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  • 1 Post By Tommaso

Discussione: Giuseppe e la sua casa

  1. #1
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    Predefinito Giuseppe e la sua casa

    Mi sia concesso condividere in questa sezione, terra incognita per me, alcune mie riflessioni circa il significato sempre attuale del racconto biblico. L'intento di questo mio intervento è di esporre i risultati di una mia ricerca al giudizio di persone sicuramente meglio istruite di me riguardo a tale argomento. Infatti sono relativamente nuovo alla scienza cristiana, gran parte del mio percorso essendo stato consacrato allo studio dei testi della teoria critica.



    1. Mi ha colpito non da subito, cioè leggendo il testo sacro, ma solo in seguito riportandomi a testi di commenti prodotti da studiosi del cristianismo, come la figura di Giuseppe sia indietro, come in ombra, rispetto al quadro generale. Eppure non è, secondo giustizia terrena, lo sposo, e quindi a detta della legge il proprietario della casa (nel senso della famiglia, del nome, ma anche del radicamento in un territorio) che viene scelta dal Signore come luogo del principale avvenimento della nostra storia ?


    2. Capire il perché di questa ombra sulla figura di Giuseppe, sul suo ruolo, ci deve portare ad interrogare la strutturazione di una società specifica, nel suo modo di produzione, dato che la casa sta a presentare l'economia. Se il narratore della nostra storia ha deciso di lasciare in ombra il lato economico, la condizione materiale, rappresentata da Giuseppe, era perché tale economia non si era ancora sganciata dalla dimensione spirituale, politica e culturale – come invece, disgraziatamente, è il caso oggi.


    3. Ma da questo primo risultato dell'analisi, procurato dalla intelligenza del materialismo, siamo logicamente portati ad interrogare l'intero racconto. Ora mi voglio concentrare su questo fatto : Cristo, nella sua esistenza, è sempre movimento ; contro ogni legge di causalità, di principio di realtà che vuole che l'uomo sia schiavo del suo mondo e del suo tempo, produce il miracolo. Cioè, sospende la schiavitù economica, e in questo modo realizza anche l'uguaglianza in chi lo segue.


    4. Quando viene fermato da un mondo che si rifiuta di accogliere il miracolo, e con questo la dimostrazione che l'economia non è tutta la realtà, al movimento orizzontale di Cristo, movimento sul territorio tra i produttori, segue il movimento verticale, nei cieli dov'è sospesa l'unica, vera ricchezza degli uomini. Cioè : non lo si puo fermare, anche la sua partenza è affermazione della storicità di ogni modo di produzione.


    5. Giuseppe e la sua casa, proprio nella loro assenza, insistono quindi sul primato assoluto del movimento storico di sospensione dell'economia. Nella fede certamente si ci puo rapportare ai cieli, e vivere in questi il percorso verso una più grande serenità. Ma fatto sta che oggi il racconto dei nostri tempi non riserva nessun miracolo. In ogni punto dove si porta la mente, si mostra la faccia schifosa del denaro, e degli uomini suoi servi. Un mondo che esalta il movimento e l'abbassamento di ogni frontiere, ma dove a muoversi sono le cose, e gli uomini fatti cose.


    6. Infine mi chiedo : non era forse ovvio, ai piedi della croce, per chi viveva nel dolore quel momento di affermazione definitiva del primato del cuore e dell'anima sulla pancia, che tale primato lo si doveva affermare pur in presenza di chi, seguendo la pancia, era arrivato ad una negazione locale della legge (del dominio) di chi non voleva aprirsi al miracolo, e quindi ad un altro contenuto della ricchezza ? Insomma, davanti alla società dei ladri, sotto la rabbia di chi aveva fatto male perché si era visto trattato male dal modo di produzione, le donne che piangevano già davano vita ad una associazione più forte perché nel pieno della verità: la storia procede con la negazione, il debole figlia il forte, e Giuseppe, nell'ombra, aveva visto uscire dalla sua casa la totalità da venire.



    Vi ringrazio per i vostri commenti, sperando che si dia ad ogni eventuale incomprensione il tempo necessario per la spiegazione.
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    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

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  2. #2
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    Predefinito Re: Giuseppe e la sua casa

    Potresti sviluppare un po' il tuo ragionamento?

    Mi pare che ci sia un'analisi diciamo simbolica, allegorica, sul significato terrigno, materiale, rappresentato dalla casa di Giuseppe in contrapposizione alla casa celeste del Padre. C'ho capito poco ti confesso... forse sarà l'ora tarda.

    Però mi è venuta un'analogia, con un altro Giuseppe, uno dei dodici figli di Giacobbe che fu venduto come schiavo dai fratelli in Egitto ma che presso il Faraone troverà fortuna poichè arricchirà molto la casa del faraone. Nel testo biblico quella storia è piena di riferimenti ad aspetti dell'economia.
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" Mt 28, 19


  3. #3
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    Predefinito Re: Giuseppe e la sua casa

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Potresti sviluppare un po' il tuo ragionamento?

    Mi pare che ci sia un'analisi diciamo simbolica, allegorica, sul significato terrigno, materiale, rappresentato dalla casa di Giuseppe in contrapposizione alla casa celeste del Padre. C'ho capito poco ti confesso... forse sarà l'ora tarda.

    Però mi è venuta un'analogia, con un altro Giuseppe, uno dei dodici figli di Giacobbe che fu venduto come schiavo dai fratelli in Egitto ma che presso il Faraone troverà fortuna poichè arricchirà molto la casa del faraone. Nel testo biblico quella storia è piena di riferimenti ad aspetti dell'economia.
    Non credo aprezzerebbe molto la parabola finanziaria di Giuseppe figlio di Giacobbe.

  4. #4
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    Predefinito Re: Giuseppe e la sua casa

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Potresti sviluppare un po' il tuo ragionamento?

    Mi pare che ci sia un'analisi diciamo simbolica, allegorica, sul significato terrigno, materiale, rappresentato dalla casa di Giuseppe in contrapposizione alla casa celeste del Padre. C'ho capito poco ti confesso... forse sarà l'ora tarda.

    Però mi è venuta un'analogia, con un altro Giuseppe, uno dei dodici figli di Giacobbe che fu venduto come schiavo dai fratelli in Egitto ma che presso il Faraone troverà fortuna poichè arricchirà molto la casa del faraone. Nel testo biblico quella storia è piena di riferimenti ad aspetti dell'economia.
    Intendo dire che la relativa assenza di Giuseppe, padrone di casa, comporta un significato, che va spiegato alla luce del seguito del percorso, dove prendono posto la predicazione e i miracoli. In questi si afferma la libertà dalla schiavitù mondana, e l'uguaglianza.

    Il racconto circa l'infanzia Gesu, quindi la presentazione di una dimensione necessariamente economica che rese possibile la maturazione di questo, è per lo meno speditivo. Ora la casa è il luogo che accoglie questa dimensione, e Giuseppe la figura centrale in proposito. Senza parlare poi dell'attività di Giuseppe, e dell'inserimento di questa nel contesto locale.

    Allora mi pare che l'assenza di tale elemento narrativo, e la successiva insistenza sugli elementi già citati (predicazione, miracoli), devono essere giustamente percepite ed interpretate.

    Ho detto infine che tale interpretazione porta ad avvalorare la tesi secondo cui, nella casa celeste, si affermano categorie che, secoli dopo, ritroveremo nella teoria critica del mondo dove ormai l'economia tira a sé l'intera narrazione, negando ogni luce del divino.

    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Non credo aprezzerebbe molto la parabola finanziaria di Giuseppe figlio di Giacobbe.
    Faccio solo notare, per il momento, che tale parabola figlierà alla fine altre sofferenze.
    Del resto, il punto assolutamente centrale del dottrina mi pare questo che il Padre abbia scelto suo figlio a Nazaret, tra gente comune: si voleva umiliare la potenza.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  5. #5
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    Predefinito Re: Giuseppe e la sua casa

    Gli evangelisti si concentrarono sulla narrazione dei miracoli e delle predicazioni per un motivo molto più "banale".
    Come sappiamo il Vangelo è prima di tutto il racconto di una testimonianza, il cui fine è quello di trasmettere ai posteri ciò che prima veniva trasmesso soltanto oralmente, e cioè la venuta del Cristo come Dio, Essere Incarnato, e non come un profeta qualsiasi. Ed è tramite, appunto, miracoli e predicazioni che si attesta questo. A nessun cristiano, la cui volontà è quella di vedere il Cristo come Figlio, potrebbe fregar qualcosa di tutto quello che è per così dire "accessorio". Con buona pace degli storiografici, che lamentano il fatto che sappiamo poco o nulla sulla vità di Gesù, a nessuno interessava sapere che il venerdì di novembre Gesù bambino di 5 anni ebbe il raffreddore o che Gesù adolescente passò da un metro e 65 a un metro e 75 quando aveva 15 anni. Ecco che a nessun cristiano frega qualcosa di scendere nei particolari per quello che era il lavoro di Giuseppe, come passava le giornate, quali erano i suoi acquirenti e via discorrendo. L'obbiettivo della narrazione evangelica è un altro. La narrazione economica non trova spazio non per chi sa quale disprezzo marxista della schiavitù, ma perchè TUTTO, di fronte all'Essere Incarnato, diventa accidentale ed insignificante, nonchè privo di interesse per chi si accostava al cristianesimo e voleva conoscere il Cristo, e non l'autobiografia precisa per filo e per segno di Gesù uomo.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

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    Predefinito Re: Giuseppe e la sua casa

    Citazione Originariamente Scritto da Draigo Visualizza Messaggio
    Gli evangelisti si concentrarono sulla narrazione dei miracoli e delle predicazioni per un motivo molto più "banale".
    Come sappiamo il Vangelo è prima di tutto il racconto di una testimonianza, il cui fine è quello di trasmettere ai posteri ciò che prima veniva trasmesso soltanto oralmente, e cioè la venuta del Cristo come Dio, Essere Incarnato, e non come un profeta qualsiasi. Ed è tramite, appunto, miracoli e predicazioni che si attesta questo. A nessun cristiano, la cui volontà è quella di vedere il Cristo come Figlio, potrebbe fregar qualcosa di tutto quello che è per così dire "accessorio". Con buona pace degli storiografici, che lamentano il fatto che sappiamo poco o nulla sulla vità di Gesù, a nessuno interessava sapere che il venerdì di novembre Gesù bambino di 5 anni ebbe il raffreddore o che Gesù adolescente passò da un metro e 65 a un metro e 75 quando aveva 15 anni. Ecco che a nessun cristiano frega qualcosa di scendere nei particolari per quello che era il lavoro di Giuseppe, come passava le giornate, quali erano i suoi acquirenti e via discorrendo. L'obbiettivo della narrazione evangelica è un altro. La narrazione economica non trova spazio non per chi sa quale disprezzo marxista della schiavitù, ma perchè TUTTO, di fronte all'Essere Incarnato, diventa accidentale ed insignificante, nonchè privo di interesse per chi si accostava al cristianesimo e voleva conoscere il Cristo, e non l'autobiografia precisa per filo e per segno di Gesù uomo.
    Rispetto il tuo punto di visto, che comunque mi sembra molto ingeneroso verso il testo sacro dato che si rifiuta di vedere in questo un veicolo di sapere non solo per quanto ci è dato leggere, ma anche per quanto vuole lasciare in ombra.
    Chiaramente, a mio parere la densità di significato del racconto è di molto superiore alla sola attestazione dei miracoli.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  7. #7
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    Predefinito Re: Giuseppe e la sua casa

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio
    Rispetto il tuo punto di visto, che comunque mi sembra molto ingeneroso verso il testo sacro dato che si rifiuta di vedere in questo un veicolo di sapere non solo per quanto ci è dato leggere, ma anche per quanto vuole lasciare in ombra.
    Chiaramente, a mio parere la densità di significato del racconto è di molto superiore alla sola attestazione dei miracoli.
    Un testo sacro è proprio tale poiché fonte inesauribile di ispirazioni e letture differenti, per cui non critico a prescindere il tuo approccio, anzi, è anche corretto poter offrire un'interpretazione come la tua. Il mio è soltanto un invito a procedere con più cautela e prudenza: il problema dei testi sacri è proprio che in quello che vuole lasciare in ombra spesso qualcuno ci vede allucinazioni.
    Infatti il Vangelo non è una "cronaca di miracoli" fine a se stessa, un documento storiografico il cui unico fine è convincere i cristiani che Gesù è il Figlio soltanto perchè "faceva i miracoli", è invece un racconto integrale che unisce atti e predicazioni, in un orizzonte di senso ultimo ben definito: Gesù Cristo è Dio fatto carne, la sua venuta ha un obbiettivo e il suo Sacrificio un significato, TUTTO il resto passa in secondo piano, economia compresa.
    Se ti interessa tanto questa lettura particolare, ti consiglio la riflessione su quel famoso passaggio in cui Cristo afferma " Reddite quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo ", spesso erroneamente ritenuta come una richiesta di laicità (come divisione dei poteri) da parte di Cristo. Essa in realtà ha un significato opposto: difatti ciò che è di Cesare è, in quel momento, la moneta (con su il volto dell'Imperatore, ecco perchè "di Cesare"), a immagine di Cesare, mentre l'UOMO nella sua natura è a immagine di Dio, cioè "di Dio". La moneta, il soldo, è di Cesare perchè è nulla, è insignificante, priva di valore, mentre tutto l'uomo, TUTTO, è di Dio. Un messaggio che suona molto come "Lascia la moneta a Cesare, poichè essa non ha valore, e dona tutto te stesso a chi appartieni veramente, il Padre tuo".
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  8. #8
    emv
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    Predefinito Re: Giuseppe e la sua casa

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio

    Ho detto infine che tale interpretazione porta ad avvalorare la tesi secondo cui, nella casa celeste, si affermano categorie che, secoli dopo, ritroveremo nella teoria critica del mondo dove ormai l'economia tira a sé l'intera narrazione, negando ogni luce del divino.

    Trovo questo periodo particolarmente interessante.

    Secondo me può diventare da interessante anche utile se si confronta NT e AT. In quanto mentre i Vangeli rivolti verso il futuro illuminano l'aspetto spirituale della vita dell'uomo. Rivolti verso il passato, l'AT, mettono in luce gli aspetti materiali della vita del popolo di Dio. Uso della forza, sacralità, economia, regole sociali sono sviluppate lì. Ad es. è grazie all'AT che noi sappiamo che Gesù non è venuto a cancellare il giusto uso della forza per difendere il popolo e la fede. Che il sacrificio è proposto come modello individuale ma non può essere imposto agli altri. Da cui il delicato equilibrio tra sacrificio di sè e difesa del nostro prossimo. Lo sappiamo perchè Gesù non si fa problemi di apparire sul Tabor in compagnia di Mosè (un condottiero politico e militare) ed Elia un profeta che in obbedienza al Signore squartò 400 sacerdoti di Baal in un sol giorno. E così dalla storia di Giuseppe noi sappiamo dalla carestia in Egitto di come impose una politica monetaria di totale controllo fino a requisire l'intera moneta circolante (!), dando in cambio mezzi di produzione, esattamente il contrario di quello che avviene da 70 anni a questa parte da dopo l'accordo di Bretton Woods con il quale si invadono i paesi di carta straccia a debito. Giuseppe il debito lo crea allo Stato che con i denari requisiti acquista i mezzi di produzione. Rientrerà dell'investimento quando il popolo ricomincerà a produrre. Un racconto stupendo di grande attualità.

    Ricapitolando penso, Tommaso, l'AT ci impone sempre di stare coi piedi per terra, ci preserva da eccessive vaporizzazioni para-aquariane della Parola di Dio. L'AT è come la terra e il NT è il cielo che vi sta sopra. Ma una parte non può stare senza l'altra.
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