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    Ghibellino
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    Predefinito Stephen Batchelor e il buddhismo modernista

    Critica al "Buddismo Senza Credenze". tratto da: [email protected] (Punnadhammo) in data 12/11/1997,

    Il libro di Stephen Batchelor, "Buddismo Senza Credenze" ha attratto molta attenzione nei circoli Buddisti. In un certo modo, esso è un libro importante. Può essere considerato un quadro lucido di una tendenza che in anni recenti sta guadagnando terreno nel moderno Buddismo occidentale. Questo è il nocciolo di una nuova scuola di Buddismo razionalizzato e modernizzato; in essenza un Buddismo Protestante. Mentre questa tendenza da molti è vista come un benvenuto, vale la pena esaminarlo più da vicino per comprendere proprio ciò che sta accadendo. Il libro, e tutto il trend di questo "nuovo Buddismo" che esso rappresenta, è ispirato dal confronto del Dharma con la dinamica eredità culturale dell'Occidente. Il Buddismo sorse in un ambiente culturale molto diverso dell'Asia pre-moderna ed ora che esso si sta stabilendo nel mondo occidentale ci sono inevitabili tensioni tra gli elementi delle due diverse visioni del mondo. Per i moderni Buddisti occidentali è una valida, ed importante, impresa tentare di risovere queste tensioni e fare del Dharma una tradizione vivente qui in Occidente. Questo è ciò che il Sig. Batchelor sta tentando di fare. Mr. Batchelor è entusiasta riguardo i molti aspetti della tradizione occidentale e spesso usa parole come democratico, secolare, agnostico e scientifico, con una valutazione positiva non esaminata. Esse sono contrapposte ai percepiti valori negativi di ciò che lui chiama "Buddismo religioso" che è quello capito e praticato da tutti i Buddisti degli ultimi decenni. L'autore può essere davvero definito un prodotto dell’Illuminazione (nel senso storico, non mistico), della Riforma Protestante e delle rivoluzioni scientifiche e democratiche. Per capire la sua tesi, è significativo il fatto che egli prende questo complesso di valori come primario; in effetti, in ogni caso in cui c'è un conflitto percepito tra gli insegna-menti Buddisti e questi valori occidentali, sono gli insegnamenti Buddisti che devono essere cambiati o devono essere abbandonati per portare ad una riconciliazione. Di questo complesso di valori, la spinta principale del libro è su questo scetticismo agnostico. In particolare, veniamo esortati ad essere scettici circa il karma e la rinascita. Il Sig. Batchelor argomenta, infatti, che questa visione è interamente d’accordo con lo spirito del Dharma. Il suo argomento centrale è il testo del Kalama-Sutta che lui cita due volte come capitolo di apertura. Questo è un ben noto Sutra che il Buddha consegnò ad un gruppo di laici che erano dubbiosi riguardo a quali insegnamenti credere, quando così tanti filosofi avevano insegnato teorie contraddittorie. Esso è spesso usato come base per convalidare un approccio scettico al Dharma. E’ opportuno considerare che in realtà questo testo non parla riguardo all’accettare o rifiutare gli insegnamenti. Il Buddha elenca un numero di ragioni non-valide per accettare una visione. Queste includono l’essere fuorviati da dicerie o tradizioni o da abilità nelle scritture, ma anche, da notare, da logica ed interferenze. Il Buddha dà poi anche delle ragioni valide per accettare un insegnamento; queste sono che quando quell'insegnamento è messo in pratica e porta al proprio benessere e felicità, allora significa che quello è un in-segnamento "lodato dai saggi". Inoltre, quando uno trova un tale insegnamento, allora si dovrebbe "intraprenderlo e metterlo-in-pratica". Questa non è proprio una raccomandazione per un persistente agnosticismo, né è una nascosta condanna per l’autorità. Un altro colpo dell'argomento di Batchelor sembra essere che egli pare ridurre il Buddismo agli essenziali insegnamenti delle Quattro Nobili Verità, eliminando le dogmatiche concrescenze non necessarie per la salvezza. Ma se noi esaminiamo la sua specifica critica degli insegnamenti tradizionali, questa appare piuttosto vuota. Si consideri il suo capitolo sulle Quattro Verità Nobili. Lui enfatizza abbastanza esattamente come ciascuna delle Quattro ha associato un metodo di approccio; noi siamo spinti dal Buddha a comprendere la sofferenza, abbandonare la bramosia, realizzare la cessazione e coltivare il Sentiero. Tuttavia, egli prosegue con la pretesa piuttosto sorprendente che questo insegnamento è stato del tutto dimenticato e "relegato ai margini di una specialistica conoscenza dottrinale". Questa pretesa fatta, sembra sostenere l’argomento che il "Buddismo religioso" ha rivoltato le Quattro Verità in una statica serie di "proposte da dover credere". Questa critica si applica più a superficiali resoconti popolari che non a incorporati insegnamenti tradizionali; questi quattro compiti non sono stati dimenticati. Qui sembra che Mr. Batchelor stia preparando un uomo di paglia per attaccarlo. Molta della sua critica al "Buddismo religioso" sembra essere diretta contro questa caricatura del suo proprio concepire e non contro una vera tradizione vivente. Riguardo alla sua critica dell'idea della rinascita, pur ammettendo che il Buddha stesso non era agnostico su questo problema (p.35,) Mr. Batchelor sostiene che egli fu "nondimeno costretto dalla visione del mondo del suo tempo"(p.94). Vi sono fondamentali assunti fatti qui, che non possono essere condivisi da molti dei Buddisti più tradizionali. Uno è l’implicita semplificazione dell’Illuminazione del Buddha. Un altro è che la moderna visione materialista del mondo è superiore alla comprensione metafisica dell'India antica. Benché queste obiezioni possano non avere forza per agnostici Buddisti modernizzati, essi dovrebbero pur indirizzarsi la domanda sul perché il Buddha fosse capace di sfidare molti altri aspetti cruciali del prevalente paradigma, come l'esistenza di un atman o l'accettabilità del sistema di caste. Non è per nulla buono dire che il Buddha accettò la visione della rinascita perché quella era l’idea prevalente; egli dimostrò profonde abilità di forgiare nuove direzioni col suo insegnamento e non avrebbe accettato senza riflettere una cosa così cruciale.
    Un aspetto centrale di questo libro "Buddismo Senza Credenze" è la promozione dell'agnosticismo come una cardinale virtù Buddista. Mr. Batchelor sta attento a distinguere quest’ultimo da ciò che egli chiama ‘scetticismo’ e lo definisce come un'onesta ammissione che uno non conosce. Questa posizione, così definita, per lui ha una certa integrità, ma come può essere compatibile con gli insegnamenti propri del Buddha? Seppur è vero che il Buddha ci esortò a non attaccarci a nessuna visione, incluse quelle del suo insegnamento, e ad investigare la realtà da noi-stessi, queste direttive non sono in nessun modo la totalità del suo insegna-mento, e dovrebbero essere prese nel contesto di quella totalità. Prendere un solo aspetto del Dharma ed ignorare il resto è un errore; questo rende unilaterale la comprensione. Un aspetto che Mr. Batchelor ignora è l'importanza che il Buddha mise sulla Retta Visione. Nell’Anguttara, XVII, il Buddha dice che lui non conosce nessun altra cosa così contribuente al sorgere di stati salubri come la Retta Visione. In una delle formule della Retta Visione che più frequentemente furono date, come per esempio nel Majjhima, 41, fra le altre cose, il Buddha la definisce come un credere nel karma ed in "questo mondo e quell'altro". Inoltre, vi sono vere e proprie discussioni nei sutra riguardo alla Errata Visione, di cui una varietà è precisamente quella dei materialisti. "Poiché questo sé è materiale, composto dei quattro grandi elementi, prodotto da madre e padre, alla sparizione del corpo esso è annichilito e perisce, e dopo la morte più non esiste"(Digha-Nikaya,1). Da una parte, si dovrebbe indicare che la difesa di un Buddhismo materialista spesso presume che la sua visione è diversa da questo antico annichilazionismo perché non postula un sé. Mentre esaminare questo argomento in dettaglio ci porterebbe troppo lontano, basti dire che da una comprensione tradizionale del Buddismo, nessuna dottrina materialista può avere una implicita auto-visione. In altre parole, essa è incompatibile con una vera comprensione del non-sé. Ciò è, in primo luogo, a causa di un'identificazione col solo aggregato della forma fisica e, in secondo luogo, a causa della credenza nell'annientamento della coscienza alla morte che, per essere annichilita, presuppone un'entità esistente (anche se questo non è articolato). Un altro modo in cui un Buddismo agnostico viola gli insegnamenti fondamentali è lo squilibrio nello sviluppo delle facoltà. Una delle cinque facoltà spirituali è shraddha, tradotto come fede o fiducia. Questa deve essere bilanciata col suo opposto complementare, ‘panna (prajna)’ ossia la saggezza discriminativa. Troppa fede senza la saggezza è superstizione, troppa discriminazione senza la fede, produce l’astuzia ("una malattia dura da guarire come quelle causate dalle stesse medicine"). Cioè, quando noi mettiamo la nostra ragione su un piedistallo ed oscuriamo l’illuminazione del Buddha col nostro scetticismo, possiamo creare il nostro proprio falso Dharma al servizio dei desideri. Questo approccio non è ben accolto dal razionalizzante trend modernista del Buddismo agnostico. Ma è quello che è stato insegnato dal Buddha ed è ben servito a milioni di Buddisti devoti da venticinque secoli. Come notato dapprima, karma e rinascita sono fra gli elementi del Buddismo che Mr. Batchelor mette in questione. Questi egli li considera ancora non cruciali al cuore dell’insegnamento. Eppure noi abbiamo visto che per la vera definizione di Retta Visione l’accettazione del karma è centrale. Batchelor dichiara giustamente che il karma è una intenzione, ma ha torto nel tracciare da questo la conclusione implicita che esso non ha niente a che fare con gli effetti nel mondo o negli stati di rinascita.
    Il Buddha più spesso parlò dell’etica totalmente in termini di rinascita. Fare questa o quella azione positiva produrrà "una buona rinascita, una destinazione felice, anche in cielo". Mentre, fare questa o quella cattiva azione condurrà ad "una rinascita infelice, una cattiva destinazione, anche all’inferno". Dice Batchelor: "l’integrità etica è radicata nel senso di chi siamo noi e del tipo di realtà in cui noi dimoriamo"(p.45). Ciò è vero, ed è una ragione per cui il Buddha enfatizzò una credenza nel karma e rinascita, cioè che le azioni etiche hanno risultati. E’ come un corollario vitale, che la morte non è una fine di questi risultati. Ad un livello più profondo, una visione del mondo informata della realtà della terribile ruota del samsara è assolutamente centrale ad un profondo approccio per dover praticare. Questa è stata la base esistenziale sulla quale sono state edificate tutte le scuole di Buddismo. Il lavoro che è servito per realizzare il Dharma nelle sue profondità non è affatto banale. Se si basa la propria visione sull’assunto materialista dell'an-nientamento dopo la morte, dov’è la motivazione per lottare coi problemi più profondi? Se similmente tutto è annichilito, che differenza potrebbe fare la pratica del Dharma? E’ già molto dire che Mr. Batchelor considera una "consolazione" la credenza nella rinascita. Egli riconosce questa incongruenza, chiamando la cosa "un curioso attorcigliamento trovato [così] dagli occidentali" (p.35). Ciononostante egli dichiara che "un Buddista agnostico guarda al Dharma per le sue metafore di confronto esistenziale piuttosto che per la consolazione" (p.18). E’ soltanto una comprensione assai superficiale della rinascita che trova qui qualche consolazione. Non è una fantasia di chi cerca di evadere dalla realtà, ma una comprensione che affronta a testa alta le terribili realtà di nascita, vecchiaia, malattia e morte. Chiunque abbia contemplato in profondità queste idee comincia realmente ad avere un distacco dal mondo della sensualità e delle forme. Come può, ciò che è ripetuto all’infinito ed è sempre finito nello stesso spiacevole modo, avere una qualche attrazione? La consolazione è più simile alla fantasia di un annientamento in cui si può far finta di essere coraggiosi ed accettare l'estinzione, ma con ciò si può voler sfuggire tutte le terribili conseguenze del karma (o almeno così si può immaginare). Il ritratto non è così semplice o unilaterale come il "Buddismo Senza Credenze" vorrebbe farci credere. Mentre ci si dovrebbe seriamente chiedere se l'agnosticismo (nel senso di Mr. Batchelor) è realmente ciò che insegnò il Buddha, con questo libro c’è un altro problema più profondo. Ad una lettura ravvicinata sembra piuttosto che Batchelor non sia così libero dalle credenze come vorrebbe lasciar credere. Anche se queste sono credenze nel modernismo e non di Buddhi-smo. Mentre lui vorrebbe farci credere di aver preso la posizione di "Io non so", in realtà ogni volta tradisce una decisa tendenza verso il materialismo. Spesso egli vi scivola quasi inavvertitamente. Un esempio assai buono viene dalla descrizione della decisione del Buddha di insegnare il Dharma dopo la sua Illuminazione. "Ciò che [il Buddha] decise fu l’apparenza di un'idea (un 'dio', nella lingua dell'India antica)"(p.106). Una posizione veramente agnostica non avrebbe almeno intratte-nuto la possibilità di una vera manifestazione di una reale entità piuttosto che saltare ad una tale non garantita conclusione? Questa conclusione può solo venire da una inerente fede nelle metafisiche del moderno Occidente. Parlare di come è questo esempio, non è centrale all'argomento. Comunque a pagina 37 abbiamo "Tutto questo non ha niente a che fare con la compatibilità (o altro) tra Buddismo e scienza moderna. È strano che una pratica preoccupata del dolore e della fine del dolore debba essere obbligata ad accettare antiche teorie metafisiche Indiane e così accettare come un articolo di fede che la coscienza non può essere spiegata in termini di funzione del cervello". Davvero più strano per molti Buddisti tradi-zionali può essere l'articolo sulla fede dei modernisti. Siamo chiari su questo. La coscienza non è stata affatto spiegata "in termini di funzione del cervello" dalla scienza moderna o da chiunque altro. È del tutto un'assunto metafisico che non può mai essere, un atto di fede del genere più credulone, che Batchelor dovrebbe essere il primo a denunciare. Non c'è in nessuna parte un brandello di prova di questa pretesa, ma solo una pia credenza in qualche direzione che tale prova sarà disponibile a breve. Ancor più strano è che quando c'è un conflitto tra due assunti metafisici, uno scrittore Buddista dovrebbe essere così pronto a dare il beneficio del dubbio al non-buddista. Ciò che è più infelice sulla visione materialista come base per la pratica del Dharma, è che preclude ogni possibilità di illuminazione. Possiamo vedere in "Buddismo Senza Credenze" che Mr. Batchelor ha ridefinito il concetto (infatti, lui preferisce il termine "risveglio") nella direzione di renderlo in qualche modo mondano ed ordinario. Abbiamo già commentato la sua asserzione riguardo al fatto che il Buddha non avesse trasceso anche le costrizioni del pensiero popolare. Nel suo capitolo sul "Risveglio", Batchelor prosegue, "Il Buddha non era un mistico. Il suo risveglio non fu un dirompente insight nella Verità trascendente che gli rivelò i misteri di Dio. Egli non pretese di aver avuto un'espe-rienza che gli garantisse una privilegiata conoscenza esoterica su come l’universo opera"(p.5). Se trascuriamo il non necessario riferimento a Dio, il resto di questo è una negazione di ciò che tradizionalmente e scritturalmente l’Illuminazione del Buddha significa. Consideriamo le conoscenze delle vite passate che il Buddha ottenne nella notte della sua Illuminazione. Consideriamo l’epiteto del Buddha come il "Conoscitore dei Mondi" (al plurale). Consideriamo i sutra in cui il Buddha rivela la speciale conoscenza di tempi passati e futuri. Specifici riferimenti si possono fare al Mahasihanada Sutta, (Majjhima,12) in cui il Buddha dichiara i suoi propri poteri. Questi includono, fra gli altri, "il Tathagata davvero comprende come i risultati delle azioni intraprese nel passato, presente e futuro con le cause e con le possibilità... il Tathagata comprende com’è il mondo con i suoi molteplici e diversi elementi... il Tathagata ricorda le sue molteplici vite passate...". Il maggior danno dalle asserzioni di Batchelor è, forse, "io non vedo nessuna base su cui... chiunque... potrebbe in accordo con Dhamma, accusarmi così: Mentre tu dichiari la tua piena illuminazione, tu non sei illuminato riguardo a certe cose…".
    Mr. Batchelor ha semplicemente ridefinito l’illuminazione come un qualcos’altro rispetto a ciò che il Buddha disse essere, e come generazioni di Buddisti l'hanno capita. Ovviamente è necessario dismettere i conseguimenti straordinari se si vuol preservare intatto il concetto di materialismo. Poco dopo Batchelor ci informa che "l’accesso al processo del risveglio fu relativamente corretto e non comportò un grande clamore"(p.12). Questo non è certamente ciò che è descritto nel Dhamma-chakkappavattana Sutta che descrive il primo discorso del Buddha (una fonte che Batchelor cita per il suo capitolo sulle Quattro Nobili Verità.) Quando l’anziano monaco Kondanna realizzò l’entrata nella corrente, tutti i deva di tutte le classi prepararono un peana di gioia ed una grande luce avvolse il cosmo. Anche se uno volesse razionalizzarlo come una "metafora", questo certamente indica che i compilatori del Canone percepirono che era accaduto qualcosa di molto grande, anzi di importanza cosmica, ben degno di "clamore". La semplificazione della Illuminazione del Buddha è del tutto una invenzione modernista. Cercare di sminuire l’illuminazione è una negazione del Nirvana (Nibbana). "Le interpretazioni religiose invariabilmente riducono la complessità all'uniformità". (Come? Non è forse il materialismo l'ultima riduttività?) "Col tempo, crescente enfasi è stata messa sull’unica Verità Assoluta, come "l'Immortale... l'Incondizionato... Il Vuoto… il Nirvana… la Natura di Buddha, ecc.,"(p.4). Così dice Mr. Batchelor. Paragonate le parole del Buddha (dal Samyutta-nikaya,43 -traduzione del Ven. Thanissaro): "L'informale, il finale, l’affluenza, il vero, l'oltre, il sottile, il difficile-da-vedere, ciò che non invecchia, il permanente, il non-decadente, l'informe, l'indifferenziato, il pacificato, l'immortale, la beatitudine, il conforto, la cessazione della brama, il meraviglioso, il sicuro, il Nibbana, il non-afflitto, l’impassibile, il puro, l’abbandono, il non-attaccamento, l'isola, il ricovero, l’albero, il rifugio, l'ultimo". E’ assai triste che molti stiano perdendo la prospettiva di questa promessa del Buddha in cambio di un così gretto prezzo. E’ già stato rimarcato come Mr. Batchelor sembri costantemente favorire la tradizione occidentale su quella Buddista. Egli ci dice che "un Buddista agnostico non considererebbe mai il Dharma come una fonte di risposte a domande del tipo, da dove siamo venuti, dove stiamo andando, cosa accade dopo la morte. Costui cercherebbe tale conoscenza negli adatti domini: l’astrofisica, la biologia evolutiva, la neuroscienza, ecc."(p.18) Cosa potrebbe dirci mai una qualunque disciplina su ciò che accade dopo la morte? E’ stupefacente che uno scrittore Buddista (?) possa così prontamente liquidare la tradizione di un’antica saggezza e così decisamente dichiarare la superiorità della moderna filosofia materialista. E’ anche chiaro che le deviazioni di Mr. Batchelor sono state plasmate dalla Riforma Protestante, in cui egli sembra incapace di apprezzare, malgrado la sua personale esperienza come monaco del Vajrayana, la vera importanza sociale e spirituale dello stato monastico(vedi pp.52-53). Egli propone invece nuovi modelli di organizzazione basati su principi democratici e secolari. Modelli che incoraggerebbero la "individualizzazione e l'immaginazione." Mentre non è chiaro ciò che lui voglia dire con ‘immaginazione’ (si spera non una prolife-razione mentale oppure più fantastiche re-interpretazioni) lo scopo della individua-lizzazzione è anche più problematico da un punto di vista Buddista. Ciò non rende forse necessaria un'affermazione a convalida dell’auto-concezione? E’ deludente almeno dire che in un libro che pretende di soddisfare la sfida di interpretare il Dharma per il moderno Occidente, l’incontro di due correnti è così unilateralmente contro il Dharma. Dov’è la critica alla tradizione occidentale? Indubbiamente molte cose di valore sono state realizzate in quella tradizione, ma essa è stata anche legata intrinsecamente con alcuni mali come il colonialismo, la distruzione dell’ ambiente naturale e un certo malessere spirituale alquanto esteso.
    E’ precisamente la saggezza antica del Buddismo che sta scomparendo nel mondo occidentale. Il senso di un significato nella vita, il valore intrinseco degli umani e degli altri esseri, la possibilità della trascendenza spirituale e la conoscenza di ciò che sta oltre la sofferenza samsarica, hanno condizionato il mondo accessibile alla scienza. Tragicamente, l’approccio di Mr. Batchelor scarterebbe proprio questi veri elementi negli insegnamenti del Buddha, che sono molto antichi. E questo, per i radicali modernisti significa che essi sono fuori-moda. Per il tradizionalista, invece, significa che essi sono comprovati e veri. Milioni e milioni di esseri nella storia hanno praticato e tratto profitto dalla forma completa del Dharma, insegnato pienamente con rinascita e trascendenza, ed una mente non-fisica. Molti hanno tratto profitto al livello assoluto della liberazione. Cos’è questo arrogante orgoglio dei tempi moderni che ci fanno pensare di essere così molto più saggi? Questi insegnamenti sono molto preziosi. Preziosi nella loro interezza, nella lettera e nel significato. Essi sono stati amorevolmente curati e tramandati intatti per noi dai nostri insegnanti, che risalgono al Buddha. Potremmo mai giustificare di tagliare e lacerare una tradizione vivente per farla adattare ad un abito a basso prezzo di foggia moderna? Vi è un bisogno urgente di interpretare e presentare questi insegnamenti al moderno Occidente. Questo "Buddismo Senza Credenze" è andato a vuoto malamente. La prescrizione di questo libro equivale all’abbandono del Dharma tradizionale ed alla trasformazione del Buddismo in una psicoterapia, che come tutte le psicoterapie, non ha scopo più alto che "il disagio ordinario". Esso sarebbe un Buddismo senza fruizione, senza una Terza Nobile Verità. Se tali insegnamenti dovessero prevalere, allora ancora essi convalideranno la tradizione in un modo davvero ambiguo e sbagliato; perché adempieranno alle profezie della degenerazione del Dharma in questa età di declino.
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  2. #2
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    Predefinito Re: Stephen Batchelor e il buddhismo modernista

    U.Legione - sabato ho acquistato di Stephen Batchelor " Buddismo senza fede " - edit. Neri Pozzi -
    Quello che tu citi è un seguito o è antecedente ?

  3. #3
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    Predefinito Re: Stephen Batchelor e il buddhismo modernista

    Citazione Originariamente Scritto da toros Visualizza Messaggio
    U.Legione - sabato ho acquistato di Stephen Batchelor " Buddismo senza fede " - edit. Neri Pozzi -
    Quello che tu citi è un seguito o è antecedente ?
    Dovrebbe essere precedente ma non te lo so dire con certezza.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  4. #4
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    Predefinito Re: Stephen Batchelor e il buddhismo modernista

    interessante. è probabile che ci sia una forzatura razionalista e scettica del pensiero di buddha. ma, a parte il rigore storico, chi se ne importa

  5. #5
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    Predefinito Re: Stephen Batchelor e il buddhismo modernista

    La prescrizione di questo libro equivale all’abbandono del Dharma tradizionale ed alla trasformazione del Buddismo in una psicoterapia, che come tutte le psicoterapie, non ha scopo più alto che "il disagio ordinario". Esso sarebbe un Buddismo senza fruizione, senza una Terza Nobile Verità. Se tali insegnamenti dovessero prevalere, allora ancora essi convalideranno la tradizione in un modo davvero ambiguo e sbagliato; perché adempieranno alle profezie della degenerazione del Dharma in questa età di declino.
    sono d'accordo
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

 

 
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