Il soggetto preferito de film Gigi Magni, lo sanno tutti, è Roma: tanti sono i film di questo autore-regista che ce la raccontano: "In nome del papa re", "Arrivano i Bersaglieri", "In nome del popolo sovrano" "La Carbonara"... Forse Magni è stato l'ultimo cantore innamorato della sua città, come lo furono a diverso titolo Belli, Trilussa, Petrolini... e tanti altri. Ma ce n'è uno che io prediligo "la Tosca" del 1973, che è un film curioso, se vogliamo, perché la trama pura e semplice è quella dell'Opera di Puccini, tratta a sua volta dai librettisti illica e Giacosa, dal drammone di Victorien Sardou, che romano non era, ma che seppe cogliere, nel suo anticlericalismo, alcuni spunti che più romani non potevano essere.

La grande diffuzione dell'opera pucciniana fa di Tosca un cavallo di battaglia del teatro lirico novecentesco. La prima rappresentazione risale infatto al 14 gennaio dell'anno 1900. Ma non è di questa Tosca che voglio parlare ma di quella rivisitata in chiave comica (con molta ironia) da Gigi Magni.

Si tratta di un musical, una commedia musicale per dirlo all'italiana, ma che non con le musiche Puccini non ha nulla a che fare, bensì con quelle riscritte magistralmente da quel genio di Armando Trovajoli. Non c'è nulla che musicalmente ricordi l'opera lirica, eppure ne conserva tutto il fascino. Anche a distanza di anni, il film "La Tosca" è ancora un film godibilissimo, quasi senza tempo, anche per merito di gradissimi attori del cinema italiano degli anni '70, nel pieno del loro spendore interpretativo: Monica Vitti, affascinante impetuosa come non mai, nella parte della cantante assurta ai fasti delle musiìca seria, ma con l'anima che è rimasta quella ardente della popolana romana, amante gelosissima del pittore Cavradossi, Gigi Proietti pittore con velleità rivoluzionarie antopapali. Lei ha poca voce, ma è intonata, lui è un cantane nato, oltre che un grande attore, e Scarpia il genio del male, il lubrico bigotto ipocrita servitore dello stato pontificio è nietemeno che Vittorio Gassaman. Spesso sui palcoscenici d'opera, siamo stati abituati a vedere il barone Scarpia, che cerca di concupire Tosca, come un un uomo tutt'altro che affascinante, un essere lubrico e ripugnante, che giustifica pienamemnte la ripulsa di Tosca. Qui invece Scarpia ha tutto il fascino di un Gassman giovane, aitante e tremendamente affascinante, il che sposta di non poco alcuni punti di forza della trama, dandole però uno spunto comico, ma senza snaturarne il significato, al contrario aggiungendovi un pizzico di pruriginosa ironia...

I due protagonisti cantano e parlano nel più puro romanesco, con effetti comici assolutamente straordinari. Gassman non è ovviamte da meno, nella sua romanità benissimo acquisita, fin da studente d'Accademia, anche se la sua nasciat era genovese. Ma non sono solo questi tre grandi attori a fare di questa pellicola un piccolo capolavoro. C'è infatti Aldo Fabrizi nella parte del parroco di S. Andrea della Valle, dove il pittore Cavradossi, amante di Tosca, sta dipingendo una sensuale Maddalena. Nella trama originale questo personaggio è assente, ce n'è solo in accenno nella figura del sacrestano, ma Fabrizi ne fa un cammeo di grande carattere, con quella filosofia disincantata del popolo romano, che si adatta tutto, con disincanto, perché ormai da secoli ha già visto tutto, e a tutto sa di poter sopravvivere. Spoletta, lo scagnozzo di Scarpia è Fiorenzo Fiorentini anche lui romano de Roma, fedele esecutore degli ordini del poterecon un pizzico di sadismo e molta paiura del suo capo. Ma non finisce qui. C' è ancora un personaggio importannte, Cesare Angelotti, impersonato da Umberto Orsini, valente attore di prosa che è nei panni il rivoluzionario giacobino che incarcerato in Castel Sant'Angelo, riesce ad evadere, dando il destro alla trama di svilupparsi, per arrivare all'ultima conclusione. Insomma il cast di questa commedia musicale è veramente il meglio che, all'epoca dell'uscita, del film, si potesse trovare nelle file del cinema italiano. Le musiche sono belle ed orecchiabili, sempre ironici i testi. Il dramma si stempera in dialoghi esilaranti, ma la conclusione è ancora quella drammatica, con un accento particolmente forte sulla tragicità del potere assoluto mischiato al pretesto della religiosità asservita alla politica. I dialoghi fra il pittore volterriano Cavaradossi e il riivoluzionario giacobino Angelotti, sono una analisi spietata della situazione italiana all'alba del 1800, l'indomani della storica battaglia di Marengo, che alimenta le speranza di libertà degli spiriti libertari di quegli italiani che hanno fede in Bonaparte, che sia colui che ridarà all'Italia la libertà. In questo, Magni ci restitusce la temperie storicò-politica delle speranze portate da quell vento rivoluzionario che soffia sulla nostra penisola dalla Francia, e che sarà invece tremendamemte deluso dal voltafaccia del Grande Corso, quando i territori italiani, troppo difficili da conservare per intero, verranno in parte barattati per essere dati alla monarchi austriaca, vanificando le istanze dei patrioti prerisorgimentali italiani. Non a caso siano più o meno nello stesso momento delle speranze di italianità di Ugo Foscolo. Ma tutto ciò non inficia che momentaneamente il carattere di comicità del film

Questa bella commedia musicale sullo schermo, non delude in nulla: grandi interpreti capaci di far sorridere, musiche accattivanti di stampo popolaresco, belle, anche se diversissime, quasi quanto quelle di Puccini... Vi si trovano via via, insospettabili spunti politici per far pensare, e poi c'è la grande protaginista che è ROMA, nella sia bellezza barocca, nella sua sontuosità appena appananta dalla patina del tempo, da quella gran dama che pure al suo tramonto, rifulge di grandezza e disincanto. Con Roma è protagomista sullo sfondo un accenno alla plebe romana, ribelle e bigotte, al tempo stesso prona davanti a Dio, ma insofferente dell'occhiuto e soffocante potere papalino.

Il finale non poteva essere che quello classico, la morte dei due ptotagonosti ingannati daal'infame Scarpia, già accoltellato a dovere dalla disperazione di Tosca... ma anche la tragedia viene messa in musica da Trovajoli con leggerezza e Tosca anzichè saltare dagli spalti di Castel Sant'Angelo con l'ultimo disperato grido : O Scarpia avanti a Dio!" nel film, Monica Vitti, scoperta ed inseguita dagli sgherri, passeggia su uno dei tetti sosttostanti la piazzola dove Cavaradossi è stato fucilato e mentre Spoletta le urla "Bada che caschi!,,," lei imbronciata ,ma quasi sollevata, risponde a mezza voce, " Nun casco... Me bbutto", mentre risuona lo stornello di Cavaradossi "Nun je da retta Roma, che t'hanno cojonato!...

Poiché oggi è di moda nel teatro leggero, prendere trame di film famosi, per riportarli in vita a mo' di commedia musicale, come sta avvenendo in questo periodo, con "Vacanze Romane", La Tosca di Gigi Magni potrebbe essere ripresa con successo, specie per tutti coloro che non videro il film perché non erano ancora nati... Certamente non sarà facile trovare interpreti eccezionali come quelli del film, ma d'altra parte, neanche Gregory Peck e Audrey Hepburn sono facilmente imitabili da parte di giovani attori di oggi.. E allora tanto varrebbe provare a riportatre in vita questa Tosca così speciale.

Se vi dovesse interessare, il film è interamente visibile, ma anche nei brani salienti
, su youtube, basta digitare "La Tosca Gigi Magni" oppure con i link qui sotto:


https://www.youtube.com/watch?featur...&v=yEkCR4BE85I

https://www.youtube.com/watch?featur...&v=zh5aUumXVhA
https://www.youtube.com/watch?featur...&v=MZFdm4bU_i4
https://www.youtube.com/watch?featur...&v=5M24WGPFgB8