In questi giorni nel dibattito parlamentare sull’immigrazione si sono sentite sciocchezze e autentiche menzogne. Vediamo le più gettonate.
Gli stranieri sono un sostegno per la nostra economia. Dei tre milioni e passa di immigrati regolari circa 700mila sono badanti e si suppone (tutto è vago, e ci si deve affidare alle stime di organismi privati non sempre disinteressati) che un paio di milioni lavorino sia come dipendenti che come autonomi. Sono così necessari? I cittadini italiani disoccupati, sottoccupati o in cerca di primo impiego superano abbondantemente i due milioni e sono in rapida crescita: il ricorso alla cassa integrazione è nell’ultimo anno quintuplicato. Anche facendo la tara dei disoccupati cronici si ha un numero di italiani senza un adeguato lavoro che supera quello degli stranieri attivi. Non basta: una buona fetta di stranieri lavorano in proprio, sono in genere commercianti o gestiscono botteghe: tutte cose che contribuiscono poco alla nostra economia produttiva. In decenni di politica assistenzialista sono stati creati milioni di posti nel pubblico impiego solo per dare un lavoro. Si tratta di funzioni quasi sempre poco efficaci, spesso inutili e a volte addirittura dannose. É un serbatoio di mano d’opera da cui pescare se davvero le attività produttive vere ne hanno bisogno senza dover ricorrere agli stranieri. C’è poi un esercito di vigorosi pensionati che potrebbero continuare a lavorare se solo si togliessero davvero vincoli e norme fiscalmente penalizzanti. Insomma ci sono tutti i margini per utilizzare al meglio la nostra gente, evitando che enormi ricchezze prendano la via dell’estero.
Gli stranieri vengono a fare lavori che i nostri rifiutano. Nessuna mansione viene ragionevolmente rifiutata se adeguatamente pagata. Se ce ne sono di fastidiose o pericolose davvero necessarie, sia la comunità a intervenire con sostanziose integrazioni economiche: in ogni caso costeranno al contribuente meno del dispendiosissimo ambaradam dell’immigrazione, fra controlli, assistenza, infrastrutture e meno nobili annessi e connessi.
Se poi, si dimostrerà che ci sono davvero esigenze che non possono essere coperte (come quella, essenziale, delle badanti), si facciano contratti a tempo equi e si scelgano i lavoratori sulla base di severe selezioni nei paesi di origine e di quote che privilegino le comunità più compatibili in termini culturali.
Gli stranieri sopperiscono al nostro calo demografico. Ma chi l’ha detto che la diminuzione della popolazione sia un problema? Ci sono aree – soprattutto padane – che hanno una densità fra le più alte al mondo superando abbondantemente le soglie di sopportabilità del territorio. Siamo in troppi, con tutte le conseguenze negative in termini di servizi, convivenza civile, qualità ambientale. Da sempre le popolazioni umane seguono andamenti demografici conseguenti le condizioni di vita e secondo complessi meccanismi di autoregolamentazione. Se la nostra gente ha liberamente e coscientemente scelto di stare un po’ più larga a tavola, perchè non può farlo senza che qualcuno occupi a forza i posti lasciati vuoti?
Accogliere i rifugiati politici è un dovere morale. Giusto. Ci sono però al mondo alcuni miliardi di persone che possono in qualche modo rientrare nella fattispecie. Li accogliamo tutti?
Vanno accettati i matrimoni misti. All’amore non si comanda, figurarsi nel paese dell’amore per antonomasia. Si mettano però dei paletti come: 1) non si acquisisce la cittadinanza per matrimonio se non dopo molti anni di convivenza, 2) non si concede la reversibilità della pensione, 3) vanno riviste le norme per le successioni. Non serve essere indovini per prevedere un drastico calo di colpi di fulmine e di travolgenti passioni.
Anche noi siamo stati emigranti. Non era però la norma l’ingresso clandestino in casa altrui e quando è successo, i nostri ne hanno pagato le giuste conseguenze. I nostri andavano dove erano richiesti, dove c’era posto e non dove c’erano problemi di sovraffollamento. Facevano domanda, si mettevano in fila, venivano esaminati e nel nuovo paese lavoravano, si comportavano bene e ne rispettavano le leggi. Qualcuno non lo ha fatto, si è messo a delinquere? Dobbiamo ora pagare tutti per qualche comitiva di mafiosi?
La clandestinità produce criminalità. Allora li regolarizziamo tutti per evitare che ci svaligino la casa? E siamo certi che solo i clandestini delinquano? Il numero di stranieri carcerati è in proporzione 15 volte superiore a quello degli italiani ed è in costante aumento.
Anche se non è politicamente corretto, occorre finalmente dire che questa immigrazione non serve, che così gli stranieri non sono una ricchezza ma un problema e che la sola posizione davvero civile e responsabile è di non farne più entrare, espellere subito chi delinque, rispedire gradualmente a casa molti di quelli che ci sono e di controllare in futuro permanenze e ingressi sulla base di criteri severi ed esigenze reali. Come si fa nelle case per bene fra ospiti, collaboratori domestici e intrusi.
Gilberto Oneto
Pubblicato in data odierna da 'Libero'
con il titolo "Sette risposte scomode ma vere sugli immigrati"
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