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Discussione: News d'arte

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    Predefinito News d'arte

    Il mondo dell’arte? Volgare e superficiale. Parola di Charles Saatchi, che sul Guardian spara a zero sui collezionisti, dealer, critici e curatori


    Se la prende un po’ con tutte le categorie Charles Saatchi, nell’articolo uscito ieri sul Guardian. Con i collezionisti, in primis, accusati di essere tanto ricchi quanto ignoranti, interessati all’arte solo come mezzo di affermazione sociale. Con i curatori, che definisce “insicuri” e inadeguati, bravi soltanto ad esporre “installazioni post-concettuali incomprensibili” destinate a essere apprezzate solo dai loro colleghi “ugualmente insicuri”.
    E naturalmente anche con i dealer, i critici e persino con un certo tipo di pubblico, quello che non si perde nemmeno un opening ma poi non guarda i lavori in mostra e pensa solo a bere e chiacchierare. Insomma, ce n’è davvero per tutti in questo breve ma densissimo pamphlet affidato alle pagine del più letto quotidiano britannico. E Saatchi, che evidentemente si rende ben conto che molti reagiranno alla sua tirata con un lapidario “da che pulpito”, ci tiene a precisare: “Fino a poco tempo fa credevo che qualsiasi cosa potesse allargare l’interesse nell’arte contemporanea dovesse essere la benvenuta; soltanto uno snob elitista vorrebbe vederla confinata all’attenzione di pochi aficionados all’altezza. Ma persino un narciso egoista e spaccone come me trova questo nuovo mondo dell’arte profondamente imbarazzante”.

    Valentina Tanni


    Il mondo dell?arte? Volgare e superficiale. Parola di Charles Saatchi, che sul Guardian spara a zero sui collezionisti, dealer, critici e curatori | Artribune
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-06-13 alle 19:29
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    Predefinito Re: news d'arte

    Museo di Reggio, arrivano le risorse del Cipe

    Nella seduta odierna il Comitato ha deliberato 6 milioni per il completamento dell'infrastruttura archeologica della città dello Stretto





    REGGIO CALABRIA Sei milioni di euro sono stati destinati dal Cipe al museo archeologico di Reggio Calabria nel corso della riunione durante la quale sono stati varati alcuni provvedimenti di sviluppo per il settore dei beni culturali. «In questa fase delicata e cruciale della situazione economica internazionale e interna, gli stanziamenti odierni del Cipe – ha dichiarato il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi – sono la dimostrazione del concreto impegno del governo a favore della valorizzazione del nostro patrimonio culturale. È una decisione importante, che sottolinea il ruolo dei beni culturali e della cultura quale fattore essenziale di un diverso modello di sviluppo. È anche un importante passo in avanti, che si aggiunge a quello dell'assegnazione dei fondi dell'Unione Europea destinati agli interventi nel sito archeologico di Pompei. Si delineano in tal modo gli elementi principali del quadro complessivo di rilancio delle nostre eccellenze, un rilancio che è tra gli obiettivi prioritari e sempre più urgenti del Ministero». Le risorse sono stati assegnati «per il completamento dei lavori di restauro e recupero funzionale del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, la cui più nota attrazione – si fa rilevare nel comunicato del Cipe – sono i Bronzi di Riace. Tali lavori – spiega la nota – saranno affiancati da un intervento di valorizzazione culturale e territoriale, attuato sulla base degli esiti di un concorso internazionale di idee promosso dalle Amministrazioni centrali competenti (Ministro per la coesione territoriale, ministero per i Beni e le attività culturali e ministro per gli Affari regionali, turismo e sport) e dalla Regione Calabria».


    Museo di Reggio, arrivano le risorse del Cipe - Corriere della Calabria
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    Predefinito Re: news d'arte

    All'asta 20mila opere di Andy Warhol



    Una delle più celebri serigrafie che ritraggono Andy Warhol

    A 25 anni dalla morte dell'artista
    la fondazione mette in vendita dipinti e serigrafie per una cifra
    record di 100 milioni di dollari
    Sul mercato dell'arte arriva un ciclone. La "Fondazione Andy Warhol" ha deciso di vendere la sua intera collezione: oltre 20 mila lavori dell'icona della Pop Art, tra dipinti, serigrafie, disegni, stampe e fotografie, alcuni dei quali non sono mai stati esposti in pubblico.

    A 25 anni dalla morte dell'artista, la Fondazione che porta il suo nome ha deciso di concentrarsi quasi esclusivamente sulla sua attività di sovvenzioni e prestiti per progetti legati al mondo dell'arte, nella speranza di contribuire a far fronte al costante declino del sostegno ad artisti da parte delle istituzioni e di investitori privati.

    In base alle stime, dalla vendita dovrebbero arrivare oltre 100 milioni di dollari, che andranno ad aggiungersi alla dotazione 225 milioni di dollari di cui attualmente dispone la Fondazione Warhol. Sin dalla sua nascita, 25 anni fa, la Fondazione ha garantito quasi 250 milioni di dollari di contributi a centinaia di musei e altre istituzioni senza scopo di lucro del mondo dell'arte. Per continuare su questa strada, ha detto il suo presidente Michael Strauss, ora «convertiamo l'arte in denaro». Della vendita, grazie ad un insolito contratto esclusivo, si occuperà la casa d'aste Christie's, che organizzerà il primo evento a New York il 12 novembre, per poi proseguire con vendite online dal prossimo febbraio.

    Tra i lavori più pregiati ci sono "Three Targets", una grande tela orizzontale di pittura e serigrafia in bianco e nero in cui sono raffigurati tre bersagli con i fori di colpi di arma da fuoco, e un collage degli anni 60 su Jacqueline Kennedy. I prezzi, rivela il New York Times, si aggirano sul milione di dollari per alcune opere, sui 100 mila per molte altre e sui 10 mila per poche altre ancora.

    Non tutti sono però entusiasti dalla prospettiva. «Non credo che la vendita possa influenzare i prezzi (delle opere di Andy Warhol), perché nessuno dei lavori è di grande significato», ha affermato Alberto Mugrabi, un mercante d'arte di New York la cui famiglia possiede almeno 800 Warhol. Tuttavia, ha aggiunto, citato dal Wall Street Journal, «è ridicolo che stiano spingendo sul mercato grandi prodotti come se fossero capi di bestiame».

    Da Christie's - che cinque anni fa ha venduto alla cifra record di 71,7 milioni di dollari un quadro di Warhol del 1963 dal titolo `Green Car Crash - non sembrano essere d'accordo. Seppur riconoscendo che non saranno messi all'asta capolavori come le celeberrime lattine Campbells, o i ritratti di Marylin Monroe, Marlon Brando o Elizabeth Taylor, sostengono che i lavori di Warhol, che nei suoi quarant'anni di carriera è stato straordinarimente prolifico, «non devono essere i più costosi per essere i migliori». E il mercato sembra condividere: solo lo scorso anno sono state vendute all'asta opere del genio della pop art per un totale di 346 milioni di dollari.


    La Stampa - All'asta 20mila opere di Andy Warhol
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    Predefinito Re: news d'arte

    Musei: stop a settimana cultura; gratis 1 domenica al mese






    190 31 GEN 2013

    (AGI) - Roma, 31 gen. - Quest'anno niente settimana della cultura. A dare l'annuncio e' stata la direttrice generale della Valorizzazione del Patrimonio culturale del Mibac, Anna Maria Buzzi, presentando a Roma i risultati dell'indagine 'Il museo che vorrei'. Il motivo, ha spiegato la dirigente di via del Collegio Romano, e' che "non si possono fare saldi in piena stagione". In compenso, ha aggiunto Buzzi, l'ingresso ai musei e alle aree archeologiche statali sara' gratuito l'ultima domenica di ogni mese. E potrebbe anche esserci un'apertura serale, almeno per i 30 musei piu' importanti, una volta al mese. Per quanto riguarda l'indagine, realizzata con un questionario on line dagli uffici della Buzzi, e' emerso che il 75,96 per cento degli intervistati (7.043 in tutto, in gran parte donne) ritiene "giusto" pagare un biglietto di ingresso per i luoghi della cultura statali, mentre quasi il 57 per cento ha detto che il prezzo del biglietto non e' mediamente adeguato a quanto viene offerto. Il 78,28 ha poi aggiunto che gli orari di apertura estesi (serali, festivi, ecc) sarebbero un importante stimolo alla visita dei musei.


    Musei: stop a settimana cultura; gratis 1 domenica al mese
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    Predefinito Re: news d'arte

    Il Leopold Museum vende tre disegni di Schiele
    Andranno all'asta da Sotheby's a Londra il prossimo febbraio. Uno dei fogli è stimato tra 8 e 10 milioni di euro da Sotheby’s. Attualmente il record per una carta dell’artista è di 8,28 milioni





    Londra. Nella vendita di arte impressionista e moderna che Sotheby’s terrà a Londra il prossimo 5 febbraio vengono proposti tre disegni di Egon Schiele per una stima totale di 12 milioni di sterline (14,8 milioni di euro). I tre fogli provengono dal Leopold Museum di Vienna, secondo quanto riporta il sito bloomberg.com. Il Museo avrebbe preso la decisione di vendere per compensare le spese legali sostenute nella causa per la restituzione di un’altra opera di Schiele, il dipinto del 1914 «Häuser am Meer (Case in riva al mare)», causa intentata dalla nipote della legittima proprietaria del quadro, l’industriale e collezionista Jenny Steiner; una querelle conclusasi nel giugno di quest’anno.
    l lotto con la stima più alta è un disegno a matita, gouache e acquarello del 1914-15, «Liebespaar (Selbstdarstellung mit Wally)», un autoritratto dell’artista abbracciato alla sua amante Walburga Neuzil: le valutazioni oscillano tra 8 e 10 milioni di euro. Sono invece comprese tra 2,2 e 3 milioni di euro le quotazioni per uno studio del 1914, «Selbstdarstellung in grünem Hemd mit geschlossenen Augen (Autoritratto in camicia verde con gli occhi chiusi)», realizzato con la stessa tecnica del foglio precedente. Il terzo lotto, «Am Rücken liegendes Mädchen mit überkreuzten Armen und Beinen (Ragazza distesa sul dorso con braccia e gambe incrociate)», è un’opera del 1918 dallo spiccato carattere erotico; qui le valutazioni partono da 860mila-1,23 milioni di euro. Attualmente il record per un’opera su carta di Egon Schiele risale al 2007 ed è di 11,35 milioni di dollari, corrispondenti a 8,28 milioni di euro dell’epoca, pagati in una vendita di Sotheby’s per «Selbstbildnis mit kariertem Hemd (Autoritratto con camicia a scacchi)».


    Il Giornale dell'Arte - Il Leopold Museum Vende Tre Disegni Di Schiele
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    Predefinito Re: news d'arte

    Piccolo è meglio: così Arnaldo Pomodoro, che dopo un anno in stand-by trova una nuova casa alla sua Fondazione. Niente più via Solari, ma uno spazio più intimo (e gestibile) in zona Navigli. L’inaugurazione ad aprile
    Scritto da Francesco Sala | lunedì, 4 febbraio 2013 ·





    Un Pomodoro Anni Cinquanta, presto in mostra nella nuova sede della Fondazione
    Mai morta. Mai stata chiusa. Semplicemente silente, a covare sotto le braci, in attesa di trovare nuove possibili soluzioni. Sbagliato dire che la Fondazione Pomodoro rinasca: la voce della prossima apertura di uno spazio alternativo a quello storico di via Solari è da prendere come semplice, ma decisamente piacevole, notizia di un trasloco. Aveva fatto scalpore a fine 2011 l’addio al capannone che la Fondazione, tra mostre, happening ed eventi vari occupava a Milano fin dal 2005; un congedo non indolore, se è vero che dietro i motivi della scelta si è sempre letta la difficoltà, da parte della città, di sostenere adeguatamente il lavoro e l’impegno dell’istituzione. Si riparte, ora, dal civico nove di via Vigevano: zona Navigli, un chilometro in linea d’aria dalla vecchia sede; ma un ambiente decisamente più gestibile, sia sotto il profilo tecnico che economico. Circa duecento metri quadri di spazio espositivo, nel quale accogliere la rinnovata politica di una Fondazione che sembra aver chiuso con le grandi mostre e con i grossi eventi, anche mediatici – su tutti il concerto di Ennio Morricone; in favore di una cultura pret-a-porter, fatta di momenti più intimi e raccolti, ma dal consueto alto profilo intellettuale e scientifico.
    Pomodoro fa l’autarchico: guardando al proprio passato e a quello della Milano che ha scelto e amato. La collocazione nell’orbita della Darsena è implicito ritorno a casa, là dove il maestro aveva lo studio ad inizio carriera; e ai suoi primi passi guarda, manifesto ideale della nuova politica della Fondazione, la mostra con cui si apre i battenti il prossimo 9 aprile: una collezione di pezzi che vanno dal ’54, anno dell’arrivo a Milano, fino al Sessanta. E in estate si replica con l’Enrico Baj meno conosciuto al grande pubblico. Da sciogliere restano i nodi più intriganti, su cui vige al momento il riserbo più assoluto: nessuno sa cosa sarà dei 3000 metri quadri liberati in via Solari – di proprietà dell’artista; e nessuno sa se e come il “vecchio” staff, su tutti Angela Vettese, direttore negli ultimi tre anni, rientrerà dalla finestra dopo essere uscito dalla porta. Al momento la curatale delle mostre in programma è affidata a Flaminio Gualdoni. Domani, si vedrà…
    - Francesco Sala

    Piccolo è meglio: così Arnaldo Pomodoro, che dopo un anno in stand-by trova una nuova casa alla sua Fondazione. Niente più via Solari, ma uno spazio più intimo (e gestibile) in zona Navigli. L?inaugurazione ad aprile | Artribune
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    Predefinito Re: News d'arte

    Da forziere svizzero spunta Gioconda più giovane della Monna Lisa
    Presentato a Ginevra il ritratto che sarebbe stato eseguito da Leonardo da Vinci 10 anni prima del capolavoro del Louvre





    Ginevra, 27 set. (TMNews) - Una versione della Gioconda dipinta da Leonardo da Vinci prima del ritratto esposto al Louvre è stata presentata oggi a Ginevra dalla Fondazione "Mona Lisa".

    Il quadro, conservato per 40 anni in una cassaforte in Svizzera, rappresenta una "Monna Lisa" più giovane di quella ritratta 10 anni dopo da Leonardo. Secondo la Fondazione ci sarebbero "prove storiche e scientifiche che dimostrano che sono sempre esistiti due ritratti della Monna Lisa di Leonardo da Vinci, "la versione precedente" e 'La Gioconda'".

    La Fondazione ha presentato anche un libro di 320 pagine, intitolato "Monna Lisa, la versione anteriore". Fra i partecipanti alla conferenza stampa anche il professor Alessandro Vezzosi, direttore del Museo ideale di Leonardo da Vinci di Vinci, noto esperto del pittore e della Monna Lisa.

    Il dipinto è di proprietà di un consorzio internazionale che lo ha acquistato nel 2003 dagli eredi di Elisabeth Meyer, la compagna del collezionista d'arte Henry Pulitzer, lontano cugino di Joseph Pulitzer, creatore del premio omonimo.

    Da forziere svizzero spunta Gioconda più giovane della Monna Lisa
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    Predefinito Re: News d'arte

    Scoperta Usa. Capolavori di Picasso dipinti con vernice da imbianchino




    The Old Guitarist by Pablo Picasso

    CHICAGO, STATI UNITI – Chi ci avrebbe mai creduto? Era semplice vernice da imbianchino quella usata da Pablo Picasso in alcuni dei suoi piu’ famosi dipinti. La scoperta e’ stata fatta da uno scienziato americano analizzando un quadro del 1931, La Poltrona Rossa.
    Un esame ‘ravvicinato’ negli uffici dell’Argonne National Laboratory presso Chicago ha portato addirittura a identificare la marca della pittura usata: Ripolin, una marca comunemente venduta a quel tempo.
    Gli storici dell’arte sospettavano da tempo che Picasso fosse stato uno dei primi pittori a usare, al posto dei colori da artista disponibili all’epoca, vernici comuni per dipingere le pareti di casa e in questo modo ottenere un effetto che nascondeva il segno delle pennellate.
    Finora pero’ non c’era stata alcuna conferma di questa tesi. Il dottor Volker Rose, l’esperto dell’Argonne Laboratory, ha puntato una speciale nanosonda ai raggi X sul dipinto preso a prestito dall’Art Institute di Chicago.
    La nanosonda, un apparecchio messo a punto dal Dipartimento dell’Energia, e’ in grado di ‘vedere’ dettagli microscopici fino al livello delle singole particelle di pigmento rivelando in questo modo la composizione chimica del colore. Rose e’ arrivato in questo modo a individuare uno smalto che corrisponde esattamente alla composizione chimica della prima marca di vernice commerciale, il Ripolin.
    L’analisi, pubblicata sulla rivista Applied Physics A: Materials Science & Processing, e’ stata fatta paragonando i pigmenti della Poltrona Rossa con quelli di altre vernici dell’epoca acquistate su eBay. L’analisi ha avuto un livello di precisione eccezionale: studiandone le impurita’, ha consentito di indivifduare addirittura la regione dove la vernice era stata prodotta.
    Non e’ la prima volta che l’Art Institute di Chicago applica tecniche scientifiche ai dipinti di Picasso in collaborazione con l’Argonne Laboratory: l’anno scorso ha recentemente analizzato ai raggi x il celebre ‘Old Guitarist’ mostrando nascosta al di sotto dell’immagine un’antico dipinto che raffigura una donna, un bambino e degli animali.


    Scoperta Usa. Capolavori di Picasso dipinti con vernice da imbianchino | Blitz quotidiano
    Ultima modifica di gertrud; 22-02-13 alle 18:25
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    Predefinito Re: News d'arte

    Opera di Bansky rubata a Londra in vendita all'asta a Miami



    Sarebbe un noto collezionista il "proprietario” del Banksy rubato da un muro di Londra la scorsa settimana e in vendita ora in una casa d'aste statunitense, con sede a New York e Miami, e di cui il direttore, Frederic Thut, sta prendendo strenue difese. Non si chiarisce, ma anzi si tinge sempre più di giallo la vicenda di Slave Labor (Boy Bunting). London 2012, il piccolo murales rimosso dalla parete esterna di un negozio a Wood Green, che ha gettato nella rabbia la popolazione locale, derubata di un prezioso pezzo, anche turistico, del quartiere.
    «É stato detto che l'opera è stata rubata, ma non è vero. Abbiamo un sacco di attenzione verso i nostri venditori, sappiamo chi sono e cosa fanno, e se c'è qualche illegalità la nostra società non prende in carico nulla. Tutto è controllato al 150 per cento» ha riferito Thut ai media londinesi. Eppure non si sa chi sia questo fantomatico rivenditore di Banksy, e il murales è scomparso, eccome, rimpiazzato da una bella stesura di cemento.
    Ma Thut ha riferito anche che la motivazione principale della cessione, da parte del proprietario, è quella di conservare l'opera che altrimenti andrebbe persa; l'acquirente inoltre sarà fornito di una lettera di provenienza del lavoro, la cui vendita è stimata a 700mila sterline.
    Di rimettere il murales da dove è stato strappato non se ne parla nemmeno e Thut, ha "confessato” che nella stessa asta c'è un altro Banksy, Wet Dog, un murales realizzato in Cisgiordania nel 2007, stimato per 600-800mila sterline: «Si tratta di conservazione: è un pezzo d'arte che stiamo proteggendo; avrebbe potuto essere distrutto dato il clima politico incerto della zona» ha riparato Thut. Non convincendo nessuno circa la sua buona fede, con la leader del Consiglio della zona di Haringey, Claire Kober, che ha anche scritto al sindaco di Miami, Tomas Regalado, appellandosi a lui (per quanto possa servire) per bloccare la vendita.
    L'opera, secondo la Kober, apparsa poco prima del Queen Diamond Jubilee, l'anno scorso, è stata interpretata come un attacco alle celebrazioni, ed è un punto di riferimento che il pubblico, proveniente da tutta Londra, dal Regno Unito e dal mondo è andato a osservare. Dal canto suo Thut, che opera nella sede del Wynwood Arts District di Miami, è amareggiato perché questa vicenda sta portando non poca cattiva pubblicità alla Liveauctioneers, fondata da lui stesso nel settembre 2011, e che oltre alle sedi della Florida e di New York opera anche in altre cinque punti, compresa Parigi. E Banksy? In passato ha criticato gli sforzi di coloro che hanno cercato di vendere le sue opere, ma stavolta non ha rilasciato alcun commento. Marc Schiller, fondatore del sito woostercollective.com, e amico dell'artista, ha detto al Guardian che il lavoro era privo di valore per un'asta, perché è sempre stato semplicemente inteso come un pezzo site specific di critica sociale. «Sotheby e Christie non avrebbero mai toccato un'opera simile, e l'unico modo per cui si può vendere un murales prelevato è tramite un circuito ombroso, soprattutto se si vuole restare anonimi e non dire come si è ottenuto il pezzo» ha rimarcato Schiller. Insomma, il risultato di un furto vero e proprio, che nessuno dovrebbe avere il coraggio di comprare. Aggiornamenti in corso.

    Affaire Banksy. Dalla casa d'aste rassicurano: “Tutto regolare”, ma il mistero s'infittisce. E Londra scrive una lettera al major di Miami - Exibart.com

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    Predefinito Re: News d'arte



    La donna de «L'origine del mondo» ha un volto
    Mostrato «il vero viso» della modella del quadro scandalo di Courbet. Alcuni esperti: «Autentico». Ma altri sono scettici

    LO SCOOP DI PARIS MATCH
    Dal nostro corrispondente STEFANO MONTEFIORI
    07/02/13
    Una visitatrice al Musée d'Orsay, a Parigi, davanti a «L'origine del mondo» di Gustave Courbet (Reuters)
    PARIGI - Quando Gustave Courbet realizzò quel ritratto di un corpo femminile, nel 1866, prese alcune precauzioni. Tre anni prima aveva già fatto scandalo dipingendo dei curati mezzi ubriachi (il quadro venne distrutto), e stavolta preferì nascondere il volto della donna, non mettere la sua firma e non dare alcun titolo. Il quadro poi noto come «L’origine del mondo» passò alla storia, e oggi un collezionista inglese sostiene di possedere la parte mancante del dipinto, ossia il volto della ragazza, Joanna Hiffernan.

    LA BOTTEGA DELL'ANTIQUARIO - Lo scoop che sta facendo discutere il mondo dell’arte – già diviso tra chi accredita la tesi e chi grida alla bufala - che è del settimanale Paris Match, che mette in prima pagina la storia di «John» (il vero nome resta per il momento segreto), un appassionato d’arte che a gennaio 2010 entra nella bottega di un antiquario parigino per rifugiarsi dalla pioggia e nota quel quadro abbandonato tra vecchi mobili e croste impolverate. Senza sospettare che si tratti di un possibile Courbet decide subito di comprarlo, l'antiquario chiede 1600 euro, lui gliene dà 1400, affare fatto. Una volta a casa, «John» comincia le ricerche per saperne di più. Nota che la tela è tagliata, trova le iniziali del produttore della tela, arriva a scoprire l’identità della donna, finché due anni dopo scarica da Internet «L’origine del mondo» di Courbet, la stampa a grandezza naturale (46 cm x 55 cm) e la mette vicino al suo dipinto: i due pezzi sembrano combaciare.

    LA POLEMICA - Paris Match riporta i risultati delle expertise chieste da «John» che confermerebbero trattarsi di un’unica opera e Jean-Jacques Fernier, il grande esperto di Courbet e presidente dell’istituto che porta il suo nome, ha deciso di includere il ritratto del volto nel volume III del Catalogo ragionato di Gustave Courbet. A poche ore dall’uscita del settimanale, arrivano però le voci contrarie. «Una fesseria! - dice il mercante d’arte Hubert Duchemin interpellato dal Figaro -. Che si tratti della stessa tela e degli stessi colori è possibile, Courbet e un altro pittore possono essersi approvvigionati dallo stesso fornitore. Ma nel dipinto della testa non c’è niente dello stile, del tocco largo e maestoso di Courbet». E la direttrice del museo Courbet a Ornnas, Frédérique Thomas-Maurin, si dice «per niente convinta, il viso di quella donna è molto diverso dagli altri ritratti conosciuti di Joanna Hiffernan».

    LA STORIA - «L’origine del mondo» venne dipinto probabilmente su ordinazione del diplomatico ottomano e grand viveur Khalil-Bey, che piazzo l’opera nella sala da bagno dietro un pudico telo verde, colore dell’islam. Due anni dopo, nel 1868, Bey tornò a Istanbul e la sua collezione di quadri venne dispersa. Il dipinto di Courbet restò a lungo nella galleria di Alexandre Bernheim, che lo mise sotto chiave e nascosto dietro un altro quadro dello stesso autore. Nel 1913 il barone ebreo ungherese François de Hatvany lo portò a Budapest, dove dopo la guerra venne trafugato dall’Armata rossa. Hatvany lo ricomprò da un funzionario corrotto per poi rivenderlo, nel 1954, al grande psicanalista Jacques Lacan, che fu l’ultimo proprietario privato. Dal 1995 «L’origine del mondo» è esposta al museo d’Orsay: il giorno della presentazione l’allora ministro della Cultura, Philippe Douste Blazy, che era anche sindaco di Lourdes, ebbe cura di farsi fotografare a non meno di venti metri dall’opera. Per essere certi che il dipinto del volto faccia parte della stessa opera, come raccontato da Paris Match, manca l’ultimo, decisivo parere, degli esperti del museo d’Orsay. Ma «per adesso preferiamo non esprimerci su questa informazione», dicono al Museo.

    Stefano Montefiori

    La donna de «L'origine del mondo» ha un volto - Corriere.it

 

 
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