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    Predefinito Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    I motivi di una convergenza geopolitica a tre di fronte all'emergere della potenza cinese. I cambiamenti della Nato

    Il prof. Carlo Pelanda nel suo articolo apparso su Il Foglio, profetizza un rafforzamento della cooperazione tra Unione Europea, Russia e Stati Uniti – grazie al fondamentale aiuto del Governo italiano.

    La tesi del Prof. Pelanda è abbastanza semplice. A Stati Uniti, Unione Europea e Federazione Russa converrebbe enormemente integrarsi e cooperare nel più profondo modo possibile. Questa eventualità, però, sarebbe resa complicata dalla particolare configurazione del sistema di alleanze in atto – in quanto non permetterebbe alla Russia tanto di entrare nell’UE che nella NATO, e quindi di essere uno stabile alleato. In definitiva, nonostante tutti gli attori abbiano un interesse a cooperare, il particolare assetto delle istituzioni internazionali non permetterebbe questa soluzione. Di qui, secondo Pelanda, la necessità di prevedere un nuovo modello di alleanze nella quale le cessioni di sovranità vengano accettate anche dagli USA e favorire così questa famosa nuova Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio. Per favorire questo nuovo modello di alleanza sarebbero particolarmente utili i particolari rapporti personali tra il futuro primo ministro Italiano, Silvio Berlusconi, e gli altri leaders mondiali.

    Pelanda ci ha scritto anche un libro, La grande alleanza. L'integrazione globale delle democrazie:
    LA GRANDE ALLEANZA
    RECENSIONI
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    carlomartello
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    Predefinito Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    "La Cina mette in pericolo gli equilibri globali"

    intervista a Carlo Pelanda di Elisa Borghi

    [21 mag 07]


    C’è un preciso momento, nella storia contemporanea delle relazioni internazionali, in cui la Cina passa dall’essere percepita come alleato strategico dell’Occidente nella guerra contro il terrorismo a diventare lei stessa il nemico numero uno delle democrazie. Un nemico più potente della jihad perché potenzialmente in grado di sovvertire l’ordine mondiale e creare un blocco di potere geoeconomico che detti le nuove regole del mercato e della convivenza tra le nazioni. Per scongiurare l’ascesa del Dragone e permettere all’Occidente di mantenere una posizione di dominio all’interno della comunità internazionale, Carlo Pelanda, editorialista, docente ed economista, nel suo ultimo libro “La grande alleanza. L’integrazione globale delle democrazie” edito da Franco Angeli, auspica appunto la creazione di una forte alleanza tra i paesi democratici. Una nuova costruzione politica all’interno della quale l’Europa è chiamata a riscoprire la propria vocazione imperialista. E gli Stati Uniti hanno una lezione da imparare.

    Professor Pelanda, in un’intervista rilasciata ad Emporion all’indomani dell’11 settembre lei auspicava la creazione di una grande alleanza contro il fondamentalismo islamico in cui la Cina facesse fronte unico con l’Occidente. Quando Pechino passa dall’essere alleato all’essere nemico?
    Quando si capisce che l’offensiva jihadista è pericolosa per i colpi che può infliggere ma non costituisce un pericolo sistemico. Nel 2001 sembra che il grande califfato avesse una maggiore chance di realizzarsi in tempi storici non lunghissimi. Dieci, quindici anni al massimo. Allora i cinesi venivano considerati degli alleati importanti perché potevano fare quello che l’Occidente non poteva.

    Ad esempio?
    Condizionare il prezzo del petrolio.

    Perché considera Pechino un pericolo maggiore della Jihad per le democrazie?
    L’emergere della Cina è pericoloso per fatti oggettivi, di scala. Fatti che muovono le grandi dimensioni della storia. La Cina è più pericolosa dello jihadismo perché ha la capacità di modificare gli equilibri mondiali. Già oggi Pechino spacca l’America tra chi vuole mantenere il criterio finanziario di comando del pianeta e chi pragmaticamente sostiene che sia meglio riconoscere la realtà ed allearsi con i cinesi.

    Quando si arriva a vedere con chiarezza questo pericolo?
    Nel momento stesso in cui l’amministrazione Clinton regalava alla Cina l’accesso al mercato globale senza condizioni, il Pentagono teorizzava che intorno al 2025 la Cina avrebbe raggiunto una forza militare ed economica maggiore di quella americana. Nel 2002 diventa evidente che l’America è ormai troppo piccola per garantire da sola l’ordine mondiale. Ma già prima, tutte le iniziative di politica estera avviate da Clinton falliscono perché il presidente crede che la superpotenza, semplicemente perché rimasta l’unica del pianeta, possa governare il mondo. Allora come oggi manca la consapevolezza del rapporto fra mezzi e fini. Bush scoprirì sulla sua pelle di non avere i mezzi ed il consenso internazionale sufficiente a mantenere una posizione egemonica.

    Cosa spinge i paesi democratici a procedere verso l’integrazione che lei auspica?
    Le nazioni si muovono per interesse e oggi americani, europei, russi, giapponesi e indiani hanno un interesse latente a convergere, e in certe occasioni lo manifestano. Quando la Germania si è sentita pressata da Putin ha cercato la convergenza economica con gli Stati Uniti, proponendo di unire i due mercati. Mentre l’America ha capito subito il valore dell’India come bilanciamento della Cina, ha concesso a Nuova Dheli il riarmo nucleare e promosso l’idea che investire in India sia meglio che investire in Cina, sabotando simbolicamente l’immagine di Pechino.

    Come fanno a convergere in base al principio di democrazia nazioni come la Russia, che di democratico hanno ben poco? Non è piuttosto il nemico a creare la missione?
    Quando si muovono i blocchi della storia, a livello geopolitico, valgono le dimensione della fisica. Cioè la quantità e i rapporti di forza. Non si può essere troppo eleganti. L’alleanza tra democrazie non serve a difendere le democrazie ma a fornire un denominatore comune a questi paesi per fare un’alleanza. Per quanto riguarda il nemico, le nazioni tendono a reagire. Quando una si espande, come la Cina di oggi, che deve conquistare il globo per rifornirsi di energia, le altre sono interessate a bilanciarne il potere. La Cina non è un nemico ideologico come lo fu l’Unione Sovietica ma è un problema da contenere creando qualcosa di più grande, e per essere più grande questo blocco deve comprendere anche la Russia.

    La Russia potrebbe scegliere di allearsi con la Cina.
    La Russia oggi collabora con la Cina perché vende grandi sistemi poco raffinati ma robusti che vengono comprati solo dai cinesi. E perché considera gli americani, che gli hanno piazzato la difesa antimissile sotto casa e hanno conquistato l’Asia centrale, poco affidabili. Ma Mosca sa che una Cina che emerge punta alla Siberia, alla sua energia, e ne è terrorizzata.

    Il suo libro contiene anche una critica all’America. La può formulare?
    Io critico il modo in cui gli americani fanno impero. L’America fa impero secondo un modello stellare: si pone al centro e poi instaura relazioni bilaterali con i partner. Crea degli accordi di scambio privilegiato ma non un’area di libero scambio, non c’è fusione. Questo modello di impero non vincola l’America, non la costringe a fare cedimenti di sovranità e non è troppo gravoso economicamente. Ma produce alleanze instabili. Per reggere il confronto con la Cina serve invece creare un’alleanza molto stabile. E questa deve basarsi sul modello europeo delle fusione economica.

    L’imperialismo europeo è meglio di quello americano?
    Sì. Non a caso è stata Angela Merkel a chiedere a Bush di stabilire delle regole comuni per il mercato europeo e quello americano. Questo è un modo europeo di pensare perché è un modo imperiale, e gli imperi hanno la preoccupazione di essere stabili nel tempo. Bisogna convincere l’America a cedere un poco di sovranità e a creare uno spazio economico comune, perché nei prossimi trent’anni si decide chi governa il mondo. L’Europa deve riprendere la propria cultura imperiale, che peraltro non ha mai messo da parte. Sono passate due generazioni da quando l’Europa è stata sconfitta. Oggi comincia a riaffiorare un po’ di sano imperialismo. Anche la sinistra parla dell’Europa come di una “potenza etica”, la parola “potenza” testimonia che anche nella sinistra esiste questa meravigliosa malattia europea che è il senso occidentale del dominio e dell’imperialismo. Qua c’è il cuore dell’Occidente, nella capacità di governare per un’idea.

    Ritiene dunque maturi i tempi per voltare pagina e lasciarci alle spalle le guerre mondiali e il periodo postbellico?
    Bisogna trovare il modo per dichiarare la fine del periodo di punizione seguito alla seconda guerra mondiale. E per chiudere il conflitto fra l’America e l’Europa che si è aperto alla fine di quella guerra, quando l’Europa è stata costretta dagli Usa a mollare la presa sui suoi imperi. Bisogna trovare una soluzione, dire che ormai ci siamo perdonati e siamo legittimati a riprendere il comando del pianeta.

    Una volta preso il comando l’Occidente cosa dovrebbe fare?
    Salvaguardare il mercato globale, che favorisce le economie più forti, e mantenerlo omogeneo e senza frammentazioni. La Cina vuole costituire un blocco geoeconomico e geopolitico che sia più grande degli altri. Ma questo progetto di Great China produce un sistema multilaterale per blocchi, ognuno chiuso e avverso all’altro, che sabota il mercato globale. E i cinesi non capiscono che alla lunga questo si ritorce anche contro i loro interessi.

    Ideazione Daily


    carlomartello
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    Predefinito Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    Nonostante le apparenze contrarie è il momento giusto per lanciare il progetto dell’Aquila a tre teste

    Di Carlo Pelanda ( Il FOGLIO 17-6-2006)


    Nel 1988, in una mitica e riservata riunione di occidentalisti a Berlino, si prese atto della prossima fine dell’URSS e si avviò la ricerca su come riorganizzare l’occidente nell’era post-sovietica. Chi scrive presentò uno scenario alla cui elaborazione parteciparono Carlo Jean, Direttore del Ce.Mi.SS e Fabio Luca Cavazza dell'Arel che anticipava la divergenza tra America ed Europa, l’eccesso di disordine interno di Mosca e l’emergere di Cina ed India come futuri giganti globali. In particolare, venne quantificata l’impossibilità per gli Stati Uniti di poter reggere sul piano economico e militare il governo del mondo post-Guerra fredda. E già a quel tempo, senza responsabilità delle persone citate, propose la formazione dell’Aquila a tre teste (America, Europa e Russia) come nuova configurazione dell’occidente-nucleo capace di compensare il gap di scala per poter tenere sotto controllo l’Asia. Serviva un occidente più grande per trattenere il Giappone, convincere l’India a farne parte e pressare la Cina, il futuro nemico. Tale progetto di convergenza delle tre Rome (protestante, cattolica ed ortodossa) appare ora più necessario che mai e questa rubrica lo dettaglierà in un libro che uscirà sia in Italiano sia in Inglese (e-book) per i tipi della Franco Angeli nel febbraio 2007. E' prevedibile che la maggior parte degli analisti lo irrideranno sostenendo che la realtà mostra la tendenza opposta. L’America vuole continuare da sola perché non si fida degli europei e di Mosca, l’Europa persegue l’autonomia e la Russia nuovamente l’impero. Per esempio, proprio in questi giorni Putin tenta di collocarsi sia come membro del G8 sia come partner della Cina (vertice del Gruppo di Shangai), la Ue emette segnali di distinzione con gli Usa e Washington rappezza come può il suo modello stellare un centro che instaura relazioni bilaterali con tutti. Così l’apparenza. La realtà è diversa: (a) Mosca sta gestendo la Cina come un problema e mai le sarà alleata; (b) le élite europee sono terrorizzate dall’idea di uno strappo con l’America; (c) e questa sa che da sola non ce la può più fare. Anzi è disperata e agisce unilateralmente perché deve e non perché vuole. Tokyo teme di essere assorbita dalla Cina e New Dehli di dover contenere Pechino da sola. Tutti questi stanno aspettando un progetto di nuovo impero di cui essere parte diretta o associata. Quindi è ora il momento migliore per lanciare la soluzione dell’aquila tricipite: risolve a tutti il problema, compreso quello islamico. E anche risponde alla domanda: Europa per che cosa? Servirà veramente unita per essere una delle tre teste.

    Carlo Pelanda

    Nonostante le apparenze contrarie è il momento giusto per lanciare il progetto dell’Aquila a tre teste


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    "UN'ALLEANZA TRA OCCIDENTE E RUSSIA PER IL CONTROLLO DELLE RISORSE CENTRO-ASIATICHE"

    L’analisi dell’economista Carlo Pelanda: sì al realismo politico del governo Berlusconi

    Intervista a cura di Francesca Morandi


    «La Russia ha una posizione centrale nel nuovo scacchiere geopolitico e l'interesse di Stati Uniti e Europa è quello di fare in modo che Mosca faccia parte di un sistema occidentale». L'analisi è del professor Carlo Pelanda, docente di Politica ed Economia internazionale presso il dipartimento di Relazioni Internazionali della School for Public and International Affairs dell'Università della Georgia, secondo il quale un'alleanza con la Russia è necessaria agli occidentali per contenere l'espansionismo della Cina in aree strategiche del globo come quella centroasiatica. «L'Occidente deve scegliere tra i cinesi e i russi – spiega l'economista e già consulente della Farnesina – Gli europei sicuramente scelgono i russi mentre gli americani hanno sempre un dubbio con i cinesi. Un dubbio che rappresenta il grande problema della politica estera americana di oggi e che fa spesso arrabbiare il premier russo Vladimir Putin. In passato sono stati fatti degli errori da parte dell'amministrazione di Washington che hanno portato a un allontanamento della Russia dall'Occidente. Ora è necessario riportare Mosca verso un'alleanza solida con gli occidentali. A questo fine – sottolinea Pelanda – il realismo politico seguito dal governo di Silvio Berlusconi è una linea auspicabile».

    Professor Pelanda, tra americani e russi si è appena conclusa una fase di duro confronto originato dal recente conflitto in Ossezia del Sud... cosa ci può dire?

    «Non ci sono mai state vere tensioni tra Stati Uniti e Russia, c'è stato un accordo sottobanco o meglio un negoziato riservato, come accade in questi casi. Gli scenari di guerra sono stati “montati” dai giornali, la verità è che la Russia ha una capacità di ricatto nei confronti dell'Occidente sul problema iraniano e su altre questioni, e l'Occidente ha interesse affinché la Russia resti nella sua orbita e non passi dalla parte della Cina».

    Che cosa è accaduto allora in Ossezia del Sud?
    «Quello che è successo veramente è che i russi hanno avuto il permesso di “prendersi” le minoranze russofone di Ossezia del Sud e Abkhazia».

    Da chi hanno avuto il permesso?
    «Dall'Europa sicuramente. Nel novembre 2006 ci sono stati una serie di incontri informali bilaterali tra Stati europei e la Russia, in particolare tra la Russia e la Germania, che hanno portato a un “nuovo trattato di Yalta”».

    Cosa intende?
    «Parlo di un'intesa raggiunta da russi e europei sulla base della quale questi ultimi, con la Germania in testa, hanno bloccato l'espansione a Est dell'Unione europea lasciando fuori l'Ucraina, come auspicato dal Cremlino. L'Ue ha accelerato l'ingresso di Bulgaria e Romania nell'Unione, anche se i due Paesi non erano pronti, e poi ha chiuso le porte a ulteriori allargamenti. In cambio l'Europa ha avuto la “pace energetica” da Mosca, cioè la promessa di rifornimenti energetici a prezzi razionali.L'obiettivo degli europei era quello di dare un segnale alla Russia su una definizione certa dei confini dell'Unione europea e tranquillizzare in tal modo Mosca, preoccupata di una destabilizzazione interna alla Federazione russa in seguito all'allargamento a Est dell'Ue. Tali manovre si sono replicate in Georgia, dove i russi hanno chiesto di prendersi le enclavi russofone di Ossezia del Sud e Abkhazia offrendo in cambio di sospendere ogni interferenza nella politica di Tblisi e rinnovando la “pace energetica”. E la proposta è stata accettata».

    Quali sono i reali interessi di Occidente e Russia che muovono le “trattative riservate”?
    «Ci troviamo in una fase tipica della geopolitica che prevede la definizione dei confini. A parole Stati Uniti e Unione europea vogliono impedire alla Russia di accrescere il proprio spazio ma nei fatti fanno concessioni. Mosca ha chiesto confini certi e l'Occidente glieli ha concessi. Il problema che resta aperto è quello dell'Ucraina che l'Ue ha consegnato nelle mani dei russi. La funzione che è stata assegnata all'Ucraina è quella uno Stato-cuscinetto, sebbene le divisioni interne al Paese siano un ostacolo a questo scopo. Vi è poi il “nodo del Kosovo” che la Serbia vuole trattare come questione interna all'Unione europea. Si prospettano inoltre problemi con le minoranze russofone degli Stati baltici con i quali andrà trovato un compromesso. Ormai da anni la Russia sta combattendo una battaglia per stabilire i propri confini: tra il 2001 e il 2004 Putin ha cercato di ricostruire i confini dell'impero interno ri-centralizzando il potere. Dal 2004 l'allora presidente russo ha iniziato invece a ricostruire le proprie frontiere verso l'esterno, con operazioni minori in Georgia e altre ex repubbliche sovietiche. All'Occidente non interessano granché gli aggiustamenti dei confini russi perché la vera guerra sarà quella con la Cina per il controllo delle risorse energetiche dell'Asia centrale. Per quanto riguarda la Russia, sistemato il fronte ovest con l'Europa, il problema è il fronte sud, dove Mosca vorrebbe rafforzare il proprio potere per attingere alle risorse minerarie dei Paesi centroasiatici. In questo quadro gli interessi occidentali e russi convergono».

    Occidentali e russi possono allora essere alleati e non rivali in Asia centrale?
    «Sì. Rispetto alle ambizioni russe nelle repubbliche centroasiatiche di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, ricche di risorse minerarie, l'Occidente non si mette di traverso perché ha convenienza che la Russia contrasti l'egemonia della Cina in quest'area e spera di mettersi poi d'accordo con i russi. Si ipotizza inoltre uno scenario in cui potrebbe saltare il controllo della proliferazione nucleare in un mondo basato sull'energia atomica. In questa prospettiva la Russia gioca un ruolo di primo piano. L'Occidente ne è cosciente e per questo lascia a Mosca una certa libertà e permette a Putin di usare un certo linguaggio da “mafioso” o da “nemico” quando va in Venezuela o in Siria. Anche perché gli occidentali sanno che Putin può gestire, almeno in apparenza, i rapporti con questi Paesi a scopi propagandistici interni, ma poi, dietro le quinte “ci si mette d'accordo” sul concreto».

    Come si colloca in questo scenario l'Afghanistan?
    «Il conflitto afghano deve essere risolto. I russi non possono occuparsene perché sono stati cacciati dall'Afghanistan e allora devono essere gli occidentali a farsene carico. L'Occidente ha interesse a lasciare le proprie truppe in Afghanistan non tanto per contrastare i talebani o Al Qaeda, ma sulla base di una strategia che punta al controllo delle risorse minerarie, in particolar modo uranifere, dell'Asia centrale».

    Il timore dell'Occidente è che Cina e Russia si coalizzino e si spartiscano le risorse dell'Asia centrale ai propri danni?
    «Come ho scritto in un mio libro, intitolato la “Grande Alleanza – L'integrazione globale delle democrazie” (edizione Franco Angeli, 2007) , l'interesse occidentale è quello di cercare di evitare che Russia e Cina diventino alleati. Si tratterebbe di un'amicizia forzata, perché i due Paesi in realtà hanno profonde rivalità e divergenze, ma che possono convergere pericolosamente a danno degli interessi occidentali. L'Occidente ha dunque convenienza ad avvicinarsi alla Russia attraverso un approccio economico che permetta alla Federazione di avere un mercato “normale”. È chiaro che se Mosca fa i soldi solo vendendo petrolio e armi, userà l'energia come strumento di ricatto e gli armamenti per fare i suoi interessi. Ma se il mercato russo inizia a strutturarsi in maniera tale da produrre beni di consumo o prodotti esportabili che non siano gli armamenti, le cose potrebbero cambiare. Un nuovo modo di rapportarsi con la Russia dovrà essere elaborato dalla prossima amministrazione americana, in maniera concertata con gli europei, anche se gli Stati d'Europa, non avendo una politica estera integrata, è probabile che si muovano come hanno fatto finora: in ordine sparso».

    Quanto la dipendenza dal petrolio e dal gas russo influisce sulla politica dei Paesi europei nei confronti di Mosca?
    «Il condizionamento è totale. Se la Russia “chiude i rubinetti”, la Germania è morta. E l'Italia pure. Nel 2006 quando l'Unione europea, capitanata da Berlino, ha bloccato l'allargamento a Est, contemporaneamente si è riavvicinata all'amministrazione Bush anche allo scopo di avere più forza per negoziare con i russi. Il presidente francese Nicolas Sarkozy è invece tornato al fianco degli Stati Uniti al fine di ritagliare uno spazio di interesse nazionale per la Francia all'interno dell'azione americana. Sarkozy mira a ottenere un potere delegato, di vice-console degli Usa su un'area che è quella mediterraneo-africana, che è di interesse nazionale francese».

    Qual è l'interesse italiano?
    «L'interesse del nostro Paese è quello di mantenere ottimi rapporti con la Russia, che avrà un ruolo di primo piano nella partita centro-asiatica, vitale per l'Occidente, oggi un impero in caduta libera. La linea pragmatica di Berlusconi con Putin è efficace».

    "UN'ALLEANZA TRA OCCIDENTE E RUSSIA PER IL CONTROLLO DELLE RISORSE CENTRO-ASIATICHE" - Critica Sociale


    carlomartello
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    Predefinito Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    L'UE divisa com'è resterà nel baratro per il prossimo mezzo secolo purtroppo, detto da un europeista convinto come me, mentre la Russia obiettivamente è ridotta a pezzi nonostante i proclami altisonanti.

    La Cina è destinata a diventare la prima potenza mondiale e ad egemonizzare l'intera area asiatica, opporsi è impossibile e inutile, meglio accettare la realtà delle cose: il mondo del futuro è multipolare, l'epoca in cui i visi pallidi europei comandano è finito per sempre.

    Tra l'altro l'India rimarco essere un mezzo flop, ogni anno il divario con la Cina cresce a favore di quest'ultima, presto o tardi gli indiani dovranno accettare che lì comanda Pechino (si spera senza che sia necessario un conflitto).
    Ultima modifica di Cesare; 07-03-10 alle 02:44
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    La Russia non può essere integrata nella UE, ci esporrebbe a problemi geopolitici incontrollabili e sarebbe troppo "forte".

    Francamente, io preferisco la realizzazione della vecchia paranoia del KGB: alleanza UE - Cina per contenere la Russia e il suo arrogante imperialismo petrolifero :gluglu: Un'area di libero scambio del gas e del petrolio con la Russia, sul modello della CECA, però, potrebbe essere una buona idea.
    Ultima modifica di Manfr; 10-03-10 alle 18:20

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    Predefinito Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    La Russia non può essere integrata nella UE, ci esporrebbe a problemi geopolitici incontrollabili e sarebbe troppo "forte".

    Francamente, io preferisco la realizzazione della vecchia paranoia del KGB: alleanza UE - Cina per contenere la Russia e il suo arrogante imperialismo petrolifero :gluglu: Un'area di libero scambio del gas e del petrolio con la Russia, sul modello della CECA, però, potrebbe essere una buona idea.
    Almeno leggi prima di cianciare: Pelanda non auspica la Russia nell'UE, anzi ritiene che l'assetto europeo/occidentale post-guerra fredda impedisce questa necessaria "grande alleanza", comunque il Trattato di Medvedev sulla sicurezza va nella stessa direzione dell'alleanza teorizzata da Pelanda:

    Esteri
    L'INTERVENTO


    Alexey Meshkov

    Una nuova architettura per la sicurezza in Europa

    di ALEXEY MESHKOV*


    VENT'ANNI FA abbiamo assistito ad un evento di enorme portata: il crollo del muro di Berlino. La conseguente distensione ha quasi fatto sparire la minaccia di un'apocalisse nucleare globale, ed ha portato ad accordi internazionali e dichiarazioni politiche rassicuranti, tra cui la promessa di uno spazio euro-atlantico di sicurezza, uguale per tutti, senza barriere e divisioni "da Vancouver a Vladivostok".

    Questo ventennio è colmo di occasioni perdute. Lo slogan di una casa Europea comune, dove ogni abitante del continente si sentisse sicuro, non è stato realizzato. L'eredità della guerra fredda non è mai stata completamente superata. Parte del problema era l'illusione che si potessero gestire le nuove sfide alla sicurezza in modo unilaterale. Ora il mondo sta cambiando velocemente, si stanno affermando nuove realtà: la globalizzazione, la policentricità. La stessa recente crisi finanziaria mondiale ha mostrato come l'interdipendenza economica si lega alla necessità di una cooperazione inclusiva e paritaria. Le ingombranti alleanze politico-militari tradizionali non possono garantire il contrasto a tutte le minacce moderne, che sono transfrontaliere e soprattutto di carattere non militare.

    In questa situazione siamo convinti che è giunto il tempo di rettificare anche l'architettura della sicurezza europea, che ha urgentemente bisogno di modernizzazione.

    Il presidente della Federazione Russa Dmitry Medvedev ha proposto ai vertici dei Paesi appartenenti all'area euro-atlantica, compreso il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Silvio Berlusconi, ed i vertici della NATO, della UE, della CSTO (l'Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva), della CSI e dell'OSCE, di elaborare insieme un Trattato sulla sicurezza europea, partendo da una proposta russa. Il suo scopo principale è la creazione di uno spazio di sicurezza politica e militare sul territorio euro-atlantico, ponendo definitivamente fine all'eredità della "guerra fredda".

    La proposta russa di Trattato non è un prodotto preconfezionato, bensì un invito al confronto su un concetto di sicurezza europea adeguato al nuovo contesto internazionale.
    L'iniziativa russa si basa sul principio fondamentale della indivisibilità della sicurezza. Questa idea ha il pregio della semplicità e non lascia spazio ad interpretazioni ambigue: ogni decisione individuale o collettiva - anche quelle prese nell'ambito di un'organizzazione internazionale, un'unione o coalizione militare - deve essere realizzata considerando gli interessi di sicurezza di tutti i partecipanti del Trattato. Si tratta di evitare che vi siano aree a sicurezza differenziata e nuove barriere e divisioni di carattere istituzionale in Europa.
    Gli aderenti al Trattato si impegnano a non promuovere, partecipare o sostenere azioni o attività che compromettano in maniera significativa la sicurezza nazionale delle altre parti. Non è permesso inoltre usare il proprio territorio, né il territorio di un'altro partecipante, al fine di preparare o effettuare un attacco armato contro altri membri del Trattato. Il Trattato infatti attribuisce grande importanza al divieto della minaccia o dell'uso della forza.

    Gli scettici dell'idea del Trattato a volte dicono: non vogliamo cambiamenti, siamo soddisfatti della NATO e dell'OSCE. Posso rassicurare chi teme che la nostra iniziativa possa compromettere il ruolo della NATO: il ruolo di questa organizzazione è gia stato riconosciuto con la creazione del Consiglio NATO - Russia (NRC), proprio in Italia, a Pratica di Mare. I Capi di Stato Maggiore Russia - NATO il 26 gennaio scorso hanno deciso di ripristinare la military-to-military cooperation nel NRC. Un accordo in base all'iniziativa russa aiuterebbe moltissimo anche il dibattito sui temi in cui permangono divergenze, tra cui i piani di allargamento dell'Alleanza con l'avanzamento dell'infrastruttura militare alle nostre frontiere, ed il futuro del regime delle Forze armate in Europa.
    Alcuni membri della NATO e dell'Unione Europea ci propongono di limitare le discussioni in merito alla nostra iniziativa al quadro dell'OSCE, ma noi vogliamo che la discussione sul Trattato sia il più possibile inclusiva dei Paesi e delle strutture europee. Per questo non proponiamo nessun forum ristretto.

    Non abbiamo nessuna intenzione di aggirare l'OSCE, di indebolire gli aspetti umanitari e economici della sicurezza a vantaggio esclusivo della hard security. Al contrario, siamo interessati al rafforzamento dell'Organizzazione, a farla diventare un organismo internazionale a pieno titolo.

    Un altro pregiudizio che non vuole farsi da parte è il concetto delle cosiddette "sfere di influenza" che la Russia presumibilmente vorrebbe creare nello spazio post-sovietico. L'idea stessa dell'indivisibilità dello spazio di sicurezza europeo che noi proponiamo è volta all'eliminazione di ogni tipo di divisione in Europa, inclusi queste famigerate "sfere di influenza". La realizzazione degli interessi economici, culturali, la volontà di sviluppare buone relazioni a beneficio reciproco non devono essere scambiate per nostalgia dei tempi dell'Unione Sovietica.
    In un mondo policentrico la concorrenza diventa sempre più dura. La Grande Europa, di cui anche la Russia fa parte, ha veramente e urgentemente bisogno di condizioni per lo sviluppo pacifico ed intenso, per la modernizzazione dell'economia, per l'ulteriore progresso nel cammino verso standard di vita migliori, per il consolidamento democratico.

    Una volta adottato il paradigma dell'indivisibilità della sicurezza, saremo finalmente ben più efficaci nel gestire problemi come le crisi regionali, il problema della non proliferazione delle armi nucleari, la lotta al terrorismo, la gestione dell'economia mondiale, i cambiamenti climatici, la sicurezza energetica.
    La domanda principale è questa: riusciremo a trasformare l'Europa in un'area omogenea mettendo da parte l'ideologia e consolidando le posizioni strategiche della civiltà europea, oppure rimarremo divisi in "sfere di influenza", in zone in cui si applicano diversi standard di sicurezza politico-militare, diversi obblighi nel campo dei diritti umanitari, un diverso accesso ai mercati ed alle tecnologie moderne? Questa è una prova di maturità per i membri della famiglia europea che abbiamo l'obbligo di superare.

    *Ambasciatore della Federazione Russa in Italia

    © Riproduzione riservata (14 marzo 2010) Tutti gli articoli di Esteri

    Una nuova architettura per la sicurezza in Europa - Repubblica.it


    carlomartello

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    Question Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    "UN'ALLEANZA TRA OCCIDENTE E RUSSIA PER IL CONTROLLO DELLE RISORSE CENTRO-ASIATICHE"
    Kirghizistan, ex presidente Bakyiev denuncia ingerenze straniere

    La filo-occidentale Roza Otunbayeva, a capo del nuovo governo, lancia messaggi alla Russia

    Kurmanbek Bakiev, il presidente deposto dalle opposizioni che hanno appena preso il potere in Kirghizistan, ha dichiarato che rifiuta di dimettersi dal suo incarico. Secondo l'ormai ex capo del governo, le rivolte degli ultimi giorni che hanno portato al potere Roza Otunbayeva, rappresentano un "colpo di stato" con ingerenza esterne. "Non voglio indicare un paese specifco" - ha detto Bakiev ai microfoni di Radio Eco di Mosca - "ma senza forze esterne è praticamente impossibile compiere questa operazione ben coordinata. E' una presa del potere armata, hanno fatto ubriacare la gente e l'hanno mandata in piazza restando alla larga". Le sommosse di ieri messe in atto dall'opposizione sembrerebbero avere la regia degli Stati Uniti, i quali non avrebbero approvato la politica promossa dall'esecutivo del presidente deposto.
    Dal canto suo, la Otunbayeva ha spiazzato chi la conosceva come una filo-occidentale radicale, lanciando messaggio ammiccanti a Mosca e ringraziando calorosamente Putin per l'"importante aiuto fornito nello smascherare il regime fazioso e criminale di Bakiev".

    La rete della pace, reportage dal mondo - PeaceReporter


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    Questo è Giancarlo Elia Valori, influente esperto italiano di geopolitica:

    (...) l’idea dei decisori russi è quella di coinvolgere gli USA e la UE, e quindi la NATO, in un sistema multipolare di sicurezza che sia delineato sull’asse Nord-Sud, non sull’asse Est-Ovest. Mosca potrebbe offrire in cambio una pacificazione forte del Medio Oriente, l’apertura agli occidentali dell’area siberiana, la stabilizzazione del confronto con le piccole potenze regionali emergenti, una mano forte contro il jihad globale.

    (...) Una “Alleanza Per la Pace” con la Russia potrebbe essere utile per l’UE e gli USA sul piano economico, definire finalmente lo scontro con il jihad, regionalizzare le economie concorrenti ed emergenti del Sud Est asiatico e dell’area indiana, stabilizzare l’Afghanistan. Si tratta di capire quanta è la buona fede di Mosca, la capacità di gestione autonoma delle crisi UE e USA, e definire i sistemi di riequilibrio economico tra USA, Cina e Russia, troppo squilibrati a favore del debito pubblico statunitense (...)

    Israele potrebbe, come già ha iniziato a fare, attivare una intesa strategica con Mosca, e lavorare con l’India (...)

    ***

    (...) In questa logica il Medio Oriente israelo-palestinese non è la priorità assoluta, anche se la nuova geopolitica israeliana potrebbe ripensare il suo rapporto con una Russia capace di influenzare la Siria ed interessata, come sempre, all'Egitto e all'Algeria. (...)

    ***

    (...) probabile coalescenza tra Giappone e Russia in funzione anti cinese (...)

    ***


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 22-04-10 alle 23:27

  10. #10
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    Predefinito Rif: Crisi / Grande Alleanza per affrontare il nuovo millennio

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Questo è Giancarlo Elia Valori, influente esperto italiano di geopolitica....

    .....E tra i maggiori sponsor del know how delle telecomunicazioni cinesi tanto da aprirgli il mercato italiano . Amico pure del presidente eterno (quello vero di Korea).

    ostridicolo:


    Capace di prendere per il culo tutto e tutti da 30 anni e passa. ostridicolo:

    E pure uomo di Soros

    Ci manca solo per questo thread qualche discorso di Obama e stiamo a posto
    Ultima modifica di ulver81; 23-04-10 alle 00:18

 

 
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