diceva Gian Maria Volontè, che se l'attore non sceglie una precisa linea, diventa un burattino del potere.
Toni Servillo è un grande attore di oggi. Sicuramente quanto un attore diventa famoso e di tutti, dietro ci sono sforzi anche economici e tentativi di anni da parte della cultura ufficile e dell'establishment di imporlo. Infatti tutti quelli del mondo dello spettacolo che poi sono esplosi con quel prodotto particolare, erano presenti in molte altre produzioni in cui tentavano di avere ruoli più sostanziosi e quindi riconosciuti. E' un esercito di scalpitanti in attesa del riconoscimento, del momento propizio, che così come l'allevamento, è accuratamente studiato e attuato.
Toni Servillo diventò famoso col Divo di Sorrentino. Interpretava, così come Volontè aveva fatto con Moro, Andreotti, nelle pieghe dei suoi misfatti, con una vena irridente un po' mitigata dalla durezza del ruolo. Quindi, con quel film che "lanciò" Servillo si "condannava" la politica delle correnti della Dc e la compromissione con oscure forze economiche e , ricatti internazionali e cartelli del malaffare. Ma così facendo, il sistema creava un altro vessilo, un mito nazionale, quale appunto, Servillo, da usare in tutte le occasioni per perpetuare se stesso, e il mito dell'Italia classica e conosciuta a anche all'estero (tipo la riproduzione di dinamiche borghesi qualunquiste, e quindi paradossalmente libere, in La Grande Bellezza e fare la pubblicità della 500, altro oggetto, altro feticcio che tutti trovano bello, utile, quasi fosse un'eccezione ). Si condanna qualcosa per essere assolti da mille altre accuse attraverso quel nuovo mito o figurina creata da quella, parzialissima, tardiva, inconcludente, condanna. Quindi il processo c'è quando se ne possono ricavare delle ricompense molto maggiori.




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