sempre più lungimirante il nostro illustrissimo accademico :D:D
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Io ricordo con nostalgia l'Umberto Eco de " La bustina di Minerva" rubrica settimanale de "L'Espresso" sui cruciverba e i rebus che gli conferì fama immortale di genio assoluto della cultura italiana contemporanea.
Un pò come quando ci si fa vanto del genio industriale italiano allorchè un produttore di caciocavalli produce gli stessi innovativamente aromatizzati al peperoncino rosso e chiede il riconoscimento mondiale.
"Altro che NASA, Apple e Microsoft".
un genio che copia da wikipedia
fortuna che ci sono la Ragione e i suoi affiliati a illuminarci
non che Evola avesse bisogno di crediti intellettuali
Il mitico Umberto Eco. Semiologo delle mie chiappe. Ricordo solo due tra i suoi immensi meriti filosofici: il primo, la presa per il culo concepita assieme al suo compagno di merende Ferraris nel tentativo di rifondare il realismo sulla base del principio di falsificazione popperiano, che mi ha fatto molto ridere, la seconda, quella volta in cui scrisse di apprezzare maggiormente tra i medievali il frate inglese Occam, che fu il primo a mettere in dubbio il principio di identità e non contraddizione, a cui seguì la critica del primo insegnante di filosofia medievale che lesse sta stronzata, che disse "ma dove cazzo l'hai letta sta cosa?", e questo mi fece piangere.
Nel dopoguerra la cultura italiana è stata dominata dal simpatico Moravia-Pincherle e dai suoi sodali Umberto Eco, Bertolucci Bernardo, Enzo siciliano ecc. Già Giuseppe Berto ebbe modo di denunciare la cappa mafiosa di Moravia & soci che con l'appoggio del PCI eliminavano dal consesso culturale coloro che non si piegavano. Berto fu messo ai margini dopo aver scritto 'Guerra in camicia nera'0. Anche il soppravalutato Pasolini che tutto era , tranne che comunista si iscrisse alPCI e si unì alla simpatica congrega. Se qualcuno riesce a reperirlo si legga'Il mestiere del Furbo' del critico letterario dello Specchio G.A. Solari (in realtà era Rimanelli , l'autore del Tiro al Piccione che dovette andarsene all'estero dopo la pubblicazione del libro nel 1959).