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Discussione: I libri distillati

  1. #1
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    Predefinito I libri distillati

    Ma perchè c'è bisogno di tutta questa corsa alla semplificazione? Aiuta a diventare più veloci ed efficienti oppure solo più pigri e incompleti?

    Siamo davvero pronti per i romanzi "distillati"? - Wired

    Siamo davvero pronti per i romanzi “distillati”?
    Paolo Armelli

    In queste settimane festive si è molto parlato di una novità editoriali giunta nelle nostre edicole: si tratta dei Distillati, una collana pubblicata da Centuria (casa editrice del gruppo Rcs Libri) che mette a disposizione, lo si capisce già dal nome, grandi bestseller riproposti in versioni concentrate, “in meno della metà delle pagine dell’originale“. Sul sito dell’iniziativa ci si tiene a precisare che i libri vengono “distillati, non riassunti“, perché “abbiamo ridotto le pagine, non il piacere“.

    Ne verranno pubblicati due al mese. I primi titoli sono Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson (240 pagine invece di 688 dell’originale) e Venuto al mondo di Margaret Mazzantini (200 pagine invece di 540). Le reazioni esterrefatte dei lettori non si sono però fatte attendere: lo stesso social wall del sito ufficiale si è tramutato in un fail pieno di critiche al progetto (“ma che è quest’idiozia?“, “Ma stiamo scherzando? Prendete un libro e sventratelo allora“, “anoressia culturale… idea abominevole“).

    Alcuni hanno ironicamente affermato che questi “concentrati” sono la risposta letteraria a YouPorn: il riferimento è ovviamente al fatto che il web ha ridotto generalmente la soglia d’attenzione, ma soprattutto la nostra predisposizione ad aspettare il clou di qualcosa. Basta skippare in avanti o, in questo caso, togliere un gran numero di pagine.

    Se si pensa alla storia del mercato editoriale, in ogni caso, non stiamo parlando di una novità assoluta. La pratica di condensare e perfino aggregare opere diverse ha origini molto remote, raggiungendo il suo apice nelle summae medievali. In tempi più recenti, basta a pensare al concetto stesso che sta alla base dei Reader’s Digest, pubblicazioni che a partire dagli anni Venti in America riassumono e fondono articoli e brevi romanzi d’appendice in un’unica rivista. Nell’apprendimento delle lingue straniere, poi, c’è una grande tradizione di versioni ridotte e semplificate (abridged, in inglese) di grandi romanzi per permettere un più agevole avvicinamento alle strutture linguistiche.

    Questi Distillati sono dunque il più grande attentato alla qualità letteraria che si possa immaginare? Rispondere in modo univoco sembra abbastanza difficile, anche mettendo sul piatto due considerazioni differenti: da una parte la tendenza contemporanea a scrivere libri sempre più lunghi, dall’altra quella sugli sconfortanti dati di lettura (secondo l’Istat nel 2015 6 italiani su 10 non hanno aperto nemmeno un libro). Aggiungiamoci poi la grande concorrenza di smartphone e device digitali e che bisogna tenere in conto anche il canale di distribuzione: le edicole hanno sempre proposto titoli (dagli Harmony agli Urania di epoca recente) rivolti a un pubblico medio-basso.

    In ogni caso l’editoria cerca disperatamente di stare al passo con tutte queste novità ma soprattutto con le nuove abitudini di intrattenimento. Ma la vera questione è: non è meglio scrivere libri che siano in partenza appetibili per il mercato invece che fare taglia e cuci poi?
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  2. #2
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    Predefinito Re: I libri distillati

    Ai miei tempi si chiamavano "condensati" e facevano cagare uguale...


  3. #3
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    Predefinito Re: I libri distillati

    I condensati erano dei riassunti? Mi sembrerebbe avere più senso, almeno come strumento di divulgazione delle opere più importanti. Per esempio, ho preso a mia figlia una versione dell'Iliade per bambini che è condensata e riassunta, appunto. Ma certo, si tratta pur sempre di una operazione commerciale per vendere di più.
    Vale la pena deformare le opere letterarie con la giustificazione di diffonderle?

    Ho trovato questo:

    l' uomo che riassumeva i grandi romanzi - la Repubblica.it
    Solo ieri si è diffusa la notizia che il 27 maggio scorso un infarto ha ucciso John S. Zinsser jr., 84 anni, nella sua casa di West Cornwall in Connecticut. Chi era questo anziano signore dall' ottimo indirizzo in New England, la parte d' America più colta e insieme elegante? Era, a sua volta un pezzo d' America. Di quell' America "profonda" che di solito si intende estendersi fra Chicago e la California, e che col New England non ha niente a che vedere. Ma a cui il New Egland può dare di che nutrirsi intellettualmente.
    S. Zinsser jr. era stato infatti per tre decenni - Sessanta, Settanta, Ottanta - uno dei massimi dirigenti dei Readers' Digest Condensed Books (I libri condensati di Selezione), per l' appunto un' istituzione americana quanto Hollywood, la Coca Cola, Topolino, l' orso Yoghi.
    Cominciando la sua carriera nel '51 (per la precisione, fino all' ' 87), in tre decenni aveva riassunto con cura, in un linguaggio semplice e piano, quasi ottocento best sellers della letteratura mondiale, rendendoli accessibili a milioni di lettori dentro e fuori gli Usa. Tra i più amati dagli americani, ci sono Steinbeck, Faulkner, Daphne Du Maurier, Thor Heyerdahl, John P. Marquand, Frederick Forsyth.
    La serie era cominciata nel 1950. Una trovata ambivalente: ottima per fare quattrini, ma anche per diffondere la cultura là dove in altro modo non sarebbe mai arrivata. Per 47 anni si chiamò Readers' Digest Condensed Books (Libri condensati di Selezione). All' inizio venivano pubblicati quattro volte l' anno, in antologie di tre-sei opere. Più tardi divennero bimestrali, ed ebbero enorme successo.
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  4. #4
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    Predefinito Re: I libri distillati

    una sorta di "bignami" alla fine...
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

 

 

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