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Discussione: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

  1. #1
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    Predefinito Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    Internazionale

    Le femministe condannano la maternità surrogata. Le femministe sono contro l’utero in affitto (è il titolo dell’articolo di oggi sulla Repubblica,
    Femministe contro l’utero in affitto: “Non è un diritto”).

    Forse sarebbe meglio dire “alcune femministe”, perché la presunzione di incarnare l’universo femminista è la stessa di decidere al posto di qualcun altro senza nemmeno chiedergli il parere (nell’articolo sulla Repubblica, più o meno a metà, lo si scrive esplicitamente: “alcune femministe”). È per il nostro bene, ovviamente, come il più feroce e infido paternalismo. Siete troppo sciocche per decidere da sole. Ci siamo noi a difendervi. Non lo avete chiesto? Pazienza. Abbiamo già detto che è per il vostro bene?

    Le donne di Se non ora quando (Snoq) promuovono un appello: “Diciamo no a chi vuole un figlio a tutti i costi”.

    Ove a “tutti i costi” ha un’accezione negativa solo in questo caso, cioè nel dominio della riproduzione, un dominio sacro e inviolabile come lo è quello della maternità. È uno slogan usato durante le discussioni sulla legge sulla fecondazione assistita, per esempio, per condannare la possibilità di ricorrere a una tecnologia. Siete sterili? Rassegnatevi. Non riuscite a concepire naturalmente? Forse qualche divinità ha deciso così e non possiamo avere la tracotanza di opporci.

    Se lo usiamo altrove ci accorgiamo che non ha una connotazione di per sé accusatoria: “Che bravo Mario, ha voluto laurearsi a tutti i costi!”.

    Ma con l’utero no, quello non lo puoi toccare nemmeno se è il tuo. Perché sei troppo sciocca e ci vuole Snoq per dirti cosa farne.
    Ecco perché bisogna essere per il divieto universale della surrogacy. Perché le donne sono troppo deboli per decidere da sole, hanno bisogno di una guida, di un mentore. Mi ricorda qualcosa.

    Dice l’appello di Snoq:

    "Noi rifiutiamo di considerare la ‘maternità surrogata’ un atto di libertà o di amore. In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l’altrove è qui: ‘committenti’ italiani possono trovare in altri paesi una donna che ‘porti’ un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione”."

    A parte l’altrove che è qui, essere oggetto non è il destino intrinseco di ogni donna che si offra per una surrogacy. Se scelgo liberamente, sarò ancora una vittima? Che poi sarebbe forse il caso di abbandonare questi termini ormai abusati, e i cui confini semantici sono così allentati da conferire un’ambiguità ineliminabile a quanto si sta cercando di dire.

    “Il nodo è quello della differenza tra desiderio e diritto. I temi sono quelli del limite, della libertà e della modernità”.

    Belle parole, ma pericolose se usate per rimpiazzare la possibilità di scegliere. Di comportarsi come noi non faremmo, di fare cose che non ci sogneremmo mai di fare, di rifiutare un modello unico di donna e la distinzione tra desideri legittimi e illegittimi fondata sul nostro gusto personale. È abbastanza deprimente assistere al decalogo a cui ogni vera femminista dovrebbe piegarsi, e alla lista di divieti moralistici fondati su premesse tanto fragili.

    “Già alcune femministe italiane – dopo quelle francesi, che hanno stilato un manifesto simile qualche mese fa – hanno sostenuto queste tesi”, scrive la Repubblica, “e sono state, come scriveva ieri Avvenire, accusate di omofobia”.

    ‘Ma la questione riguarda per l’80 per cento coppie omosessuali [ è un refuso, si intende eterosessuali] – dice Izzo – non c’entra con i diritti dei gay che abbiamo sempre difeso. Ad esempio sostenendo la possibilità, per tutti, di adottare’. Fabrizia Giuliani, docente di filosofia del linguaggio e deputata del Partito democratico, spiega: ‘Mi sono battuta per la legge contro l’omofobia, mi sto battendo per le unioni civili, penso che la politica debba lavorare seriamente sulla riforma delle adozioni. Tutte cose che non sono in contraddizione con il nostro appello. In quel testo noi diciamo una cosa fondamentale: nessun essere umano deve essere ridotto a mezzo. Questo vale per tutti. Su questo, sul concetto profondo di libertà, dobbiamo tutti essere in grado di mettere in campo un pensiero nuovo. Il tempo di gestazione non è un tempo meccanico, quel bambino non è un oggetto, quella donna non è solo un corpo, perché il nostro corpo siamo noi’.

    La questione riguarda anche la libertà di una donna di decidere di portare avanti la gravidanza per qualcun altro. E definire questa scelta come necessariamente un abuso, una violazione, una forma di schiavitù è un errore grossolano. Passare da “io non lo farei” a “nessuno dovrebbe farlo” non è un ottimo argomento.

    E se quella donna non è solo un corpo, sarà pure un cervello con la possibilità di decidere cosa fare del proprio corpo senza che nessuno si permetta di dare consigli non richiesti.

    Sull’accusa di omofobia ci sarebbe da ridere. Il commento del presunto accusatore citato da Avvenire
    (Femministe contrarie agli uteri in affitto? “Sono tutte omofobe”) è talmente surreale da sembrare scritto da una sentinella in piedi mascherata da “omosessualista”: “Segnalerò l’articolo in questione all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali così come i commenti omofobi dei lettori che avete appositamente scatenato con questa foto sulla vostra pagina di Facebook”, scriveva il 24 novembre l’utente 12034877 commentando il post Dalla Francia all’Italia le femministe contro la maternità surrogata: “La madre non si cancella”, pubblicato sul blog “la 27esima ora”. “L’articolo ha lo scopo di incitare all’odio sulle scelte personali di tantissimi omosessuali e lo fa con una terminologia completamente errata (lo sanno anche i sassi che il termine ‘utero in affitto’ è dispregiativo e poco rispettoso)”.

    Non so se mi appassiona di più la denuncia delle intenzioni e i mezzi per dimostrarne i fini omofobi oppure la questione – gigantesca – degli eventuali reati d’opinione.
    Suggerire poi, come riportato nello stesso post, che l’adozione sarebbe un’alternativa è come dire a uno che vuole un gelato: “Ma non vuoi forse mangiare questa pizza con tonno e cipolle?”.

    Le pessime argomentazioni non finiscono qui. Andando sul sito Che libertà ecco una intervista a Monica Toraldo di Francia, filosofa e membro del Comitato nazionale per la bioetica, che commenta così: “So che la mia può sembrare una posizione da veterofemminista dovuta anche alla mia età, ma considero questa maternità surrogata come una forma di sfruttamento del corpo femminile, un modo, conscio o inconscio, del maschio di appropriarsi di qualcosa che loro non hanno e che hanno sempre invidiato a noi donne: la capacità di generare. Dal momento in cui la sessualità è stata sganciata dalla procreazione si è creata una zona franca nella quale, a me pare, che il maschio abbia ricominciato a spadroneggiare. Ma non è solo questo che mi turba”.

    È impressionante che si voglia difendere qualcuno che forse non l’ha chiesto. E non c’entra il veterofemminismo, c’entra l’incapacità di costruire un argomento privo di fallacie e di assunzioni illegittime e fantasiose. Per non parlare della confusione tra una delle possibili modalità di surrogacy (abuso di donne prive di mezzi) e la surrogacy in assoluto.

    Continua Monica Toraldo di Francia:

    "Nella realtà questa tecnica viene praticata soprattutto da coppie provenienti da paesi ricchi a carico di donne di paesi poveri, spesso costrette dalle famiglie a prestare il loro utero per crescere un figlio che non sarà mai loro. È il caso soprattutto dell’India. Mi sembra un po’ come il mercato illegale degli organi: nel sud del mondo manca tutto ma abbondano i corpi e allora sono i corpi a essere messi in vendita. Non mi piace. Questo commercio di ovuli e spermatozoi dimentica il bambino, il nuovo essere che viene al mondo. E viene al mondo dopo una gestazione di nove mesi nella quale la donna e il bambino stabiliscono una relazione profonda. Non è per caso che il neonato, fin dal primo momento, riconosce la voce di chi l’ha messo al mondo."

    Ciò che rimane fuori è: ma se io decidessi di portare avanti una gravidanza per qualcun altro, sarei abusata, povera, sfruttata e da difendere anche se non voglio essere difesa perché non c’è niente da cui difendermi?

    Continua l’intervista: “Alcune donne, pochissime in verità, si sono offerte, però, volontariamente come madri surrogate per aiutare un’amica, una sorella o semplicemente per essere utili…”.

    Risponde Monica Toraldo di Francia: “Neanche questo mi convince. È un contratto innaturale, questo. Dare un assenso consapevole senza scambio di denaro crea ancora di più quei conflitti e quei contenziosi di cui ogni tanto si legge sui giornali tra la madre che ha chiesto un figlio e quella che lo ha partorito. E lo capisco”.

    E con il riferimento all’innaturalità (innaturale come un computer, come la medicina o come un contratto matrimoniale?) come dimostrazione del carattere moralmente ripugnante della surrogacy, si può celebrare la morte della filosofia e delle argomentazioni razionali.

    Invece di firmare appelli e invitare a moratorie universali, forse si potrebbe dedicare un po’ di tempo a studiare un manualetto di argomentazioni.

    Siamo tornate all’istituto della maternità nella versione peggiore possibile. Ovvero, mascherato da femminismo e da attenzione verso le parti più fragili. A cui ovviamente nessuno pensa di chiedere il parere. Che siamo troppo cretine per scegliere lo abbiamo già detto?

    Sul perché questo attacco sia emerso ora non si possono che fare ipotesi. Ma qualunque sia l’intento, il mezzo è davvero insoddisfacente.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    Citazione Originariamente Scritto da Rotwang Visualizza Messaggio
    Se scelgo liberamente, sarò ancora una vittima?

    la voglio vedere coi miei occhi una donna in perfette condizioni fisiche, psichiche ed economiche che decide spontaneamente di tenere in grembo per nove mesi un figlio sapendo dall'inizio che se lo prenderà qualcun altro.

    Ciò che rimane fuori è: ma se io decidessi di portare avanti una gravidanza per qualcun altro, sarei abusata, povera, sfruttata e da difendere anche se non voglio essere difesa perché non c’è niente da cui difendermi?

    Ok, cara "bioeticista" Chiara Lalli, non vuoi essere difesa? FALLO! Tutto il resto sono chiacchiere.
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  3. #3
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    .
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  4. #4
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    L'utero in affitto è innaturale come un computer, un contratto matrimoniale o la medicina, perciò se volete rispettare la "naturalezza" andate a vivere sugli alberi. La Lalli difende chi come donna decide di portare avanti una gravidanza per altri, donando figli a chi non può averne e senza avere propri desideri di maternità in quel momento, una donna che non si sogna di tenere un bimbo in grembo per altri non si sottopone alla "surrogacy", fine, ma nessuno deve estendere il suo divieto a chiunque, perché non siamo tutti uguali.

  5. #5
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    Citazione Originariamente Scritto da Rotwang Visualizza Messaggio
    L'utero in affitto è innaturale.
    non è questione di essere naturale o meno, il fatto che è FONDATO sullo sfruttamento della povertà, punto. I diritti non sono abusi!
    La Lalli difende chi come donna decide di portare avanti una gravidanza per altri,
    ripeto: trovami una sola donna al mondo, certificata sana di mente e in condizioni economiche tali da avere la certezza dei mezzi per sostentare il figlio, che lo voglia fare, e ti darò ragione. Ma fino a quel momento, si parlerà di PRESUNTI diritti contro CERTO sfruttamento! E un diritto non è un abuso delle difficoltà altrui

  6. #6
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    non è questione di essere naturale o meno, il fatto che è FONDATO sullo sfruttamento della povertà, punto. I diritti non sono abusi!

    ripeto: trovami una sola donna al mondo, certificata sana di mente e in condizioni economiche tali da avere la certezza dei mezzi per sostentare il figlio, che lo voglia fare, e ti darò ragione. Ma fino a quel momento, si parlerà di PRESUNTI diritti contro CERTO sfruttamento! E un diritto non è un abuso delle difficoltà altrui
    Ci sono donne che l'hanno fatto e non se ne pentono, la scelta è solo individuale, non del genere femminile intero! E questa storia dell'abuso di povertà è una cazzata degna di Giovanardi, una buffonata che viene tirata fuori solo quando si tratta di coppie gay, mai di coppie etero. Quante famiglie possono permettersi di togliere un figlio ad una madre del Terzo mondo? Non ne esistono o quasi, anche perché nessuna di essa lo leva a nessuno, è più conveniente adottarne uno abbandonato o utilizzare uteri in affitto di donne che vivono nell'emancipato Occidente. Nessuna donna contraria verrà mai costretta a procreare per altri, lo fanno solo donne consapevoli e favorevoli. Non è certamente una scelta facile, ma non è disumana, anzi credo sia coraggiosa e misericordiosa.

  7. #7
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    Citazione Originariamente Scritto da Rotwang Visualizza Messaggio
    Ci sono donne che l'hanno fatto e non se ne pentono
    trovamene una, su...
    E questa storia dell'abuso di povertà è una cazzata degna di Giovanard
    tant'è vero che io sono A FAVORE dell'adozione per qualunque coppia, gay incluse. Ma l'adozione non è l'utero in affitto. Ritenta.,..
    anzi credo sia coraggiosa e misericordiosa.
    tanto misericordiosa che gratis non lo fa nessuno. Chissà perchè....

  8. #8
    Intollerante
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    trovamene una, su...
    Announo, Nancy, mamma surrogata: ?Così ho partorito i figli di Tommaso e Gianfranco? | Video Il Fatto Quotidiano TV

    Nessuno la fa gratis perché è faticoso e richiede tempo della propria vita, infatti per me non dovrebbero essere pagate da privati ma dallo Stato assistenziale. Puoi anche essere contrario da buono stalinista che s'impiccia delle libertà personali, ma ciò non cambia le cose
    Giordi likes this.

  9. #9
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    Personalmente ritengo che le adozioni siano la via più umana per avere un figlio. Quello sì che mi sembra un gesto di enorme generosità. Però bisogna impegnarsi per renderle a costo zero e accessibili a tutti.
    amaryllide likes this.
    Жар._.(Cucci,Russia,Irlanda)...
    "Did I request thee, Maker, from my clay
    To mould me Man, did I solicit thee
    From darkness to promote me?"


  10. #10
    Klassenkampf ist alles!
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    Predefinito Re: Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata

    Una donna che ha due figli e fa un mestiere che è notoriamente fonte di sicurezza economica come l'operatrice del call center.
    Peccato che io ho messo NON A CASO la condizione specifica:
    "in condizioni economiche tali da avere la certezza dei mezzi per sostentare il figlio"-
    SPiacente, ritenta.

    PS: poi ci sarebbe anche la questione per niente secondaria dell'abiezione mostruosa di permettere a dei presunti "genitori" di poter considerare il nascituro poco più di un'automobile, e quindi di pretendere di ridarlo indietro se è guasto.
    Bimbo down scartato dai genitori La madre surrogata: «Rifiutato» - Corriere.it

    non è il primo caso del genere, ed è la naturale conseguenza di permettere a chi ha i soldi di comprarsi i figli a proprio piacimento.

 

 
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