A notte fonda, prima dell'alba dell'Epifania, se n'è andata una delle ultime esponenti del divismo all'italiana, Silvana Pampanini, novanta primavere compiute il 25 settembre del 2015. Era ricoverata al Policlinico Gemelli, dove aveva subito un delicato intervento addominale, dal quale però sembrava essersi rimessa, tanto da far pensare ad una sua prossima uscita dall'ospedale. Purtroppo sono intervenute imprevedibili complicazioni, dovute all'età probabilmente, e così Silvana ci ha lasciati.
Era nata a Roma nel 1925, da famiglia di lontane origini venete, ma ormai assimilata alla più pura romanità. La sorella di suo padre Rosetta Pampanini, era stata un famoso soprano lirico dalla voce ben timbrata ed inconfondibile, fra gli anni venti e la metà degli anni quaranta. Forse per calcare le orme della celebre zia, mentre frequentava le scuole Magistrali, Silvana si era diplomata al conservatorio di Santa Cecilia ed aveva iniziatao a studiare cantom ma La sua insegnate, forse non troppo convinta delle doti vocali di quella bella ragazza bruna dagli occhi verdi, la iscrisse, raccontava sempre Silvana, a sua insaputa nel 1946, al primo concorso post bellico di miss Italia. Nel Settembre di quell'anno infatti sfilava in un buffo due pezzi con la mutandina alta fino al giro vita e poi in abito da sera, sulla passerella di Stresa. Non vinse il concorso, ma si fece notare e dai cinematografari in cerca di belle ragazze da lanciare e già nel 1947 appariva sulla scherrmo in un film del regista Camillo Mastrocinque “il segreto di Don Giovanni”, e cui seguirono altri film-commedia nei quali il suo fisico prorompente bucava decisamente lo schermo. Le doti fisiche di Silvana erano fin troppo evidenti e le facevano perdonare la sua inesperienza attoriale degli inizi... “Una bruna indiavolata”, proprio come il titolo di uno dei suoi primi film del 1951. Ma d'altra parte che bisogno c'era di recitare, le bastava rifare se stessa, la bella ragazza dalle curve generose per avere successo, procace e maliziosa, che faceva girare la testa ai suoi partner cinematografici. Nel primo dopoguerra le trame dei film erano esili, la gente voleva sognare, dopo lo strazio della guerra appena finita, le donne prosperose come Silvana rappresentavano lo stereotipo della maggiorata fisica, come vennero definite nel film “Altri tempi” le ragazze fornite di curve generose, da Vittorio De Sica riferendosi ad una delle rivali di Silvana, Gina Lollobrigida, uscita anche lei dal concorso di Miss Italia nel 1947, insieme all'altra Silvana, la Mangano, e poi Lucia Bosè e Gianna Maria Canale, un'altra bellezza assoluta di quel periodo. Erano queste le attrici che andavano per la maggiore sugli schermi italiani, film senza troppe pretese, ancora tutti in bianco e nero, ma che facevano cassetta e che divertivano molto il pubblico che la domenica pomeriggio gremiva le sale cinematografiche. Nel 1951 la popolarità della Pampanini arriva alle vette delle classifiche degli incassi con “Bellezze in bicicletta” inseme ad una debuttante sullo schermo, che si chiamava Delia Scala. Le due ragazze pedalavano verso il pieno successo sulla schemo e scoprendo generosamente le gambe... Dato che spesso nei suoi film c'erano motivetti orecchiabili cantati da lei, Silvana registrò tra il 1947 e il 1957 una serie di 78 giri che moltiplicarono ulteriormente la sua popolarotà. Certo non era la voce lirica impostata di zia Rosetta, la sua... Al contrario aveva un timbro più da contralto che da soprano, ma era intonata e teneva bene il tempo, grazie ai suoi studi musicali. Il carattere esuberante, non solo nel fisico, di Silvana ben si confaceva all'idea di una donna che risollevava il morale degli italiani dopo tanto buio e tante sofferenze appena passate. Oltre bella che era la Pampanini era piena di vitalità, e di umorismo, di allegria, come la ricordano coloro che ebberola fortuna fi essere sue amici, perché così era naturalmente persino in età non più giovane.
Nel '52 La Pampanini gitò “La Presidentessa” con ottimo successo di pubblico, diretta da Pietro Germi, tratto da una pochade francese, nel quale una assai chiacchierata soubrette per salvare dallo scandalo un pezzo grosso della politica se ne finge la moglie, innescando una serie di equivoci esilaranti. (La stessa trama verrà ripresa da Luciano Salce nel 1977 con Mariangela Melato come ”presidentessa”), Per tutti gli anni '50 la Pampanini lavorerà in un gran numero di film con i più noti registi e con tutti i protagonisti machili di rilievo del momento: dall'abituale partner era Amedeo Nazzari, e poi Totò, Walter Chiari, Raf Vallone, Renato Rascel, Massimo Girotti, Carlo Dapporto, Rossano Brazzi, Massimo Serato, Paolo Stoppa, Ugo Tognazzi, Aroldo Tierim Omar Sharif... Impossibile ricordarli tutti.
Sempre nello stesso anno 1952, finalmente le arriva un ruolo drammatico nel film “Processo alla citta”, a fianco di Amedeo Nazzari, famoso interprete film strappalacrime, come cooprotagonista, per la regia di Luigi Zampa. Nel frattempo Silvana aveva migliorato la sua recitazione per affrontare una parte del tutto diversa dalle solite, brillanti e leggere. Il film era ispirato ad un famoso fatto di cronaca nera avvenuto a Napoli ai primi del novecento, 'assassinio dei due coniugi Cuocolo, da parte della camorram, fatto che ebbe una risonanza importante nelle aule giudiziarie e sui giornali dell'epoca. Il film ebbe un buon successo anche nell'estate di quell'anno al festival di Locarno, probabilmente anche per la maestria del regista, oltre che per la fama due due protagonosti. La pellicola procurò molte lodi a Zampa che fu invitato a numerosi altri festival di cinematografici come Berlino e nel 1953 , vincendo poi Grolla d'Oro al Festival di St.Vincent e un Nastro d'Argento, con la motivazione di aver riprodotto efficacemente l'ambiente di camorrostico della Napoli dei primi del Novecento. Nessuno si curò troppo dell'interpretazione degli attori. Il film andò persino in America. Sempre nello stesso anno, un'altra pellicola vide la Pampanini protagonista con “Un marito per Anna Zaccheo” altro film drammatico, quasi una trama da fotoromanzo, nel quale Silvana da ragazza povera e ingenua si innamora di un fotografo già sposato, (Amedeo Nazzari) con cui inizia una relazione, con tutte le nefaste conseguenze che una situazione del genere comportava nella perbenista società italiana dell'epoca.
Contemporaneamente al successo italiano Silvana veniva richiesta anche in Francia, dove la sprannominarono Ninì Panmpan , nomigliolo di cui andò sempre molto fiera, recitando accanto ad importanti nomi del cinema francese come Jaen Gabin, Henti Vidal, Pierre Brasseur, Raymond Pellegrin, e Jea-Pierre Aumont. Ma anche altri paesi la richiedevano: in Spagna, Jugoslavia, Egitto, Messico e Argentina dove divenne assai popolare, anche perché aveva imparato a parlare correntemente lo spagnolo e discretamente anche il francese, essendo più tardi cittadina del Principato di Monaco per ovvi motivi fiscali... Tuttavia la maggior parte di queste pellicole girate all'estero non furono mai distribuiti in italia, tranne “la Torre de Piacere” (1955) polpettone storico, in costume medoevale, diretto da Abel Gance, dove la Pampanini era nella parte della corrotta regina di Francia Margherita di Borgogna. Silvana non concretizzò mai nessun contratto invece con Hollywood, anche se le furono fatte alcune proposte. Sempre nel 1955 ebbe molto successo uno dei suoi migliori film, a fianco di Alberto Sordi “la bella di Roma”, per la regia di Luigi Comencini, nel quale fa la parte di una bella ragazza romana, con l'aspirazione ad aprire un ristorante tutto suo, sogno che relizzarà alla fine, dopo una lunga serie di traversie. Si tratta di un buon film-commedia che venne apprezzato molto una decina d'anno dopo, più che al momento dell'uscita nelle sale, quando venne ripresentato in tv.
Silvana Pampanini non conquistò mai nessun premio per le sue interpretazioni cimenatografiche, né in Italia né all'estero e questo, anche se non confessato, fu probabilmente un suo cruccio. Le sue pur dignitose interpretazioni non ebbero nessuna menzione speciale, anche se la sua recitazione non era inferiore a quella di altre sue colleghe dello stesso periodo. Una delle ragioni risiedeva forse nella sua troppa bellezza, che alla fine sovrastava la sua bravura e anche perché i film dell'epoca non le davano modo di mostrare una gamma variegata di personaggi: Silvana era sempre o la bellona, la famme-fatale che faceva incapricciare di sé tutto il genere maschile, oppure la bella e sfortunata eroina di drammi lacrimosi. Un titolo per tutti: “Bufere” (1953) altro tragico polepettone, anche se con un rimediato “happy end”... Però un'altra ragione potrebbe anche essere rintracciata nel fatto che Silvana veniva sempre doppiata, almeno nel periodo di maggiore popolarità, meno che quando doveva cantare, poiché ci teneva a dimostrare le sue doti canore. Prima dell'avvento cinematografico di Sofia Loren, di quasi 10 anni più giovane di lei, la Pampanini fu la bella Italiana più famosa del cinema europeo. Ma se non arrivarono i riconoscimenti alle sue interpretazioni di attrice, intanto fioccavano notizie sui suoi flirt sui rotocalchi... Fra i suoi presunti amori, che lei negò sempre, si parlò di storie con Tyron Power, Orson Welles William Holden, l'ex Re Faruk d'Egitto esule in Italia, il principe erditario dell'Afghanistan Amed Shah Khan, e più tardi anche con Omar Sharif... e questi sono solo i nomi più eclatanti fra gli uomini famosi dell'epoca, ma ce ne furono molti altri, per esempio di vociferò che ci fosse una “aggettuosa amicizia” con Albero Sordi, con cui lavorò spesso, ma anche Albertone smentì, sempre, non sappiamo se per cavalleria o perché davvero fra i due non ci fu storia... Ma anche se Silvana negava sistematicamente tutte le storie sentimentali attribuitele dai rotocalchi, con una certa civetteria, usava dire che aveva avuto più proposte di matrimonio, in vita sua, che mal di testa! Negli anni del suo maggior splendore, la Pampanini fu l'attrice più richiestae più pagata del cinema italiano. Le curve morbide di Silvana, mostrate con maliziosa generosità, il suoi grandi occhi verdissimi, la bocca sensuale, la capigliatura corvina ed una pelle candida e perfetta facevano di lei una donna davvero stupenda, la bellezza italiana per ecccellenza.
Pare che Totò, suo partner in tati film, fosse pazzo di lei e le avesse proposto numerose volte di sposarla, e dato che Silvana aveva sempre rifiutato la proposta si vociferò per molto tempo che la canzone “Malfemmena” scritta dal principe de Curtis fosse a lei dedicata, mentre sembra che egli l'avesse scritta anni prima per la moglie Diana Rogliani. Certamente il fisico prorompente della Pampanini era di grande impatto sullo schermo e lei faceva di tutto per metterlo in evidenza, eppure nella vita privata a parte i filirt più o meno veri, Silvana non ebbe mai amori uffciali. Nella vita reale Silvana voleva dare si sé una immagine che contrastava netteamemte con le parti che recitava sullo schermo. Nelle sue uscite mondane, specie all'opera di Roma e alla Scala, era spesso accompagnate dal padre cui era molto legata, in modo da non dare adito a pettegolezzi... Solo molti anni dopo il suo ritiro dagli schermi, in varie interviste confessò di non assersi mai voluta sposare per rimanere fedele alla memoria di uno sconosciuto fidanzato, estraneo al mondo dello spettacolo, che nel 1952 sarebbe morto un mese prima delle nozze. Nessuno riusci mai a sapere chi fosse stato questo grande amore perduto... Come disse più volte lei stessa. Silvana aveva sposato il suo lavoro ed il suoi pubblico, lavorando al ritmo di quattro film ogni anno Negli anni '60 però, la Pampanini diradò le sue partercipazioni cinematografiche, per occuparsi degli anziani genitori, anche se nel 1964 Dino Risi la diresse nel film “il Gaucho” girato in Argentina, accanto ad uno stepitoso Vittorio Gassman, nel pieno dei suoi successi cxinematografici, in una delle tante commedie all'italiana da lui interpretate. Silvana era ancora molto bella e sembrava quasi impossibile che non volesse più fare del cinema.
Negli anni '70 lavorò ancora in televisione in una trasposizione di un racconto di Flaubert e poi ancora nel 1983 (a 58 anni) apparve in un episodio del film di Sordi “il tassinaro”, nella parte di se stessa, sempre con lo stesso giocoso orgoglio della sua antica bellezza. Sul sedile posteriore del taxi di Sordi Silvana alzava le gonne per mostrare le sue famose gambe, non senza il compiacimento della sua inestinguibile civetteria, che conservo anche in età non più giovanile. Nel 2002 appariva ancora scatenata, per una signora di 77 anni, in “Domenica in” nella quale cantavava e ballava mostrando ancora generosamente le gambe... Più o meno nello stesso periodo partercipava alle trasmissioni di Paolo Limiti che la intervistò più e più volte, interviste nelle quali non dimenticava mai di vantarrsi della sua bellezza “genuina” che non conobbe mai il bisturi del chirurgo estetico, come amava sottolineare. Malgrado la lontananza dai set cinematografici la Pampanini riusci e rimare il monumento di se stessa, curavae la sua forma fisica in aniera quasi maniacale. Parlava volentoeri volentieri dei suoi ammirarori e dei suoi “innamorati” importanti.
Queste erano le sue debolezze, ma anche la sua forza, che anche con l'avanzare dell'età la rendeva sempre sicura di sé, come se avesse sempre venticinque anni. Sentirla ricordare gli aneddoti della sua vita artistica era un fuoco d'artificio di allegria e di vitalità, come se tutto fosse accaduto solo ieri...
Da vera “diva” s tuttavia, durante la sua carriera, eppe conservare intorno alla sua vita personale fuori dal cinema, un alone di mistero, che volle appena un po' diradare solo molti anni dopo il suo ritiro, raccontando di sé, anche se con qualche reticenza.... Pur essendo d'indole estroversa, Silvana seppe sempre difendere la sua intimità da qualdsuai intrusione. In pochi sapevano ad esempio che avesse una sorella, Maria Teresa, appena minore di lei di qualche anno. Nella vita della Pampanini ci fu sempre un contrasto enorme fra la sua estroversione in pubblico e con il pubblico e il segreto gelosamente conservato, sulla sua vita fuori dal set. Non negava mai un autografo né un sorriso ai chi la omaggiava, non si negava mai ai fotografi anche quando la sua bellezza decilnava, ma al tempo stesso c'era la sua vita personale da proteggere. Teneva alla sua fama di donna per bene più che alla gloria cinematografica e pur mostrando anpiamente le sue grazie, nei suoi pagliaccetti e nelle sue guepière, sullo schermo,mai in nessun film la Pampanini si mostrò senza veli. Lei stessa diceva che era molto più sexy accavallare le gambe per lasciare intravedere il bordo di una calza, piuttosto che offrirsi nuda la suo pubblico. La sua educazione di ragazza “seria”, di famiglia aveva sempre fatto parte del suo modo di essere anticonformisticamente puritana, anche da anziana. Seppe conservare la sua fama di diva anche dopo il suo ritiro dagli schermi e non mancando mai ad una prima alla Scala, sempre elegantissima ed ingioiellata, si faveva spesso vedere a Cannes sulla Croisette, in occasione del Festival del cinema, o al Lido di Venezia, spesso richiesta nelle giurie dei concorsi come giurata, si concedendosi con civetteria ai forografi o alla tv, sempre sorridente e sicura di sé..
Nel 1996. pubblicava la sua autobiografia intitolata, non senza orgoglio “Scandalosamente perbene” con quella punta di ironia, forse anche un po' patetica per il mondo dello spettacolo di oggi, nel quale attori e attrici offrono alla stampa tutto di stessi, nel bene e nel male, in tutti i minimi particolari della loro vita privata. Intendiamoci, suo malgrado, neanche lei riuscì a preservare completamente alcune vecende personali che forse avrebbe perferito tacere, ma la sua notietà non lo permise, come quando a seguito di una sua abbastanza breve relazione con il produttore di origine greca Morris Ergas, (poi compagno per quindici anni di Sandra Milo) gli intentò due processi per danni, in quanto dopo la fine della dello loro storia, che comunque Silvana negò sempre recisamente, Ergas aveva cercato di boicottarne la carriera. Di nuovo nel 2004 aveva pubblicato un altro libro “Casta Diva” sulle sua esperienza di attrice, ancora una volta a ribadire la sua assoluta moralità di donna., che in tarda età e al giorno d'oggi, rischiava di farla apparire quasi ridicola, ma Silvana era così, voleva che il pubblico avesse di lei un ricordo assolutamente irreprensibile, da donna di altri tempi. Negli ultimi anni le sue i terviste erano diventate abbastanza imbarazzanti per l'eccesso di autoincensamento che Silvana usava fare di se tessa. Come quanto venne intervistata dalle Iene parallelemante ad Emanuela Arcuri, con le stesse domande poste ad entrambe, sembrava che le divedesserro alcuno secoli di distanza tanto erano diverserse le loro risposte... Fino all'ultimo giorno della sua vita Silvana si fece sempre chiamare “signorina” cosa a cui teneva partcolarmente. Si era sapientemente costruita intorno, la figura della donna intangibile, chiusa come una farfalla nel bozzolo, ma le era rimasto addosso il conformismo borghese dell'estrazione sociale da cui proveniva. Per questo fu più “personaggio” che interprete, la sua bellezza non necessitava di altre giustificazioni per mostrarsi sullo schermo e forse anche per questo non ebbe bisogno di diventare una grande attrice... restando solo una diva.
La vita di Silvana Pampanini e stata lunga e sicuramente ricca di soddisfazioni, non sappiamo se fu anche felice, ma certamente ebbe molto dal destino, grazie alla sua fisicità di bomba sexy del cinema italiano del dopoguerra, d+nella categoria delle “maggiorate” con le sue forme generose, sapientemente mostrate, ma mai più di tanto. Malgrado la tarda età Silvana continuò a curare più possibile la sua forma fisica, continuando a truccarsi sempre da sola e non permettendo a nessuno di mettere mano alla sua faccia, se non quando era stato necessario per il set cinematografico. Nella filmografia ufficiale della Pampanini si contano ben 65 pellicole, ma nel numero non sono comprese quelle girate all'estero e non distribuite in Italia..
Anche per l'ultimo viaggio, ha lasciato precise dosposizioni che sono stata rispettate alla lettera dalla bara bianca, come compete ad una “signorina”, ai fiori anch'essi bianchi sul feretro... Alle suo funerale non c'erano molte persone, anche perché la maggior parte dei suoi colleghi e colleghe l'avevano già preceduta, ma c'erano molti amici di cui Silvana si era circondata per anni, e poi c'erano i romani, non più giovani, che la consideravano affettuosamente un vanto della città, un monumento al passato di un mondo ormai sparito.
Nel 2003 Carlo Azeglio Ciampi la nominò Grande Ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica a compensazione di ciò che il cinema non le aveva mai concesso ufficialmente. Le televisioni come sempre usano fare in simili occasioni. Per un po', manderanno i suoi film che i giovano non conoscono, ovviamente, ma che pure dovrebbero vedere, come documenti di un'Italia, tanto diversa da quella attuale, che è sempre più lontana e dimanticata, forse anche ingiustamente.
Il suol suo pubblico, sempre meno fitto, per ragioni anagrafiche, la ricorderà attraverso i suoi film come la “la bella di Roma”, perché Silvana lo fu davvero!




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