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Discussione: Festa della Sacra Famiglia…

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    Lightbulb Festa della Sacra Famiglia…

    Domenica 10 gennaio 2016: Messa cattolica tradizionale in Latino, Festa della Sacra Famiglia…




    "SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE - DOMÍNICA INFRA OCTAVAM NATIVITATIS DÒMINI"



    Festa della Sacra Famiglia
    Guéranger, L'anno liturgico - Domenica Prima dopo l'Epifania. Festa della Sacra Famiglia



    Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale
    https://www.facebook.com/rrradiospad...921602904173:0
    “DOMENICA INFRA L'OTTAVA DELL'EPIFANIA FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA.
    Scopo di questa festa.
    Fino a pochi anni fa era la regalità di Cristo, il suo impero eterno che la Liturgia cantava in questa Domenica, unendo i suoi cantici a quelli dei Cori angelici nell'adorazione del Dio fatto uomo (Introito della Messa della Domenica nell'Ottava della Epifania). Ma la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo e dalla sua materna sollecitudine, ha pensato che poteva essere opportuno invitare le generazioni del nostro tempo a considerare oggi le mutue relazioni di Gesù, di Maria e di Giuseppe, per raccogliere le lesioni che esse contengono e trarre profitto dai soccorsi così efficaci che offre il loro esempio (Martirologio romano). Il fatto che nel Messale è assegnato lo stesso brano evangelico alla Domenica nell'Ottava dell'Epifania e alla recente festa della Sacra Famiglia, non è stato senza influsso - si può supporre - sulla scelta del posto che occupa ormai nel calendario la nuova solennità. Questa d'altronde non distoglie completamente il nostro pensiero dai misteri del Natale e dell'Epifania: la devozione alla sacra Famiglia non è forse nata a Betlemme, dove Maria e Giuseppe ricevettero dopo Gesù, gli omaggi dei pastori e dei Magi? E se l'oggetto dell'odierna festa sorpassa i primi momenti dell'esistenza terrena del Salvatore e si estende ai trenta anni della sua vita nascosta, non si trovano forse già presso la mangiatoia alcuni dei suoi aspetti più significativi? Gesù, nella volontaria debolezza in cui lo pone il suo stato d'infanzia, si abbandona a coloro che i disegni del Padre suo hanno affidato alla sua custodia; Maria e Giuseppe esercitano, nell'umile adorazione riguardo a Colui che ha loro dato l'autorità, tutti i doveri che impone la loro sacra missione.

    Modello del focolare cristiano.
    Più tardi il Vangelo, parlando della vita di Gesù fra Maria e Giuseppe a Nazareth, la descriverà con queste sole parole: "Ed era loro sottomesso. E la madre custodiva nel suo cuore tutte queste cose, e Gesù cresceva; in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini" (Lc 2,51.52). Per quanto breve sia in questo caso il testo sacro, esso scopre tuttavia al nostro sguardo una luminosa visione d'ordine e di pace, nell'autorità, nella sottomissione, nella dipendenza e nei mutui rapporti. La santa casa di Nazareth si offre a noi come il modello perfetto del focolare cristiano. Qui Giuseppe comanda con la calma e con la serenità, perché ha coscienza, agendo in tal modo, di fare la volontà di Dio e di parlare in suo nome. Sa che riguardo alla sua castissima Sposa e al suo divin Figlio egli è molto inferiore, tuttavia la sua umiltà gli fa accettare, senza timore né turbamento, il compito che gli è stato affidato da Dio di essere il capo della sacra Famiglia, e come un buon superiore non pensa a far uso dell'autorità se non per adempiere più perfettamente l'ufficio di servitore, di suddito, di strumento. Maria, come conviene alla donna, rimane modestamente sottomessa a Giuseppe e, a sua volta, adorando Colui cui essa comanda, dà senza esitare gli ordini a Gesù nelle mille occasioni che presenta la vita di famiglia, chiamandolo, chiedendo il suo aiuto, affidandogli questa o quella occupazione, come fa una madre con il figlio. E Gesù accetta umilmente tale soggezione; si mostra sollecito ai minimi desideri dei genitori, docile ai loro minimi ordini. In tutti i particolari della vita ordinaria, egli, più abile, più sapiente, più santo di Maria e di Giuseppe, e benché ogni onore sia dovuto a lui, resta sottomesso a loro, e lo sarà fino ai giorni della sua vita pubblica, perché quelle sono le condizioni della umanità che ha rivestito e quello è il beneplacito del Padre. "Sì - esclama san Bernardo preso dall'entusiasmo davanti a spettacolo così sublime - il Dio al quale sono sottomessi gli Angeli, al quale obbediscono i Principati, le Potestà, era sottomesso a Maria; e non soltanto a Maria, ma anche a Giuseppe a motivo di Maria! Ammirate dunque l'uno e l'altro, e osservate ciò che vi sembra più ammirevole, se la benignissima condiscendenza del Figlio o la gloriosissima dignità della Madre. Motivo di stupore da entrambe le parti; miracolo sublime ancora da entrambe le parti. Un Dio obbedisce a una creatura umana: ecco un'umiltà che non ha riscontro; una creatura umana comanda a un Dio: ecco una sublimità che non ha uguali" (Omelia I sul Missus est).

    Salutare lezione quella che qui ci è presentata! Dio vuole che si obbedisca e si comandi secondo il compito e le funzioni di ciascuno, non secondo il grado dei meriti e della virtù. A Nazareth, l'ordine dell'autorità e della dipendenza non è lo stesso che quello della perfezione e della santità. Così avviene pure spesso in qualsiasi società umana e nella stessa Chiesa: se il superiore deve talvolta rispettare nell'inferiore una virtù più alta della sua, l'inferiore ha sempre il dovere di rispettare nel superiore un'autorità derivata dall'autorità stessa di Dio.
    La sacra Famiglia viveva del lavoro delle sue mani. La preghiera in comune, i santi colloqui con i quali Gesù si compiaceva di formare ed elevare in maniera sempre crescente le anime di Maria e di Giuseppe, avevano un proprio tempo, e dovevano cessare davanti alla necessità di provvedere alle esigenze della vita quotidiana. Povertà e lavoro sono mezzi di santificazione troppo importanti perché Dio non li imponesse al piccolo gruppo benedetto di Nazareth. Giuseppe esercitava dunque assiduamente il suo mestiere di falegname, e Gesù, appena sarà in grado di farlo, condividerà il suo lavoro. Nel II secolo, la tradizione conservava ancora il ricordo dei gioghi e degli aratri fabbricati dalle sue mani divine (San Giustino, Dialogo con Trifone, 88).
    In quelle ore, Maria compiva tutti i suoi doveri di padrona d'una umile casa. Preparava i pasti che Giuseppe e Gesù dovevano trovar pronti dopo il lavoro, attendeva all'ordine e al disbrigo delle faccende,e senea dubbio - secondo l'usanza di quel tempo - provvedeva essa stessa in gran parte ai vestiti suoi e della famiglia, oppure faceva per altri qualche lavoro il cui compenso sarebbe servito ad aumentare il benessere di tutti. Così, con la sua vita oscura ed attiva nella bottega di Giuseppe, Gesù ha elevato e nobilitato il lavoro manuale che è la sorte della maggior parte degli uomini. Assumendo per sé e per i genitori la condizione di semplice artigiano, egli ha meravigliosamente onorato e santificato la condizione delle classi lavoratrici, che possono d'ora in poi venire a cercare, in così augusti esempi, insieme ad un incoraggiamento nella pratica delle più nobili virtù, un motivo costante di soddisfazione e di felicità (Leone XIII, Breve Neminem fugit del 14 giugno 1892).
    Così ci appare la sacra Famiglia sotto l'umile tetto di Nazareth, vero modello di quella vita domestica con i suoi mutui rapporti di carità e le sue ineffabili bellezze, che è la sfera d'azione di milioni di fedeli in tutto il mondo; dove il marito comanda come faceva Giuseppe, la moglie obbedisce come faceva Maria; dove i genitori sono solleciti dell'educazione dei figli, e dove questi ultimi tengono il posto di Gesù con l'obbedienza, il progresso, la gioia e la luce che diffondono intorno a sé. Secondo l'espressione d'un pio autore che ci piace citare, il focolare cristiano, per le grazie che ogni giorno e ad ogni istante sono riversate dal cielo su di lui, per la moltitudine delle virtù che, mette in azione e infine per la felicità di cui è lo scrigno, è "come il vestibolo del Paradiso" (Coleridge, La vita della nostra vita, ovvero la Storia di Nostro Signor Gesù Cristo, III, c. 16). Cosicché non c'è da stupire se esso forma l'oggetto di continui attacchi dei nemici del genere umano. E se questi riportano talora qualche notevole vittoria sul regno fondato quaggiù da Nostro Signore, ciò avviene quando riescono a contaminare il matrimonio, a distruggere l'autorità dei genitori, a raffreddare gli affetti e i doveri che legano i figli al padre e alla madre. Non v'è invasione di orde barbariche avanzanti attraverso una fiorente regione che mettono a ferro e fuoco, che sia tanto odiosa agli occhi del cielo quanto una legge che sanzioni lo scioglimento del vincolo matrimoniale, o che sottragga i figli alla custodia e alla direzione dei genitori. In tutto il mondo per misericordia di Dio, la famiglia cristiana è stata stabilita e difesa dalla Chiesa come la sua più bella creazione e il suo più .grande beneficio verso la società. Ora la luce, la pace, la purezza- e la felicità del focolare cristiano, è derivato tutto dalla vita trascorsa da Gesù, Maria e Giuseppe nella santa casa di Nazareth.

    Storia del culto.
    Il culto della sacra Famiglia si sviluppò particolarmente nel secolo XVII, sotto la forma di pie associazioni aventi come fine la santificazione delle famiglie cristiane sul modello di quella del Verbo incarnato. Questa devozione, introdotta nel Canada dai Padri della Compagnia di Gesù, non tardò a propagarsi rapidamente grazie allo zelo di Francesco di Montmorency-Laval, primo vescovo di Quebec. Il virtuoso Prelato, con il suggerimento e il concorso del Padre Chaumonot e di Barbara di Boulogne, vedova di Luigi d'Ailleboût di Coulonges, antico governatore del Canada, eresse nel 1665 una Confraternita di cui egli stesso ebbe cura di stendere i regolamenti, e poco tempo dopo istituì canonicamente nella sua diocesi la festa della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, disponendo che ci si servisse della Messa e dell'Ufficio che aveva fatto comporre per tale circostanza (Gosselin, Vie de Mgr. de Laval, I, e. 27).
    Due secoli più te(di, davanti alle crescenti manifestazioni della pietà dei fedeli riguardo al mistero di Nazareth, il papa Leone XIII, con il Breve Neminem fugit del 14 giugno 1892, istituiva a Roma l'associazione della Sacra Famiglia, con lo scopo di unificare tutte le Confraternite costituite sotto lo stesso nome. L'anno seguente, lo stesso Sommo Pontefice decretava che la festa della Sacra Famiglia si celebrasse nella terza Domenica dopo l'Epifania dovunque era stata concessa, e la dotava d'una nuova Messa e d'un Ufficio di cui egli stesso aveva voluto comporre gli inni. Infine Benedetto XV, nel 1921, rendeva obbligatoria la festa in tutta la Chiesa, e la fissava alla Domenica tra l'Ottava dell'Epifania [1].

    EPISTOLA (Col 3,12-17). - Fratelli: Rivestitevi adunque, come eletti di Dio, santi ed amati, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di modestia, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se alcuno ha di che dolersi d'un altro; come il Signore ci ha perdonati, così fate anche voi. Ma soprattutto abbiate la carità, che è vincolo della perfezione. E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati in un solo corpo, trionfi nei vostri cuori; e siate riconoscenti. La parola di Cristo abiti in voi nella sua pienezza con ogni sapienza. Istruitevi ed esortatevi tra di voi con salmi, inni e cantici spirituali, dolcemente a Dio cantando nei vostri cuori. Qualunque cosa diciate o facciate, tutto fate nel nome del Signore Gesù Cristo, rendendo, per mezzo di lui, grazie a Dio Padre?


    In questo brano dell'apostolo san Paolo troviamo l'enumerazione delle virtù familiari che debbono adornare il focolare cristiano: la dolcezza, l'umiltà e la pazienza, con le quali le anime sono rafforzate contro l'urto dei difetti, le divergenze di temperamento e di carattere; la mutua benevolenza la quale fa sì che ciascuno cerchi di alleggerire il fardello degli altri, non conosce le disgrazie e le infermità se non per addolcirne l'amarezza; la misericordiosa indulgenza che perdona gli inevitabili screzi e dispone i cuori offesi al perdono, sull'esempio del Signore che tutto ha perdonato. Tutte queste disposizioni morali hanno come radice la carità della quale appaiono come l'irradiamento: per essa le relazioni domestiche sono perfezionate, soprannaturalizzate, e si effondono nell'affetto profondo, nel rispetto, nei riguardi, nella sottomissione e nell'obbedienza. La pratica di queste virtù, unita agli atti di religione che vengono a santificare tutte le gioie e tutte le pene legate naturalmente alla vita familiare, assicura agli uomini il più largo margine di felicità di cui possono godere quaggiù, ed è proprio in Gesù, in Maria e in Giuseppe che bisogna cercarne il modello perfetto.

    VANGELO (Lc 2,42-52). - Or quando Gesù raggiunse i dodici anni di età, essendo essi andati a Gerusalemme, secondo l'usanza della festa, al ritorno, passati i giorni della solennità, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme, ne se ne avvidero i suoi genitori. Supponendo che fosse nella comitiva, fecero una giornata; poi si misero a cercarlo fra i parenti e i conoscenti. Ma non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme a cercarlo. E avvenne che dopo tre giorni lo trovarono nel tempio seduto fra i dottori ad ascoltarli ed interrogarli, mentre gli uditori stupivano della sua sapienza e delle sue risposte. E vedendolo ne fecero le meraviglie. E sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo ! Ed egli rispose loro : E perché cercarmi ? Non sapevate che io devo occuparmi di ciò che spetta al Padre mio ? Ed essi non intesero le parole loro dette da lui. E se ne andò con loro e tornò a Nazaret, e stava loro soggetto. Però sua madre serbava in cuor suo tutte queste cose. E Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini.

    È così, o Gesù, che tu sei venuto dal cielo per ammaestrarci. La debolezza dell'infanzia, sotto le cui sembianze ti mostri a noi, non arresta il tuo ardore per farci conoscere l'unico Dio che ha fatto tutte le cose e te stesso, Figlio suo, che ci ha inviato. Posto nella mangiatoia, ammaestri con un solo sguardo i pastori; sotto le tue umili fasce, nel tuo volontario silenzio, hai rivelato ai Magi la luce che cercavano seguendo la stella. A dodici anni, spieghi ai dottori d'Israele le Scritture che rendono testimonianza di tè; a poco a poco dissipi le ombre della Legge con la tua presenza e con le tue parole. Per adempiere gli ordini del Padre tuo celeste, non temi di turbare il cuore della Madre cercando così anime da illuminare. Il tuo amore per gli uomini trapasserà ancora molto più crudelmente quel tenero cuore il giorno in cui, per la salvezza di quegli stessi uomini, Maria ti vedrà appeso al legno della croce morente fra i più atroci dolori. Sii benedetto, o Emmanuele, in questi primi misteri della tua infanzia, nei quali appari già occupato soltanto di noi e disposto a preferire alla stessa compagnia della Madre tua gli uomini peccatori che debbono un giorno cospirare alla tua morte.

    PREGHIAMO
    O Signore Gesù Cristo che, sottomesso a Maria e a Giuseppe, consacrasti la vita domestica con ineffabili virtù; fa' che noi, per loro intercessione, imitiamo gli esempi della tua Santa Famiglia e ne conseguiamo la compagnia in cielo.

    [1] La Francia però festeggia la Sacra Famiglia nella seconda Domenica dopo l'Epifania, a motivo della solennità dell'Epifania che ha luogo oggi.

    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 213-218.”








    “10 GENNAIO 2016: infra l'Ottava dell'Epifania.
    I MAGI DAVANTI A GESÙ
    I Magi sono giunti a Betlemme; l'umile rifugio del Re dei Giudei s'è aperto per essi. "Vi trovano - dice san Luca - il Bambino e Maria Madre sua". Si inginocchiano, e adorano il divino Re che hanno tanto cercato, e che la terra brama.
    In questo momento comincia ad apparire la Chiesa Cristiana. In quell'umile dimora, il Figlio di Dio fatto uomo presiede come Capo del suo corpo mistico; Maria assiste come cooperatrice della salvezza e Madre di grazia; Giuda è rappresentato da essa e da Giuseppe suo sposo; la Gentilità adora, nella persona dei Magi, perché la loro fede ha compreso tutto alla vista di quel Bambino. Non è un Profeta che essi adorano, né un Re terreno a cui aprono i tesori; è un Dio davanti al quale si umiliano e si annientano. "Osservate - dice san Bernardo nel suo secondo Sermone sull'Epifania - osservate la penetrazione degli occhi della fede! La fede riconosce il Figlio di Dio lattante, lo riconosce appeso al legno, lo riconosce fin nella morte. Il ladrone lo riconosce sulla croce, i Magi nella stalla; il primo malgrado i chiodi che lo tengono attaccato; gli ultimi attraverso le fasce che lo avvolgono".
    Tutto è dunque consumato. Betlemme non è più soltanto il luogo della nascita del Redentore, ma è anche la culla della Chiesa; e come aveva ragione il Profeta di esclamare: "O Betlemme, tu non sei la più piccola fra le città di Giuda!". Come ci è facile comprendere il fascino che condusse san Girolamo a sottrarsi agli onori e alle delizie di Roma, agli applausi del mondo e della Chiesa, per venire a seppellirsi in questa grotta, testimone di tante e così sublimi meraviglie! Chi potrebbe non desiderare di vivere e morire in questo rifugio benedetto dal cielo, ancora tutto santificato dalla presenza dell'Emmanuele, tutto odoroso dei profumi della Regina degli Angeli, tutto risonante dell'eco dei cori celesti, tutto ripieno dei ricordi dei Magi, i nostri pii e religiosi antenati!
    Nulla stupisce i fortunati Principi quando entrano nell'umile dimora. Né la debolezza del Bambino, né la povertà della Madre, né la miseria dell'abitazione, nulla li colpisce. Anzi, comprendono immediatamente che il Dio eterno, volendo visitare gli uomini e mostrare ad essi il suo amore, doveva discendere fino a loro, e tanto in basso che non vi fosse nessun gradino della miseria umana che non avesse sondato e conosciuto da se stesso. Istruiti dal loro stesso cuore sulla profondità della piaga di orgoglio che ci rode, hanno sentito che il rimedio doveva essere estremo al pari del male; e in quell'abbassamento inaudito hanno riconosciuto subito il pensiero e l'azione d'un Dio. Israele attende un Messia glorioso e risplendente di gloria mondana; i Magi al contrario, riconoscono quel Messia nell'umiltà e nella povertà che lo circondano; soggiogati dalla forza di Dio, s'inginocchiano ed adorano, pieni di ammirazione e di amore.
    Chi potrebbe riprodurre la dolcezza dei colloqui ch'essi ebbero con la purissima Maria? poiché il Re che erano venuti a cercare non uscì per essi dal silenzio della sua volontaria infanzia. Egli accettò i loro omaggi, sorrise con tenerezza, li benedisse, ma solo Maria poteva soddisfare, con i suoi celesti colloqui, la santa curiosità dei tre pellegrini dell'umanità. Come ricompensò essa la loro fede e il loro amore manifestando ad essi il mistero del virgineo parto che avrebbe salvato il mondo, i gaudi del suo cuore materno, le attrattive del divino Bambino! Ed essi stessi con quale tenero rispetto la consideravano e la ascoltavano! Con quanta delizia la grazia penetrava nei loro cuori alle parole di Colei che Dio stesso ha scelta per iniziarci maternamente alla sua verità e al suo amore! La stella che poco fa brillava per essi nel cielo aveva fatto posto a un'altra Stella, d'una luce più dolce e d'una forza ancora più sublime; quell'astro cosi puro preparava i loro sguardi a contemplare senza nubi Colui che si chiama la Stella risplendente e mattutina.
    Il mondo intero non era più nulla per essi; la stella di Betlemme racchiudeva tutte le ricchezze del cielo e della terra. I lunghi secoli d'attesa che avevano condivisi con il genere umano sembravano ad essi appena un istante, tanto era piena e perfetta la gioia di aver finalmente trovato il Dio che appaga con la sua sola presenza, tutti i desideri della creatura.
    Si associavano ai disegni misericordiosi dell'Emmanuele: accettavano con profonda umiltà l'alleanza che egli stringeva mediante essi con l'umanità; adoravano la terribile giustizia che presto avrebbe ripudiato un popolo incredulo; salutavano i destini della Chiesa Cristiana che prendeva in essi il suo inizio, e pregavano per la loro innumerevole posterità.
    Dobbiamo anche noi, Gentili rigenerati, unirci a questi cristiani scelti per primi, e adorarti, o divino Bambino, dopo tanti secoli durante i quali abbiamo visto il cammino delle genti verso Betlemme, e la Stella che le guidava sempre. Dobbiamo anche noi adorarti con i Magi; ma, più fortunati di quei primogeniti della Chiesa noi abbiamo sentito le tue parole, abbiamo contemplato le tue sofferenze e la tua croce, siamo stati testimoni della tua Resurrezione; e se ti salutiamo come il Re dell'universo, l'universo è qui davanti a noi a ripeterci il tuo Nome divenuto grande e glorioso, dallo spuntar del sole al suo tramonto. Il Sacrificio rinnova tutti i tuoi misteri, si offre oggi in tutti i luoghi del mondo; la voce della tua Chiesa risuona ad ogni orecchio mortale, e noi sentiamo con gioia che questa luce risplende per noi, che tutte queste grazie sono la nostra eredità. Per questo ti adoriamo, o Cristo, noi che ti gustiamo nella Chiesa, l'eterna Betlemme, la Casa del Pane di vita.
    * * *
    Istruiscici, o Maria, come hai istruito i Magi. Rivelaci ogni giorno più il dolce Mistero del tuo Figlio; sottometti interamente il nostro cuore al suo impero adorabile. Veglia, con materna sollecitudine, affinché non abbiamo a perdere nemmeno una delle lezioni che egli ci impartisce, e la dimora di Betlemme, nella quale siamo entrati al seguito dei pellegrini dell'Oriente, operi in noi un completo rinnovamento di tutta la nostra vita.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 228-230.”







    Sacra Famiglia - Santa Messadi don Floriano
    https://www.youtube.com/watch?v=p2YeD0aVyUU


    "GESÙ, GIUSEPPE E MARIA
    Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima mia agonia. Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia."




    Auguri a tutti i forumisti e lettori Cattolici di Buon Nuovo Anno!

    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 10-01-16 alle 21:26
    Giò, sofico and FRUGALE like this.
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

    •   Alt 

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  2. #2
    sofico
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    Predefinito Re: Festa della Sacra Famiglia…

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  3. #3
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    Lightbulb Re: Festa della Sacra Famiglia…

    Vari articoli sulla Sacra Famiglia...



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    "[Antidoti politicamente scorretti al Sinodo] Il marito è il capo della moglie: una verità di fede e di ragione

    di jeannedarc il 27 ottobre 2015 Apologetica e polemica, Cattolicesimo romano, Morale
    di Isacco Tacconi
    Che piaccia o no, San Paolo l’ha detto, i Padri lo hanno sostenuto, la Chiesa lo ha solennemente insegnato e il Signore l’ha consacrato: “Il marito è il capo della moglie” (Ef 5,23). Ogni tentativo di storicizzare questa sentenza relativizzandola sarebbe un tradimento del Vangelo oltreché una falsificazione storica. La concezione patriarcale della famiglia, infatti, in base ai dati di cui disponiamo, risale certamente ad Abramo (ca. 2000 a.C.) ed è rimasta tale nelle società occidentali, per lo meno di impianto cattolico, fino al secolo XX d.C. Difatti la famiglia patriarcale dura con certezza da almeno 4000 anni ossia da quando comincia il fiorire delle civiltà mesopotamiche. La differenza tra questo tipo di famiglia e una famiglia matriarcale, incentrata cioè sulla “donna”, è la solidità, l’ordine e la stabilitas. Caratteristica, invece, delle società matriarcali è la brevità della loro durata e l’instabilità del loro ordine sociale e morale ma anche una certa irrazionale istintuale primitività. La storia delle religioni insegna, infatti, che le religioni cosiddette “telluriche” che vedevano cioè nella divinità la “madre-terra” risalgono ad un’epoca in cui le società erano estremamente retrograde sotto ogni aspetto. La concezione “materna” della divinità è, dunque, uno stato primordiale potremmo dire “infantile” della religione naturale. Con l’evolvere della religiosità e l’abbandono delle divinità telluriche progrediscono anche i costumi e l’assetto sociale.
    Roma fin dall’epoca monarchica, passando dalla Repubblica fino al primo periodo dell’età imperiale, fu fondata sui valori patriarcali e la sua forza conquistatrice e di governo era solidamente imperniata sul mos maiorum (le tradizioni dei padri o costume degli antenati) e sullo ius romanum(il Diritto). Tali elementi mancarono ad Alessandro Magno il quale riuscì a conquistare ma non seppe governare né lasciare un ordinamento giuridico, sociale e tanto meno morale duraturo. Ma il vero cavallo di Troia dell’Ellenismo fu l’“orientalizzazione”, ossia la mollezza dei costumi che penetrò infettando la morale della civiltà ellenica attraverso l’effeminatezza della cultura persiana e delle civiltà matriarcali dell’Oriente centrale. A tale tendenza si aggiunse quella forma di gnosticismo iniziatico, esprimentesi nelle orge segrete in onore di Bacco, caratterizzato dalla brutalità della perversione e dallo sfogo delle passioni libidinose che le cosiddette “baccanti” praticavano fra di loro e con gli uomini mentre adoravano e si univano “misticamente” in virtù ditrance estatiche alla divinità Pan, guarda caso, un mostro mezzo uomo e mezzo caprone. Questo dominio della sessualità femminile sull’uomo che lo rendeva schiavo e ridotto ad animale era già nell’Antica Grecia, e specialmente a Roma, perseguitata e repressa come pratica empia, indegna dell’uomo e degli déi, pericolosa per l’integrità della società e della morale. Dunque, la ragione stessa condusse i grandi pensatori greci e latini (Socrate, Platone, Aristotele, Catone, Cicerone e Seneca) a difendere la società naturale, quindi razionale, fondata sul pater familias.
    Per quanto riguarda perciò specificamente il matrimonio, la prospettiva che lo concepisce secondo una struttura patriarcale non è semplicemente espressione di una cultura che si è imposta nel tempo ma corrisponde all’intrinseco ordinamento gerarchico che la natura stessa, creata da Dio, porta inscritto in sé. Tale gerarchia vede al vertice il pater anzitutto perché Dio è Padre in senso proprio ed assoluto e, come dice San Paolo, “ogni paternità discende da Dio” (cfr. Ef 3,15). La paternità umana perciò è una “partecipazione” e un riflesso della paternità divina ed ogni tipo di attentato alla figura paterna è una rivolta verso colui che è l’“Eterno Padre”.
    In secondo luogo, il riconoscimento della disparità gerarchica fra l’uomo e la donna trova un’ulteriore ragion d’essere nel fatto che prima fu creato Adamo, con una creazione tutta speciale, e solo secondariamente Eva la quale fu tratta da Adamo e non venne all’essere allo stesso modo di Adamo. Infatti, “prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione”. (1Tm 2,13-14). La donna cioè si dice ed è in riferimento all’uomo giacché è il suo stesso essere a provenire dall’uomo. Essa è stata tratta da lui: “la si chiamerà «donna» perché dall’uomo è stata tolta” (Gn 2,23).
    In ebraico uomo si dice «ish» e donna «ishah» che letteralmente si traducono con «uomo» e «uoma». In latino abbiamo una medesima terminologia giacché uomo corrisponde a «vir» e donna a «virago» o «vir-go» intesa nella sua virginea integrità. Interessante notare come anche l’inglese esprima questa dipendenza ontologico-lessicale nei termini «man» and «wo-man». Un altro dato interessante fornitoci dall’anatomia e dalla biologia è che la capacità cerebrale media dell’uomo è di 1500 cc e quella della donna è di circa 1350 cc. Questo ovviamente non significa automaticamente che l’uomo sia, di per sé, più intelligente della donna, la realtà stessa ci smentirebbe molte volte. Questo dato scientifico ci manifesta piuttosto che l’uomo, a causa del ruolo centrale che necessariamente riveste nella società naturale e civile, necessita di un “dipiù”, di un surplus di materia cerebrale. Non fa mistero che le responsabilità richieste all’uomo fin dai tempi antichi sono maggiori di quelle che sono richieste alla donna.
    Un dato tratto dall’antropologia e dalla cultura è che l’uomo ben formato, il «vir» (da cui “virile”), è colui che solo ha la capacità di domare la sensibilità trasbordante e disordinata della donna: “Sarai sotto la potestà del marito, ed egli ti dominerà” (Gn 3,16). La realtà stessa ci dimostra che la donna per essere veramente donna e realizzare le sue più intime inclinazioni ha bisogno dell’uomo. La fragile sensibilità, il sentimento a volte incontrollabile che costituisce l’anima femminile della donna prevale molto spesso, oggi più che mai, sulle istanze della ragione cioè dell’intelletto. Tra i due è l’uomo che detiene la fiaccola della ragione, è l’uomo che, libero da quella sensibilità che lo porterebbe all’impotenza, all’incapacità di sacrificarsi, a quella effemminatezza che mortifica la virilità, ha in sé la capacità di essere la guida ferma infondendo sicurezza anche nella donna.
    Nella lingua latina questo ruolo ontologico dell’uomo è luminosamente manifestato con la comune radice tra «vir» (uomo) e «virtus» (forza). La virtù si addice all’uomo, lo individua o, per lo meno, dovrebbe individuarlo. Tra le virtù quella che descrive il ruolo e la vocazione profonda dell’uomo è senz’altro la “fortezza”. In greco tale virtù si chiama «andrèia» da «andròs» (uomo) che letteralmente significa «virilità» ad esprimere che essa è caratteristica propria dell’uomo, manifesta cioè la sua essenza.
    La fortezza – dice San Tommaso – è la virtù che spinge l’appetito irascibile e la volontà a non desistere dal conseguire il bene arduo o difficile neppure quando è in pericolo la vita corporale”. Tale virtù dà la capacità di affrontare e attraversare dei mali anche prolungati in vista di un bene maggiore. È ovvio che la fortezza non è appannaggio esclusivo dell’uomo, anzi, deve essere assolutamente appresa e praticata sia dall’uomo che dalla donna, ma ci sono alcune attività e alcune proprietà che, per la loro natura, si addicono più all’uno che all’altra. Una donna forte, cioè fortificata dalla virtù, fattasi cioè virile, ben attenti non “mascolina”, è una donna pienamente realizzata nella sua, passatemi il termine, “donnità”, perché ha appreso quell’aspetto di cui era deficiente per il suo stesso essere «femmina». Il famoso luogo comune secondo cui “dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna” non è falso ma incompleto perché bisognerebbe scoprire che quella “grande donna” è tale perché ha avuto alle sue spalle un “buon padre” che l’ha resa tale. Bisogna, come in tutte le cose, risalire la catena delle “cause” che rivela all’origine di tutto la Paternità di Dio.



    L’uomo, infatti, è la guida, il protettore, cioè pater et patronus ma è anche il legislatore ossia colui che stabilisce le norme, in altre parole è il “formatore”, l’autentico detentore del compito di educare. Fra le varie cause all’origine dell’odierna crisi dell’educazione svetta l’estromissione della figura maschile dal compito educativo e formativo dei giovani e dei giovanissimi. La crescente “femminilizzazione” dell’educazione, privata di quella “salutare virilità” che come abbiamo visto serve anche alla donna, ha portato alla “effeminatezza” cioè a quell’atteggiamento molle, volgare, indisciplinato, incontinente e ciò che è più grave di non credibilità dell’educatore, dell’insegnante e del genitore. Oggi i padri non sono credibili, tanto meno gli insegnanti e le insegnanti, sviliti e incapaci di autorità. Il concetto stesso di educazione è svanito, perché la capacità di educare e correggere il prossimo presuppone il “dovere” morale di educare e correggere se stessi. Quell’essenziale asimmetria indispensabile al rapporto maestro-alunno e alla relazione padre-figlio si è disciolta in un “panamicismo” che livella le indispensabili differenze e la varietà gerarchica fra le relazioni umane: siamo tutti amici. Questo porta inevitabilmente alla morte dell’autorità, alla morte della paternità. Ma il padre non deve essere l’amico: deve essere il padre, le due cose non si equivalgono né sono intercambiabili.

    Il padre, in fondo, è colui che mette gli ostacoli e “contiene” l’esuberanza (da latino «ex ubero» = dal seno) dei sentimenti e delle passioni. In questo Sigmund Freud, “padre” (sic!) della psicanalisi, aveva ragione: il padre è veramente colui che ha il compito di “censurare” e “limitare” gli impulsi disordinati della prole, ordinandoli al bene. Solo che difronte all’ontologia e al ruolo paterni Freud si rivolta, insorge cioè contro il “padre” e la paternità in nome della libertà libidinosa e perversa che lega il figlio alla madre e non al padre, interpretando ogni relazione padre-figlio secondo lo schema del complesso di Edipo, ossia uno schema di rivalità e di odio viscerale e archetipico. Ciò ha contribuito ad aumentare il discredito e il disprezzo per la figura paterna fino a confluire nel 900 nell’altra rivolta contro l’autorità che è il marxismo, sfociando poi nella Rivoluzione del 68 radicalmente rivolta contro il “padre” e in definitiva contro Dio, Sommo Legislatore e fonte di ogni paternità.
    Vediamo poi che la facoltà di imporre obblighi e divieti e di fissare i diritti è insita nel concetto stesso di autorità: “Il potere legittimo deriva da Dio e chi resiste al potere, resiste all’ordine di Dio; in tal modo l’obbedienza acquista molto in nobiltà, divenendo ossequio verso un’autorità giustissima ed elevata in sommo grado”[1]. L’autorità del padre, dunque, è inviolabile e avvolta da “sacralità” tanto che la sua benedizione verso i figli è sempre stata concepita come un’eredità da meritare e mai da disprezzare.
    Nefasto è stato l’egualitarismo che ha voluto dichiarare uomo e donna sullo stesso e identico piano. Questo ovviamente non può che generare competizione, rivalità, rivalsa e odio giacché fa rientrare la relazione moglie-marito nello schema rousseauiano secondo cui “la tua libertà finisce dove comincia la mia”. Solo che nessuno si è mai premurato di delimitare quali siano i limiti della libertà dell’uno e dell’altro.
    Quando nella coppia di sposi la moglie si pone, o viene spinta dalla società, in una parità di autorità con il padre, la famiglia perde il suo centro e la sua guida ossia il suo impianto ontologicamente “monarchico”. Con tale operazione “democratizzante” si è voluto sovvertite l’ordine gerarchico naturale della famiglia. Lo si sperimenta quando, nelle famiglie odierne, per prendere una qualsiasi decisione è necessario convocare un “soviet” democratico che sfianca i coniugi e avvilisce il padre il quale si vede esautorato del proprio ruolo ontologico. È la logica del “consenso” e della legittimazione dal basso: è la Rivoluzione. È questo un principio che inevitabilmente finisce per aderire ad ogni tipo di relazione anche a quella fra l’uomo e Dio. Ecco la radice perversa ed empia della libertà religiosa e di coscienza che vede Dio come un “possibile” interlocutore ma che non deve interferire eccessivamente nelle faccende umane. Come se per regnare sopra di noi, Egli che è Re per diritto di natura, con la Creazione, e di conquista, con la Redenzione, dovesse essere autorizzato da noi chiedendo a noi il consenso.



    Ogni buon discorso sulla famiglia e sulla paternità non può esimersi dal contemplare il mistero della Sacra Famiglia nello svolgersi di quella santa quotidianità fra la casa di Nazareth e la bottega di San Giuseppe. Per cogliere il fondamento della Carità che la regolava e guidava bisogna ricercarne quella invisibile e ammirabile gerarchia che come le mura di una fortezza assicura solidità e protezione. Contemplando il Presepio, infatti, scopriamo con intimo stupore che il Figlio di Dio, il Verbo Eterno del Padre, la Seconda Persona della Santissima Trinità si incarna e vuole nascere in un focolare domestico. Entra delicatamente nell’ordine naturale che Lui aveva già stabilito e non lo sovverte. Ma ciò che più illumina il Mistero dell’Incarnazione è l’Infinita Umiltà di Dio il quale, pur essendo il Tre volte Santo, pur essendo l’Onnipotente, pur essendo l’Autorità Somma per essenza sceglie liberamente di sottomettersi a due creature da Lui stesso create.

    Nell’Icona della Sacra Famiglia contempliamo una paradossale “gerarchia di santità” in cui il più Santo, cioè Dio, che è anzi la Santità stessa, si mette all’ultimo posto. Subito sopra di Lui si trova la Madonna, l’Immacolata Concezione, la creatura più perfetta mai uscita dalle mani del Creatore, Lei che è onnipotente per Grazia ma pur sempre una creatura. E al vertice, posto in autorità al di sopra sia della creatura più perfetta e più santa sia dello stesso Creatore che è la santità stessa, San Giuseppe il giusto, il padre. Vediamo, dunque, che nella Sacra Triade il capo eletto da Dio a custode dei tesori più preziosi di Dio (Gesù e Maria) è, se vogliamo, il meno santo, il meno perfetto. Nella nostra mentalità giustizialista sarebbe stato più giusto che Gesù fosse a capo, o addirittura Maria visto che era stata preservata dal Peccato e dalle sue conseguenze nefaste. La Rivelazione invece dimostra la diversa concezione che Dio ha dell’ordine naturale e sociale rispetto a quella cui siamo abituati dopo due secoli di propaganda egualitaria e rivoluzionaria. Il padre è, dunque, insostituibile e la paternità inviolabile e con il farsi “figlio” di Maria e di Giuseppe Nostro Signore ci ha voluto dare l’esempio del rispetto della gerarchia naturale che neppure Dio si sogna di alterare o stravolgere.
    Inoltre, se nelle relazioni intra-umane fossimo tutti uguali non sarebbe possibile la Carità, giacché la virtù della Carità si fonda sulla “disparità” tra Dio e l’uomo, e sull’amore che l’uomo deve a Dio e al prossimo per amore di Dio. “L’uomo, che per sua natura è servo del Creatore, giunge ad essere, mediante la grazia e la carità, figlio ed amico di Dio. Se questa servitù già lo nobilita tanto (servire Dio è regnare), chi potrà misurare l’altezza cui lo eleva la carità di Dio, la quale «è largamente diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato?»[2]. Ma la disparità è causa materiale anche dell’umiltà. Questa, uestaQ“in quanto virtù speciale, mira principalmente alla sottomissione dell’uomo a Dio, per cui si sottomette anche agli altri, umiliandosi dinanzi ad essi[3]. Questa virtù imprescindibile per il cristiano rivela come ognuno sia inferiore al prossimo, avendo in sé i medesimi sentimenti di Gesù “il quale, sussistendo in natura di Dio, non considerò questa sua eguaglianza con Dio come una rapina, ma svuotò se stesso, assumendo la natura di schiavo, e facendosi simile all’uomo” (Fil 2,6-7). Tale sentimento, perciò, non è e non può essere “falsa modestia” o una finzione intellettuale o una ipocrita maschera autosuggestiva bensì una interiore e profonda presa di coscienza della “verità” su se stessi. L’umiltà perciò è certamente una disposizione della volontà e guidata dall’intelletto illuminato dalla Grazia, svela al cristiano che nulla di buono possiede che sia suo, ma tutto ciò che di buono possiede lo riceve dal Padre Eterno. Il cristiano, in altre parole, (uomo e donna) si deve porre in fondo, alla base, sotto a tutti (sub – iectum = gettato sotto) ultimo fra gli ultimi alla maniera di Nostro Signore.
    In ultima analisi, nella gerarchia familiare, non conta avere l’autorità per l’autorità, fine a se stessa o dispoticamente esercitata. Per questo siamo costretti a ritornare sempre sulla distinzione essenziale fra il “libero arbitrio” e la “libertà”. Ciò di cui sono stati convinti gli uomini e le donne di oggi è ricercare il libero arbitrio fine a se stesso ossia la capacità di fare ciò che si vuole, e questo sarebbe il diritto fondamentale e inviolabile di ogni uomo. Ma la vera libertà non sta nella capacità di fare ciò che si vuole ossia compiere indifferentemente il bene o il male bensì nel dovere di fare il bene.
    Questa ricerca del libero arbitrio per il libero arbitrio, altro non è che il desiderio del “potere”, dell’autodeterminazione, dell’emancipazione. Questa superbia mal celata ha portato la donna, oggi più che mai, a rivoltarsi contro l’uomo e, sobillando la moglie contro il marito, ha minato la stabilità della famiglia e del vincolo matrimoniale sul quale essa è fondata. In fondo ogni peccato ha la medesima radice nella superbia luciferina del “sarete come Dio”, che nella rivolta della moglie contro il marito diventa un’emancipazione che si esprime così: “sarai come tuo marito, ne hai diritto!”, o anche “perché devi ubbidire a tuo marito? Non vali di meno e non sei una serva!”. Eppure non c’è niente di più anticristiano di questa visione egualitaria. A tal proposito la risposta della Vergine Maria all’Arcangelo è sufficientemente eloquente: “Eccomi! sono la serva del Signore”. L’egualitarismo, infatti, come abbiamo visto, impedisce la carità e ancor più l’umiltà senza la quale non c’è né carità né alcuna vita cristiana.
    Dio, dice la Scrittura, “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore ed ha innalzato gli umili” e Nostro Signore aggiunge “chi si innalza sarà umiliato, chi si umilia sarà innalzato”. L’essere moglie cristiana, in definitiva, è una via privilegiata per imitare la santità e l’umiltà di Nostro Signore il quale si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce, mentre ogni forma di rivalità che subdolamente si insinua nel matrimonio sovverte l’ordine naturale-sacramentale, indebolisce la vita cristiana e raffredda la carità.
    Terminiamo con un aneddoto, che ritengo illustri con sufficiente chiarezza l’atteggiamento “giusto” che dovrebbe nutrire una “buona” moglie verso suo marito.

    Tempo fa mia madre mi raccontò di un felice incontro che fece mentre attendeva di essere servita in una merceria. Ad un tratto una signora molto anziana, appoggiata al suo bastone entra nel negozio chiedendo se poteva, per gentilezza, passare avanti a causa della fatica che faceva per stare in piedi. Come capita spesso negli anziani, la vecchina comincia a raccontare la sua vita. Nel ringraziare gli altri clienti per la loro bontà, incomincia ad intessere un elogio di suo marito: «Dovete sapere che mio marito, è una persona veramente buona, lui è intelligentissimo, un genio! Io lo amo da impazzire: è l’amore della mia vita. Ha 10 anni più di me, sapete? [la vecchina ne avrà avuti più di 80!] quindi non ce la fa più a badare a se stesso. Ma se non ci penso io che sono la moglie, chi ci pensa?». Mia madre e le altre persone presenti, ammirate e commosse per tanto candore e semplicità, ascoltano edificate l’ultima sentenza di questa donna “d’altri tempi”: «Io ho sempre insegnato ai miei figli due cose – dice l’anziana –, figli miei: Dio prima di tutto, poi vostro padre”.
    Ecco cosa significa “gerarchia” in una famiglia cristiana, ecco il segreto per formare l’unica società giusta che è la società cristiana."





    Il ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede (Milano 14 novembre 2015)
    https://forum.termometropolitico.it/...re-2015-a.html
    [DA VEDERE] Ipsa conteret: il ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede | Radio Spada
    [DA VEDERE] Ipsa conteret: il ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede | Radio Spada
    "Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." PRIMA PARTE - gloria.tv
    “Milano, 14 Novembre 2015 XIV CONVEGNO DI STUDI ALBERTARIANI.
    "Ipsa Conteret “Ella ti schiaccerà il capo” (GN 3, 15) : Il ruolo di Maria Santissima nella difesa della fede."
    Relatore Don Francesco Ricossa. Primo Intervento: "Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers).".”
    Centro Studi Davide Albertario » Convegno di Studi Albertariani 2015
    “Video del XIV convegno di studi albertariani
    “Ipsa Conteret “Ella ti schiaccerà il capo” (GN 3, 15) : Il ruolo di Maria Santissima nella difesa della fede” (Milano, 14/11/2015).
    Primo Intervento: "Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)."
    PRIMA PARTE DELLA PRIMA RELAZIONE Relatore: Don Francesco Ricossa
    "Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." PRIMA PARTE - gloria.tv
    SECONDA PARTE DELLA PRIMA RELAZIONE
    " Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." SECONDA PARTE - gloria.tv
    Video del XIV convegno di studi albertariani
    “Ipsa Conteret “Ella ti schiaccerà il capo” (GN 3, 15) : Il ruolo di Maria Santissima nella difesa della fede” (Milano, 14/11/2015).
    Secondo Intervento: " La Mater Boni Consilii: l’ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell’Istituto."
    PRIMA PARTE DELLA SECONDA RELAZIONE
    Secondo Intervento: " La Mater Boni Consilii: l?ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell?Istituto." PRIMA PARTE - gloria.tv
    Relatore: Don Francesco Ricossa
    SECONDA PARTE DELLA SECONDA RELAZIONE
    " La Mater Boni Consilii: l?ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell?Istituto." SECONDA PARTE - gloria.tv

    Milano 14 novembre: Il Ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede | Radio Spada
    [DA VEDERE] Ipsa conteret: il ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede | Radio Spada
    [DA VEDERE] Ipsa conteret: il ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede | Radio Spada
    “Segnaliamo gli interessanti file audio delle conferenze tenuto il 14 novembre 2015 al XIV convegno di studi albertariani di Milano che certamente si inseriscono con grande autorevolezza nell’attuale dibattito sulla crisi dell’autorità pontificia a partire dal concilio vaticano secondo. La prima conferenza riguarda lo sviluppo omogeneo del dogma mariano, negli anni precedenti e successivi la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria Santissima, e la violenta battuta d’arresto avvenuta durante il concilio vaticano secondo, vera tomba della mariologia contemporanea. La seconda conferenza tratteggia, con ricchezza contenutista e grande dovizia di particolari (anche inediti) genesi e sviluppo dell’Istituto “Mater boni consilii” dal 1985 (anno di fondazione) ad oggi. Buon ascolto.
    XIV CONVEGNO DI STUDI ALBERTARIANI
    “Ipsa Conteret “Ella ti schiaccerà il capo” (GN 3, 15) : Il ruolo di Maria Santissima nella difesa della fede.”
    Relatore Don Francesco Ricossa
    Primo Intervento: “Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers).”
    "Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." PRIMA PARTE - gloria.tv
    Prima parte: "Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." PRIMA PARTE - gloria.tv

    " Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." SECONDA PARTE - gloria.tv
    Seconda parte: " Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." SECONDA PARTE - gloria.tv
    Secondo Intervento: ” La Mater Boni Consilii: l’ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell’Istituto.”
    Prima parte: Secondo Intervento: " La Mater Boni Consilii: l?ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell?Istituto." PRIMA PARTE - gloria.tv
    Seconda parte: " La Mater Boni Consilii: l?ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell?Istituto." SECONDA PARTE - gloria.tv

    Per richiedere i files audio delle conferenze inviate una mail a questo indirizzo:audio.albertario@gmail.com
    Centro Studi Davide Albertario info@davidealbertario.it











    http://www.radiospada.org/2015/04/ite-ad-joseph-sostegno-delle-famiglie-e-terrore-dei-demoni/
    "Ite ad Joseph, Sostegno delle famiglie e Terrore dei demoni di jeannedarc il 5 aprile 2015 Agiografia, Cattolicesimo romano






    di Alessandro Pini

    «L’intercessione di Maria è quella della madre; e non si vede che cosa il suo divin Figlio potrebbe rifiutare a una tal madre. L’intercessione di Giuseppe è quella dello sposo, del padre putativo, del capo di famiglia. Essa non può non essere onnipotente, poiché che cosa potrebbero Gesù e Maria rifiutare a Giuseppe che consacrò a loro tutta la sua vita e al quale devono realmente i mezzi della loro esistenza terrena?». PIO XI, 19 marzo 1938

    In questi tempi oscuri, ove regna il disordine morale ed il vizio ottenebra le menti, le famiglie cristiane trovano nella società un ostacolo al proprio naturale sviluppo ed al fine (Dio, vita eterna) per cui sono state costituite. Nuove ideologie attaccano questo sacro istituto, cellula primaria e vitale d’ogni società; ognuna di esse mira alla distruzione di tale comunità in quanto nemica dell'(dis)ordine sociale sognato (da secoli) dalle sette anticristiane e quindi nemiche dell’intero genere umano.
    Perchè questo disegno contro la famiglia (cristiana)?
    Innanzitutto la famiglia cristiana è un riflesso della Sacra famiglia, dove nacque e crebbe Nostro Signore, ed in quanto tale suscita odio tra i nemici di Dio che avvertono la forza misteriosa proveniente dalle famiglie ove veramente si vive il Vangelo e si onora Dio.
    In secondo luogo tale istituto è attaccato quale organo di trasmissione della fede e delle tradizioni, le quali preservano i membri della famiglia dall’individualismo e dal nichilismo, funzionali alla costruzione della Nuova Società, eretta sulle ceneri della oramai distrutta Cristianità.
    La (vera) famiglia cristiana è inoltre la palestra dove si esercitano le virtù contrarie alle massime del mondo e nemiche degli “artigiani del vizio”, i quali intendono forgiare un nuovo uomo, privo di razionalità ed amante della depravazione.
    Tuttavia Dio non ci abbandona, non siamo mai soli ad affrontare questa situazione. Abbiamo più volte accennato ai rimedi di cui le famiglie dispongono contro tali diaboliche trame e per resistere nella fede che guida l’uomo nel suo pellegrinaggio terreno. Oggi vogliamo presentare un altro eccellente aiuto che Dio ci ha donato per sostenere la battaglia attuale; San Giuseppe, padre putativo di Gesù e vero sposo di Maria SS.ma. Egli – soprattutto in questi tempi così duri per le famiglie- risulta essere un grande sostegno per esse, oltrechè un fulgido esempio per tutti coloro che hanno responsabilità nella società e nella Chiesa della quale è protettore.

    ITE AD JOSEPH
    “Immaginiamo che il Signore, scorgendoci nel dolore, nelle difficoltà, negli affanni della vita quotidiana, rivolga a noi tutti l’invito che il Faraone del Vecchio Testamento rivolgeva al suo popolo durante la carestia e cioè: Andate da Giuseppe! Andiamo dunque da San Giuseppe se desideriamo essere soccorsi e consolati. Non dimentichiamo mai ogni giorno, e più volte al giorno, di raccomandarci a lui, perché la sua potenza presso Dio sorpassa quella di tutti i Santi e non è superata che da quella della Vergine Santissima” Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

    Sebbene (troppo) poco conosciuto ed invocato, il glorioso Patriarca è un faro che indica la via da seguire soprattutto all’uomo (post) moderno che l’ha abbandonata per seguire il proprio “io” superbo e corrotto. Egli è appunto l’antitesi a questo tipo d’uomo-bestia. A lui possiamo, anzi, dobbiamo mirare se vogliamo salvare l’uomo dall’autodistruzione verso cui viaggia a gran ritmo.
    San Giuseppe fu uomo pio ed umile, lavoratore infaticabile, difensore della Sacra Famiglia, terrore dei demoni; questi alcuni titoli con il quale viene invocato questo fortissimo santo, e questo è ciò che egli fu realmente quando cooperò alla Redenzione del genere umano sottomettendosi alla divina volontà.
    Il segreto della santificazione infatti è “tremendamente semplice”: accettare la volontà di Dio, sempre ed ovunque, come il purissimo sposo di Maria. San Giuseppe con gran cuore seppe corrispondere alla missione affidatagli da Dio e, nonostante le difficoltà, la portò a termine come il migliore degli eroi, senza nessun’arma sennonché la grazia divina che perfezionò la sua natura.
    Nel nostro cammino verso la santità dobbiamo però fare i conti con il Nemico, che odia l’uomo in quanto creatura di Dio e natura assunta dal Redentore per sconfiggere il peccato e quindi la Morte.
    Tale essere – da sempre – tenta di imitare Dio; giustappunto è chiamato “simia dei” ossia scimmia di Dio, perchè scimmiotta il suo Creatore e Giudice, creando sètte e dottrine contrarie alla Verità – custodita e tramessa dalla Chiesa Cattolica – ma parallele ad essa in quanto a forma e struttura.
    Tali “strutture” hanno diffuso una mentalità anticristiana ispirando così nuove “filosofie”, diabolicamente simili nel rifiuto della realtà in quanto eterno ricordo dell’opera divina della Creazione. Le suddette filosofie hanno trasmesso all’uomo l’antica superbia del serpente che ispirò il peccato dei nostri progenitori, ed in tal modo lo hanno convinto della propria “deità”; capace di creare la realtà egli ha in seguito decretato la “morte di Dio” e adesso professa la morte dell’uomo (vedi M.Foucault).
    Non serviam: questo è il motto che ha forgiato l’attuale società, in contrapposizione al “fiat voluntas Dei”, inno mariano ripetuto da tutti i santi, in particolar modo dal glorioso Patriarca Giuseppe.
    Giova citare a questo punto le parole che lo scrittore polacco Jan Dobraczynski mette in bocca a San Giuseppe nel romanzo “L’ombra del padre – Il romanzo di Giuseppe”:
    “Chi mai sono io, per osare ribellarmi ? Poiché Tu esigi che io abbia una moglie che non sarà mia moglie, e un figlio per il quale dovrò essere padre, anche se padre non sono, che accada conformemente alla Tua volontà. che sia come tu vuoi. Sostienimi, se la mia intelligenza e la mia volontà si indeboliranno. Accogli la mia decisione oggi, che mi hai donato la forza …“.

    Chiediamoci una buona volta chi siamo noi per ribellarci a Dio?
    Chi siamo noi per sconvolgere l’ordine voluto da Dio, somma Intelligenza?

    L’uomo reale deve imitare il nostro Santo, sottomettendosi alla legge divina e quindi al Creatore che l’ha data all’umanità per conseguire il proprio fine (felicità o beatitudine), come ben spiega il duce degli studi San Tommaso d’Aquino, il quale afferma che “la legge non è altro che il modo di operare; ora il modo di operare si desume dal fine, e perciò chi è capace di legge riceve la legge da colui che lo conduce al fine, come il muratore la riceve dall’architetto e il soldato dal capitano.Ora la creatura razionale ha il suo fine da Dio e lo consegue in lui. Fu dunque conveniente che Dio desse una legge agli uomini.”. (Contra Gent., III, cap.114)
    La legge è la via al fine. Tutto ciò che distoglie l’uomo dal fine è da allontanare e reprimere, tanto quanto è da lodare e promuovere ciò che lo aiuta in tal senso.

    Convinti della verità di quanto appena affermato, guardiamo a San Giuseppe quale reale modello di santità, ed ognuno di noi – secondo il proprio stato – imiti la sua vita che fu carica di gioie e dolori (mirabile maternità di Maria, nascita di Gesù, fuga in Egitto, smarrimento e ritrovamento di Gesù, ecc.), tuttavia sempre vissuti con amore e coraggio verso Dio e la Vergine Maria.
    Imitarlo significa rifiutare la menzogna per seguire senza compromessi la Verità, amandola tutta intera, come egli fece durante la sua vita, anche se questo comporta sacrifici ed angustie.
    Egli perciò rappresenta per il mondo cattolico un cristallino esempio di fedeltà e coraggio, umiltà e fortezza, che lo resero “nobile difensore di Cristo” e fulgido esempio di purezza in un mondo anche allora governato dai farisei distorsori della Verità.

    L’intera sua vita fu un servizio alla Verità, in spirito di umiltà ed ossequioso silenzio: egli parlò molto poco, ma fu grande nel servirLa e proteggerLa. Tutto ciò contrasta con l’attuale situazione della Chiesa, dove gli ecclesiastici parlano molto e non in difesa della Verità, bensì per tentare nuove “vie” che spesso contrastano con essa, unica fautrice di (vera) libertà.
    Imitare San Giuseppe assicura alla propria famiglia una pace che è antidoto all’apostasia e quindi al disordine che invece regna sovrano nell’odierna società e innanzitutto nel cuore dell’uomo moderno.
    Seguire il suo esempio significa rigettare lo spirito del mondo, superbo e meschino, per vivere nel timore di Dio che – come la Scrittura insegna – è l’inizio della saggezza e quindi la via verso la felicità (eterna). L’imitazione di questo gloriosissimo santo consente di rimanere nella Luce che risplende ove l’impurità non ha spazio: egli infatti ebbe il grande onore di difendere la purezza della Vergine Maria proprio in virtù della sua castità, che attirò lo sguardo benevolo di Dio e permise la grande opera della Redenzione, oggi ostacolata dalla diffusione del pansessualismo che mira alla bestializzazione dell’uomo ed alla “sovrappopolazione” dell’inferno.


    Egli è un luminoso esempio e riferimento per ogni capofamiglia che intende guidare le anime a lui affidate da Dio (moglie e prole); come, infatti, protesse e salvò il Bambino Gesù da Erode, così (ne siamo certi) proteggerà le famiglie che a lui si affidano quale potente intercessore presso la Madre di Dio e la Trinità SS., che, proprio a lui affidò l’innocenza della “benedetta tra tutte le donne“.
    Infine dobbiamo assolutamente ricordare che l’esempio di San Giuseppe ci esorta alla vera e sincera devozione verso Colei che schiaccia la testa al serpente e quindi ad ogni eresia. Soprattutto oggi che l’errore è penetrato fin dentro la Chiesa di Cristo, occorre più che mai affidarsi alla Vergine per rimanere nella Verità o per giungervi attraverso la via più sicura e meno tortuosa.
    Particolarmente in questa epoca, che l’impurità è così diffusa e propagandata, necessitiamo dell’aiuto della Vergine Maria, la quale – secondo San Girolamo e molti altri Padri – mantenne vergine il suo sposo semplicemente con la sua presenza e bellezza che “spingeva alla castità quanti la guardavano”. Scrisse infatti il Santo (Girolamo), contro l’eretico Elvidio che negava la verginità di Maria: “Tu dici che Maria non sia rimasta vergine; io invece sostengo che anche Giuseppe rimase vergine grazie a Maria”. Quale miglior “raccomandazione” se non quella del suo fedelissimo sposo e “primo consacrato”?
    Imitiamo quindi San Giuseppe e consacriamoci alla Madonna perché “quando il consacrato a Maria vede l’Immacolata calpestare il serpente infernale, non ha alcuna compiacenza per il male, ma è fiero di appartenere a Gesù e a Maria”. Queste le parole del Pontefice Pio XII nel 1954, e questo l’invito che rivolgiamo ad ogni cattolico per combattere la buona battaglia ed uscirne vincitore.

    Conclusione
    Giunti al termine di questo piccolo scritto, vogliamo citare un testo tratto dalla celebre enciclica Divini Redemptoris (Pio XI), del 1937, nel quale troviamo una nuova conferma alla nostra tesi circa la potente intercessione di San Giuseppe presso il Trono divino; infatti il Sommo Pontefice – allora regnante – affidò proprio a lui l’azione della Chiesa contro il comunismo: “Poniamo la grande azione della Chiesa Cattolica contro il Comunismo ateo mondiale sotto l’egida del potente Protettore della Chiesa, san Giuseppe. Egli appartiene alla classe operaia e ha sperimentato il peso della povertà per sé e per la Sacra Famiglia di cui era il capo vigile ed affettuoso; a lui fu affidato il Fanciullo divino quando Erode sguinzagliò contro di lui i suoi sicari. Con una vita di fedelissimo adempimento del dovere quotidiano, ha lasciato un esempio a tutti quelli che devono guadagnarsi il pane con il lavoro delle loro mani e meritò di essere chiamato il Giusto, esempio vivente di quella giustizia cristiana, che deve dominare nella vita sociale“.
    Pertanto dobbiamo invocarlo sempre di più e con maggiore fiducia per ottenere le grazie necessarie alle nostre famiglie ed al mondo intero, affinché torni a Dio con cuore pentito e desideroso di far regnare N.S. Gesù Cristo in ogni ambito della società, per sanarla dagli influssi maligni che tuttora la intossicano.

    Concludiamo questo breve omaggio a San Giuseppe, con le parole di Santa Teresa d’Avila, la quale nella sua “Autobiografia” scrisse: “Per la grande esperienza che ho dei favori di San Giuseppe, vorrei che tutti si persuadessero ad essergli devoti. Non ho conosciuta persona che gli sia veramente devota e gli renda qualche particolare servizio senza far progressi in virtù. Egli aiuta moltissimo chi si raccomanda a lui. Chi non mi crede ne faccia la prova, e vedrà per esperienza come sia vantaggioso raccomandarsi a questo glorioso Patriarca ed essergli devoto.”


    Sancte Joseph, Terror Daemonum, ora pro nobis! Sancte Joseph, Familiarum Columen, ora pro nobis!"





    Luca, Sursum Corda!



    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

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    Lightbulb Re: Festa della Sacra Famiglia…






    CONSACRAZIONI ALLA SACRA FAMIGLIA

    "CONSACRAZIONE ALLA SACRA FAMIGLIA
    (Approvata dal Papa Alessandro VII, 1675)
    Gesù, Maria, Giuseppe, che avete composto la più casta, la più perfetta, la più Santa Famiglia che ci sia mai stata, per essere il modello di tutte le altre, io (nome) alla presenza della Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo e di tutti i Santi e Sante del Paradiso, oggi scelgo voi e i santi Angeli per miei protettori, patroni e avvocati e mi dono e consacro interamente a voi, facendo un fermo proposito e una forte risoluzione di non abbandonarvi mai né di permettere che sia detta o fatta alcuna cosa contro il vostro onore, per quanto è in mio potere. Vi supplico dunque di ricevermi per vostro servitore, o servo perpetuo; assiste*temi in tutte le mie azioni e non abbandonatemi nell'ora della morte. Amen.
    CONSACRAZIONE AI TRE SIGNORI DEL CIELO E DELLA TERRA GESÙ, MARIA E GIUSEPPE
    (P. Lorenzo Coronel, Puebla Messico, 1724)
    Amabilissimi, tenerissimi, beatissimi padroni e signori Gesù, Maria e Giuseppe, io (nome), umilmente sotto*messo, dolcissimamente schiavo dei vostri amori, supplico le vostre eccellentissime Maestà di volermi ricevere per il più inutile, indegno e minore schiavo vostro.
    E con tutto l'ardore prego che non permettiate che in alcun tempo mi faccia schiavo del demonio né delle mie passioni o appetiti, poiché mi sono consegnato come schiavo di così dolcissimi padroni e signori, e poiché gli schiavi (secondo diritto) non possiedono cosa propria, se non dei loro padroni, fin da oggi offro, dedico e consacro alle vostre dolcissime maestà l'anima, la vita e il cuore; pensieri, parole ed opere; potenze, sensi e desideri, perché come padroni e signori miei mi possediate tutto e tutto mi dominiate, dirigendo tutto ai maggiori gusti e amori del mio dolcissimo Gesù e in concomitanza dei suoi tenerissimi genitori, padroni e signori miei, alle cui Maestà, in ossequio di schiavitù, offro e prometto di recitare tutti i giorni questa consacrazione come gustosissima paga di schiavo con i suoi amatissimi e tenerissimi padroni e signori. Amen.
    CONSACRAZIONE ALLA SACRA FAMIGLIA
    (Dell'Associazione delle famiglie consacrate alla S. Famiglia, approvata da Pio lX, 1870)
    O Santissima Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, speranza e consolazione delle famiglie cristiane, accogliete la nostra: noi ve la consacriamo intera*mente e per sempre. Benedite tutti i membri, dirigeteli tutti secondo i desideri dei vostri cuori, salvateli tutti.
    Noi ve ne scongiuriamo per tutti i vostri meriti, per tutte le vostre virtù, e soprattutto per l'amore che vi unisce e per quello che portate ai vostri figli adottivi. Non permettete mai che qualcuno di noi abbia a precipitare nell'inferno. Richiamate a voi quelli che avessero la disgrazia di abbandonare i vostri insegnamenti e il vostro amore. Sorreggete i nostri passi vacillanti in mezzo alle prove e ai pericoli della vita. Soccorreteci sempre, e specialmente nel momento della morte, affinché un giorno possiamo trovarci tutti riuniti nel cielo intorno a voi, per amarvi e insieme benedirvi per tutta l'eternità. Amen.
    CONSACRAZIONE DI SÉ E DI OGNI COSA ALLA S. FAMIGLIA
    (Beato Pietro Bonilli, Spoleto 1879)
    O Ternario sublime Gesù, Maria e Giuseppe, io (nome) benché l'ultimo dei vostri servi, e il più indegno dei vostri figli, mosso nondimeno dalla vostra ineffabile bontà, vengo ai vostri piedi per farvi dedicazione totale di me, delle mie azioni, e di ogni cosa; e vi prego di accettarla benignamente, perché intendo farla con animo volenteroso, sperando col vostro potente aiuto di rinnovarla fino all'estremo respiro della mia vita.
    Vi presento questa mia offerta per il mio maggior profitto spirituale, affinché io pure possa partecipare alla vita apostolica con la preghiera, con la mortificazione, con l'acquisto delle virtù necessarie al mio stato.
    Intendo perciò, che ogni mia azione benché minima, sia diretta alla conversione dei peccatori non solo presenti, ma anche futuri, fino alla consumazione dei secoli.
    Intendo, che tutti i miei pensieri, parole ed opere, e qualunque mio merito soddisfattorio in vita, in morte e dopo la morte, sia diretto a suffragare le povere anime del Purgatorio attuali e future fino alla fine del mondo, delle quali in ogni istante io bramo la totale liberazione. Intendo in ogni azione, in ogni palpito e respiro, di unirmi alle intenzioni degli Angeli e dei Santi del cielo, affinché for*mando con essi una sola società, io più non viva alla terra, ma al cielo. Degnatevi, o Famiglia Santissima, di accettare la consacrazione di me stesso, come vittima al vostro onore, d'ogni mia preghiera, comunione, mortificazione, sofferenza, fatica ed azione non solo buona, ma anche di natura indifferente, affinché avvalorate dalla virtù del sangue divino, unite alle intenzioni del tuo Cuore, o Gesù, ai vostri meriti grandissimi, o Maria, o Giuseppe, riescano un'oblazione gradita agli occhi del Padre Celeste. Torno a proclamarmi vostra vittima affinché il mondo si converta, si converta presto, e si converta tutto; affinché trionfi la Santa Chiesa troppo perseguitata ed oppressa.
    O Gesù, Maria e Giuseppe scrivetemi ormai nel numero dei vostri servi; consideratemi ormai come aggregato alla vostra Santa Famiglia: e come ho avuto l'onore di partecipare a questa santa Società in terra, così goda di appartener*vi anche nel cielo e di fruire del vostro beatifico aspetto per tutta l'eternità. Amen.
    CONSACRAZIONE ALLA SACRA FAMIGLIA
    (Con approvazione ecclesiastica, Milano, 1890)
    O Gesù, o Giuseppe, o Maria, o Sacra ed amabilissima Famiglia che lassù nel cielo regnate trionfante, volgete benigna uno sguardo sopra questa nostra famiglia che vi sta ora prostrata dinnanzi, in atto di consacrarsi tutta al vostro servizio, alla vostra esaltazione e al vostro amore, ed accogliete pietosamente la sua preghiera.
    Noi, o divina Famiglia, desideriamo vivamente che sia da tutti conosciuta e riverita la vostra ineffabile santità, la vostra grande potenza e la vostra eccellenza. Desideriamo anche che voi, col vostro amoroso e onnipotente patrocinio, veniate a regnare tra noi e sopra di noi che, come sudditi fedeli, intendiamo e vogliamo dedicarci tutti a voi e prestarvi costantemente l'omaggio della nostra servitù. Sì, o Gesù, Giuseppe e Maria, disponete pure d'ora innanzi di noi e di tutte le nostre cose, secondo la vostra santissima volontà, e come ai vostri cenni avete nel cielo pronti ed obbedienti gli Angeli, così noi promettiamo che cercheremo sempre di compiacervi e saremo felici di poter vivere sempre in conformità dei vostri santi e celesti costumi e di compiacere in tutte le nostre azioni il vostro gusto.
    E voi, o augusta Famiglia del Verbo Incarnato, vi prenderete certo cura di noi: voi ci provvederete ogni giorno di quanto ci sarà necessario per l'anima e per il corpo, al fine di poter vivere una vita onesta e cristiana.
    Benedetta Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, non vogliate trattarci come purtroppo meriteremmo, per le offese che vi abbiamo recato con tanti nostri peccati, ma in cambio perdonate*ci, come noi per amore vostro intendiamo perdonare a tutti i nostri offensori, e vi promettiamo che d'ora in poi sacrificheremo ogni cosa per conservare con tutti, ma specialmente fra noi familiari, la concordia e la pace.
    O Gesù, o Giuseppe, o Maria, non permettete che i nemici di ogni bene prevalgano mai contro di noi; ma libe*rate ciascuno di noi e la nostra famiglia da ogni vero male, sia temporale che eterno.
    Noi pertanto, tutti qui insieme uniti, come un cuor solo e un'anima sola, ci dedichiamo sinceramente a voi, e fin da questo momento vi promettiamo di servirvi fedelmente e di vivere tutti consacrati al vostro servizio e alla vostra gloria. In ogni nostro bisogno, con tutta la confidenza e la fiducia che voi meritate, ricorreremo a voi. In ogni occasione vi onoreremo, vi esalteremo e cercheremo di innamorare tutti i cuori di voi, sicuri che ai nostri umili omaggi voi darete la vostra potente benedizione, che ci proteggerete in vita, che ci assisterete in morte e che finalmente ci ammetterete in cielo a godere con voi per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    CONSACRAZIONE DI UNA COMUNITÀ RELIGIOSA ALLA SACRA FAMIGLIA
    O Famiglia Santissima Gesù, Maria e Giuseppe, onore del cielo, delizia della terra, terrore dell'inferno; dinnanzi agli Angeli, che vi fanno corona, dinnanzi ai Santi che incessantemente vi benedico*no, col tripudio dello spirito, con l'effusione del cuore, con la maggiore alacrità del nostro volere, noi veniamo oggi ai vostri piedi per farvi una consacrazione totale ed irrevocabile di noi, della nostra casa, e di ogni nostra cosa. Voi, che nella vita condotta a Nazareth porgeste il più mirabile modello di santità, degnatevi di far rivivere nella nostra Comunità le medesime virtù, che ci portino a quella perfezione a cui dobbiamo tendere per la nostra sublime vocazione. Regni in noi
    lo spirito del nascondimento più profondo, del raccoglimento più intimo, del*l'obbedienza più esatta, della castità più illibata, della povertà più stretta, del distacco più puro, dell'umiltà più bassa, della carità più piena, che eminentemente fiorivano nella vostra casa di Nazareth. Fateci dono di quello spirito interiore che ne formava il più prezioso tesoro. Santificate in noi la preghiera, la salmodia, il lavoro, la mensa, i colloqui, il conversare, affinché il nostro mutuo convivere sia un ritratto più somigliante al vostro.
    Accoglieteci nel vostro santissimo Ospizio, come in un arca di salvezza, la quale ci metta al sicuro da qualunque tempesta del mondo. Avvalorateci con la vostra benedizione, per virtù della quale possa il nostro Istituto risorgere, prosperare e ritemprarsi a vita nuova.
    Fateci prendere il posto di primogeniti nella vostra casa, affinché con il nostro esempio possiamo attirarvi tutte le altre famiglie sorelle del mondo. Stabilite gli Angeli vostri, i quali difendano le nostre mura e le nostre persone da ogni assalto profano, da ogni molestia degli spiriti maligni, che tentassero di turbare l'interna pace.
    O Gesù, autore e Maestro della più alta santità, ammettici a quella scuola alla quale impararono Maria e Giuseppe, e vi raggiunsero una virtù incomparabile. O Maria, donaci quella docilità e cor*rispondenza agli insegnamenti di tuo Figlio, per la quale superasti in grazia tutti gli Angeli e tutti gli uomini insieme uniti. O Giuseppe, sii per noi la guida a quello spirito interiore nel quale tanto progredisti. O casa di Nazareth, noi ti salutiamo, come iride di pace, come stella sorta sul mare di questo secolo così perverso; in te vogliamo vivere, in te morire, affinché dopo aver imitato la vita di Gesù, Maria e Giuseppe in terra, possiamo bearci del loro delizioso aspetto nel Cielo. Amen.
    CONSACRAZIONE DELLE SCUOLE ALLA SACRA FAMIGLIA
    O Gesù, Maria, Giuseppe, o Famiglia santissima che mai si è più vista su questa terra! O modello perfettissimo di ogni virtù, noi in questo giorno solenne alla presenza degli Angeli e di tutti i Santi, ci poniamo sotto la vostra protezione e ci consacriamo spontaneamente, totalmente ed irrevocabilmente al vostro servizio. Vogliate benedire dal cielo le nostre anime, i nostri corpi, le nostre occupazioni, i nostri studi, le nostre pratiche di pietà, l'intera famiglia, la vita presente e quella futura. Impartite una particolare benedizione su questo sacro Luogo, nel quale viene formata alla pietà e alla scienza la tenera gioventù; impartitela sopra ogni scuola dove maestri e discepoli giornalmente si raccolgo*no. Fate che questa scuola sia un'immagine della vostra casa di Nazareth.
    O Gesù, qui rifulgano tutte le tue virtù, ma specialmente la docilità, la sottomissione, l'amore alla fatica, la prontezza alla preghiera da te praticata nella casa Nazarena.
    O Giuseppe, risplenda la tua protezione specialmente su chi presiede ed insegna.
    O Maria, in tutti dimori la tua carità, la tua modestia, la tua l'umiltà e la tua dolcezza cosicché riescano la copia più esatta della tua santità.
    Regni in ognuno con l'amore fervente verso di voi, un desiderio continuo di imitare la vostra ammirabile vita. E con noi benedite tutti i giovani studenti del*l'universo, tutti gli insegnanti, affinché sotto i vostri auspici crescano a decoro della Religione, al bene delle famiglie e a sostegno della Società.
    E così dopo aver sperimentato il vostro patrocinio in vita, possiamo meglio sperimentarlo nel momento supremo della morte. Amen."










    Domenica di Settuagesima

    http://www.unavoce-ve.it/pg-sett-dom.htm


    http://www.radiospada.org/2016/01/la-domenica-di-settuagesima/





    "La Domenica di Settuagesima di jeannedarc il 24 gennaio 2016 di Mattia Rossi
    San Pio X, nel suo Catechismo Maggiore, trattando delle domeniche di settuagesima, sessagesima e quinquagesima, precisa: “La Chiesa dalla domenica di settuagesima fino al sabato santo tralascia nei divini uffici l’Alleluia, che è voce di allegrezza, ed usa paramenti di color violaceo, che è color di mestizia, per allontanare con questi segni di tristezza i fedeli dalle vane allegrezze del mondo ed insinuare ad essi lo spirito di penitenza”.
    E questo è immediatamente percepibile dall’introito di settuagesima: “Circumdederunt me gemitus mortis, dolores inferni circumdederunt me: et in tribulatione mea invocavi Dominum, et exaudivit de templo sancto suo vocem meam” (Mi circondano gemiti di morte e i dolori dell’inferno, in mezzo alla tribolazione ho invocato il Signore ed Egli, dal suo tempio santo, ha esaudito la mia preghiera).
    Non passa, né potrebbe passare, inosservato il pesante allargamento iniziale su “gemitus” (pes quadrato + bivirga episemata). Ma nemmeno sfugge la correlazione che questa prima domenica penitenziale ha con la quaresima e, in particolare, con l’introito della III che, oltre a un medesimo impianto musicale, con il testo dell’introito di settuagesima, fa quasi a specchio: “Oculi mei semper ad Dominum quia ipset evellet de laqueo pedes meo : respice in me, et miserere mei, quoniam unicus et pauper sum ego”.
    Come ben insegna sempre Pio X, poi, dalla settuagesima l’Alleluia viene sostituito dal Tractus. E in questa prima domenica, in questo inizio di cammino che condurrà alla Passione, ma anche alla Risurrezione, oltre ai richiami quaresimali, troviamo anche il rimando alla Pasqua.
    Il tratto, appunto, con un testo fortemente drammatico come il “De profundis”, è modellato sulla stessa melodia dei cantici (tratti) della Veglia pasquale. Nell’inizio della penitenza è già racchiuso, quasi in guisa di assaggio, il gusto melodico proprio della Pasqua."






    Per la difesa della Famiglia tradizionale e naturale voluta da Dio contro l'ideologia nichilista-genderista dei nemici della Famiglia stessa; per la "buona battaglia" (2 Tm 4,6-7), Ad maiorem Dei gloriam (A.M.D.G.):





    "Carlo Di Pietro - Giornalista e Scrittore

    Santo Rosario in famiglia. Quando si facevano figli ed i soldi bastavano perché i vizi erano stroncati dalla fede."
















    "Aurelio Pace | Carlo Di Pietro







    GENDER:
    ASCESA E DITTATURA DELLA TEORIA CHE “NON ESISTE”
    ****
    La storia, l’evoluzione, i dati, la verità

    Indice
    1. Introduzione; pag. 5
    2. La famigerata “mozione omofoba”. La Basilicata prima di tutti; pag. 9
    3. La retrograda “mozione Pace” ed il “peccato” dei selfie; pag. 15
    4. La “teoria gender non esiste. I Consiglieri firmatari sono tutti clerico-visionari?; pag. 21
    5. La “teoria gender non esiste”. I genitori sono una massa di oscurantisti e bigotti?; pag. 29
    6. Norvegia, passo in avanti: la “teoria del gender” esiste, ma non è scienza. Basta soldi pubblici; pag. 37
    7. La “teoria gender non esiste”, ma a scuola i maschietti mettano la gonna; pag. 41
    8. Il suicidio e la vicenda di Bruce Raimer, il primo esperimento del dottor Money “padre della teoria del gender”; pag. 45
    9. Il “genere è liquido”, ma se vuoi “tornare etero” il “genere” diventa “solido”: vai perseguitato; pag. 55
    10. Gli omosessuali non integralisti del gender sono “omofobi”: i bambini si devono vendere; pag. 63
    11. Chi prega per i gay e chi ama moglie e figli merita di essere punito: emergenza “omofobia”; pag. 71
    12. La “teoria del gender” non esiste, ma se la critichi Scalfarotto ti “mette le manette”; pag. 79
    13. Il “gender” non è ideologia, è “scienza” e “morale”. Scienza e morale contrarie sono “omofobe”; pag. 85
    14. Il “bavaglio” UNAR: «Linee Guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT»; pag. 97
    15. Nessun compromesso con l’odio: dal nazi-fascismo al comunismo, è chiara la nostra condanna; pag. 113
    16. Gender, omosessualità e Chiesa. Introduzione alla “dottrina medievale dei bigotti”; pag. 125
    17. Basta “bigottismo” all’interno delle chiese. La parola d’ordine è “aggiornamento”; pag. 137
    18. Guai a chiamarla “teoria gender”, bisogna dire “gender studies”. Sono due cose diverse ma dicono la stessa cosa e comunque la “teoria” non esiste; pag. 141
    19. “Omofobo” è demodé. Siamo “omonegativi”?; pag. 149
    20. A.T. Beck (e UNAR): 4 o 5 pareri sono “scienza”, tutto il resto è noia, anzi è “mitologia”; pag. 161
    21. Quando Cenerentola era ariana, pardon lesbica. Così vogliono sponsor e poteri forti; pag. 179
    22. Conclusione. Il complotto del Vaticano e le soluzioni al problema “omonegatività”; pag. 187
    Appendice 1. La pianificazione e l’aggressione del gender ai bambini di ogni età ed ai docenti; pag. 195
    Appendice 2. Indottrinamento gender: le immagini; pag. 217
    Indice; pag. 239
    Bibliografia e Sitografia;da pag. 243 a pag. 256

    Gender: ascesa e dittatura della teoria che “non esiste”
    di Aurelio Pace e Carlo Di Pietro
    Prima stampa della Prima Edizione pubblicata con CreateSpace
    Mese di Gennaio 2016

    CreateSpace
    4900 LaCross Road North Charleston, SC 29406 United States
    © 2016 CreateSpace - Aurelio Pace e Carlo Di Pietro © 2016
    Pubblicato con CreateSpace an Amazon company

    Per acquisti on line (dalla prossima settimana - fine Gennaio 2016): Amazon.it: elettronica, libri, musica, fashion, videogiochi, DVD e tanto altro
    ISBN-13: 978-1522772538
    ISBN-10: 1522772537"




    "Carlo Di Pietro - Giornalista e Scrittore ha condiviso la foto di Radio Spada.

    Auguri Davide, auguri Sara. AmDg"
    "Radio Spada
    [FIORI D'ARANCIO] A Davide Consonni, scrittore e redattore di RS, che ieri a Verrua Savoia si è unito nel sacro vincolo del matrimonio cattolico con la carissima Sara Rezk, felicitazioni vivissime, preci ed incoraggiamenti da tutta la redazione di RS. Ad maiorem Dei gloriam."



    "30 gennaio, Family Day: che cosa andiamo a fare a Roma?"

    20 Giugno ? Due parole sul milione | Radio Spada


    Cos?è il Family Day per questa democrazia | Radio Spada

    Cos’è il Family Day per questa democrazia
    di Isidoro il 23 gennaio 2016 di Gabriele Colosimo

    Concludevo il mio articolo sul 20 giugno, a proposito del milione di persone in piazza San Giovanni quel giorno, affermando che la Verità non è un pallottoliere.
    Questo, purtroppo, non vale in democrazia, in cui la legge (teoricamente) la fa il numero. Il Magistero di papa Leone XIII ci insegna che la Chiesa non ha preferenze sul regime di governo, a patto che non venga intaccato il diritto di Dio, cosa che, in verità, sembra non essere più valida dopo il Concilio. Così si spiega perché Chiesa è ridotta a svolgere una mera azione di lobbying a favore di questa o quella causa, non condannando, ma neanche astenendosi completamente. Dante avrebbe posto tra gli ignavi quasi tutta l’attuale gerarchia. (...)
    Quando mi rendo conto del tipo di battaglie che stiamo affrontando, non posso fare a meno di pensare alla celeberrima frase di Chesterton: “spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. E’ il caso di dire che ci siamo.
    Ho letto molti pareri sul Family Day, sono probabilmente di parte che ritengo quello del nostro Massimo Micaletti di gran lunga il migliore. Mi permetto di aggiungere che, a mio modesto avviso, il 30 è importante esserci anche per dimostrare che ci siamo al momento giusto. Mi spiego: né gli organizzatori, né tutte le organizzazioni che aderiscono mi fanno particolarmente impazzire (credo si possa esser vagamente intuito…), altrimenti non lo scriverei qui su Radio Spada, ma su qualche rivista diocesana, e, soprattutto, ritengo ci sia un’evidente volontà di “intestarsi” questa manifestazione da parte di alcuni politicanti, più o meno ex che siano. Però andare il 30 significa dire “no al Cirinnà”, non significa dover andare a fare le danze eucaristiche neocatecumenali col pittore spagnolo o aderire completamente alle visioni di Mario Adinolfi, che evita accuratamente di parlare del sacramento del matrimonio e cioé di quell’unica famiglia che è veramente come vuole Dio.
    Il popolo di Dio non può non portare pubblicamente lo stendardo solo perché quel giorno ci sarà anche chi non si cura per nulla della nostra Santa Religione. Non solo credo che dovremmo esserci, ma dovremmo anche puntare a convertire e magari un giorno superare in numero i tiepidi, gli insipidi, gli indecisi.
    Un po’ di coraggio per la buona battaglia è quello che mai dovrebbe mancare al vero cattolico."













    sofico and Miles like this.
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

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  5. #5
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    Lightbulb Re: Festa della Sacra Famiglia…

    Domenica 8 gennaio 2017: Festa della Sacra Famiglia…







    08/01/2017 Santa Famiglia (Santa Messa) don Floriano
    https://www.youtube.com/watch?v=ef17A9D_c0w
    Santa Famiglia (Omelia) don Floriano
    https://www.youtube.com/watch?v=-lPnNTZNG5Q
    SANTA MESSA - domusmarcellefebvre110815








    Sacra Famiglia - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/sacra-famiglia/
    “8 gennaio, la Sacra Famiglia.
    O Santissima Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, speranza e consolazione delle famiglie cristiane, accogliete la nostra: noi ve la consacriamo interamente e per sempre. Benedite tutti i membri, dirigeteli tutti secondo i desideri dei vostri cuori, salvateli tutti. Noi ve ne scongiuriamo per tutti i vostri meriti, per tutte le vostre virtù, e soprattutto per l’amore che vi unisce e per quello che portate ai vostri figli adottivi. Non permettete mai che qualcuno di noi abbia a precipitare nell’inferno. Richiamate a voi quelli che avessero la disgrazia di abbandonare i vostri insegnamenti e il vostro amore. Sorreggete i nostri passi vacillanti in mezzo alle prove e ai pericoli della vita. Soccorreteci sempre, e specialmente nel momento della morte, affinché un giorno possiamo trovarci tutti riuniti nel cielo intorno a voi, per amarvi e insieme benedirvi per tutta l’eternità. Così sia.
    (Preghiera dell’Associazione famiglie consacrate alla S. Famiglia, approvata da Pio lX, 1870)”











    "Carlo Di Pietro - Giornalista e Scrittore
    Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.
    Eterno Padre, intendo onorare san Severino Abate, e Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima per i meriti di questo santo Abate, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Severino Abate possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.

    #sdgcdpr"















    Radio Spada
    8 GENNAIO 2017: DOMENICA INFRA L'OTTAVA DELL'EPIFANIA - LA SACRA FAMIGLIA
    Scopo di questa festa.
    Fino a pochi anni fa era la regalità di Cristo, il suo impero eterno che la Liturgia cantava in questa Domenica, unendo i suoi cantici a quelli dei Cori angelici nell'adorazione del Dio fatto uomo (Introito della Messa della Domenica nell'Ottava della Epifania). Ma la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo e dalla sua materna sollecitudine, ha pensato che poteva essere opportuno invitare le generazioni del nostro tempo a considerare oggi le mutue relazioni di Gesù, di Maria e di Giuseppe, per raccogliere le lesioni che esse contengono e trarre profitto dai soccorsi così efficaci che offre il loro esempio (Martirologio romano). Il fatto che nel Messale è assegnato lo stesso brano evangelico alla Domenica nell'Ottava dell'Epifania e alla recente festa della Sacra Famiglia, non è stato senza influsso - si può supporre - sulla scelta del posto che occupa ormai nel calendario la nuova solennità. Questa d'altronde non distoglie completamente il nostro pensiero dai misteri del Natale e dell'Epifania: la devozione alla sacra Famiglia non è forse nata a Betlemme, dove Maria e Giuseppe ricevettero dopo Gesù, gli omaggi dei pastori e dei Magi? E se l'oggetto dell'odierna festa sorpassa i primi momenti dell'esistenza terrena del Salvatore e si estende ai trenta anni della sua vita nascosta, non si trovano forse già presso la mangiatoia alcuni dei suoi aspetti più significativi? Gesù, nella volontaria debolezza in cui lo pone il suo stato d'infanzia, si abbandona a coloro che i disegni del Padre suo hanno affidato alla sua custodia; Maria e Giuseppe esercitano, nell'umile adorazione riguardo a Colui che ha loro dato l'autorità, tutti i doveri che impone la loro sacra missione.
    Modello del focolare cristiano.
    Più tardi il Vangelo, parlando della vita di Gesù fra Maria e Giuseppe a Nazareth, la descriverà con queste sole parole: "Ed era loro sottomesso. E la madre custodiva nel suo cuore tutte queste cose, e Gesù cresceva; in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini" (Lc 2,51.52). Per quanto breve sia in questo caso il testo sacro, esso scopre tuttavia al nostro sguardo una luminosa visione d'ordine e di pace, nell'autorità, nella sottomissione, nella dipendenza e nei mutui rapporti. La santa casa di Nazareth si offre a noi come il modello perfetto del focolare cristiano. Qui Giuseppe comanda con la calma e con la serenità, perché ha coscienza, agendo in tal modo, di fare la volontà di Dio e di parlare in suo nome. Sa che riguardo alla sua castissima Sposa e al suo divin Figlio egli è molto inferiore, tuttavia la sua umiltà gli fa accettare, senza timore né turbamento, il compito che gli è stato affidato da Dio di essere il capo della sacra Famiglia, e come un buon superiore non pensa a far uso dell'autorità se non per adempiere più perfettamente l'ufficio di servitore, di suddito, di strumento. Maria, come conviene alla donna, rimane modestamente sottomessa a Giuseppe e, a sua volta, adorando Colui cui essa comanda, dà senza esitare gli ordini a Gesù nelle mille occasioni che presenta la vita di famiglia, chiamandolo, chiedendo il suo aiuto, affidandogli questa o quella occupazione, come fa una madre con il figlio. E Gesù accetta umilmente tale soggezione; si mostra sollecito ai minimi desideri dei genitori, docile ai loro minimi ordini. In tutti i particolari della vita ordinaria, egli, più abile, più sapiente, più santo di Maria e di Giuseppe, e benché ogni onore sia dovuto a lui, resta sottomesso a loro, e lo sarà fino ai giorni della sua vita pubblica, perché quelle sono le condizioni della umanità che ha rivestito e quello è il beneplacito del Padre. "Sì - esclama san Bernardo preso dall'entusiasmo davanti a spettacolo così sublime - il Dio al quale sono sottomessi gli Angeli, al quale obbediscono i Principati, le Potestà, era sottomesso a Maria; e non soltanto a Maria, ma anche a Giuseppe a motivo di Maria! Ammirate dunque l'uno e l'altro, e osservate ciò che vi sembra più ammirevole, se la benignissima condiscendenza del Figlio o la gloriosissima dignità della Madre. Motivo di stupore da entrambe le parti; miracolo sublime ancora da entrambe le parti. Un Dio obbedisce a una creatura umana: ecco un'umiltà che non ha riscontro; una creatura umana comanda a un Dio: ecco una sublimità che non ha uguali" (Omelia I sul Missus est).
    Salutare lezione quella che qui ci è presentata! Dio vuole che si obbedisca e si comandi secondo il compito e le funzioni di ciascuno, non secondo il grado dei meriti e della virtù. A Nazareth, l'ordine dell'autorità e della dipendenza non è lo stesso che quello della perfezione e della santità. Così avviene pure spesso in qualsiasi società umana e nella stessa Chiesa: se il superiore deve talvolta rispettare nell'inferiore una virtù più alta della sua, l'inferiore ha sempre il dovere di rispettare nel superiore un'autorità derivata dall'autorità stessa di Dio.
    La sacra Famiglia viveva del lavoro delle sue mani. La preghiera in comune, i santi colloqui con i quali Gesù si compiaceva di formare ed elevare in maniera sempre crescente le anime di Maria e di Giuseppe, avevano un proprio tempo, e dovevano cessare davanti alla necessità di provvedere alle esigenze della vita quotidiana. Povertà e lavoro sono mezzi di santificazione troppo importanti perché Dio non li imponesse al piccolo gruppo benedetto di Nazareth. Giuseppe esercitava dunque assiduamente il suo mestiere di falegname, e Gesù, appena sarà in grado di farlo, condividerà il suo lavoro. Nel II secolo, la tradizione conservava ancora il ricordo dei gioghi e degli aratri fabbricati dalle sue mani divine (San Giustino, Dialogo con Trifone, 88).
    In quelle ore, Maria compiva tutti i suoi doveri di padrona d'una umile casa. Preparava i pasti che Giuseppe e Gesù dovevano trovar pronti dopo il lavoro, attendeva all'ordine e al disbrigo delle faccende,e senea dubbio - secondo l'usanza di quel tempo - provvedeva essa stessa in gran parte ai vestiti suoi e della famiglia, oppure faceva per altri qualche lavoro il cui compenso sarebbe servito ad aumentare il benessere di tutti. Così, con la sua vita oscura ed attiva nella bottega di Giuseppe, Gesù ha elevato e nobilitato il lavoro manuale che è la sorte della maggior parte degli uomini. Assumendo per sé e per i genitori la condizione di semplice artigiano, egli ha meravigliosamente onorato e santificato la condizione delle classi lavoratrici, che possono d'ora in poi venire a cercare, in così augusti esempi, insieme ad un incoraggiamento nella pratica delle più nobili virtù, un motivo costante di soddisfazione e di felicità (Leone XIII, Breve Neminem fugit del 14 giugno 1892).
    Così ci appare la sacra Famiglia sotto l'umile tetto di Nazareth, vero modello di quella vita domestica con i suoi mutui rapporti di carità e le sue ineffabili bellezze, che è la sfera d'azione di milioni di fedeli in tutto il mondo; dove il marito comanda come faceva Giuseppe, la moglie obbedisce come faceva Maria; dove i genitori sono solleciti dell'educazione dei figli, e dove questi ultimi tengono il posto di Gesù con l'obbedienza, il progresso, la gioia e la luce che diffondono intorno a sé. Secondo l'espressione d'un pio autore che ci piace citare, il focolare cristiano, per le grazie che ogni giorno e ad ogni istante sono riversate dal cielo su di lui, per la moltitudine delle virtù che, mette in azione e infine per la felicità di cui è lo scrigno, è "come il vestibolo del Paradiso" (Coleridge, La vita della nostra vita, ovvero la Storia di Nostro Signor Gesù Cristo, III, c. 16). Cosicché non c'è da stupire se esso forma l'oggetto di continui attacchi dei nemici del genere umano. E se questi riportano talora qualche notevole vittoria sul regno fondato quaggiù da Nostro Signore, ciò avviene quando riescono a contaminare il matrimonio, a distruggere l'autorità dei genitori, a raffreddare gli affetti e i doveri che legano i figli al padre e alla madre. Non v'è invasione di orde barbariche avanzanti attraverso una fiorente regione che mettono a ferro e fuoco, che sia tanto odiosa agli occhi del cielo quanto una legge che sanzioni lo scioglimento del vincolo matrimoniale, o che sottragga i figli alla custodia e alla direzione dei genitori. In tutto il mondo per misericordia di Dio, la famiglia cristiana è stata stabilita e difesa dalla Chiesa come la sua più bella creazione e il suo più .grande beneficio verso la società. Ora la luce, la pace, la purezza- e la felicità del focolare cristiano, è derivato tutto dalla vita trascorsa da Gesù, Maria e Giuseppe nella santa casa di Nazareth.
    Storia del culto.
    Il culto della sacra Famiglia si sviluppò particolarmente nel secolo XVII, sotto la forma di pie associazioni aventi come fine la santificazione delle famiglie cristiane sul modello di quella del Verbo incarnato. Questa devozione, introdotta nel Canada dai Padri della Compagnia di Gesù, non tardò a propagarsi rapidamente grazie allo zelo di Francesco di Montmorency-Laval, primo vescovo di Quebec. Il virtuoso Prelato, con il suggerimento e il concorso del Padre Chaumonot e di Barbara di Boulogne, vedova di Luigi d'Ailleboût di Coulonges, antico governatore del Canada, eresse nel 1665 una Confraternita di cui egli stesso ebbe cura di stendere i regolamenti, e poco tempo dopo istituì canonicamente nella sua diocesi la festa della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, disponendo che ci si servisse della Messa e dell'Ufficio che aveva fatto comporre per tale circostanza (Gosselin, Vie de Mgr. de Laval, I, e. 27).
    Due secoli più te(di, davanti alle crescenti manifestazioni della pietà dei fedeli riguardo al mistero di Nazareth, il papa Leone XIII, con il Breve Neminem fugit del 14 giugno 1892, istituiva a Roma l'associazione della Sacra Famiglia, con lo scopo di unificare tutte le Confraternite costituite sotto lo stesso nome. L'anno seguente, lo stesso Sommo Pontefice decretava che la festa della Sacra Famiglia si celebrasse nella terza Domenica dopo l'Epifania dovunque era stata concessa, e la dotava d'una nuova Messa e d'un Ufficio di cui egli stesso aveva voluto comporre gli inni. Infine Benedetto XV, nel 1921, rendeva obbligatoria la festa in tutta la Chiesa, e la fissava alla Domenica tra l'Ottava dell'Epifania [1].
    EPISTOLA (Col 3,12-17). - Fratelli: Rivestitevi adunque, come eletti di Dio, santi ed amati, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di modestia, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se alcuno ha di che dolersi d'un altro; come il Signore ci ha perdonati, così fate anche voi. Ma soprattutto abbiate la carità, che è vincolo della perfezione. E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati in un solo corpo, trionfi nei vostri cuori; e siate riconoscenti. La parola di Cristo abiti in voi nella sua pienezza con ogni sapienza. Istruitevi ed esortatevi tra di voi con salmi, inni e cantici spirituali, dolcemente a Dio cantando nei vostri cuori. Qualunque cosa diciate o facciate, tutto fate nel nome del Signore Gesù Cristo, rendendo, per mezzo di lui, grazie a Dio Padre?
    In questo brano dell'apostolo san Paolo troviamo l'enumerazione delle virtù familiari che debbono adornare il focolare cristiano: la dolcezza, l'umiltà e la pazienza, con le quali le anime sono rafforzate contro l'urto dei difetti, le divergenze di temperamento e di carattere; la mutua benevolenza la quale fa sì che ciascuno cerchi di alleggerire il fardello degli altri, non conosce le disgrazie e le infermità se non per addolcirne l'amarezza; la misericordiosa indulgenza che perdona gli inevitabili screzi e dispone i cuori offesi al perdono, sull'esempio del Signore che tutto ha perdonato. Tutte queste disposizioni morali hanno come radice la carità della quale appaiono come l'irradiamento: per essa le relazioni domestiche sono perfezionate, soprannaturalizzate, e si effondono nell'affetto profondo, nel rispetto, nei riguardi, nella sottomissione e nell'obbedienza. La pratica di queste virtù, unita agli atti di religione che vengono a santificare tutte le gioie e tutte le pene legate naturalmente alla vita familiare, assicura agli uomini il più largo margine di felicità di cui possono godere quaggiù, ed è proprio in Gesù, in Maria e in Giuseppe che bisogna cercarne il modello perfetto.
    VANGELO (Lc 2,42-52). - Or quando Gesù raggiunse i dodici anni di età, essendo essi andati a Gerusalemme, secondo l'usanza della festa, al ritorno, passati i giorni della solennità, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme, ne se ne avvidero i suoi genitori. Supponendo che fosse nella comitiva, fecero una giornata; poi si misero a cercarlo fra i parenti e i conoscenti. Ma non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme a cercarlo. E avvenne che dopo tre giorni lo trovarono nel tempio seduto fra i dottori ad ascoltarli ed interrogarli, mentre gli uditori stupivano della sua sapienza e delle sue risposte. E vedendolo ne fecero le meraviglie. E sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo ! Ed egli rispose loro : E perché cercarmi ? Non sapevate che io devo occuparmi di ciò che spetta al Padre mio ? Ed essi non intesero le parole loro dette da lui. E se ne andò con loro e tornò a Nazaret, e stava loro soggetto. Però sua madre serbava in cuor suo tutte queste cose. E Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini.
    È così, o Gesù, che tu sei venuto dal cielo per ammaestrarci. La debolezza dell'infanzia, sotto le cui sembianze ti mostri a noi, non arresta il tuo ardore per farci conoscere l'unico Dio che ha fatto tutte le cose e te stesso, Figlio suo, che ci ha inviato. Posto nella mangiatoia, ammaestri con un solo sguardo i pastori; sotto le tue umili fasce, nel tuo volontario silenzio, hai rivelato ai Magi la luce che cercavano seguendo la stella. A dodici anni, spieghi ai dottori d'Israele le Scritture che rendono testimonianza di tè; a poco a poco dissipi le ombre della Legge con la tua presenza e con le tue parole. Per adempiere gli ordini del Padre tuo celeste, non temi di turbare il cuore della Madre cercando così anime da illuminare. Il tuo amore per gli uomini trapasserà ancora molto più crudelmente quel tenero cuore il giorno in cui, per la salvezza di quegli stessi uomini, Maria ti vedrà appeso al legno della croce morente fra i più atroci dolori. Sii benedetto, o Emmanuele, in questi primi misteri della tua infanzia, nei quali appari già occupato soltanto di noi e disposto a preferire alla stessa compagnia della Madre tua gli uomini peccatori che debbono un giorno cospirare alla tua morte.
    PREGHIAMO
    O Signore Gesù Cristo che, sottomesso a Maria e a Giuseppe, consacrasti la vita domestica con ineffabili virtù; fa' che noi, per loro intercessione, imitiamo gli esempi della tua Santa Famiglia e ne conseguiamo la compagnia in cielo.
    [1] La Francia però festeggia la Sacra Famiglia nella seconda Domenica dopo l'Epifania, a motivo della solennità dell'Epifania che ha luogo oggi.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 213-218”













    Guéranger, L'anno liturgico - 8 gennaio. Alleanza di Cristo e della Chiesa
    http://www.unavoce-ve.it/pg-8gen.htm
    “8 GENNAIO 2017: infra l'Ottava dell'Epifania
    ALLEANZA DI CRISTO E DELLA CHIESA
    Il grande Mistero dell'Alleanza del Figlio di Dio con la sua Chiesa universale, rappresentata nell'Epifania dai tre Magi, fu intravisto in tutti i secoli che precedettero la venuta dell'Emmanuele.
    Dapprima lo fece risuonare la voce dei Patriarchi e dei Profeti, e la stessa Gentilità vi rispose spesso con un'eco fedele.
    Fin dal giardino delle delizie, Adamo innocente esclamava, alla vista della Madre dei viventi uscita dal suo costato: "Ecco l'osso delle mie ossa, la carne della mia carne: l'uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà alla propria sposa: e saranno due in una sola carne". La luce dello Spirito Santo penetrava allora l'anima del nostro progenitore; e - secondo i più profondi interpreti dei misteri della Scrittura, Tertulliano, sant'Agostino, san Girolamo - celebrava l'Alleanza del Figlio di Dio con la Chiesa, uscita attraverso l'acqua e il sangue dal suo costato squarciato sulla croce; con la Chiesa, per il cui amore egli discese dalla destra del Padre, e umiliandosi fino alla forma di servo, sembrava aver lasciato la Gerusalemme celeste per abitare in mezzo a noi in questa dimora terrena.
    Il secondo padre del genere umano, Noè, dopo aver visto l'arcobaleno che annunciava nel cielo il ritorno dei favori di Dio, profetizzò sui suoi tre figli l'avvenire del mondo. Cam aveva meritato la disgrazia del padre; Sem sembrò per un momento il preferito: era destinato all'onore di veder uscire dalla sua stirpe il Salvatore della terra; tuttavia il Patriarca, leggendo nell'avvenire, esclamò: "Dio allargherà l'eredità di Jafet, ed abiterà sotto le tende di Sem". E cosi vediamo a poco a poco nel corso dei secoli l'antica Alleanza con il popolo d'Israele indebolirsi e quindi rompersi; le stirpi semitiche vacillare e presto cadere nell'infedeltà, e infine il Signore abbracciare sempre più strettamente la famiglia di Jafet, la gentilità occidentale, così a lungo abbandonata, porre per sempre nel suo seno la Sede della religione, e costituirla a capo di tutta la specie umana.
    Più tardi, è Dio stesso che si rivolge ad Abramo, e gli predice l'innumerevole generazione che deve uscire da lui. "Guarda il cielo - gli dice - conta le stelle, se puoi: così sarà il numero dei tuoi figli". Infatti - come ci insegna l'Apostolo - la famiglia uscita dalla fede del. Padre dei credenti doveva essere più numerosa di quella ch'egli aveva generata attraverso Sara; e tutti quelli che hanno ricevuto la fede del Mediatore, tutti quelli che, avvertiti dalla Stella, sono venuti a lui come al loro Signore, tutti questi sono figli di Abramo.
    Il mistero compare ancora nel seno stesso della sposa di Isacco. Essa sente intimorita due figli combattersi nelle sue viscere. Rebecca allora si rivolge al Signore, e si sente rispondere: "Due popoli sono nel tuo seno: essi si attaccheranno l'un l'altro; il secondo sopraffarrà il primo, e il maggiore servirà il minore". Orbene, il minore, questo figlio indomito, chi è - secondo l'insegnamento di san Leone e del Vescovo d'Ippona - se non quel popolo gentile che lotta con Giuda per avere la luce, e che, semplice figlio della promessa, finisce con l'avere la meglio sul figlio secondo la carne?
    Ora è Giacobbe che, sul letto di morte, circondato dai suoi dodici figli, padri delle dodici tribù d'Israele, affida in maniera profetica a ciascuno il suo compito nell'avvenire. Il preferito è Giuda, perché egli sarà il re dei fratelli, e dal suo sangue glorioso uscirà il Messia. Ma l'oracolo finisce per essere tanto terribile per Israele quanto consolante per tutto il genere umano. "Giuda, tu reggerai lo scettro; la tua stirpe sarà una stirpe di re ma soltanto fino al giorno in cui verrà Colui che deve essere mandato, Colui che sarà l'atteso delle genti".
    Dopo l'uscita dall'Egitto, quando il popolo d'Israele entrò in possesso della terra promessa, Balaam esclamava, con lo sguardo rivolto verso il deserto popolato delle tende e dei padiglioni di Giacobbe: "Io lo vedrò, ma non ancora; lo contemplerò, ma più tardi. Una Stella uscirà da Giacobbe; un reame si leverà in mezzo a Israele". Interrogato ancora dal re infedele, Balaam aggiunse: "Oh, chi vivrà ancora quando Dio farà queste cose? Verranno dall'Italia su delle galee, sottometteranno gli Assiri, devasteranno gli Ebrei, e infine essi stessi periranno". Ma quale impero costituirà questo impero di ferro e di carneficine? Quello di Cristo che è la Stella, e che è il solo Re per sempre.
    David è pregno dei presentimenti di quel giorno. Ad ogni pagina celebra la regalità del suo figlio secondo la carne; ce lo mostra armato di scettro e cinto di spada, consacrato al padre dei secoli e nell'atto di estendere il suo dominio dall'uno all'altro mare; quindi conduce ai suoi piedi i Re di Tarsi e delle isole lontane, i Re d'Arabia e di Saba, i Principi d'Etiopia. E celebra le loro offerte d'oro e le loro adorazioni.
    Nel suo meraviglioso epitalamio, l'autore del Cantico dei Cantici passa quindi a descrivere le delizie dell'unione celeste dello Sposo divino con la Chiesa; e questa Sposa fortunata non è la Sinagoga. Cristo la chiama per incoronarla; ma la sua voce si rivolge a colei che era al di là dei confini della terra del popolo di Dio. "Vieni - egli dice - mia sposa, vieni dal Libano; scendi dalle vette di Amana, dalle alture di Samir e d'Ermon; esci dagli impuri rifugi dei draghi, lascia le montagne abitate da leopardi". E la figlia del Faraone non teme di dire: "Sono nera", perché può aggiungere che è stata resa bella dalla grazia del suo Sposo.
    Si leva quindi il Profeta Osea, e dice in nome del Signore: "Ho scelto un uomo, e d'ora in poi non mi chiamerà più Baal. Toglierà dalla sua bocca il nome di Baal, e non se ne ricorderà più. Mi unirò a te per sempre, o uomo nuovo! Seminerò la tua stirpe per tutta la terra; avrò pietà di colui che non aveva conosciuto la misericordia; a quello che non era il mio popolo dirò: Popolo mio! E mi risponderà: Dio mio!".
    Anche Tobia a sua volta profetizzò eloquentemente, dal seno della cattività, ma la Gerusalemme che deve ricevere i Giudei liberati da Ciro scompare ai suoi occhi, alla visione d'un'altra Gerusalemme più splendente e più bella. "I nostri fratelli che sono dispersi - egli dice - ritorneranno nella terra d'Israele; la casa di Dio sarà ricostruita. Tutti quelli che temono Dio. verranno a rifugiarvisi; anche i Gentili lasceranno i loro idoli, e verranno a Gerusalemme, e vi abiteranno, e tutti i re della terra accorsi per adorare il Re di Israele vi fisseranno contenti la loro dimora".
    E se le genti debbono essere frantumate nella giustizia di Dio per i loro delitti, è solo per arrivare quindi alla felicità d'una alleanza eterna con Dio. Perché ecco quanto egli stesso dice per bocca del suo Profeta Sofonia: "La mia giustizia sta nel radunare le genti e riunire in fascio i regni; ed affonderò su di esse la mia indignazione e il fuoco della mia ira; e tutta la terra ne sarà divorata. Ma poi darò ai popoli una lingua eletta, affinché invochino tutti il nome del Signore, e portino tutti insieme il mio giogo. Fino al di là dei fiumi dell'Etiopia essi m'invocheranno, e i figli delle mie stirpi disperse verranno a portarmi degli splendidi doni".
    Il Signore aveva già proclamato i suoi oracoli di misericordia per bocca di Ezechiele: "Un solo Re comanderà a tutti, dice Dio, non vi saranno più due nazioni ne due regni. Essi non si contamineranno più coi loro idoli; nei luoghi stessi dove hanno peccato, io li salverò; e saranno il mio popolo, e io sarò il loro Dio. Non vi sarà più che un solo Pastore per tutti loro. Farò con essi un'alleanza di pace, un patto eterno; li moltiplicherò, e il mio santuario sarà per sempre in mezzo ad essi".
    Per questo Daniele, dopo aver predetto gli Imperi che l'Impero Romano doveva sostituire, aggiunge: "Ma il Dio del cielo susciterà a sua volta un Impero che non sarà mai distrutto, e il cui scettro non passerà a nessun altro popolo. Questo impero sorpasserà tutti quelli che l'hanno preceduto, e durerà in eterno".
    Quanto ai perturbamenti che devono precedere l'avvento del Pastore unico e di quel santuario eterno che deve sorgere nel centro stesso della Gentilità, Aggeo li predice in questi tèrmini: "Ancora un poco, e scuoterò il cielo, la terra e il mare; mescolerò tutte le genti; e allora verrà il Desiderato di tutte le genti".
    Bisognerebbe citare qui tutti i Profeti per dare la rappresentazione completa del grande spettacolo promesso al mondo dal Signore il giorno in cui, ricordandosi dei popoli, doveva chiamarli ai piedi del suo Emmanuele. La Chiesa ci fa ascoltare Isaia nell'Epistola della Festa e il figlio di Amos ha superato i suoi fratelli.
    Se ora prestiamo l'orecchio alle voci che salgono verso di noi dal seno della Gentilità, sentiamo quel grido d'attesa, l'espressione di quel desiderio universale che avevano annunciato i Profeti ebrei. La voce delle Sibille ridestò la speranza nel cuore dei popoli, e perfino nel cuore della stessa Roma il Cigno di Mantova consacra i suoi versi più belli a riprodurre i loro consolanti oracoli: "È giunta - egli dice - l'ultima era, l'era predetta dalla Vergine di Cuma; sta per aprirsi una nuova serie di anni, e una nuova stirpe scende dal cielo. Alla nascita di questo Bambino, l'età del ferro finisce, e un popolo d'oro si appresta a scoprire la terra. Saranno cancellate le tracce dei nostri delitti, e svaniranno le paure che opprimono il mondo".
    E come per rispondere con sant'Agostino e tanti altri santi Dottori ai vani scrupoli di coloro che esitano a riconoscere la voce delle tradizioni antiche che si manifesta per bocca delle Sibille, Cicerone, Tacito, Svetonio, filosofi e storici gentili vengono ad attestarci che il genere umano, ai loro tempi, aspettava un Liberatore; che questo Liberatore doveva uscire non soltanto dall'Oriente, ma dalla Giudea; che erano sul punto di avverarsi i destini d'un Impero che doveva contenere il mondo intero.
    * * *
    O Emmanuele, anche i Magi, ai cui occhi facesti apparire la stella, condividevano l'universale attesa del tuo arrivo; perciò non perdettero un istante, e si misero subito in cammino verso il Re dei Giudei la cui nascita era stata loro annunciata. Tanti oracoli si compivano in essi; ma se essi ne ricevevano le primizie, noi ne possediamo l'effetto pieno. L'alleanza è conclusa, e le nostre anime, per il cui amore tu sei disceso dal cielo, sono tue. Dal tuo fianco divino, con il sangue e l'acqua, è uscita la Chiesa, e tutto ciò che fu fai per questa Sposa, lo compi anche in ciascuno dei suoi figli fedeli. Figli di Jafet, noi abbiamo spodestato la stirpe di Sem che ci chiudeva le sue tende; e il diritto di primogenitura di cui godeva Giuda è stato conferito a noi. Il nostro numero, di secolo in secolo, tende ad uguagliare il numero delle stelle. Non siamo più nelle ansie dell'attesa; l'astro si è levato, e la Regalità che esso annunciava non cesserà mai di spargere su di noi i suoi benefici. I Re di Tharsis e delle isole, i Re d'Arabia e di Saba, i Principi di Etiopia sono venuti portando doni; ma tutte le generazioni li hanno seguiti. La Sposa, costituita in tutti i suoi onori, non ricorda più le vette di Amana, né le alture di Sanir e di Ermon, dove gemeva in compagnia dei leopardi; non è più nera, ma è bella, senza macchie né rughe, e degna dello Sposo divino. Ha dimenticato per sempre Baal; e parla amorosamente la lingua che Dio le ha data. L'unico Pastore pasce l'unico gregge; l'ultimo Impero segue i suoi destini fino all'eternità.
    Sei tu o divino Bambino, che vieni ad apportarci tutti questi beni e a ricevere tutti questi omaggi. Cresci, Re dei re, esci presto dal tuo silenzio. Quando avremo gustato le lezioni della tua umiltà, parla da maestro; Cesare Augusto regna già da troppo tempo, e per troppo tempo Roma pagana si è creduta eterna. È ora che il trono della forza ceda il posto al trono della carità, che la nuova Roma sorga sull'antica. Le genti bussano alla porta e chiedono del loro Re; affretta il giorno in cui non dovranno più venire a te, ma la tua misericordia le andrà a cercare con la predicazione apostolica. Mostra loro Colui al quale è dato ogni potere in cielo e in terra; mostra loro la Regina che hai scelta per essi. Dall'umile dimora di Nazareth, dal povero tugurio di Betlemme si levi presto l'augusta Maria, sulle ali degli Angeli, fino al trono della misericordia dall'alto del quale proteggerà tutti i popoli e tutte le generazioni.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 220-225.”


















    Auguri di buona Domenica, di buon anno nuovo 2017 e di buona Festa della Sacra Famiglia a tutti i Cattolici!

    Luca, Sursum Corda!


    Haxel likes this.
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  6. #6
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    Lightbulb Re: Festa della Sacra Famiglia…

    13 GENNAIO 2019: DOMENICA PRIMA DOPO L'EPIFANIA, FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA; BATTESIMO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO…



    «DOMENICA PRIMA DOPO L'EPIFANIA FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA»
    Guéranger, L'anno liturgico - Domenica Prima dopo l'Epifania. Festa della Sacra Famiglia
    http://www.unavoce-ve.it/pg-natale-sfamiglia.htm


    «13 GENNAIO BATTESIMO DI CRISTO»
    Guéranger, L'anno liturgico - Battesimo di Cristo
    http://www.unavoce-ve.it/pg-13gen.htm





    Ottava dell'Epifania - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/ottava-dellepifania/
    «13 gennaio, Ottava dell’Epifania e commemorazione del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo.

    “Il secondo Mistero dell’Epifania, il Mistero del Battesimo di Cristo nel Giordano, attira oggi in modo speciale l’attenzione della Chiesa. L’Emmanuele si è manifestato ai Magi dopo essersi mostrato ai pastori; ma questa manifestazione è avvenuta nel ristretto spazio d’una stalla a Betlemme, e gli uomini di questo mondo non l’hanno conosciuta. Nel mistero del Giordano, Cristo si manifesta con maggior splendore. La sua venuta è annunciata dal Precursore; la folla che accorre al Battesimo del fiume ne fa testimonianza, e Gesù esordisce alla vita pubblica. Ma chi potrebbe descrivere la grandiosità delle cose che accompagnano questa seconda Epifania? … Glorifichiamo dunque Cristo per questa seconda manifestazione del suo divino carattere, e rendiamogli grazie, insieme con la santa Chiesa, per averci dato, dopo la Stella della fede che ci illumina, l’Acqua potente che toglie le nostre immondezze. Nella nostra riconoscenza, ammiriamo l’umiltà del Salvatore che si curva sotto la mano di un uomo mortale al fine di compiere ogni giustizia, come dice egli stesso; poiché, avendo assunto la forma del peccato era necessario che sopportasse l’umiliazione per risollevarci dal nostro abbassamento” (dom Prosper Guéranger).»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...es%C3%B9-1.png






    Sacra Famiglia - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/sacra-famiglia/
    «12 gennaio 2019, la Sacra Famiglia.

    O Santissima Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, speranza e consolazione delle famiglie cristiane, accogliete la nostra: noi ve la consacriamo interamente e per sempre. Benedite tutti i membri, dirigeteli tutti secondo i desideri dei vostri cuori, salvateli tutti. Noi ve ne scongiuriamo per tutti i vostri meriti, per tutte le vostre virtù, e soprattutto per l’amore che vi unisce e per quello che portate ai vostri figli adottivi. Non permettete mai che qualcuno di noi abbia a precipitare nell’inferno. Richiamate a voi quelli che avessero la disgrazia di abbandonare i vostri insegnamenti e il vostro amore. Sorreggete i nostri passi vacillanti in mezzo alle prove e ai pericoli della vita. Soccorreteci sempre, e specialmente nel momento della morte, affinché un giorno possiamo trovarci tutti riuniti nel cielo intorno a voi, per amarvi e insieme benedirvi per tutta l’eternità. Così sia. (Preghiera dell’Associazione famiglie consacrate alla S. Famiglia, approvata da Pio lX, 1870)»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...famiglia-1.jpg






    SANTE MESSE celebrate dai Sacerdoti dell'Istituto Mater Boni Consilii (I.M.B.C.):



    "Sante Messe - Sodalitium."
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium."
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”




    SANTA MESSA DOMENICALE celebrata da Don Floriano Abrahamowicz a Paese (Tv) stamattina 13 GENNAIO 2019, DOMENICA PRIMA DOPO L' EPIFANIA, FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA:


    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    Sacra Famiglia
    https://www.youtube.com/watch?v=M83o5Eohbdc
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    SANTA MESSA - domusmarcellefebvre110815
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.»





    https://tradidiaccepi.blogspot.com

    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...40&oe=5CB79D46







    https://stateettenetetraditiones.blo...ostro.html?m=1
    “OTTAVA DELL'EPIFANIA: BATTESIMO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

    Doppio maggiore.
    Paramenti bianchi.
    Dell'antico ufficio della Santa Chiesa Romana che celebrava, in questo giorno ottavo della solennità dell'Epifania, il Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo nel Giordano, e la seconda gloriosa manifestazione della sua divinità data dal Padre celeste, si sono conservati solo l'Oratio, l'Evangelium, la Secreta e il Postcommunio. Il resto della Santa Messa è preso da quella dell'Epifania, cosicché non si perda di vista il Bambino divino di Betlemme. Il mondo intero attendeva il Messia promesso e ora che «è venuto questo Signore sovrano che tiene nella sua mano il regno e il potere ed il comando su tutti i cuori» (Introitus) e che ha la missione di riscattare il genere umano dal potere di Satana, è tempo che compaia San Giovanni Battista, quest'uomo «inviato da Dio» (Prologo del santo Vangelo di Giovanni, ultimo Vangelo della Santa Messa), e che egli additi Nostro Signore Gesù Cristo ad Israele (Evangelium). La santità del Precursore è riconosciuta da tutti i Giudei e i Pagani che vengono in folla (Epistola) a ricevere da Lui il battesimo di penitenza. Egli ha sopra di loro tutta l'autorità per compiere la sua missione, che consiste nel presentare ufficialmente, lo Sposo alla Sposa, Cristo alle anime.
    L'Evangelium ci dice che San Giovanni Battista vide lo Spirito Santo posarsi sopra Nostro Signore Gesù Cristo appena Egli riemerse dalle acque del Giordano, e rese allora «testimonianza che quegli era il Figlio di Dio», che «era apparso sulla terra rivestito della nostra carne» (Oratio).
    Nostro Signore Gesù Cristo è, in tale circostanza, che istituì il Sacramento del Battesimo, allorché Egli, vero Uomo e vero Dio, infuse nell'acqua il potere di santificare. È il Santo Battesimo infatti «che deve sottomettere a Gesù tutte le Nazioni» (Offertorium). In questa festa la Santa Chiesa ci invita a riflettere sulla nostra rigenerazione nelle acque lustrali.”
    https://4.bp.blogspot.com/-L1GSC8-Pi...%2BSignore.jpg





    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...dc&oe=5CBDE26C






    https://stateettenetetraditiones.blo...-gesu.html?m=1
    “sabato 12 gennaio 2019
    Festa della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
    Questa festa si celebra la Domenica infra l'Ottava dell'Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo, oppure, se tale Domenica occorra all'Ottava dell'Epifania (13 gennaio), il sabato che la precede.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...85&oe=5CBC63DB
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...24&oe=5CD00358







    https://www.sursumcorda.cloud/
    https://www.sursumcorda.cloud/preghi...l-presepe.html
    https://www.sursumcorda.cloud/preghi...pa-pio-ix.html
    https://www.sursumcorda.cloud/comuni...-nazareth.html
    https://www.sursumcorda.cloud/preghiere.html
    https://www.sursumcorda.cloud/massim...a-eretico.html
    https://www.facebook.com/CdpSursumCorda/
    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda»
    https://www.facebook.com/CdpSursumCorda/
    “12 gennaio 2019, la Sacra Famiglia (con memoria della domenica nell'ottava dell'Epifania anticipata, domani messa dell'Ottava).”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...1f&oe=5CCF7FF7





    «13 gennaio 1957.
    Signore, Dio di bontà e di misericordia, che nel mondo del male e del peccato alla società dei redenti hai offerto, purissimo specchio di pietà, di giustizia, di amore, la Santa Famiglia di Nazareth, vedi come la famiglia è oggi da ogni parte insidiata, e tutto congiura a profanarla, strappandole la fede, la religione, il costume. Assisti, o Signore, l'opera delle tue mani. Proteggi nei nostri focolari le virtù domestiche, garanzia unica di concordia e di pace. Vieni e suscita i difensori della famiglia. Suscita gli apostoli dei nuovi tempi, che nel tuo Nome, col messaggio di Gesù Cristo e con la santità della vita richiamino alla fedeltà i coniugi, all'esercizio dell'autorità i genitori, all'ubbidienza i figli, alla modestia le fanciulle, alla stima e all'amore della casa da te benedetta le menti e i cuori di tutti. Restaurata in Gesù Cristo sugli esempi del divino modello di Nazareth, la famiglia cristiana ritrovi il suo volto; ogni domestico nido ritorni santuario; si riaccenda in ogni focolare la fiamma della fede, che porta le avversità in pazienza, la prosperità con moderazione, e tutto compone nell'ordine e nella pace. Sotto il tuo sguardo paterno, o Signore, e affidata alla tua Provvidenza, auspice l'amoroso patrocinio di Gesù, Maria e Giuseppe, la famiglia sarà asilo di virtù, scuola di sapienza. Sarà riposo negli affanni della vita, testimonianza alle promesse di Cristo. Renderà al cospetto del mondo gloria a Te, Padre, e al tuo Figlio Gesù, finchè non giunga con tutti i suoi membri a cantare le tue lodi nei secoli eterni. Così sia!
    PREGHIERA DELLE FAMIGLIE CRISTIANE DI SUA SANTITÀ PIO XII»
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    Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale
    http://www.radiospada.org
    Edizioni Radio Spada - Home
    http://www.edizioniradiospada.com
    https://www.facebook.com/radiospadasocial/?fref=nf
    “13 gennaio 2019: Santa festa DELLA SACRA FAMIGLIA.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...b0&oe=5CD6FE69





    "13 GENNAIO 2019: Ottava dell'Epifania.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...bd&oe=5CD2C121





    https://www.radiospada.org/2019/01/i...-introduzione/
    https://i1.wp.com/www.radiospada.org...pg?w=450&ssl=1

    https://www.radiospada.org/2019/01/d...uestra-senora/
    https://i0.wp.com/www.radiospada.org...g?w=1001&ssl=1





    Ligue Saint Amédée
    http://www.SaintAmedee.ch
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/?fref=nf
    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum].»

    "Jésus, Marie, Joseph, donnez à ma maison et à tous ceux qui l'habitent, la paix et le bonheur de Nazareth."
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...67&oe=5CBB9141





    "Octave de l'Épiphanie."
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...75&oe=5CD7D4A5





    13 janvier : Baptême de Notre Seigneur Jésus-Christ :: Ligue Saint Amédée
    «13 janvier : Baptême de Notre Seigneur Jésus-Christ»
    http://liguesaintamedee.ch/applicati...eme_NSJC_2.jpg








    Lodato sempre sia il Santissimo nome di Gesù, Giuseppe e Maria!!!
    Gesù Bambino, Verbo divino, Verbo incarnato, Pregate per noi che avete creato...
    Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!
    Luca, Sursum Corda – Habemus Ad Dominum!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 

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