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Discussione: essere comunisti

  1. #1
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    Predefinito essere comunisti

    Cominciamo con il dire che il capitalismo, quali che siano gli aspetti umanitari che possa aver raccolto qua e là nei suoi sviluppi più recenti, è decisamente anticristiano: è l’elevazione al massimo grado del profitto economico, lo scatenarsi dell’impulso umano al possesso, la divinizzazione della forza, la subordinazione dell’uomo alla produzione economica. L’umanizzazione è, per il capitalismo, un sottoprodotto preterintenzionale, mentre per il socialismo è l’esplicito punto di arrivo. Per il capitalismo la solidarietà umana è qualcosa di accidentale, per il socialismo è essenziale. Quindi, in riferimento ai rispettivi caratteri etici fondamentali, chi si professa cristiano e poi si trova a pensare in termini anti-socialisti, è fuori posizione, anzi è molto confuso. Il cristiano dovrebbe criticare il capitalismo in modo radicale(come fa Francesco, per esempio), nelle sue stesse intenzioni di fondo, mentre potrebbe criticare il socialismo in termini funzionali, per il suo fallimento nel raggiungere il proprio scopo.

    Recentemente qualcuno in un post ha parlato di una componente essenziale del socialismo e cioè dell’amore solidale marxista verso gli altri: ha detto giusto, perché questa è una delle GRANDI caratteristiche del socialismo. Il fatto che vi siano state perversioni personali (Pol Pot, Ceausescu ecc) nell’applicazione del socialismo (uso la parola socialismo alla Lenin, cioè sommando le due componenti-socialismo=comunismo) non significa molto. Sappiamo che l’uomo, per sua natura, è facile all’errore, e anche alla presunzione del potere una volta raggiuntolo. Però il socialismo ha fallito una prima avventura, e il fallimento non è poi stato, da un punto di vista materiale, così eclatante, anzi. Il fallimento ha riguardato la democrazia dei rapporti potere-popolo, e qui è stato davvero un fallimento importante. Ma il cristianesimo sono duemila anni che lavora nella società umana e ancora non è riuscito a risolvere le proprie contraddizioni, e così il capitalismo, che ormai da più di trecento anni impera come sistema socio-economico, non mi pare abbia portato benessere, felicità, giustizia, pace, anzi... Per cui si può parlare di fallimento grave per il capitalismo che ha dimostrato ampiamente di NON ESSERE in grado di portare felicità alle genti. Anche se la parola felicità mi sembra un po’ eccessiva, perché la felicità non è di questo mondo: ci sono troppi aspetti negativi nella condizione dell’uomo, che nasce, cresce, si ammala, invecchia e muore, per cui vi è sempre un elemento tragico nella vita contro il quale andiamo ad urtare continuamente.

    Ma è proprio questa impossibilità alla felicità che ci costringe ad essere socialisti, affinché si possa, attraverso una VIA DIVERSA nei rapporti umani, arrivare quantomeno alla serenità, a uno stoicismo in senso buono, almeno a una condizione di normale serenità. Oggi invece la vita di tanta gente è segnata da una vera e propria infelicità, da una lotta continua, snervante, inconcludente, da tensioni sproporzionate che tolgono senso alla vita, al tempo, ai rapporti e agli affetti. Ciò che possiamo sperare è di eliminare tutto questo, o almeno di non esserne sopraffatti.
    E’ per questo che continuiamo a essere socialisti e comunisti, perché NON VI PUO’ essere via diversa per raggiungere questi minimi, ma grandi, obiettivi: non nella religione, che deve dipendere dall buona volontà degli uomini, non nel capitalismo, che è per natura avido. E questo è ciò che i destri non hanno mai capito. E allora si fermano alle enunciazioni di propaganda: Pol Pot ha fatto, Stalin ha fatto ecc. guardano il dito, non la Luna.


    Un amico che oggi non c’è più ha scritto:
    Mah...io penso che non ci debba essere nessuna autorizzazione per definirsi comunista. E' una sensazione che si prova dentro, che ha a che fare con la propria indole di solidarietà nei confronti dei nostri simili. Che poi, in un certo periodo storico, questa indole abbia trovato dei pensatori che l'hanno teorizzata e diffusa in movimento politico universale, è cosa nota. E' nato così il Partito Comunista, ma l'essere comunista dentro, è un'eredità che ci viene da lontano, ed appartiene ad ogni era in cui l'uomo ha combattuto per la libertà, e per affermare i suoi diritti!!!



    Non credo sia così semplice, amico che ormai vivi in un'altra dimensione, tu parli di "solidarietà", che è una cosa che può anche essere cristiana o ebraica o islamica, ma il comunismo è una storia che nasce "anche" dall'istinto di solidarietà ma ha altre vocazioni.
    Tutto nasce da Marx con la sua trasformazione della filosofia hegeliana. Quindi prima di tutto il marxismo, che divenne il progenitore di tutte le forme di socialismo a partire dall'Ottocento e poi, del comunismo che oggi sembra abbandonato in un vecchio baule..
    Perchè Marx ha mutuato da Hegel il concetto che il fattore propulsivo del mutamento sociale è la LOTTA, e il fattore ultimo determinante il POTERE.
    E questa fa dei riformisti di oggi, quelli che si definiscono democratici o centro sinistri, dei personaggi FUORI da ogni concetto marxista, gente che svolge una politica possibile, essendo condizionati dal potere economico.
    Per Marx, così come per Hegel, la lotta è fra le classi sociali, e il fatto che oggi l’Italia abbia un partito che si dichiara di sinistra ma svolge azioni di destra centro, sta solo a significare che la Sinistra, quella che dovrebbe essere una delle parti in lotta per la giustizia sociale, ha rinunciato a combattere.
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    Se le razze esistono allora i razzisti sono di una razza inferiore- A.Einstein

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  2. #2
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    Predefinito Re: essere comunisti

    Citazione Originariamente Scritto da jack9 Visualizza Messaggio
    Ma il fatto è che la maggiore difficoltà di realizzazione del comunismo è sempre stata su come deve essere il rapporto tra individuo e collettività, comunque l'esperienza tra le più interessanti di realizzazione del comunismo è la Cecoslovacchia, l'Urss e la Cina maoista richiedono troppe pagine solo per essere descritte
    la maggior difficoltà per la realizzazione del socialismo-lascia perdere l'impossibile comunismo-viene dagli esseri umani che preferiscono essere presi per il naso da chi ha interesse a tenere il gregge contento dell'erba che gli viene data per sopravvivere e, confusi dai tanti Sallusti del mercato, pronti a sparare su chi parla loro di giustizia sociale, di distribuzione delle ricchezze ecc.ecc.
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  3. #3
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    Predefinito Re: essere comunisti

    "gli esseri umani vengono presi per il naso da chi ha interesse a tenere il gregge contento, ma noi non li vogliamo contenti, li vogliamo scontenti, per cui li incitiamo all'insoddisfazione" "ma un attimo fa non l'avevi descritta come una cosa negativa lo stato di insoddisfazione?"

  4. #4
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    Predefinito Re: essere comunisti

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    "gli esseri umani vengono presi per il naso da chi ha interesse a tenere il gregge contento, ma noi non li vogliamo contenti, li vogliamo scontenti, per cui li incitiamo all'insoddisfazione" "ma un attimo fa non l'avevi descritta come una cosa negativa lo stato di insoddisfazione?"
    ho scritto altro, rileggi.
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  5. #5
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    Predefinito Re: essere comunisti

    Citazione Originariamente Scritto da cireno Visualizza Messaggio
    Cominciamo con il dire che il capitalismo, quali che siano gli aspetti umanitari che possa aver raccolto qua e là nei suoi sviluppi più recenti, è decisamente anticristiano: è l’elevazione al massimo grado del profitto economico, lo scatenarsi dell’impulso umano al possesso, la divinizzazione della forza, la subordinazione dell’uomo alla produzione economica. L’umanizzazione è, per il capitalismo, un sottoprodotto preterintenzionale, mentre per il socialismo è l’esplicito punto di arrivo. Per il capitalismo la solidarietà umana è qualcosa di accidentale, per il socialismo è essenziale. Quindi, in riferimento ai rispettivi caratteri etici fondamentali, chi si professa cristiano e poi si trova a pensare in termini anti-socialisti, è fuori posizione, anzi è molto confuso. Il cristiano dovrebbe criticare il capitalismo in modo radicale(come fa Francesco, per esempio), nelle sue stesse intenzioni di fondo, mentre potrebbe criticare il socialismo in termini funzionali, per il suo fallimento nel raggiungere il proprio scopo.

    Recentemente qualcuno in un post ha parlato di una componente essenziale del socialismo e cioè dell’amore solidale marxista verso gli altri: ha detto giusto, perché questa è una delle GRANDI caratteristiche del socialismo. Il fatto che vi siano state perversioni personali (Pol Pot, Ceausescu ecc) nell’applicazione del socialismo (uso la parola socialismo alla Lenin, cioè sommando le due componenti-socialismo=comunismo) non significa molto. Sappiamo che l’uomo, per sua natura, è facile all’errore, e anche alla presunzione del potere una volta raggiuntolo. Però il socialismo ha fallito una prima avventura, e il fallimento non è poi stato, da un punto di vista materiale, così eclatante, anzi. Il fallimento ha riguardato la democrazia dei rapporti potere-popolo, e qui è stato davvero un fallimento importante. Ma il cristianesimo sono duemila anni che lavora nella società umana e ancora non è riuscito a risolvere le proprie contraddizioni, e così il capitalismo, che ormai da più di trecento anni impera come sistema socio-economico, non mi pare abbia portato benessere, felicità, giustizia, pace, anzi... Per cui si può parlare di fallimento grave per il capitalismo che ha dimostrato ampiamente di NON ESSERE in grado di portare felicità alle genti. Anche se la parola felicità mi sembra un po’ eccessiva, perché la felicità non è di questo mondo: ci sono troppi aspetti negativi nella condizione dell’uomo, che nasce, cresce, si ammala, invecchia e muore, per cui vi è sempre un elemento tragico nella vita contro il quale andiamo ad urtare continuamente.

    Ma è proprio questa impossibilità alla felicità che ci costringe ad essere socialisti, affinché si possa, attraverso una VIA DIVERSA nei rapporti umani, arrivare quantomeno alla serenità, a uno stoicismo in senso buono, almeno a una condizione di normale serenità. Oggi invece la vita di tanta gente è segnata da una vera e propria infelicità, da una lotta continua, snervante, inconcludente, da tensioni sproporzionate che tolgono senso alla vita, al tempo, ai rapporti e agli affetti. Ciò che possiamo sperare è di eliminare tutto questo, o almeno di non esserne sopraffatti.
    E’ per questo che continuiamo a essere socialisti e comunisti, perché NON VI PUO’ essere via diversa per raggiungere questi minimi, ma grandi, obiettivi: non nella religione, che deve dipendere dall buona volontà degli uomini, non nel capitalismo, che è per natura avido. E questo è ciò che i destri non hanno mai capito. E allora si fermano alle enunciazioni di propaganda: Pol Pot ha fatto, Stalin ha fatto ecc. guardano il dito, non la Luna.


    Un amico che oggi non c’è più ha scritto:
    Mah...io penso che non ci debba essere nessuna autorizzazione per definirsi comunista. E' una sensazione che si prova dentro, che ha a che fare con la propria indole di solidarietà nei confronti dei nostri simili. Che poi, in un certo periodo storico, questa indole abbia trovato dei pensatori che l'hanno teorizzata e diffusa in movimento politico universale, è cosa nota. E' nato così il Partito Comunista, ma l'essere comunista dentro, è un'eredità che ci viene da lontano, ed appartiene ad ogni era in cui l'uomo ha combattuto per la libertà, e per affermare i suoi diritti!!!



    Non credo sia così semplice, amico che ormai vivi in un'altra dimensione, tu parli di "solidarietà", che è una cosa che può anche essere cristiana o ebraica o islamica, ma il comunismo è una storia che nasce "anche" dall'istinto di solidarietà ma ha altre vocazioni.
    Tutto nasce da Marx con la sua trasformazione della filosofia hegeliana. Quindi prima di tutto il marxismo, che divenne il progenitore di tutte le forme di socialismo a partire dall'Ottocento e poi, del comunismo che oggi sembra abbandonato in un vecchio baule..
    Perchè Marx ha mutuato da Hegel il concetto che il fattore propulsivo del mutamento sociale è la LOTTA, e il fattore ultimo determinante il POTERE.
    E questa fa dei riformisti di oggi, quelli che si definiscono democratici o centro sinistri, dei personaggi FUORI da ogni concetto marxista, gente che svolge una politica possibile, essendo condizionati dal potere economico.
    Per Marx, così come per Hegel, la lotta è fra le classi sociali, e il fatto che oggi l’Italia abbia un partito che si dichiara di sinistra ma svolge azioni di destra centro, sta solo a significare che la Sinistra, quella che dovrebbe essere una delle parti in lotta per la giustizia sociale, ha rinunciato a combattere.
    1. Il capitalismo non è del tutto anticristiano poiché, sin dal 1851, data in cui cominciarono a formarsi i primi movimenti associazonistici operai, gli Arbeiterverein, uno dei quali capeggiati da Marx, sollevarono la preoccupazione dei cristiani e della chiesa; i movimenti mutualistici assunsero ben presto un valore laico e di questo valore laico si preoccuparono i cristiani e le autorità ecclesiastiche, le quali videro nelle nuove società un pericolo per le vecchie confraternite di carità, finanziate proprio dal _ capitale_ dei datori di lavoro.

    2. Marx non parlò precisamente di lotta " tra le classi", quanto piuttosto della necessità di creare una nuova forma politica della società proletaria, la cosiddetta "Social Republic", costituita dalla lotta alla borghesia ( "State machinery") ed avrebbe garantito la trasformazione operata dalla "communal organisation". In sostanza bisognava per Marx combattere contro lo Stato Borghese che era caratterizzato dalla dittatura del governo sulla società e sarebbe stato prioritario realizzare una democrazia comunalistica a carattere proletario.
    Novus Ordo Seclorum

  6. #6
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    Predefinito Re: essere comunisti

    Essere comunisti vuol dire combattere contro tutte le discriminazioni rivolte alle minoranze e ai più deboli, vuol dire cambiare profondamente la società in senso egalitario, la lotta di classe è il coronamento del comunismo che non è solo una dottrina economica ma è la visione netta e radicale di una società di uguali.

 

 

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