Oggi, 25 aprile, buon San Marco a tutti.
Sì, solo buon San Marco. Il 25 aprile del '44 abbiamo solo cambiato padrone: i nazisti passavano la mano alle democrazie che si spartirono il Mondo. Yalta offese e mutilò i popoli d' Europa una volta ancora. Lo sciovinismo nazionalista delle aquile imperiali non cambiò né l' Europa nè i suoi figli, dette solo milioni di occasioni e motivazioni ai nuovi vincitori di sbandierare ideali, forse autentici, ma che vennero sacrificatinel nome di un nuovo ordine mondiale.
Sì, solo buon San Marco. Perché quella lasciataci dai veneziani era una bella Storia, nella quale si poteva sentirsi un po' tutti protagonisti, perché affondava in radici comuni, in quella sorte di Spirito che solo un popolo può avere e che mai sarà patrimonio di una qualunque accozzaglia di buoni sentimenti fini a se stessi.
Sì, solo buon San Marco, perché anche oggi l' invasore innalzerà sui pennoni il tricolore, e, quando alzerete lo sguardo al cielo e lo vedrete sventolare, ricordate che siamo ancora schiavi. Di quel cencio, delle sue procure, dei suoi giudici, del suo potere e dei suoi soldi che ci comprano e ci vendono come vacche al mercato. E siamo ancora schiavi di noi stessi, delle nostre mille paure, del nostro orgoglio, sempre più italiano, sempre più improduttivo.
Sì, solo buon San Marco perché a quel leone dobbiamo ridare la spada, ridare la voce, ridare il coraggio.
Sì, solo buon San Marco che tanto questo non é un proclama, é solo l' ennesima amara e malinconica summa di un ennesimo 25 aprile senza una vera battaglia da poter ricordare, da poter tramandare ai nostri figli, senza la forza da poter dire loro:"figlio mio, questa è casa tua".
Solo buon San Marco anche a tutti i "pragmatismi" che aspettano brandelli di libertà partoriti da un governo troppo italiano per poterlo sentire anche un po' nostro.
Buon San Marco anche a chi sorriderà di queste parole.
Buon San Marco anche a quei veneto e padano-italici che queste parole non possono comprendere e che non vorrebbero sentire.
Buon San Marco a tutti quegli italiani di professione, politici, amministratori, professori, reduci e reducisti nonché rimasugli di quella storia senza idee, senza eroi, senza libertà che ci propinano nella tv, nelle scuole, sui giornali.
I secessionisti, i reduci dei progetti di libertà abortiti ci sono ancora, e sono sul sentiero di guerra. Quella guerra che non abbiamo scelto,ma che ci hanno messo nel cuore.
Paolo




Rispondi Citando
