“Consideriamo la teoria politica come la teoria del potere, del massimo potere che l’uomo può esercitare sugli altri uomini. I temi classici della teoria politica o del sommo potere sono due: come si conquista e come si esercita. Di questi due temi il marxismo teorico ha approfondito il primo e non il secondo. In breve: manca nella teoria politica marxistica una dottrina dell’esercizio del potere, mentre vi è grandemente sviluppata la teoria della conquista del potere. Al vecchio principe Machiavelli insegnò come si conquista e come si mantiene lo Stato; al novello principe, il partito di avanguardia del proletariato, Lenin insegna esclusivamente come si conquista.
“[…] Nella teoria dell’esercizio del potere il capitolo più importante è quello dell’abuso di potere. Mentre la dottrina liberale fa del problema dell’abuso di potere il centro della sua riflessione, la dottrina politica comunista generalmente lo ignora. Chi ha familiarità coi testi della dottrina politica marxistica e non marxistica non può non aver notato che una delle differenze più rilevanti tra dottrina liberale e dottrina comunista è l’importanza che la prima dà al fenomeno, storicamente accertato per lunga e spregiudicata osservazione storica, dell’abuso di potere nei confronti dell’indifferenza che è propria della seconda”.

Norberto Bobbio - "Ancora dello stalinismo: alcune questioni di teoria", "Nuovi Argomenti", n. 21-22, luglio-ottobre 1956, parzialmente ripubblicato, con il titolo "Stalin e la crisi del marxismo", nel volume collettaneo "Ripensare il 1956", Lerici, Roma 1987