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Lo stato totalitario britannico: azioni della polizia del pensiero
Sul blog di Andrea Carancini è stata ospitata una traduzione da un articolo dell'Australian, utile per avere un quadro sintetico della situazione e dell'evoluzione della pratica totalitaria multietnicista nel Regno Unito. Una breve carrellata di casi riguardanti accuse di razzismo e provvedimenti penali, in parte anche ospitate nel nostro blog nel passato [si veda la relativa categoria sul Regno Unito], passa in rassegna l'orizzonte ideologico oscillante tra repressione di semplici etichette verbali o di abitudini religiose personali e di veri e propri tentativi coercitivi affinché la psicologia di certi soggetti si adegui all'orizzonte ideologico stesso.
Non a caso, l'attuale ministro della Giustizia, Jack Straw [foto sopra, a sx], arriva a dare, degli inglesi, un'immagine ai limiti del razzismo stesso. Secondo Straw, infatti, gli inglesi sarebbero essenzialmente una razza violenta (ergo, da costringere con ogni mezzo al mutamento psicologico-culturale?). Che gli inglesi possano essere definiti solo in funzione del colonialismo o di alcune guerre (alcune forse anche combattute per ipotetiche libertà, secondo la vulgata più recente. O almeno... così ci pare di ricordare... Ma chissà poi?) è ovviamente molto opinabile e non c'è alcun bisogno di citare poeti, scrittori, scienziati, musicisti, ecc., per ipotizzare dell'altro.
Straw, uscito da un ambiente famigliare in parte anglosassone e in parte ebraico, d'altronde, già da vent'anni, è un alfiere del multiculturalismo, dati i suoi sforzi di assicurare soldi pubblici alle scuole ebraico-ortodosse e maomettane. Allo stesso tempo, è anche un politico della "linea dura" riguardo la sicurezza. Questo lo diciamo per chi si accontenta di sottolineare il problema della criminalità, ma non quello etno-culturale più ampio, parlando di immigrazione.
Per avere un quadro realmente chiaro della questione, è però necessario far riferimento alla società britannica e ai suoi mutamenti. Il totalitarismo strisciante si collega ad una società non più incentrata sui cittadini, ma sull'apertura verso gli stranieri. Tale apertura nasconde però il vero volto delle stesse élites dominanti [interventi del 27 febbraio 2009 e del 3 aprile 2009]. Si dice "apertura" e, banalmente, si pensa a qualcosa di positivo, mentre in realtà si nasconde una società in cui l'interesse per il cittadino (colui che poi, più direttamente, permette l'esistenza di quelle stesse élites, o che comunque ne ha permesso l'innalzamento sociale) non ha una importanza significativa. Le élites possono tranquillare scegliere i propri lavoratori, dai più umili sino ai quadri dirigenti, usando come bacino tutto il pianeta, senza doversi preoccupare di organizzare la formazione dei propri concittadini, né di prevederne le esigenze o i mutamenti nelle abitudini [ricordate Anna Maria Artoni?].
In pratica, quell'apertura è in realtà un mero prendere. Non a caso, Trevor Phillips [fotos sopra, a dx], a capo della commissione per l'eguaglianza e i diritti, avvertiva, all'esplodere dell'attuale crisi economica, sul pericolo di tensioni etniche e sulla necessità di aiutare la "working class" bianca, spesso più disagiata rispetto a molte minoranze straniere.
Si sa, infatti, quanto gli autoctoni britannici siano i più colpiti da una nuova "proletarizzazione" [Fatti d'Europa del 26 giugno 2008] oppure tendano a perdere posizioni in campo lavorativo (anche nel settore pubblico!), sociale, contributivo, rispetto (e a tutto vantaggio) di mille altre etnie straniere, europee o non europee [intervento del 28 giugno 2008].
Tale degradazione del ruolo degli autoctoni non è una colpa degli stessi. E', appunto, il risultato di uno stile di vita improntato solo alle esigenze egoistiche della classe dirigente. Il trasformare la società in un "porto di mare", piuttosto che in una "cittadina", dà naturalmente grande libertà di manovra, permette di aver collegamenti ovunque, ma impedisce un reale radicamento. Senza reale radicamento (anzi, col tradimento dei propri concittadini) non può esserci ordine (quello che chiedeva Straw anni fa... Poi arrivò, guarda caso, la "generazione dei coltelli"...), non può esserci morale, etica, né vera apertura. Una società egoista, quale è quella britannica e multietnicista oggi, non è aperta. E', infatti, una prigione, fatta di torrette e di un grande cortile.
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