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Discussione: Gli Anabattisti: il pacifismo e la non violenza cristiana

  1. #1
    Ghibellino
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    Predefinito Gli Anabattisti: il pacifismo e la non violenza cristiana

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  2. #2
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Gli Anabattisti: il pacifismo e la non violenza cristiana

    ANABATTISTI

    Essere semplicemente discepoli di Gesù.

    Martirio per annegamento di Maria von Monjou (1552)



    Nel XVI secolo la Chiesa Cattolica esercitava, sin dal Medioevo, il potere di nominare e deporre Imperatori, Re e Principi affermando che, in base al diritto divino, ogni potere, sia spirituale che temporale, doveva essere a lei soggetto. La nascente Riforma Protestante contestava tale principio ma, non riuscendo a liberarsi completamente dalla cultura del tempo, riteneva comunque necessario che le autorità civili tutelassero e proteggessero la Chiesa.


    .Nel 1525 un piccolo gruppo di cristiani, insoddisfatto dalla Riforma ecclesiale introdotta e sviluppatasi nella città di Zurigo, diede origine ad un Movimento dalla storia drammatica e ricca di testimonianze di fede.
    In base al Nuovo Testamento, questo gruppo di cristiani affermava che la Chiesa doveva essere totalmente libera e senza privilegi, separata da ogni potere politico e costituita solo da coloro che, accettando liberamente e per fede Gesù come Salvatore, si fossero impegnati, testimoniandolo formalmente con il battesimo, a seguirne gli insegnamenti e ad imitarlo nella propria vita quotidiana (1Gv. 2:6).
    Le quindici persone che formavano questo piccolo gruppo e che si fecero ribattezzare a Zurigo la notte del 21 gennaio 1525 (tra i quali ricordiamo ConradGrebel, FelixManz e Georg Blaurock) furono senza dubbio i primi “anabattisti”. Questo Gruppo, pur costituendo di fatto una comunità, non ebbe tempo dopo il battesimo dei suoi membri di dare inizio ad una vera vita comunitaria perché, espulso da Zurigo, fu costretto a disperdersi. Ma la dispersione ne fece una pattuglia di appassionati missionari che riuscirono a comunicare il fuoco della loro fede a un numero impressionante di persone di ogni ceto. Specialmente, a quelli popolari degli artigiani e dei contadini che nella loro semplicità sentivano più profondamente le esigenze di giustizia, eguaglianza e novità di vita, annunciate dal Vangelo. (1)
    .I veri motivi della persecuzione
    La libertà di coscienza contenuta nel principio anabattista che la Chiesa fosse costituita solo da persone cheliberamente avessero scelto di seguire Cristo, urtava profondamente contro ogni interesse di potere, sia ecclesiastico che civile.

    Per questi poteri la Chiesa doveva essere chiesa di massa alla quale si apparteneva obbligatoriamente per dovere di nascita e per effetto di un battesimo comunque ricevuto. Gravissime sanzioni erano riservate ai cristiani che per qualsiasi motivo non avessero battezzato i propri neonati. Questo era il modo per costituire quella ininterrotta catenache dava origine alla chiesa di massa e all'obbligatorietà di un'unica religione, quella definita universale, cioè cattolica. Infatti, a partire dall'Editto di Costantino del 313 d.C., la chiesa cristiana (cattolica) era stata dichiarata chiesaufficialedegli imperatori, e da Teodosio, 380 d.C., in avanti chiesa unica e obbligatoria dell'Impero. La legislazione imperiale del IV secolo impose poi il battesimo come rito obbligatorio di appartenenza, comune ed inscindibile, all'unico Impero e alla sua unica Chiesa. (2)



    Il battesimo era quindi considerato un sacramento di stato. Ricevendolo si acquisivano i " diritti civili elementari ", in realtà ben poca cosa (quelli di cui erano partecipi anche i membri privi di diritti politici, come infanti, donne e schiavi), ma contemporaneamente la persona veniva sottoposta formalmente al potere coercitivo sia ecclesiastico che civile.
    In sostanza, una chiesa formata solo da professanti, che necessariamente presupponeva una scelta e quindi la libertà di coscienza, minava ogni potere della Chiesa - sia che fosse cattolica o protestante - mettendo in pericolo anche l’autorità civile che su di lei si appoggiava e trovava giustificazione.
    Sotto quest’aspetto si trovarono concordi cattolici, protestanti e autorità civili.



    I veri principi "rivoluzionari".
    Nel 1527 a Schleitheim i rappresentanti delle nuove Comunità che si erano formate con la predicazione anabattista, si preoccuparono di redigere un “Fraterno Accordo” che, senza voler essere una confessione di fede, aveva come obiettivo di confermare, in sette articoli, i principali Valori evangelici proclamati e vissuti da queste Comunità.



    Poiché questi gruppi, accogliendo il Messaggio di Gesù:



    • battezzavano solo gli adulti, negando ogni validità al battesimo dato ai neonati, che consideravano nullo perché incosciente e privo, quindi, della conversione e dell’impegno personale a seguire Cristo;

    • rifiutavano ogni forma di violenza fisica e morale, sia a offesa che a difesa, tale da giungere alla non resistenza;


    • rifiutavano il giuramento;


    • rifuggivano da ogni potere od onore, rifiutando ogni carica di Governo (le Magistrature), ma consideravano lo Stato un’istituzione divina cui anche il cristiano come cittadino deve scrupolosa ubbidienza, entro i limiti compatibili con l’ubbidienza a Dio e con l’etica cristiana.


    • si consideravano fratelli e sorelle sottolineando la necessità di una piena e profonda solidarietà vicendevole, spirituale e materiale;


    • si consideravano una Comunità di eguali, ove non vi era chi comandava od obbediva ma solo Cristo vivente era la Guida ed il Maestro;


    • riconoscevano e confermavano liberamente i doni “elargiti dallo Spirito” a chi, uomo o donna, veniva chiamato al servizio della Comunità;


    • rifiutavano la necessità di ogni mediazione clericale, poiché solo Gesù è l'unico Mediatore tra Dio e l'uomo;


    • riconoscevano nella Bibbia, per mezzo dello Spirito, la Parola di Dio che consideravano quale unica norma di vita alla luce della figura del Cristo e nell'interpretazione comunitaria;

    era della massima evidenza la necessità, per chi deteneva il potere, di giungere ad una loro pronta e determinata eliminazione.
    Per combattere un nemico, o definito tale, era però indispensabile, ieri come oggi, assegnargli un nome, soprattutto di fronte ad un movimento non strutturato che viveva nella luce della libertà dello Spirito e che, non dandosi altro nome se non quello di sorella o fratello in Cristo, considerava ogni Comunità di professanti la vera Chiesa di Cristo.


    Questo nome fu trovato: “ Anabattisti ” ovvero “coloro che ribattezzano ”.
    Si era ricorsi all’antico Codice Giustiniano, vecchio di oltre mille anni, e fu considerata una scelta geniale. Ribattezzare, nell’antico Codice, era un reato che prevedeva la pena di morte (CJ 1. 6. 2.) in quanto la religione cristiana e cattolica era unica e obbligatoria. (3)
    Fu lo strumento ideale per una persecuzione violenta, rapida, terrorizzante, priva di ogni tutela giuridica. Tale strumento si rivelerà ben presto non solo della massima efficacia, ma soprattutto consentirà di raggruppare sotto il nome di “anabattisti” ogni movimento dissidente: dai seguaci di profeti visionari, agli spirituali, ai millenaristi e violenti chiliasti rivoluzionari di Münster....
    Con abile propaganda si riuscì anche a mistificare e ad occultare le vere caratteristiche di un Movimento pacifico e non resistente che proclamava (in nome di Cristo e con secoli d'anticipo)il diritto alla libertà religiosa e di coscienza, la netta separazione tra la Chiesa e lo Stato ed il rifiuto assoluto (anche a costo della vita) dell'uso di qualsiasi tipo di violenza, sia a offesa che a difesa. A quel tempo, queste idee e comportamenti erano considerati veri e propri principi "rivoluzionari"(e molto spesso lo sono anche oggi !).


    Ora la caccia era iniziata: non potevano esserci “ anabattisti ” !
    Ci pensò l'Imperatore Carlo V a formalizzarla e a renderla ancor più veloce. Così il 12 aprile 1529 promulgòl'editto di Spira, approvato sia dai cattolici che dai luterani:

    " Ogni anabattista, ribattezzato per aver raggiunto l'età della ragione, uomo o donna che sia, deve essere condannato a morte, sia con la spada, sia con il fuoco, sia con ogni altro mezzo, senza alcun processo preliminare " !
    Ma anche questo non fu considerato sufficiente e si stabilirono taglie su ogni anabattista catturato. Nacquero così i famigerati cacciatori di taglieche, per decenni, assetati di danaro e instancabili, imperversarono in tutto l'Impero.
    Chi non riusciva a fuggire, abbandonando ogni cosa (ed il problema era dove fuggire) era catturato, torturato ed ucciso.



    Migliaia e migliaia di cristiani, in tutta Europa, testimoniarono con la sofferenza e con il proprio sangue di fronte ad altri “cristiani”, la loro fedeltà al Vangelo di Gesù.
    La mistificazione storica sull’Anabattismo (4) è stata così profonda e astuta che nonostante i numerosi e approfonditi studi apparsi nell’ultimo secolo, che hanno svelato il vero volto dell'anabattismo, spesso ancora oggi, si vogliono identificare gli anabattisti con il profeta rivoluzionario Thomas Muntzer e con i visionari, sanguinari ed esaltati chiliasti rivoluzionari di Münster di cui Jan Matthis fu il Profeta dell'Apocalisse.
    E' il peggior insulto che può essere fatto a questo movimento che rivendicò la netta separazione tra lo stato e la chiesa, la libertà religiosa e di coscienza, e fece della non violenza e della non resistenza la propria bandiera di fedeltà a Cristo.
    Roberto Derossi


    NOTE:

    (1) Mentre gli anabattisti iniziavano il loro cammino, dopo la "rottura radicale " con la chiesa di stato, annunciando un messaggio di autenticità cristiana e di pace, in altro contesto e in altro luogo si stava consumando e si concludeva, a Frankenhausen, il dramma della cosiddetta guerra dei contadini. Essa terminava, dopo oltre un anno di rivendicazioni sociali e di sommovimenti, non con la battaglia di Frankenhausen ma con il macello di Frankenhausen, perché i contadini e i borghesi che si erano radunati più per manifestare che per combattere, alla prima cannonata, si dettero alla fuga terrorizzati, caricati senza pietà dalla cavalleria dei principi fin sotto le mura della città. Delle ottomila persone che si erano radunate, ne furono così uccise 5000 mentre il loro ultimo allucinato profeta e condottiero ThomasMuntzer veniva decapitato il 27 maggio 1525.
    (2) Cfr. Elena Brambilla, La giustizia intollerante, Carocci, Roma, 2006, pagg. 15 e segg.
    (3) Il ribattesimo veniva vietato con rescritto di Teodosio del 413 d.C., che dichiarava delitto punibile con supplicium il ricevere o impartire un battesimo dopo averlo ricevuto in una chiesa cristiana secondo la formula ufficiale. Il rescritto teodosiano passava nel Codice giustinianeo con l'aggiunta che, laddove Teodosio aveva parlato solo di supplicium, qui si precisava ultimum supplicium ossia pena di morte: "Si quis rebaptizare quempiam de mysteriis catholicae sectae fuerit detectus, una cum eo qui piaculare crimen commisit ( si tamen criminis per aetatem capax sit, cui persuasum sit) ultimo supplicio percellatur. * honor. et theodos. aa. anthemio pp. * [a 413 d. xii k. april. constantinopoli lucio cons.] cfr. Codex Theod.16.6.6pr." (CJ. 1.6.2.) Vedi anche: E. Brambilla, La giustizia intollerante, Carocci, Roma 2006 e U. Gastaldi, Storia dell'Anabattismo, Claudiana, Torino 1981, Vol. I, pag. 221.
    (4) Per secoli, gran parte della mistificazione storica si deve al libro DerWidertäufferenUrsprung (L'Origine degli anabattisti) di Heinrich Bullinger 1504-1575), successore di Zwingli a Ginevra e acerrimo nemico degli anabattisti. Comparso nel 1560, costituiva la sintesi di tutte le calunnie e falsità sino ad allora addossate agli anabattisti dalla loro comparsa nel 1525. L'opera di Bullinger (molto polemica e ben poco storica), tradotta in latino e ampiamente diffusa, venne considerata l'ultima e definitiva parola sull'anabattismo. Chi voleva parlare di anabattismo e della sua (falsa) origine - sia che fosse un cattolico o un protestante - doveva rivolgersi a questo testo.... (cfr. U. Gastaldi, op.cit. I,pag. 37 e segg.).
    P.S.: - Una citazione particolare deve essere riservata anche all'opuscolo "TumultuumAnabaptistarumliberunus" di Lamberto Monforzio (Lambertus HortensiusMonfortius), pubblicato nel 1548 e successivamente più volte riedito. In questo misero pamphlet di una cinquantina di pagine, si prende spunto dalla cronaca dei fatti di Münster, per spacciare falsità e calunnie per verità storica e attribuire ogni male possibile agli anabattisti, fingendo di non sapere che era un principio fondamentale della loro fede cristiana, non solo il rifiuto assoluto di usare le armi sia a offesa che a difesa (principio di non-resistenza), ma anche quello di rifiutare la carica di Magistrato (cioè politica e/o giudicante). Evidentemente a Münster ci si trovava di fronte a un Gruppo visionario, rivoluzionario, millenarista e violento che nulla aveva a che fare con l'anabattismo. Ma,tant'è, per i suoi nemici (si tenga presente che l'Editto di Spira era del 1529, quindi sei anni prima di Münster!) si presentava un'ottima occasione per poter meglio calunniare e colpire questo Movimento, come si dimostrò nei mesi ed anni successivi. Si deve citare questo opuscolo in quanto, purtroppo, in Italia la conoscenza e la descrizione degli anabattisti si è fondata, per oltre un secolo, sulla sua traduzione, avvenuta nel 1861, e che, a maggior mistificazione storica, ne modificò anche il titolo in "Gli Anabattisti", volendo identificare, con ciò, l'anabattismo con quanto era accaduto a Münster. A peggiorare le cose, la traduzione fu recensita prontamente e con somma ammirazione dallaCiviltà Cattolica dello stesso anno, alla pagina 346 !



    Bibliografia



    Per la storia dell’Anabattismo si veda:
    - Ugo Gastaldi,Storia dell’Anabattismo, Vol. I e II., Ed. Claudiana, 1972-1981. (Su MelchiorHofmann, ivi pag. 291 e segg., su Munstere i neo-Melchioriti, ivi pag. 511 e segg. )
    - Fritz Blanke,Fratelli in Cristo, Storia della più antica comunità anabattista Zollikon 1525 ., Ed. Il Seminatore 1989
    Per la Cristologia Anabattista si veda:

    - NealBlough,ChristologieAnabaptiste., Ed. Labor, 1984 (In francese).
    Per un parziale e difficoltoso recupero della verità storica, si veda (anche su questo sito):

    Rapporto del dialogo Mennonita/Cattolico "Chiamati insieme ad essere costruttori di pace" (2003).


    Anabattismo
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  3. #3
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Gli Anabattisti: il pacifismo e la non violenza cristiana



    Amish: storia e regole per diventare uno di loro!

    Gli amish sono curiosi, silenziosi, restii al dialogo. Ma chi non ha voglia di scoprire tutti i loro segreti? Sono stata due volte inPennsylvania, una volta durante il giro in New England e poi alla fine del secondo coast to coast e lo ammetto: sono andata a caccia di amish.
    A dir la verità la cosa più curiosa è che li abbiamo cercati tanto durante il giorno, per poi trovarne una marea la sera da Walmart… Ma questa è un’altra storia.
    Nelle mie lunghe peregrinazioni sono riuscita però a trovare un libretto (Survivor Amish) con spiegato tutto quello che si può sapere su questo popolo. In questi post ho cercato di riassumere i contenuti, integrarli con racconti personali e soprattutto… Far scoprire questo strano mondo.
    Storia degli Amish – come sono nati?
    Per capire le loro origini bisogna tornare alla decade prima del XVIII secolo: la chiesa amish cominciò a formarsi nel 1693 quando Jakob Ammonn si staccò dalla chiesa già protestante dei mennoniti (anabattisti alsaziani), per andare a formare il suo movimento religioso.
    In pratica nel 1517 parte la riforma protestante con l’affissione delle tesi di Lutero a Wittenberg (per favore chiamatelo Lutèro e non Lùtero come ho sempre fatto io): uno dei 3 protestanti riformatori più rivoluzionari della chiesa fu Calvino (Giovanni, non Italo, che quello era più impegnato qualche anno dopo a scrivere capolavori che la gente si tatua addosso), e dalla sua chiesa riformata si generò il movimento anabattista, che sarebbero poi diventati mennoniti. Perché erano contro la Chiesa di Roma? Perché concepivano la religione (e la chiesa) svincolata da poteri temporali oltre che pacifista e “cosciente” visto che battezzavano le persone solo una volta adulte. E’ chiaro che erano un po’ una rottura per la “spiritualissima” chiesa di Roma. Ecco in che terreno nascono gli Amish.
    Perché Jakob Ammann decise di “dividersi dai già divisi e riformati e cambiati di nome” (lo so, si sta facendo complicata)? Il motivo è un po’ assurdo. Ma bisogna fare un passo indietro.
    Una delle comuni pratiche di queste comunità quando qualcuno fa qualcosa di male e deve essere punito è il cosiddetto “shunning“, che è più o meno traducibile con “t’ignoro”: in pratica tutta la comunità decise che va applicato questo atteggiamento per punire una persona che non ha rigato dritto. Non si può sedere a tavola con gli altri, non può portare in giro nessuno con il suo carretto, nessuno può accettare nulla da questa persona in nessuna maniera. L’esclusione totale come correzione dei comportamenti sbagliati, da usare rigidamente finché il soggetto in questione non si fosse pentito.
    Quindi Menno Simons (della chiesa originaria dei mennoniti) ha detto “dai, cerchiamo di non fare troppo i rigidi”, Jakob Ammann gli ha risposto picche e se n’è andato in campagna a formare il suo movimento.
    Questa frattura ha portato allo svilupparsi dei due religioni parallele: gli amish (che poi sono migrati) e gli svizzeri mennoniti.
    In molte cose sono simili, ma ovviamente variano nell’interpretazione e nell’insegnamento della Bibbia.
    Quindi, in pratica, ci sono gli anabattisti (quelli originali), gli amish (quelli estremisti) e i mennoniti (che sono più liberali). Ma sempre nell’ambito di un conservatorismo piuttosto estremo.
    Ok, ho finito la spiegazione di questo garbuglio. Questa difficoltà in realtà ce l’ho solo quando devo spiegare la mia famiglia multietnica.
    All’inizio del 18° secolo alcuni nuovi membri abbandonarono la terra natale si trasferirono in America. scegliendo la Pennsylvania come casa natale, continuando a usare – ancora oggi in molte comunità – la lingua natia. Il non scritto Pennsylvania Dutch.
    Etnicità amish
    La maggioranza della gente che si definisce amish ha origine tedesca, ma alcuni hanno sangue svizzero tedesco: il termine amish non identifica l’etnicità, ma piuttosto la fede religiosa che accomuna il gruppo, e se uno vuole passare da essere amish a mennonita (e viceversa) si può fare… Ovviamente le transizioni sono molto più semplice dai rigidi ai più liberali.
    Tecnicamente tutti i membri della fede amish devono essere battezzati e accettati della chiesa – anche se sono cresciuti nella comunità – e questo avviene di solito tra i 16 e 25 anni, per potersi poi sposare con un altro membro sempre amish e battezzato… Ovviamente di sesso opposto.
    Rapporto con il mondo moderno – Cosa succede se un amish fa del casino?
    Attraverso i secoli lo stile di vita amish è stato costante: gli amish hanno un forte rigetto al cambiamento, specialmente se va contro al tessuto della loro struttura sociale.Mentre il mondo attorno continua ad avanzare gli amish, spesso si sono raccolti insieme e hanno fatto petizioni al governo USA per le esimersi dai regolamenti e dalla politica.
    Gli amish a causa del loro stile di vita riservato generalmente preferiscono gestire i propri conflitti internamente: tuttavia quando il conflitto richiede assistenza dal mondo esterno, non si lamentano troppo dell’ingerenza esterna. Ma diciamocelo, raramente si parla di crimini commessi dagli amish.
    E qui arriva la parte migliore, quella che mi ha incuriosita, mi ha fatta sobbalzare per la prima riga mentre leggevo. Nel settembre 2012 un piccolo gruppo di amish in Ohio furono accusati, arrestati, processati e condannati per aver orchestrato un attacco contro alcuni membri della congregazione.
    Stavano tramando un “beard – cutting attack”. Tramavano di tagliargli la barba.
    Follia.
    A quanto pare la percentuale di crimini è generalmente bassa o inesistente: non si sa se è per la loro struttura sociale, per la mancanza di influenze esterne o semplicemente perché le cose se le risolvono da sole e quindi sono fuori dalle statistiche.
    Popolazione: diversità e densità
    Diversamente da quanto si può pensare comunemente (e da quanto ci propinano i reality che parlano di amish dai solidi addominali e dallo sguardo languido che si danno alla pazza gioia) gli amish non sono un gruppo religioso in diminuzione: anzi, hanno un’altissima percentuale di gente che rimane dentro la comunità: l’ultimo censimento vuole che siano in crescita, sono circa 200.000 in tutto il territorio nazionale.
    Ma calcolando la rapidità di procreazione in questo momento potrebbero essere 250.000. Puff. E’ un attimo. Ovviamente non praticano nessun tipo di controllo sulle nascite: hanno una media di 7 figli per coppia (se lo dite ad un cinese potrebbe svenire!) e sono ovviamente contro la manipolazione genetica, l’inseminazione artificiale, la ricerca sulle cellule staminali e l’aborto, perché considerano tutto questo contro il loro modo di vivere. Cioè, tutto questo nel 1700 non esisteva, quindi la questione si chiude qui.
    Si sposano giovani, procreano tantissimo. E’ chiaro che nel loro mondo non ci sono televisione, Netflix o serie tv.
    Anche se crescono come numero, però, non si espandono geograficamente: tutte le nuove famiglie che si formano, vanno spesso a creare una nuova comunità in una terra fertile vicina a quella di origine: è piuttosto chiaro che per loro la comunità è tutto.
    Questi gruppi di solito si trovano e sono cresciute nella parte est degli USA ma attualmente si stanno espandendo anche nel midwest, come in Iowa, chiaro segno che si stanno espandendo un po’ ovunque.
    The founder effect
    Essendo tutti discendenti di un gruppetto di 200 persone, e volendo fortemente rimanere un gruppo chiuso. gli amish hanno un altissimo tasso di stramberie mediche e genetiche, problemi dovuti ovviamente al continuo mix degli stessi geni: se ti sposi tua cugina che in realtà è la zia di tua mamma, è chiaro che Mendel prende lla pubblicazione della sua teoria dei piselli rossi e rosa e ne fa mangime per caprette.
    Problemi metabolici, nanismo, malattie imbarazzanti: tutto questo viene interpretato come volere dio non prevenibile né prevedibile.
    Interessante però che alcuni amish si siano sottoposti ad esperimenti medici, per capire tutte le varietà genetiche e per poter lavorare con problemi come l’alzheimer o il Parkinson.
    Volete entrare in una comunità amish? Ecco alcune cose da sapere.
    Il primo limite è sicuramente la lingua. Parlano inglese, ma è fondamentale imparare il Pennsylvania Dutch, che a differenza di quello che si pensa è un dialetto che si è sviluppato dal tedesco (Alsazia) e non ha origini olandesi. Si può apprendere la lingua ascoltando, cercando il dialogo e chiedendo traduzioni e addirittura richiedere un tutor all’interno della comunità che ti segua nell’apprendimento.
    Ho trovato un traduttore/vocabolario che traduce le parole dall’inglese: molte sembrano proprio tedesche, solo bisogna buttarci un’altra manciata a caso di consonanti e doppie.
    Per essere amish bisogna dimenticarsi ogni comfort: no acqua corrente, no elettricità. Ci pensate a quanto usiamo queste due meraviglie del mondo moderno? Nelle loro comunità bisogna riscoprire la meraviglia di pozzo e pompa a mano per ogni necessità: pranzo, bagno, lavaggio vestiti. Ah, ovviamente il bagno è esterno alla casa.
    Per riscaldarsi alcune comunità hanno deciso che si può utilizzare anche il gas naturale, altrimenti, per tutto il resto c’è la legna che va ovviamente fatta nei boschi, spaccata e impilata in cataste.
    Dimenticatevi iphone, ipad facebook e twitter: è proibito l’uso del telefono personale anche se fisso. Alcuni distretti hanno un telefono pubblico comune… Ma ovviamente solo per le emergenze!
    Se vi volete spostare dalla comunità e andare a fare la spesa in un supermercato amish o in chiesa, è il caso che trovate il modo di comprarvi un carretto da attaccare ad un cavallo: potete anche agganciarci dei vagoncini per trasportare la roba. A piacere.
    Se proprio avete urgenza di andare in un posto lontanissimo non raggiungibile a cavallo si può noleggiare un autista con auto che vi porti: ma solo in casi rari. Gli Amish vietano con rigore l’auto (non tutti, mi è capitato spesso di vederli guidare!) perchè davvero renderebbe molto più accessibile il mondo esterno, e sicuramente rovinerebbe la quiete delle comunità.
    Come acquisire della terra?
    Prima di tutto per fare il primo passo nelle comunità, generalmente gli outsider vengono ospitati per un periodo da un membro rispettato della comunità, finché non vengono socialmente accettati. Il tempo di accettazione varia, dopo la notifica di accettazione (che comprende l’essere battezzato), il processo di stabilizzazione comincia.
    Passo primo? Comprare un pezzo di terra. Dev’essere abbastanza grande per casa e fienile oltre ad avere spazio per gli animali, e ovviamente non deve essere troppo lontano dalla comunità (massimo 15/20 km).
    In realtà è tutto molto più complesso di così, ma magari approfondirò in un altro post legato alla legge che li regola.
    Adattarsi ai vestiti tipici
    Anche se nessuno si è mai messo a fotografare i cinesi che sono vestiti tutti di grigio e blu praticamente tutti uguali, gli amish sembrano davvero molto stravaganti rispetto a qualsiasi altro gruppo riconoscibile per “vestiti”. Si vestono tutti uguali per per modestia: l’individualità che gli outsider esprimono con la moda, qui è – ovviamente – disapprovata.
    Non ci sono uniformi, ma solo un unico dress code non scritto che ha la finalità di limitare vanità e invidia. I loro vestiti semplici sono la rappresentazione del loro semplice stile di vita.
    Tessuti durevoli, colori basici. Gli uomini indossano pantaloni senza tasche dal taglio dritto, non indossano cinture (ma sì alle bretelle), camicie senza colletti sotto giacche classiche. Gli uomini devono essere rasati di fresco finché non si sposano, dopodiché è richiesto che la barba venga fatta crescere, mai baffi sono proibiti.
    Le donne indossano vestiti senza disegni che le coprono dal collo ai piedi, sono richieste le maniche lunghe e un gigantesco grembiulone. I gioielli non sono permessi.Oltretutto ho scoperto grazie a Claudia, i bottoni sono concessi solo alle donne nubili, alle altre “cordini come nel medioevo”.
    I tagli di capelli quando sono necessari, vengono fatti solo da un barbiere amish, le donne devono avere o le trecce o la cipolla e devono coprire i capelli con un berretto o un cappello da preghiera che rappresenta la loro sottomissione a Dio.
    Le donne hanno perennemente i capelli zozzi, aggiungo io.
    Mi sono ritrovata più volte dietro delle donne amish e devo ammettere che il loro stile di vita frugale e i loro lunghi capelli vanno un po’ in collisione: lo shampoo a quanto pare non è ancora stato inventato nel loro mondo e la cenere mischiata a terriccio (invento!) non è sicuramente un buon modo per sgrassare quelle teste fortunatamente coperte dal quelle cuffiette.
    Fotografie… No grazie!
    Gli Amish come grandi osservatori della bibbia, si astengono dal fare fotografie a sé o a membri della famiglia perché credono fortemente che siano solo immagini per la tomba (a quanto mi risulti ai tempi di Gesù la polaroid non era ancora stata inventata). Inoltre credono anche che le fotografie promuovano la vanità,che è una pratica peccaminosa.
    A seconda della comunità le fotografie fatte dagli esterni possono essere permesse solo se sono prese “naturalmente” in un set non artificiale e non in posa, ma anche se è concessa meglio non prendere la piena faccia di un amish (è sempre buona norma non stalkerarli o assalirli… Ma forse questa è una buona norma in generale). Alcune comunità hanno aggiustato le loro policy sugli scatti, ma la faccia deve essere comunque coperta da mani o cappello.
    Costruisci il tuo fienile!
    Molto bene. Ti sei comprato il tuo carretto? Ti sei fatto crescere la barba? Hai indossato le tue simpatiche bretelle? Credi in Dio tantissimo? Sei pronto per essere accettato da tutti!
    La cerimonia di consacrazione nella comunità è chiamata comunemente frolics, ed è il momento in cui tutti i membri della comunità volontariamente ti aiutano a costruire casa (o principalmente il fienile) e tutti insieme allegramente ci si smazza il lavoro unendo l’utile al dilettevole. Questi eventi si usano principalmente per socializzare.
    Gli uomini portano i pesi e si occupano di tutto il processo costruttivo e, volendo, possono mettere a disposizione i loro animali da soma. Tutti possono regalare materiali, ma fondamentalmente regalano tempo e fatica. I più giovani fanno i galoppini e portano ai vecchi i materiali e si assicurano che tutti gli equipaggiamenti siano tutti in ordine.
    Le donne partecipano cucinando e occupandosi dei bambini. E’ tutto volontario, ma la partecipazione è obbligatoria. Sì, lo so che in questa frase c’è un controsenso. Tutto questo ha l’incredibile scopo di promuovere la comunità e ad evitare l’abbandono.
    In conclusione.
    Non è facile aggregarsi, e se non si rispettano si viene puniti con lo shunning come misura correttiva per chi non prende seriamente ogni aspetto della vita amish.Se te ne vai, oltretutto, ti potrebbe essere impedito di entrare in qualsiasi altra comunità amish. Perché come si dice “il paese è piccolo e la gente mormora” e su sta roba gli amish non scherzano.
    Ma se fai il bravo, rispetti le regole, mangi tutti i loro papponi di mais puoi tranquillamente diventare un membro rispettato della comunità e anche tu un tranquillo cittadino del 1700.

    Paola Annoni

    Amish: storia e regole per diventare uno di loro! | Scusate io vado




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    Predefinito Re: Gli Anabattisti: il pacifismo e la non violenza cristiana

    Mennoniti, Amish, Hutteriti,

    ma chi sono questi anabattisti ?

    di
    Roberto Derossi


    Erano trascorsi appena quattro anni dalla loro nascita quando venne stabilito che tutti gli anabattisti, uomini o donne, giovani o vecchi, sani o malati, fossero immediatamente condannati a morte, senza alcun processo, ed i loro figli, non ancora giunti all’età della ragione, prelevati e forzatamente educati alla religione cattolica o protestante.

    L’imperatore Carlo V, il 12 aprile 1529, promulgava infatti, l’ Editto di Spira, con il quale si stabiliva, per tutto l’Impero, che:


    " Ogni anabattista, ribattezzato per aver raggiunto l'età della ragione, uomo o donna che sia, deve essere condannato a morte, sia con la spada, sia con il fuoco, sia con ogni altro mezzo, senza alcun processo preliminare "

    Per quasi cinquecento anni gli anabattisti sono stati demonizzati, perseguitati, braccati, torturati, e uccisi. Oggetto d' inamissibile mistificazione storica, furono accusati assurdamente dei più orrendi misfatti: della guerra dei contadini (ma se non erano ancora nati !) e della creazione del violento Regno di Munster (ma se aborrivano ogni tipo di violenza, anche a difesa, rifiutavano ogni carica politica e rivendicavano la libertà religiosa !).
    Queste vittime cristiane, emigranti loro malgrado, erano sempre alla ricerca di un rifugio, da un regno all’altro, sperando in tempi migliori.
    Non male per questi cristiani erranti, definiti anabattisti, che facevano, dell’amore fraterno verso qualunque persona e della non violenza e non-resistenza la loro bandiera, provvisti dell’unica arma loro consentita: la fuga!


    L’origine delle Chiese anabattiste nel Nord America e l’immigrazione dall’Europa.



    Molte persone, che ignorano la storia dell’anabattismo, quando si trovano nel Nord America, di fronte agli anabattisti odierni, cioè ai mennoniti, agli amish o agli hutteriti, nell’osservare il loro modo di vita, le loro usanze, il loro vestire, il loro parlare e lo scrupolo nel rispettare le regole della Comunità, sono portati a giudicarli persone quantomeno “eccentriche” o “fuori dal tempo”. (*)
    Se vogliamo però comprenderli, dobbiamo prima di tutto soffermarci su quanto si trova scritto nella Bibbia:


    “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.” (1Gv. 2: 15-17)

    E inoltre:
    “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.” (Romani,12:2).


    L’impegno nella separazione dalle opere malvagie del mondo, e nel “Non conformatevi…”, è sempre stato tenuto in alta considerazione da tutti gli anabattisti, sin dal loro sorgere. I dolorosi e drammatici eventi sperimentati ed ancora vivi nella memoria collettiva di tutti i discendenti anabattisti, hanno poi ulteriormente influenzato questa inevitabile esigenza di separazione, che si è dimostrata indispensabile per la loro sopravvivenza.

    Separazione dal mondo,
    come testimonianza cristiana e salvaguardia dell’identità.


    Nel corso dei secoli, gli anabattisti hanno sentito, in modo più o meno confuso, che il loro unico mezzo per sopravvivere implicava forzatamente il vivere separati dal mondo. Da qui l’origine di comportamenti collettivi che hanno coniugato le esigenze spirituali della vita cristiana a quelle della identità da salvaguardare scrupolosamente, a difesa della comunità.
    Mentre si assiste a una sostanziale invariabilità nelle norme spirituali rivolte alla testimonianza di fede, quelle relative all’identità da salvaguardare si sono evolute, più o meno lentamente, nel corso degli anni. Così è stato, ad esempio, anche per gli Amish old order quando, alcuni decenni or sono, nacquero gli Amish new order, i quali, mentre da una parte accettavano alcune conquiste tecnologiche come la luce elettrica, il telefono ed il trattore, dall’altra sviluppavano una morale più severa e attenta ai fenomeni moderni.

    Se testimonianza di fede e sopravvivenza hanno rappresentato le due esigenze fondamentali per giustificare la “separazione dal mondo”, un terzo elemento ha avuto un ruolo importante nella difesa di quelle tradizioni della fratellanza d’origine che ancor oggi possiamo constatare, spesso con sorpresa, in alcune comunità. Ci riferiamo al ruolo avuto in questa salvaguardia dalle loro colonie agricole.
    La grande maggioranza degli anabattisti che giungevano in America erano agricoltori e allevatori ed erano indotti a preferire le immense terre incolte dove speravano di poter vivere con il loro lavoro, in pace e libertà. Poiché i loro trasferimenti avvenivano sempre in gruppi di famiglie unite da vincoli comunitari, nei luoghi isolati dove si stabilivano molto spesso costituivano delle colonie alla cui base non v’erano che le norme etiche e la visione di vita della loro fratellanza d’origine. Queste norme si dimostrarono fondamentali per lo sviluppo, l’armonia e il progresso della comunità, e utili a tutelarne l’identità religiosa e la “separazione dal mondo”.


    L’emigrazione dall’Europa

    Tra il 1683 e il 1945, a seguito del perdurare delle persecuzioni e soprattutto ll'introduzione progressiva della leva obbligatori nei vari stati, la quasi totalità degli anabattisti europei è emigrata, soprattutto nell’America del Nord.

    Il primo gruppo, di appena 13 famiglie di origine olandese, partì nel 1683 da alcune località del Basso Reno per raggiungere la Pennsylvania. A queste. nel ventennio successivo, si aggiunsero, provenienti dal Palatinato e da Amburgo-Altona, altre 40 famiglie anch’esse per la maggior parte di lingua olandese.
    Dal 1707 ci fu un continuo flusso di anabattisti provenienti da ogni parte d’Europa, flusso che ebbe termine solo nel 1945. In Europa rimasero a testimoniare l’anabattismo, solo poche migliaia di credenti dislocati soprattutto in Olanda, Germania, Francia e Svizzera.
    Si calcola approssimativamente che dal 1683 al 1945 siano emigrati negli Stati Uniti e in Canada oltre 55.000 mennoniti, 7000 Amish e 1500 Hutteriti.
    Oggi negli Stati Uniti e nel Canada i Mennoniti ammontano a oltre 500.000, gli Amish a oltre 200.000 e gli Hutteriti a circa 45.000, affratellati in circa una cinquantina di gruppi, ognuno dei quali con un numero di aderenti estremamente variabile.
    E’ molto significativo che la maggior parte dei discendenti degli anabattisti del XVI secolo sia emigrato nell’America settentrionale. Se si considera attentamente la loro storia, dietro questo fenomeno non vi è stata la spinta della miseria e dell’avventura. Altre sono state le loro necessità:
    - In primo luogo il bisogno di libertà, della libertà fondamentale che è quella della coscienza, che non può essere libera se si è costretti ad accettare limitazioni e compromessi.
    - In secondo luogo l’impossibilità di conciliare il fondamentale principio anabattista della non-violenza con l’introduzione, da parte dei moderni stati europei, del servizio militare obbligatorio.
    - In terzo luogo il fatto che l’America si dimostrava non solo tollerante rifugio per i perseguitati, ma anche pronta ad accogliere chi voleva vivere un modello diverso di vita comunitaria.


    Testimonianze caratteristiche

    Ovviamente non è questa la sede adatta per narrare la storia degli eventi e dell’evoluzione delle comunità e dei gruppi anabattisti nel corso di questi cinquecento anni dalla loro nascita o dal loro arrivo nel nuovo mondo. Si cercherà molto più semplicemente di tracciare un identikit delle tre principali fratellanze, sorvolando necessariamente sulle molte e diverse particolarità presenti nei vari gruppi. E’ necessario, infatti, prendere conoscenza che per gli anabattisti ogni Comunità o Chiesa locale è la vera chiesa, perché essa è una realtà che può sussistere e cominciare in ogni punto dello spazio ed in ogni momento del tempo, in quanto si fonda sul Cristo della fede e sull’amore fraterno, senz’altra mediazione ed autorità che quella pura, semplice e sola della sua Parola (Ugo Gastaldi).
    La specificità della Comunità locale è quindi motivo di ricchezza e non di divisione con le altre chiese sorelle.

    Ognuna delle tre fratellanze che costituiscono formalmente l’anabattismo, sia per motivi storici che di testimonianza evangelica, sembra abbiano ricevuto una vocazione a sottolineare un particolare Valore Evangelico tra quelli caratteristici vissuti dagli anabattisti. Per tutte le Fratellanze l’identità anabattista si fonda sui sette articoli del Fraterno Accordo di Schleitheim del 1527, ma si può osservare che ogni Gruppo ha evidenziato, per sottolinearli, alcuni particolari valori:

    i Mennoniti quello missionario e caritatevole.
    Per i Mennoniti è importante vivere nel mondo (senza tuttavia essere del mondo) per meglio adempiere, come facevano i primi anabattisti, al dovere di annunciare ovunque il Vangelo. E’ un annuncio da realizzarsi con il proprio comportamento non disgiunto da un fattivo amore verso qualsiasi persona, specialmente bisognosa. Poiché sono convinti che l’amore deve concretizzarsi in modo generoso, intelligente e totalmente disinteressato, hanno creato, sparsi nel mondo, innumerevoli centri assistenziali di ogni tipo e inventato e promosso, sin dal 1945, quello che oggi conosciamo come il Commercio equo e solidale a favore del terzo mondo. Il tutto coordinato sapientemente dal Comitato CentraleMennonita (MCC). La loro evangelizzazione ha dato buoni frutti, poiché nel mondo i Mennoniti sono oggi oltre un milione e mezzo di cui il 60% nel terzo mondo!

    gli Amish quello della non conformità allo stile di vita del mondo, congiunto ad una rigida etica.
    Per evitare di vivere come vive il "mondo malvagio" è il motivo per il quale rifiutano alcune, o molte, delle innovazioni e comodità moderne, accettando un’austerità di vita e un abbigliamento uniformemente povero, usando la lingua delle origini e limitando gli studi a quanto necessario. E’ la testimonianza, anche missionaria, di una fedeltà di vita che vuol sottolineare i principali valori etici dell’insegnamento cristiano;

    gli Hutteriti quello dell’amore vicendevole, nella comunione dei doni spirituali e materiali.
    L’esigenza di manifestare l’amore fraterno, come insegnato dal Vangelo, si concretizza in un completo comunismo dei beni, illuminato dalla figura di Cristo, affinché nessun fratello possa trovarsi nel bisogno e la comunità possa essere tangibile segno e anticipazione del nuovo Regno di Dio in Cristo.


    MENNONITI, AMISH, HUTTERITI,
    perché non ANABATTISTI" ?

    Abbiamo notato che tutte le Fratellanze, da un punto di vista dottrinale, si riconoscono nel Fraterno Accordo diSchleitheim del 1527. Le differenze che sussistono tra una Fratellanza e l’altra e all’interno delle stessa Fratellanza sono dovute, oltre al rispetto più o meno rigido delle tradizioni del gruppo di origine, a diverse sensibilità nell’interpretare la separazione dal mondo e il diverso modo di rendere concreta la testimonianza dei diversi valori evangelici.
    Una delle caratteristiche teologiche principali e irrinunciabili degli anabattisti fu il loro profondo e assolutocristocentrismo che li indusse a considerarsi non solo dei credenti nel Cristo vivente ma soprattutto suoi discepoli. Perciò, in origine, si chiamavano tra loro semplicemente fratelli o fratelli in Cristo. Oggi, constatiamo che tutte e tre le Fratellanze, sorprendentemente, fanno riferimento al nome di un loro particolare organizzatore o di una persona dimostratasi particolarmente importante per la loro storia. Se ne cerchiamo le motivazioni, ancora una volta dobbiamo ricorrere alle persecuzioni subite, al loro concetto di separazione dal mondo e all’esigenza di difendere la propria identità.


    IL NOME MENNONITA

    Innanzi tutto si deve precisare che, contrariamente a quanto erroneamente viene in genere divulgato, i Mennoniti non sono stati fondati dal prete cattolico (sic) Menno Simons né da lui potevano ereditare il pacifismo che li ha contraddistinti sin dalle loro origini. Figura di grande spessore, Menno si evidenzia come scrittore e soprattutto come grande organizzatore che ha istituzionalizzato una parte significativa degli anabattisti di seconda generazione sparsi nel nord Europa. Tuttavia alcune caratteristiche introdotte da Menno nelle comunità da lui organizzate non trovarono accoglienza né nelle comunità anabattiste del centro e sud Europa, né in altre pur presenti nei territori del Nord. Ad esempio, gli anabattisti olandesi, suoi connazionali, non si sono mai chiamati mennoniti ma Doopsgezinden, nome che usano ancora oggi e che significa Battezzanti.
    La disciplina ecclesiale introdotta da Menno Simons, fu considerata generalmente troppo rigida e non furono condivise nemmeno alcune sue “novità teologiche”, quali il concetto della “carne celeste di Cristo”.


    Con il tempo, tuttavia, l’uso del termine Mennonita venne progressivamente utilizzato da molte comunità anabattiste presenti nei diversi paesi. Ciò avveniva per particolari motivi ed influenze esterne ma soprattutto al fine di evitare l’uso del termine anabattista, che per molto tempo è stato oggetto di pesanti persecuzioni e di inammissibili mistificazioni storiche.

    Se, progressivamente, per evitare l'ormai comune connotazione negativa del termine anabattista si è preferito utilizzare l’etichetta Mennonita, questo termine non può dirsi privo di una certa ambiguità. Innanzi tutto da un punto di vista religioso, quando si considerano le tensioni tra separazione dal mondo e responsabilità missionaria nel mondo. Molti gruppi mennoniti hanno sottolineato or l’una or l’altra di queste tensioni, mentre altri hanno cercato una loro sintesi. Un secondo aspetto dell’ambiguità del termine è dovuto alla sua connotazione contemporaneamente etnica e religiosa. Spesso si è voluto testimoniare una chiesa di pace separata da un mondo ostile e malvagio, con una strategia etnica che incoraggiasse non solo l’endogamia, cioè il matrimonio all’interno del gruppo, ma anche l’idea di essere un unico popolo e un medesimo gruppo etnico. Un ultimo aspetto dell’ambiguità del termine è rappresentata dalle varietà teologiche e culturali che il termine "mennonita" raggruppa. Questo nome rappresenta l’intero spettro delle comunità di matrice anabattista, forte di oltre 1.650.000 credenti, da quelle più conservatrici a quelle più liberali, dalle più chiuse etnicamente a quelle più aperte, dalle più separate dal mondo a quelle che vivono nel mondo, dalle più missionarie a quelle che lo sono meno. Tutti questi vari gruppi che rappresentano un numero molto variabile di comunità e di aderenti, si possono contare, nel Nord America, in trentasei. In questo numero sono compresi, ad esempio, sia i gruppi più tradizionalisti come gli Old Older Mennonites (simili per molti aspetti agli Amish e che contano 20.000 aderenti) o le comunità di origine russa degli Old Colony Mennonite Church (presenti soprattutto in Canada e che raggruppano diverse migliaia di credenti), sia le Chiese più aperte quali la Mennonite Church (che conta oltre 110.000 aderenti) o laMennonite Brethren Church (che ne ha circa 70.000).

    Grazie soprattutto a queste due ultime Chiese, che hanno Università e studiosi di spessore internazionale nel campo storico e biblico, in questi ultimi cento anni si sono avuti grandi sviluppi nella conoscenza dell'anabattismo, non solo nel campo della ricerca storica ma anche in quello dottrinale, che hanno consentito una maggior dialogo con la cultura contemporanea, permettendo un aggiornamento o l'abbandono di alcune tradizioni. Il mennonismo americano ha rappresentato e rappresenta una grande ricchezza sotto l'aspetto testimoniale e culturale che ha consentito un risveglio molto incisivo dell'attività missionaria. Anche il principio della separazione dal mondo ha ormai subito una revisione con l'abbandono, da parte della maggioranza delle comunità americane, delle vecchie usanze di vestito e lingua. D'altra parte, oggi, come abbiamo visto, il 60% dei mennoniti, cioè la maggioranza, appartiene al Terzo mondo.

    Se l’uso del termine Mennonita, nonostante talune critiche, viene ancora mantenuto, si può assistere alla positiva rivalutazione del nome "Anabattista".


    IL NOME AMISH

    Scrive J. Légeret nel suo pregevole libro “Amish, una comunità fuori dal tempo”, edito daClaudiana:Oggi giorno, pochi Amish conoscono veramente Jacob Amman che fu all’origine dello scisma del 1693 e che diede il suo nome al movimento. In realtà, gliAmish eruditi oggi avrebbero piuttosto la tendenza a rimproverargli la sua intransigenza nella disputa che l’oppose al vescovo Reist”.
    Verso la fine del XVII secolo, tra gli anabattisti svizzeri del bernese sorse una disputa, causata da Amman e dai suoi seguaci, mirante ad introdurre una disciplina assai più rigida di quella sino ad allora seguita. Il punto fondamentale della riforma disciplinare patrocinata da Amman era un uso più severo della scomunica (detta meidung) che comportava non solo l’esclusione dalla Santa Cena ma anche dalla Comunità e dai rapporti con gli stessi famigliari. L’asprezza della posizione e il modo di volerla imporre, unita al pessimo carattere di Amman, portarono ad una completa rottura tra lui ed i suoi seguaci e la maggioranza delle comunità del bernese che, con il vesovo Reist, difendevano le posizioni tradizionali.
    La separazione favorì Amman che poté introdurre altre novità, come il rito della lavanda dei piedi e le prescrizioni relative al costume esteriore, avvicinandosi con ciò alle regole introdotte da Menno Simons nelle comunità da lui organizzate. Senza addentrarci ulteriormente nella loro storia, gli Amish, a partire dal 1720, furono costretti, come tanti altri anabattisti, a scegliere la via dell’emigrazione verso l’America. All’inizio del XX secolo molti discendenti di questi emigrati Amish aderirono alle altre comunità di lingua tedesca sotto l’ormai comune etichetta di mennoniti. Gli unici a conservare, con minimi cambiamenti, le caratteristiche originarie del gruppo erano i 3700 Amish dell’Old Order. Nonostante essi abbiano, negli anni successivi, subito diversi scismi, come quello dei Beachy Amish e degli Amish del New Order, ispirati ad una maggior apertura verso la tecnologia del mondo moderno, oggi complessivamente il loro numero, grazie all’altissimo tasso di natalità, ha raggiunto la sorprendente cifra, compresi i figli non ancora battezzati, di oltre 200.000.
    Gli Amish sia dell’Old Order che del New Order sono oggi presenti quasi esclusivamente negli Stati Uniti e in Canada.



    IL NOME HUTTERITI



    Decker Brüderhof
    Nel 1528 un gruppo di circa 200 anabattisti fu costretto a lasciare la città morava di Nikolsburg (oggi Mikulov) alla ricerca di un luogo ospitale che li accogliesse. Nonostante avessero venduto tutto ciò che era possibile, non disponevano di molti mezzi. Tra di loro c’erano anche delle vedove e molti orfani. Quando fecero la prima sosta in un villaggio abbandonato, narra la Grande Cronaca Hutterita, “…questi uomini stesero un mantello dinnanzi a tutto il popolo ed ognuno vi mise sopra i suoi possessi, volenterosamente e senza costrizione, ed essi fecero questo per il sostegno dei bisognosi secondo gli insegnamenti dei profeti e degli apostoli ”. Quest’atto confermò la loro decisione di stare insieme e di assumersi la responsabilità dell’intero gruppo, mettendo in comune tutto quello che possedevano secondo l’esempio di Atti 2:44.
    Poco dopo riuscirono a stabilirsi nel territorio di Austerlitz, accolti benignamente dai signori feudali del luogo. Le terre abbandonate non mancavano ed evidentemente vi era grande bisogno di braccia. Trovato lavoro, protezione e soprattutto garanzia d’indipendenza il gruppo restò fedele alla vita comunitaria instaurata. Era il primo esperimento di un Brüderhof cioè di una Fattoria Fraterna.


    Gli inizi di questo esperimento comunitario non furono però privi di difficoltà, sia per la presenza di gruppi troppo eterogenei sia perché la pratica della comunanza dei beni era troppo nuova perché fosse accettata senza riserve. I continui arrivi di anabattisti comportarono inoltre la nascita di due nuovi Brüderhof di cui uno ad Auspitz nel 1531. Anche qui presto si rinnovarono incomprensioni e discordie e, poiché la comunità era formata per la maggior parte da tirolesi, si rese necessario chiamare dal Tirolo Jakob Hutter per risolvere le varie questioni sorte. Hutter aveva non solo eccezionali doti di leader ed evangelizzatore, ma era anche un grande organizzatore che percepiva chiaramente che una comunità fondata sulla comunanza dei beni poteva reggersi e giustificarsi solo sulla base di un più profondo ed attivo senso della fratellanza, che a sua volta poteva alimentarsi soltanto alla fonte della più pura dottrina anabattista. Dottrina che si doveva ispirare scrupolosamente agli Articoli di Schleitheim.

    Dopo essersi recato in Tirolo per organizzare l’esodo totale dei fratelli della zona di Guffidaun, sopra Chiusa in Valle Isarco, (luogo dove era stato martirizzato il primo anabattista, Blaurock), Jakob Hutter per circa due anni, dall’estate del 1533 alla fine della primavera del 1535, si dedicò interamente a organizzare il Brüderhof. Ciò nonostante non tralasciò i contatti con gli altri anabattisti rimasti in Tirolo, molti dei quali lo raggiunsero poi ad Auspitz.
    Nell’estate del 1535 Hutter si ritenne pronto a tornare in Tirolo per evangelizzare e ricostruire le congregazioni disperse a causa dalla persecuzione. Preavvisate del suo ritorno, le autorità austriache gli diedero una caccia spietata. La notte del 25 novembre 1535, mentre con la moglie incinta si trovava nella casa di Hans Steiner a Chiusa, venne sorpreso ed arrestato con la moglie, il padrone di casa con la sua anziana moglie ed una certa Anna Steiner.
    Il 9 dicembre Jakob Hutter venne trasferito a Innsbruck dove si tentò con ogni mezzo di convertirlo. Dopo i soliti tentativi conditi da blandizie e ricatti, si ricorse alla consueta tortura riservata agli eretici, riservandogli però un trattamento speciale. Non soltanto gli furono inflitti tutti i gradi delle usuali forme di tortura, compresa una barbara fustigazione, ma col pretesto di esorcizzarlo lo si tenne legato nell’acqua gelida (si era in pieno inverno) per farlo poi passare quasi congelato in una stanza surriscaldata, e versargli infine, sulle carni lacerate, dell’alcool al quale si diede poi fuoco. Hutter, nonostante le orribili sofferenze, rimase costante sino alla fine e fu condannato ad essere arso vivo. Venne bruciato pubblicamente a Innsbruck il 25 febbraio 1536.




    Qui il 25 febbraio 1536
    JAKOB HUTTER ANABATTISTA TIROLESE
    VENNE ARSO SUL ROGO

    (La targa posta a ricordo nel luogo ove venne martirizzato ad Innsbruk).
    Alla notizia del martirio del loro apostolo, i fratelli dei Brüderhofe vollero subito chiamarsi Fratelli Hutteriti.
    Oggi le Fattorie Fraterne (Brüderhofe) sono circa 500 (pern un totale di oltre 45.000 credenti) localizzate nella quasi totalità in Nord America e soprattutto in Canada, dove il loro elevato numero ha causato non pochi problemi, tanto da indurre il Governo canadese a proibire l’insediamento di un nuovo Brüderhof se questo non è a una distanza di almeno 80 chilometri da quello più vicino.



    Roberto Derossi
    Nota:(*)Ci sia consentita un'osservazione. La poca conoscenza e la presenza di pregiudizi alimenta, talvolta, atteggiamenti tra il perplesso e l’ironico, inducendo a giudizi poco equilibrati. Sorprende, in particolare, la meraviglia che dimostrano molti cattolici di fronte allo stile di vita degli Amish o degli Hutteriti, non riuscendo a percepire quanta analogia vi sia tra questi e la vita di alcuni ordini monastici, quali i Benedettini, che scelgono anch’essi di vivere comunisticamente separati dal mondo, dedicandosi alla preghiera e al lavoro (Ora et labora).
    D'altra parte dimostrano di non essere neppure in grado di valutare quanto siano lontani gli Amish o gli Hutteriti dal tipo di vita, che dovrebbe generare ben altro e maggior stupore, praticato da altri monaci cattolici, quali i certosini o i trappisti o i camaldolesi. Essi, in base alla propria regola, si impongono l’autocarcerazione, vivendo la separazione dal mondo in solitudine e impegnandosi, per tutta la vita, a non mangiare mai carne, a digiunare per lunghi periodi, a non dormire mai per più di quattro ore consecutive, ad osservare il silenzio assoluto, a portare perpetuamente il cilicio e a fustigarsi periodicamente, a vestirsi solo e sempre di lana, a tenere sempre rasata la testa e non la barba, ed altro ancora.

    Anabattismo: a - Anabattisti: la Famiglia Anabattista Mennoniti Amish Hutteriti

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  5. #5
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    Predefinito Re: Gli Anabattisti: il pacifismo e la non violenza cristiana

    Questi sono i Valori Anabattisti in cui credono gli Hutteriti e simili a quelli dei Mennoniti e degli Amish (basati sul Fraterno Accordo di Schleitheim del 1527…, vedi foto). Unica loro distinzione è quella di testimoniare il Vangelo vivendo in comunione di beni come descritto in Atti 2:44-47
    “Tutti i credenti stavano poi riuniti insieme ed avevano tutto in comune e vendevano le loro proprietà e i loro beni e ne facevano parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno; erano assidui ogni giorno nel frequentare insieme il tempio e spezzando il pane nelle case prendevano il cibo con gioia e semplicità di cuore lodando Dio…”
    http://www.hutterites.org/our-beliefs/
    Ma che ne sapeva Jacob Hutter, tre secoli prima che fosse scritto “Il manifesto”?
    Il comunismo degli hutteriti non nasce da una analisi del sistema economico, ma dall’intento di seguire il comando evangelico di fraternità tra gli uomini.
    Tuttavia viene chiamato comunismo… …
    Non è Marx che ha usato per primo questo termine. Si usava già durante la Riforma per indicare il rapporto esistente tra i fedeli della prima comunità cristiana di Gerusalemme.


    Storia della Riforma popolare: creiamo una pagina di comunismo cristiano su Ecumenici.it
    (…)E’ interessante notare che gli hutteriti non costruivano locali adibiti specificamente a usi religiosi come le chiese cattoliche o protestanti: i locali dei servizi erano usati anche per il culto. (…)
    Si noti la produzione relativamente abbondante di scritti religiosi, di inni, di raccolte di lettere edificanti che circolava fra gli hutteriti del Cinquecento. Si trattava di una circolazione manoscritta, in mancanza di tipografia. Ma è pur sempre l’indice di una dimestichezza abituale con l’alfabeto.
    In queste opere si insisteva su temi caratteristici dell’ideologia hutterita, come l’abbandono (Gelassenheit) del credente alla volontà di Dio e come i suoi corollari, la comunanza dei beni (Gtitergemeinschaft) e la rinunzia a opporsi alla violenza con la violenza. Come gli altri anabattisti, gli hutteriti erano convinti che al cristiano non fossero lecite né la guerra, né la partecipazione alle magistrature o il ricorso ai tribunali. Va sottolineato però che malgrado questi tratti comuni gli hutteriti restarono sempre divisi dagli altri anabattisti, a cominciare dai mennoniti, a causa del proprio attaccamento intransigente al comunismo.
    Fuggirono dall’Europa e dal’Ucraina verso gli USA: nelle praterie del South Dakota sembrò che gli hutteriti avessero trovato una sede ideale. Di fatto vi prosperarono moralmente e materialmente per decenni. Ma nel 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra e gli hutteriti ebbero serie difficoltà a ottenere l’esenzione dal servizio militare. Vi furono anzi casi di brutalità molto gravi contro hutteriti renitenti alla leva. Così, per l’ennesima volta, gran parte di loro partì alla volta del Canada, ove era più sicuro il riconoscimento della obiezione di coscienza. Da allora pertanto gli hutteriti vivono pacificamente, in gran parte in Canada e in parte minore negli USA, conservando gelosamente la loro fede, le loro strutture collettiviste, le loro tradizioni secolari. Sono cresciuti tanto da essere alcune decine di migliaia ma parlano ancora lo stesso dialetto tedesco dei loro padri del secolo XVI.
    Attorno al 1922 nacque in Germania un movimento che si proponeva di rinnovare il collettivismo cristiano degli hutteriti, guidato da Eberhard Arnold (1883-1935). Il curioso è però che Arnold e i suoi non sapevano dell’esistenza di colonie hutterite in Nord America. Credevano che il movimento fosse stato distrutto dalle persecuzioni e ne cercarono il modello sui libri soltanto. L’avvento di Hitler, cui presto seguì anche la morte di Arnold, indusse la maggior parte dei neohutteriti a lasciare la Germania e a riparare in Inghilterra. Qui però, essendo tedeschi, comunisti e antimilitaristi, si trovarono così poco a loro agio, che ripartirono quasi tutti alla volta del Paraguay. Anche in questo caso, l’ambiente si rivelò così poco congeniale che i più dei neohutteriti se ne andarono e rifluirono negli Stati Uniti. Qui appresero dell’esistenza degli hutteriti veri e propri e cercarono di unirsi a loro. Però la convivenza si rivelò impossibile fra gli hutteriti vecchi e nuovi: gli uni erano contadini, ancorati a tradizioni patriarcali e vissuti per secoli tagliati fuori dal resto del mondo; gli altri erano gente moderna, avvezza alla vita di città e per lo più intellettuali. I neohutteriti pertanto finirono con l’andarsene a New York, dove crearono una comunità, la quale gestisce attività collettive di carattere industriale, specie per la fabbricazione di giocattoli. La comunità neohutterita ha sviluppato anche una certa attività proselitistica. Tra Stati Uniti, Canada, Paraguay, Inghilterra, Germania, i neohutteriti sono un paio di migliaia e il loro numero sta crescendo ulteriormente, sia pure con ritmo tuttavia modesto.
    Questo testo è una libera riduzione della narrazione della storia degli hutteriti contenuta in Giorgio Spini, Le origini del socialismo, ed. Einaudi,1992.



    https://quaccheri.wordpress.com/2016/01/01/pagina-hutt
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  6. #6
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    Predefinito Re: Gli Anabattisti: il pacifismo e la non violenza cristiana

    L’Anabattismo nella Repubblica di Venezia

    L’anabattismo entra in terra veneta quasi contemporaneamente alla sua nascita, portato da commercianti e viaggiatori provenienti sia dal Tirolo attraverso la Val Sugana sia dai Grigioni. Ben presto si formano Comunità anabattiste a Gardone, Verona, Vicenza, Bassano, Cittadella, Padova, Asolo, Treviso, Cinto Caomaggiore, nonché piccoli o piccolissimi gruppi in molte altre località. I convertiti praticano i principi anabattisti originali espressi dal Fraterno Accordo di Schleitheim del 1527. Sono cristocentrici, biblisti, rivendicano la separazione tra lo Stato e la Chiesa, vedono nella comunità l’unica autorità ecclesiale, sono non violenti e non resistenti, rifiutano cariche nelle magistrature (cioè in ambito politico o giudiziario), non giurano e praticano con sensibilità la solidarietà.

    Ma intorno al 1550 alcuni antitrinitari giungono a Padova e qui sono attratti dall’ anabattismo. E’ un incontro-scontro. Ecco il racconto di quanto accadde, fatto di fronte al Sant’Uffizio dell’Inquisizione nel 1553, dal napoletano Giovanni Laureto, che su invito dell' antitrinitario Girolamo Busale si era trasferito con lui da Piacenza a Padova:

    Stando qui in Padoa, in compagnia del ditto abbate (Gerolamo Busale) et studiando la lingua hebrea, vennero in quella città alcuni anabatisti tra li quali era uno chiamato Benedeto, credo che fosse da Axolo, et un altro Nicola credo che sia da Treviso, li quali si fecero conoscer da noi et ci scoprirno la loro dottrina anabatistica et fecero sì che ci persuasero a ribaptizarsi havendone insegnato che 'l baptesmo del papa non valea; et così il ditto Benedeto ribaptizò me, et quel Nicola rebaptizò l'abbate. Et per spacio de forsi 3 mesi si stette su questa pratica, et havendo pigliata una casa a S. Catherina li detti Benedeto et compagni per far riduti et congregationi ci reducevamo tuti in ditta casa et qui ragionavamo di questa doctrina anabatistica, et ogniun diceva quel che li pareva et tra nui erano di molti dispareri, ma nella doctrina lutherana tutti eravamo d' accordo insieme. Dapoi partito el ditto Benedeto, l' abbate fu electo vescovo et, perché lui era persona molto letterata et havea la lingua hebrea, esso havea il carico de leggere et de interpretare la Scrittura.

    Testimonianza generica sulle divergenze dottrinarie, ma da ritenersi del tutto veritiera sulla successione dei fatti perché le notizie trovano conferma in diverse fonti storiche. Risulta, dunque, che si susseguirono discussioni per circa tre mesi e che, nel tentativo di conciliare l' anabattismo con le nuove idee antitrinitarie, sostenute dagli ospiti napoletani, si manifestarono «molti dispareri» pur concordando nel riconoscere la comune matrice nella Riforma.

    Alla fine, tuttavia, dev’essere stato accolto in qualche misura l'antitrinitarismo di Girolamo Busale, che fu nominato ministro della comunità anabattistica padovana probabilmente su impulso di Benedetto d’Asolo. Infatti questo anabattista veneto, ministro della Comunità di Asolo, da allora iniziò a predicare le nuove idee antitrinitarie suscitando non pochi e gravi contrasti fra i vecchi compagni di fede. Il primo a mostrarsene scandalizzato, tanto da proporre la scomunica di Benedetto d’Asolo, fu il ministro della chiesa anabattista di Cittadella, Agostino Tealdo (poi morto martire), come testimoniarono molti, più tardi, negli interrogatori del Sant'Uffizio: « ... messer Agustin maestro da scuola ne disse che Benetto era cascato in una gran heresia che Christo non era nato de verginità de Maria, ma chel era fiol de Joseph et ne disse che non dovessemo parlar con lui».

    Se ne discusse animatamente anche nella comunità di Vicenza ma soprattutto in diverse riunioni tenute a Padova, con l'intervento di anabattisti e di antitrinitari non ancora d'accordo in un unico indirizzo dottrinale.
    Siccome il dissidio minacciava di compromettere irrimediabilmente l’organizzazione unitaria, ormai ben avviata, delle comunità anabattiste italiane disseminate dalla Valtellina all’Adriatico e all’Appennino tosco-emiliano, alla fine si cercò di convocare a Venezia per l’autunno del 1550, un Sinodo di rappresentanti o delegati per superare ogni divergenza, ovvero far prevalere la “dottrina” sancita dalla maggioranza.

    Il Sinodo, organizzato da Benedetto d’Asolo, fu un mezzo insuccesso. Parteciparono in tutto tredici anabattisti, e dei quali conosciamo i nomi, in rappresentanza delle comunità di Asolo, Vicenza e Treviso.
    Non parteciparono né la comunità di Cittadella, fermamente contraria a queste novità dottrinali, né quelle assai numerose di Gardone e di Cinto, né rappresentanze dei gruppi piccoli o meno piccoli sparsi in tutto il veneto. Furono completamente assenti anche i rappresentanti delle comunità anabattiste tosco-emiliane.
    E’ da notare l’assenza al Sinodo di Gerolamo Busale, di suo fratello Bruno e del Laureto (i propagatori delle idee antitrinitarie) a dimostrazione che proprio le loro idee estranee ai principi originari del movimento erano il motivo del disaccordo dottrinale tra gli anabattisti.

    La riunione di Venezia si ridusse, in effetti, ad affrontare solo il problema che era connesso alle novità introdotte dal Busale nella comunità di Padova e che per tale motivo si era spaccata in due, coinvolgendo nel problema anche le comunità ad essa collegate di Vicenza, Treviso e, particolarmente di Asolo, guidata dal notaio Benedetto Del Borgo, proprio colui che aveva accolto il Busale assimilandone poi le idee. Tutte le altre comunità e i numerosi anabattisti sparsi nel territorio veneto non presero nemmeno in considerazione novità che giudicavano andassero contro i principi dell’anabattismo.

    Ogni problema comunque viene ben presto a svanire a causa della tragica persecuzione inquisitoriale. Essa inizia ai primi di febbraio del 1551 con l'arresto a Rovigo di Benedetto d’Asolo che dopo tre mesi subirà il martirio con il taglio della testa e il rogo. Contestualmente Girolamo Busale, sentendosi in pericolo, il 17 febbraio 1551 si allontana da Padova dirigendosi verso Napoli. La comunità di Padova si disgrega rapidamente e cessa di esistere. Anche quel poco di antitrinitarismo che fra tanti contrasti si è insinuato si estingue. Le persecuzioni poi, a causa della delazione del prete Pietro Manelfi, continuano su larga scala in tutto il nord e centro Italia con dispiego di grandi mezzi.

    Per gli anabattisti sarà l’inizio della ricerca di salvezza attraverso la fuga o l’esodo verso le terre dei fratelli Hutteriti in Moravia. Gran parte degli abitanti friulani di Cinto, che erano anabattisti, emigrano progressivamente verso queste comunità fraterne mentre altri cercheranno di raggiungerle da ogni parte del Veneto. In questo esodo saranno assistiti e aiutati da altri fratelli veneti che faranno da guida ai singoli o ai gruppi per poi ritornare ad organizzare nuovi esodi.
    Fu proprio in una di queste missioni che vennero catturati Francesco della Sega, Giulio Gherlandi e Antonio Rizzetto.
    Purtroppo il loro arresto consentì all’Inquisizione di venire in possesso degli elenchi, con un centinaio di indirizzi e nomi degli anabattisti che essi avrebbero dovuto contattare direttamente o indirettamente. Sono due elenchi che ci consentono di conoscere, anche se parzialmente, quanto fosse diffuso l’anabattismo in terra veneta. Dall’Istria al Friuli, da Venezia a Feltre, da Pordenone a Treviso, da Vicenza a Mantova, da Padova a Ferrara, da Verona a Brescia e Bergamo, nei paesi e nei borghi più sperduti…
    E sarà proprio Francesco della Sega, uno dei partecipanti al Sinodo, che dopo aver compreso il contrasto tra anabattismo e antitrinitarismo, testimonierà con vigore i valori anabattisti nella sua coraggiosa lettera memoriale indirizzata ai Principi prima di essere condannato dall'Inquisizione ad essere annegato nella laguna.


    * * * *



    Ma l’ anabattismo veneto non si estinguerà facilmente.

    Ancora a distanza di oltre venticinque anni dall'inizio della persecuzione, nel 1577, verrà istruito un processo inquisitoriale contro alcuni abitanti di Mussolente, piccolo paese nel vicentino, accusati di essere “luterani”. Un termine generico utilizzato dagli inquisitori per definire qualsiasi aderente alla Riforma.
    Come si può rilevare dagli atti processuali, gli imputati erano in realtà anabattisti:

    Le risposte dell'imputato Paris (Paride) Follador :
    “Interrogato circa el battesimo, che opinion habbi havuto ! ”risponde“ L’ho havuto opinion, che il battesimo sia buono; ma però el non vaglia cosa alcuna alli fantolini, che si batteggiano, fino che non sono in età, che habbino il creder, et che i se debba tratener de battezarli fino alli 14 anni”. Disse ancora interrogato “Cho creduto, che li fantolini, se ben murino senza battesimo, si salvino”

    poi ribadite:
    “Da Nadal in qua dappoi che cominciassemo à pratechar insieme Benetto et io et per quel legger quella epistola che vi ho ditto quasi ogni giorno”. Soggiunse “Havevamo anche concluso, insieme Benetto et io, di andar doppo la Pasqua dei ovi in terra de lutheranni, e star la, et farsi battizzar unaltra volta”. “Interrogato da chi habbi imparato questa opinion de battizzarsi unaltra volta!” risponde “Havevamo pensato cosi da noi, perche l’havevamo intesto questo”. Gli fu detto “Da chi hai inteso questo!” rispose “L’ho inteso da uno, che ha nome Iseppo tentor de quei de sotto, che sta à Bassan, et che è stato in quei paesi per. 6. mesi à schoder no so che danari. Et l’ho chel sia homo da ben”.

    e ancora:
    c. 93 v. “Interrogato se in Mussolente, ò in Bassan, ò altri luochi, el sa, che vi si alcun, che habbi cativa opinion nella fede!”. Risponde “Io ho inteso, che un prè Giulio Baio dalla Rosà è stato sospetto”.
    15 ad XV. am circa il battesimo! Risponde “Io l’ho imparato da quel da Bassan, come ho ditto nel mio primo constituto, perchè el diceva, che in terra de lutheranni se battizza unaltra volta”.
    16 ad XVI. am risponde “Mio padre m’ha ditto, che li fantolini non hanno il creder, et però bisogna aspettar a battezzarli al tempo delli 14 anni”.
    17 ad XVII. am rispondeQuanta alli fantolini, che si salvino senza battesimo, mio padre diceva raggionando di questa cosa, chi sa che no si salvino andando in paradiso, et non al limbo!”.

    Le risposte di un altro imputato, Benedetto Brenzio:
    “Interrogato se l’è stato fatto accordo tra lui, et Paris de andar in terra de lutheranni!” risponde “Marco mio cugnato me disse, che Momin Cargnato li haveva detto, che faressemo ben Paris, et io andar in terra de lutheranni a veder un puoco, come si governano: et così parlando con Paris de questo mettessemo ordene tra noi d’andarvi, ma non me riccorda a che tempo. Et Paris me diceva, che se vi fossemo andati, saressemo stati batizzati de nuovo;

    Vedi il processo: "La Storia dentro la Memoria"
    http://storiadentrolamemoria.wordpre...tesso-periodo/




    Roberto Derossi


    http://anabattismo.blogspot.it/search/label/a%20-%20Anabattisti%3A%20L%27anabattismo%20nella%20Repu bblica%20di%20Venezia
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  7. #7
    Ghibellino
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