni di seguito (dal 1991 al 1994) per dare ai sacerdoti e ai seminaristi gli Esercizi Spirituali. Per lunghi anni fu l’unico sacerdote in Francia, con don Delmasure e don Petit, a chiedere la collaborazione del nostro Istituto, collaborazione che si concretizzò con la presenza di un nostro sacerdote a Tours per 5 anni, fino all’ottobre del 2001 (don Cazalas dal 1996 al 1999, don Giugni dal 1999 al 2000, don Ercoli dal 2000 al 2001). Il consiglio di Padre Barbara non fu estraneo alla fruttuosa collaborazione che si è instaurata in seguito con Padre Vinson, anche lui, come Padre Barbara, un vecchio Padre di Chabeuil.
    Ricordiamo pure che, chiudendo le pubblicazioni della gloriosa rivista Forts dans la Foi, Padre Barbara invitò tutti i suoi lettori e abbonati a vedere in Sodalitium la continuazione della sua opera. Molti sono i debiti di riconoscenza che il nostro Istituto ha accumulato verso il Padre, e molti sono i debiti di tutti i cattolici verso chi, fin dal 1968, prese la difesa della Fede contro l’eresia modernista. Padre Barbara ha ricevuto gli ultimi sacramenti dalle mani di don Guépin; il Parroco di Steffeshausen, don Schoonbroodt, ne ha celebrato le esequie il 14 ottobre. Don Murro e don Cazalas erano presenti, in rappresentanza di tutti i membri dell’Istituto, mentre a Verrua è stata cantata una solenne messa di Requiem il 12 ottobre 2002. (Da Sodalitium numero 55).”
    “10 ottobre 2002 - 2012: decennale della morte di padre Noël Barbara, uno dei primissimi oppositori al Vaticano II e alla nuova messa, fondatore della rivista sedevacantista "Forti nella Fede". RIP.”
    «Le devoir de défendre la Messe est un honneur et c’est une grâce».
    FORTES IN FIDE Files
    FORTES IN FIDE Files






    9 ottobre 2015…


    Radio Spada

    “9 ottobre 2015: Ss. Dionigi vescovo e compagni martiri.
    Fu il primo vescovo di Parigi, inviato in Gallia dal Papa Fabiano nel 250. Subì il martirio insieme a Rustico ed Eleuterio. Le sue reliquie sono custodite nella Basilica che Santa Genoveffa fece erigere nel 495. Accanto ad essa nel secolo VII sorse la celebre abbazia che da lui prese il nome. (Mess. Rom.)”

    “9 ottobre 2014: san Giovanni Leonardi, confessore.
    Nasce a Diecimo (Lucca) nel 1541. Nel 1567 è farmacista in Lucca. Opera nel sodalizio dei Colombini soccorrendo i poveri. Nel 1572 diventa prete, con una particolare passione per l'insegnamento religioso così come è stato prescritto dal Concilio di Trneto (1563). Inizia conl'insegnamento ai bambini, ma successivamente il vescovo gli affida la catechesi per gli adulti. Fonda la "Compagnia della dottrina cristiana" e nel 1574 la famiglia religiosa detta successivamente dei "Chierici Regolari della Madre di Dio". Partecipa attivamente alla riforma cattolica, infastidendo gli ambienti lucchesi vicini al protestantesimo, ma anche quella parte del clero che vede di cattivo d'occhio la riforma cattolica. Per questo motivo viene bandito dalla Repubblica di Lucca per disturbo all'ordine pubblico e mancanza di rispetto alle autorità costituite. La prova provoca inquietudine e divisioni anche tra la sua famiglia religiosa, che però supera il momento critico. S. Giovanni è nel frattempo chiamato da Papa Clemente VIII a riordinare congregazioni religiose, riformare monasteri e a dirimere controversie. Nel 1601 i "Chierici" aprono una loro casa a Roma, dove vengono chiamati "Leonardini". Nel 1603 insieme a Giovanni Vivés, Giovanni Leonardi promuove il Collegio Urbano di Propaganda Fide. Muore a Roma, l'8 ottobre 1609, sepolto prima a Santa Maria di Portico e poi a Santa Maria in Campitelli, dove è tuttoggi la casa generalizia dei "Chierici Regolari della Madre di Dio". Beatificato il 10 novembre 1861, il 17 ottobre 1938 è proclamato infallibilmente santo da Papa Pio XI.
    Giovanni Leonardi, santo, dal 1662 riposa sotto la mensa dell’altare della cappella, a lui dedicata, di S. Maria in Portico. Nato nel 1541 a Diecimo (Lucca) morì a Roma l’8 ottobre 1609. Nel 1756 fu riconosciuta l’eroicità della sua virtù, beatificato il 10 novembre 1861 e canonizzato infallibilmente il 17 aprile 1938.
    M.R.: 9 ottobre - A Roma san Giovanni Leonardi Confessore, Fondatore della Congregazione dei Chierici Regolari della Madre di Dio, illustre per le fatiche e per miracoli. Per opera sua furono istituite le Missioni della Propagazione della Fede.
    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]”

    “Il 9 ottobre 1047 muore papa Clemente II dei signori di Morsleben e Hornburg, Sommo Pontefice.”


    “Il 9 ottobre 1958 muore Papa Pio XII Pacelli, Sommo Pontefice. Inizia la grande notte.”
    Da "Il Cavallo Rosso": "In un simile contesto continuavano - sempre più isolati per il mancato sostegno dei mezzi della comunicazione sociale - i tenaci, mirabili insegnamenti di papa Pio XII, che durarono fino al giorno della sua morte. Perciò i marxisti e i laicisti d'ogni tipo si scagliavano ormai sopratutto contro di .lui. Così anche il Vangelo continuava: il tempo degli osanna al papa era finito da un pezzo, ed era sopravenuto quello dei ''crucifige!', in una marea di vociferazioni e di calunnie crescenti e sempre più insensate, di fronte alle quali i suoi finirono col lasciarlo talmente solo che una sera, mentr'egli giaceva malato e pieno di sconforto, Cristo gli apparve per confortarlo.”




    “Nuova immagine. Il 9 ottobre 1958, il Sommo Pontefice Pio XII è chiamato al Cielo.”








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  9. #9
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    Lightbulb Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    Oggi 12 ottobre e ieri domenica 11 ottobre 2015…
    Ulteriori anniversari e ricorrenze nel mese della Madonna del Rosario...



    "www.RadioSpada.org di nuovo online, più veloce, più sicuro. Ripartiamo con Pio IX!"



    https://www.facebook.com/rrradiospada

    https://www.facebook.com/rrradiospad...457497850584:0
    “12 ottobre 2015 Lunedì della Ventesima settimana dopo Pentecoste.
    Giudei e Gentili.
    Il Vangelo di otto giorni or sono annunciava le nozze del Figlio di Dio e della stirpe umana. Dio, nella creazione del mondo visibile, aveva per fine la realizzazione di tali nozze e tale fine persegue ancora nel governo della società. Nessuna meraviglia dunque che, rivelandoci su questo argomento il pensiero di Dio, la parabola abbia messo in luce il fatto importante della riparazione dei Giudei e della chiamata dei Gentili, che è ad un tempo il più importante nella storia del mondo e il più intimamente legato al compimento del mistero dell'unione divina.
    L'esclusione dei Giudei dovrà un giorno cessare, sebbene la loro ostinazione abbia permesso ai Gentili di vedere rivolto a loro il messaggio dell'amore. Oggi tutte le nazioni (Rm 11, 25-26) hanno udito l'invito del cielo ed è vicino il tempo in cui il ritorno di Israele completerà la Chiesa nei suoi mmbri e darà alla Sposa il segno dell'ultima chiamata, che porrà fine al lungo travaglio dei secoli (ivi 8, 22), facendo apparire lo Sposo (Ap 22,17).
    Si farà finalmente sentire nel cuore dei discendenti di Giacobbe la felice gelosia che l'Apostolo voleva destare negli uomini della sua razza rivolgendosi ai Gentili (Rm 11, 13-14). Quale gioia in cielo quando la loro voce, che ripete e supplica, si unirà davanti a Dio con i canti di allegrezza del Gentilesimo che celebra l'entrata dei suoi popoli innumerevoli nella sala del banchetto divino! Tale concerto sarà davvero il preludio del gran giorno salutato in anticipo da san Paolo quando, nel suo patriottico entusiasmo, disse dei Giudei: Se la loro caduta fu ricchezza per il mondo e la loro diminuzione la ricchezza per i Gentili, che cosa sarà la loro pienezza (ivi 12)?
    La Messa della ventesima domenica ci fa pregustare il momento fortunato in cui la riconoscenza del nuovo popolo non sarà più sola a cantare i benefici di Dio. Tutti i liturgisti antichi ce la presentano composta per metà con parole dei profeti, che offrono a Giacobbe le espressioni di pentimento che gli procurano nuovamente l'amicizia di Dio e per metà con formule ispirate nelle quali i popoli, già sistemati nella sala del festino nuziale, manifestano il loro amore. Sentiamo il cuore dei Gentili nel Graduale e nel Communio e nell'Introito e nell'Offertorio sentiamo quello dei Giudei.
    EPISTOLA (Ef 5,15-21). - Fratelli: Guardate adunque di condurvi cautamente: non da stolti, ma da prudenti, riscattando il tempo, perché i giorni sono cattivi: quindi non siate imprudenti, ma studiate bene quale sia la volontà di Dio. E non vi ubriacate col vino, sorgente di lussuria, ma siate ripieni di Spirito Santo. Conversate tra voi con salmi, inni e canti spirituali, cantando e salmeggiando di tutto cuore al Signore, ringraziando sempre Dio e Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo per ogni cosa. Sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
    L'avvicinarsi del compimento delle nozze del Figlio di Dio coinciderà quaggiù con un violento furore dell'inferno ai danni della Sposa. Il dragone dell'Apocalisse (Ap 12,9) scatenerà tutte le passioni per trascinare la vera madre dei viventi col suo impeto, ma sarà impotente a scuotere il patto di alleanza eterna e, impotente contro la Chiesa, dirigerà gli sforzi della sua rabbia contro gli ultimi figli della novella Eva, destinati ad avere l'onore delle ultime lotte pericolose che il profeta di Patmos ha descritte (ivi 17).
    Integrità della dottrina.
    I cristiani fedeli si ricorderanno allora degli ammonimenti dell'Apostolo e si impegneranno pienamente a custodire la loro intelligenza e la loro volontà in quei giorni cattivi, con quella circospezione che egli raccomanda. La luce infatti allora subirà gli assalti dei figli delle tenebre che diffonderanno le loro dottrine perverse. Forse sarà ancor più sminuita e falsata per le debolezze degli stessi figli della luce anche sul terreno dei principi, per i sotterfugi, le transazioni e l'umana prudenza dei pretesi saggi. Molti lasceranno capire di ignorare che la Sposa dell'Uomo-Dio non può soccombere all'urto di forze create. Le ricorderanno che Cristo si è impegnato a difendere la Chiesa fino alla fine dei secoli (Mt 28,20), tuttavia crederanno di fare cosa buona portando alla buona causa il soccorso di una po*litica di concessioni non sempre abbastanza pesate con i pesi della Chiesa, dimenticando che il Signore, per aiutarla a mantenere le sue promesse, non ha bisogno di stolta sagacia e che la cooperazione che egli si degna accettare dai suoi, per la difesa dei diritti della Chiesa, non può stare nello sminuire o nel dissimulare la verità, che è forza e bellezza della Sposa. Dimenticheranno che san Paolo ha scritto ai Romani che conformarsi a questo mondo, cercare un impossibile adattamento del Vangelo a un mondo scristianizzato non è discernere con sicurezza il bene, il meglio, il perfetto agli occhi del Signore (Rm 12,2)! In quei tempi infelici sarà merito particolarmente grande attendere soltanto, come dice la nostra Epistola, a conoscere quale sia la volontà di Dio.
    Dice san Giovanni: Badate a non perdere il frutto delle vostre opere, assicuratevi la ricompensa piena, che è solo concessa alla perseverante pienezza della dottrina e della fede (2Gv 8-9). Del resto, come sempre anche allora, secondo le parole dello Spirito Santo, la semplicità dei giusti li guiderà con sicurezza (Pr 11,3) e l'umiltà darà loro sapienza (ivi 2).
    Redimere i tempi.
    Sia unica cura dei giusti avvicinarsi al Diletto ogni giorno con una rassomiglianza perfetta a Lui, informando al vero parole ed atti. Così essi serviranno la società come deve essere servita, praticando il consiglio che il Signore ci dà di cercare sempre il regno di Dio e la sua giustizia, confidando per le altre cose in Lui (Mt 6,33).
    Lasciamo agli altri la ricerca di umani e scaltri accostamenti, di incerti compromessi destinati, nel pensiero dei loro autori, a ritardare di qualche settimana o forse di qualche mese il flutto della rivoluzione che sale; essi comprenderanno in modo diverso il consiglio che ci dà l'Apostolo di redimere i tempi.
    Lo Sposo aveva comprati i tempi ad alto prezzo, perché fosse impegnato dai suoi membri mistici nella glorificazione dell'Altissimo. Perduto dalla moltitudine sviata nella rivolta e nell'orgia, le anime fedeli lo riscatteranno ponendo negli atti della loro fede e del loro amore tale intensità che il tributo dato ogni giorno dalla terra alla Santa Trinità non risulti diminuito fino all'ultimo momento. Le anime dei fedeli, contro la bestia dalla bocca insolente e piena di bestemmie (Ap 13,5-6), rinnoveranno il grido di Michele contro Satana suscitatore della bestia (ibid. 2): Chi è come Dio?
    VANGELO (Gv 4,46-54). - In quel tempo: C'era un regio ufficiale il cui figlio era ammalato in Cafarnao. Ed avendo egli sentito dire che Gesù dalla Giudea era venuto in Galilea, andò a trovarlo e lo pregò di recarsi a guarire il suo figlio, che era moribondo. E Gesù gli disse: Se non vedete segni e prodigi, non credete. E l'ufficiale regio: Signore, vieni, prima che muoia il mio figliolo. Gesù gli disse: Va', il tuo figlio vive. Quell'uomo prestò fede alle parole dettegli da Gesù e parti. E avanti che arrivasse a casa gli corsero incontro i servi con la notizia che il suo figliolo viveva. Domandò loro pertanto in che ora avesse cominciato a star meglio. E quelli gli risposero: Ieri alla settima ora lo lasciò la febbre.
    Allora il padre riconobbe essere quella appunto l'ora in cui Gesù gli aveva detto: il tuo figlio vive, e credette lui con tutta la famiglia.
    Nel corso delle Domeniche dopo la Pentecoste il Vangelo è tratto oggi per la prima ed unica volta da san Giovanni e dà il suo nome alla Domenica ventesima, che viene detta Domenica dell'Ufficiale di Cafarnao. La Chiesa scelse questo passo del Vangelo per la relazione misteriosa che lo lega alle condizioni del mondo nei tempi cui gli ultimi giorni del Ciclo liturgico profeticamente si riferiscono.
    Il mondo malato.
    Il mondo volge al termine, comincia a morire. Minato dalla febbre delle passioni in Cafarnao, città del lucro e del godimento, è già senza forze e non può andare da sé al medico, che potrebbe guarirlo. Si rivolge a suo Padre cioè i pastori, che lo hanno generato alla vita della grazia col Battesimo e governano il Popolo cristiano come Ufficiali della santa Chiesa ed essi devono andare dal Signore e chiedere la salute del malato. Il discepolo prediletto ci dice per prima cosa (Gv 4,46) che essi troveranno Gesù a Cana, la città delle nozze e delle manifestazioni della sua gloria col banchetto nuziale (ivi 2,11) e Cana è il cielo dove l'Uomo-Dio risiede da quando abbandonò la terra e lasciò i discepoli senza lo sposo ad esercitarsi per un tempo nel campo della penitenza.
    Il rimedio.
    Rimedio sono soltanto lo zelo dei pastori e la preghiera di quella parte del gregge di Cristo, che non si è lasciata trascinare dalle seduzioni della universale licenza. Come è però necessario che fedeli e pastori facciano propri i sentimenti della Chiesa dimenticando se stessi! Nella più rivoltante ingratitudine, nelle ingiustizie, nelle calunnie, nelle perfidie di ogni genere, la madre dei popoli tutto dimentica, per pensare soltanto alla vera prosperità e alla salvezza delle nazioni, che l'oltraggiano, prega come ha fatto sempre, ma con un fervore che non ha mai avuto, perché la fine ritardi, pro mora finis (Tertulliano, Apol. XXXIX).
    Potenza della preghiera.
    Come dice Tertulliano: "riuniamoci in un solo gregge, in un solo esercito per andare a Dio e investirlo con le nostre preghiere come investe un'armata, perché questa violenza gli piace". Però questo esige una fede totale incrollabile. È la nostra fede che ci dà la vittoria sul mondo (1Gv 5,4) ed è ancora la fede che vince Dio nei casi estremi e disperati. Pensiamo con la Chiesa al pericolo che tanti sventurati corrono. Sono, è vero, senza scusa, perché ancora domenica scorsa furono avvertiti del pianto e dello stridore di denti, che nelle tenebre esteriori attende coloro che disprezzano le sacre nozze (Mt 22,13), ma ci sono fratelli e non possiamo rassegnarci alla loro perdita, e speriamo contro ogni speranza. L'Uomo-Dio, che conosceva in modo sicuro l'inevitabile dannazione dei peccatori ostinati, ha tuttavia versato anche per essi il suo sangue e noi vogliamo unirci a lui in una rassomiglianza totale. Risolviamo di imitarlo anche in questo nella misura che è a noi possibile e preghiamo, senza riposo e senza tregua, per i nemici della Chiesa, per i nostri nemici ora che la loro dannazione non è compiuta. In questo ordine di cose niente è inutile, niente va perduto, qualunque cosa avvenga, il Signore sarà molto glorificato dalla nostra fiducia e dall'ardore della nostra carità.
    Vediamo di non meritare il rimprovero che egli moveva alla fede falsa della generazione di cui faceva parte l'Ufficiale di Cafarnao. Egli non ha bisogno di scendere dal cielo per dare efficacia agli ordini della sua volontà misericordiosa, noi lo sappiamo, e, se si degna moltiplicare attorno a noi miracoli e prodigi, gli saremo riconoscenti per i nostri fratelli più di noi deboli nella fede e prenderemo l'occasione per esaltare la sua gloria, protestando però che l'anima nostra non ha più bisogno di manifestazioni della sua potenza per credere in lui.
    PREGHIAMO
    Largisci placato, Signore, il perdono e la pace ai tuoi servi, affinché, purificati da tutte le colpe, possano servirti con animo tranquillo.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 514-519."





    “Il 12 ottobre 638 muore Papa Onorio I, Sommo Pontefice.
    Il 12 ottobre 642 muore Papa Giovanni IV, Sommo Pontefice.”


    http://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/15_ottobre_12/accadde-oggi-12-ottobre-e4c030f6-70a9-11e5-a92c-8007bcdc6c35.shtml
    "Il 12 ottobre è l'anniversario della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo. Il 3 agosto 1492 Colombo, nato a Genova nel 1451, lascia il porto spagnolo di Palos, con 3 barche: la Niña, la Pinta e la Santa Maria. La spedizione, finanziata dai reali di Spagna, ha come obiettivo quello di raggiungere le Indie senza circumnavigare l'Africa. Il 6 settembre Colombo lascia le Canarie dopo aver fatto gli approvvigionamenti e aver riparato le navi. Il 7 ottobre, dopo 29 giorni in alto mare, cambia rotta a causa di uno stormo. Finalmente, il 12 ottobre 1492, alle 2 del pomeriggio, il marinaio Rodrigo de Triana, a bordo della Pinta, intravede la terra. Colombo sbarca su un'isola, nella baia di Fernandez. Con lui ufficiali, funzionari, Rodrigo de Segovia e il notaio Rodrigo de Escobedo, il cui documento da lui redatto nell'occasione viene firmato da tutti i testimoni, a prova della presa di possesso di quel luogo battezzato per l'occasione San Salvador. Guanahani, per gli indigeni. Colombo e la sua ciurma sono accolti con grande cortesia e condiscendenza dai Taino, i nativi di etnia Arawak, abitanti dell'isola come il navigatore stesso specifica nella sua relazione."

    https://it.wikipedia.org/wiki/Cristoforo_Colombo
    https://upload.wikimedia.org/wikiped...drid%29_06.jpg
    « Cominciai a navigare per mare ad un'età molto giovane, e ho continuato fino ad ora. Questa professione crea in me una curiosità circa i segreti del mondo. Durante gli anni della mia formazione, studiai testi di ogni genere: cosmografia, storie, cronache, filosofia e altre discipline. Attraverso questi scritti, la mano di nostro Signore aprì la mia mente alla possibilità di navigare fino alle Indie, e mi diede la volontà di tentare questo viaggio. Chi potrebbe dubitare che questo lampo di conoscenza non fosse l'opera dello Spirito santo? » (Cristoforo Colombo, Libro delle profezie, 67).
    “Cristoforo Colombo (in latino: Christophorus Columbus, in spagnolo: Cristóbal Colón, in portoghese: Cristóvão Colombo; Genova, fra il 26 agosto e il 31 ottobre 1451 – Valladolid, 20 maggio 1506) è stato un esploratore e navigatore italiano, cittadino della Repubblica di Genova prima e suddito del Regno di Castiglia poi. È stato tra i più importanti navigatori che presero parte al processo di esplorazione delle grandi scoperte geografiche a cavallo tra il XV e il XVI secolo. (...)

    Secondo le poche testimonianze del suo aspetto aveva dei capelli biondi ardenti, carnagione chiara leggermente lentigginosa, alto più di 1,80 m, con occhi chiari, azzurri o grigi. All'esposizione mondiale di Colombo del 1893 vennero messi in mostra 71 suoi ritratti, rappresentanti Colombo con capelli rossi o biondi, che nella realtà diventarono brizzolati relativamente presto, occhi chiari e un colorito della pelle chiaro reso rosso dalla prolungata esposizione al sole.(...)"

    https://upload.wikimedia.org/wikiped...o_Columbus.jpg







    11 ottobre 2015…


    https://www.facebook.com/rrradiospad...948577901476:0
    “11 ottobre 2015: MATERNITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA (con memoria e ultimo vangelo della XX domenica dopo Pentecoste).
    Il titolo di Madre di Dio, fra tutti quelli che vengono attribuiti alla Madonna, è il più glorioso. Essere la Madre di Dio è per Maria la sua ragion d'essere, il motivo di tutti i suoi privilegi e delle sue grazie. Per noi il titolo racchiude tutto il mistero della Incarnazione e non ne vediamo altro che più di questo sia sorgente per Maria di lodi e per noi di gioia. Sant'Efrem pensava giustamente che credere e affermare che la Santissima Vergine Maria è Madre di Dio è dare una prova sicura della nostra fede.
    La Chiesa quindi non celebra alcuna festa della Vergine Maria senza lodarla per questo privilegio. E così saluta la beata madre di Dio nell'Immacolato Concepimento, nella Natività, nell'Assunzione e noi nella recita frequentissima dell'Ave Maria facciamo altrettanto.
    L'eresia nestoriana.
    "Theotókos", Madre di Dio, è il nome con cui nei secoli è stata designata Maria Santissima. Fare la storia del dogma della maternità divina sarebbe fare la storia di tutto il cristianesimo, perché il nome era entrato così profondamente nel cuore dei fedeli che quando, davanti al Vescovo di Costantinopoli, Nestorio, un prete che era suo portavoce, osò affermare che Maria era soltanto madre di un uomo, perché era impossibile che Dio nascesse da una donna, il popolo protestò scandalizzato.
    Era allora vescovo di Alessandria san Cirillo, l'uomo suscitato da Dio per difendere l'onore della Madre del suo Figlio. Egli tosto manifestava il suo stupore: "Mi meraviglia che vi siano persone, che pensano che la Santa Vergine non debba essere chiamata Madre di Dio. Se nostro Signore è Dio, Maria, che lo mise al mondo, non è la Madre di Dio? Ma questa è la fede che ci hanno trasmesso gli Apostoli, anche se non si sono serviti di questo termine, ed è la dottrina che abbiamo appresa dai Santi Padri".
    Il Concilio di Efeso.
    Nestorio non cambiò pensiero e l'imperatore convocò un concilio, che si aprì ad Efeso il 24 giugno 431 sotto la presidenza di san Cirillo, legato del papa Celestino. Erano presenti 200 vescovi i quali proclamarono che "la persona di Cristo è una e divina e che la Santissima Vergine deve essere riconosciuta e venerata da tutti quale vera Madre di Dio". I cristiani di Efeso intonarono canti di trionfo, illuminarono la città e ricondussero alle loro dimore con fiaccole accese i vescovi "venuti - gridavano essi - per restituirci la Madre di Dio e ratificare con la loro santa autorità ciò che era scritto in tutti i cuori".
    Gli sforzi di Satana avevano raggiunto, come sempre, un risultato solo, cioè quello di preparare un magnifico trionfo alla Madonna e, se vogliamo credere alla tradizione, i Padri del Concilio, per perpetuare il ricordo dell'avvenimento, aggiunsero all'Ave Maria le parole: "Santa Maria, Madre di Dio, pregate per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte". Milioni di persone recitano ogni giorno questa preghiera e riconoscono a Maria la gloria di Madre di Dio, che un eretico aveva preteso negare.
    La festa dell'undici ottobre.
    Il 1931 ricorreva il XV centenario del Concilio di Efeso e Pio XI pensò che sarebbe stata "cosa utile e gradita per i fedeli meditare e riflettere sopra un dogma così importante" come quello della maternità divina e, per lasciare una testimonianza perpetua della sua divozione alla Madonna, scrisse l'Enciclica Lux veritatis, restaurò la basilica di S. Maria Maggiore in Roma e istituì una festa liturgica, che "avrebbe contribuito a sviluppare nel clero e nei fedeli la divozione verso la grande Madre di Dio, presentando alle famiglie come modelli, Maria e la sacra Famiglia di Nazareth", affinché siano sempre più rispettati la santità del matrimonio e l'educazione della gioventù.
    Che cosa implichi per Maria la dignità di Madre di Dio lo abbiamo già notato nelle feste del primo gennaio e del 25 marzo, ma l'argomento è inesauribile e possiamo fermarci su di esso ancora un poco.
    Maria sterminio delle eresie.
    "Godi, o Vergine, perché da sola hai sterminato nel mondo intero le eresie". L'antifona della Liturgia insegna che il dogma della maternità divina è sostegno e difesa di tutto il cristianesimo. Confessare la maternità divina è confessare la natura divina e l'umanità del Verbo Incarnato in unità di persona ed è altresì affermare la distinzione delle persone in Dio nell'unità di natura ed è ancora riconoscere tutto l'ordine soprannaturale della grazia e della gloria.
    Maria vera Madre di Dio.
    Riconoscere che Maria è vera Madre di Dio è cosa facile. "Se il Figlio della Santa Vergine è Dio, scrive Pio XI nell'Enciclica Lux veritatis, colei che l'ha generato merita di essere chiamata Madre di Dio; se la persona di Gesù Cristo è una e divina, tutti, senza dubbio, devono chiamare Maria Madre di Dio e non solamente di Cristo uomo. Come le altre donne sono chiamate e sono realmente madri, perché hanno formato nel loro seno la nostra sostanza mortale, e non perché abbiano creata l'anima umana, così Maria ha acquistato la maternità divina per aver generato l'unica persona del Figlio suo".
    Conseguenze della maternità divina.
    "Derivano di qui, come da sorgente misteriosa e viva, la speciale grazia di Maria e la sua suprema dignità davanti a Dio. La beata Vergine ha una dignità quasi infinita, che proviene dal bene infinito, che è Dio, dice san Tommaso. E Cornelio a Lapide spiega le parole di san Tommaso così: Maria è la Madre di Dio, supera in eccellenza tutti gli Angeli, i Serafini, i Cherubini. È la Madre di Dio ed è dunque la più pura e più santa di tutte le creature e, dopo quella di Dio, non è possibile pensare purezza più grande. È Madre di Dio, sicché, se i santi ottennero qualche privilegio (nell'ordine della grazia santificante) Maria ebbe il suo prima di tutti".
    Dignità di Maria.
    Il privilegio della maternità divina pone Maria in una relazione troppo speciale ed intima con Dio, perché possano esserle paragonate dignità create di qualsiasi genere, la pone in un rapporto immediato con l'unione ipostatica e la introduce in relazioni intime e personali con le tre persone della Santissima Trinità.
    Maria e Gesù.
    La maternità divina unisce Maria con il Figlio con un legame più forte di quello delle altre madri con i loro figli. Queste non operano da sole la generazione e la Santa Vergine invece ha generato il Figlio, l'Uomo-Dio, con la sua stessa sostanza e Gesù è premio della sua verginità e appartiene a Maria per la generazione e per la nascita nel tempo, per l'allattamento col quale lo nutrì, per l'educazione che gli diede, per l'autorità materna esercitata su di lui.
    Maria e il Padre.
    La maternità divina unisce in modo ineffabile Maria al Padre. Maria infatti ha per Figlio il Figlio stesso di Dio, imita e riproduce nel tempo la generazione misteriosa con la quale il Padre generò il Figlio nell'eternità, restando così associata al Padre nella sua paternità. "Se il Padre ci manifestò un'affezione così sincera, dandoci suo Figlio come Maestro e Redentore, diceva Bossuet, l'amore che aveva per te, o Maria, gli fece concepire ben altri disegni a tuo riguardo e ha stabilito che Gesù fosse tuo come è suo e, per realizzare con te una società eterna, volle che tu fossi la Madre del suo unico Figlio e volle essere il Padre del tuo Figlio" (Discorso sopra la devozione alla Santa Vergine).
    Maria e lo Spirito Santo.
    La maternità divina unisce Maria allo Spirito Santo, perché per opera dello Spirito Santo ha concepito il Verbo nel suo seno. In questo senso Leone XIII chiama Maria Sposa dello Spirito Santo (Enc. Divinum munus, 9 maggio 1897) e Maria è dello Spirito Santo il santuario privilegiato, per le inaudite meraviglie che ha operate in lei.
    "Se Dio è con tutti i Santi, afferma san Bernardo, è con Maria in modo tutto speciale, perché tra Dio e Maria l'accordo è così totale che Dio non solo si è unita la sua volontà, ma la sua carne e con la sua sostanza e quella della Vergine ha fatto un solo Cristo, e Cristo se non deriva come egli è, né tutto intero da Dio, né tutto intero da Maria, è tuttavia tutto intero Dio e tutto intero di Maria, perché non ci sono due figli, ma c'è un solo Figlio, che è Figlio di Dio e della Vergine. L'Angelo dice: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te. È con te non solo il Signore Figlio, che rivestisti della tua carne, ma il Signore Spirito Santo dal quale concepisti e il Signore Padre, che ha generato colui che tu concepisti. È con te il Padre che fa sì che suo Figlio sia tuo Figlio; è con te il Figlio, che, per realizzare l'adorabile mistero, apre il tuo seno miracolosamente e rispetta il sigillo della tua verginità; è con te lo Spirito Santo, che, con il Padre e con il Figlio santifica il tuo seno. Sì, il Signore è con te" (3a Omelia super Missus est).
    MESSA
    EPISTOLA (Eccli 24,23-31). - Come vite diedi frutti di soave odore, e i miei fiori danno frutti di gioia e di ricchezza. Io sono la madre del bell'amore e del timore, della scienza e della santa speranza. In me ogni grazia della via e della verità, in me ogni speranza di vita e di virtù. Venite a me, o voi tutti che mi bramate, e saziatevi dei miei frutti; perché il mio spirito è più dolce del miele, e il mio retaggio più del favo di miele. Il ricordo di me durerà nelle generazioni dei secoli. Chi mi mangia avrà ancora fame, e chi mi beve avrà ancora sete. Chi mi ascolta non sarà confuso, e chi lavora per me non peccherà; chi mi illustra avrà la vita eterna.
    A buon diritto la Chiesa anche qui applica alla Madonna un testo che è stato scritto con riferimento al Messia. Non è Maria la vera vigna, che ci ha data l'uva generosa, che riceviamo tutti i giorni nell'Eucaristia? Vi è gloria paragonabile a quella di Maria, che, essendo vergine, è divenuta Madre di Dio, senza perdere la verginità? La Chiesa la canta con gioia Madre del bell'amore e ci invita ad accostarci a lei con confidenza, perché in Maria si incontra ogni speranza della vita e della virtù e chi l'ascolta non sarà mai confuso.
    VANGELO (Lc 2,43-51). - In quel tempo: Al ritorno il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, ma i suoi genitori non se ne accorsero. Supponendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di cammino, poi si misero a cercarlo fra i parenti e i conoscenti. Ma non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme in cerca di lui. E avvenne che dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto fra i dottori ad ascoltarli ed interrogarli, mentre gli uditori stupivano della sua sapienza e delle sue risposte. E, vedendolo, ne furono meravigliati. E sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Vedi, tuo padre ed io, addolorati, andavamo in cerca di te. Egli rispose loro: E perché cercarmi? non sapevate che mi devo occupare di quanto riguarda mio Padre? Ma essi non compresero quanto aveva loro detto. Poi se ne andò con loro e tornò a Nazaret, e stava loro sottomesso.
    L'amore di Gesù per la Madre.
    "Se fosse permesso spingere tanto innanzi l'analisi del suo sviluppo umano, si direbbe che in Gesù, come in altri, vi fu qualcosa dell'influenza della Madre sua. La grazia, la finezza squisita, la dolcezza indulgente appartengono solo a Lui, ma proprio per tali cose si distinguono coloro, che spesso hanno sentito il cuore come addolcito dalla tenerezza materna e lo spirito ingentilito, per la conversazione con la donna venerata e amata teneramente, che si compiaceva iniziarli alle sfumature più delicate della vita. Gesù fu davvero, come lo chiamavano i concittadini, il 'figlio di Maria'.
    Egli tanto ha ricevuto da Maria, perché l'amò infinitamente. Come Dio, la scelse e le donò prerogative uniche di verginità, di purezza immacolata, e nello stesso tempo la grazia della maternità divina; come uomo, l'amò tanto fedelmente che sulla croce, in mezzo alle spaventevoli sofferenze, l'ultimo pensiero fu per lei: Donna, ecco tuo figlio. Ecco tua Madre.
    Ma il doppio amore gli fece scegliere per la madre una parte degnissima di lei. Il profeta aveva preannunziato lui come il servo di Jahvé e la Madre fu la Serva del Signore nell'oblio di sé, nella devozione e nel perfetto distacco: 'vi è più gioia nel dare che nel ricevere'. Cristo, che aveva preso per sé questa gioia, la diede alla Madre e Maria comprese così bene questo dono che nei ricordi d'infanzia segnò con attenzione particolare i rapporti che a un lettore superficiale sembrano duri: 'Perché mi cercavate? Non sapevate che debbo occuparmi delle cose che riguardano il Padre mio?' E più tardi: 'Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?... ' Gesù vuole insegnarci il distacco che da noi esige e darcene l'esempio" (Lebreton, La Vie e l'enseignement de J. C. N. S., p. 62).
    Maria nostra Madre.
    Salutandoti oggi col bel titolo di Madre di Dio, non dimentichiamo che "avendo dato la vita al Redentore del genere umano, sei per questo fatto stesso divenuta Madre nostra tenerissima e che Cristo ci ha voluti per fratelli. Scegliendoti per Madre del Figlio suo, Dio ti ha inculcato sentimenti del tutto materni, che respirano solo amore e perdono" (Pio XI Enc. Lux veritatis).
    "O Vergine tutta santa, è per i tuoi figli cosa dolce dire di te tutto ciò che è glorioso, tutto ciò che è grande, ma ciò facendo dicono solo il vero e non riescono a dire tutto quello che tu meriti" (Basilio di Seleucia, Omelia 39, n. 6, PG 85, 452). "Tu sei infatti la meraviglia delle meraviglie e di quanto esiste o potrà esistere, Dio eccettuato, niente è più bello di te" (Isidoro di Tessalonica, Discorso per la Presentazione di Maria, PG 189, 69).
    Dalla gloria del cielo ove sei, ricordati di noi, che ti preghiamo con tanta gioia e confidenza. "L'Onnipotente è con te e tu sei onnipotente con Lui, onnipotente per Lui, onnipotente dopo di Lui", come dice san Bonaventura. Tu puoi presentarti a Dio non tanto per pregare quanto per comandare, tu sai che Dio esaudisce infallibilmente i tuoi desideri. Noi siamo, senza dubbio, peccatori, ma tu sei divenuta Madre di Dio per causa nostra e "non si è mai inteso dire che alcuno di quelli che sono ricorsi a te sia stato abbandonato. Animati da questa confidenza, o Vergine delle vergini, o nostra Madre, veniamo a te gemendo sotto il peso dei nostri falli e ci prostriamo ai tuoi piedi. Madre del Verbo incarnato, non disprezzare le nostre preghiere, degnati di esaudirle" (san Bernardo).
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, Alba, 1959, p. 1170-1176."




    “L'11 ottobre 1954 con l'Enciclica "Ad coeli reginam" Papa Pio XII insegna la Regalità universale di Maria Santissima.
    https://www.youtube.com/watch?v=v2tE4BokoK8
    L'11 ottobre 1303 muore Papa Bonifacio VIII Caetani, gloria e difensore del Pontificato Romano.”


    “11 Ottobre (1492), in lontananza dalle caravelle si videro le Americhe, sarebbero state "scoperte" il 12. E dire che l'11 ottobre è un altro noto anniversario: l'apertura del Concilio Vaticano II (1962). Il primo è un anniversario di evangelizzazione, il secondo di secolarizzazione, il primo di cristianizzazione, il secondo di scristianizzazione. Noi non abbiamo dubbi su quale celebrare.”










    "Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio."









    Luca, Sursum Corda!

    Ultima modifica di Holuxar; 12-10-15 alle 20:13
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  10. #10
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    Lightbulb Re: 7 Ottobre 2015: solennità della Madonna del Rosario...

    Domenica 18 ottobre 2015: San Luca Evangelista…

    In Ricordo di Raffaele Di Deco (18-10-1970 / 17-11-2006) noto qui sul nostro forum col soprannome “Cariddeo” che proprio oggi 18 ottobre (San Luca, giorno del mio onomastico) avrebbe compiuto 45 anni, auguri di buon compleanno a lui!
    Raffaele, sono trascorsi quasi 9 anni dal giorno della tua morte in quel 17 novembre 2006 ed oggi 18 ottobre 2015 avresti compiuto 45 anni; ci manchi, anche se non ti conoscevamo di persona, ma come ricordavi tu...
    Operam non perdit!
    Auguri a te caro Raffaele, buon 45esimo compleanno, ti ricorderemo sempre, R.I.P.:

    “Orémus.
    Tibi, Domine, commendàmus ànimam fàmuli tui Raffaele, ut defùnctus saeculo tibi vivat: & quae per fragilitàtem humànae conversatiònis peccàta commìsit, tu vénia misericordìssimae piétatis abstérge.
    Per Christum Dòminum Nostrum. Amen.”

    Ulteriori anniversari e ricorrenze nel mese della Madonna del Rosario, di oggi e dei diversi giorni precedenti di ottobre...






    Radio Spada
    “18 ottobre 2015: San Luca Evangelista con memoria della XXI domenica dopo Pentecoste.
    Luca, Evangelista, santo, martire, la reliquia del capo si espone a S. Pietro in Vaticano dove, in un reliquiario del 1619, vi è un dito. Il busto-reliquiario in argento del XIII secolo, che custodisce il capo del Santo, fu risparmiato, poichè considerato di scarso valore, sia dalla fusione del luglio 1796 che dalla requisizione del giugno 1798. Un braccio è a S. Maria Maggiore e al SS. Nome di Gesù un’altra reliquia insigne. Il corpo, privo del capo, si venera nella chiesa di S. Giustina a Padova.
    M.R.: 9 maggio - A Costantinopoli la Traslazione dei santi Andrea Apostolo e Luca Evangelista dall’Acaia, e di san Timoteo, uno dei discepoli del beato Paolo Apostolo, da Efeso. Il corpo di sant’Andrea, dopo molto tempo trasportato in Amalfi, ivi dal pio concorso dei fedeli è onorato, e dal suo sepolcro continuamente scaturisce un liquido, che sana le infermità.
    18 ottobre - In Bitinia il natale del beato Luca Evangelista, il quale, dopo aver molto sofferto per il nome di Cristo, morì pieno di Spirito Santo. Le sue ossa furono in seguito portate a Costantinopoli, e di là trasferite a Padova.
    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]”

    “Il 18 ottobre 707 muore Papa Giovanni VII, Sommo Pontefice.
    Muore ad Ancona il 18 ottobre 1417 Gregorio XII Correr, già Sommo Pontefice sino al 4 luglio 1415.
    Muore il 18 ottobre 1503 Papa Pio III Piccolomini, Sommo Pontefice.”

    “18 ottobre 1867: le truppe pontificie, guidate dal comandate de Charette, conquistano Nerola occupata dai garibaldini. Viva il Papa-Re!”





    17 ottobre 2015…

    Radio Spada
    “Buona Notte e Buona Domenica, con questa immagine raffigurante: la SS. Trinità, Maria SS., i Santi Arcangeli, il Papato e l'Impero.
    [Primi anni del secolo XXI, olio su tela, cm 50 x 70. Collezione privata R. S.. Pubblicato in BAROCCO ANDINO Arcangeli guerrieri, Madonne e dee, santi meticci (tav. 38)].
    L’opera è una libera interpretazione della celebre Virgen Cerro (Madonna Montagna), realizzata nel 1584 da un autore anonimo, e conservata nel ”Museo de la Moneda” di Potosí, in Bolivia. Il tema della Madonna-montagna fu riprodotto in alcuni dipinti che, pur mantenendo l'impostazione formale, differiscono nei dettagli. L’esempio presentato, è stato realizzato prendendo spunto dalla versione originale su cui si sono inseriti elementi iconografici della copia realizzata da un autore anonimo nel secolo XVIII, ora conservata nel “Museo Nacional de Arte” di La Paz, in Bolivia, oltre che alcuni dettagli innovativi. [...]. La composizione rappresenta il Cerro Rico (Monte Ricco) di Potosí in cui sono stati inseriti il volto e le mani spalancate della Vergine Maria. Ai lati del monte si trovano il Sole e la Luna, ed ai suoi piedi una rappresentazione schematica della Terra, tutti elementi importanti della cosmogonia andina. Tra le nubi, nel cielo sopra la montagna, si trovano Dio Padre e Gesù Cristo benedicenti, oltre allo
    Spirito Santo che irradia luce, e due angeli. Sopra il capo della Madonna-Montagna è collocata una corona dorata. Tra le persone inginocchiate ai suoi piedi si notano il papa Paolo III e il re di Spagna, Carlos V. Dietro al Papa c’è un cardinale, mentre dietro al re c’è un capo indigeno, probabilmente il committente dell’opera. Sulla montagna, in lontananza, c’è l’Inca che si trattiene con della gente, tra cui uno spagnolo, e lungo il fitto reticolo di sentieri che la percorrono vi sono varie scene di vita. (da baroccoandino.com).”




    “17 ottobre 2015: Santa Margherita Maria Alacoque, vergine.
    Margherita nacque a Lautecour, nel dipartimento della Saone e Loira (Francia) il 22 luglio 1647, da Claudio Alacoque e Filiberta Lamyn, ferventi cristiani di buona situazione sociale ed economica. Fin da piccola Margherita avversava ogni cosa che sembrasse offesa di Dio e fece il suo voto di verginità a soli quattro anni, senza intendere il pieno significato. Ma la sua attrazione verso la preghiera, il ritiro e il silenzio, nonostante la sua indole vivacissima, il suo amore verso l'Eucarestia, il suo interessamento dei poveri e sofferenti, dei quali cercava di alleviare le pene con ogni mezzo a sua disposizione manifestavano la strada scelta per lei dal Signore. A otto anni perse il padre e venne a trovarsi, insieme alla mamma, alle dipendenze di alcuni parenti egoisti ed esosi, i quali, con continui e molteplici maltrattamenti le procurarono grandi sofferenze, in aggiunta alle malattie da cui era spesso colpita e alle penitenze che vi aggiungeva di suo. Margherita sopportava tutto con pazienza e in atteggiamento di rispetto e di benevolenza verso i persecutori suoi e della mamma. Crescendo cedette alle attrattive della società che la circondava e che la sua posizione economica le permetteva di frequentare, quali ricevimenti, feste e ricercatezza nell'abbigliamento, ma, ciò che poteva essere naturale e scontato in qualsiasi altra ragazza, non era ammissibile in lei, chiamata ad essere soltanto del Signore, perciò fu ricondotta alla vita semplice e fervorosa di prima. Nel 1669, a 22 anni, ricevette il sacramento della Cresima, che non poté ricevere prima per mancanza di chi glielo amministrasse. Fu in questa occasione che prese anche il nome di Maria, in onore alla Madonna di cui fu per tutta la vita ferventissima confidente. Intanto, la mamma e i parenti più stretti pensavano alla sua sistemazione con proposte concrete di matrimonio. Da principio la cosa non dispiacque a Margherita; ma dopo qualche tentennamento, rifiutò decisamente tali proposte e fece conoscere la sua risoluzione irreversibile di farsi religiosa. Superate le difficoltà, soprattutto con la madre, seguì l'indicazione espressa del Signore di entrare nell'Ordine della Visitazione (fondato da S. Francesco di Sales e da S. Giovanna Fremiot di Chantal) e il 20 giugno 1671, a 24 anni, entrò nel monastero di S. Maria di Paray-le-Monial. Nel monastero di Paray-le-Monial Margherita Maria visse 19 anni, fino alla morte, avvenuta il 17 ottobre dell'anno 1690, a 43 anni di età.”



    “Il 17 ottobre 1404 Papa Innocenzo VII de Migliorati viene esaltato al Sommo Pontificato.”
    “Il 17 ottobre 532 muore San Bonifacio II, Sommo Pontefice.”

    “Buona notte, con i Tre Sacri Cuori!”







    16 ottobre 2015…


    Radio Spada
    “16 ottobre 2015: Sant'Edvige, duchessa di Slesia e vedova.
    Nata nel 1174 nell’Alta Baviera, fu duchessa della Slesia, sposa di Enrico I detto il Barbuto. La sua condizione nobile non le vietò di vivere a fondo la propria fede, dando prova di profonda devozione ed esprimendo in diversi modi la carità verso gli ultimi e l’intenzione totale di porre tutta la sua persona a servizio degli altri. Provata da diverse sventure familiari e addolorata dalla rivalità tra i due figli, seppe mostrare sempre la mitezza e la saggezza di chi vive un profondo desiderio di pace. Stile che applicò nella vita di corte e nella politica estera. Quando il marito fu fatto prigioniero di guerra ne ottenne la liberazione. Si adoperò per migliorare le condizioni di vita dei carcerati e usò gran parte delle sue rendite per i poveri. Praticò un’austerità personale volta a una mortificazione offerta come segno concreto per chi viveva chiuso nel peccato e nell’egoismo. Principessa e penitente, sposa fedele e madre dolorosa, sovrana giusta e benefica, Edvige morì nel 1243 e subito venerata come santa, sia dai fedeli germanici che da quelli slavi.”

    “Il 16 ottobre 1591 muore Gregorio XIV Sfondrati, Sommo Pontefice.”





    15 ottobre 2015…

    Radio Spada
    “15 ottobre 2015: Santa Teresa di Gesù, vergine.
    Teresa de Ahumada y Cepada nacque a Avila, in Spagna, il 28 marzo 1515 da una nobile ed antica famiglia. Fin dall’infanzia si distinse per grande amore alla lettura della Sacra Scrittura e fu animata dal desiderio del martirio.
    A vent’anni entrò nel Carmelo di Avila e fece grandi progressi nella via della perfezione e ebbe rivelazioni mistiche. L’Ordine seguiva allora osservanze mitigate, Teresa riformò allora il suo Carmelo, e con l’aiuto di s. Giovanni della Croce fondò una serie di case per carmelitani e carmelitane "scalzi", riportando in esse la purezza e l'austerità delle origini carmelitane.
    Santa Teresa è una delle più grandi mistiche della Chiesa; scrisse libri di profonda dottrina e le sue opere sono annoverate tra i capolavori della letteratura spagnola.
    Fedele alla Chiesa e nello spirito del Concilio di Trento Teresa contribuì al rinnovamento dell'intera comunità ecclesiale..
    Morì il 4 ottobre 1582 a Alba de Tormes, che divenne per la correzione gregoriana del calendario istituita il giorno dopo, il 15 ottobre.
    Fu canonizzata il 12 marzo 1622 da Papa Gregorio XV.”

    “Il 15 ottobre 1389 muore Urbano VI Prignano, Sommo Pontefice.”

    “15 ottobre 1920 – 2015.
    Il 15 ottobre nasceva il soldato cattolico Salvo d'Acquisto."






    14 ottobre 2015…

    Radio Spada
    “Preghiamo volentieri il nostro Angelo custode.”



    “14 ottobre 2015.
    Callisto I, papa, santo, martire, romano (217-222), fu portato a S. Maria in Trastevere nel 790 da Adriano I dal Cimitero a lui dedicato sulla via Aurelia. Gregorio IV (827-843) rinvenne nella basilica, all’ingresso della navata, il suo corpo unitamente a quelli di Cornelio e Calepodio e li depose sotto l’altare maggiore. Alcune reliquie dei tre Santi furono traslate a Fulda e a Cysoing.
    M.R.: 14 ottobre - A Roma, sulla via Aurelia, il natale del beato Callisto primo, Papa e Martire, il quale per ordine dell'Imperatore Alessandro, dopo essere stato lungamente tormentato nel carcere colla fame, ed ogni giorno percosso con bastoni, finalmente fu precipitato da una finestra della casa in cui era custodito, e sommerso in un pozzo, e così meritò il trionfo della vittoria.
    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]”






    13 ottobre 2015...


    Radio Spada
    “Il 13 ottobre 1534 Paolo III Farnese viene esaltato al Sommo Pontificato.”

    “13 ottobre 2015: Sant'Edoardo III, Re d'Inghilterra e confessore.
    Normanno da parte di madre, nel primo periodo la sua vita, visse in esilio in Francia per sfuggire all'invasione danese. Incoronato re d'Inghilterra nel 1043, si trovò a far da mediatore, con grandi difficoltà ed insuccessi, fra i Normanni e i Sassoni. Per spirito di conciliazione, sposò Edith, la figlia colta e intelligente del suo principale avversario politico. Il matrimonio, nonostante inizialmente fosse stato dettato dalla ragion di Stato, fu caratterizzato da un profondo accordo. Mite e generoso, Edoardo lasciò una traccia indelebile nel popolo inglese che lo venerò non solo per alcuni saggi provvedimenti amministrativi ma, principalmente, per la sua bontà, per la carità verso coloro che avevano bisogno e per la santità della sua vita. A lui si deve la restaurazione del monastero di Westminster.”

    Radio Spada
    “13 ottobre, 98° anniversario del miracolo del sole a Fatima.”




    “UN SEGNO ANCHE PER L'OGGI. LE IMMAGINI DEL MIRACOLO DEL SOLE A FATIMA, IL 13 OTTOBRE DI 98 ANNI FA.

    Un segno anche per l'oggi. Le immagini del miracolo del sole a Fatima, il 13 ottobre di 98 anni fa
    Il 13 ottobre del 1917 circa settantamila persone, provenienti da ogni parte del Portogallo, si raccolgono alla “Cova de Iria” (Fatima). Già da molte settimane si è diffusa la notizia dell’apparizione della “Signora” e del miracolo che Ella ha promesso di compiere. In mezzo alla gente comune ci sono anche nobili, ingegneri, medici, notai e, ovviamente, giornalisti e fotografi.
    Dal cielo, completamente coperto di nubi, scende una pioggia incessante. Scortati dai familiari, arrivano Francesco, Giacinta e Lucia, i tre piccoli veggenti. Raggiungono, a fatica, il leccio su cui abitualmente si posa la “Signora” ed iniziano a pregare il Rosario. A mezzogiorno, nonostante continui a cadere la pioggia, Lucia dà ordine di chiudere gli ombrelli e la folla obbedisce. Pochi istanti dopo appare la “Signora”, più luminosa del solito. Tutti i presenti notano una nuvoletta bianca muoversi intorno al gruppo.
    Lucia chiede: «Chi siete e che volete da me?». Questa volta la celeste Signora risponde di essere la Madonna del Rosario e di volere che in quel luogo venga costruita una cappella in suo onore. Raccomanda di recitare sempre il Rosario e annuncia a Lucia che avrebbe guarito alcuni degli ammalati presenti, poi conclude: «Bisogna che tutti si convertano, che domandino perdono dei loro peccati e che non offendano più Nostro Signore che è troppo offeso».
    Dopo aver detto questo, apre le mani che si riflettono nel sole. A questo punto, mentre Lucia grida: «Guardate il sole!», avviene il miracolo che lei aveva chiesto perché tutti credessero: Le spesse nubi si squarciano ed appare il sole che comincia a roteare, a cambiare di colore, a danzare nel cielo e poi ad avvicinarsi progressivamente alla terra, come se stesse per precipitarvi.
    Riportiamo la testimonianza del dottor Almeida Garrett:
    «Improvvisamente udii il clamore di centinaia di voci e vidi che la folla si sparpagliava ai miei piedi… voltava la schiena al luogo dove, fino a quel momento, si era concentrata la sua attesa e guardava verso il sole dall’altro lato. Anche io mi sono rivoltato verso il punto che richiamava lo sguardo di tutti e potei vedere il sole apparire come un disco chiarissimo, con i contorni nitidi, che splendeva senza offendere la vista. Non poteva essere confuso con il sole visto attraverso una nebbia (che non c’era in quel momento) perché non era né velato né attenuato. A Fatima esso manteneva la sua luce e il suo calore e si stagliava nel cielo con i suoi nitidi contorni, come un largo tavolo da gioco. La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare, per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi gli occhi o danneggiare la retina. Udimmo un clamore, il grido angosciato della folla intera. Il sole, infatti, mantenendo i suoi rapidi movimenti rotatori, sembrò essere libero di muoversi nel firmamento, e di spingersi, rosso sangue, verso la terra, minacciando di distruggerci con la sua enorme massa. Furono dei secondi davvero terribili».
    Il Vescovo di Leiria, nella sua Lettera Pastorale sul culto della Madonna di Fatima così ha scritto: «Il fenomeno solare del 13 ottobre 1917, riferito e descritto nei giornali dell’epoca, è stato quanto mai meraviglioso e lasciò una indelebile impressione in quanti ebbero la felicità di presenziarvi. Questo fenomeno, che nessun osservatorio astronomico ha registrato, e perciò non naturale, è stato costatato da persone di tutte le categorie e classi sociali, credenti e miscredenti, giornalisti dei principali giornali portoghesi, e ancora da individui distanti parecchi chilometri dal luogo dove avveniva; il che sfata ogni spiegazione di illusione collettiva».
    I bambini Giacinta e Francesco, come predetto dalla Madonna, dopo molte sofferenze, vanno in Paradiso. Non così Lucia (custode del terzo segreto), alla quale la Madonna dice: «Dio vuole che tu rimanga nel mondo per far conoscere il mio Cuore Immacolato … Poi verrai anche tu in Paradiso». Lucia si fa suora di clausura, nel convento di Coimbra, dove rimane fino alla sua morte avvenuta il 13 febbraio 2005.”


    Su Fatima v. pure questa mia discussione qui:

    "FATIMA: Arai Daniele sul 13 luglio 1917 e i segreti delle Profezie"
    https://forum.termometropolitico.it/...-profezie.html




    Radio Spada
    "Alcune delle apparizioni (riconosciute, ossia le uniche che contano davvero!) mariane più celebri riunite in questa bella immagine"











    Luca,
    Sursum Corda!



    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 
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