Si sa, grazie ai compagni turchi, quanto Erdogan si sia sempre più avvicinato a posizioni di vera e propria destra radicale turca (nazionalismo, neokemalismo conservatore, antisionismo e anche antisemitismo etc)Alberto Negri sul Sole ha da tempo messo in luce questa continua deriva reazionaria; mentre anni fa Erdogan si presentava come "islamico" moderato .e effettivamente tale dava a sembrare. Anche se da universitario, diceva in radio Negri qualche sera fa, Erd. militava in effetti in un movimento della destra radicale turca, chiamato Movimento turco anticomunista. Tutto ciò purtroppo ha pesanti conseguenze in particolare in Siria, dove la Turchia è onnipresente (non solo tra i militanti dell'Esercito della conquista).
Vedremo gli sviluppi siriani. Vedremo se la Merkel continuerà ad aprire così alla Turchia, come anche Negri pensa.

Turchia, Erdogan vince anche sui mercati

di Alberto Negri2 novembre 2015Commenti (8)
In questo articolo

Media
Argomenti: Akp | Ahmet Davutoglu | Fed | Turchia | Curdo Parti Krekar-i Kurdistan | Levante | Borsa Valori | Angela Merkel | Borsa di Istanbul





My24






Sostenitori del presidente turco, Tayyip Erdogan, in festa dopo la vittoria elettorale (Reuters)


Erdogan sta vincendo la sua battaglia anche sui mercati dopo avere conquistato ieri alle urne la maggioranza assoluta. La vittoria del partito islamico Akp con il 49% dei voti ha fatto schizzare la lira turca verso l'alto: a inizio mattinata la divisa turca ha registrato un forte rialzo, oltre il 4%, rispetto al dollaro e all'euro, il primo scambiato a 2,78, il secondo a 3,07. Dopo il balzo della lira è seguito anche quello della Borsa di Istanbul cha ha aperto le contrattazioni con un'impennata dell'indice Bist-100 di oltre il 5 per cento. È chiaro che si tratta di valori iniziali e il bilancio si farà a fine giornata ma è anche evidente che si confermano le previsioni: la netta vittoria del partito islamico consente al primo ministro Ahmet Davutoglu , uno degli artefici principali dell'affermazione elettorale, di formare subito un governo monocolore che viene interpretato dai mercati come un fattore di stabilità.
La lira quest'anno aveva perso circa il 30% del suo valore e dopo le elezioni del 7 giugno, che avevano privato dopo 13 anni l'Akp della maggioranza assoluta, era entrata in un fase di ancora maggiore instabilità. Le incertezze della lira, come per le valute di molti altri Paesi emergenti, si erano moltiplicate a settembre in attesa delle decisioni della Fed americana per un rialzo dei tassi che se ci fosse stato avrebbe ulteriormente affossato anche la divisa turca. Segnali di ripresa c’erano stati per altro già all'inizio di ottobre quando si è notato un arresto nella fuga di capitali sul mercato turco che aveva raggiunto nei mesi precedenti una media di 900 milioni di dollari al mese mentre in Borsa era arrivato un afflusso di investimenti dall'estero stimato in mezzo miliardo di dollari, attirati dalle quotazioni in ribasso di alcune compagnie. Oltre che dalla politica della Fed, un sostegno alla lira secondo i banchieri occidentali di Istanbul è venuto anche dalla visita del cancelliere tedesco Angela Merkel, interpretato come un segnale di fiducia dell'Unione europea nei confronti della Turchia e della leadership del presidente Tayyip Erdogan.
articoli correlati



Vedi tutti »


foto

Viaggio nel Kurdistan turco alla vigilia delle elezioni


video

Un filmato sulla repressione dei media a Silvan nel Kurdistan turco




È da sottolineare che comunque questa campagna elettorale non è stata caratterizzata dai temi economici ma da quelli della sicurezza. Gli elettori si sono pronunciati “per l'unità e l'integrità della Turchia”, è stato il primo commento di Erdogan. In realtà, argomentano vari analisti, ha vinto “la psicologia della guerra dell'Akp”, che ha fatto leva sulle paure di un Paese travolto dai timori sollevati da un'ondata senza precedenti di attentati e dalla ripresa della guerra contro i curdi del Pkk nel Sud-Est dell'Anatolia. Sono state queste paure, alimentate dalla guerra in Siria e dall'arrivo di migliaia di rifugiati dal Levante, che hanno innescato un consistente travaso di voti dalla destra nazionalista dell'Mhp, che ha perso oltre il 4% dei consensi, al partito di governo Akp. Anche il partito filo-curdo Hdp, che era arrivato il 7 giugno scorso al 16%, ha superato di poco la soglia di sbarramento del 10% per entrare in Parlamento: un risultato negativo su cui ha pesato la guerriglia del Pkk, la proclamazione in alcune zone curde di “regioni autonome”, oltre che le intimidazioni degli apparati di sicurezza.

L'Akp si è presentato come il partito che sa colpire i curdi meglio dei nazionalisti e questo ha portato a Erdogan e Davutoglu i voti dell'elettorato ultranazionalista, islamista e di quello dei curdi conservatori. Erdogan ha quindi vinto la sua scommessa di andare alle elezioni anticipate anche se non ha ottenuto un numero sufficiente di seggi, 330, che consentirebbero di sottoporre a referendum la riforma della costituzione in senso presidenziale. Ma di fatto ne esercita già i poteri, come un nuovo raìs.
Clicca per Condividere




©RIPRODUZIONE RISERVATA


Commenta la notizia