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Discussione: Libia. Una speranza per la Padania?

  1. #21
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Mi sa che dopo aver pagato per liberarli, con gli altri due ammazzati, si è pagato di nuovo per farseli consegnare.
    Magari occorrerà pagare per farli partire e via così.
    Siamo proprio conosciuti da tutti come i più coglioni.
    Che idea vi siete fatti:
    1. non si e' pagato abbastanza quindi per dare una lezione a Renzie Gentiloschi o chi per loro, ne hanno fatti fuori i primi due e restituiti gli altri due?
    2. non si e mai pagato, ma tipo il pomeriggio stesso dopo che si e saputo dei due morti si e pagato per gli alitr due, che sono stati immediatamente liberati?
    3. altro

    tx

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  2. #22
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    Difficile dire, personalmente non ho manco seguito a fondo la faccenda, non mi interessano più di tanto gli intrallazzi miseri del governo itagliota.
    Tra le due idee espresse, direi a mio parere più probabile la seconda.
    Ma mi sa che è andata ancora peggio di quanto sembri.
    Come ho scritto, tutti ci conoscono per quello che siamo, e dove vige la legge della jungla, quella che è sempre esistita tra la gente vera, non tra i componenti della repubblica delle banane, i nostri personaggi ed i nostri servizi non possono che fare figure di merda, perchè vengono sistematicamente sopraffatti da chi mira al sodo e non al viscido.
    In certi ambienti non si scherza, la vita di un uomo vale un po meno di niente.
    Una cosa sola è certa: gli itaglioti ancora una volta sono risultati ridicoli. Spiace per i due morti, ovviamente.
    La verità sullo svolgimento dei fatti non si saprà mai, temo.
    Chi comanda non può permettersi di far vedere quanto sia brutto da nudo.
    Occorre ancora vendere pentole.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #23
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    Renzi riporta l'Italia in Africa per (ri)colonizzare la Libia: le proposte per reagire.








    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico

    Stiamo per entrare in guerra. Silenziosamente, con il dibattito parlamentare ridotto a zero. Il nostro compito più urgente: suonare l'allarme. Per farlo è prevista una giornata di manifestazioni contro la guerra il 12 marzo.

    Ieri il Giornale ha svelato che lo scorso 10 febbraio il Consiglio dei Ministri ha varato, segretamente, l'autorizzazione all'utilizzo di forze speciali italiane in Libia, al di fuori di qualsiasi autorizzazione dell'ONU e senza l'invito del governo libico, ancora in formazione (ma i cui principali esponenti hanno già fatto capire che considererebbero qualsiasi invasione europea come un atto di aggressione). Trattandosi dell'invio di forze speciali per una “operazione di emergenza” e non (ancora) dell'invio delle truppe regolari, si è potuto evitare il vaglio parlamentare.

    L'ordine di invasione sarebbe imminente e attende solo la firma del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

    Si tratta, concretamente, d'inviare per ora “solo” una testa di ponte il cui scopo dichiarato sarebbe quello di proteggere alcuni impianti petroliferi che interessano l'ENI; in seguito il governo conta di inviare diverse migliaia di truppe ma spera di annacquare il relativo dibattito parlamentare includendo l'invasione della Libia tra le “missioni di pace all'estero” da approvare in un pacchetto complessivo.

    Ma quale sarebbe l'emergenza attuale in Libia che giustificherebbe l'invio immediato delle forze speciali italiane? Si tratta forse di proteggere certi impianti petroliferi, adocchiati dall'ENI, dalla minaccia del cosiddetto “Stato Islamico” (o “ISIS” o “Daesh”)? Niente affatto, l'ISIS non sta alle porte. Verosimilmente, in mancanza di altre spiegazioni, si tratta di proteggere questi impianti dai... francesi, le cui forze speciali hanno già invaso la Libia illegalmente giorni fa. A rivelarlo il 24 febbraio è stato il giornale parigino Le Monde, suscitando il furore del ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, che aveva imposto la segretezza.

    (I redattori del giornale ora rischiano tre anni di carcere e una multa da 45.000 euro. Ma l'11 gennaio dell'anno scorso, dopo l'attentato alla rivista Charlie Hebdo, non era proprio il ministro Le Drian in testa all'immenso corteo parigino “a difesa della libertà d'espressione e della stampa”?)

    Per quanto incredibile e inquietante, dunque, sembra proprio così: stiamo assistendo ad una corsa frenetica tra forze speciali dell'Occidente – francesi e italiani, ma anche statunitensi e britannici – per accaparrarsi per primi, al di fuori di qualsiasi legittimazione internazionale, le risorse petroliferi della Libia, paese per ora inerme, diviso e quindi una facile preda.

    Ma il pretesto ufficiale, più volte ventilato, per l'attacco alla Libia, non era andare a combattere il cosiddetto Stato Islamico?

    Invece no – e bisogna arrendersi all'evidenza. L'Occidente non ha nessuna intenzione di eliminare l'ISIS, che è servito e serve ancora come pretesto per rimandare le proprie truppe, dapprima in Iraq (dopo essere state cacciate dalla guerriglia di quel paese cinque anni fa) ed ora in Libia e domani forse in Siria, per suddividere questi tre paesi in satrapie. Una fetta sottomessa alle forze armate di ExxonMobil e di BP, un'altra fetta sotto il controllo delle forze armate di Total, un'altra fetta ancora dominato dalle forze armate dell'ENI (anche se, formalmente, si tratta delle forze armate dei rispettivi paesi, quelle pagate dai contribuenti).

    E il resto di questi territori martoriati – la parte centrale dell'Iraq, l'est della Siria e il centro sud della Libia (meno le zone nel Fezzan volute dai francesi per proteggere il loro feudo in Mali) – sarà lasciato in mano all'ISIS, la cui presenza continuerà ad essere invocata per giustificare le occupazioni militari. Non è a caso che, sin dall'inizio della loro finta mobilitazione anti-ISIS, gli Stati Uniti hanno parlato di una guerra “almeno trentennale”. La farannno durare fin quando dura il greggio da estrarre.

    Infatti, come questa testata suggeriva due anni fa, quando i giornali mainstream parlavano appena dell'ISIS, i miliziani tagliagole sono stati creati dall'Occidente e gestiti attraverso l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia, proprio per questa finalità: fornire la scusa all'Occidente per riprendersi l'Iraq e la Siria (ed ora la Libia), smembrando questi paesi.

    Ciò non significa che i miliziani jihadisti vengono controllati direttamente dall'Occidente: vengono gestiti indirettamente tramite i bombardamenti mirati che, senza eliminarli, li fanno capire dove possono avanzare: in Iraq centrale sì, verso Baghdad solo quanto basta per far cadere il governo di al Maliki, verso il Kurdistan no perché i Kurdi hanno già cominciato a spedire il loro petrolio in Occidente, verso Damasco sì – almeno, prima dell'intervento russo per respingere l'assalto e obbligare l'Occidente ad intavolare trattative per il futuro di quel paese.

    Questa orribile messa in scena chiamata “ascesa incontrollata dei miliziani dell'ISIS”, allora, è solo un mostruoso gioco delle parti?

    Sì.

    La creazione dell'ISIS nel 2012, come la creazione di al Qaeda nel 1989 oppure la creazione dei Contras nel 1979, rappresenta il “modello alternativo” usato dagli Stati Uniti ed i loro alleati per colonizzare i paesi del terzo mondo. Invece di mandare le proprie truppe (i propri “stivaloni sul terreno”) in Iraq per impossessarsi del paese, come fece Bush Jr, suscitando la protesta dei pacifisti nel mondo intero, l'amministrazione Obama ha scelto, quattro anni fa, di agire dietro le quinte, creando il mostro di Frankenstein che chiamiamo ora ISIS o Daesh. E creando sul terreno, nel contempo, ancora più morti, più devastazioni, più crudeltà inaudite, più fughe di rifugiati di quanto non fecero le truppe statunitensi di prima. Ma questa volta facendo morire gli altri, i dannati della terra, e soltanto loro – non più i “nostri ragazzi.” E stemperando così le proteste pacifiste in casa.

    Contro quest'orrore, di una immoralità che supera ogni immaginazione, bisogna reagire. Bisogna unirsi per dire NO. Bisogna denunciare queste invasioni di paesi sovrani terzi come crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

    I francesi hanno mandato le loro forze speciali illegalmente in Libia per impossessarsi di certe zone? Ebbene la risposta non deve essere: “Allora commettiamo l'illegalità anche noi” bensì “Minacciamo di portare la Francia davanti al Consiglio di Sicurezza e, se non si ottiene giustizia, davanti alla Corte dell'Aia, per esigere il suo rientro dalla Libia. E per lasciare che sia il governo libico a decidere a chi assegnare lo sfruttamento dei suoi impianti e giacimenti.” Idem per gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.


    Naturalmente, da solo l'Italia non ce la farebbe a portare avanti un'iniziativa diplomatica del genere; ma unita ai paesi Brics e a ciò che rimane dei paesi Alba, avrebbe sicuramente un peso negoziale sufficiente per far fare marcia indietro in Libia. Rimarrebbe naturalmente il problema di eliminare l'ISIS sul serio: ma anche questo si può ottenere molto più efficacemente attraverso la diplomazia, come viene spiegato nell'ultima parte di questo editoriale e nella seconda metà di quest'altro editoriale.

    Ma bisogna mobilitarsi subito!

    In previsione di tutto ciò, il Coordinamento contro la guerra, le leggi di guerra, la Nato ha già indetto, per il 12 marzo, una giornata di micro-manifestazioni decentrate in tutta la penisola.

    Ora ha preparato un manifesto che le realtà locali possono utilizzare, indicando nello spazio in fondo l'evento che intendono organizzare quel giorno: basta incollare nel riquadro un foglietto fotocopiato con tutte le indicazioni.

    Il Coordinamento chiede alle realtà locali di segnalare sin d'ora la loro intenzione di organizzare un evento per il 12 marzo, scrivendo a 12marzocontrolaguerra@gmail.com e, in copia, a eurostop.it@gmail.com.

    Inoltre, bisogna scattare una foto dell'evento e inviarla ai due indirizzi email, con una breve nota sullo svolgimento: verrà esposta sul sito bit.ly/12marzo-sito . Alcuni suggerimenti di eventi da organizzare vengono dati nell'articolo già linkato, ossia qui.

    Per esempio, un comitato di attivisti a Roma ha chiamato tutti i romani a confluire il 12 marzo alle ore 16 davanti alla base del Comando Operativo Interforze (COI) a Cinecittà. Il COI coordina l’intervento militare italiano in Libia e si trova in via Scribonio Curione (metro A Numidio Quadrato); dopo un comizio, i partecipanti sfileranno per le strade del quartiere.

    In mattinata, sempre a Roma, diversi altri gruppi di attivisti hanno in cantiere eventi di sensibilizzazione nei propri quartieri – per esempio un comizio a Monteverde, lenzuola alle finestre a San Lorenzo, una biciclettata con striscione sulla Tuscolana. Per ragguagli: comitato@gmx.it.

    Altrove in Italia sono previste manifestazione davanti al cantiere TAV della Val Clarea (Chiomonte), davanti alla base militare di Ghedi, davanti alla caserma Ederle a Vicenza, davanti a Camp Derby a Pisa e davanti alla base NATO di lago Patria (Napoli). Inoltre sono previste manifestazioni a Bologna (corteo regionale), a Novara (contro gli F35) e in Sicilia (contro l’uso della base di Sigonella per le aggressioni militari). Staremo a vedere quanto i mass media mainstream diano notizie di questi eventi.

    Ma manifestare, il 12 marzo. la propria protesta contro la nuova guerra coloniale di Renzi è solo l'inizio. Il Coordinamento chiede ai pacifisti d'Italia di tenersi pronti per una seconda iniziativa che si terrà il 4 aprile e che è ancora in via di definizione.

    Combattere la guerra si deve e si può.


    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #24
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    Qui sopra i ridicoli.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #25
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    Il messaggio a Renzi dal cuore di tenebra della Libia








    Romano Prodi: "entrare in un Paese in dissoluzione con una forza armata significa radunare tutti contro di sé".

    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico

    di Sergio Cararo* per Contropiano

    Il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Aly Abuzaakouk, ha detto che il suo governo non accetterà mai alcun intervento militare straniero in Libia ammantato sotto qualsiasi scusa. A riferirlo è l'agenzia Mena riportando una dichiarazione fatta ieri dal ministro in televisione. Su eventuali operazioni militari internazionali contro "coloro che si riconoscono nell'Isis", Abuzaakouk ha detto che "siamo in grado di combattere questi gruppi e respingere qualsiasi intervento militare nel paese", riferisce l'agenzia egiziana.

    La Mena aggiunge che il ministro ha smentito di aver detto ai media italiani di aver bisogno di un ruolo dell'Italia nella guida delle operazioni internazionali. In effetti in una intervista rilasciata al Corriere della Sera il ministro pochi giorni fa, il ministro degli esteri libico aveva detto testualmente: “A noi va anche bene che l'Italia assuma il ruolo di leader dell'intervento internazionale nella guerra contro le forze emergenti dell'Isis in Libia. Ma attenzione: occorre che qualsiasi azione militare nel Paese sia minuziosamente concordata con il nostro governo a Tripoli e le nostre forze militari sul campo. Se così non fosse, qualsiasi tipo di operazione si trasformerebbe da legittima battaglia contro il terrorismo a palese violazione della nostra sovranità nazionale".

    Il problema poi è che il famoso governo di unità nazionale stenta a prendere vita. La conferma viene dall’intervista rilasciata oggi dal ministro degli esteri Gentiloni al Sole 24 Ore: “ Il percorso è sempre stato definito da chi lo ha promosso assolutamente fragile ed è incompiuto perché c’è una maggioranza nel Parlamento di Tobruk per varare il governo di accordo nazionale ma a questa maggioranza finora non è stato consentito di esprimersi” ha ammesso Gentiloni.

    Intanto sono rientrati questa mattina in Italia i due tecnici della Bonatti sequestrati in Libia mesi fa e sopravvissuti al rapimento. L’aereo è atterrato all’aeroporto di Ciampino alle 5 di questa mattina . Sul loro rilascio e sull’uccisione degli altri due tecnici pesano ancora molte ombre e interrogativi. In base ad alcune fonti i due tecnici uccisi sarebbero stati giustiziati con un colpo alla nuca poco prima che il convoglio dei rapitori si scontrasse con le forze di sicurezza libica. Altre fonti parlano invece di un loro utilizzo come scudi umani finiti sotto il fuoco “amico” dei miliziani che li avevano scambiati per uomini dell&#
    39;Isis, in una strada in mezzo al deserto a circa 30 Km da Sabrata. Infine non è chiaro se i due tecnici che oggi sono tornati in Italia siano stati liberati con un blitz oppure siano stati semplicemente abbandonati dai sequestratori in fuga, in una zona periferica di Sabrata.

    Il presidente del consiglio Renzi si barcamena dentro una crisi internazionale estremamente seria e che mal si presta alle rodomontate con cui è abituato a gestire la politica interna. La linea del governo italiano, ha detto Renzi ieri sulla enews, è chiara e non cambia: un eventuale impegno in Libia potrebbe esserci solo “sulla base della richiesta di un governo legittimato» di quel paese, e «comunque avrebbe necessità di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari”. La parola guerra, ha ammonito Renzi è troppo “drammaticamente seria per essere evocata con la facilità con cui viene utilizzata in queste ore da alcune forze politiche e da alcuni commentatori. Prudenza, equilibrio, buon senso: queste le nostre parole d'ordine, ben diverse da chi immagina di intervenire in modo superficiale e poco assennato”.

    Un atteggiamento giustamente prudente ma che contrasta con gli operation order già attivati in tutto il sistema militare di basi, flotte e contingenti e che troppo spesso hanno messo il Parlamento davanti al fatto compiuto. A dire come stanno le cose del terreno è stato l’ex premier Romano Prodi intervenendo al festival di Limes, la rivista di geopolitica, in corso a Genova. "Il problema della Libia -ha detto Prodi - è di un Paese in totale dissoluzione. Per questo quando dico che non si può andare in guerra se non c'è un richiamo totale del Paese, perché entrare in un Paese in dissoluzione con una forza armata significa radunare tutti contro di sé. Non credo che né l'Italia né qualcun altro possa permetterselo".

    Continuano nel frattempo i posizionamenti sul terreno. "Una squadra di circa 20 soldati dal 4 ° brigata di fanteria si sta ora spostando verso la Tunisia per aiutare a contrastare la circolazione illegale transfrontaliera dalla Libia e a sostegno delle autorità tunisine", ha fatto sapere il ministro delle difesa britannico Michael Fallon.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #26
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    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #27
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    Tanto i soldi erano nostri e i morti altri.
    Se non si tirano su le forche continuano a fottersene.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #28
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    Citazione Originariamente Scritto da Franco Tiratore Visualizza Messaggio
    Che idea vi siete fatti:
    1. non si e' pagato abbastanza quindi per dare una lezione a Renzie Gentiloschi o chi per loro, ne hanno fatti fuori i primi due e restituiti gli altri due?
    2. non si e mai pagato, ma tipo il pomeriggio stesso dopo che si e saputo dei due morti si e pagato per gli alitr due, che sono stati immediatamente liberati?
    3. altro

    tx
    Oggi ho una risposta più precisa da darti, anche se non risolutiva.
    SICURAMENTE non è andata come è stato chiesto ai due superstiti di raccontare.
    Questa si chiama "indennità superstiti".
    Pagare per pagare...
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  9. #29
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    Libia: 007, prevalso variabile impazzita - Ultima Ora - ANSA.it

    Direi piuttosto il normale dilettantismo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #30
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    Predefinito Re: Libia. Una speranza per la Padania?

    RENZI, IL BADOGLIO AL CONTRARIO








    "Se la prima vittima della guerra è la verità, le montagne di bugie che coprono quanto sta succedendo in Libia ci dicono che la guerra c'è proprio. Dobbiamo fermarla".

    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico

    di Giorgio Cremaschi

    Il presidente del consiglio hA detto che la guerra non è un videogioco. Vero, anche perché lui di videogiochi se ne intende. Ma non basta l'ennesima battuta da quattro soldi per tranquillizzarci anche perché la vicenda guerra di Libia si fa sempre più torbida. Da settimane vengono diffuse notizie dettagliate sull'intervento militare italiano in Libia.

    L'ambasciatore USA ha definito l'entità delle nostre truppe,5000, e ci ha assegnato il comando. Il Corriere della Sera sta già da tempo guidando la campagna interventista, come già aveva fatto nel 1911 e nel 1915. Tutto sembrava pronto. Poi c'è stata l'improvvisa e oscura morte di due e la liberazione di altri due ostaggi. Nelle stesso tempo Romano Prodi ha definito la guerra in Libia una follia. Il governo di Tripoli, uno dei vari che che si sono installati in quel paese dopo la criminale guerra del 2011, ha definito come invasione l'intervento occidentale. A quel punto Renzi si deve essere spaventato delle sue stesse scelte e ha fatto una frenata di cui si sente ancora l'odore di bruciato . Intanto però da
    Sigonella continuano a partire i droni e agenti segreti(?) continuano ad operare il Libia non si sa per cosa.
    Intanto la preparazione dell'intervento continua. Insomma la guerra non guerra continua e non è un videogioco, ma un colossale imbroglio che copre una terribile avventura ai danni del popolo italiano.

    Il presidente del consiglio sembra un Badoglio al contrario. Quello nel 1943 dichiarava che la guerra continuava mentre trattava per la pace, questi invece oggi annuncia che non si va in guerra, mentre tutte le attività militari continuano e si intensificano.

    Renzi finora è riuscito a cavarsela con ridicole battute per il degrado della nostra democrazia e la servitù dei mass media. Altrimenti sarebbe sotto accusa o per incapacità e cialtroneria di fronte a scelte e eventi gravissimi. O per il voler nascondere la verità. O per tutte queste colpe assieme.

    Se la prima vittima della guerra è la verità, le montagne di bugie che coprono quanto sta succedendo in Libia ci dicono che la guerra c'è proprio. Dobbiamo fermarla.
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