
Originariamente Scritto da
POL
Bugie? Le balle di
Donald Trump potrebbero essere*solo errori commessi in buona fede. Di certo, il miliardario in corsa per la candidatura repubblicana alla
Casa Bianca non si*preoccupa della “verità” delle sue affermazioni. Almeno così la pensa
Daniel Drezner, professore di “Politica Internazionale” alla
Tuft University.
Drezner, sul
Washington Post, ha notato come – in questa fase della campagna elettorale *– sia diventato difficilissimo decidere “
se concentrarsi sulle proposte politiche anticostituzionali o sulle palesi menzogne”*di
Trump.
Negli ultimi tempi, in effetti, il magnate di
New York ha veramente dato spettacolo da entrambi i*punti di vista: da un lato,*ha proposto di istituire un “registro”,
una “banca dati”, dei musulmani presenti sul suolo americano – successivamente è balzato*nuovamente in testa ai sondaggi a scapito del neurochirurgo
Ben Carson – dopo, ha*raccontato ciò che avrebbe visto l’11 settembre 2001, ossia*migliaia di arabi esultare nel
New Jersey alla vista delle
Torri Gemelle in fiamme. Una circostanza che si è dimostrato essere totalmente falsa.
Donald Trump: il bullo della politica americana
D’altra parte, la “pericolosità”, politicamente intesa, di
Trump non sta tanto in queste bugie dal tono “pacchiano” –
alcuni psicologi non hanno escluso, però, che alcune affermazioni possano basarsi sul meccanismo della “fabbricazione dei ricordi” – ma nella sua capacità di distorcere dati e statistiche in modo convincente ed efficace.
Per esempio, in uno degli ultimi tweet (vedi sopra) apparsi sull’account di*
Trump si può leggere*che, negli
Usa, la maggioranza dei bianchi viene*uccisa dai neri quando, secondo gli ultimi dati diffusi dall’
FBI, l’85% circa dei bianchi viene ucciso da altri bianchi e solo il 12% viene ucciso da neri. I numeri che riguardano gli omicidi di bianchi da parte di neri risultano gonfiati di oltre 6 volte, solo quelli che riguardano gli omicidi di afroamericani si avvicinano alle statistiche ufficiali (tra l’altro, è stato appurato che il “Crime Statistics Bureau” di
San Francisco non esiste e, dettaglio ancora più inquietante, l’immagine è stata ripresa da un noto profilo antisemita). Un caso ancora più famoso di mistificazione –
oltre ai 200mila rifugiati siriani accolti da Obama – riguarda la cosiddetta “
big lie about global economy“: infatti,
Trump continua a promettere di riportare i livelli occupazionali ai livelli degli anni ’70 – “I can bring the jobs back” gli piace ripetere – senza considerare che, in seguito all’innovazione tecnologica e all’automatizzazione, una tale quantità di posti di lavoro nella manifattura, nelle fabbriche, semplicemente “non esiste più”. Per ricapitolare: il dispositivo comunicativo del miliardario risulta talmente “obsoleto” che, per certi versi, neanche lui si aspettava un tale successo: 1) dire/twittare/ ritwittare qualcosa di oltraggioso, 2) cercando di*imporre il ritmo un*ciclo comunicativo dopo l’altro, 3) dunque, “bullizzare” i media facendoli focalizzare su frasi oltraggiose, 4) fare marcia indietro/protestare per essere stato frainteso, 5) sostenere/fare presente di essere in cima ai sondaggi. Tuttavia, per quanto “vecchio” possa essere, tale meccanismo ha letteralmente “intrappolato” i media a stelle e strisce che al momento non riescono a criticare Trump senza farlo apparire sempre più un outsider che dice verità scomode. Allora, non dovrebbe essere proprio*il
Partito Repubblicano a fermare un bullo narcisista che diffonde bugie e semina odio? I*vertici del Grand Old Party considerano
Trump una “mina vagante”, ma la sua candidatura – cominciata sui toni di una “burla” – sta diventando sempre più solida in termini di consenso. Finché la barca va…
Scritto da: Guglielmo Sano
----------------------------------------------------------------
|Clicca qui per leggere l'articolo|
----------------------------------------------------------------
|Clicca qui per leggere gli articoli di Politica Americana|