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Discussione: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

  1. #1
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    Predefinito Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    Vi propongo la lettura di due estratti da un discorso e da un Radiomessaggio natalizio di Papa Pio XII che riguardano la posizione cattolica di fronte al fenomeno della guerra, invitandovi ad una riflessione su tale tema proprio in questi giorni in cui sembrano spirare nuovamente sull'umanità venti di guerra:


    (...) Voi sapete che la Chiesa non accetta la dottrina di chi crede che l'umanità sia governata dalla legge del « bellum omnium contra omnes », così come rigetta la teoria che considera la forza unico fondamento delle relazioni tra gli Stati. La guerra non è per la Chiesa « fautrice di virtù maschie », e meno ancora « stimolatrice di iniziative feconde »: la guerra non coopera affatto al progresso della civiltà, anche se talvolta è occasione e stimolo per l'incremento della scienza e della tecnica. La guerra non è per la Chiesa un lecito giuridico che tale rimane in qualsiasi ipotesi. Poiché il cristianesimo considera l'umanità come un'unica grande famiglia, deve esser fermamente contrario alla guerra di aggressione; che i fratelli uccidano i fratelli, sarà sempre un'orrenda novella; e chi la dà, così come chi l'ascolta, deve necessariamente riempirsi di raccapriccio.

    Ma se la Chiesa rifiuta di ammettere ogni dottrina che ritenga la guerra come un effetto necessario di forze cosmiche, fisiche, biologiche o economiche, essa è altrettanto aliena dall'ammettere che la guerra sia sempre riprovevole. Poiché la libertà umana è capace di scatenare un ingiusto conflitto ai danni di una Nazione, è certo che questa può, in determinate condizioni, sollevarsi in armi e difendersi.

    Con lo scontro di Caino e Abele — due fratelli, aggressore l'uno, aggredito l'altro — ebbe inizio la storia delle battaglie e delle guerre: storia di sangue e di lagrime; storia di distruzioni e di morte.

    Per il possesso di una grotta o di un fiume, per impadronirsi di un bosco o per il furto di capi di bestiame, si scontrarono gli uomini delle caverne; poi furono altre e più complesse mire a causare gli urti; fino alla libidine della strapotenza, fino alla perversa volontà di sovvertire ogni ordine, di calpestare ogni valore umano e divino. E prima, fu lotta tra uomo e uomo; poi, battaglia fra tribù e tribù; in seguito, guerra tra città diverse. Oggi la lotta non è circoscritta ai combattimenti fra masse di armati, ma si allarga fino a divenire contesa fra popoli, nella quale si mobilitano tutte le energie fisiche e morali, tutte le risorse economiche e industriali. Non è più un campo limitato di battaglia; tutto il territorio dello Stato è territorio di guerra, e le armi pronte per l'uso sono di una potenza inimmaginabile. Il problema della difesa nazionale sta assurgendo quindi ad una importanza sempre maggiore, pari alla complessità e alla difficoltà della sua soluzione. Ecco perchè nessuna Nazione, che voglia provvedere, come è suo diritto e suo imprescindibile dovere, alla sicurezza delle sue frontiere, può fare a meno di un esercito proporzionato ai suoi bisogni, cui nulla manchi di ciò che è indispensabile per un'azione ardita, pronta e salda a difesa della Patria, quando essa fosse ingiustamente minacciata e aggredita.

    Della volontà di pace, che anima l'Italia, non vi è uomo onesto che possa oggi dubitare. Ma se i popoli anelano tutti indistintamente alla pace, coloro, che di questi popoli reggono le sorti, possono oggi, come ieri, divenire preda di passioni incontrollate ed insane, e scatenare — Dio non voglia — ancora una volta immani conflitti. L'Italia deve, dunque, avere il suo esercito, che sarà restio a ogni ingiusta aggressione, ma si terrà pronto, per stato d'animo, per preparazione tecnica, per numero e qualità di armi, a ogni necessaria e tempestiva azione di difesa.

    Pio XII, discorso alle appartenenti alla sezione di Roma del patronato per l'assistenza spirituale alle FF. AA. italiane, 21 maggio 1958

    (...)

    L’incubo di una nuova guerra

    Giammai dalla cessazione delle ostilità, gli animi non si sono intesi, come oggi, così oppressi dall’incubo di una nuova guerra e dall’ansia della pace. Essi si muovono fra due poli opposti. Alcuni riprendono l’antico detto, non del tutto falso, ma che si presta ad essere frainteso e di cui si è spesso abusato: « si vis pacem, para bellum »: se vuoi la pace, prepara la guerra. Altri credono di trovare la salvezza nella formula: pace a tutti i costi! Ambedue le parti vogliono la pace, ma ambedue la mettono in pericolo; gli uni, perché destano la diffidenza; gli altri, perché incoraggiano la sicurezza di chi prepara l’aggressione. Ambedue quindi compromettono, senza volerlo, la causa della pace, precisamente in un tempo in cui l’umanità, schiacciata sotto il peso degli armamenti, angosciata dalla previsione di nuovi e più gravi conflitti, trema al solo pensiero di una futura catastrofe. Perciò Noi vorremmo brevemente indicare quali sono i caratteri di una vera volontà cristiana di pace.

    La vera volontà cristiana di pace

    1) Viene da Dio

    La volontà cristiana di pace viene da Dio. Egli è il « Dio della pace » [6]; Egli ha creato il mondo per essere un soggiorno di pace; Egli ha dato il suo precetto di pace, di quella « tranquillità nell’ordine », di cui parla S. Agostino.

    La volontà cristiana di pace ha anch’essa le sue armi. Ma le principali sono la preghiera e l’amore: la preghiera costante al Padre celeste, Padre di noi tutti; l’amore fraterno fra tutti gli uomini e tutti i popoli, come tutti figli dello stesso Padre che è nei cieli, l’amore che con la pazienza riesce sempre a mantenersi disposto e pronto ad intendersi e ad accordarsi con tutti.

    Queste due armi derivano da Dio, e là ove esse mancano, là ove non si sanno maneggiare che le armi materiali, non può esservi una vera volontà di pace. Poiché questi armamenti puramente materiali destano necessariamente la diffidenza e creano come un clima di guerra. Chi non vede perciò quanto è importante per i popoli di conservare e rafforzare la vita cristiana e quanto grave è la loro responsabilità nella scelta e nella vigilanza di coloro a cui affidano la immediata disposizione degli armamenti?

    2) È facilmente riconoscibile

    La cristiana volontà di pace è facilmente riconoscibile. Ossequiente al divino precetto della pace, essa non fa mai, di una questione di prestigio o di onore nazionale, un caso di guerra od anche soltanto una minaccia di guerra. Essa si guarda bene dal perseguire con la forza delle armi la rivendicazione di diritti, che, quantunque legittimi, non compensano il rischio di suscitare un incendio con tutte le sue tremende conseguenze spirituali e materiali.

    Qui parimente si manifesta la responsabilità dei popoli nei problemi capitali della educazione della gioventù, della formazione dell’opinione pubblica, che i metodi e i mezzi moderni rendono oggi così impressionabile e mutevole, in tutti i campi della vita nazionale. Ora questa azione deve esercitarsi assiduamente al fine di avvalorare la solidarietà di tutti gli Stati per la difesa della pace. Ogni violatore del diritto deve essere messo, come perturbatore della pace, in una infamante solitudine al bando della società civile. Possa l’organizzazione delle « Nazioni Unite » divenire la piena e pura espressione di questa solidarietà internazionale di pace, cancellando dalle sue istituzioni e dai suoi statuti ogni vestigio della sua origine, che era stata necessariamente una solidarietà di guerra!

    3) È pratica e realistica

    La volontà cristiana di pace è pratica e realistica. Il suo scopo immediato è di rimuovere o almeno di mitigare le cause di tensioni che aggravano moralmente e materialmente il pericolo di guerra. Queste cause sono, tra le altre, principalmente la relativa ristrettezza del territorio nazionale e la penuria delle materie prime. Invece dunque di spedire con grandissime spese gli alimenti alle popolazioni profughe, ammassate in qualche luogo alla meglio, perché non facilitare l’emigrazione e l’immigrazione delle famiglie, dirigendole verso le regioni, ove troveranno più agevolmente i viveri, di cui hanno bisogno? E invece di restringere, spesso senza giusti motivi, la produzione, perché non lasciare al popolo la possibilità di produrre secondo la sua normale potenzialità, e in tal modo di guadagnare il pane quotidiano come frutto della sua attività, piuttosto che di riceverlo come un regalo? Finalmente, invece di innalzare barriere per impedire reciprocamente l’accesso alle materie prime, perché non renderne l’uso e lo scambio libero da tutti i vincoli non necessari, da quelli soprattutto che creano una dannosa disuguaglianza delle condizioni economiche?

    4) È segno di forza. La solidarietà dei popoli contro lo spirito di aggressione

    La vera cristiana volontà di pace è forza, non debolezza o stanca rassegnazione. Essa è tutt’uno con la volontà di pace dell’eterno e onnipotente Dio. Ogni guerra di aggressione contro quei beni, che l’ordinamento divino della pace obbliga incondizionatamente a rispettare e a garantire, e quindi anche a proteggere e a difendere, è peccato, delitto, attentato contro la maestà di Dio creatore e ordinatore del mondo. Un popolo minacciato o già vittima di una ingiusta aggressione, se vuole pensare ed agire cristianamente, non può rimanere in una indifferenza passiva; tanto più la solidarietà della famiglia dei popoli interdice agli altri di comportarsi come semplici spettatori in un atteggiamento d’impassibile neutralità. Chi potrà mai valutare i danni già cagionati in passato da una tale indifferenza, ben aliena dal sentire cristiano, verso la guerra di aggressione? Come essa ha fatto provare più acutamente il senso della mancanza di sicurezza presso i « grandi » e soprattutto presso i « piccoli »! Ha forse essa in compenso portato qualche vantaggio? Al contrario; essa non ha fatto che rassicurare e incoraggiare gli autori e i fautori di aggressione, mettendo i singoli popoli, abbandonati a se stessi, nella necessità di aumentare indefinitamente i loro armamenti.

    Appoggiata su Dio e sull’ordine stabilito da Lui, la volontà cristiana di pace è dunque forte come l’acciaio. Essa è di una ben altra tempra che il semplice sentimento di umanità, troppo spesso fatto di pura impressionabilità, che non aborrisce la guerra se non a causa dei suoi orrori e delle sue atrocità, delle sue distruzioni e delle sue conseguenze, e non anche della sua ingiustizia. A un tale sentimento, d’impronta eudemonistica e utilitaria, e di origine materialistica, manca la salda base di una stretta e incondizionata obbligazione. Esso crea quel terreno, nel quale allignano l’inganno dello sterile compromesso, il tentativo di salvarsi a spese di altri, e in ogni caso la fortuna dell’aggressore.

    Ciò è così vero, che né la sola considerazione dei dolori e dei mali derivanti dalla guerra, né l’accurata dosatura dell’azione e del vantaggio, valgono finalmente a determinare, se è moralmente lecito, od anche in talune circostanze concrete obbligatorio (sempre che vi sia probabilità fondata di buon successo), di respingere con la forza l’aggressore.

    Il precetto divino di pace

    Una cosa però è certa: il precetto della pace è di diritto divino. Il suo fine è la protezione dei beni della umanità, in quanto beni del Creatore. Ora fra questi beni alcuni sono di tanta importanza per la umana convivenza, che la loro difesa contro la ingiusta aggressione è senza dubbio pienamente legittima. A questa difesa è tenuta anche la solidarietà delle nazioni, che ha il dovere di non lasciare abbandonato il popolo aggredito. La sicurezza, che tale dovere non rimarrà inadempiuto, servirà a scoraggiare l’aggressore e quindi ad evitare la guerra, o almeno, nella peggiore ipotesi, ad abbreviarne le sofferenze.

    In tal modo rimane migliorato il detto: « si vis pacem, para bellum », come anche la formula « pace a tutti i costi ». Quel che importa, è la sincera e cristiana volontà di pace. Ad averla ci muovono senza dubbio lo sguardo alle rovine dell’ultima guerra, la silenziosa condanna, che sale dai grandi cimiteri, ove si allineano in file interminabili le tombe delle sue vittime, la ancora inappagata nostalgia dei prigionieri e dei profughi, l’angoscia e l’abbandono di non pochi detenuti politici, stanchi di essere ingiustamente perseguitati. Ma anche più deve stimolarci la voce potente del precetto divino di pace, lo sguardo dolcemente penetrante del divino Bambino del presepio.

    Ascoltate, risonanti nella notte come le campane di Natale, le ammirabili parole dell’Apostolo delle Genti, dapprima egli stesso schiavo dei meschini pregiudizi dell’orgoglio nazionalista e razzista, atterrati con lui sul cammino di Damasco: « Egli (Cristo Gesù) è la nostra pace, egli che di due popoli ne ha fatto uno solo…, uccidendo in sé ogni inimicizia… Ed è venuto ad annunziare la pace a voi, che eravate lontani, e a quelli che erano vicini ».

    Perciò Noi in quest’ora, con tutta la forza della Nostra voce, vi scongiuriamo, diletti figli e figlie del mondo intero: lavorate per la pace secondo il cuore del Redentore. Insieme con tutte le anime rette, che pur senza militare nelle vostre file, sono a voi unite nella comunanza di questo ideale, adoperatevi per diffondere e far trionfare la volontà cristiana di pace.

    Pio XII, Radiomessaggio natalizio, 24 dicembre 1948
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  2. #2
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    Aggiungo anche quanto segue:

    (...)

    Il « concetto tecnico della vita » forma particolare del materialismo

    Il « concetto tecnico della vita » non è dunque altro che una forma particolare del materialismo, in quanto offre come ultima risposta alla questione dell’esistenza una formula matematica e di calcolo utilitario. Per questo l’odierno sviluppo tecnico, quasi conscio d’essere avvolto da tenebre, manifesta inquietudine ed angoscia, avvertite specialmente da coloro che si adoperano nella febbrile ricerca di sistemi sempre più complessi, sempre più rischiosi. Un mondo così guidato non può dirsi illuminato da quella luce, né animato da quella vita, che il Verbo, splendore della gloria di Dio, facendosi uomo, è venuto a comunicare agli uomini.

    Gravità dell’ora presente, specialmente per l’Europa

    Ed ecco che al Nostro sguardo, costantemente ansioso di scoprire all’orizzonte segni di stabile schiarita, (se non di quella luce piena di cui parlò il Profeta), si offre invece la grigia visione di un’Europa tuttora inquieta, ove quel materialismo, di cui abbiamo discorso, non che risolvere, esaspera i suoi fondamentali problemi, strettamente legati con la pace e con l’ordine dell’intiero mondo.

    In verità esso non minaccia questo continente più seriamente che le altre regioni della terra; crediamo anzi che siano maggiormente esposti agli accennati pericoli, e particolarmente scossi nell’equilibrio morale e psicologico, i popoli che vengono raggiunti tardivamente e all’improvviso dal rapido progredire della tecnica, giacché l’importata evoluzione, non scorrendo con moto costante, ma saltando con balzi discontinui, non incontra valide dighe di resistenza, di correzione, di adeguamento, né nella maturità dei singoli, né nella tradizionale cultura.

    Tuttavia le Nostre gravi apprensioni a riguardo dell’Europa sono motivate dalle incessanti delusioni in cui vanno a naufragare, ormai da anni, i sinceri desideri di pace e di distensione accarezzati da questi popoli, anche per colpa della impostazione materialistica del problema della pace. Noi pensiamo in modo particolare a coloro che giudicano la questione della pace come di natura tecnica, e guardano la vita degli individui e delle nazioni sotto l’aspetto tecnico-economico. Questa concezione materialistica della vita minaccia di divenire la regola di condotta di affaccendati agenti di pace e la ricetta della loro politica pacifista. Essi stimano che il segreto della soluzione stia nel dare a tutti i popoli la prosperità materiale mediante il costante incremento della produttività del lavoro e del tenore di vita così come, cento anni or sono, un’altra simile formula riscoteva l’assoluta fiducia degli Statisti: Col libero commercio la eterna pace.

    Il retto cammino verso la vera pace

    Ma nessun materialismo è stato mai un mezzo idoneo per instaurare la pace, essendo questa innanzi tutto un atteggiamento dello spirito, e, soltanto in second’ordine, un equilibrio armonico di forze esterne. È dunque un errore di principio affidare la pace al materialismo moderno, che corrompe l’uomo alle sue radici e soffoca la sua vita personale e spirituale. Alla medesima sfiducia conduce, del resto, l’esperienza, la quale dimostra, anche ai nostri giorni, che il dispendioso potenziale di forze tecniche ed economiche, quando sia distribuito più o meno egualmente tra le due parti, impone un reciproco intimorimento. Ne risulterebbe quindi soltanto una pace della paura; non la pace, che è sicurezza dell’avvenire. Occorre ripetere e senza stancarsi, e persuaderne coloro, tra il popolo, i quali si lasciano facilmente allucinare dal miraggio che la pace consiste nell’abbondanza dei beni, mentre essa, la sicura e stabile pace, è soprattutto un problema di unità spirituale e di disposizioni morali. Essa esige, sotto pena di rinnovata catastrofe per l’umanità, che si rinunzi alla fallace autonomia delle forze materiali, le quali, ai nostri tempi, non si distinguono gran che dalle armi propriamente belliche. La presente condizione di cose, non migliorerà, se tutti i popoli non riconosceranno i comuni fini spirituali e morali della umanità, se non si aiuteranno ad attuarli, e per conseguenza se non s’intenderanno mutuamente per opporsi alla dissolvente discrepanza che domina fra di loro riguardo al tenore di vita e alla produttività del lavoro.

    Pio XII, Radiomessaggio natalizio, 24 dicembre 1953
    Ada De Santis and Miles like this.
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    Grazie Giò per aver riportato i discorsi di Papa PIO XII .... sono importanti in questo periodo . ci faranno riflettere . Grazie ancora . Giò , non cambiare mai ... sei una colonna.. leggerti da sicurezza nei valori della vita .!!
    Ultima modifica di Ada De Santis; 04-01-16 alle 18:48
    Giò and emv like this.
    _Non rinnegare e non restaurare__


    Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
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  4. #4
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    Un saluto anche a Vanni Fucci .... ho la sensazione che siate della scuola di pensiero .
    _Non rinnegare e non restaurare__


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  5. #5
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    Citazione Originariamente Scritto da Ada De Santis Visualizza Messaggio
    Grazie Giò per aver riportato i discorsi di Papa PIO XII .... sono importanti in questo periodo . ci faranno riflettere . Grazie ancora . Giò , non cambiare mai ... sei una colonna.. leggerti da sicurezza nei valori della vita .!!

    Troppo buona ada
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  6. #6
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    santo subito

    Ada De Santis and Giò like this.

  7. #7
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    L'insegnamento di Pio XII sulla guerra è molto importante non solo perché, attraverso di esso, l'allora Sommo Pontefice di Santa Romana Chiesa ribadì l'insegnamento più che millenario di Santa Romana Chiesa, ma anche perché si trovò a ripeterlo in un'epoca di grandi contrasti, guerre e di teorie opposte ma specularmente contrarie alla chiarezza della filosofia perenne tomista, nonché della Fede e della morale cattolica.

    Papa Pacelli, infatti, dovette, da un lato, confutare quelle teorie moderne, che per comodità definirò "belliciste", proprie spesso a correnti del nazionalismo e del razzismo (correttamente qualificati entrambi dal suo predecessore Pio XI come "esagerati", in contrapposizione ad una loro versione sana, giusta e temperata) moderni e del comunismo, e gli ideali del cosiddetto "pacifismo" o "irenismo".

    Le teorie belliciste consideravano la guerra tra individui e popoli come una legge naturale, quasi deterministica, regolante le vicissitudini umane, di fatto negatrice del naturale impulso sociale dell'uomo: è evidente il richiamo alle teorie di Hobbes, di Darwin e di Marx, così come alle teorie secondo cui la lotta incessante tra le nazioni e/o le razze sarebbe la condizione senza rimedio dell'umanità. E' chiaro e netto il no a qualsiasi fatalismo e/o determinismo come spiegazione del fatto della guerra, pur nella serena ed obiettiva constatazione che la guerra è qualcosa che ha accompagnato l'umanità sin dai tempi più remoti a causa della ferita inferta alla natura umana dal peccato originale. Pio XII si oppone anche a quelle tesi belliciste sulla base delle quali la guerra sarebbe, in quanto tale, un fatto positivo perché dotata di un carattere palingenetico che irrobustirebbe i popoli nella loro forza e nella loro virtù morale e, necessariamente, li rigenerebbe, facendoli progredire. Anche in tal caso, l'equilibrio dell'insegnamento del Sommo Pontefice viene messo in evidenza: Pio XII non nega che la guerra possa essere occasione e stimolo per il progresso tecnico e scientifico, giacché i popoli sono invogliati, per conseguire la vittoria, a cimentarsi nella ricerca e nella costruzione di armi più sofisticate ed efficaci o a mezzi di produzione più complessi. Al tempo medesimo, il Papa, altrove, non nega che la guerra, nella sua tragicità, possa comportare anche fatti positivi: "Non mancano certo nel buio della bufera spettacoli confortanti, che aprono il cuore a grandi e sante aspettazioni. Valore magnanimo in difesa della civiltà cristiana, e fiduciose speranze per il loro trionfo. Fortissimo amore di patria. Atti eroici di virtù. Anime elette pronte e preste ad ogni sacrificio. Dedizioni generose. Largo risveglio di fede e di pietà" (Radiomessaggio 29 giugno 1941). Questo non toglie che ciò non è sufficiente a giustificare moralmente la guerra, la quale porta sì al massimo le tensioni e le energie di un popolo, ma anche tanti lutti e rovine, disordine morale e vittime innocenti. La guerra per la guerra è quindi un principio respinto dal Cattolicesimo.

    Ma se il bellicismo viene respinto non meno sono respinte anche le tesi del pacifismo. L'ideale della pace perpetua non fa parte del Cattolicesimo perché Cristo è venuto a portare all'uomo non la pace, ma una spada. Quando la giustizia è gravemente violata, a certi condizioni, non solo è un diritto ma è addirittura un dovere esigere la riparazione del torto subito e la restaurazione della giustizia violata perché vi sono dei beni che nel diritto naturale e divino sono fondamentali. Un chiaro esempio storico fatto dal Pio XII è quello delle Crociate: "Le Crociate tendevano a conseguire la loro meta per lo più con le armi dei guerrieri e dei politici. L'opera missionaria lavora con la spada dello spirito (Eph. 6, 17), della verità, dell'amore, dell'abnegazione, del sacrificio. Le Crociate si proponevano la liberazione della Terra Santa, e particolarmente del Sepolcro di Cristo, dalle mani degl'infedeli: fine senza dubbio quanto mai nobile ed elevato! Oltre a ciò, esse storicamente dovevano servire a difendere la fede e la civiltà dell'Occidente cristiano contro l'Islam" (discorso alle Pontificie Opere missionarie, 24 giugno 1944). Altri beni degni di tutela menzionati da Pio XII sono la sicurezza delle frontiere oppure la vita stessa della nazione e di quei diritti ad essa intimamenti connessi: "Un postulato fondamentale di una pace giusta e onorevole è assicurare il diritto alla vita e all’indipendenza di tutte le nazioni, grandi e piccole, potenti e deboli. La volontà di vivere d’una nazione non deve mai equivalere alla sentenza di morte per un’altra. Quando questa uguaglianza di diritti sia stata distrutta o lesa o posta in pericolo, l’ordine giuridico esige una riparazione, la cui misura e estensione non è determinata dalla spada o dall’arbitrio egoistico, ma dalle norme di giustizia e di reciproca equità" (Radiomessaggio natalizio, 24 dicembre 1940). Chiaramente, presupposto fondamentale è che la guerra non comporti mali maggiori di quelli a cui vorrebbe rimediare ed abbia fondate speranze di successo: perciò, Pio XII condanna come estranea alla volontà cristiana di pace la sola esistenza di una vertenza tra Stati differenti come motivo di guerra o minaccia di una guerra, senza che vi sia una violazione grave e certa del diritto rivendicato. In poche parole, non si deve far scoppiare una guerra per un non nulla e senza tener conto delle condizioni internazionali ed esterne, giustificando il tutto con questioni di onore e prestigio nazionale (in ciò vi è una reiterazione della condanna del cosiddetto "nazionalismo esagerato"). Il pacifismo invece, facendo leva su un sentimento filantropico di umanità o cullandosi in utopie materialiste, spesso a sfondo economicistico, aborre la guerra solo per le calamità che comporta, senza tenere in minima considerazione le ingiustizie eventualmente subite dall'offeso e compiute dall'aggressore contro cui scaglia la reazione della vittima e di coloro che sono intervenuti per aiutare quest'ultima nella sua opera di restaurazione dell'ordine morale violato. Il pacifismo, insomma, condanna l'uomo all'anemia morale e spirituale, all'indifferenza verso ciò che è bene e ciò che è male, in nome della convenienza e dell'utile o dei singoli o dei popoli. Qui si ha un chiaro eco, nell'insegnamento di Pio XII, della lezione di Sant'Agostino, secondo cui è indegno dell'essere umano provare orrore per la guerra a causa della perdita di vite umane (fatto comunque spiacevole e deprecabile, soprattutto quando coinvolge civili innocenti, donne e bambini), ma non a causa della sua eventuale ingiustizia. Anzi, in altri termini, la guerra è un fatto positivo (cioè un bene) se, dichiarata con retta intenzione, punisce il colpevole e sana l'ingiustizia compiuta.
    Ada De Santis, Draigo and Miles like this.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    Più che di anemia morale, parlerei di elevazione della vigliaccheria a virtù

  9. #9
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Troppo buona ada
    No Giò non si tratta di bontà sono qualità che tu hai ...
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    Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
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  10. #10
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    Predefinito Re: Il Cattolicesimo e la guerra: sue giustificazioni e limiti

    Non mi ricordo quale storico ateo e marxista (di quelli duri e puri, non di quelli dei diritti fru fru) ricordò che nel 1938/39 l'unica voce che davvero si schierò contro la guerra e cercò di prevenirla a tutti i costi fu Pio XII.
    Preferisco di no.

 

 

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