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    Predefinito Riflessioni sulle streghe

    Le streghe erano tutte brutte e vecchie? di Massimo Centini
    Un diffuso e abusato luogo comune indica la strega con caratteristiche tendenti a dare di questo personaggio tutta una serie di peculiarità che ne accentuerebbero il suo ruolo negativo. Secondo la tradizione quindi, la strega è vecchia, spesso brutta, male in arnese, vestita di stracci, sdentata e con voce inquietante; le sue unghie sono lunghe e tendono a fare delle sue mani magre quasi dei pericolosi artigli. Anche il naso è frequentemente anomalo: lungo o adunco. I capelli sono disordinatamente adagiati sul capo e rimandano all'immagine classica di Medusa. Ma siamo sicuri che questa figura corrisponda proprio alla realtà? Se proviamo ad osservare che cosa dicono le fonti storiche sull'argomento, ci rendiamo conto di quanto sia distante lo stereotipo precedentemente indicato dall’autentica dimensione dei fatti. Le donne accusate di stregoneria non erano affatto vecchie: l'età media di frequente era sotto i quarant'anni e vi furono anche numerosi casi di "streghe-bambine”, entrate a far parte delle congreghe diaboliche seguendo le tracce materne o portate al sabba dai parenti stretti. Quindi è lecito ipotizzare che l'immagine ricorrente della strega (tipo Befana, tanto per intenderci) sia stato originato da alcuni fattori non direttamente connessi all'aspetto effettivo delle presunte streghe: 1. l'atteggiamento fortemente misogino degli accusatori; 2. l'utilizzo dell'aspetto fisico repellente come "segno" destinato ad accentuare, a livello di inconscio collettivo, la "negatività" di qualcuno; 3. il peso dell'immaginario fiabesco che ha fatto della “vecchia e brutta" un topos letterario ricorrente (si pensi, ad esempio alle streghe presenti in Biancaneve o Hänsel e Gretel). A sostegno della tesi va anche ricordato che una significativa percentuale di donne accusate di stregoneria si prostituiva; altre vivevano non rispettando i canoni della morale comune (convivevano con più uomini, svolgevano attività illecite, praticavano forme di terapia popolare in contrasto con le norme, ecc.). Francisco Goya, Il grande capro (1797-98 - Museo Lazaro Galdiano, Madrid) - Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/ Inoltre, in numerose delle dichiarazioni rilasciate agli inquisitori dalle accusate, risulta chiaro che durante il sabba, ma non solo, molte di queste donne si univano sessualmente ai demoni, descritti non secondo l'iconografia ricorrente, ma come giovani belli, prestanti. Infatti dalla fine del XVIII secolo si va definendo anche un modello tendente a porre in rilievo la forte carica sensuale della strega, con i conseguenti rivolgimenti dello stereotipo descritto. Anche attraverso gli elementi fin qui indicati, si scorge nitidamente la possibilità per ripensare all'immagine della strega, sempre più lontana da quella condivisa dalla maggioranza. Consideriamo inoltre che tra quanti si sono occupati di stregoneria vi sono studiosi che propongono una tesi decisamente in controtendenza: le streghe sarebbero state omosessuali, vittime prima di tutto della loro diversità e perseguite perché artefici di pratiche contro natura. L'abominazione delle "donne" di Satana si sarebbe quindi espressa soprattutto con il peccato di sodomia, perseguito come il più grave e considerato origine di tutti i mali. Sostanzialmente quindi nella presunta adepta di Satana risultavano tradotte visivamente, sul piano della fisiognomica e su quello iconografico, tutte le paure e le angosce che tra il XV e il XVII secolo hanno alimentato la caccia alle streghe. Due i temi importanti nell'ottica della nostra valutazione: a) l'atteggiamento repressivo contro la donna, come leitmotiv della caccia alle streghe; b) lo stereotipo iconografico ricorrente che dà alla strega un'immagine fìssa: vecchia, brutta, con accentuati difetti fisici e un volto segnato dal rapporto con il mondo dell'ombra. Così l'Ecclesiastico: "La donna è piena di malizia. Ogni malizia e ogni perversità provengono da lei (XXV, 13); (...) spesso colte dal delirio, esse uccidono i loro bambini (XXV, 81)". Un piccolo frammento del Malleus maleficarum è sufficiente per esprimere la visione che contrassegnò numerosi teologi e inquisitori impegnati nella lotta contro le streghe: "Già nella prima donna è evidente che per natura ha minor fede: infatti, al serpente che le chiedeva perché non mangiassero da tutti gli alberi del Paradiso, già con la sua risposta si rivelava in dubbio e senza fede nelle parole di Dio. E tutto questo è già dimostrato dall'etimologia del nome. Infatti, femmina viene da fede e meno, perché ha sempre minor fede e la serba di meno (...). Dunque, una donna cattiva per natura, che è più pronta a dubitare della fede, è altrettanto pronta a rinnegarla, ed è questa la caratteristica fondamentale delle streghe". Anthropos :: Comunità antropologia fisica antropologia culturale paleoantropologia paletnologia paletnobotanica Dal sito Anthropos :: Comunità antropologia fisica antropologia culturale paleoantropologia paletnologia paletnobotanica - Antrocom 2003- 2008©

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    Predefinito Re: Riflessioni sulle streghe

    Topic interessante...

    Le donne additate come streghe nei secoli passate erano senz'altro più libere di quanto fosse loro permesso dalla morale comune, nelle varie epoche in cui vissero. Più che dedite alla prostituzione, queste donne semplicemente se ne infischiavano delle convenzioni: accettavano di convivere e mettere al mondo figli senza essere sposate e facevano cose stranissime come andare a cavallo (magari, cavalcando come un uomo), oppure curarsi con le erbe, che raccoglievano all'alba o nelle notti di plenilunio affinché rimanessero inalterate le proprietà di questi rimedi naturali.

    Ci voleva poco per tacciare una donna di stregoneria... ancor meno, se era giovane e bella. Oppure ricca, o vedova.
    Mi viene in mente il caso di Alice Kyteler, una ricca irlandese che prestava denaro (un'usuraia, insomma) vissuta verso la fine del 1200 e rimasta famosa nella storia per essere stata la prima donna in Irlanda ad essere stata processata per stregoneria. Rimasta vedova per ben 4 volte, fu un gioco da ragazzi per i suoi nemici (alcuni dei quali potenti, che le dovevano una montagna di denaro) accusarla di stregoneria, col pretesto di averla vista spazzare strane polveri bluastre sull'uscio di casa, o di averla incontrata nottetempo mentre sacrificava animali vivi a Satana, oppure di aver fatto fuori i suoi 4 mariti col veleno. Nel 1324 venne processata per stregoneria e condannata al rogo. Ma, racconta la leggenda, la notte prima dell'esecuzione scomparve misteriosamente e di lei non si seppe mai più nulla.



    John William Waterhouse, Il cerchio magico, 1886

 

 

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