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Discussione: Ci lascia Gilberto Oneto.

  1. #241
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    Associazione Gilberto Oneto

    è lieta di invitarvi al convegno:
    Catalogna - stato unitario contro autogoverno
    Quale futuro per i popoli d'Europa ?


    Domenica 14 Ottobre 2018, alle ore 15:00
    Presso Hotel Marriott di Milano, via Washington 66.

    Interverranno:

    - Joan Vallvé, vicepresidente dell’Associazione culturale Omnium Cultural: "Catalogna: Il diritto di decidere"
    - Gianluca Marchi, giornalista e presidente dell’Associazione Gilberto Oneto: "La via catalana verso l’indipendenza: unica soluzione la Padania"
    - Stefano Bruno Galli, assessore all'Autonomia e Cultura della Regione Lombardia: "Catalogna: riflessioni sull’autodeterminazione dei popoli"
    - Giancarlo Pagliarini, Associazione Giancarlo Pagliarini per la riforma federale: "Catalunya: també és una qüestió de dignitat"
    - Chiara Battistoni, Associazione Giancarlo Pagliarini per la riforma federale: "Tra sogno e realtà: la domenica che cambierà l’Europa"
    - Marco Bassani, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano: "La Catalogna, il Muro di Berlino dell’Occidente"

    Ingresso libero

    I banchetti librari dell'Associazione Gilberto Oneto saranno aperti a partire dalle ore 140

    Nel corso del convegno sarà possibile iscriversi alla nostra Associazione
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #242
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    DALLA CATALOGNA UN NUOVO FUTURO PER I POPOLI EUROPEI

    di A.A.

    “Vogliamo essere liberi di decidere il nostro futuro, come la Scozia e il Quebec. Un problema politico deve trovare nuove strade per la soluzione con il dibattito; se la Spagna non ce lo concede, affermeremo il nostro diritto alla secessione”. Così Joan Vallvé, vice presidente dell’Associazione Òmnium Cultural, nata nel 1961 per promuovere la lingua e la cultura catalana, ospite d’onore al convegno su “Catalogna – Stato unitario contro autogoverno: quale futuro per i popoli europei?” organizzato domenica 14 ottobre a Milano dall’Associazione Gilberto Oneto. Al termine degli interventi, un pubblico attento e numeroso ha animato con i relatori un dibattito durato oltre un’ora e ricco di domande e spunti di riflessione.
    Il convegno è stato moderato dal presidente dell’Associazione Gilberto Oneto, Gianluca Marchi, che nella sua introduzione su “La via catalana verso l’indipendenza: unica soluzione la Padania” ha posto l’accento sulla disinformazione dei media italiani sulle vicende catalane all’indomani dello storico referendum per l’indipendenza della regione approvato il 1° ottobre 2017. “Al di là del can can mediatico di un anno fa – ha esordito Marchi – le vicende catalane, pur non scemate affatto sotto il profilo dell’attualità politico-giuridica, con tanto di reazioni di stampo franchista da parte del governo spagnolo, è finito sotto silenzio o se ne sono raccontate un mucchio di fandonie, propalate anche da Madrid. Contro tutte le previsioni nefaste, dopo il referendum la Catalogna è tornata la prima regione economica del Paese, superando anche quella di Madrid”.
    Le cifre della dimensione economica catalana sono state illustrate dallo stesso Vallvé nel suo intervento, intitolato “Catalogna: il diritto di decidere”. “La Catalogna, con una superficie pari al 6 per cento della Spagna e una popolazione di 7 milioni che è il 16% del totale spagnolo, ha un Pil che è il 19% dell’intera Spagna e la collocherebbe tra il 13° e il 14° posto dell’intera Europa, con una quota di esportazioni pari al 26%” ha spiegato Joan Vallvé, già deputato e ministro della Catalogna, che ha poi tracciato un excursus storico del percorso politico-amministrativo intrapreso dalla regione per ottenere l’autonomia. Vallvé non ha risparmiato strali all’indirizzo di Madrid, accusando la Spagna di “disprezzare” la lingua e la cultura catalana e il governo democratico di “pazzia” per aver messo sotto accusa l’organizzazione di una consultazione popolare. “Nonostante le difficoltà, gli ostacoli e la violenza della polizia – ha rimarcato Vallvé – il referendum si è tenuto con successo. Negli anni Ottanta i favorevoli all’indipendenza erano il 10% della popolazione, oggi superano il 50%. In nessun altro Paese dell’Europa si è tenuta ogni anno, dal 2011 a oggi, una manifestazione pacifica sullo stesso tema con 1,5 milioni di persone”.
    Giancarlo Pagliarini, dell’Associazione Giancarlo Pagliarini per la riforma federale, ha ricordato come i Catalani hanno chiesto 18 volte di fare il referendum, ma la Spagna si è sempre opposta. “Alla fine hanno fatto una legge per tenerlo lo stesso e ha vinto il sì – ha detto Pagliarini nel suo intervento dal titolo “Catalunia: també és una qüestió de dignitat” –. Ero uno dei cento osservatori internazionali per le operazioni di voto e ho preso di quelle botte dalla polizia… È stata una cosa incredibile, sono peggio della Turchia, che però non è in Europa. Bisogna abbattere due tabù: la sovranità dello Stato (in Svizzera, l’art. 3 della Costituzione federale la attribuisce agli enti territoriali e lo Stato è al loro servizio, non il contrario) e il concetto dei vecchi grandi Stati-nazione, che ormai combinano guai e basta”.
    “Anch’io ero fra gli osservatori internazionali al referendum di un anno fa – ha raccontato Chiara Battistoni dell’Associazione Giancarlo Pagliarini per la riforma federale, intervenendo su “Tra sogno e realtà: la domenica che cambierà l’Europa” – e ho visto come sono riusciti in corsa a riconfigurare i seggi dopo l’attacco non dichiarato del governo centrale ai server e alle connessioni, che ha reso le operazioni di voto lentissime. Le vie intorno ai seggi sono state piene di gente per tutto il tempo delle votazioni: un segno di appartenenza e di identità fortissimo e trasversale a tutte le età. Il comportamento dei Catalani rimane assolutamente pacifico, ma con una forza e una determinazione invidiabili. È stata una domenica che ha davvero cambiato l’Europa, e lo farà in futuro, anche grazie all’uso avanzato della tecnologia”.


    È toccato poi a Marco Bassani, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano, esplicitare il titolo della sua relazione “La Catalogna, il Muro di Berlino dell’Occidente”. “Quanta identità ci vuole da noi per arrivare a fare quello che ha fatto la Catalogna? – si è domandato Bassani –. La lingua è un fattore cruciale. Un bel contributo lo hanno dato anche le vittorie del Barcellona nel calcio sul piano della cultura nazional-popolare. I Catalani si sentono anche più laici, e più aperti alla modernità, in un Paese che è profondamente cattolico, di un cattolicesimo all’antica”. Il prof. Bassani ha quindi sottolineato la necessità del “passaggio dal diritto di autodeterminazione, superato perché postcoloniale, a quello di decidere. I Catalani devono essere liberi di decidere anche sulla spoliazione che gli apparati amministrativo-burocratici spagnoli hanno sempre operato sulle risorse della loro terra. Il sogno dei popoli è avere istituzioni locali e scambi globali, contro i piani delle classi dirigenti per governi globali e scambi locali, per controllare meglio i passaggi di ricchezza. Andiamo verso la disgregazione. La Ue crollerà rapidamente: come il crollo del comunismo ha rivoluzionato l’Europa orientale, così la Catalogna farà crollare l’attuale assetto dell’Europa occidentale”.
    Da ultimo Stefano Bruno Galli, assessore all’Autonomia e Cultura della Regione Lombardia, ha parlato di “Catalogna: riflessioni sull’autodeterminazione del popoli”. “Sul principio di autodeterminazione fece leva la decolonizzazione. Venne poi codificato alla Conferenza di Helsinki del 1975 e provocò alcuni anni dopo la caduta del Muro di Berlino, riconoscendo i dissidenti dell’Europa centro-orientale. Oggi sembra non esistere più, ma non si può fare un uso così disinvolto di un principio tanto importante. L’Europa – ha proseguito il prof. Galli – si è pilatescamente lavata le mani della Catalogna, affermando che è una questione interna alla Spagna: è inaccettabile. Siamo all’epilogo di una vicenda europea fondata sul funzionalismo, nata da accordi economici e mai divenuta politica”.

    https://www.miglioverde.eu/dalla-cat...opoli-europei/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  3. #243
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    IMMIGRAZIONE, TUTTI GLI AVVERTIMENTI LANCIATI DA GILBERTO ONETO

    di DANIELA PIOLINI
    Premessa
    Con questo secondo volume della collana “I Quaderni di Brenno” curato da Paolo Matlhouti e dedicato al problema dell’immigrazione e ai suoi effetti sulle nostre comunità, l’Associazione Gilberto Oneto, continua far sentire la voce di Gilberto e a diffondere i suoi editoriali e le sue ricerche.
    Questa è una raccolta di testi di tipo storico ed economico che mostra quali siano gli effetti devastanti del processo migratorio in corso, ma lo fa dal punto di vista di una persona per cui i principi di autodeterminazione e di autonomia dei popoli rimangono i riferimenti culturali principali.
    Le migrazioni di massa, sono utilizzate da sempre nel mondo come arma strategica da parte delle centrali del potere costituito per disarticolare dall’interno l’assetto sociale, economico, identitario, ambientale dei paesi destinati ad essere omologati.
    In riferimento all’Italia e alla Padania, Gilberto nell’articolo “Immigrazione e Indipendenza”, redatto nel 2013 scrive:
    “Il problema dell’immigrazione è generalmente legato a quello dell’autonomia e dell’indipendenza nella misura in cui va a incidere sul grado di identità della comunità che chiede maggiore riconoscimento e libertà.
    Nelle comunità che hanno a che fare con lo Stato italiano, il rapporto è particolarmente pesante per l’uso perverso che da sempre l’unitarismo italiano fa dei rimestamenti demografici. Non è evidentemente il solo (la Spagna ha riempito di spagnoli “etnici” la Catalogna, l’Urss aveva inondato i paesi baltici di immigrati russi e bielorussi, il Tibet si sta affollando di cinesi eccetera) ma lo Stato italiano ha pochi rivali nella sistematicità e nella violenza con cui aveva – ad esempio – riempito di italiani “veraci” l’Istria orientale e il Sud Tirolo, e poi la Padania. Dopo aver inutilmente provato a stabilizzare l’unità politica con guerre, repressioni e propaganda, il partito unitarista ha cercato di farlo attraverso un generale meticciamento, un rimescolamento etnico a evidente preponderanza meridionale. Non ha funzionato con le comunità tedesche e slave ma neppure in Padania: i meridionali migliori si sono perfettamente integrati e sono diventati spesso essi stessi portatori di volontà indipendentista, mentre i peggiori sostengono con protervia il loro ruolo di “coloni” di Roma, di braccio armato della burocrazia statalista e alimentano così le pulsioni autonomiste di tutti gli altri.
    Sostanzialmente fallito il rimescolamento interno, lo Stato italiano tenta la carta dell’immigrazione foresta con due fini: la disgregazione delle identità locali e la speranza di una presa di posizione italianista e nazionalista contro gli stranieri, con l’obiettivo perverso che – per fronteggiare “diversi più diversi” – si stemperino le diversità interne. Insomma da una parte si vuole distruggere il tessuto sociale, culturale e identitario delle comunità padane, dall’altro si favorisce l’illusione di una comune identità italiana per far fronte a “foresti più foresti”. Questo spiega la violenza con cui la sinistra spinge verso la società multiculturale (la stessa violenza e le stesse motivazioni che sostenevano la lotta di classe) e il fervore con cui i patrioti tricolori brandiscono l’italianità contro “lo straniero.”
    Per queste ragioni un movimento indipendentista non può che essere decisamente contrario a ogni forma di immigrazione massiccia, di invasione e di spaesamento.”
    Per chi fosse interessato ad approfondire il tema dell’immigrazione e del rimescolamento interno effettuato in modo scientifico e sconsiderato dallo Stato Italiano nell’ultimo secolo, consiglio di leggere un libro uscito nel 2015 : “La difesa dell’italianità. L’ufficio per le zone di confine 1945-1954”.
    Nel Quaderno Padano n.98 del 2011, che porta il titolo “I Costi dell’immigrazione” ( che si può reperire facilmente on-line entrando nel sito dell’Associazione) , Gilberto demolisce con una valanga di dati tutti i luoghi comuni e i mantra, le prese di posizione eminentemente emotive o politiche normalmente sostenute e afferma che l’immigrazione crea una voragine economica e ambientale nelle nostre comunità, sopratutto nella macroregione padana che è per tutta una serie di ragioni la prima a soffrirne.
    Dunque una analisi lucida con dati economici e storici reali che denunciano la gravità della situazione. Tutti i tipi di immigrazione massiccia diventano dannose, al di là delle differenze religiose o etniche.
    E’ facile comprendere che durante questi ultimi sette anni, gli stessi dati sono solo peggiorati e la realtà è ancora più allarmante e degenerata come tutti noi constatiamo giornalmente.
    Ancora una volta Gilberto usa la “conoscenza” contro le ideologie dominanti, che si tratti della sinistra buonista dove l’odio marxista contro ogni espressione della civiltà cristiana d’ Occidente non ha mai cessato di produrre danni o della destra nazionalista, patriottica e sovranista, sempre pronta a riesumare il cadavere del patriottismo italiano. Del resto uno degli strumenti preferiti di ogni oppressore è il tenere nell’ignoranza i propri sudditi, nel non far conoscere loro le cose, i fatti presenti e le storie passate.
    Alleghiamo inoltre nella parte finale del libro, alcune pagine del XXVI Rapporto Immigrazione della Cartitas dove si afferma che : “A inizio 2016, il 58,6% degli stranieri vive al Nord, mentre questa percentuale scende al 25,4% nel centro, con un ulteriore calo nel Mezzogiorno (15,9%)”. Un interessante grafico attesta visualmente queste parole.
    Si riporta inoltre una scheda con il numero di immigrati presenti ufficialmente in Italia, divisi per nazionalità e il numero di immigrati divisi per regioni.
    L’amico Paolo Matlhouti ha fatto un accurato lavoro di ricerca e di scelta degli articoli più importanti e significativi di Gilberto su questi temi e per sensibilità personale ha evidenziato, come risulta chiaro nella sua bella e articolata premessa il problema dell’Islam e delle masse islamiche in Europa e in Italia che sono, come tutti sappiamo il più doloroso e il più difficile da affrontare.
    E’ inoltre chiaro che con questo “Quaderno di Brenno” vengono riproposti gli articoli dove Gilberto evidenzia il pericolo e l’uso anti-identitario dell’immigrazione. Sottolineo però che la lotta contro questo tipo di aggressione per Gilberto, non deve essere fatta in nome dell’italianità, ma a favore delle nostre identità storiche più profonde e della Padania.
    Rimaniamo solo noi a credere in questo punto di vista? Forse sì, ma come spesso ribadiva nei suoi articoli siamo e rimaniamo con orgoglio degli “ sconsiderati testoni”.
    PRESENTAZIONE DEL VOLUME: venerdì sera 16 Novembre al Barlich, Via Oslavia 1, 21100 Varese.
    Note
    Diego D’Amelio, Andrea Di Michele, Giorgio Mezzalira “La difesa dell’italianità”
    L’ufficio per le zone di confine a Bolzano, Trento e Trieste (1945-1954)

    (Ed. Il Mulino 2015).

    www.associazionegilbertooneto.org
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  4. #244
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    CARO GILBERTO, IL MIGLIOVERDE TI RICORDERÀ SEMPRE

    Il 20 novembre di 3 anni fa, ci lasciava Gilberto Oneto, amico, indipendentista, persona per bene e fondatore di questa rivista. Lo ricordiamo con le parole di alcuni di noi.

    GIANLUCA MARCHI

    “Ci manca, e tanto. Ci manca umanamente, per chi l’ha conosciuto di persona e per chi ha avuto la fortuna di averlo come amico. Ma ci manca soprattutto moralmente e ci manca nella testa. Ci mancano la sua intelligenza, la sua ironia, la sua guida incessante a impegnarsi sempre e comunque per gli ideali che condividevamo con lui: quelli dell’autonomia e dell’indipendenza dei popoli… Ci manca la sua capacità di svelare i bluff di tutti quei furbacchioni, e sono stato molti, che hanno utilizzato e utilizzano le idee autonomiste e indipendentiste solo per fare gli affari propri. Ci manca la sua inarrivabile capacità di sintetizzare i mali di questa sgangherata Italia. Ci manca l’alfiere e il vero portabandiera della Padania, intesa nel senso più vero del termine: un insieme di comunità territoriali legate da un filo comune, cioè quello di essere sostanzialmente schiave dello stato italiano, ma le uniche con la massa critica necessaria per porre fine alle istituzioni italiche affamatrici. E non con il fine di creare una nuova Italia in Padania, ma con la volontà di dare a ciascuna comunità territoriale la possibilità di scrivere il proprio futuro (istituzionale ed economico) così come vorrà.
    Ci manca la dirittura morale di Gilberto, quella che gli permetteva di andare avanti a schiena dritta per la propria strada, qualsiasi fosse il prezzo da pagare per quella scelta. E ne ha pagati di prezzi, soprattutto politici, uno come lui che era osannato dalla gente e dentro la Lega avrebbe potuto fare tutto ciò che voleva, se solo avesse accettato di non disturbare i manovratori…”.

    LEONARDO FACCO

    Io non so scrivere coccodrilli, tantomeno se le lacrime mi annebbiano la vista. Gilberto era malato da tempo, lo sapevo, ma non ha mai smesso di essere la stessa persona che conobbi 25 anni fa: costruttivo, collaborativo, gran divulgatore, intellettualmente onesto. Anche un po’ maestro per tantissimi secessionisti. Non era un libertario, ma molto ha fatto per il libertarismo in due decenni. Compreso il MiglioVerde, che se esiste è anche merito suo, visto che lui gli ha dato il nome!.
    Grazie di tutto Gilberto, non ti dimenticherò mai. Non ti dimenticheremo mai!

    ALESSANDRO VITALE

    La sua instancabile voglia di conoscere, approfondire, studiare, lo portava a muoversi in campi lontani dalla sua specializzazione o solo parzialmente adiacenti, ma i suoi scritti lasciavano sempre un segno perché, venendo al dunque, contenevano tesi forti e dirompenti, appoggiate da una quantità di dati e di prove minuziosamente raccolte. Negli ultimi anni, nonostante la malattia, aveva intensificato il suo lavoro intellettuale e la sua opera di scrittore, quasi che sentisse di dover “fare in fretta”, di arrivare prima dell’ombra che lo inseguiva, di quella “chiamata del reggimento all’alba”, come diceva Dino Buzzati. Al suo lavoro continuo, serio e intenso, mescolava tuttavia una costante ironia, che esplodeva nelle conferenze pubbliche, con gran diletto degli uditori. Un umorismo che gli derivava dalla sua vivacità intellettuale, dalla sua bontà d’animo e dalla capacità di saper cogliere il farsesco nei paludati miti dello statalismo unitario italiano, dalla sua indipendenza e dalla sua dignità di uomo che ragiona con la sua testa, dalla sua coscienza di rappresentare e difendere identità calpestate dalla centralizzazione statale con pluridecennali soprusi. Istanze che con anticipo aveva saputo cogliere nella loro rinascita storica, da pochi prevista, in quegli anni Novanta fatti di grandi speranze e di profonde disillusioni.
    In questo assomigliava a Gianfranco Miglio, al quale era molto legato da affetto filiale, vicinanza e ammirazione e dal quale otteneva in cambio amicizia sincera, considerazione e rispetto. Di Miglio aveva colto la profondità di pensiero, il suo legame con le terre padano-alpine, l’insofferenza per l’artificiale e ottocentesca farsa delle regioni, per un sistema politico tirannico, corrotto, distruttivo e corruttore della dignità dei popoli della penisola. Oneto faticosamente ne raccolse, dopo la scomparsa, i suoi scritti frammentari degli ultimi dieci anni (quelli del tentativo di una radicale riforma federale e del corrispondente, duro ostracismo accademico, al quale non erano estranei anche suoi pseudoallievi), che ancora oggi sono un documento per gli studi in materia.

    STEFANO BRUNO GALLI

    Spesso abbiamo duettato sui giornali on line, che – con la sua intelligenza e la sua tenacia – ha animato negli ultimi anni. A tenerci uniti eppure schietti e molto diretti nel dialogo era l’antica e consolidata amicizia; un’amicizia che ci portava anche a parlare delle nostre giacche di artigianato sudtirolese. Eppoi c’era un tema sopra tutti: la questione settentrionale. Mi prendeva in giro quando parlavo, semplicemente, di Nord, come se alludessi ai paesi scandinavi. Entrambi abbiamo dedicato a questo argomento – cioè alla questione settentrionale – molte fatiche. Era un tema che ci appassionava molto e sul quale discutevamo spesso. Lui aveva un approccio più culturale-identitario rispetto al mio, eminentemente storico-politico ed economico-produttivo, quindi anche fiscale, per effetto della mia formazione e del mio mestiere. Due approcci che ben s’integravano: alla fine non potevamo che registrare una significativa convergenza, che ci portava a commentare molto criticamente le vicende del nostro presente.

    https://www.miglioverde.eu/caro-gilb...ordera-sempre/
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    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #245
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    In casi simili ci si rende conto di come voli il tempo.
    RIP.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #246
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    CARO BUTTAFUOCO, PER ONETO IL PROBLEMA ERA
    UNO SOLO: L’ITALIA!


    miglioverde.eu/caro-buttafuoco-per-oneto-il-problema-era-uno-solo-litalia/

    di GIANLUCA MARCHI

    In una recente intervista concessa alla
    Gazzetta del Mezzogiorno (ARTICOLOBUTTAFUOCO),
    il giornalista Pietrangelo
    Buttafuoco, conoscitore e studioso della
    Destra e a destra anche orientato, rispondendo
    alla domanda se la Lega sia ormai il partito
    nazionale auspicato da Salvini o se al suo
    interno sopravvivano, o anzi comandino echi
    dell’evo bossiano, risponde testualmente: “Se la
    Lega fosse quella di Gianfranco Miglio, di Gilberto Oneto, di Terra Insubre e dei giovani
    animatori de Il Talebano, per me andrebbe benissimo. Perché tutta questa infilata di
    immagini è l’esatto antidoto al vero rischio che corre una destra sovranista, populista e
    qualunquista: diventare il bar sport”.
    A me, in qualità di presidente dell’Associazione Gilberto Oneto, tocca precisare in ordine
    alle idee e alle posizioni del personaggio a cui è dedicato il nostro lavoro prettamente
    culturale e in parte prepolitico. Nell’immaginario di Buttafuoco, inserire Oneto in quella
    “carrellata di immagini”, ma mi arrogo il diritto di dire anche Gianfranco Miglio, significa
    associarli automaticamente a una destra storica in antitesi alla destra populista incarnata
    da Salvini.
    A mio parere inserire la figura di Oneto in questo quadro buttafuochiano, che il
    giornalista avrebbe voluto essere vincente, significa collocarlo in una posizione politica
    storicamente sostenitrice della Repubblica Italiana. Ora, questa idea può anche essere
    indotta dal fatto che le posizioni di provenienza di Oneto nel periodo precedente alla Lega
    fossero di destra, ma allo stesso tempo tradisce una sottovalutazione dell’evoluzione che
    hanno avuto nel tempo le idee e le convinzioni assunte da Gilberto Oneto
    Senza stare a ripercorrere la storia di Oneto all’interno della Lega Nord fino alla sua
    fuoriuscita, basta anche una rapida lettura degli articoli pubblicati da Oneto su diversi
    quotidiani nazionali diciamo negli ultimi cinque prima della sua scomparsa o più ancora
    degli editoriali diffusi dalle testate online L’Indipendenza e MiglioVerde, delle quali è stato
    cofondatore, per giungere a una semplice conclusione. Gilberto Oneto era da tempo
    pervenuto alla convinzione che il vero problema delle regioni del Nord, della Padania,
    fosse uno solo: l’Italia intesa come lo stato italico e quindi la Repubblica italiana.
    Nemmeno più il federalismo sarebbe stato in grado di salvare e quindi di tenere insieme la
    “baracca” italica.
    Una posizione indipendentista di questo genere è difficilmente associabile alla destra
    italiana, è invece una collocazione politica assolutamente autonoma che, a prescindere
    dalle sensibilità destrorse o sinistrorse di coloro che l’hanno maturata e condivisa nel
    tempo, è fondata sulla convinzione che il futuro delle comunità territoriali padane dipenda
    dalla fuoriuscita dallo stato italiano , e quindi sostanzialmente dalla disgregazione della
    Repubblica italiana così come l’abbiamo conosciuta.
    Questa è un’idea politica per così dire trasversale, capace di mettere insieme persone di
    sensibilità diversa, con l’obiettivo di rompere le catene che legano le comunità padane allo
    stato Italia. Questo era anche il progetto politico originario della Lega che via via è stato
    prima silenziato e poi abbandonato. E questa è anche uno dei motivi per cui Oneto da
    diversi anni era fuoriusciuto dal movimento, dove per la base storica leghista ha
    rappresentato e ha continuato a rappresenta una figura e un punto di riferimento
    imprescindibili.

    *Presidente dell’Associazione Gilberto Oneto

    Direttore de Il MiglioVerde

    https://www.miglioverde.eu/caro-butt...-solo-litalia/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  7. #247
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    ONETO, LA LEGA E BUTTAFUOCO: UNA RISPOSTA
    UFFICIALE


    miglioverde.eu/oneto-la-lega-e-buttafuoco-una-risposta-ufficiale/

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

    In merito alla recente intervista a Pietrangelo
    Buttafuoco, apparsa il 5 gennaio 2019 sulla
    Gazzetta del Mezzogiorno (ARTICOLOBUTTAFUOCO),
    l’Associazione Gilberto Oneto
    non può che ringraziare il Buttafuoco per le
    parole di stima rivolte a Gilberto, pur tuttavia
    ritiene necessario far alcune brevi precisazioni.
    Buttafuoco sostiene che se la Lega fosse
    quella di Gianfranco Miglio e di Gilberto Oneto
    per lui andrebbe benissimo, purtroppo però dobbiamo constatare come la Lega non sia mai
    stata quella di Gianfranco Miglio e men che meno quella di Gilberto Oneto, la Lega è stata
    solo e soltanto di Bossi prima e di Salvini adesso.
    Ad ogni modo se la Lega fosse stata quella di Gilberto oggi l’Italia semplicemente non
    esisterebbe più e la Padania sarebbe un’entità libera e indipendente ormai da anni: non
    siamo però certi che questa sia una prospettiva gradita a Buttafuoco. Ci pare ancor più
    importante precisare che la vicenda umana ed intellettuale di Gilberto Oneto non possa
    essere ricondotta e limitata al contesto politico della destra, men che meno della destra
    italiana.
    Il pensiero di Gilberto è stato chiaro e lineare, il problema è l’esistenza dello stato italiano,
    causa di ogni nostro male, e la soluzione è l ’indipendenza della Padania, che, come ci ha
    insegnato Gilberto, non è il frutto di una mera rivendicazione economica e sociale, ma è il
    luogo di un insieme complesso di fenomeni storici e culturali dai quali scaturisce un
    sentimento di appartenenza.
    Il pensiero di Gilberto è stato quindi in larga parte un pensiero post ideologico e così
    avrebbe voluto fosse anche la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, libera da
    condizionamenti ideologici. Neppure giovanili frequentazioni con taluni ambienti di destra
    possono permettere di ricondurre la figura di Gilberto Oneto in tale ambito politico, il suo
    pensiero infatti si è spinto oltre, il suo pensiero è stato ben altro, ecco perchè inserire
    Gilberto Oneto tra gli esponenti della destra politica sarebbe come ricondurre una Ferrari
    alla categoria dei calessi o un computer alla categoria dei pallottolieri.
    Ci piace ricordare Gilberto per la sua pacatezza, ma sopratutto ci piace ricordarlo per la
    sua ferrea determinazione e per la sua estrema coerenza nel perseguire un sogno di libertà,
    proprio come oggi lo perseguono quei politici che in Catalogna hanno messo in secondo
    piano le differenze ideologiche e lottano per l’indipendenza della loro terra anche
    affrontando la galera.
    Anche Gilberto è stato capace di superare le ideologie per un bene più grande, anche
    Gilberto, quando è stato designato tra i ministri del Governo della Padania, aveva preparato
    una piccola valigia, per farsi trovare pronto caso mai, nel bel mezzo della notte, la polizia
    italiana avesse bussato alla sua porta per arrestarlo.

    ASSOCIAZIONE GILBERTO ONETO

    https://www.miglioverde.eu/oneto-la-...sta-ufficiale/
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #248
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    L'associazione Gilberto Oneto
    Domenica 3 Marzo 2019, alle ore 150
    a Spirano BG
    presso il Centro Culturale Monsignor A. Vismara
    posto sopra la biblioteca comunale con ingresso in Via Misericordia
    è lieta di invitavi alla presentazione dei libri:
    L'unità economico sociale della Padania - di Innocenzo Gasparini
    Immigrazione e Indipendenza - raccolta di articoli di Gilberto Oneto
    Pubblicati dall'Associazione Gilberto Oneto nel corso del 2018.
    Interverranno:
    Gianfrancesco Ruggeri - Associazione Gilberto Oneto
    Giovanni Francesco Malachini - Consigliere Regionale della Lombardia ed ex sindaco di Spirano
    Paolo Mathlouthi - Curatore del libro "Immigrazione e indipendenza"
    Stefano Bruno Galli - Assessore all'autonomia e cultura della Regione Lombardia e curatore del libro "L'unità economica della Padania"
    Nel corso del convegno sarà attivo un banchetto librario dove sarà possibile iscriversi o rinnovare l'iscrizione alla nostra Associazione.


    Associazione Gilberto Oneto
    Via Elena Conelli 21, 28832 Belgirate (VB)
    C.F. 93040880036
    http://www.associazionegilbertooneto.org
    [email protected]
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  9. #249
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    L'ITALA NON ESISTE (NUOVA EDIZIONE): TORNA DISPONIBILE IL LIBRO DI SALVI
    miglioverde.eu/litalia-non-esiste-nuova-edizione-torna-disponibile-il-libro-di-salvi/

    March 17, 2019
    di REDAZIONE

    L’Editore Leonardo Facco, in collaborazione con goWare, pubblica la nuova edizione di un classico del suo catalogo: SERGIO SALVI, L’Italia non esiste, 2019, prefazione di Gilberto Oneto, p. 260, € 15,00. Il libro è già disponibile in formato digitale a € 6,99 o print on demand a € 14,99, presso tutte le maggiori librerie online. La versione cartacea può essere prenotata anche presso la Libreria del Ponte.
    IN SINTESI…
    Siamo proprio sicuri che la storia d’Italia è quella che ci hanno raccontato? Siamo proprio sicuri che tutto l’ambaradan unitario e patriottico non sia una giustificazione ideologica (dall’Ottocento a oggi) dell’esistenza di una nazione italiana e di una identità risalente a Roma (quella antica)? Salvi la vede molto diversamente. Vede che tutta la “truffa del Risorgimento” è basata sulla ricostituzione di una entità che c’era e che – secondo la storia ufficiale – sarebbe stata abbattuta e coartata da stranieri non meglio identificati, ma sicuramente incivili.
    Così il Medioevo è stato trasformato in epoca oscura e nelle scuole del Regno e poi della Repubblica si racconta che la luce di Roma (e d’Italia) si è spenta con la caduta del patriottico e italico Impero romano e si è riaccesa quando i padri della Patria hanno cacciato gli eredi di quegli antichi barbari teutonici. Salvi vede nella storiografia di regime, refrattaria a qualsiasi revisionismo, la narrazione di un passato zeppo di falsità e imprecisioni. Per questo vuole alzare il velo che copre la vera storia del Bel paese.
    Recensione di Michele Fabbri (Centro Studi La Runa)
    “L’Italia è un’illusione, anzi un miraggio”. A pronunciare queste parole non è stato qualche pericoloso secessionista, ma nientemeno che il poeta Mario Luzi che, soprattutto nei suoi ultimi anni di vita, è stato un intellettuale di riferimento dell’establishment patriottardo. Che l’Italia come concetto politico sia un’idea del tutto inconsistente non è certo una novità. Pochi, però, hanno il coraggio di gridare al mondo che “il re è nudo”. Uno di questi è il Prof. Sergio Salvi, studioso di consolidata fama accademica specializzato nello studio di movimenti autonomisti e di “nazioni senza stato”.
    Nel saggio L’Italia non esiste, Salvi analizza l’artificiosa concezione di stato che si è concretizzata nella penisola e che oggi compatta la classe dirigente in un feticistico culto della patria che unisce destra e sinistra, liberali e comunisti, preti e massoni. Nessuno ha mai pensato seriamente all’esistenza di uno stato italiano fino al XIX secolo e tutta la storia della penisola si svolge dalla più remota antichità fino alla fine dell’Ancien Régime sul Leitmotiv del particolarismo. Con la Rivoluzione francese si diffonde il mito della patria “una e indivisibile” attorno al quale si costruisce una nuova entità territoriale.
    La nascita dell’Italia come stato unitario avviene quasi per caso, senza nemmeno una strategia organica: i monarchici di Cavour e i repubblicani di Mazzini arrivano al traguardo seguendo strade diverse e la classe dirigente risorgimentale si trova a dover gestire situazioni del tutto impreviste. Il nuovo stato nasce quindi come un mostro di Frankenstein, composto dai cadaveri degli stati preunitari cuciti fra di loro.
    L’Italia unita è la tipica espressione dell’internazionalismo massonico; quanto di più lontano si possa immaginare dalle teorie tedesche del “sangue e suolo” che in quegli stessi anni si sviluppavano in Germania. All’epoca dell’unificazione gli Italiani non avevano nemmeno una lingua comune, poiché il volgare fiorentino era solo lingua letteraria. Del resto ancora oggi nel Sud della penisola la lingua italiana è poco praticata e la popolazione si esprime abitualmente in dialetto. Inoltre la divisione regionale del nuovo stato viene effettuata sulla base di considerazioni erudite ispirate alle antiche regioni romane, che spesso non riflettono più la realtà.
    I regimi politici che si sono succeduti in Italia hanno cercato, ognuno a modo suo, di dar vita a un culto della patria, ma sembra che non siano stati molto convincenti: Salvi analizza vari movimenti autonomisti che hanno operato nella seconda metà del XX secolo: Sicilia, Sardegna, Sud Tirolo, Val d’Aosta, fino ad arrivare alle teorizzazioni macroregionali di Gianfranco Miglio.
    Il volume, infine, è corredato da un’interessante cartografia che espone le varie ipotesi di suddivisione territoriale della penisola.
    IL CASO LEGA NORD
    L’ultima parte del libro è dedicata al movimento indipendentista della Lega Nord, che (all’inizio) ha rappresentato il più importante tentativo di contestazione dell’assetto statuale italiano in un contesto culturale ostile a ogni idea identitaria, ma che poi ha tradito completamente quella mission. Ciononostante, parole come “federalismo”, “autonomia”, “indipendenza” continuano ad essere di estrema attualità.

    https://www.miglioverde.eu/litalia-n...ibro-di-salvi/
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  10. #250
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    Predefinito Re: Ci lascia Gilberto Oneto.

    L'Associazione Gilberto Oneto è lieta di invitarvi al convegno
    In guerra contro Roma
    “oltre Gatterer”

    Che si terrà a partire dalle ore 10:00 (*)
    Domenica 9 Giugno 2019
    Centro Culturale “Mons. A. Vismara”
    posto sopra la biblioteca comunale con ingresso in via Misericordia
    Spirano (BG)

    Ingresso libero

    Terra e libertà

    Gilberto Oneto aveva un progetto che non è riuscito a portare a termine : voleva scrivere un testo che si presentasse come la “continuazione allargata” del famoso libro, scritto dalla studioso Claus Gatterer “In Kampf gegen Rom” (“ In lotta contro Roma”).

    L’analisi fatta da Claus Gatterer dei movimenti autonomisti e delle minoranze padano-alpine è un lungo itinerario che attraversa i problemi delle nazionalità presenti nella monarchia asburgica, percorre tutta la prima guerra mondiale, il fascismo, il nazismo e il dopoguerra fino al 1968.

    Colmare il vuoto dagli anni ’60 fino ad arrivare all’attualità è quello che si prefiggeva di fare Gilberto Oneto in un nuovo libro, allargando inoltre lo studio a tutti quei territori e a quei movimenti che Claus Gatterer non aveva compreso nel suo testo.

    Il 9 giugno a Spirano percorreremo con l’aiuto dei nostri relatori la storia dei più importanti movimenti autonomisti, federalisti, secessionisti che subito dopo un’Unità d’Italia subita, si sono presentati nel panorama politico delle nostre comunità a testimonianza di una continua richiesta di autogoverno e di libertà.

    Con gli atti e con tutti gli approfondimenti necessari l’Associazione stamperà un libro che andrà, come aveva pensato Gilberto “oltre Gatterer”, convinti come siamo che non ci sia altra via se non quella dell’autonomismo come self-government, rifiuto di ogni autorità che non sia “l’autorità della libertà” e come diritto all’autodeterminazione in ogni ambito.

    Introdurrà i lavori:
    Stefano Bruno Galli - Chi era Claus Gatterer

    Interverranno:
    Giovanni Polli - Piemonte
    Etienne Andrione - Valle d'Aosta
    Gianfrancesco Ruggeri - Lombardia
    Ettore Beggiato - Veneto
    Stefano Bruno Galli - Trentino e Sud Tirolo
    Paolo Petiziol - Friuli
    Elena Bianchini Braglia - Emilia

    In chiusura:
    Alessandro Vitale - Genti senza il diritto di governarsi da sé
    Gianluca Marchi -Ciao Padania la rivoluzione tradita

    (*) Il convegno, indicativamente, avrà inizio alle ore 10:00 e si protrarrà fino al ore 180 circa, con una pausa per il pranzo. Gli orari precisi dei singoli interventi, il loro ordine e il programma definitivo saranno comunicati circa 10 giorni prima dell'evento.

    Nel corso del convegno sarà attivo un banchetto librario dove sarà possibile iscriversi o rinnovare l'iscrizione alla nostra Associazione.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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