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    Predefinito Il clima. La nuova presa per il culo.

    http:
    //www.maurizioblondet.it/il-climatismo-la-nuova-ideologia/





    Maurizio Blondet27 novembre 20151


    Nei giorni della colossale Conferenza sul Clima che si apre a Parigi, prova generale di governo globale della finanza – sotto specie di allarmismo climatico – esce il volume IL CLIMATISMO: UNA NUOVA IDEOLOGIA di Mario Giaccio, per le edizioni 21 Secolo. Una lettura necessaria per contrastare l’alluvione di falsificazioni che ci verranno ammannite a palate sui media. Si può ordinare a [email protected] . Ne dò qui la prefazione di Umberto Crescenti (MB.
    Ascoltate di cosa si tratti. I giorni sono cattivi. Non è forse
    vero che, da quando siamo stati espulsi dal paradiso, tra-
    scorriamo quaggiù giorni cattivi? Così i nostri antenati si
    lamentarono dei loro giorni e gli avi loro si lamentarono dei loro gior-
    ni. A nessun uomo son piaciuti mai i giorni della sua vita. Piuttosto, ai
    posteri piacciono i giorni degli avi; e a costoro, a loro volta, piacevano
    i giorni che essi non avevano esperimentato e per questo li trovavano
    piacevoli. Quanto al presente invece, provoca una sensazione pun-
    gente. (…) Ogni anno, quando sentiamo freddo, di solito diciamo:
    Non ha mai fatto un freddo così; e se sentiamo caldo diciamo: non ha
    mai fatto un caldo così”.

    (Sant’Agostino, Discorso 25, 3. Cfr. Opera
    Omnia di Sant’Agostino, Discorsi/1 (1-50), Nuova Biblioteca Agosti-
    niana, Città Nuova Editrice, Roma, 1979, pp. CXLVIII-1068.). Data-
    zione attribuita al Discorso 25: 410-412 a.D.
    Augustinus Hipponensis - Sermones

    __________________________________________________ ____
    Presentazione
    di Uberto Crescenti

    * Professore Emerito di Geologia Applicata, Università G. d’Annunzio
    Chieti-Pescara

    La Francia è stata ufficialmente nominata paese ospitante della
    ventunesima Conferenza Parigi 2015 sul Clima (COP21); que-
    sta si terrà al Bourget dal 30 novembre all’11 dicembre 2015.
    In quanto paese che presiede la COP, dovrà facilitare il dialogo
    tra tutte le parti partecipanti al negoziato, al fine di stabilire un clima
    di fiducia reciproca, di far convergere i diversi punti di vista e di per-
    mettere l’adozione di un accordo all’unanimità.
    In primo luogo si cercherà un accordo ambizioso e vincolante per
    la sfida del cambiamento climatico, che si applicherebbe a tutti i pae-
    si. Infatti è dato per scontato che è in atto un cambiamento climatico
    dovuto per la massima parte alle attività umane e che per evitare peri-
    colose interferenze delle attività umane sul clima, un aumento accet-
    tabile della temperatura media superficiale del pianeta non deve su-
    perare i due gradi rispetto ai livelli preindustriali. Prima si interviene,
    minori saranno i costi. Il 2015 rappresenta il termine ultimo per rag-
    giungere un nuovo accordo globale legalmente vincolante che possa
    subentrare alla piattaforma di Kyoto dal 2020.
    Una componente fondamentale sarà anche il finanziamento della
    lotta al cambiamento climatico; una tappa è stata raggiunta con la pri-
    ma capitalizzazione del Fondo verde con una somma di 9,3 miliardi
    dollari, di cui quasi un miliardo proveniente dalla Francia.
    Nel programma si ritrovano le tradizionali indicazioni: la messa a
    punto di un accordo internazionale entro il 2015, dotato di una effi-
    cacia giuridica costrittiva, che contenga impegni e obiettivi per le par-
    ti a partire dal 2020; ciò in accordo con la limitazione progressiva del-
    le sovranità nazionali per aprire la strada al governo mondiale.
    Si ritrova l’urgenza degli accordi e dei provvedimenti da prendere.
    Si dice che un aumento accettabile della temperatura media su-
    perficiale del pianeta non deve superare i due gradi rispetto ai livelli
    preindustriali. Se si fa un confronto con il Periodo Caldo Medioevale,
    in cui le temperature erano di circa 2-3 gradi superiori a quelle attua-
    li, si propone, in pratica, che il riscaldamento debba essere limitato
    tanto che la temperatura risulti inferiore a quella già verificatasi nel
    Medioevo (e in molte epoche precedenti) quando non sono avvenute
    tutte le catastrofi che puntualmente ci vengono preannunciate.

    Tuttti i poteri forti sono lìStoricamente si può dire che nel 1980, l’IPCC (Intergovernmental
    Panel On Climate Change), gestito da un piccolo gruppo di sosteni-
    tori del riscaldamento globale, forzando alcuni elementi di prova, ha
    fatto credere che l’umanità deve affrontare una catastrofe dovuta ad
    un riscaldamento globale causato dalle emissioni antropiche di ani-
    dride carbonica. Tutto questo promette di essere il più costoso errore
    scientifico della storia. È stato inoltre propagandato il mito che la te-
    oria del riscaldamento globale sia supportata dal consenso quasi una-
    nime dei climatologi.
    Ma le variazioni climatiche, insieme alle conoscenze che si hanno
    sulla storia del clima, mostrano che i fattori fisici che influenzano il
    clima sono molteplici e complessi. Quelli di origine naturale sono co-
    nosciuti e legati a cause astronomiche come per esempio l’attività del
    Sole con la variazione delle macchie solari, le irregolarità dell’orbita
    terrestre che producono effetti ciclici e ripetitivi nel corso di migliaia
    di anni o di decine o di centinaia di migliaia di anni, ed inoltre al fat-
    to stesso che la Terra gira su se stessa ed ha un mare, un’atmosfera ed
    una copertura nuvolosa e quindi il clima deve necessariamente varia-
    re. Tutti aspetti noti qualitativamente ma difficili da correlare quanti-
    tativamente.
    Le cause di origine antropica vengono ricondotte quasi esclusiva-
    mente alle emissioni di anidride carbonica conseguente l’utilizzo dei
    combustibili fossili, ma questa rappresenta soltanto il 5% dell’ani-
    dride carbonica presente in atmosfera (ed è una frazione irrilevante
    in rapporto a quella sciolta negli oceani ed a quella presente nei sedi-
    menti sotto forma di carbonati o di bicarbonati).

    L’enorme quantità di fattori rende difficile qualunque proiezione
    futura. Di fronte a questi fatti e ad osservazioni e misure non sempre
    affidabili ed omogenee vengono proposti scenari e proiezioni, che
    non sono previsioni, sulla base di modelli e di simulazioni al compu-
    ter. Ma è noto che ogni modello ha caratteristiche proprie che dipen-
    dono dai parametri che vengono usati nel modello e dal peso relativo
    che a ciascuno di essi viene dato. Se un modello viene proposto, ad
    esempio, in una discussione scientifica, in contrapposizione ad altri
    in una “gara” di “bravura” dei modelli, è una cosa encomiabile, ma se
    da un modello deterministico si vogliono far scaturire politiche mon-
    diali che vogliono condizionare pesantemente la vita dell’umanità, al-
    lora si scantona in un processo politico, o in scelte politiche, che non
    dovrebbero essere ammantate da una pretesa di scientificità.
    Oltre all’ipocrisia della veste scientifica, la politica che è scaturita
    dal protocollo di Kyoto ha prodotto dei riflessi economici notevolis-
    simi, sia incidendo fortemente sulle produzioni industriali, sia dando
    vita a degli strumenti finanziari che si sono aggiunti alla miriade di
    strumenti finanziari già presenti sullo scenario mondiale, dando adito
    a speculazioni e a truffe. Vi sono stati dei vantaggi economici notevoli
    anche per tutti i soggetti che hanno partecipato ai mercati che, diret-
    tamente o indirettamente, ruotano intorno alle emissioni di anidride
    carbonica: banche, compra-vendita di titoli di credito di carbonio,
    produzioni cosiddette sostenibili, energie rinnovabili, ecc..
    Richard Lindzen, che è considerato attualmente il maggior fisico
    dell’atmosfera ed è stato proclamato “climate scientist” nel 2007 ha
    dichiarato: “Le generazioni future si chiederanno, con perplesso stu-
    pore, come mai il mondo sviluppato degli inizi del XXI secolo è ca-
    duto in un panico isterico a causa di un aumento della temperatura
    media globale di pochi decimi di grado. Si chiederanno come, sulla
    base di grossolane esagerazioni di proiezioni altamente incerte di mo-
    delli matematici, combinate con improbabili catene di interferenze,
    è stata presa in considerazione la possibilità di ritornare all’era pre-
    industriale”.
    Il libro di Mario Giaccio, oltre a documentare la non validità delle
    tesi dei catastrofisti, ha il pregio di approfondire con assoluto rigore
    scientifico (non politico) il mercato delle quote di anidride carbonica,
    la carbon tax in particolare, documentando gli affari che si nascondo-12
    Il climatismo: una nuova ideologia
    no dietro le scelte derivate dal Protocollo di Kyoto. Sono in merito di
    assoluta importanza i capitoli 4 e 5.
    L’autore approfondisce inoltre le analogie, davvero impressio-
    nanti, dell’ideologia che fu del “Club di Roma” del 1972 con quella
    dell’odierno IPCC. Quello che si può dire dell’uno è facilmente tra-
    sferibile all’altro. L’aspetto generalissimo è che vi sono, in ambedue i
    casi, dei modelli matematici finalizzati a mettere a punto una visione
    catastrofica del futuro, ma nello stesso tempo capaci di proporre le
    modifiche che dovrebbero permettere all’umanità di sfuggire ai peri-
    coli che la minacciano.
    Racchiudere in un solo parametro (l’anidride carbonica emes-
    sa dalle attività umane) tutte le possibilità di condanna o di salvezza
    dell’umanità, sembra un antropocentrismo spropositato, sembra che
    tutta la Terra sia un organismo stazionario e soltanto l’uomo sia in
    grado di far variare questo stato idilliaco del pianeta.
    Guardando obbiettivamente alla politica di Kyoto si ha l’impres-
    sione che essa non sia stata proposta per ridurre le immissioni di ani-
    dride carbonica, ma che sia una facciata di comodo dietro cui si na-
    sconda il conseguimento di qualche altra finalità.
    Con il pretesto della “sostenibilità”, ogni aspetto della nostra vita
    sarà regolato e controllato da esponenti della finanza e tecnocrati. Il
    protocollo di Kyoto propone la creazione di mostri burocratici nazio-
    nali e sovranazionali, che dovrebbero razionare le emissioni e di con-
    seguenza l’attività economica mondiale, con restrizioni obbligatorie
    e sanzioni, in modo tale che il destino dei paesi, delle industrie, delle
    aziende e, infine, delle persone di tutto il mondo, dipenderà da loro.
    Probabilmente il climatismo è uno strumento per effettuare prove
    generali per un governo globale, ovviamente monocratico e non sussi-
    diario.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: Il clima. La nuova presa per il culo.

    Continuo qui su Parigi, anche se gli argomenti non trattano il clima.
    Come, appunto, avverrà a Parigi.
    Sarebbero più argomenti da "monete", a dire il vero.

    due settimane di decisioni delle oligarchie mondiali - Blondet & Friends



    Maurizio Blondet30 novembre 2015
    Le prossime due settimane cambieranno il mondo, annuncia il Telegraph. Non solo perché i “leader mondiali” sono riuniti a Parigi per piegare il clima alla finanza speculativa, onde farlo rendere. Ci sono tre eventi decisivi che avranno luogo. A porte chiuse, naturalmente.
    Draghi riprende il bazooka. L’enorme stampa di moneta che ha fatto finora, che ha ridotto il costo di indebitarsi sotto il tasso d’interesse zero, avrà portato “nove mesi di calma finanziaria” come dice il giornale dell’Establishment (uno dei tanti); ma non è servito assolutamente a frenare la deflazione nella zona euro, che s’avvita su se stessa anche per il crollo dei prezzi petroliferi. Il circolo è vizioso e si auto-alimenta: più la deflazione si rafforza e meno ci s’indebita e si spende. Le banche non prestano, si tengono i denaro che la BCE produce a manetta, le imprese non chiedono prestiti, le famiglie nemmeno. La BCE ha fallito il suo compito – doveva mantenere un’inflazione del 2 per cento – e farlo molto, molto prima, quando la deflazione si manifestò: i tedeschi l’hanno vietato, per loro non c’era alcuna deflazione – e lo negano ancor oggi. Quindi, nuovo quantitative easing, ossia più dei 60 miliardi al mese che aveva annunciato all’inizio dell’anno. Questo, se i tedeschi saranno d’accordo. Il che non è detto.


    L’Opec decide sul greggio
    L’Opec, il gruppo dei paesi produttori di greggio, si riunisce venerdì 4 dicembre per decidere se continuare la sua guerra dei prezzi. In pratica devono decidere i livelli di produzione di ciascuno. La guerra è stata sferrata dal produttore massimo e coi costi minori, l’Arabia Saudita, per stroncare i concorrenti (Usa, quelli del gas di scisti, con alti costi di estrazione); la guerra è continuata per togliere alla Russia i mezzi finanziari per la sua politica internazionale. Il Brent, che nel giugno 2014 era ancora a 115 dollari a barile, è a 45.
    A questo prezzo, le industrie di shale americane sono decotte. E siccome si sono riempite di debiti per continuare a lavorare sperando in un rialzo, la loro insolvenza può benissimo devastare il sistema del credito: sono debiti pari a 1,5 trilioni, ossia 1500 miliardi di dollari, prestati a una industria che accumula perdite su perdite, licenzia, chiuse campi estrattivi. Ma non è la sola. Nel Mare del Nord, Gran Bretagna e Norvegia hanno tagliato 65 mila posti di lavoro. Il fisco britannico ha visto calare del 94% l’introito tributario che gli veniva dalle petrolifere.
    Non ci sono più gasometri e petroliere per conservare il petrolio; tutte già piene, le riserve scoppiano. La domanda è oltretutto calata grazie alla deflazione e recessione più grave del secolo. Il peggio è che l’industria ha troncato i progetti d’investimento dovunque: di 220 miliardi di dollari. Il che significa che un giorno il greggio tornerà scarso perché sempre meno lo estraggono, e allora il prezzo salirà alle stelle. E’ uno dei motivi per cui l’abbandono di questi prezzi al “mercato” è un atto criminale e demenziale, ed è bene (come fece Mattei) stipulare coi produttori accordi di lungo periodo assicurando una costanza di costi per gli utilizzatori, e di introiti per i produttori. Ma ormai questo buonsenso non ha più corso.
    La monarchia saudita ha dilapidato il 90 per cento delle sue riserve monetarie per tappare il buco dei mancati introiti e le spese (fra cui quelle belliche, Yemen ed ISIS) crescenti. Ma può andare avanti ancora per 5 anni, se vuole.
    La FED (forse) stringe. Forse no.
    Il 16 dicembre la riunione della Federal Reserve per decidere se alzare i tassi – per la prima volta dal 2006. Forse. Se osa. Vero è che il dollaro a fiotti e gratis ha creato bolle su bolle, distorto i prezzi dei titoli, gli interessi zero stanno rovinando assicurazioni e fondi previdenziali che hanno bisogno di rendimenti piuttosto alti per pagare i risarcimenti e le pensioni – cifre del 4%, oggi pura fantasy. Ma è anche vero che in questa deflazione-recessione (il 20% degli americani mangia grazie ai food stamps, e spende grazie alle carte di credito revolving) un rincaro del costo del denaro farebbe colare a picco l’economia, non solo Usa.
    Il costo del prendere a prestito in Usa è già salito”, dice il Telegraph; “i rendimenti dei Treasuries (i Bot) a due anni hanno raggiunto il livello più alto nei cinque anni precedenti. Rafforzamento del dollaro e i rendimenti crescenti dei buoni del Tesoro provocheranno una vasta redistribuzione di capitali, in quanto l’attrazione dei mercati emergenti diminuisce in favore degli Usa”. Ossia la finanza speculativa risucchierebbe istantaneamente i suoi ‘investimenti’ in paesi come il Brasile per metterli in Bot americani. I prezzi delle materie prime cadranno anche di più di quanto sian caduti fino ad oggi, aggravando tutto: deflazione, panico, scoppio di bolle, rovina e fame nei paesi emergenti ed anche nei mercati di Londra dove un quarto delle quotazioni dipende dalle materie prime. Comunque faccia, la signora Yellen farà male.
    Ciò perché la superpotenza s’è incatenata da sé nel “dilemma di Triffin”.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Dilemma_di_Triffin
    Che consiste in questo: che il Paese che emette la moneta di riserva mondiale scopre che quel che i “mercati mondiali” esigono da lui è il contrario di quello di cui ha bisogno l’economia sua, nazionale, e le chiedono i gestori della politica economica in patria e l’opinione pubblica. Queste ultime esigono un forte impulso all’export, ossia un surplus commerciale. I mercati mondiali invece chiedono al Paese emettitore di mantenere un enorme deficit commerciale, ossia che importi tutto ciò di cui ha bisogno pagando coi dollari – carta straccia – ma serve al mercato-mondo per trafficare. Il deficit americano deve essere tanto più enorme quanto più è grande la domanda globale della sua valuta, e questa è titanica, grazie appunto alla globalizzazione imposta dagli Usa. Le imprese Usa vogliono il dollaro debole per esportare di più; i detentori esteri di dollari lo vogliono forte perché se una moneta di riserva mondiale non mantiene il suo potere d’acquisto negli anni, che riserva è?
    Per questo la banchiera centrale americana, la piccina signora Yellen, è paralizzata. Tanto più se l’euro viene ulteriormente abbassato da Draghi…E Draghi farà meglio di lei? Ne dubita perfino il Telegraph: “I banchieri centrali non hanno alcuna idea di come i mercati reagiranno”, conclude. Adiamo bene. E’ il sistema al capolinea.
    Ovviamente quando non sa cosa fare, il Sistema americano trova che la guerra è una cura efficace. Davvero, le due settimane saranno decisive.
    UE, il despotismo dei dementi


    Come si prepara la UE? Qualche spunto.
    Salvare Daesh da Putin”. A questo scopo, persino la Germania è pronta a mettere scarponi sul terreno in Siria: manderà 1200 soldati. A Londra è in corso la demonizzazione di Jeremy Corbyn, che ha ordinato ai suoi parlamentari laboristi di votare contro i bombardamenti sulla Siria voluti da Cameron, anche a costo di scissioni nel partito (che è in gran parte il partito di Tony Blair, ossia del bomb-bomb-bomb dove dicono gli americani). Tuttavia i militari hanno detto a Cameron: abbiamo solo 8 Tornado operativi, che già bombardano la Siria (pardon, l’ISIS) dalla base di Akrotiri a Cipro; possiamo aggiungerne due o 4, ma per fare le cose con un minimo di serietà ne occorrono 24. E non li abbiamo.
    https://francais.rt.com/internationa...-avions-combat
    Il che la dice lunga sullo stato delle forze della NATO, mentre la NATO minaccia Mosca e le mostra i suoi muscoli. Forse era meglio non far vedere ai russi a cosa si riducono i muscoli. Visto che siamo così decisi a farcene un nemico. Per intanto, da quando Mosca – come risposta all’abbattimento del Sukhoi – ha piazzato in Siria al confine turco gli SS_400 (che possono agganciare fino a 36 aerei), Usa e Turchia non sorvolano più la Siria per “bombardare l’ISIS”. Lo fanno in Irak, ma in Siria no. Così Erdogan ha finalmente la sua sospirata “no-fly zone” sulla Siria; solo che non è lui dalla parte giusta.
    Erdogan s’è tolto una soddisfazione al prezzo di una batosta politica il cui conto aumenta di giorno in giorno: ora le imprese turche non esportano più in Russia, i turisti russsi non arrivano più ad Antalya, è un disastro. Senonché, qualcuno sta dalla sua parte. E chi, se non l’Unione Europea?
    L’UE compensa Ankara per le sanzioni russe
    L’UE si appresta a pagare alla Turchia non 3 (per i profughi), ma 30 miliardi di dollari. Ciò per compensare le perdite che al paese ottomano hanno inflitto le sanzioni imposte da Putin dopo l’abbattimento del Sukhoi. Siccome i nostri oligarchi la vogliono ammettere nella UE, dovranno per forza trovare il modo di compensare le perdite che l’economia turca subisce dal taglio dei rapporti con la Russia: almeno 30 miliardi. Solo il turismo russo ne vale 4. “Voglio un accordo con la Turchia>”, ha appena detto Hollande; “L’obiettivo è che l’Europa aiuti la Turchia e la Turchia prenda certi impegni – una cooperazione più stretta con la Turchia per lottare contro i traffici, per agire contro il terrorismo…e trovare una soluzione per la Siria”. Così ha detto Hollande. Quello stesso Hollande che, appena emerso dall’incontro con Putin, nella conferenza-stampa ha ripetuto: “Assad must go”. Quindi nessun accordo con Mosca. Ma con Ankara, e la sua Famiglia di trafficanti, sì.
    Chissà come sarà contenta la Finlandia, di aiutare i turchi. Mi direte: che cosa c’entra?
    Finlandia rovinata dall’euro
    Il Pil della Finlandia è calato dello 0,3 per cento dal 2015, mentre quello della zona euro è salito di 2,9%. Gli ordini industriali sono crollati (di un altro) 31% a settembre. La disoccupazione cresce a ritmi più alti che quelli europei. “Siamo nella stessa situazione dell’Italia, abbiamo perso un quarto delle nostre imprese”, dice l’eurodeputato Paavo Väyrynen, “il nostro costo del lavoro è troppo alto…”.
    Eppure la Finlandia è stato l’allievo modello, indicato dagli insegnanti tedeschi come l’esempio che noi cicale dovevamo imitare. Il suo debito pubblico è il 62% del Pil, meglio che la Germania. Nell’Indice della Competitività globale del World Economic Forum, è al primo posto in Europa. E’ prima al mondo per l’alto livello d’istruzione dei lavoratori, leggi favorevoli al business, ingegneri e scienziati quanti ne volete, protezione della proprietà intellettuale…insomma quelle caratteristiche che dovrebbero “attrarre gli investitori esteri”. Che invece non arrivano.
    La Finalndia è la vittima esemplare della moneta che ha incautamente adottato. Da allora, non fa’ che perdere terreno e perdere quote di mercato ( Nokia è una maceria fumante); e non può svalutare, e in piena recessione è obbligata a tagliare i salari e ad austerità demenziali ordinate dalla Germania e dalla UE; deve rispettare il Patto di Stabilità come tutti altri noi pecoroni.
    Che sia proprio l’euro la sua rovina, lo mostra l’esempio della vicina (e per molti versi simile) Svezia: nel 2008 ha subito la crisi mondiale come tutti, ma non avendo aderito all’euro, ha “pilotato” la sua valuta. Il risultato: economia in crescita del 6%, mentre quella della Finlandia è colata a picco. Adesso il governo in carica ha annunciato una riduzione dei salari del 5%, provocando il primo sciopero generale dal…1956. E il suddetto Paavo sta raccogliendo firme per far uscire il paese dall’euro.
    Ossia da una oligarchia di despoti, oltretutto, dementi.
    Finland's depression is the final indictment of Europe's monetary union - Telegraph
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il clima. La nuova presa per il culo.

    Combinazione il raduno dei capi di stato è stato fatto 15 giorni dopo i fatti di Parigi.

    Preveggenza dell'organizzazione.
    O si taglia o il caos

  4. #4
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    Predefinito Re: Il clima. La nuova presa per il culo.

    Direi il massimo dell'organizzazione.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #5
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    Predefinito Re: Il clima. La nuova presa per il culo.

    Accordo sul clima ancora troppo distante

    Che scoperta!
    Non ne verrà fuori nulla, è ovvio.
    Nessuno prende impegni tranne che per cazzate e a parole.
    Nessuno rispetterà manco le cazzate.
    Qualcuno ci ruberà quattrini dicendo che occorre creare organismi di controllo, dediti ad intascare stecche.
    Alla fine un grosso business per i soliti inquinatori.
    Una cosa che rende benissimo l'idea è la cantilena ossessiva ripetuta a pappagallo, pardon, a Galletti: "E' indispensabile essere più ambiziosi!"
    Che voglia dire pensare a rubare di più?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #6
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Il clima. La nuova presa per il culo.

    Clima, si cerca compromesso ma strada per l'intesa è in salita

    <img src="/webimages/img_210x145/2015/12/1/217055166d45d2d81f50eb56550cbda5.jpg" alt="Clima: negoziatori presentano bozza ma compromesso resta lontano (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Ambiente&Energia.Presentato la bozza su cui riprenderanno i lavori lunedì. Migliaia i punti su cui manca l'unanimità

    E dire che l'unica salita a éParigi è quella che porta al Sacro Cuore!
    Speriamo dia una mano a questi mangiasoldiatradimento.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #9
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    Predefinito Re: Il clima. La nuova presa per il culo.

    Niente accordo sul clima a Parigi, si rinvia a domani

    Ambiente&Energia.Manca intesa su tre punti critici: differenziazione, finanziamenti, ambizione

    <img src="/webimages/img_395x275/2015/12/10/c55f8004a4253baa8dae24c7be1808ed.jpg" alt="Una conferenza in un padiglione della Cop21 (ANSA)"/> Una conferenza in un padiglione della Cop21

    Sulla proposta di un giorno in più nei 5 stelle tutti d'accordo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #10
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    Predefinito Re: Il clima. La nuova presa per il culo.

    Clima: via libera allo storico accordo Onu. Obama, accordo mondiale grazie a leadership Usa - Clima - ANSA.it

    Povero negher!
    Non sa più a cosa attaccarsi.
    Un accordo non votato.
    Tanti applausi, ma nulla di concreto, come ovvio.
    L'accordo è al ribasso, nessuno potrà controllare che si esegua, tra 4 o 5 anni si riuniranno di nuovo dicendo che non bisogna fare più come a Parigi.
    Non riesco ancora ad immaginare dove si riuniranno e quale tipo di attentato vi faranno accadere prima.
    Un po' di pazienza.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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