Presidio della Lega davanti alla villa data ai profughi, un cittadino: "Ho protestato e ora sono nei guai"
Striscioni, bandiere e slogan in viale Borgo Valsugana contro l'accoglienza dei profughi. Il partito ha scelto di protestare davanti alla villa alla Pietà che dallo scorso maggio ospita una decina di stranieri. L'imprenditore che abita nella casa accanto: "Ho detto che avrei sparato al primo che fosse entrato nella mia proprietà e la mia vita è cambiata: prima il sequestro delle mie pistole poi il rinvio a giudizio per minacce gravi"
“Dopo l'arrivo dei profughi la mia vita è cambiata. Per aver detto che avrei sparato al primo di loro che avesse saltato la rete per entrare nella mia proprietà, mi ritrovo con un rinvio a giudizio sulle spalle per minacce gravi”. E' il racconto di Enrico Tatti, imprenditore, residente nella casa di viale Borgo Valsugana che confina con la villa che lo scorso maggio i proprietari hanno affittato ad una cooperativa che la utilizza per ospitare una decina di profughi. Tatti ha partecipato oggi, sabato 7 novembre, al presidio organizzato dalla Lega nord di fronte alla villa per protestare contro la “scelte che avvantaggiano gli stranieri e lasciano alla fame gli italiani”. “Aiutiamoci a casa nostra” lo slogan ripetuto a più riprese dagli attivisti del partito. Esasperato Enrico Tatti: “Sparo al primo che viene a casa mia, questo ho detto il 22 maggio scorso, subito dopo l'insediamento dei profughi, ad una persona della cooperativa – racconta – dopo queste parole la mia vita è cambiata. La polizia è venuta nel pomeriggio a chiedermi spiegazioni e io ho ripetuto la stessa frase, dopo qualche ora, la sera tardi, è tornata a sequestrarmi le pistole regolarmente denunciate e il porto d'armi. Un mese fa mi è stata notificata la nomina del difensore d'ufficio perché sono stato rinviato a giudizio per minacce gravi. Confermo quello che ho sempre detto, non ho la pistola ma mi difenderò contro chi troverò sulla mia proprietà, magari usando olio bollente. Noi dobbiamo difenderci, io ho due figli che non vanno più nel nostro giardino perché hanno paura di essere guardati da queste persone. Non sappiamo chi sono, possono essere le migliori di questo mondo ma non è detto”.
A protestare per la sistemazione dei profughi in viale Borgo Valsugana come in altre strutture della città è anche il presidente dell'associazione “Un papà per amico”, Walter Correnti: “Rappresento i genitori separati che da tanto tempo chiedono al Comune 30-40 posti letto in una edificio che siamo disponibili a sistemare e per il quale ci offriamo di pagare l'affitto. Non vogliamo soldi, vogliamo solo una struttura che ci consenta di togliere dalla strada quei genitori che dopo una separazione non hanno più una casa. Sono 500 quelli che a Prato ogni notte dormono in macchina e che il 22 novembre dormiranno per protesta in piazza del Comune”.
Striscioni e bandiere della Lega nord sul marciapiede opposto a quello della villa abitata dai profughi: “Tanti italiani non arrivano a fine mese e non ce la fanno a pagare tasse, bollette, affitto – il commento di Patrizia Ovattoni, segretario provinciale del partito – e poi dobbiamo vedere che ci sono stranieri per i quali le soluzioni vengono trovate con facilità, che vivono in case con televisori satellitari e che ricevono telefoni e pasti caldi. Perché agli italiani solo briciole? Vogliamo sapere dal sindaco quanto costa tutta questa accoglienza, vogliamo dati precisi sull'impatto che i profughi hanno sulla nostra economia che è la stessa che non permette di aiutare tante famiglie in difficoltà, alla fame, alle prese con sfratti e disoccupazione ma lasciate ai margini perché italiane”.
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