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Discussione: Dicotomia nella lega

  1. #1
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    Predefinito Dicotomia nella lega

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    Calderoli contro Bossi: la Lega scopre le correnti - Interni - ilGiornale.it del 29-06-2010

    Calderoli contro Bossi: la Lega scopre le correnti
    di Paolo Bracalini

    Ma che succede dentro la Lega? Calderoli che arriva a correggere Bossi, Bossi che torna a tuonare sugli eserciti pronti a calare su Roma e sui ministeri al Nord, i pasticci intorno all’operazione Brancher e alla partita, collegata, dell’Agricoltura, lo scontro tra Lega di governo (con Tremonti) e Lega territoriale (contro Tremonti), il mal di pancia sulla questione quote latte, lo spettro dei poteri forti che vogliono sabotare le riforme del Carroccio. E poi gli indizi di forti spaccature interne, di regolamenti di conti tra correnti avverse, addirittura di veleni sparsi per convincere il capo di un piano ordito alle sue spalle. Insomma, uno scenario inaudito in un partito che si vuole monoblocco, organizzato attorno al leader, disciplinato militarmente e senza divisioni, tutti come un sol uomo. Nella Lega, da qualche tempo, non è più così, e il caos che sta prendendo piede nel Carroccio, anche se custodito come un segreto inconfessabile, comincia a filtrare all’esterno, con delle spie minime ma chiarissime. Come l’intervista di ieri a Calderoli, in cui il ministro spiegava al Corriere che «Bossi sapeva tutto sulla nomina di Brancher», smentendo quindi la ricostruzione di un Bossi ignara vittima dell’operazione-autogol, fatta accreditare anche dentro il partito.Qualcosa non sta funzionando, e non soltanto nella comunicazione. Dietro lo scollamento e gli scricchiolii interni, raccontano testimoni addentro alle cose padane, si intravede piuttosto un conflitto, latente da mesi ma ora palese, tra due fronti che si contendono la leadership nel partito e la fiducia di Bossi, che poi è ancora quello che comanda. Sì, ma consigliato da chi? I cartografi del movimento disegnano una mappa che ha due «aree di influenza» ben distinte: da una parte quella dei colonnelli, in primis Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti (più operativi nel partito rispetto a Maroni e Castelli), rispettivamente il referente governativo della Lega (anche a livello territoriale, come coordinatore delle segreterie) e quello economico del partito, competente su tutte le questioni che investono le scelte strategiche della Lega nelle fondazioni, nei Cda delle aziende pubbliche e nei gangli vitali del movimento. Dall’altra, invece, un altro centro di potere interno, che poggia i suoi piedi nella struttura dei due gruppi parlamentari a Roma, con i due capigruppo Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, e la «supervisione» di Rosy Mauro, vicepresidente del Senato e storico braccio destro del leader (e si dice anche di un ruolo della moglie di Bossi...). Spesso però le due componenti vanno per conto loro, creando una situazione di confusione e di stallo nel movimento, abituato ad una gerarchia puramente verticale. L’azione parlamentare, per esempio, chi la decide? I colonnelli o i capigruppo? Perché non succede più come prima, quando l’attività era perfettamente coordinata e poi convalidata dal capo? Chi dà la linea, in assenza di un’indicazione da Bossi? Tra i parlamentari il disagio cresce. E non solo lì, racconta uno di loro, ma anche sul territorio, che percepisce la confusione di ruoli ai vertici e, per reazione, tende a bloccarsi (fatto salvo l’iperattivismo dei Giovani padani, un corpo abbastanza a sé stante, però).
    L’apice della tensione si è toccato in questi giorni. Nel partito circola una versione, allarmante ma accreditata, sul caso Brancher. Qualcuno, si dice, ha voluto mettere in cattiva luce Roberto Calderoli, cercando di farlo apparire come il regista dell’operazione alle spalle dello stesso Bossi. Una falsità, perché il Senatùr sapeva tutto, com’è naturale in una decisione di quel tipo e come ha spiegato chiaramente anche il ministro della Semplificazione. Però - è sempre la versione interna -, il tentativo di affossare i colonnelli storici c’è, anche perché come nel Pdl si ragiona di un dopo-Silvio, anche nella Lega si immagina un dopo-Umberto. Si racconta anche di un colloquio privato in cui Bossi ha preso da parte un esponente leghista accusandolo di «essere uno di loro», di stare «con i traditori». Quali traditori? Parole soltanto riferite, certo, ma che fanno aleggiare un contesto di veleni e sospetti, dentro la Lega Nord, che ha tutta l’aria di una faccenda seria.
    Ultima modifica di Furlan; 29-06-10 alle 15:34
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Dicotomia nella lega

    Nella lega vi è un pò di maretta.
    Si presume che due sono le cause.

    Primo che ormai si tanno preparando al dopo Bossi.
    E' stato inutile e anti produttivo mettere il figlio dello sciamano sul palco a Pontida.
    Un segnale troppo difficile da digerire.

    Secondo si sta affermando la linea secessionista e la lega non può continuare nel boicottaggio di questo processo di indipendenza a favore dell'unità d'italia.
    Una parte della cupola leghista non vuole perdere il treno per rimanere fedele all'impegno che Bossi, circa 25 anni or sono, ha preso con roma.

    Il tutto è emerso causa Brancher , uomo di fiducia di Berlusconi, che nel 1999 creò il ponte tra il Cavaliere e lo sciamano.
    E adesso è stato messo negli ingranaggi del federalismo virtuale leghista, perché urge risolvere la situazione italiana.

    Ovunque sta sorgendo il coro favorevole alla secessione.
    Secessione che si incomincia a comprendere a fondo essere l'unica risposta ai problemi creati dalle moltitudini di cittadini, politici tutti questuanti verso un governo che naviga nella bancarotta
    Ultima modifica di jotsecondo; 29-06-10 alle 10:58
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Dicotomia nella lega

    Calderoli: "Mai smentito Bossi"

    Smentisce di aver smentito. Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, nega di aver "mai" assunto una posizione alla linea dettata dal leader del carroccio, Umberto Bossi. E accusa: "Vogliono fermarci".

    L'asse con Bossi "Smentisco nella maniera più categorica di aver mai smentito il segretario federale o assunto posizioni diverse dalle sue, come invece hanno titolato o cercato di insinuare alcuni giornalisti sui quotidiani di oggi", ha spiegato ill coordinatore delle segreterie nazionali della Lega. "La Lega nelle elezioni politiche del 2001 era al 3.9 per cento, alle elezioni politiche del 2006 al 4.5 per cento, alle elezioni politiche del 2008 ha superato l'8 per cento - ha continuato Calderoli - alle elezioni europee del 2009 ha oltrepassato il 10 per cento, mentre alle elezioni regionali del 2010 ha sfondato il tetto del 12 per cento e i vari istituti di sondaggio la danno in crescita anche rispetto a questo dato". Secondo il ministro leghista, è "evidente il tentativo di fermare una crescita così vertiginosa cercando di attaccare l'unitarietà del movimento attorno a Bossi, che ne rappresenta la sua forza".

    Lega Nord, Calderoli: "Mai smentito Bossi Cercano di fermarci" - Interni - ilGiornale.it del 29-06-2010

  4. #4
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    Predefinito Rif: Dicotomia nella lega

    A questa rettifica di Calderoli , roma ha tirato un sospiro di sollievo.

    Ancora tutti uniti dietro allo sciamano.
    Nessun cadregaro della lega che si stacchi perchè ha capito che il secessionismo è il futuro.

    Ancora tutti gli ascari leghisti a difesa di roma.

    Tuttavia tra le righe si deve intuire che in lega qualcosa bolle.

    La recitazione diventa sempre più difficile.
    Ultima modifica di jotsecondo; 29-06-10 alle 17:01
    O si taglia o il caos

  5. #5
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    Predefinito Rif: Dicotomia nella lega

    e Calderoli chiosa:

    Secondo il ministro leghista, è "evidente il tentativo di fermare una crescita così vertiginosa cercando di attaccare l'unitarietà del movimento attorno a Bossi, che ne rappresenta la sua forza".

    più corretamente avrebbe dovuto dire: "che ne rappresenta la sua forza di esso.", possibilmente pronunciando esso cone la esse sibilante, un po' come faceva Renato Pozzetto.
    Ultima modifica di semipadano; 29-06-10 alle 17:10
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Dicotomia nella lega

    Lega: Maroni, e' una piramide con al vertice Bossi - Libero-news.it

    Varese, 1 lug. - (Adnkronos) - ''La Lega e' un monolite, e' una piramide con al vertice Bossi. Tutto il resto sono invenzioni maliziose di chi cerca in qualche modo di scalfire l'unita' del movimento che non e' mai stata in discussione''. Cosi' Roberto Maroni commenta la richiesta del viceministro Roberto Castelli di una maggiore collegialita' all'interno della Lega Nord.

    Maroni smentisce poi che la nomina a ministro di Aldo Brancher abbia creato tensioni all'interno della Lega: ''Per noi e' un 'non caso', ogni volta che noi leggiamo di questi problemi poi ci telefoniamo e ne sorridiamo'

  7. #7
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    Predefinito Rif: Dicotomia nella lega

    Citazione Originariamente Scritto da jotsecondo Visualizza Messaggio
    Nella lega vi è un pò di maretta.
    Si presume che due sono le cause.

    Primo che ormai si tanno preparando al dopo Bossi.
    E' stato inutile e anti produttivo mettere il figlio dello sciamano sul palco a Pontida.
    Un segnale troppo difficile da digerire.

    Secondo si sta affermando la linea secessionista e la lega non può continuare nel boicottaggio di questo processo di indipendenza a favore dell'unità d'italia.
    Una parte della cupola leghista non vuole perdere il treno per rimanere fedele all'impegno che Bossi, circa 25 anni or sono, ha preso con roma.

    Il tutto è emerso causa Brancher , uomo di fiducia di Berlusconi, che nel 1999 creò il ponte tra il Cavaliere e lo sciamano.
    E adesso è stato messo negli ingranaggi del federalismo virtuale leghista, perché urge risolvere la situazione italiana.

    Ovunque sta sorgendo il coro favorevole alla secessione.
    Secessione che si incomincia a comprendere a fondo essere l'unica risposta ai problemi creati dalle moltitudini di cittadini, politici tutti questuanti verso un governo che naviga nella bancarotta
    Appunto: la Lega si prepara.
    Si chiama gestione del dissenso.
    Meglio essere pronti su tutte le strade.
    Teatrino.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da jotsecondo Visualizza Messaggio
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    Calderoli contro Bossi: la Lega scopre le correnti - Interni - ilGiornale.it del 29-06-2010

    Calderoli contro Bossi: la Lega scopre le correnti
    di Paolo Bracalini

    Ma che succede dentro la Lega? Calderoli che arriva a correggere Bossi, Bossi che torna a tuonare sugli eserciti pronti a calare su Roma e sui ministeri al Nord, i pasticci intorno all’operazione Brancher e alla partita, collegata, dell’Agricoltura, lo scontro tra Lega di governo (con Tremonti) e Lega territoriale (contro Tremonti), il mal di pancia sulla questione quote latte, lo spettro dei poteri forti che vogliono sabotare le riforme del Carroccio. E poi gli indizi di forti spaccature interne, di regolamenti di conti tra correnti avverse, addirittura di veleni sparsi per convincere il capo di un piano ordito alle sue spalle. Insomma, uno scenario inaudito in un partito che si vuole monoblocco, organizzato attorno al leader, disciplinato militarmente e senza divisioni, tutti come un sol uomo. Nella Lega, da qualche tempo, non è più così, e il caos che sta prendendo piede nel Carroccio, anche se custodito come un segreto inconfessabile, comincia a filtrare all’esterno, con delle spie minime ma chiarissime. Come l’intervista di ieri a Calderoli, in cui il ministro spiegava al Corriere che «Bossi sapeva tutto sulla nomina di Brancher», smentendo quindi la ricostruzione di un Bossi ignara vittima dell’operazione-autogol, fatta accreditare anche dentro il partito.Qualcosa non sta funzionando, e non soltanto nella comunicazione. Dietro lo scollamento e gli scricchiolii interni, raccontano testimoni addentro alle cose padane, si intravede piuttosto un conflitto, latente da mesi ma ora palese, tra due fronti che si contendono la leadership nel partito e la fiducia di Bossi, che poi è ancora quello che comanda. Sì, ma consigliato da chi? I cartografi del movimento disegnano una mappa che ha due «aree di influenza» ben distinte: da una parte quella dei colonnelli, in primis Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti (più operativi nel partito rispetto a Maroni e Castelli), rispettivamente il referente governativo della Lega (anche a livello territoriale, come coordinatore delle segreterie) e quello economico del partito, competente su tutte le questioni che investono le scelte strategiche della Lega nelle fondazioni, nei Cda delle aziende pubbliche e nei gangli vitali del movimento. Dall’altra, invece, un altro centro di potere interno, che poggia i suoi piedi nella struttura dei due gruppi parlamentari a Roma, con i due capigruppo Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, e la «supervisione» di Rosy Mauro, vicepresidente del Senato e storico braccio destro del leader (e si dice anche di un ruolo della moglie di Bossi...). Spesso però le due componenti vanno per conto loro, creando una situazione di confusione e di stallo nel movimento, abituato ad una gerarchia puramente verticale. L’azione parlamentare, per esempio, chi la decide? I colonnelli o i capigruppo? Perché non succede più come prima, quando l’attività era perfettamente coordinata e poi convalidata dal capo? Chi dà la linea, in assenza di un’indicazione da Bossi? Tra i parlamentari il disagio cresce. E non solo lì, racconta uno di loro, ma anche sul territorio, che percepisce la confusione di ruoli ai vertici e, per reazione, tende a bloccarsi (fatto salvo l’iperattivismo dei Giovani padani, un corpo abbastanza a sé stante, però).
    L’apice della tensione si è toccato in questi giorni. Nel partito circola una versione, allarmante ma accreditata, sul caso Brancher. Qualcuno, si dice, ha voluto mettere in cattiva luce Roberto Calderoli, cercando di farlo apparire come il regista dell’operazione alle spalle dello stesso Bossi. Una falsità, perché il Senatùr sapeva tutto, com’è naturale in una decisione di quel tipo e come ha spiegato chiaramente anche il ministro della Semplificazione. Però - è sempre la versione interna -, il tentativo di affossare i colonnelli storici c’è, anche perché come nel Pdl si ragiona di un dopo-Silvio, anche nella Lega si immagina un dopo-Umberto. Si racconta anche di un colloquio privato in cui Bossi ha preso da parte un esponente leghista accusandolo di «essere uno di loro», di stare «con i traditori». Quali traditori? Parole soltanto riferite, certo, ma che fanno aleggiare un contesto di veleni e sospetti, dentro la Lega Nord, che ha tutta l’aria di una faccenda seria.
    Che vi sia una componente Leghista che ha rinnegato gli ideali dei popoli della Padania per vendersi a Roma è fuor di dubbio: togliete il fazzoletto verde a Maroni e avrete il pefetto post missino.
    Chiaramente in un periodo di crisi le il chiagni e fotti italiano non è più tollerato compreso quello della pubblca amministrazione meridionalizzata (lo sciopero di giudici che guadagnano uno sproposito, lavorano tre ore al giorno e che, statisticamente, sono in maggioranza meridionali - prevalentemente campani -), il frignare delle forze dell'ordine che però non vogliono trasferire competenze all'esercito e si oppongono ad armare le polizie municipali: della serie o ci date più soldi o per noi i cittadini possono anche crepare. Come al solito i vertici dei sindacati di polizia sono meridionali,
    Lauree e diplomi regalati al sud e poi utilizzati per piazzarsi nella pubblica amministrazione (e sanità) al nord, mettendolo stabilmente in culo agli studenti onesti e più preparati del settentrione.
    Cazzo, basta.
    Senza contare lo sfacciato familismo (nella migliore delle tradizioni clanico - arabico - califfato ternoniche) di Bossi junior.......
    Molti tesserati leghisti votano lega solo perchè mancano alternative valide a livello locale, se Panto non fosse morto io mi sarei tesserato a PNE.
    Se passa il ddl anti intercettazioni (apertura di una autostrada per lo sviluppo delle mafie al nord) i signori in camicia verde canno a fare in culo e la mia tessera finisce nel caminetto.
    Ultima modifica di Tyr; 02-07-10 alle 07:04
    Europeo, Veneto - Friulano, Longobardo. Non italiano

  9. #9
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    Predefinito Rif: Dicotomia nella lega

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Appunto: la Lega si prepara.
    Si chiama gestione del dissenso.
    Meglio essere pronti su tutte le strade.
    Teatrino.
    La secessione della Padania è un problema urgente per l'Europa.

    Devono salvare l'Euro.

    Pertanto prima o poi devono eliminare o ridimensionare tutte le forze politiche (come la lega) che ostacolano la secessione.
    Conseguentemente, essendo questa situazione appariscente, i colonnelli della setta sono in fibrillazione, in attesa della piega degli eventi.
    O si taglia o il caos

  10. #10
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    Predefinito Rif: Dicotomia nella lega

    Citazione Originariamente Scritto da Tyr Visualizza Messaggio
    Che vi sia una componente Leghista che ha rinnegato gli ideali dei popoli della Padania per vendersi a Roma è fuor di dubbio: togliete il fazzoletto verde a Maroni e avrete il pefetto post missino.
    Chiaramente in un periodo di crisi le il chiagni e fotti italiano non è più tollerato compreso quello della pubblca amministrazione meridionalizzata (lo sciopero di giudici che guadagnano uno sproposito, lavorano tre ore al giorno e che, statisticamente, sono in maggioranza meridionali - prevalentemente campani -), il frignare delle forze dell'ordine che però non vogliono trasferire competenze all'esercito e si oppongono ad armare le polizie municipali: della serie o ci date più soldi o per noi i cittadini possono anche crepare. Come al solito i vertici dei sindacati di polizia sono meridionali,
    Lauree e diplomi regalati al sud e poi utilizzati per piazzarsi nella pubblica amministrazione (e sanità) al nord, mettendolo stabilmente in culo agli studenti onesti e più preparati del settentrione.
    Cazzo, basta.
    Senza contare lo sfacciato familismo (nella migliore delle tradizioni clanico - arabico - califfato ternoniche) di Bossi junior.......
    Molti tesserati leghisti votano lega solo perchè mancano alternative valide a livello locale, se Panto non fosse morto io mi sarei tesserato a PNE.
    Se passa il ddl anti intercettazioni (apertura di una autostrada per lo sviluppo delle mafie al nord) i signori in camicia verde canno a fare in culo e la mia tessera finisce nel caminetto.
    Non vi è solamente una componente lega che ha rinnegato gli ideali di libertà del Nord.

    Tutta la cupola e struttura di appoggio è condizionata e si adeguata al patto che il capo ha fatto con roma oltre 20 anni or sono.

    L'analisi su la lega è perfetta.

    Molti si allontanano perché schifati.

    Sempre onore ai patrioti veneti
    O si taglia o il caos

 

 
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