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    Predefinito Roma.Caduto Marino i soliti noti si riprendono il mercatino di Natale a piazza Navona

    A fine settembre 2015 il I Municipio aveva emanato un regolamento concepito per elevare lo standard qualitativo dei dolciumi e l'assessorato al Commercio del Comune aveva prodotto un disciplinare destinato a regolare l'assegnazione dei posteggi per i dolci, che fissava nuovi punteggi da attribuire sulla base delle risorse usate per la preparazione e la vendita dei prodotti. Invece la commissione incaricata di assegnare i posti ha utilizzato il criterio dell'anzianità di licenza e le famiglie legate al consigliere arrestato nell'inchiesta Mafia Capitale ha ottenuto la metà degli spazi disponibili

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/23/roma-via-marino-tredicine-co-si-riprendono-il-mercatino-di-natale-a-piazza-navona/2243662/

    E' iniziata la restaurazione?

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  2. #2
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    Predefinito Re: Roma. Via Marino, Tredicine & Co si riprendono il mercatino di Natale a piazza Na

    La famiglia Tredicine

    Chi è Giordano Tredicine: Mafia Capitale e la cricca degli ambulanti a Roma
    Agli arresti domiciliari il consigliere PDL Giordano Tredicine, rampollo della famiglia che detiene il monopolio sul commercio degli ambulanti a Roma, ad accusarlo le parole di Salvatore Buzzi

    Giordano Tredicine è una delle 25 persone finite ai domiciliari dopo l’ultima maxi-retata che ha portato all’arresto di 44 persone nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. Tredicine è vice-presidente del consiglio comunale di Roma e vicecoordinatore regionale di Forza Italia per il Lazio. Alla base del provvedimento del Gip Flavia Costantini il “rapporto corruttivo” tra Salvatore Buzzi e Giordano Tredicine, a corroborare la tesi della procura ci sarebbero una serie di intercettazioni telefoniche del presidente della cooperativa “29 giugno” nelle quali Buzzi si vantava di poter contare sull’appoggio del consigliere comunale di Forza Italia. Ma oltre agli incarichi politici Tredicine è anche il nipote di Donato Tredicine, capostipite della più potente famiglia di ambulanti della Capitale.



    LA STORIA DELLA FAMIGLIA TREDICINE

    Il nonno di Giordano, Donato Tredicine, arrivò a Roma dall’Abruzzo negli Anni Sessanta. All’epoca Donato era un venditore ambulante e la sua principale fonte di reddito era la vendita di caldarroste (che è ancora uno dei business di famiglia). È con l’arrivo dei cinque figli ( Mario, Alfiero, Elio che è il padre di Giordano, Dino ed Emilia) nella Capitale che quello della famiglia Tredicine inizia a diventare un impero. Un’inchiesta di Repubblica di qualche anno fa rivelava che nel 2012 dei 68 posti disponibili per i venditori ambulanti nel centro di Roma 42 erano di proprietà dei Tredicine. Il Tempo invece sostiene che delle 70 licenze del centro storico “almeno la metà sono riconducibili direttamente o indirettamente a Tredicine“. Insomma la famiglia di Giordano detiene un vero e proprio impero commerciale, a volte le licenze le vende (e dal momento che il Comune di Roma non ne rilascia di nuove da anni il prezzo si aggira intorno ai 600 mila euro) a volte le affitta o dà in concessione lo spazio ad altri ambulanti. Oltre a questi i Tredicine controllano la metà (centocinquanta su trecento) dei “posti fissi e unici” ovvero quelle postazioni di vendita “storiche” assegnate dal Comune una settantina d’anni fa e che nel corso degli anni la famiglia Tredicine ha acquistato. Un business milionario: una postazione per la frutta “vale” 20-30 mila euro al mese, un chiosco per gelati davanti al Colosseo può garantire un incasso fino a cinquemila euro al giorno. Quello che conta è che i Tredicine (e i loro amici) detengono un vero e proprio monopolio della vendita in strada: oltre alle caldarroste e ai camion bar c’è anche il redditizio business delle bancarelle in Piazza Navona nel periodo della Befana. Scrivevano Federica Angeli e Fabio Tonacci su Repubblica:

    Con la festa della Befana in piazza Navona un banco di articoli natalizi alza 50-60 mila euro di guadagno netto in due settimane. Il centinaio di posti disponibili viene assegnato in base ad alcuni criteri, tra cui l’anzianità. Puntualmente la maggior parte finisce ai quattro fratelli, grazie alla loro posizione dominante e al loro immenso parco licenze. Si possono permettere, ad esempio, di tenerne alcune in zone meno centrali solo per acquisire punti per entrare nella lista dei grandi eventi. Possono spostare le licenze da una zona all’altra, da un familiare all’altro, a seconda della convenienza. Una ferita alla concorrenza di mercato in un comparto, quello degli ambulanti, già congestionato, con 7 mila venditori e 130 mercati rionali. Insieme coprono il 22 per cento dell’intera vendita al dettaglio della città.

    Nel dicembre scorso il potere esercitato dai Tredicine sulle associazioni di categoria (Alfiero Tredicine è presidente di Apre-Confesercenti, Mario è vicepresidente dell’Upvad-Confcommercio, mentre Dino è vicepresidente della Fivag-Cisl) ha condizionato non poco la trattativa tra l’Amministrazione e gli ambulanti per la riorganizzazione del tradizionale mercato natalizio di Piazza Navona. Il sindaco Marino proponeva di limitare il numero dei banchi da 115 a 72, escludendo tutti quegli ambulanti che vendevano cose che con lo “spirito del Natale” non c’entravano nulla. Risultato: i 72 vincitori del bando si sono rifiutati di esporre la loro merce mettendo in scena un vero e proprio sciopero la cui parola d’ordine era “o tutti o nessuno”. Il bando del Comune (non se ne faceva uno da dodici anni) naturalmente era molto sgradito ai Tredicine che avevano tutto l’interesse a preferire una situazione in cui potevano farsi forza dei loro diritti acquisiti per anzianità di servizio. I commercianti di Piazza Navona fecero anche ricorso al Tar per tentare di far sospendere il bando ma il Tribunale amministrativo regionale rigettò la richiesta di sospensiva fissando l’udienza pubblica per la trattazione della materia proprio per oggi, 4 giugno 2015. Per tutta risposta allora i 72 vincitori non hanno ritirato le concessioni e hanno fatto saltare la festa. Giordano Tredicine si è sempre dichiarato estraneo alla gestione degli affari di famiglia, ma nel 2010 l’allora consigliere di maggioranza tentò di far passare una delibera che avrebbe agevolato gli affari degli ambulanti allentando i controlli sugli abusi e proponendo addirittura che “aree oggetto di precedente concessione e regolarmente utilizzate non possono costituire oggetto di nuove concessioni“, un emendamento che se fosse passato avrebbe consentito ai detentori di licenze il possesso delle stesse vita natural durante. All’epoca la trovata di Tredicine scatenò un putiferio nel PDL.
    Chi è Giordano Tredicine: Mafia Capitale e la cricca degli ambulanti a Roma - neXt Quotidiano


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  3. #3
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    Predefinito Re: Roma. Via Marino, Tredicine & Co si riprendono il mercatino di Natale a piazza Na

    Un articolo di Repubblica del 2012

    L'impero milionario dei Tredicine i caldarrostai padroni dei mercati di Roma

    Nessun altro ha così tanti permessi e licenze nella Capitale. Solo nel centro storico occupano 42 dei 68 posti disponibili per i camioncini di bibite e sorbetti. Il business della famiglia Tredicine vale 27 milioni di euro, considerando solo il valore di mercato dei posti. Il comune infatti non ne rilascia più da anni perché il settore è saturo. Chi ce l'ha, se li tiene. Oppure li vende a prezzi altissimi, 650 mila euro l'unaSi sono presi Roma una licenza alla volta. Prima tutti i caldarrostai, poi i camion bar, poi i banchi di abbigliamento e merce varia. Nelle cartoline della città, dal Colosseo alla Piazza di Spagna, c'è sempre un loro chiosco di bibite, un loro banco di souvenir. Se non è Mario, è Alfiero. Se non è Alfiero è Elio, o Dino, o Emilia, o Dario. Sempre e comunque uno della famiglia Tredicine, padrona del ricchissimo e caotico commercio ambulante della capitale. Talmente potente che gli altri operatori abbassano automaticamente la voce, prima di pronunciare quel nome. Oppure cacciano a male parole chi fa qualche domanda di troppo. I Tredicine occupano centinaia di posti, controllano i prezzi di affitto delle licenze, siedono nei sindacati, hanno chi li protegge in consiglio comunale. Ma chi sono? Quante licenze hanno? E perché sono diventati così potenti?

    L'IMPERO DEI CALDARROSTAI Donato, il patriarca ottantenne, è seduto su un impero plurimilionario. Eppure vende caldarroste. Fino a poco tempo fa lo si vedeva ancora in via Frattina, dalle parti di Trinità dei Monti, a rovesciare castagne nel braciere incandescente. "Che ci vuoi fare, è la mia passione... ", diceva. Del resto tutto è iniziato lì, su quel marciapiede, sessant'anni fa. Il 19 novembre 1959 Donato lasciò i suoi nove figli a Schiavi, in Abruzzo, e si trasferì a Roma. La mattina lavorava in un cantiere all'Eur, nel pomeriggio vendeva castagne nei vicoli di piazza di Spagna. Le cose cambiarono quando all'inizio degli anni Ottanta lo raggiunsero i figli Mario, Elio, Dino, Alfiero e, più tardi, Emilia.

    "Oggi i Tredicine controllano, direttamente o attraverso parenti e famiglie "alleate", almeno 300 postazioni - stima Giovanni Tallone, presidente della Co. Ge. Se., la cooperativa di servizi dell'Apvad, una delle sigle sindacali degli ambulanti - i loro "feudi" sono i municipi I, VI, IX e XVII. Nessun altro ha così tanti permessi e licenze. Nel centro storico occupano 42 dei 68 posti disponibili per i camioncini di bibite e sorbetti. Con uno di quelli, davanti al Colosseo, si incassano anche 5 mila euro al giorno". Quarantadue licenze sono un tesoro da 27 milioni di euro, solo considerando il valore di mercato. Il comune infatti non ne rilascia più da anni perché il settore è saturo. Chi ce l'ha, se le tiene. Oppure le vende a 650 mila euro l'una.

    I Tredicine sono anche i padroni dello smercio delle caldarroste all'interno del perimetro d'oro delle Mura Aureliane. "Ogni anno il primo municipio assegna un'ottantina di permessi con bando pubblico - spiega Tallone - che puntualmente finiscono quasi tutti a loro. Come si fa a non avere dubbi sulla regolarità di quel bando?". Anche perché gli altri se li prendono un manipolo di operatori provenienti da Schiavi d'Abruzzo e da Triveneto (Campobasso).

    Il resto delle licenze dei Tredicine, secondo il sindacalista, è per "posti fissi e unici", sono cioè chioschi isolati di frutta, fiori, souvenir, magliette. Ne controllano circa centocinquanta sui trecento totali. Sono posizioni storiche assegnate dal Comune settanta-ottanta anni fa, e di cui i fratelli nel corso del tempo hanno fatto incetta comprandole dagli altri. È un patrimonio stimabile intorno ai 50 milioni di euro. E si trovano negli angoli pregiati della città.

    DAL COLOSSEO A PIAZZA NAVONA A piazza di Spagna hanno un chiosco, due caldarrostai e un fioraio. Nelle traverse delle centralissime via del Corso e via Nazionale hanno decine di baracchini dove una bottiglietta d'acqua costa due euro e mezzo e un gelato tre. Sono loro il banco di frutta davanti alle Terme di Diocleziano e i camion di fronte alla basilica di San Pietro. Intestati a mogli e figli hanno camioncini al Tridente, in piazza Venezia, alla Bocca della Verità, in Campidoglio, al Colosseo. Dovunque.

    Poi ci sono i concerti, le fiere, le partite. Con la festa della Befana in piazza Navona un banco di articoli natalizi alza 50-60 mila euro di guadagno netto in due settimane. Il centinaio di posti disponibili viene assegnato in base ad alcuni criteri, tra cui l'anzianità. Puntualmente la maggior parte finisce ai quattro fratelli, grazie alla loro posizione dominante e al loro immenso parco licenze. Si possono permettere, ad esempio, di tenerne alcune in zone meno centrali solo per acquisire punti per entrare nella lista dei grandi eventi. Possono spostare le licenze da una zona all'altra, da un familiare all'altro, a seconda della convenienza. Una ferita alla concorrenza di mercato in un comparto, quello degli ambulanti, già congestionato, con 7 mila venditori e 130 mercati rionali. Insieme coprono il 22 per cento dell'intera vendita al dettaglio della città.

    E ogni giorno ha la sua lotta, tra irregolari che vantano diritti inesistenti e "pragmatici" che provano a oliare con mazzette gli ingranaggi delle rotazioni (il meccanismo in uso solo a Roma per cui si occupano soste diverse ogni giorno, seguendo turni concordati con l'amministrazione). Un settore afflitto storicamente dall'abusivismo e dall'evasione fiscale e dove si è affacciato il fenomeno dei contratti di affitto taroccati: l'affittuario ufficialmente ha un canone mensile basso, 500-600 euro, a fronte di pagamenti reali al nero di 4-5000 mila euro. Insomma, l'humus ideale per approfittatori e piccoli boss di quartiere. C'è chi va in giro a chiedere tangenti agli irregolari, con la minaccia di chiamare i vigili. Il pm Maria Cordova ha attualmente due fascicoli aperti sul racket degli ambulanti (i Tredicine non sono coinvolti). In questo caos, 300 posti sono in mano a una famiglia sola su un totale di circa 1800 tra rotazioni, soste fisse, camion bar, caldarrostai. Come fanno a gestirle tutte? E perché hanno i posti migliori?
    L'impero milionario dei Tredicine i caldarrostai padroni dei mercati di Roma - Inchieste - la Repubblica

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  4. #4
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    Predefinito Re: Roma. Via Marino, Tredicine & Co si riprendono il mercatino di Natale a piazza Na

    Davvero una personcina a modo questo tredicine, marino è stato un barbaro comunista a voler fare in bando pubblico, molto meglio ridare tutti gli spazi a questo sant'uomo, simbolo dei valori della famiglia tradizionale, sostenuti dagli oppositori di marino.

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    Predefinito Re: Roma. Via Marino, Tredicine & Co si riprendono il mercatino di Natale a piazza Na

    Citazione Originariamente Scritto da markk Visualizza Messaggio
    Davvero una personcina a modo questo tredicine, marino è stato un barbaro comunista a voler fare in bando pubblico, molto meglio ridare tutti gli spazi a questo sant'uomo, simbolo dei valori della famiglia tradizionale, sostenuti dagli oppositori di marino.
    Ma tu guarda a volte le coincidenze della vita...

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