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    Predefinito Dall'astronomia all'astrologia Ariana/Mesopotamica, fino ad arrivare alla Mitologia!



    L’astrologia ha preso vita in Oriente, in Mesopotamia (terra madre dei veri Ariani Arabo/Semitici), dove l’atmosfera limpida fa apparire i corpi celesti più vicini e più potenti rispetto al fosco cielo nordico.
    Le loro avanzate conoscenze astronomiche influenzarono successivamente la cultura scientifica di egizi, indiani, greci e romani. Ed in effetti l'astronomia mesopotamica rappresenta la prima fase dell'astronomia occidentale.
    La letteratura degli Assiro-Babilonesi, riportata in luce dagli scavi eseguiti a partire dalla metà del XIX sec., permette di stabilire che le origini dell’astronomia e di una potente astrologia si collocano nella pianura compresa tra il Tigri e l’Eufrate.
    Nel perimetro dell’antica Ninive, e precisamente nel luogo dove sorgeva l’antica biblioteca del re Assurbanipal, sono state ritrovate delle tavolette d’argilla in scrittura cuneiforme, (circa 4000 tavole e frammenti di esse, attualmente conservate al British Museum) divisibili in gruppi a seconda del contenuto.
    I nomi dei pianeti nella cultura occidentale (eurocentrica) sono derivati dalle consuetudini dei Romani, che in ultima analisi derivano da quelle dei Greci, che e a sua volta derivano dai Babilonesi/mesopotamici/Ariani.

    Pianeta Mercurio:



    Le osservazioni più antiche del pianeta di cui si ha traccia storica sono riportate nelle tavole di Mulapin, eseguite probabilmente da astronomi assiri intorno al XIV secolo a.C. Il nome utilizzato per designare Mercurio in tali testi, redatti in scrittura cuneiforme, è trascritto come Udu. Idim. Gu\u4.Ud ("il pianeta saltellante"). Le registrazioni babilonesi risalgono al I millennio a.C.

    Divinità mitologica:

    Nabu è una divinità mesopotamica. È il dio della scrittura e della saggezza e figlio di Marduk e di Ṣarpanītum. Ha una consorte di nome Tašmetum.
    Il suo tempio principale si trova a Borsippa, nei pressi di Babilonia. Il dio si identifica con il pianeta Mercurio per via del nome che significherebbe "illuminato" oppure "profeta".
    Nella mitologia greca divenne Mercurio (Hermes), figlio di Zeus e della ninfa Maia, era il messaggero degli dèi, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell'inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.
    Nella mitologia romana Mercurio rappresenta non solo per la sua velocità i ladri ma è anche il dio degli scambi, del profitto del mercato e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante.

    Pianteta Venere:



    Conosciuto probabilmente già nella preistoria, Venere fu osservato e studiato per primo dai babilonesi che lo chiamarono Ištar, in onore della dea dell'amore, dell'erotismo e della guerra.

    Divinità Mitologica:

    Ištar (adattato anche in Ishtar) è la dea dell'amore, della fertilità e dell'erotismo, dea anche della guerra, nella mitologia babilonese, derivata dall'omologa dea sumera Inanna. A lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia. Essa aveva contemporaneamente l'aspetto di dea benefica (amore, pietà, vegetazione, maternità) e di dea terrificante (guerra e tempeste).
    I principali centri del suo culto erano Uruk, Assur, Babilonia, Ninive
    In tutti i racconti si mantiene comunque l'associazione della dea con il pianeta Venere, che le comporta l'appellativo di Signora della Luce Risplendente. L'iconografia della dea è associata anche alla stella a otto punte (un simbolo che si ritrova anche nell'iconografia cristiana correlato alla Vergine Maria). Il simbolo della stella a otto punte rievoca il fatto che il pianeta Venere ripercorre le stesse fasi in corrispondenza di un ciclo di 8 anni terrestri, cosa già ampiamente conosciuta agli astronomi/astrologi sumeri.

    Nella mitologia romana Venere (in latino Venus, Venĕris) è una delle maggiori dee romane principalmente associata all'amore, alla bellezza e alla fertilità, l'equivalente della dea greca Afrodite. Sono molte le ipotesi sulla nascita della dea. C'è chi sostiene che essa scaturì dal seme di Urano, dio del cielo quando i suoi genitali caddero in mare dalla castrazione subita dal figlio Crono, per vendicare Gea, sua madre e sposa di Urano. Un'altra ipotesi è che essa sia nata da una conchiglia uscita dal mare. Venere è la consorte di Vulcano. Veniva considerata l'antenata del popolo romano per via del suo leggendario fondatore, Enea, svolgendo un ruolo chiave in molte festività e miti della religione romana.

    Egizi, Greci e Romani erano soliti distinguere le apparizioni mattutine e serali in due corpi distinti, chiamandolo stella del mattino o stella della sera, e per questo chiamato Lucifero quando appariva prima dell'alba, e Vespero quando apparivà a ovest al calar del Sole.

    Lucifero:

    Il termine significa letteralmente "Portatore di luce", in quanto tale denominazione deriva dall'equivalente latino lucifer, composto di lux (luce) e ferre (portare), sul modello del corrispondente greco phosphoros (phos=luce, pherein=portare), e in ambito sia pagano che astrologico esso indica la cosiddetta "stella del mattino", cioè il pianeta Venere che, mostrandosi all'aurora, è anche identificato con questo nome. Nella corrispondenza tra divinità greche e romane l'apparizione mattutina del pianeta Venere era impersonificata dalla figura mitologica del dio greco Phosphoros e del dio latino Lucifer. Analogamente in Egitto Tioumoutiri era la Venere mattutina. Nell'antico Vicino Oriente, inoltre, la "stella del mattino" coincideva con Ishtar per i Babilonesi, Astarte per i Fenici e Inanna per i Sumeri.

    Nella mitologia Greco-Romana lucifero o Lucifer è una divinità della luce e del mattino, corrispondente alla divinità greca della luce: Eosforo ("Portatore dell'Aurora") o Fosforo ("Portatore della luce"), nome dato alla "Stella del mattino", era figlio di Eos (dea dell'Aurora) e del Titano Astreo e fu padre di Ceice (Ceyx), re di Tessaglia, e di Dedalione.

    Nel giudaismo le antiche divinità planetarie dei popoli mesopotamici, fra cui Ishtar (=Venere=Lucifero) o Marduk (=Giove), furono considerati demoni, cioè angeli decaduti. Secondo una tradizione extra-biblica riportata nel libro di Enoch essi furono precipitati nel deserto di Dudael e conficcati sotto un cumulo di pietre. L'enigmatica figura di Azazel, citato nel Levitico, sarebbe uno di loro e corrisponderebbe al dio di Edessa Azizo o alla dea sud-arabica al-Uzzah, entrambi personificazioni del pianeta Venere.
    Azazel (aramaico: רמשנאל, ebraico: עזאזל, Aze'ezel arabo: عزازل Azazil) è un nome enigmatico presente sia nei testi sacri ebraici che in quelli apocrifi; il nome è presente anche con gli appellativi Rameel e Gadriel. La prima apparizione di questo nome si trova nel Levitico 16:8, dove una capra è designata "per Azazel".
    Azazel è il demone dei deserti della mitologia ittita, mesopotamica e mazdea.

    Pianeta Marte:



    Dopo Venere, Marte è il pianeta più facilmente individuabile dalla Terra per via della grande luminosità relativa e del caratteristico colore rosso.
    Per questo motivo già la popolazione babilonese osservava i movimenti di Marte, pianeta particolarmente importante per la loro astrologia. Aristotele notò anche il passaggio dietro alla Luna ottenendo così un prova empirica della concezione di un universo geocentrico.

    Divinità Mitologica:

    Gli atronomi babilonesi lo nominavano Nergal, la loro divinità del fuoco, della distruzione e della guerra, ripresa poi dalla mitologia grecoromana, che lo associavano all'immagine di Ares/Marte, dio della guerra.
    Figlio di Giunone e Giove (o in altre versioni, di un fiore magico, forse il biancospino) era inizialmente il dio della fertilità, della natura e il protettore per eccellenza e dio guerriero e non della guerra, fu anche dio della folgore, del tuono e della pioggia. La sua natura ""italica"" lo fa essere un dio 'guida' degli uomini, ma venne più tardi associato esclusivamente alla guerra e la battaglia, riprendendo il greco Ares. In quanto dio della primavera, periodo nel quale si tenevano le principali celebrazioni a lui dedicate, presiedeva sull'agricoltura in generale, come anche alle guerre, che iniziavano appunto in primavera.

    Pianeta Giove:



    Una delle prime civiltà a studiare i moti di Giove, e più in generale di tutti i pianeti visibili ad occhio nudo (Mercurio, Venere, Marte, Giove per l'appunto e Saturno), fu quella assiro-babilonese. Gli astronomi di corte dei re babilonesi riuscirono a determinare con precisione il periodo sinodico del pianeta; inoltre, si servirono del suo moto attraverso la sfera celeste per delineare le costellazioni zodiacali. La scoperta negli archivi reali di Ninive di tavolette recanti precisi resoconti di osservazioni astronomiche e il frequente rinvenimento di parti di strumentazioni a probabile destinazione astronomica, come lenti di cristallo di rocca e tubi d'oro (datati al I millennio a.C.), indussero alcuni archeoastronomi ad ipotizzare che la civiltà assira fosse già in possesso di un "prototipo" di cannocchiale, con il quale si ritiene sia stato possibile osservare anche Giove.

    Divinità Mitologica:

    Marduk (lingua accadica, più diffusamente conosciuto nella letteratura religiosa babilonese con il nome di Bēl, "Signore") è, nella religione babilonese, il "re degli dèi" e divinità protettrice dell’antica città di Babilonia.
    Il dio babilonese Marduk è attestato già in antiche fonti sumeriche (ad esempio nella Lista degli dèi rinvenuta ad Abu Salabikh) nella forma di damar.UD (o AMAR.UTU) nel possibile significato di "Giovane toro del dio Sole" o "Giovane discendente del dio Sole", il segno AMAR può indicare infatti ambedue i significati, mentre UD/UTU sta a significare il dio Sole. Successivamente, quando Babilonia divenne il centro politico della valle dell’Eufrate durante l’era di Hammurabi (II millennio a.C.), tale figura divina cominciò ad acquisire maggiore importanza all’interno del pantheon babilonese, posizione consolidata nella seconda metà del II millennio a.C. e infine glorificata in qualità di re degli dèi nel poema religioso babilonese Enûma Eliš, finendo per caratterizzare questi dèi come aspetti della sua persona.

    Viene simboleggiato dal pianeta Giove ed il numero ad esso dedicato è il 50, attribuito precedentemente ad Enlil, di cui ormai fa le veci come re degli dèi.

    Successivamente, nella mitologia grecoromana Giove (latino Iupiter o anche Iuppiter — accusativo Iovem — o Diespiter) era il dio/divinità suprema (cioè il re di tutti gli dèi), i cui simboli sono il fulmine e il tuono: dio latino simile alla divinità greca di Zeus o Tinia in quella etrusca.

    Pianeta Saturno:



    Saturno è l'ultimo dei pianeti visibili a occhio nudo ed era conosciuto sin dall'antichità. Gli astronomi babilonesi osservavano e registravano regolarmente i movimenti di Saturno. Nell'antica mitologia romana, il dio Saturno, da cui il pianeta prende il nome, era il dio dell'agricoltura ed era considerato l'equivalente del dio greco Crono. Lo scienziato greco Tolomeo basò i suoi calcoli dell'orbita di Saturno su osservazioni fatte mentre il pianeta era all'opposizione.

    Divinità Mitologica:

    Nella mitologia mesopotamica era conosciuto come Ninib, o Ninurta, discendente del "Dio Sole" e guardiano della giustizia Šamaš. Come i successori Crono e Saturno di greci e romani era un dio contadino, inoltre era il protettore degli uomini dalle malattie causate dai demoni.

    Storia mitologica di Nettuno:



    Enki in lingua sumerica, Ea in accadico, era il dio acquatico della mitologia mesopotamica. Il mito lo riteneva signore delle acque dolci sotterranee, apsû, nonché divinità della sapienza, protettore dei riti e dei sacerdoti: alle acque dolci era infatti attribuito un particolare potere catartico. Sua paredra è Damkina, nonché madre di Marduk.
    Grande luogo di culto del dio era la città di Eridu, ma si conosce un altro importante centro culturale a Dilmun, nel Bahrain.
    Il suo corrispettivo nell'antica mitologia greca era Poseidone (in Greco Ποσειδῶν) è il dio del mare, dei cavalli e, nella sua accezione di Scuotitore della terra, dei terremoti. Divinità simili a Poseidone del mondo antico furono Rodon nella mitologia illirica, Nethuns nella mitologia etrusca e Nettuno in quella romana.

    Enki, e più tardi Ea, in alcuni casi veniva raffigurato come Adapa, come un uomo ricoperto con una pelle di pesce, e la sua rappresentazione, con lo stesso nome del suo tempio E-apsu casa delle acque profonde, il che indica decisamente la sua originale forma come dio delle acque. Attorno allo scavo dei diciotto santuari trovati sul posto, furono trovate migliaia di ossa di carpa, probabilmente consumate durante le feste in onore del dio. Il suo culto ad Eridu, risale ai più antichi periodi della storia della Mesopotamia. Non si sa nulla di preciso eccetto che il suo tempio era associato al tempio di Ninhursag, che fu chiamato Esaggila, la casa dalla testa alta (E’=casa, sag=testa, ila=alta o la dea Accade Ila), un nome condiviso con il tempio di Babilonia di Marduk, una Ziggurat (come per il tempio di Enlil a Nippur), la quale era nota come E-kur (kur= collina ), e questi incantesimi consistevano in riti cerimoniali dove l’acqua ricopriva il suo ruolo prevalente come elemento sacro, formando una parte caratteristica del suo culto.

    Tale culto sembra anche coinvolto nella poesia epica del hieros gamos o matrimonio sacro di Enki e Ninhursag, il quale sembra un mito eziologico della fertilizzazione della terra arida dall’arrivo delle acque d’irrigazione (dal sumero a, ab, acqua o sperma). Nelle prime iscrizioni di Urukagina si va così lontano da suggerire che la coppia divina, Enki e Ninki, fossero i progenitori delle sette coppie divine, includendo Enki come divinità di Eridu, Enlil di Nippur, e Su'em (o Sin) di Ur, dove loro stessi erano i figli di An (cielo, paradiso) e di Ki (terra). La fontana di Abzu dinanzi al suo tempio, fu adottata anche nel tempio di Nanna (in accadico Sin), la Luna a Ur, e tale credenza si diffuse attraverso tutto il Medio Oriente.
    Si ritiene che queste usanze possano aver dato origine all'uso delle fontane nelle Moschee e all’acqua santa nelle chiese cristiane.

  2. #2
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    Predefinito Re: Dall'astronomia all'astrologia Ariana/Mesopotamica, fino ad arrivare alla Mitolog

    Bravo GILANICO, post molto interessante!
    Non bisogna mai farsi ricattare dalla stupidità altrui.
    (Umberto Eco)

  3. #3
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    Predefinito Re: Dall'astronomia all'astrologia Ariana/Mesopotamica, fino ad arrivare alla Mitolog

    Culti e divinità semitiche nell'antica Grecia

    Tritone nella mitologia Greca:



    Tritone è, nella mitologia greca, il figlio di Poseidone il dio del mare e della nereide Anfitrite.
    Tritone aveva un corno di conchiglia che col suo suono calmava le tempeste e annunciava l'arrivo del dio del mare. Notissimo per l'aiuto che diede a Giasone e agli Argonauti nel trovare la rotta da seguire. Tritone veniva raffigurato con la metà superiore umana e quella inferiore a forma di pesce, tutta la pelle era verde. La sua origine è pregreca, probabilmente fenicia (vedi Dagon).

    Dagon nella mitologia mesosemitica:



    Dagon (ebraico דגון) è il nome ebraico del dio Dagan, importante divinità mesopotamica e semitico orientale; era la divinità della fertilità e del raccolto nel pantheon dei Cananei, che secondo il mito era il padre di Baal. Il suo aspetto era di un uomo sorgente da una spiga di grano, oppure di un uomo barbuto con la parte inferiore del corpo a forma di pesce.

    Apollo nella mitologia greca:




    Apollo di Veio, attribuita allo scultore etrusco Vulca

    Una teoria (Sanna 2007), basata sulla decifrazione degli enigmatici e tanto discussi documenti greci di Glozel (Vichy, Francia), tenderebbe ad ampliare il quadro mitico-storico interessante l'oracolo e collegherebbe la nuova, non identificata divinità, alla vicenda cadmea di Europa e a quella dell'alfabeto portato dallo stesso Cadmo in Beozia in periodo premiceneo. Divinità semitica che di quell'alfabeto, di provenienza siro-palestinese, era l'assoluta detentrice. Il santuario ctonio di Pito era stato dunque occupato, in qualche modo, da una divinità non greca (yh: da cui il noto successivo grido di IE, per Apollo "IEIOS") la quale però, a sua volta, venne grecizzata e assorbita all'interno del tessuto sociale della Grecia antica, mantenendo intatto alcuni dai caratteri orientali della divinità (la classe dominante e "civilizzatrice" era composta in maggioranza da semiti). Il noto racconto erodoteo (Historiae, I,61-62) sulla cacciata dei Cadmei, ovvero dei semiti, da parte degli Argivi non semiti, non sta a dimostrare la completa assenza del tessuto etnico semitico all'interno della civiltà Greca, specialmente per quanto riguarda le classi più agiate, quelle aristocratiche, che seguivano una rettitudine di vita che si rifaceva sempre alla civiltà semitica dell'antica Mesopotamia, tanto è vero che l'Aplogruppo J2 spicca dove fiorirono diverse civiltà dell’antichità, mediterranee e del Vicino Oriente: Hatti, Hurriti, Etruschi, Minoici, Greci, Romani (in misura un pochino minore) Fenici (Cartaginesi), Israeliti, Sumeri e Persiani. Tutte le grandi civiltà marittime di Bronzo e Ferro furono interessate dalla capillare presenza di J2.
    Fu cosi che Il potentissimo Dio di origine semitica entrò così a far parte della sacra famiglia olimpica, sdoppiandosi in Apollo e Artemide e diventando figlio di Zeus e di Leto: tale culto sopravvisse anche all'invasione dei Dori europoidi (non indoeuropei). Sempre secondo questa teoria, supportata da accertati documenti, la famosa E apud Delphos (la lettera alfabetica epsilon posta tra le colonne nell'ingresso del santuario apollineo) di cui scrive Plutarco, la "E" che stava alla base dell'epifonema esprimente 'acuto dolore' (Esichio) dei fedeli, potrebbe fornire la prova che il nome di Apollo (mai sufficientemente compreso e spiegato dagli studiosi: Farnell, Kern, Hrozny, Nilsson, Cassola, ecc.) fosse derivato da un A/E -pollòn (il grido di dolore "ah!,eh!" esclamato più volte, così come testimoniano la letteratura greca tragica e paratragica).
    Nella religione etrusca è possibile trovare un corrispettivo di Apollo nel Dio dei tuoni Aplu o Apulo.

    Dumuzi-Tammuz nella mitologia mesosemitica:



    Il Dio Dumuzi con la sposa Inanna

    Nella mitologia sumera, Dumu-zi-Abzu (equivalente al Tammuz babilonese era il dio della vegetazione che si rinnova ad ogni anno. Grazie alla vasta documentazione rinvenuta dagli archeologi, i culti legati al dio Dumuzi/Tammuz si possono ricostruire con molta precisione.

    Il nome accadico/babilonese Tammuz si è mantenuto fino ai nostri giorni nelle lingue semitiche, indicando il decimo mese del calendario ebraico (giugno/luglio ca.) ed il mese di luglio del calendario Gregoriano in lingua araba
    Nella lista reale sumerica Dumuzi è anche indicato come secondo sovrano della mitica I dinastia di Uruk. Nel poema del ciclo epico sumerico a lui dedicato le caratteristiche divine di Dumuzi si sovrappongono alle sue caratteristiche di sovrano (impegnato, in particolare, nello scontro tra Uruk e Aratta).
    Tra le rappresentazioni di Dumuzi è particolarmente conosciuta quella del dio pastore, celebrato dagli allevatori di pecore che lo dicevano figlio di Duttur, la personificazione divina della pecora. Mentre gli allevatori di bovini lo dicevano figlio di Ninsûna, la personificazione divina dei bovini selvatici. La rinascita della vegetazione in primavera e la floridità dei pascoli era infatti la base di quelle economie.

    In influenze e analogie tra culti orientali e Orfismo in Magna Grecia si legge:

    Un dio stagionale, quindi, Dumuzi-Tammuz, omologo di Dioniso e Apollo, per ognuno dei quali vi era un periodo oscuro seguito da una cerimonia in cui si celebrava il loro ritorno. Apollo ritornava in tarda primavera, il sette del mese Bysios, come se tornasse da un luogo lontano, forse gli Iperborei, così come Dumuzi-Tammuz, la cui scomparsa era anche celebrata con un lungo viaggio rituale, che sembra durasse per metà anno: Dumuzi-Tammuz partendo dalle montagne elamite, a oriente della piana mesopotamica, procedeva verso Lagash e, via Apisala, arrivava a Nippur dal dio Enlil. Dopo essersi fermato a Umma, andava a Ur e forse ad Eridu per raggiungere infine il tempio della sorella Geshtinanna a Zabalam, la dea che, con la sua generosa offerta, lo aveva parzialmente salvato dagli Inferi. Dioniso invece era risvegliato come Dioniso Licnite dalle Tiadi, le menadi delfiche ufficiali, forse nel mese Daidaforione, ovvero Novembre-Dicembre. In epoca classica si riteneva che il dio fosse addormentato, mentre in epoca più antica probabilmente lo si considerava morto, come il dio Dumuzi-Tammuz. Interessante notare come nel mondo babilonese la morte stessa è spesso descritta come una forma di sonno e il verbo s.alālu “essere addormentato” era anche usato per indicare una morte serena. Dioniso, ovvero un dio che muore o scompare regolarmente e viene riportato alla vita probabilmente tramite un rito sacrificale segreto presumibilmente celebrato presso la sua tomba a Delfi, che, collocata all’interno del santuario di Apollo, appariva come uno scalino tra il tripode e la statua d’oro. Similmente un rituale per Dumuzi-Tammuz veniva celebrato nel recinto del tempio dell’Eanna a Uruk, dedicato alla dea Inanna-Ishtar. Probabilmente, la curva del fiume dove il dio era atteso si trovava lì vicino. Il rito sembra si chiudesse con una processione trionfante che seguiva il dio a valle.





  4. #4
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    Predefinito Re: Dall'astronomia all'astrologia Ariana/Mesopotamica, fino ad arrivare alla Mitolog

    questo post mi trova in parte d'accordo

    trovo probabile che tritone potesse avere la sua origine in Dagon, non solo per la somiglianza, ma perché con ogni probabilità essendo la prima civiltà marinaresca quella dei fenici è logico supporre che le divinità del mare nascano lì

    più misteriosa è la nascita del mito di Apollo, a Delio il culto pare sia stato portato da colonizzatori del 1000 ac, non si sa di che direzione, può essere che Apollo sia stato ispirato da una qualche divinità vicina alla Grecia, ad ogni modo Apollo resta una divinità totalmente grecizzata, rendendo difficile la certezza di una provenienza estera

    altri culti comuni alla civiltà mesopotamica e greca, si lega ai cicli della natura, comuni anche a popolazioni lontani, semplicemente gli aspetti ciclici sono legati alla terra e alle stagioni
    Dioniso aveva ad ogni modo come animale simbolo la pantera, molto probabilmente quindi non era neanche di origine mesopotamica, ma addirittura indiana
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

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    Predefinito Re: Dall'astronomia all'astrologia Ariana/Mesopotamica, fino ad arrivare alla Mitolog

    Per "grecizzazione" si intende solamente i diversi modi che avevano gli antichi greci di vedere tali divinità, e, di conseguenza, di come venivano raffigurati. Anche perché i culti rimanevano pressappoco saldi a quelli originali del mondo semitico, come, del resto, anche per quanto riguarda le innumerevoli radici semitiche all'interno dei nomi di queste divinità.

 

 

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