AMINTORE FANFANI E LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE | monika poettinger - Academia.edu
Conclusioni
“The philosophy of history has an impact on our action. In my opinion, many mistakes we are now making in social and political lifeproceed from the fact that, while we have (let us hope) many true principles, we do not always know how to apply themintelligently. Applying them intelligently depends to a great extent on a genuine philosophy of history. If we are lacking this, we runa great risk of applying good principles wrongly -- a misfortune, I would say, not only for us, but for our good principles as well. Forinstance, we run the risk of slavishly imitating the past, or of thinking, on the contrary, that everything in the past is finished andhas to be done away with.”
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Amintore Fanfani attraversa il
secolo breve
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per intero, ne vive i conflitti, le crisi economiche e soprattuttola perdita di fiducia nell´idea di progresso, guida e luce del mondo occidentale in due rivoluzioni industriali.Lo sviluppo economico che sembrava dovesse inarrestabilmente trasportare l´umanità verso un nuovoEden, senza più fatica fisica, carenze alimentari, conflitti sociali, si rivela, invece, un sentiero accidentatosenza una direzione prestabilita. Libera o controllata dallo Stato, corporativa o individualista, fine o mezzodell´azione politica, l´economia è incapace di mantenere quanto promesso. Le divergenze economiche trapaesi si approfondiscono, come i conflitti sociali al loro interno. Sviluppo economico e ricchezza,irraggiungibili per la maggior parte della popolazione mondiale, sono sempre più costosi da mantenereanche nei paesi sviluppati. Impotenza è forse la sensazione che più di ogni altra rappresenta il comunesentire alla fine del millennio. “La ragione di questa impotenza – scrive Hobsbawm - non sta solo nellaprofondità e complessità delle crisi mondiali, ma anche nel fallimento apparente di tutti i programmi,vecchi e nuovi, per gestire o migliorare la condizione del genere umano.”
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Fanfani, da filosofo ancor più che da storico economico, riesce a scorgere dietro questa impotenza ilpersistere e resistere di un portato culturale che è ancora quello delle teorie economiche neoclassiche eliberiste e del materialismo storico. Teorie che rendono l´uomo impotente di fronte all´immutabile e divinooperare di leggi economiche universali o passivo oggetto della dittatura delle condizioni materiali dellaproduzione. Di fronte ad un uomo che ha perso il controllo del suo agire economico, quello di Fanfani è ungrido di ribellione che risuona per tutto il secolo breve, dalle prime opere di storiografia degli anni ´30 finoall´inedito del 1992. Con l´enfasi del predicatore di un nuovo umanesimo, Fanfani richiama l´uomo adesercitare la sua volontà nell´indirizzare le proprie azioni economiche ed a riappropriarsi dellaresponsabilità del progresso economico di tutta l´umanità. Non esita, nemmeno, Fanfani a contarsi tra queipochi uomini che per primi riconoscono in sé stessi un nuovo spirito e secondo esso muovono perrovesciare le teorie precedenti, ormai inutili e dannose. Porta la sua filosofia, la sua storia, la sua economia,il suo uomo nuovo al governo del paese.In
Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?
Fanfani non cerca, allora, solo l´esplicarsi dellavolontà dell´uomo, i fini del suo agire economico, i mezzi a questo scopo immaginati, per i millenni cheseparano la cacciata dal paradiso terrestre al presente, ma rivendica anche cinquanta anni di impegnopersonale nel trasformare in senso solidaristico e partecipativo liberismo ed individualismo, fini ormaiobsoleti. Ricorda, allora,in primis il suo operare nella Costituente perché nel neonato Stato Italiano lapartecipazione dei cittadini e dei lavoratori al processo decisionale politico ed aziendale, fosse caposaldodella carta costituzionale
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. Ricorda l´attività politica sulla scena internazionale, anche come Presidenteell´Assemblea delle Nazioni Unite, in favore di soluzioni partecipative ai problemi di rilevanza mondialecome inquinamento, disarmo ed energia nucleare 141
. Ricorda gli sforzi, quali l´istituzione dell´Enel nel1962
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, per indirizzare l´economia Italiana secondo il principio di economicità, ovvero la capacità diconiugare la massimizzazione del profitto con obiettivi di solidarietà sociale in un dialogo permanente framanager e politici
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. Ricorda, infine, l´impegno in favore di una cooperazione a livello europeo perstimolare l´innovazione industriale nei settori più avanzati
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.Certo, tanto rimarrebbe da fare, tanto, forse, da rifare. Fanfani non esita ad assumersi la responsabilitàdelle scelte compiute: “Del bene e del male che gli Sati moderni hanno concorso a produrre sonocorresponsabili i partiti, che in ciascuno di essi hanno operato. In conseguenza delle correzioni da apportareai sistemi oggi in crisi non possono non essere promotori anche i partiti che in ciascun paese operano. Mapotranno farlo senza essi stessi aggiornarsi in idee, strutture, in azioni, se è vero - come è certamente vero – che le idee sinora da ciascuno di essi diffuse, le strutture di cui si sono serviti, le azioni svolte hannocertamente concorso – o almeno non sono riusciti ad impedire - al manifestarsi della crisi in cui i sistemi sidibattono?”
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.Se i mezzi scelti, tuttavia, possono non avere gli esiti sperati, per proseguire sul sentiero del progressoeconomico e civile, verso la libertà dai bisogni materiali, alla partecipazione di tutti gli uomini alla scelta dinuove idee economiche non c´è alternativa. Le stesse nuove scoperte tecnologiche, i nuovi mezzi diinformazione, permettendo una capillare diffusione della conoscenza e delle notizie, chiamano gli uominiad esercitare la propria volontà in modo consapevole. “La strada è aperta – scrive Fanfani- per passare dallavalorizzazione progressiva delle scoperte fatte e di quelle ancora possibili, a modifiche di vecchi vincoli checiò impediscono, accedendo invece ad aggiornamenti che le nuove conquiste rendono possibili. Cittadini econsociazioni di essi, che perseguono tali obiettivi devono far proprio il primario dovere di dedicarsi adindividuare e modificare le strutture e le istituzioni che ´limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza deicittadini, come enuncia l’art. 3 della Costituzione italiana, potrebbero impedire l'effettiva partecipazione ditutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese´. Si tratta di facilitare ad ogni´cittadino di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività che concorra alprogresso materiale o spirituale della società´. (…)Tutti, ma specie gli articoli tra l’1 e il 5, l’11 e quelli da 35a 47, formulati nel 1947 per definire la Repubblica Italiana democratica, parlamentare, partecipativa,costituiscono la bussola indicatrice di nuove conquiste di libertà, di giustizia, di progresso e di pace”
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.Un grido di ribellione, quello di Fanfani, dunque, che è anche un grido di speranza contro l´impotenza ed ilnichilismo del novecento. Gli uomini hanno la possibilità e la responsabilità di scegliere nuovi fini all´azioneeconomica, affinché gli straordinari mezzi risultati dalla terza rivoluzione industriale generino non solosviluppo economico ma anche progresso umano e civile.
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Amintore Fanfani,
Tre rivoluzioni industriali, due guerre mondiali ed ora?
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